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Memoria e Apprendimento: Esercizi e Quiz - Prof. Pazzaglia, Appunti di Psicologia dell'Apprendimento

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Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 12/02/2021

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Introduzione
Pionieri nello studio dell’apprendimento e della memoria
Simonide (Isola di Ceo, 556 a.C.; Agrigento, 468 a.C.): il primo a utilizzare la mnemotecnica
dei loci e della sua utilizzazione (immaginazione può aiutare la memoria)
Aristotele (Stagira, 384 a.C.; Eubea, 323, a.C.): studiò la formazione delle associazioni, i
meccanismi della memoria che sono alla base dell’apprendimento e della sua utilizzazione
Hermann Ebbinghaus(Wuppertal, 1850; Halle, 1909): studiò l’apprendimento di materiale
privo di significato e descrisse i modi della dimenticanza
Ivan Petrovich Pavlov (Ryazan, 1849; Leningrado, 1936): introdusse e sistematizzò lo studio
del condizionamento
Edward Chace Tolman (West Newton, Ms, 1886; Berkeley, 1959): illustrò gli aspetti
cognitivi implicati anche negli apprendimenti, apparentemente semplici, di comportamenti
(concetto di mappa cognitiva, rappresentazione mentale)
Frederick Charles Bartlett (Stow, 1886; Cambridge, 1969): mise in luce gli aspetti
ricostruttivi e ingannevoli della memoria
Capitolo 1 - Cos’è la memoria?
Il caso di Clive Wearing: in seguito ad una infezione virale sviluppa un’encefalopatia che porta alla
distruzione di aree cerebrali tra cui l’ippocampo e parte dei lobi frontali. C.W. soffre quindi di
un’amnesia retrograda e anterograda, è costretto a vivere in un eterno presente perché la
capacità della sua memoria è limitata a pochi secondi, non può ricordare nulla del suo passato e
non può programmare il suo futuro. Restano intatte alcune abilità, come quella di suonare il
pianoforte e di dirigere un coro, insieme all’affetto per la moglie, nonostante non si ricordi di lei.
Resta inoltre preservata la memoria procedurale.
Questo caso ci dà diverse informazioni sulla memoria, nonostante siano abbastanza generali:
- L’importanza e la pervasività della memoria
- La memoria è connessa con l’autonomia
- La memoria è distinguibile dall’intelligenza (CW riesce a interagire adeguatamente)
- Ci sono diverse funzioni di memoria (distinzione memoria esplicita-implicita)
Informazioni specifiche sulla memoria vengono invece dai casi di memorizzatori eccezionali. Un
esempio è quello di Joshua Foer, un giornalista scientifico divulgativo che nel preparare un articolo
sui memorizzatori eccezionali che partecipano ai campionati statunitensi, decide di mettere in
pratica le tecniche che gli vengono insegnate da un concorrente. Allenandosi per un anno, riesce a
vincere il campionato. Da ciò possiamo evincere che non è tanto la biologia a garantire una
memoria eccezionale fin dalla nascita, mentre una pratica prolungata e motivata possono
permetterci di raggiungere livelli incredibili.
Questa esperienza ci permette di trarre diverse conclusioni:
- L’importanza degli aspetti strategici: il funzionamento ottimale della memoria non dipende
tanto dalla biologia quanto dalle strategie utilizzate
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Introduzione

Pionieri nello studio dell’apprendimento e della memoria

 Simonide (Isola di Ceo, 556 a.C.; Agrigento, 468 a.C.): il primo a utilizzare la mnemotecnica

dei loci e della sua utilizzazione (immaginazione può aiutare la memoria)

 Aristotele (Stagira, 384 a.C.; Eubea, 323, a.C.): studiò la formazione delle associazioni, i

meccanismi della memoria che sono alla base dell’apprendimento e della sua utilizzazione

 Hermann Ebbinghaus(Wuppertal, 1850; Halle, 1909): studiò l’apprendimento di materiale

privo di significato e descrisse i modi della dimenticanza

 Ivan Petrovich Pavlov (Ryazan, 1849; Leningrado, 1936): introdusse e sistematizzò lo studio

del condizionamento

 Edward Chace Tolman (West Newton, Ms, 1886; Berkeley, 1959): illustrò gli aspetti

cognitivi implicati anche negli apprendimenti, apparentemente semplici, di comportamenti

(concetto di mappa cognitiva, rappresentazione mentale)

 Frederick Charles Bartlett (Stow, 1886; Cambridge, 1969): mise in luce gli aspetti

ricostruttivi e ingannevoli della memoria

Capitolo 1 - Cos’è la memoria?

Il caso di Clive Wearing: in seguito ad una infezione virale sviluppa un’encefalopatia che porta alla

distruzione di aree cerebrali tra cui l’ippocampo e parte dei lobi frontali. C.W. soffre quindi di

un’amnesia retrograda e anterograda, è costretto a vivere in un eterno presente perché la

capacità della sua memoria è limitata a pochi secondi, non può ricordare nulla del suo passato e

non può programmare il suo futuro. Restano intatte alcune abilità, come quella di suonare il

pianoforte e di dirigere un coro, insieme all’affetto per la moglie, nonostante non si ricordi di lei.

