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Appunti apparato digerente, Appunti di Scienze della Terra

Appunti di apparato digerente.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 19/06/2026

francesco-violace
francesco-violace 🇮🇹

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L’APPARATO DIGERENTE
Quando lo introduciamo nel nostro organismo, il cibo subisce una serie di trasformazioni
che si possono raggruppare in quattro fasi: ingestione, digestione, assorbimento,
eliminazione. Queste fasi si susseguono nell’apparato digerente che, in parole povere, non
è altro che un canale della lunghezza di circa 10 metri che inizia con la bocca e termina
con l’apertura anale; con esso collaborano due organi importanti che sono il pancreas e il
fegato. Delle fasi citate prima, le più importanti sono la digestione e l’assorbimento.
Digerire significa trasformare le macromolecole (proteine, zuccheri, grassi) in molecole
semplici (amminoacidi, monosaccaridi, grassi semplici); queste poi, nella fase
dell’assorbimento, passano nella circolazione sanguigna per raggiungere tutte le cellule
dell’organismo che le useranno per le proprie necessità. [Le macromolecole che ingeriamo
non possono essere utilizzate così come sono perché non sono umane, perciò devono
essere scomposte cosicchè le cellule possano usarne i componenti per sintetizzare le
proprie proteine, i propri zuccheri, i propri grassi]. Ovviamente, nella digestione svolgono
un ruolo fondamentale gli enzimi.
Nella bocca il cibo viene triturato dai denti e
inumidito dalla saliva, che contiene due
enzimi importanti, l’amilasi salivare o
ptialina e il lisozima. L’amilasi salivare inizia
la digestione degli zuccheri; il lisozima
distrugge buona parte dei batteri presenti
negli alimenti.
Dopo aver subito l’azione degli enzimi
salivari, il cibo si trasforma in bolo che,
spinto dalla lingua, passa nella faringe. La
faringe comunica sia con la laringe, che fa
parte delle vie aeree, sia con l’esofago.
Al momento della deglutizione un lembo di tessuto, detto epiglottide, chiude la laringe
cosicchè il bolo passi nell’esofago.
Dopo aver percorso l’esofago, il bolo, attraverso il cardias (valvola che impedisce al bolo di
rifluire verso l’esofago), arriva nello stomaco. Lo stomaco produce il succo gastrico che
contiene pepsina e acido cloridrico; la pepsina agisce sulle proteine, ma può svolgere la
propria azione solo in un ambiente acido, perciò è presente l’acido cloridrico (che, fra
l’altro, contribuisce a uccidere batteri). Poichè la pepsina e l’acido cloridrico potrebbero
danneggiare le pareti interne dello stomaco, queste sono rivestite da muco.
Dopo l’azione della pepsina, il bolo si trasforma in chimo che, attraverso il piloro (valvola
che si trova all’uscita dello stomaco), passa nell’intestino tenue nel quale si distinguono tre
parti: duodèno, digiuno, ìleo.
Nel duodeno vengono riversati i prodotti del pancreas e del fegato.
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L’APPARATO DIGERENTE

