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Il documento illustra l'applicazione dei principi contabili e delle logiche di valutazione per la redazione del bilancio di esercizio, con particolare attenzione ai temi della competenza, prudenza, costi di produzione, costi indiretti, costo pieno di produzione, costi pluriennali, ammortamenti, accantonamenti e variazioni di patrimonio netto. Vengono inoltre affrontati argomenti come la determinazione del costo d'acquisto, la rilevazione delle rimanenze e la gestione fiscale.
Tipologia: Appunti
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Le valutazioni di Bilancio
Bilancio formato da due classi di valori:
Esempio 1. Acquisto di Merci 1000 unità; Prezzo Unitario di € 2,00 – Vendita di Merci 800 unità; Prezzo Unitario di € 3,00. Costi: € 2000,00 – Ricavi: € 2400,00. Il bilancio riporta una comparazione tra costi per 1000 unità e ricavi per 800. E il valore delle 200 unità? La scrittura di fine esercizio pone il problema di valutazione. Le scritture contabili di fine esercizio nascondono un problema di attribuzione di valore.
Logiche e fondamenti dei criteri di valutazione: Logica Economica. Predisporre il bilancio secondo il principio della competenza economica , non vincolato da criteri di tutela e garanzia. Esempio 2. Si hanno titoli in rimanenza finale non venduti. Costo: € 1000,00 - Prezzo di Mercato: € 1200,00. Quale valore attribuire alle rimanenze? Si rimane al prezzo di acquisto o si valuta il prezzo di uscita di quei titoli? La logica economica valuta € 1200,00, perché la competenza economica vuol dire riflettere in bilancio costi e ricavi tra loro economicamente correlati, manifestati nell’esercizio. La logica , non scelta dal C.C., è preferibile nelle imprese per redigere bilanci interni che mostrino la dinamica economica e riflettano incrementi e riduzioni di valori intervenuti nell’esercizio. Logica Civilistica. Unisce alla competenza economica il principio della prudenza. Il C.C. parte dall’ informazione al pubblico sull’andamento dell’impresa e fornisce una rappresentazione economica annuale , volta a far conoscere ai terzi: utile o perdita dell’azienda ed entità del patrimonio netto , cioè garanzia che i terzi creditori hanno delle loro ragioni di credito. Nella logica civilistica, rappresentare la garanzia ai terzi vuol dire assumere criteri di valutazione prudenti. Secondo il C.C. la prudenza è la riflessione a bilancio di perdite economiche in corso di formazione, probabili ma non certe & la non iscrizione a bilancio di utili economici in corso di formazione non ancora certi. Esempio 2. Il prezzo di mercato è probabile, ma non certo perché i titoli non sono venduti. Secondo il criterio della prudenza non bisogna iscriverlo a bilancio. Se il prezzo di mercato fosse € 900,00 si ha una perdita economica in corso di formazione. Secondo il principio della prudenza, quando il prezzo di mercato è minore del costo d’acquisto , la perdita economica probabile deve essere riflessa a bilancio. Secondo la logica civilistica, nella concorrenza tra competenza economica e prudenza vince la prudenza. A volte, i due principi confliggono. Esempio 2. Secondo la competenza, bisogna valutare i titoli per € 1200,00 al 31/12; ma la prudenza sostiene di non doverli imputare a bilancio in quanto non sono ancora certi. La logica civilistica è ancorata da norme di legge integrate da principi contabili. Il bilancio pubblico, obbligatorio per legge, deve essere approvato entro 4 mesi dalla chiusura
dell’esercizio, pubblicato in Camera di Commercio e reso disponibile ai terzi che ne sono interessati. Fare un bilancio interno secondo la logica economica o civilistica può portare a risultati economici completamente diversi. Logica Fiscale. Se l’obiettivo della logica economica è la miglior informazione possibile e l’obiettivo della logica civilistica è la garanzia ai terzi, la logica fiscale ha obiettivi di riferimento diversi. Esempio 3. Ricavi per € 1000,00 - Costi per € 800,00. Il risultato ante imposte è € 200,00. Acquisto di impianti per € 1000,00. La quota di ammortamento è € 100,00. Il risultato ante imposte è € 100,00. E se si definisce un periodo di ammortamento di 5 anni, con la quota di ammortamento pari a € 200,00? Il risultato ante imposte è € 0,00. In questo caso, si adattano le valutazioni di bilancio per abbassare il reddito imponibile o per posticipare il pagamento delle imposte. Ciò non va bene alla logica fiscale, che vuole massimizzare il carico fiscale e la certezza delle regole di valutazione.