Resta inoltre preservata la memoria procedurale.

Questo caso ci dà diverse informazioni sulla memoria, nonostante siano abbastanza generali:

  • L’importanza e la pervasività della memoria
  • La memoria è connessa con l’autonomia
  • La memoria è distinguibile dall’intelligenza (CW riesce a interagire adeguatamente)
  • Ci sono diverse funzioni di memoria (distinzione memoria esplicita-implicita)

Informazioni specifiche sulla memoria vengono invece dai casi di memorizzatori eccezionali. Un

esempio è quello di Joshua Foer, un giornalista scientifico divulgativo che nel preparare un articolo

sui memorizzatori eccezionali che partecipano ai campionati statunitensi, decide di mettere in

pratica le tecniche che gli vengono insegnate da un concorrente. Allenandosi per un anno, riesce a

vincere il campionato. Da ciò possiamo evincere che non è tanto la biologia a garantire una

memoria eccezionale fin dalla nascita, mentre una pratica prolungata e motivata possono

permetterci di raggiungere livelli incredibili.

Questa esperienza ci permette di trarre diverse conclusioni:

  • L’importanza degli aspetti strategici: il funzionamento ottimale della memoria non dipende

tanto dalla biologia quanto dalle strategie utilizzate

  • L’associazione memoria conoscenze: per utilizzare le strategie di memoria si fa affidamento

su quelle già acquisite (effetto palla di neve)

  • Importanza dei training di memoria: la maggior parte dei memorizzatori eccezionali hanno

imparato

TEORIE, MAPPE E MODELLI

Teorie differenti cercano di adottare livelli di spiegazione e prospettive differenti. Al contrario il

riduzionismo s ostiene che la scienza debba ridurre ogni spiegazione ad un livello inferiore

1. ANNI 40

 Hull studia il comportamento dei ratti in laboratorio per predire i comportamenti di

apprendimento degli uomini utilizzando modelli fisici e matematici propri della

meccanica newtoniana 1943

 Tollman 1948 sostiene che i ratti possiedono mappe cognitive ossia

rappresentazioni interne dell’ambente acquisite tramite l’esplorazione

 ANNI 60  PSICOLOGIA COGNITIVA

Lo studio della memoria si spostò da analisi dell’apprendimento negli animali  a studio della

memoria nell’uomo.

Questa concezione della memoria aveva le radici nell’opera del filosofo Ebbingahaus che aveva

dimostrato come fosse possibile studiare sperimentalmente la memoria.

Alcuni approcci dello studio alla memoria

 Approccio dell’apprendimento non verbale  Si inizia a parlare di associazione

stimolo-risposta e ad usare metodi che solitamente richiedevano la memorizzazione di

liste di parole o non parole. che si sviluppa tra anni 30 e 60 in USA che pone accento su

mappatura fenomeni e non su costruzione di teorie come quelle di Hull

 Psicologia della Gestalt in Germania applica alla memoria umana idee sviluppate nello

studio della percezione dando più importanza alle rappresentazioni interne piuttosto

che agli stimoli e alle risposte osservabili  RUOLO ATTIVO DELLA PERSONA che supera

approccio dell’apprendimento non verbale

 Bartlett nega utilità dell’apprendimento di materiale senza significato e studia memoria

utilizzando materiale complesso come favole di altre tradizioni culturali e sottolinea

ruolo dell’ e ffort after meaning cioè sforzo per cogliere il significato da parte di chi deve

ricordare. Gli errori derivano da nostre assunzioni culturali sul mondo che dipendono

da rappresentazioni interne chiamate schemi

2. ANNI 60, PSICOLOGIA COGNITIVA. A partire da Craik idea che si possano rappresentare le

teorie come modelli e usare il computer per rappresentare tali modelli. Sia pc che memoria

richiedono tre capacità che interagiscono tra loro:

man mano che esso aumentava il numero di lettere riportate tendeva a quello della

situazione di rapporto totale.

La memoria iconica ha quindi elevata capacità e rapido decadimento.

La memoria sensoriale mantiene gli stimoli così come sono è una copia letterale dello

stimolo.

La memoria sensoriale è preattentiva

Decade molto rapidamente (o.5-2s)

Ha ampie capacità

Matrici precedute da un campo visivo luminoso/buio

 quanto più luminoso è il campo quanto peggiore è il risultato. La luce interferisce con la

traccia mnestica (MASCHERAMENTO). Se un flash luminoso compariva subito dopo la

scomparsa delle lettere la prestazione peggiorava drasticamente, come se il flash

distruggesse l’immagine visiva (icona).

La luminosità del campo ha effetto solo quando le lettere e il flash di luce sono presentati

allo stesso occhio (interferenza ha luogo prima della combinazione delle info proveniente

da due occhi).

