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Apprendimento e Memoria: Processi e Tipi, Appunti di Psicologia Sociale

Una panoramica del concetto di apprendimento e della memoria, considerando termini chiave, teorie cognitiviste, tipi di memoria e sviluppo della memoria. l'apprendimento come un insieme di cambiamenti relativamente stabili in comportamento, il cognitivismo e l'interazione sociale come fattori chiave. Vengono presentati due tipi di memoria: breve e lungo termine, e si discute della memoria come un insieme di sistemi distinti. Il documento include anche una breve introduzione al modello di Atkinson e Shiffrin sulla elaborazione delle informazioni.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 17/06/2022

Bianca.M79
Bianca.M79 🇮🇹

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Apprendimento e memoria
Cosa viene in mente parlando di apprendimento? Qualcuno che spiega e qualcuno che riceve; sforzo dato
dal portare a termine un apprendimento; connessione/relazione con quello che già conosco; compimento
di un’azione che genera apprendimento. Ruolo degli altri, molto importante nel processo di
apprendimento.
Termini che associamo al processo di apprendimento: esercizio, attenzione, verifica, imitazione,
motivazione, automatismo, volontà, compito, ragionamento, cambiamento, relazione, educazione,
contesto, memoria, insegnamento, ecc.
Apprendimento (def. generale) > insieme di quei cambiamenti relativamente stabili nel comportamento
che sono la conseguenza delle passate esperienze e hanno per lo più una funzione adattiva.
Il cambiamento può riguardare il comportamento o la conoscenza si manifesta in molti modi, solo alcuni dei
quali sono intenzionali.
Dato che il processo di apprendimento non è direttamente osservabile, deve essere osservabile il
cambiamento. Come?
Due modi:
1. Confrontare la prestazione di un soggetto due tempi diversi tra i quali viene fatta agire una variabile
che si ipotizza possa produrre il cambiamento atteso
2. Confrontare la prestazione di almeno due gruppi di soggetti, sperimentale e di controllo
Il fatto che il cambiamento avvenga lungo una dimensione temporale non implica che la ‘causa’ del
cambiamento sia lo scorrere del tempo. La sorgente del cambiamento va ricercata nell’ambiente.
Per la psicologia del senso comune, l’apprendimento prevalentemente in un’ottica educativa (scolastica);
invece, va considerato in un’ottica più ampia: non impariamo solo a leggere e scrivere, ma anche a
modulare il nostro comportamento in funzione della situazione sociale, ad esprimere le emozioni, a
comunicare, ecc.
APPRENDIMENTO
È il processo cognitivo che si integra con altri processi, quali la percezione, la memoria, l’attenzione, il
linguaggio, il pensiero, ecc. È influenzabile dalle carateristiche personologiche e motivazionali oltre che
dagli stati emotivi di chi apprende.
I processi di apprendimento non si sviluppano indipendentemente dagli altri, ma si integrano con essi.
(Percezione > attività cognitiva; come io interpreto quello che vedo.)
Evoluzione della nozione di apprendimento in Psicologia
COMPORTAMENTISMO: apprendimento come consolidamento di una risposta che viene rinforzata e quindi
appresa (condizionamento; Pavlov, Skinner).
COGNITIVISMO: considerazione sempre crescente del contenuto dell’apprendimento, dell’elaborazione
dell’informazione e del ruolo del contesto sociale in cui si elabora e si immagazzina l’informazione (Neisser,
1967).
Nella prospettiva storico-culturale, l’interazione sociale crea le condizioni per l’interiorizzazione. (Vygotskij)
L’apprendimento non è visto come il risultato di un passaggio di nozioni o di un’acquisizione individuale, ma
è una costruzione sociale che avviene attraverso la mediazione (zona di sviluppo prossimale).
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Apprendimento e memoria