La logica civilistica è basata sugli articoli 2423 ÷ 2428.
Art. 2423 C.C. Il bilancio è composto da S/P , C/E , nota integrativa (commento contabile) e relazione gestionale (documento discorsivo in cui l’impresa deve indicare l’andamento economico). Il bilancio deve fornire una rappresentazione chiara , veritiera e corretta della situazione patrimoniale , economica , finanziaria. Chiara : legittimità e rispetto delle norme di legge. Attiene al profilo di rappresentazione dei valori. Veritiera & Corretta : attengono all’aspetto delle valutazioni. Il bilancio non può fornire una rappresentazione vera in termini assoluti, ecco perché veritiera e corretta, traduzione di direttiva comunitaria. Art. 2423 bis & Art. 2423 ter C.C. Fissano postulati generali di valutazione e di classificazione dei valori. Le regole generali a cui si devono ispirare le singole voci di bilancio sono: competenza economica , prudenza , costanza di applicazione dei criteri di valutazione e continuità dell’attività d’impresa. La costanza è stata fissata perché per qualche voce di bilancio si può scegliere tra due o più criteri di valutazione. Non è obbligatoria ; se si cambiano i criteri di valutazione è necessario dare una motivazione. La continuità si contrappone all’interruzione dell’attività d’impresa o cessione a terzi. Quando si fanno le valutazioni, ci si basa sull’ipotesi di sviluppo futuro dell’attività. Si iscrivono a bilancio gli ammortamenti perché si immagina di utilizzare le immobilizzazioni per più anni. Tuttavia, in ipotesi di liquidazione o di cessione a terzi, il valore può essere diverso da quello iscritto in precedenza. L’ordinaria continuità vuol dire operare come impresa funzionante. Art. 2426 C.C. Composto da 10 - 12 sottopunti. La prassi contabile ha sviluppato principi applicativi che illustrano operativamente la norma di legge. Si è costituita una
Materie Prime , Merci , Materiali , Semilavorati di Acquisto.
Costo di Acquisto
Comprende costo di base del bene e oneri accessori all’acquisto (trasporto, assicurazioni, noleggi, dazi doganali, imballaggi…), serviti a ottenere la materia prima. Prodotti Finiti, Semilavorati di Produzione, Prodotti in Corso di Lavorazione.
Costo di Produzione
Insieme dei costi sostenuti per ottenere il bene : materie prime, manodopera diretta, energia elettrica, costo di utilizzo dei macchinari, riscaldamento, manutenzione…
Differenza si traduce in:
Esempio 6. Costi Diretti = € 1,50. Formati da Materia Prima A = 1,0; Materia Prima B = 0,2; Manodopera diretta = 0,3. Costi Indiretti = € 100.000,00; per associare questo importo ad ogni singolo prodotto è necessario fare una ripartizione. Due casi: A. L’azienda è mono prodotto ; quindi il Prodotto Unitario = Costi Indiretti / Numero Pezzi. B. L’azienda è pluri prodotto ; due linee di produzione. Come imputare i costi indiretti alle linee di produzione? Con una ripartizione , secondo una logica ragionevole. [50000 pezzi per la linea A & 30000 pezzi per la linea B. € 100000,00 * 5/8 = € 62.500 → costo allocabile al prodotto A.] Quota Parte Unitaria = Costo Indiretto / Numero Pezzi. Ecco il costo di produzione, formato da costi diretti & quota parte ragionevole dei costi indiretti di produzione.