Se invece la maschera presenta contorni visivi c’è un secondo effetto di interferenza che ha

luogo anche quando stimolo e maschera sono presentati a occhi differenti.

Neisser chiama memoria iconica un magazzino di memoria visiva a brevissimo termine

MEMORIA ECOICA

in una presentazione uditiva le ultime due cifre hanno più possibilità di essere corrette

rispetto a items in posizione centrale  effetto di recenza

Sistemi di memoria temporanei

  • Memoria a breve termine: mantenimento temporaneo di materiale limitato.

Ha capacità limitata (7- 2) e durata limitata (pochi secondi)

Mantiene l’ordine di presentazione degli stimoli

Non è ancora chiaro se la perdita delle informazioni sia dovuta al decadimento o

all’interferenza

La strategia di mantenimento per la STM verbale è la reiterazione sub-vocalica

(ripetere mentalmente, ciò è connesso al loop articolatorio)

  • Memoria di lavoro: il modello per questo tipo di memoria dipende da quello della

STM, ma mentre quest’ultimo è passivo e permette esclusivamente il

mantenimento dell’informazione, nella memoria di lavoro abbiamo anche

l’elaborazione delle informazioni verbali e visuospaziali.

 Modello di Baddeley per la memoria di lavoro

Si tratta di un sistema multicomponenziale (permette lo svolgimento di compiti cogniti

complessi), in cui troviamo un sistema esecutivo centrale che coordina due servosistemi, il

ciclo fonologico (o loop articolatorio, per le informazioni linguistiche, coinvolto

nell’acquisizione del linguaggio e delle lingue straniere, nella comprensione della lettura,

nell’apprendimento matematico e nella risoluzione di problemi) e il taccuino visuospaziale

(per le informazioni visive e spaziali, coinvolto nell’imagery, nella spatial cognition, nel

ragionamento, nella comprensione di sistemi multimediali e nella comprensione del

linguaggio spaziale). In una formulazione successiva è stato aggiunto anche il buffer

episodico, che permette il passaggio delle informazioni dalla memoria a lungo termine a

quella di lavoro.

Esperimento di Graf e Schacter

Fase 1 leggere liste di coppie di parole con cui devono formare delle frasi

Fase 2

a) Compito di rievocazione (rievocare la seconda parola di ogni coppia in presenza

della prima

b) Completamento del frammento della seconda parola di ogni coppia

Risultati: nella rievocazione (m esplicita) i pazienti amnesici ricordano meno parole

dei non amnesici. Nel completamento no c’è differenza tra i due gruppi. Memoria

implicita è intatta.

Capitolo 2 – La memoria a breve termine

La MBT è un processo di immagazzinamento di piccole quantità di informazione per un breve intervallo di tempo. Ha un limite di capienza e di durata. Questa è una nozione teoricamente neutra, ovvero si limita a descrivere fenomeni osservati in laboratorio. Tuttavia, esistono teorie (e modelli) diverse sul modo in cui l’immagazzinamento viene realizzato (uno di questi modelli è quello del loop fonologico). Com’è possibile misurare la MBT verbale? Uno strumento molto conosciuto è lo span di cifre, consiste nel proporre ad un soggetto una sequenza di cifre e di chiederne l’immediato recupero nell’ordine in cui sono state presentate (span di cifre in avanti). Nella versione dello span di cifre all’indietro è richiesto di riportare le cifre nell’ordine inverso. La struttura dello span di cifre è simile in tutte le prove: si comincia con pochi item (3). Se il soggetto riesce a ripeterli tutti si procede con una prova più complessa aggiungendo un item alla volta alla sequenza fino a quando il soggetto non sbaglia due sequenze di fila della stessa lunghezza. A questo punto lo span di memoria è l’ultimo numero di cifre correttamente ricordato. Gli span di memoria richiedono di:

  • Ricordare gli item
  • Ricordare l’ordine COME? L’ordine La spiegazione di come viene mantenuto l’ordine è un problema, non ci sono ancora risposte chiare. I primi autori suggeriscono che avviene per concatenamento tra gli item, ovvero ogni item è collegato a quello che lo precede, nel momento in cui c’è il recupero di un item questo attiva l’item successivo fino alla fine della sequenza. Ci si è accorti che non rende ragione di alcuni fenomeni che si sono osservati (se si devono ricordare 6 cifre può accadere che non riesca a recuperare un item intermedio ma si ricordino quelli prima e quelli dopo), secondo l’ipotesi del concatenamento una volta che un item non viene recuperato neanche quello successivo può esserlo e quindi tutta la catena verrà spezzata a partire dal primo item dimenticato. Ciò però non accade nelle prove registrate. Si sono quindi cercate spiegazioni alternative che potessero spiegare meglio quello che si registrava in ambito sperimentale. Una seconda teoria sviluppata è quella della priorità di attivazione: secondo questa teoria il primo item è quello che ha una maggiore attivazione, quindi viene ricordato per primo; una volta che è stato ricordato la sua attivazione diminuisce e aumenta l’attivazione

del secondo item e così via fino all’ultimo item. Si tratta di un meccanismo di ricordo dell’ordine che ha a che fare con l’attivazione di ogni singolo item in cui c’è una priorità del primo item presentato. Effetti (strategie utili per migliorare la prestazione della MBT, le strategie nella MBT sono di base a differenza della MLT che ha strategie più elaborate e attinenti ai suoi meccanismi tipici)