Cosa viene in mente parlando di apprendimento? Qualcuno che spiega e qualcuno che riceve; sforzo dato dal portare a termine un apprendimento; connessione/relazione con quello che già conosco; compimento di un’azione che genera apprendimento. Ruolo degli altri, molto importante nel processo di apprendimento. Termini che associamo al processo di apprendimento: esercizio, attenzione, verifica, imitazione, motivazione, automatismo, volontà, compito, ragionamento, cambiamento, relazione, educazione, contesto, memoria, insegnamento, ecc. Apprendimento (def. generale) > insieme di quei cambiamenti relativamente stabili nel comportamento che sono la conseguenza delle passate esperienze e hanno per lo più una funzione adattiva. Il cambiamento può riguardare il comportamento o la conoscenza si manifesta in molti modi, solo alcuni dei quali sono intenzionali. Dato che il processo di apprendimento non è direttamente osservabile, deve essere osservabile il cambiamento. Come? Due modi:

  1. Confrontare la prestazione di un soggetto due tempi diversi tra i quali viene fatta agire una variabile che si ipotizza possa produrre il cambiamento atteso
  2. Confrontare la prestazione di almeno due gruppi di soggetti, sperimentale e di controllo Il fatto che il cambiamento avvenga lungo una dimensione temporale non implica che la ‘causa’ del cambiamento sia lo scorrere del tempo. La sorgente del cambiamento va ricercata nell’ambiente. Per la psicologia del senso comune, l’apprendimento prevalentemente in un’ottica educativa (scolastica); invece, va considerato in un’ottica più ampia: non impariamo solo a leggere e scrivere, ma anche a modulare il nostro comportamento in funzione della situazione sociale, ad esprimere le emozioni, a comunicare, ecc. APPRENDIMENTO È il processo cognitivo che si integra con altri processi, quali la percezione, la memoria, l’attenzione, il linguaggio, il pensiero, ecc. È influenzabile dalle carateristiche personologiche e motivazionali oltre che dagli stati emotivi di chi apprende. I processi di apprendimento non si sviluppano indipendentemente dagli altri, ma si integrano con essi. (Percezione > attività cognitiva; come io interpreto quello che vedo.) Evoluzione della nozione di apprendimento in Psicologia COMPORTAMENTISMO: apprendimento come consolidamento di una risposta che viene rinforzata e quindi appresa (condizionamento; Pavlov, Skinner). COGNITIVISMO: considerazione sempre crescente del contenuto dell’apprendimento, dell’elaborazione dell’informazione e del ruolo del contesto sociale in cui si elabora e si immagazzina l’informazione (Neisser, 1967). Nella prospettiva storico-culturale, l’interazione sociale crea le condizioni per l’interiorizzazione. (Vygotskij) L’apprendimento non è visto come il risultato di un passaggio di nozioni o di un’acquisizione individuale, ma è una costruzione sociale che avviene attraverso la mediazione (zona di sviluppo prossimale).

Condizionamento

I primi studi sono quelli di Pavlov nel’900. Cosa ha scoperto? Lui voleva verificare in laboratorio, se si potesse produrre e innescare una nuova risposta in seguito a stimoli diversi da quelli che solitamente producono quella risposta. Es. il cane normalmente saliva quando vede il cibo (riflesso). È possibile fare in modo che il cane salivi in seguito alla presentazione di stimoli completamente diversi da quello che normalmente suscita la salivazione? Si. Limiti:

  • Il meccanismo del condizionamento classico poteva render conto però solo di comportamenti alquanto semplici e non di comportamenti complessi (es. imparare a giocare a tennis o recitare una poesia, ecc.)
  • Studi di limitata rilevanza applicativa Condizionamento operante In una data situazione (ambiente, stimolo), metto in atto un determinato comportamento (risposta) in seguito al quale ricevo una ricompensa (rinforzo) > ciò mi indurrà ad assumere il medesimo comportamento ogni volta che mi troverò in quella data situazione. Ripetizione di un comportamento che si sviluppa dopo essere stato ‘rafforzato’, …, quando ci troviamo in quella situazione. Legge dell’effetto di Thorndike I primi studi sul condizionamento operante si rifanno alla legge dell’effetto di Thorndike: ‘ fra tutte le risposte casuali fornite da un soggetto, vengono selezionate solo quelle che hanno conseguenze positive’. Lo studioso più importante del condizionamento operante è Skinner (1953): esperimento della ‘Skinner Box’ > l’apprendimento avviene per prove ed errori.  Rinforzo positivo e negativo Skinner ha costruito in laboratorio una scatola, costruita per questo esperimento in cui ha inserito una cavia e ne ha studiato il comportamento, il quale muovendosi nella gabbia, schiaccia una leva. In seguito a questa azione esce una pallina di cibo. Tutte le volte che il topo preme quella leva, ottiene del cibo. Skinner ha visto che piano piano, il topo ha imparato a schiacciare quella leva. > produzione di comportamento prodotto dal rinforzo positivo. Il rinforzo è un processo per cui uno stimolo aumenta la possibilità che un comportamento venga successivamente ripetuto. Sia per il rinforzo positivo che per quello negativo.