Questo concetto è denominato Costo Pieno di Produzione (Full Cost) che si contrappone alla logica dei costi diretti che considera solo quelli. Ma la norma di legge dice di considerare i costi diretti più una parte ragionevole dei costi indiretti. I costi diversi da quelli di produzione (costi amministrativi, costi di vendita, costi commerciali, costi finanziari…) sono esclusi dalla configurazione , perché la norma di legge ribadisce di non poter considerare oneri che non rientrano con questi prodotti. Si escludono anche gli oneri finanziari, con qualche eccezione. Talvolta , gli oneri finanziari potrebbero essere intesi come oneri relazionati con l’attività di produzione. [Realizzo internamente un impianto ottengo un finanziamento dalla banca. Qualora il finanziamento è relazionato all’acquisto dell’impianto, gli oneri finanziari diventano oneri associati alla realizzazione della produzione e bisogna considerarli nella valorizzazione del bene a magazzino. Situazione infrequente per la realizzazione di prodotti finiti o per l’acquisto di merci, materie prime i cui costi sono abbastanza bassi.]
Crediti Sono il diritto ad una determinata scadenza di ricevere pagamento di una somma. Il credito commerciale nasce dalla vendita di merci o dalla prestazione di servizi; esistono crediti di natura diversa (l’azienda versa soldi allo Stato). Si collocano nell’attivo di S/P. [Art. 2.426 C.C. – 8] I crediti devono essere iscritti in bilancio al loro presunto valore di realizzo. Il punto di partenza è il valore nominale dei crediti, risultante dal bilancio di verifica, ovvero dalle rilevazioni esercizio. Purtroppo, potrebbero capitare casi di inesigibilità , in cui il debitore non paga il credito. Per far fronte a queste situazioni, totali o parziali, note o presunte, il legislatore chiede di stanziare un fondo svalutazione crediti , che riflette questi casi nella redazione del bilancio. Diverse modalità per stabilire l’ammontare dei crediti non riscossi:
Valore nominale → € 100.000, a) Debitore Fallito. = Credito € 20.000 → 100% b) Debitore in Procedura Concorsuale (fallimento, procedure che soddisfano il creditore con la vendita di beni o attività dell’azienda). = Credito € 10.000 → 60% c) Contenzioso con clienti (clienti non riconoscono il valore del servizio). = Credito € 10.000 → 30% d) Crediti scaduti con scadenza maggiore 6 mesi. = Credito € 10.000 → 20% e) Crediti scaduti con scadenza compresa 0 e 6 mesi. = Credito € 10.000 → 10% f) Crediti in Bonis (crediti non ancora scaduti). = Credito € 40.000 → 1% 20.000 + 6.000 + 3.000 + 2.000 + 1.000 + 400 = € 32.400,00. Al 31/12/n si fa una scrittura di assestamento → Accantonamento Fondo Svalutazione Crediti (reddituale) a Fondo Svalutazione Crediti per € 32.400,00. Il fondo non va iscritto in bilancio , perché i crediti devono essere esposti al netto del fondo. L’articolo 106 del T.U.I.R. ribadisce che in ogni periodo di imposta, le svalutazioni sono ammesse in deduzione nel limite dello 0,5% del valore nominale dei crediti [100.000,00 * 0,5%].
Poste in Valuta Quando ci sono operazioni con aziende al di fuori dell’area Euro , si pone il problema delle poste in valuta, perché il C.C. stabilisce che il bilancio si redige in Euro. Acquisto di materie prime il 03/05/n per $ 14.000. Il tasso di cambio € / $ nel giorno in cui effettuo l’operazione (data fattura) è 1,4. $ 14.000 / 1,4 = 10.000 €. Se al 31/12/n il debito è ancora aperto, l’articolo 2426 C.C. (punto 8 bis) chiede , rispettivamente alle poste di bilancio iscritte nell’attivo circolante, di esprimere le grandezze al tasso di cambio del 31/12/n. È probabile che il tasso di cambio sia diverso e quindi, il debito pari a € 10.000 abbia un valore diverso. Se il tasso aumenta [da 1,4 a 1,5] il valore del debito sarà più basso ; se diminuisce [da 1,4 a 1,3] il valore del debito sarà più alto. Nel primo caso si realizza un utile su cambi ; nel secondo una perdita su cambi. L’importo, determinato al 31/12/n, deve essere iscritto nel C/E, alla voce C 17 bis.