  • Effetto del raggruppamento: la capacità di memoria non è limitata al numero di item ma al numero di raggruppamenti. Il numero di item può superare la capacità della MLT, ma se essi vengono raggruppati la MBT mantiene il raggruppamento, aumentandone la capienza (si può quindi addestrare la propria memoria al raggruppamento in modo da aumentare la capienza della memoria stessa).
  • Il ritmo può essere un tipo di raggruppamento (i gruppi di tre item funzionano meglio di tutti).
  • il sistema di memoria sfrutta suggerimenti basati sulla prosodia. I ritmi naturali che organizzano il linguaggio rendono più chiaro il significato suddividendo in unità discrete il continuum di suoni che costituisce il normale flusso linguistico Già nella MBT quindi entrano in gioco aspetti strategici che possono essere addestrati al fine di aumentare la capienza. L’oblio Perché avviene l’oblio in MBT? In realtà l’oblio in MBT è funzionale all’esecuzione di compiti cognitivi complessi, è necessario che ci sia la capacità di passare da informazioni importanti ad altre che diventano successivamente importanti, l’oblio è quindi un meccanismo adattivo. Ma come avviene l’oblio? Tra le prime pubblicazioni sull’argomento troviamo il Compito di Peterson & Peterson (1959), la procedura consisteva nel fare ascoltare triplette di lettere che il partecipante avrebbe dovuto ricordare. Immediatamente dopo la presentazione della tripletta si chiedeva al partecipante di contare all’indietro per un tempo variabile finché non ricevevano lo stop dallo sperimentatore. A quel punto dovevano ricordare le 3 lettere. Si osserva che all’aumentare del tempo diminuiva la percentuale di recupero delle lettere. È stata trovata una relazione lineare tra passaggio del tempo e prestazione, all’aumentare del tempo diminuisce la prestazione (relazione inversa). P&P hanno spiegato questo fenomeno con il decadimento, ovvero le info decadono quando non c’è possibilità di reiterazione (contare all’indietro blocca la reiterazione)

L’effetto di priorità può essere spiegato nei termini di meccanismi che agiscono all’interno della MBT, in quanto i primi item sono quelli che hanno avuto maggiore possibilità di essere reiterati e quindi secondo il modello di Atkinson & Shiffrin passano più facilmente nella MLT e sono quindi maggiormente ricordati. Un sostegno a questa spiegazione si ha se andiamo a manipolare la velocità di presentazione degli item, se il ritmo di presentazione è più elevato abbiamo un minore ricordo soprattutto degli item iniziali e intermedi. Questo può essere spiegato nei termini della reiterazione: se la velocità di presentazione è troppo alta c’è una maggiore difficoltà (minore possibilità) di reiterare quegli item e questo porta a una diminuzione dell’effetto di priorità. Il ricordo di item iniziali e intermedi è influenzato da altre caratteristiche degli item e dei soggetti:

  • Velocità di presentazione, Tipo di materiale
  • Frequenza delle parole, ricordo migliore per parole ad alta familiarità
  • Immaginabilità delle parole, ricordo migliore per parole che fanno riferimento a oggetti concreti (C’è un legame stretto tra informazioni contenuti nella MLT e compiti di MBT, ciò che è immagazzinato in MLT ha effetti su un ricordo immediato). Differenze individuali o caratteristiche soggettive
  • Età dei soggetti, bambini e anziani hanno prestazione peggiore di giovani adulti
  • Stato fisiologico, alcol e droghe possono avere effetti. L’effetto di recenza è quello che è stato inizialmente spiegato nel modo più immediato, ovvero quelle informazioni sono ancora presenti nel magazzino temporaneo a breve termine e per questo sono facilmente e immediatamente recuperate. La spiegazione è convincente ma fino a un certo punto perché altri esperimenti con i loro risultati l’hanno messa in dubbio, in quanto gli effetti di recenza si presentano anche quando la traccia in MBT dovrebbe essersi dissolta. In alcuni casi diventa difficile spiegare l’effetto recenza solo sulla base di ciò che è ancora contenuto nella MBT. Ad esempio, Bjork e Whitten (1974) in un esperimento hanno manipolato i tempi e la presentazione degli item. Il compito prevedeva 3 condizioni:
  • rievocazione immediata, sì effetto recenza
  • rievocazione differita di 20 secondi, no effetto recenza (si sarebbe potuto concludere che nel primo caso le parole sono ancora presenti in MBT quindi vengono rievocate mentre nel secondo no) Ma gli autori aggiungono una terza condizione
  • intervallo di 20 secondi dopo ogni parola, sì effetto recenza (in questa condizione l’intervallo di tempo tra l’ultima parola e il recupero è uguale a quella precedente, eppure si registra comunque l’effetto recenza) effetti di recenza a lungo termine Spiegazione dell’effetto recenza: sembra che ci possa essere un effetto specifico di attivazione degli ultimi item (Crowder, 1976). Questo può avere un valore adattivo perché molto spesso è utile ricordare l’ultima