LA MEMORIA (capitolo 6, da p. 156 in poi)

A cosa ricolleghiamo la ‘memoria’? Cassetti, armadio, tempo, interruttore. Esistono due tipi di memoria: breve e lungo termine. Se la memoria non viene allentata, si ‘perde’ il ricordo. C’è consenso sul fatto che la memoria abbia diversi sistemi che corrispondono a strutture e circuiti cerebrali: l’amigdala (apprendimento della paura), ippocampo e lobi temporali (memoria dell’esperienza), cervelletto (memoria procedurale). (Baddley) La memoria non è un sistema unitario, ma un insieme di sistemi che corrispondono a diversi circuiti celebrali che differiscono sia per durata della traccia sia per la capacità di immagazzinamento. Non esiste un unico punto del cervello in cui immagazziniamo i nostri ricordi. Non è un sistema unitario, ma un insieme di sistemi che sono diversi tra di loro, sia per la durata che per la capacità di immagazzinamento, quantità di memoria. Uno dei modelli più importanti riguardo l’elaborazione delle informazioni, al giorno d’oggi, è il modello della memoria di Atkinson e Shiffrin (1968). Per memorizzare, catturiamo quello che viene percepito dal nostro registro sensoriale, quello che memorizziamo con la memoria a breve termine […].  Input dell’ambiente esterno che viene catturato dal registro sensoriale Registro sensoriale : trattiene per breve tempo (pochissimi decimi di secondo) lo stimolo esterno, quando ricevuto dagli organi di senso. Poi viene subito trasferito nel sistema di memoria a breve termine. Questo registro è essenziale per la possibilità di memorizzare lo stimolo. Prima di passare nella memoria a breve termine è necessaria l’ attenzione. È necessaria affinché l’informazione venga appresa. L’attenzione serve per catturare e selezionare gli stimoli.

L’ attenzione subisce l’effetto di alcuni fattori :  condizioni fisiologiche del momento  fattori ambientali  differenze individuali > ognuno di noi ha delle capacità più o meno sviluppate di prestare attenzione per più o meno tempo, di riuscire a focalizzare l’attenzione su quello che gli interessa  capacità che si può allenare  ecc. L’attenzione è una condizione necessaria ma non sufficiente. Per memorizzare un’informazione è necessario codificarla : dobbiamo scegliere come rappresentarla in memoria (sistema verbale, visivo, acustico, …). Per apprendimenti complessi usiamo strategie di codifica. Mbt > M emoria a Breve Termine Riceve le informazioni dal registro sensoriale. Per un periodo di tempo l’informazione rimane in essa, rimane una traccia > capacità di memoria limitata: numero di elementi che riusciamo a memorizzare = 7 elementi. È la capacità di trattenere le informazioni per un breve periodo di tempo. Esempi di test: Per ricordare delle cose usiamo le associazioni, oppure le ripetiamo. Impariamo ad utilizzare delle strategie per immagazzinare facilmente gli elementi. (filastrocca, raggruppamento, ecc.)

  • Il nostro cervello è sempre a risparmio, cerca sempre di risparmiare le energie.
  • Nel momento in cui io ho assegnato un significato, è possibile che passino nella memoria a lungo termine. Mdl > Memoria di Lavoro Non è ancora la memoria a lungo termine, né quella a breve termine. È la memoria che ci permette di mantenere la Mbt e, al tempo stesso, di manipolare le informazioni per l’esecuzione di un compito. Ha un ruolo cruciale negli apprendimenti (es. calcolo matematico), un esempio per misurarla è il reading o la listening.
  • Misurata con prove di span complesso che richiedono di mantenere delle informazioni da rievocare dopo aver completato processi attentivi di elaborazione sullo stesso materiale proposto. Quella che entra in gioco quando, per esempio, stiamo leggendo un brano o stiamo facendo un calcolo matematico. Mentre stiamo leggendo e dobbiamo mantenere le informazioni, ci permette di mantenerle e elaborarle ‘all’infinito’. Memoria a lungo termine Ha capacità illimitata di immagazzinamento di informazione e le informazioni vi possono risiedere per un tempo indefinito. Riceve informazione dal magazzino della memoria a breve termine.