bene parteciperà al processo produttivo. [Il valore di iscrizione è pari a € 123.000; l’amministratore ritiene che l’immobilizzazione abbia durata economica pari a 10 anni. La quota di ammortamento è pari a € 12.300. Se nel primo anno acquisto il bene ad ottobre → € 12.300 / 12 e moltiplico la quota mensile per il numero di mesi.] Questa fase andrebbe ripetuta ogni fine anno, perché nel tempo le cose possono cambiare. In realtà, non è l’amministratore a guidare le scelte di bilancio , ma la logica fiscale. L’articolo 102 del T.U.I.R. afferma che il bene va ammortizzato secondo una % ribadita dallo Stato. I beni che hanno vita utile indefinita non dovrebbero essere ammortizzati (i terreni non si ammortizzano mai, ma il fabbricato che insiste sul terreno sì). Il fabbricato civile non è frequentemente ammortizzato , perché il valore da ammortizzare sarebbe: valore di iscrizione iniziale – valore di presunto realizzo futuro del bene. [In genere lo si ammortizza al valore iniziale, ma siccome il fabbricato civile si rivende tra tanti anni, il valore di presunto realizzo sarà più alto; quindi lo si rivenderà ad un prezzo più alto.] Ciò non vale per il fabbricato industriale , frequentemente ammortizzato , perché può cambiare appetibilità, tecnologie, condizioni fisico tecniche. Vita utile → si guarda il minore tra durata fisico - tecnica e durata economica. La durata fisico - tecnica dipende dalle caratteristiche tecniche del bene (intensità di utilizzo…); la durata economica dipende dall’evoluzione tecnologica e da altri fattori. L’alternativa all’ammortamento a quote costanti è l’ ammortamento a quote decrescenti , in cui nei primi anni si utilizza di più un bene e poi di meno. L’ammortamento esprime un processo di riduzione di valore, legato al consumo del bene. In alcuni casi, la riduzione del valore del bene , straordinaria, potrebbe essere più forte rispetto a quella espressa nell’ordinario processo di ammortamento. Si verificano perdite rilevanti e permanenti di valore, tale per cui si immagina, nella vita utile, che il valore recuperabile del bene sia minore del valore netto contabile. [Continuo ad usare quel bene, ma, in relazione all’andamento del mercato di prodotti finiti, il prodotto finito che ottengono con quello stabilimento non ha più mercato.] Oppure si verificano fattori legati a normative (non utilizzo più l’impianto perché non rispetta la normativa ambientale). In queste situazioni, è necessario effettuare un ammortamento straordinario : svalutazione per perdite permanenti di valore. Alcune immobilizzazioni potrebbero essere sottoposte a manutenzioni , ordinarie o straordinarie, effettuate dall’azienda su beni di proprietà o su beni in affitto (leasing). o Manutenzioni ordinarie mantengono l’originaria efficienza dell’immobilizzazione. [Stimo che il macchinario abbia vita utile di 10 anni, ma ogni anno intervengo sulla manutenzione, perché mantenga la caratteristica di durare 10 anni.] Questi interventi non modificano le caratteristiche generali del bene e sono costi di C/E , sia su immobilizzazioni di proprietà , sia su immobilizzazioni di terzi. o Manutenzioni straordinarie migliorano sull’efficienza e generano utilità economica negli anni successivi , per cui l’immobilizzazione acquisisce altri anni di vita o aumenta la capacità produttiva. Queste manutenzioni possono essere capitalizzate nello S/P ed ammortizzate lungo il periodo che segue l’ammortamento del bene. La manutenzione, però, parte dopo l’acquisto del bene. [Acquisto un bene a € 100.000 che ammortizzo in 10 anni; oggi sono a metà vita utile e faccio una manutenzione straordinaria di € 30.000. Ammortizzo al 20% la manutenzione, lungo il periodo di vita utile residua (da oggi per i prossimi 5 anni).] La manutenzione straordinaria può portare ad una revisione del periodo di ammortamento. Un intervento che modifica parti strutturali dell’impianto può allungare la vita utile.