cosa fatta, piuttosto che gli eventi precedenti. L’effetto recenza potrebbe essere in realtà basato su un meccanismo di recupero che rende più disponibile l’item più recente, indipendentemente dal tempo e quindi da un meccanismo di funzionamento della MBT. In questo meccanismo di recupero la distanza tra il recupero, l’ultimo item e quelli precedenti diventa estremamente importante, perché si crea un rapporto di discriminazione basato sulla lontananza dell’item da rievocare rispetto a quella del suo vicino. Un altro esperimento che falsifica l’ipotesi che l’effetto recenza sia semplicemente dovuto a quello che è presente in quel momento in MBT è quello di Baddeley e Hitch (1977) che ha trovato un chiaro effetto recenza anche in un tipico compito di MLT. L’esperimento era condotto sul campo: veniva chiesto a dei giocatori di rugby di ricordare l’elenco delle partite giocate. Le ultime partite venivano ricordate meglio, si ha quindi un effetto di recenza anche in un compito di MLT. Questo esperimento ha permesso di disambiguare tra l’effetto del decadimento e dell’interferenza sull’oblio. Alla domanda su quale fosse il miglior predittore dell’oblio tra numero di partite disputate piuttosto che tempo trascorso, sicuramente l’interferenza aveva un effetto maggiore. Ovvero se a parità di tempo tra una data partita x e il suo recupero si erano giocate altre partite, piuttosto che essa fosse stata l’ultima partita giocata, solo nel primo caso si aveva un peggior ricordo, a sostegno del fatto che le partite successive abbiano interferito col ricordo, piuttosto che l’effetto del decadimento dovuto al passare del tempo. Modello del Loop fonologico Modello: teorico che spiega determinati risultati e fenomeni e predice cosa potrà accadere Sostiene che l’informazione in ingresso (memoria verbale) entra in un magazzino detto magazzino fonologico deputato alla codifica di informazioni verbali. L’informazione viene mantenuta attraverso un meccanismo di ripetizione (reiterazione) sub-vocalica. Ci sono alcuni effetti che sono stati tipicamente studiati all’interno della MBT che possono essere spiegati da questo modello

  • Similarità fonologica , parole fonologicamente simili sono ricordate meno rispetto a parole fonologicamente dissimili. Baddeley (1966), indaga l’influenza della similarità fonologica e semantica sul ricordo di liste di 5 parole. Esempi in italiano: Lista A: gatto matto fatto ratto patto (ricordata al 10%), lista B: luce palla cena spilla tenda (ricordata all’80%). Esperimento di controllo con liste composte o da parole semanticamente simili o parole semanticamente dissimili. Esempi: lista C: grande ampio spazioso largo grosso (ricordata al 65%), lista D: magro, svelto, forte, lucido, stabile (ricordata al 73%). L’effetto somiglianza in generale c’è ma non è così forte come quello che si ha con parole fonologicamente simili. Queste ultime sono più difficili da reiterare e vengono più probabilmente confuse a livello della reiterazione sub-vocalica e questo ha un effetto negativo sulla prestazione. Nella condizione di soppressione articolatoria, si sopprime l’articolazione sub-vocalica chiedendo al soggetto di tenere qualcosa tra le labbra, o chiedendo al soggetto di ripetere una lettera o sequenza di lettere. Queste attività, svolte durante l’ascolto degli item è in grado di compromettere la prestazione di recupero perché la soppressione articolatoria riduca la memoria

variava in base alla ricchezza delle loro caratteristiche. La memoria visiva codifica l’oggetto come un unicum con tutte le sue caratteristiche di tipo visivo.