Il ricordo della posizione di un oggetto Quali sono i motivi del mancato ritrovamento temporaneo o permanente?

  • Disattenzione: l’oggetto per errore è stato messo in un posto insolito. Succede soprattutto durante attività di routine e con oggetti che maneggiamo quotidianamente. Agiamo in modo automatico senza il controllo dell’attenzione. Si verifica spesso per un automatismo che compiano e del quale non siamo quasi più coscienti.
  • Errori di aggiornamento: l’oggetto è stato messo in uno dei molti posti possibili, la persona ricorda di averlo messo in precedenti occasioni in uno di quei posti, ma non dove l’ha messo l’ultima volta. È essenziale un “aggiornamento” della memoria.
  • Mancato rilevamento: l’oggetto è stato messo nel posto giusto, ma la persona non lo “vede”. Immagine inaccurata o semplice ruotata. Come si sviluppa la memoria? Esiste una memoria nei bambini? SVILUPPO DELLA MEMORIA Memoria nella prima infanzia Se si accetta la definizione ‘stretta’, è evidente che non si può osservarne gli inizi finché il bambino non è capace di esprimersi. Se invece si accetta la definizione in senso ‘largo’, legata a meccanismi biologici, che include nella memoria anche gli abiti motori e le risposte condizionate, si può studiare il neonato nei primi giorni e mesi di vita. Memoria nella prima infanzia (continua) Due paradigmi di ricerca:
  1. Riconoscimento visivo: Una breve esposizione preliminare a un membro di una coppia di stimoli modifica il tempo di osservazione della coppia successiva: b.i di 8-10 settimane guardavano più a lungo il membro già presentato come se lo riconoscessero, mentre dopo 10 settimane guardavano più quello nuovo.
  2. Abituazione: il bambino costruisce una rappresentazione interna dell’oggetto presentato e, quando ne percepisce uno nuovo, la durata dell’attenzione (misurata dallo sguardo) sarà in funzione della discrepanza fra stimolo presentato e la sua rappresentazione interna. Se sono uguali il bambino smette di guardare. Questo dimostra memoria a breve termine. Solitamente i primi ricordi partono dall’età dei 3 anni. Età prescolare
  • Dai 2 ai 5 anni le capacità mnestiche dei bambini si ampliano moltissimo.
  • I bambini ricordano inizialmente soprattutto elementi concreti della vita quotidiana ed eventi emotivamente significativi. Poi, con rapida espansione del vocabolario dai 2 anni in poi, i b.i sono in grado di ritenere anche materiale astratto. Vanno a pari passo con lo sviluppo cognitivo. Dai 2 anni, il bambino passa da un’intelligenza senso-motoria, ad una intelligenza preoperatoria. Il vocabolario viene in aiuto nella capacità di memorizzazione del bambino. Età scolare
  • Intorno ai 5-7 anni avviene un importante progresso della memoria; soprattutto quella a breve termine.
  • Ricerche sullo ‘span’. In media a 5 anni lo span di cifre è inferiore a 4, mentre tra i 6 e i 7 anni supera le 5 cifre. Analogamente lo span visivo passa da 2-3 immagini a 5 anni, a più di 4 immagini nelle età successive. Compiti di memoria a ritroso: differenze evolutive ancora più marcate
  • Nel corso dello sviluppo lo span di memoria si amplia ulteriormente fino ad arrivare a 6- 8 elementi (cifre, lettere, parole)che un adulto riesce tipicamente a rievocare.
  • Tale miglioramento è dovuto sia ad un aumento della capacità strutturale della memoria, sia ad un suo miglioramento funzionale. Perché dimentichiamo? L’ampia capacità della Mlt non è garanzia di recupero dell’informazione. Quali ipotesti?  Mancato utilizzo di certi contenuti della memoria (teoria del disuso)  Impiego di strategie di recupero non congruenti con quelle con cui è stata effettuata la codifica  Presenza di grande quantità di informazioni in memoria (teoria dell’interferenza)  Condizioni emotive (blocco emotivo, rimozione) > tentiamo di rimuovere il ricordo spiacevole per non riprovare la sensazione provata ( meccanismo di difesa ) Memoria autobiografica Tipo particolare di memoria episodica che concerne eventi significativi nella ‘storia di vita’ del soggetto; riguarda episodi che hanno giocato un ruolo decisivo nell’esistenza individuale, coinvolgendo esperienze particolarmente significative per il self-system (Neisser; Rubin). Baddeley (1992) la definisce come “la capacità delle persone di ricordare le proprie vite”. Insieme dei ricordi che riguardano la nostra storia. Ricordi che per noi sono stati significativi. Nel momento in cui sto raccontando vado a imprimere delle emozioni sui ricordi, andando a manipolare i sogni per imprimere un certo tipo di impressione al soggetto che mi sta ascoltando. Non è una semplice sequenza di momenti, ma un processo interpretativo. Tutte le volte che racconteremo il ricordo, non sarà mai uguale. Lo sviluppo della memoria autobiografica Interesse per questo tema e filone di ricerca in relazione a: imporsi dalla prospettiva socio-interattiva e costruzionista in psicologia dello sviluppo. Perché noi ci ricordiamo quello che ci è successo da una certa età in poi? La memoria possiede non solo una dimensione neurologica e cognitiva, ma anche sociale e linguistico- narrativa > ipotesi linguistico-narrativa. Katrin Nelson, i suoi studi ci dicono che la memoria non possiede solo una base neurologica, ma anche una base linguistico-narrativa. Nelson elabora un modello di interazione sociale della memoria autobiografica. Approdo a partire dalla ricerca in psicolinguistica evolutiva, in particolare dallo studio documentato in “Narratives from the crib” (1989): importantissima ricerca longitudinale su Emily, di cui vengono audio-registrati i monologhi serali che precedono l’addormentamento tra i 22 e i 36 mesi (circa) di vita. Diversamente dalla spiegazione freudiana dell’amnesia infantile, Nelson e colleghi ritengono che la difficoltà, da adulto, a recuperare eventi della memoria autobiografica dei primi tre anni di vita sia da mettersi in rapporto con un’insufficiente competenza linguistico-narrativo > il ruolo dell’adulto diventa al riguardo cruciale.