Per i beni di cui l’azienda è proprietaria, il valore della manutenzione straordinaria aumenta il valore dell’immobilizzazione scritto nel S/P. Per i beni di cui l’azienda non è proprietaria, si fa una distinzione. Se la manutenzione straordinaria non è un bene autonomo , si aumenta , attraverso la manutenzione, il valore del bene , che sarà iscritto nella voce “Altre immobilizzazioni immateriali”. [Nelle auto aziendali in leasing inserisco un motore più potente che da solo non serve a nulla.] Se la manutenzione straordinaria è un bene autonomo , la spesa va indicata nell’apposita voce (immobilizzazione materiale). Per capire il periodo di ammortamento di una manutenzione straordinaria su beni di terzi, si prende il minore tra vita utile del bene e durata del contratto di affitto. Contributo in conto impianti → Erogato dallo stato o da altri enti alle imprese , ha scopo di acquistare o costruire in economia immobilizzazioni materiali. È commisurato al costo delle immobilizzazioni cui si riferisce. Civilisticamente si vuole che il contributo venga imputato al C/E nel rispetto della vita utile del bene. Due tecniche di contabilizzazione previste dal principio 16, entrambe valide, senza che l’una sia preferita all’altra. 1) Imputare l’intero contributo al C/E , in voce A5 , e riscontarlo fino al periodo di ammortamento del bene cui si riferisce. [Acquisto cespite € 100.000; vita utile 10 anni. Nello stesso anno erogato contributo di € 20.000, che si spalma lungo gli anni di ammortamento del bene. Alla voce A5 di C/E ho € 20.000, ma a fine anno scrittura di rettifica: Contributo in Conto Impianti a Risconto Passivo per € 2.000. € 20.000 / 10 (anni) = € 2.000.] 2) Portare il contributo a riduzione del valore del bene. [ Contributo in Conto Impianti a Macchinario per € 80.000. Ogni anno si ammortizzano € 80.000.] È un ricavo straordinario.
Immobilizzazioni Immateriali Il principio contabile identifica tre classi di immobilizzazioni immateriali:
integrativa. [L’articolo 2424 bis del C.C. vuole che gli investimenti in società controllate (quota maggiore od uguale al 50% per avere un controllo sull’assemblea ordinaria) o collegate (almeno il 20% dei diritti di voto) siano durevoli. È una presunzione relativa.] L’ attività finanziaria con ottica speculativa ha criteri valutativi che replicano quelli delle rimanenze di beni , al punto che l’articolo di riferimento è lo stesso (2426 - punti 9 e 10), con alcune differenze col principio contabile 20. La regola valutativa di base delle attività finanziarie di breve termine è il minore tra valore di costo e valore di mercato. [Costo d’acquisto, comprensivo di oneri accessori (commissioni bancarie, fissati bollati, consulenze notarili…) che, in quanto connessi all’investimento, vanno nello S/P.] La norma legge accetta diverse logiche di determinazione del costo d’acquisto : LIFO, FIFO, COSTO MEDIO. Esempio. Quantità in rimanenza finale di 10.000 pezzi. Atti d’acquisto: Lotto Quantità Prezzo Unitario 1 8.000 100 2 6.000 101 3 10.000 102 4 6.000 103
Qual è il valore di iscrizione a bilancio delle rimanenze? a. COSTO MEDIO → La logica deriva dalla quantità , moltiplicata con i rispettivi prezzi unitari [8.000 * 100 + 6.000 * 101 + 10.000 * 102 + 6.000 * 103 / 30.000 = 101, (Costo Medio Unitario); 10.000 * 101,47 = 1.014.700 (Costo Medio Ponderato d’Acquisto, in cui si considerano gli acquisti reali dell’anno; Costo Medio Ponderato di Periodo se si considerano nella media le rimanenze iniziali)]. b. LIFO → L’ultimo ad entrare è il primo ad uscire. La rimanenza è valutata partendo dai lotti più antichi , fino a quando si raggiunge il numero di pezzi in rimanenza [8.000 * 100 + 2.000 * 101 = 800.000 + 202.000 = 