  • Woodman & Luck (2004), per stabilire che c’è una distinzione tra memoria visiva e spaziale, propongono un esperimento in cui tra la presentazione della matrice e il recupero viene interposto un compito di esplorazione visiva (carica sulla memoria visiva) peggiorava il successivo ricordo del colore (aspetto visivo) ma non il ricordo della posizione. Invece, un compito di esplorazione va a danneggiare il ricordo spaziale ma non quelli visivi.
  • Oh e kim  studiano influenza della memoria sulla velocità della ricerca visiva  la richiesta di ricordare più oggetti contemporaneamente non influenza la velocità della ricerca visiva, un compito concorrente di ritenzione spaziale fa diminuire la velocità della ricerca visiva Uno strumento per la misurazione della MBT spaziale: Test di Corsi (1972). Permette di ottenere una misura della capienza della MBT spaziale. È presente in due versioni: forward e backward. Apparato per la misurazione dello span di Corsi Lo sperimentare punta con l’indice i cubi e il soggetto deve riprodurre la sequenza o nello stesso ordine o in ordine inverso. Mentre per lo span di cifre c’è una differenza di prestazione nella prova in avanti e quella all’indietro, nel test di Corsi non si ha differenza tra le due prove. Uno strumento per la misurazione della MBT visiva: Visual pattern test di Della sala et al. (1987) Permette di ottenere una misura della capienza della MBT visiva Consiste nella presentazione per pochi secondi di configurazioni all’interno di matrici (con un aumento progressivo della difficoltà). Al soggetto viene presentata una matrice bianca su cui deve riprodurre la configurazione. Inizialmente la matrice è di 4 celle con 2 annerite. Il numero delle celle raddoppia ad ogni prova. Si notano effetti specifici di interferenza su compiti spaziali e visivi che possono essere studiati con situazioni di doppio compito che denotano una dissociazione tra componenti di MBT. (La dissociazione tra componenti diverse di MBT è stata anche dimostrata andando a verificare che esiste una diversa attivazione cerebrale in concomitanza all’esecuzione di compiti diverse. Le aree cerebrali attive cambiano a seconda che si tratti di un compito di MBT verbale, visiva o spaziale). Una classica situazione sperimentale di doppio compito: se propongo un compito che va a caricare sulla stessa risorsa (il compito concorrente è uguale al compito principale o viene proposto un compito interpolato con le stesse caratteristiche tra la presentazione del compito principale e il recupero) si ha un decremento nella prestazione.

Brooks mostrava lettere come questa per pochi secondi e chiedeva di ricordare in particolare dove fosse il punto di partenza e la freccia che indica in quale direzione debba procedere il compito. Il compito consiste nel dire se gli angoli che si incontrano sono convessi o concavi. Convesso = sì, concavo = no Foglio di risposto proposto da Brooks (1968) In una seconda versione bisogna segnare successivamente con delle croci o sul sì o sul no. Il primo compito viene svolto in maniera più fluida. Se la risposta deve essere data in maniera motoria, dovendo agire in modo spaziale, il soggetto ci mette più tempo e commette in media più errori. In questa situazione il compito è concorrente, ovvero c’è un’interferenza tra il compito principale e il dare la riposta. Compito principale è immaginativo, mentre dare una risposta richiede la vista porta a un’interferenza nei processi principali che permettono il mantenimento della MBT visiva. Ci sono altri modi per stabilire se è possibile distinguere tra diversi tipi di MBT. Un esempio solo le prove neuropsicologiche che si basano sulla doppia dissociazione: ovvero sull’esistenza di pazienti con deficit specifico in MBT verbale con MBT spaziale conservata e pazienti con il quadro opposto. Milner (1966) trova una dissociazione tra MLT e MBT Shallice e Warrington (1970) trovano pazienti con caduta MBT verbale e intatta MBT spaziale e pazienti con caduta MBT visiva e intatta MBT spaziale.

Capitolo 3 – La memoria di lavoro

Modello modale di Atkinson e Shiffrin Si ipotizzava che un input fosse per tempi brevissimi mantenuto in un registro sensoriale per poi passare in magazzino a breve termine (memoria di lavoro temporanea) on processi di controllo. Una volta mantenuta e eleborata l’informazione può portare a un output specifico o passare al magazzino a lungo termine.

Negli adulti il lessico e la lettura sono già consolidati quindi il loop fonologico entra in gioco in nuovi apprendimenti. Studi in particolare su una paziente (P.V.) hanno dimostrato che un danno nel loop fonologico era associato a una seria difficoltà nell’apprendimento di lingue straniere. La paziente parlava bene la propria lingua, non aveva difficoltà di lettura, scrittura o comprensione, ma presentava un danno selettivo nell’apprendimento di lingue straniere. Un risultato simile è stato riscontrato in soggetti sani in una condizione di soppressione articolatoria (ripetizione continua di alcune sillabe). In questa condizione si verificano difficoltà nell’apprendimento di parole straniere. Nei bambini un danno del loop fonologico ha un effetto più pervasivo e critico in quanto ritarda o rende più difficoltoso l’apprendimento di parole (competenza lessicale) e della lettura. Si è infatti visto che un compito che coinvolge il loop fonologico (ripetizione di non parole) è correlato con la competenza lessicale. Bambini con maggiore difficoltà nel ripetere non parole conoscono meno parole della propria lingua. Questo dimostra che il loop fonologico a livello evolutivo è impegnato nell’apprendimento lessicale del linguaggio. Allo stesso modo si è dimostrato che il loop fonologico è implicato anche nell’apprendimento della lettura. Ripetizione di non parole correlata a competenza lessicale e apprendimento della lettura e della grammatica.