Quando lo introduciamo nel nostro organismo, il cibo subisce una serie di trasformazioni che si possono raggruppare in quattro fasi: ingestione, digestione, assorbimento, eliminazione. Queste fasi si susseguono nell’apparato digerente che, in parole povere, non è altro che un canale della lunghezza di circa 10 metri che inizia con la bocca e termina con l’apertura anale; con esso collaborano due organi importanti che sono il pancreas e il fegato. Delle fasi citate prima, le più importanti sono la digestione e l’assorbimento. Digerire significa trasformare le macromolecole (proteine, zuccheri, grassi) in molecole semplici (amminoacidi, monosaccaridi, grassi semplici); queste poi, nella fase dell’assorbimento, passano nella circolazione sanguigna per raggiungere tutte le cellule dell’organismo che le useranno per le proprie necessità. [Le macromolecole che ingeriamo non possono essere utilizzate così come sono perché non sono umane, perciò devono essere scomposte cosicchè le cellule possano usarne i componenti per sintetizzare le proprie proteine, i propri zuccheri, i propri grassi]. Ovviamente, nella digestione svolgono un ruolo fondamentale gli enzimi. Nella bocca il cibo viene triturato dai denti e inumidito dalla saliva, che contiene due enzimi importanti, l’amilasi salivare o ptialina e il lisozima. L’amilasi salivare inizia la digestione degli zuccheri; il lisozima distrugge buona parte dei batteri presenti negli alimenti. Dopo aver subito l’azione degli enzimi salivari, il cibo si trasforma in bolo che, spinto dalla lingua, passa nella faringe. La faringe comunica sia con la laringe, che fa parte delle vie aeree, sia con l’esofago. Al momento della deglutizione un lembo di tessuto, detto epiglottide, chiude la laringe cosicchè il bolo passi nell’esofago. Dopo aver percorso l’esofago, il bolo, attraverso il cardias (valvola che impedisce al bolo di rifluire verso l’esofago), arriva nello stomaco. Lo stomaco produce il succo gastrico che contiene pepsina e acido cloridrico; la pepsina agisce sulle proteine, ma può svolgere la propria azione solo in un ambiente acido, perciò è presente l’acido cloridrico (che, fra l’altro, contribuisce a uccidere batteri). Poichè la pepsina e l’acido cloridrico potrebbero danneggiare le pareti interne dello stomaco, queste sono rivestite da muco. Dopo l’azione della pepsina, il bolo si trasforma in chimo che, attraverso il piloro (valvola che si trova all’uscita dello stomaco), passa nell’intestino tenue nel quale si distinguono tre parti: duodèno, digiuno, ìleo. Nel duodeno vengono riversati i prodotti del pancreas e del fegato.

Il pancreas si trova sotto lo stomaco e produce il succo pancreatico; questo contiene lipasi, che degradano i grassi, un’amilasi che completa l’azione di quella salivare sugli zuccheri e la tripsina che completa l’azione della pepsina sulle proteine. Il fegato produce la bile, sostanza che svolge un’azione emulsionante, cioè è capace di rompere i grassi in goccioline, facilitando, in tal modo, l’azione delle lipasi. La bile viene immagazzinata in una specie di sacchettino detto cistifellea o colecisti. Nel fegato vengono demolite sostanze che possono essere dannose per l’organismo, come farmaci, alcol, grassi, droghe, veleni. Un abuso di tali sostanze può causare malattie del fegato. Ad esempio, un abuso di grassi può causare la steatosi, un abuso di alcol la cirrosi; se il fegato si infiamma subentra l’epatite. Il digiuno e l’ileo producono il succo enterico, i cui enzimi completano la digestione, per cui il chimo si trasforma in chilo; nel chilo sono presenti amminoacidi, monosaccaridi e grassi semplici che devono essere assorbiti. L’assorbimento avviene nel digiuno e nell’ileo, infatti le pareti interne di questi tratti di intestino presentano delle sporgenze dette villi intestinali, ciascuna delle quali presenta altre sporgenze più piccole dette microvilli. All’interno di ciascun villo si trova una fitta rete di capillari sanguigni, cosicchè le molecole ottenute dalla digestione possano passare in circolo per raggiugere tutte le cellule dell’organismo. La presenza dei villi e dei microvilli aumenta notevolmente la superficie di assorbimento che, quindi, risulta rapido ed efficiente. Il chilo, privato delle sostanze nutrienti, contiene acqua, sostanze indigerite, batteri sopravvissuti. Il chilo passa, quindi, nell’intestino crasso nel quale si distinguono tre parti: colon, cieco, retto. L’acqua in esso contenuta viene riassorbita nel colon, il quale, quindi, è responsabile della consistenza delle feci. Nel colon, inoltre, è presente il microbiota intestinale, cioè una massa di batteri (circa 1,5 kg) che vive in simbiosi con noi. Tali batteri, infatti, si nutrono delle sostanze non assorbite e producono vitamine che noi non siamo in grado di produrre. Una volta che l’acqua è stata riassorbita, ciò che resta del chilo passa nel retto e viene eliminato sotto forma di feci. In corrispondenza del passaggio tra intestino tenue e intestino crasso si trova una piccola sporgenza, l’appendice, che si protende dal cieco, la cui funzione non è ancora chiara, infatti sembra non aver alcun ruolo nella digestione; probabilmente, distrugge i batteri sopravvissuti; se si infetta, insorge l’appendicite che ne richiede l’asportazione chirurgica.