1.002.000]. c. FIFO → Il primo ad entrare è il primo ad uscire. La rimanenza è valutata partendo dai lotti più recenti , fino a quando si raggiunge il numero di pezzi in rimanenza. [6.000 * 103 + 4.000 * 102 = 618.000 + 408.000 = 1.026.000]. Il preferibile dal punto di vista patrimoniale è il FIFO , più ancorato ai valori correnti. Il preferibile dal punto di vista reddituale è il LIFO , migliore anche in termini di prudenza, in quanto valuta meno i beni a magazzino. Nell’esempio, siccome il prezzo unitario è aumentato, il FIFO è maggiore del LIFO. Le aziende scelgono un criterio e lo mantengono costante, salvo casi eccezionali che andranno spiegati nella nota integrativa unitariamente agli effetti sul bilancio. Il valore di mercato è definito dal C.C. come valore presumibile di vendita al termine dell’esercizio. Per stimare questo valore, si guarda il prezzo medio dell’ultimo mese dell’esercizio. Quando il titolo in rimanenza è quotato , ci sono acquisti e vendite presso borse valori che hanno diversi gradi di ufficialità. Quando il titolo in rimanenza non è quotato , il valore di presunto realizzo deve essere determinato secondo un’analisi attenta delle condizioni economiche dell’emittente il titolo (utile o perdita della società, aumenti o diminuzioni del fatturato, del risultato operativo…). Nell’anno n acquisto titoli a € 100. A dicembre dell’anno n + 1 il valore medio di mercato è € 90; effettuo la svalutazione. Nell’anno n + 2 ho in rimanenza i titoli dell’attivo circolante; il valore di mercato è € 110. Le ragioni di una svalutazione potrebbero , negli
anni successivi, venire meno. Secondo il principio contabile non si può mantenere il valore di mercato dell’anno precedente , perché rischia di conservare un valore incoerente con le situazioni attuali. Si effettua una rivalutazione (ripristino di valore), rispettando il limite massimo del costo storico (se si supera il costo storico la rivalutazione non sarebbe ammessa dalla prudenza). Il valore netto contabile nell’anno n + 2 è € 90. Rivaluto di € 10, ritornando a € 100. Se, nell’anno x + 2, il valore di mercato fosse stato di € 97, avrei rivaluto a € 97, non a € 100. Il “tetto” è costituito dal valore di costo.
Detenzione Permanente. Le attività finanziarie immobilizzate sono le partecipazioni , cioè investimenti in azioni in società controllate (quote maggiori del 50%) e in società collegate (quote minori del 50%, ma superiori al 20%). Principio contabile e C.C. vogliono la classificazione delle azioni come immobilizzazioni finanziare , se l’intenzione di detenzione è durevole. Quest’ipotesi si presume in investimenti in società controllate o collegate. Si possono classificare nelle immobilizzazioni finanziarie anche partecipazioni del 5 – 10%; è una presunzione relativa e vale prova contraria. Le attività finanziarie immobilizzate possono essere anche obbligazioni , titoli di stato ed altri strumenti finanziari. L’iscrizione delle due classi (azioni ed obbligazioni) in bilancio può essere effettuata attraverso un criterio generale ed un criterio opzionale. Per entrambe le classi si può utilizzare il criterio del costo rettificato. L’ iscrizione di base è effettuata al costo di acquisto , comprensivo di oneri accessori , rettificato al ribasso in caso di perdite permanenti di valore. Acquisto nell’anno n 100.000 titoli a € 100, con obiettivo di detenzione durevole. A dicembre dell’anno n + 1, il valore di mercato è €
Esempio.
Costi Ricavi Materie Prime 2.000 Vendita di Beni 14. Costo del Lavoro 2.000 Plusvalenze 1. Ammortamenti 1.500 Interessi Attivi 500 Svalutazione Crediti 1.000 Affitti Attivi 500 Accant. a Fondo Rischi 500 Servizi Vari 5. Costi per Manutenzioni 500 Totale 12.500 Totale 16.