  • Controllo sul comportamento Baddeley conduce degli esperimenti Compito 1: data una sequenza di cifre aggiungere 1 a ogni cifra e scrivere la nuova sequenza. Es: 357 → 468 Nella seconda condizione di soppressione articolatoria lo stesso compito va svolto ripetendo la-la- la-la-la. Compito 2: aggiungere e togliere1 alternando. Es. 276 → 367 Nella seconda condizione di soppressione articolatoria lo stesso compito va svolto ripetendo la-la- la-la-la. Questo compito è più difficile perché richiede maggiore controllo e quindi nella condizione di soppressione articolatoria la prestazione risulta particolarmente danneggiata. Conclusioni: in realtà il loop fonologico può avere una funzione nel controllare il comportamento. Questa funzione avviene nel senso di indicazioni verbali che noi ci diamo, che non vengono pronunciate a voce alta ma che occupano il loop fonologico. Il taccuino visuospaziale Permette la creazione di immagini mentali. Siamo in grado di attivare delle immagini mentali che derivano da una nostra esperienza della realtà, possono essere più o meno ricche e veritiere, possono essere statiche o dinamiche e possono essere manipolate. (Inaspettatamente chi riferisce un largo uso di immagini visive ha una prestazione peggiore in compiti di memoria visiva. infatti, le persone che si formano immagini vivide NON hanno ricordi migliori ma usano la vividezza come criterio di accuratezza dei ricordi e più facilmente giudicano come fedele un ricordo vivido ma fallace. I resoconti soggettivi riflettono il modo in cui scegliamo di categorizzare le nostre esperienze soggettive, piuttosto che il loro contenuto). La manipolazione di immagini consiste nel costruire e mantenere una configurazione e possiamo anche lavorare su queste immagini cambiandole, ruotandole, modificandole in vari aspetti come faremmo su un oggetto vero.

Shepard e Feng (1972) Compito di «ripiegatura mentale di fogli»: Viene chiesto di creare una connessione tra i numeri che corrispondono alle superfici dell’immagine ripiegata e distesa. La difficoltà della figura aumenta andando avanti. È importante sia l’accuratezza che la velocità. È stata trovata una correlazione tra tempo impiegato e numero di piegature. L’immagine mentale funziona in modo simil percettivo, ovvero rappresenta una situazione reale. Che si pieghi realmente il foglio o che si immagini di piegarlo, richiede un processo molto simile, al punto che i tempi sono omogenei nelle due situazioni, più piegature devo fare più il compito immaginativo richiede tempo. Sempre cercando un’analogia nel funzionamento delle immagini mentali e funzionamento della percezione e funzionamento della memoria abbiamo i compiti di rotazione mentale. Shepard e Metzler hanno proposto un compito (da cui è stato sviluppato un test per la valutazione) che consiste nel dire se due figure sono le stesse. Dai risultati si è visto che anche in questo caso si è trovata un’analogia tra funzionamento dell’immagine mentale e percezione, per cui maggiore era lo spostamento in grado (rotazione), maggiore era il tempo necessario per dare la risposta. I tempi di esecuzione del compito sono una funzione lineare del grado di rotazione delle figure. Risultati analoghi si sono visti attraverso i compiti di Scanning mentale. Kosslyn (1973) osserva un’analogia tra percezione e imagery. il soggetto osserva una mappa che deve imparare e poi immaginando la configurazione doveva spostarsi da un punto a un altro dell’isola. Si è visto che c’era una relazione lineare tra distanza tra gli oggetti e tempo per eseguire il compito. La funzione di immagine mentale elabora i dati mentali come se l’oggetto fosse percepito. Un’altra proprietà importante dell’immagine mentale che ci permette di costruire cose nuove. Finke e Slayton (1988) propongono un compito con istruzioni verbali a immaginare:

  • Immagina una [lettera] maiuscola
  • Immagina una [lettera] maiuscola e ruotala di 90 gradi verso sinistra

In 3 condizioni rispetto al doppio compito:

  • Soppressione articolatoria (ipotesi → interferenza sui suoni)
  • Spatial tapping (ipotesi → interferenza su stimoli visivi)
  • Controllo (ipotesi → nessuna interferenza) Risultati:
  • Per stimoli non familiari (da poco «caricati» in MBT) → effetto di interferenza selettiva, quindi la soppressione art peggiorava la vividezza dei suoni mentre st peggiorava vividezza delle immagini
  • Per stimoli familiari (presenti in MLT) → minor peso dei compiti interferenti Baddeley considera quindi il ruolo del buffer episodico, che ha un ruolo di connessione tra ciò che è contenuto in MBT e le informazioni depositate in MLT. Un modello particolare di memoria di lavoro visuospaziale è il modello di Taccuino Visuo-Spaziale di Logie (1995) che prevede 2 componenti:
  • Un magazzino Passivo: visual cache
  • Un processo attivo di ripetizione spaziale: inner scribe. Logie sostiene che per mantenere in memoria una configurazione visiva è necessario un magazzino passivo che la mantenga, ma anche un processo attivo che “rinfreschi” la traccia. Quest’ultimo processo ha a che fare con i movimenti oculari che vengono immaginati (se non compiuti). Questo modello ha una certa analogia con il funzionamento del loop fonologico, dove troviamo il magazzino passivo e il processo attivo di reiterazione sub-vocalica. In entrambi i casi abbiamo quindi una componente passiva e una attiva, dove quest’ultima è la componente di reiterazione (lf verbale, tv mov oc) che permette di attivare un rinfrescamento (refreshing), una riattualizzazione della traccia visiva. Esecutivo centrale Non può essere definita come una componente mnestica perché ha eminentemente funzione attentiva e di controllo. Baddeley aveva fatto riferimento ad un modello contemporaneo di Norman e Shallice (1986) che proponevano un sistema di controllo attentivo. Nella loro formulazione vi erano 2 modalità di controllo:
  • Controllo dei processi automatici, ovvero di quei processi di routine che richiedono poca attenzione, pianificazione e controllo.
  • Sistema supervisore attentivo (SAS) , per azioni che richiedono un controllo massimo. Disfunzioni del SAS (lobi frontali) portano a:
  • Comportamenti di utilizzazione, quando l’attenzione del paziente viene catturata in maniera automatica dai vari oggetti che si trova di fronte perché non può controllarla. Gli oggetti possono scatenare un comportamento di routine da parte del paziente.
  • Confabulazioni, la persona inventa o crede di recuperare info che non sono vere.
  • Incapacità di focalizzare l'attenzione sul compito che abbiamo di fronte.
  • Perseverazione, il continuare in un determinato comportamento anche quando non è più funzionale ad uno scopo, oppure continuare a fare lo stesso errore nonostante si accorga di farlo.
  • Difficoltà a dividere l'attenzione fra 2 o più compiti es. guidare e parlare con un passeggero. Esecutivo centrale e compiti di vita quotidiana

Un esempio è quello della guida. Quando una persona esperta sta guidando attiva un comportamento routinario per la maggior parte del tempo. Quando interviene un imprevisto il comportamento routinario deve cessare ed entra in gioco il sistema attentivo superiore. Se la situazione è tranquilla può allocare parte della sua attenzione in una conversazione o stando al telefono. Queste azioni però sono pericolose perché distraggono una quantità di attenzione che risulterebbe necessaria in una situazione che richiede l’intervento rapido del guidatore. In uno studio condotto da Strayer e Johnston (2001) si conduceva un esperimento di simulazione di guida in laboratorio in cui i partecipanti potevano trovarsi nella situazione con o senza cellulare. Le variabili registrate erano: la probabilità che la persona non si accorgesse di passare col rosso e i tempi di reazione di frenata. Nella situazione con il cellulare (dual task) si riscontrava un aumento della probabilità di passare col rosso e una maggiore lentezza nei tempi di reazione. Il valore interferente del cellulare era uguale sia che ce l’avesse in mano sia che fosse a distanza. Un altro esperimento che riguardava sempre la guida e il sistema esecutivo centrale è quello di Brown e al. (1969). Il compito consisteva nel seguire in auto un percorso lungo una pista di atterraggio, passando tra blocchi di polistirolo a distanze variabili (il soggetto doveva valutare di volta in volta se la distanza fosse sufficiente per passarci in mezzo), eseguendo (o non eseguendo) un compito concomitante di ragionamento verbale (chiede l’intervento dell’esecutivo centrale). Dai risultati si è visto che il compito di ragionamento interferiva sulle decisioni di passare tra i blocchi, ma non sulla capacità di seguire il percorso. Questo ci dice che se la conversazione diventa impegnativa può avere un risultato impegnativo quando la persona deve prendere decisioni mentre sta guidando, potrebbero esserci problemi nella capacità di giudizio. Ci si è chiesto se ci fosse differenza tra il parlare al cellulare e il parlare con una persona presente nella macchina. Un altro compito di vita quotidiana studiato per vedere se entrasse in gioco l’esecutivo centrale e altre componenti della WM è il gioco degli scacchi. Possiamo immaginare che possa richiedere l’implicazione delle abilità visuo-spaziali e la presa di decisioni, quindi l’intervento dell’esecutivo centrale per decidere per focalizzare l’attenzione sul compito, per pianificare le prossime mosse ecc. Robbins e al. (1996) propongono un compito con la scacchiera in cui si andava a verificare quanto i partecipanti ricordassero determinate posizioni nella scacchiera e l’efficacia della scelta delle mosse. Erano presenti 3 condizioni

  • Soppressione articolatoria
  • Spatial tapping
  • Generazione casuale di numeri (sovraccarica l’esecutivo centrale. Il compito diventa sempre più difficile man mano che si va avanti. Se pensiamo alla sequenza dei numeri e delle lettere esse sono abitudinarie e ben apprese che pronunciamo senza bisogno di attenzione. Per rompere la sequenza è necessario l’intervento dell’esecutivo centrale per interrompere l’abitudine)