Memoria autobiografica

Episodi recenti della propria vita vengono più facilmente dimenticati rispetto a episodi datati e acquisiti quando la memoria era più efficiente Reminescence bump → più facilità nel ricordare episodi accaduti durante adolescenza e primi anni della vita adulta. Dovuto a:  ottima capacità di memorizzazione quando si è stati esposti all’evento  periodo in cui si verificano episodi più significativi e positivi della vita in termini di sviluppo sociale, relazionale e lavorativo La propensione a tenere vivi i propri ricordi è influenzata da una caratteristica individuale chiamata sensibilità alla memoria o leopardismo (da Leopardi, per la passione verso i ricordi del passato).  Propensione, tensione forte a tenere vivi i ricordi (negli anziani è più presente che negli adulti)

Distorsioni e false memorie

È stato dimostrato come gli anziani abbiano una maggiore tendenza a incorporare informazioni aggiuntive (non originali) nel ricordo. Producono molti più falsi ricordi dei giovani. Non avendo chiari tutti i dettagli, li aggiunge, modificando il ricordo. Questo è dovuto alla difficoltà dell’anziano di collegare il contenuto delle informazioni con il loro contesto.

Memoria semantica

Conserva abbastanza bene la sua funzionalità col passare del tempo. Nei giovani anziani (fino ai 74 anni) la prestazione nelle prove di memoria semantica (es vocabolario) può addirittura aumentare con l’avanzare dell’età. Ci sono comunque cambiamenti dovuti all’età (anche se è un tipo di memoria preservata dall’invecchiamento) – es. il fenomeno ‘sulla punta della lingua’ è più frequente.