16.000 – 12.500 = 3.500 → R.A.I., base per il calcolo del reddito imponibile. Dopodiché si calcolano variazioni in aumento e variazioni in diminuzione , da cui si ottiene il risultato imponibile. Per le voci stimate , il legislatore fissa regole fiscali improntate a definire limiti massimi di deduzione. Costo di Svalutazione dei Crediti → al massimo 0,5% dei crediti al 31/12/n. [Crediti per € 1.000 deduco costi di svalutazione per € 5. Esempio. A S/P ci sono crediti per € 100.000. Si confronta la svalutazione civilistica (€ 1.000) e la svalutazione massima fiscale (0,5% * 100.000 = € 500). Se la svalutazione civilistica è maggiore del limite massimo fiscale , una parte non è deducibile (€ 1.000 – € 500 = € 500) e rappresenta una variazione in aumento ai fini fiscali. Iscrivo nel C/E la svalutazione più elevata di quella consentita. Ammortamenti → il legislatore fiscale fissa , per tipologie di beni e per settori merceologici , aliquote di ammortamento massime. Esempio. A S/P ci sono impianti e macchinari per € 15.000, già esistenti all’01/01, su cui civilisticamente l’aliquota è del 10%. Nella tabella ministeriale, l’aliquota massima fiscale degli ammortamenti è dell’8%. Ammortamento civilistico = € 1.500; limite massimo fiscale = € 1.200. Se l’ammortamento civilistico è maggiore del limite massimo fiscale , una parte non è deducibile (€ 300) e rappresenta una variazione in aumento ai fini fiscali. Se aliquota fiscale fosse stata del 12% = iscrivo € 1.500 (10%) in dichiarazione dei redditi (e l’ammortamento è massimo) oppure iscrivo € 1.800 (12%) nel C/E. Plusvalenze → il legislatore fiscale fissa due opzioni : effettuare la tassazione al 100% nell’esercizio in cui si realizza ; effettuare la tassazione in quote costanti in 5 anni. Esempio. A C/E c’è una plusvalenza per € 1.000. Nell’ anno n è tassata per € 200 e si ha una variazione in diminuzione di € - 800 che si toglie dai ricavi di C/E. Negli anni successivi , la società ha una variazione in aumento di € 200. È un rinvio di tassazione in 5 anni. Accantonamenti → il legislatore fiscale fissa un limite di deduzione pari allo 0% su tutti gli accantonamenti. La deduzione si farà quando il costo diventerà certo. L’ unica eccezione è rappresentata dal TFR , che ha un importo chiaro e definito. Esempio. A C/E ci sono accantonamenti a fondo rischi per € 500. Si effettua una variazione in aumento di € 500. Reddito Imponibile = € 4.000 [3.500 + 1.300 (in aumento) – 800 (in diminuzione)]. Imposte sul Reddito = IRES (Imposta Reddito delle Società), che ha aliquota del 27,5%. [27,5% * € 4.000 = € 1.100] Tassa la ricchezza netta prodotta nell’anno. IRAP (Imposta Reddito Attività Produttive), il cui flusso va alle regioni , ha aliquota di base indicata dal TUIR pari al 4,25%; tuttavia può variare regione per regione. Tassa il R.A.I. ,
dove non sono deducibili le voci finanziarie (tra cui gli interessi passivi e gli interessi attivi che non vengono tassati) ed il costo del lavoro. Ha base imponibile uguale alla base imponibile dell’IRES. [4.000 (base imponibile IRAP) + 2.000 (costo del lavoro) + 0 (oneri finanziari) – 500 (interessi attivi) = 5.500 * 4,25% = € 234] La somma è un’Imposta Corrente, che si liquida nell’anno n + 1. A giugno e a novembre dell’anno n si pagano primo e secondo acconto, su base storica. [Si suppone che l’imposta del 2009 è di € 1.000. Nel 2010, tra primo e secondo acconto, si paga il 98%; il saldo lo si paga nel 2011.] Imposta Corrente a Debiti Tributari , che si pagano nell’anno n + 1. È probabile che a giugno e a novembre dell’anno n si hanno due scritture d’acconto imposte: Acconto d’Imposta a Banca x C/C.
Imposte Differite Sulla plusvalenza si effettua una variazione in diminuzione nel primo anno e quattro variazioni in aumento negli anni successivi per pari importo, anche se il bilancio si chiude in pareggio (reddito 0). Una variazione in diminuzione oggi vuol dire un’uscita monetaria futura, di competenza nell’esercizio in cui si realizza la plusvalenza. Ciò origina un fondo per rischi e oneri , chiamato imposte differite. Si possono avere due situazioni:
Analisi di Bilancio Il C.C., per effettuare l’analisi di bilancio, fornisce due modelli numerici (S/P e C/E) e due tavole discorsive (nota integrativa, che riflette informazioni contabili e relazione delle notizie qualitative gestionali).
La raffinazione dell’analisi dipende dall’analista. Se interno, raffina l’analisi perché dispone di informazioni; se esterno, si basa su bilanci ed informazioni di nota integrativa. Con la struttura patrimoniale si giudica l’azienda in termini di flessibilità e rigidità. Un’azienda rigida ha un elevato attivo fisso ed è rischiosa , in quanto non riesce a far fronte ad eventuali pagamenti imprevisti. Un’azienda flessibile ha un elevato attivo corrente. La riclassificazione in logica finanziaria permette di effettuare una stima preliminare. L’equilibrio patrimoniale finanziario è valorizzato dagli indici di bilancio , che approfondiscono la situazione di equilibrio tra attivo e passivo. Sono rapporti tra valori utilizzati per valutare solidità e liquidità.
Esempio.
Attività Passività e Netto o Attivo a Breve = 1.
o Passivo a Breve = 800
Totale Attività = 2.000 Totale Passività e Netto = 2.
Indici di Liquidità Capacità dell’azienda di far fronte agli impegni di breve termine. Un’azienda liquida riesce , con l’attivo a breve, a coprire il passivo a breve e non è rischiosa. Quoziente di Disponibilità = Attivo a Breve / Passivo a Breve ; Se il risultato è significativamente minore di 1, la situazione aziendale è critica. Quoziente di Liquidità = (Liquidità Immediate + Liquidità Differite) / Passivo a Breve ; Se il risultato è minore di 1 e peggiora nel tempo, l’andamento aziendale è negativo. Margine di Tesoreria = (Liquidità Immediate + Liquidità Differite) – Passivo a Breve ; Se negativo, individua la dimensione assoluta del possibile deficit di cassa. Se positivo, esprime un surplus di tesoreria ed un livello di sicurezza dell’attività finanziaria. Capitale Circolante Netto = Attivo a Breve – Passivo a Breve ; Una liquidità negativa evoca problemi di gestione finanziaria che si ripercuoto sugli oneri finanziari. In caso di gravi problemi di liquidità è necessario apportare risorse per far fronte agli impegni di breve.
Indici di Solidità Capacità dell’azienda di far fronte agli impegni di medio - lungo. Un’azienda solida riesce a far fronte agli impegni del medio - lungo. Rapporto di Indebitamento = (Passivo a Breve + Passivo a Medio - Lungo) / P. N. ; Esprime il profilo di rischio: più è alto, più si è a rischio con la propria autonomia. [1 – 1, = Ottima Salute; 2 – 3 = Indice Fisiologico; 5 – 6 – 7 – 8 – 9 = Grave] Più un’azienda è indebitata, maggiore è il grado di dipendenza verso capitali di prestito e minore è la solidità patrimoniale. Il passivo è spesso distinguibile in mezzi di terzi onerosi (debiti nei confronti del sistema bancario, produttivi d’interessi) e mezzi di terzi non onerosi (debiti commerciali, che generalmente non producono interessi). Grado di Copertura delle Immobilizzazioni Capitale Investito = Patrimonio Netto / Attivo Fisso ;
Se maggiore di 1, l’attivo fisso è coperto dal patrimonio netto; se minore di 1, è sintomatico di problemi gestionali.
Conto Economico. L’analisi gestionale del C/E vuole capire natura e formazione del risultato economico , al fine di cogliere la qualità del risultato. Si riclassificano i dati con schema scalare. Dal punto di vista dei contenuti, si identificano cinque aree gestionali : Gestione Caratteristica → insieme di costi e ricavi che rappresentano il business primario dell’azienda. Gestione Accessoria (Patrimoniale) → area di business che ha ripetitività , ma non è straordinaria. Si affianca alla gestione caratteristica per far conseguire flussi di reddito differenziali (interessi attivi, dividendi, utili o perdite su partecipazioni, fitti attivi). Siccome sono attività connesse al patrimonio, speso è chiamata gestione patrimoniale. Gestione Finanziaria → debiti legati alla struttura patrimoniale finanziaria che fanno nascere oneri finanziari. Non derivano da scelte operative, ma di finanziamento. Gestione Straordinaria → operazioni non ripetitive , estranee alla gestione tipica aziendale (plusvalenze, minusvalenze, proventi o oneri da cessione partecipazioni, sopravvenienze…). Gestione Fiscale → voci di costo legate ad imposte sui redditi.
Ricavi Netti di Vendita
- Costo del Venduto : Acquisti di Materie Prime ,^ Componenti ,^ Servizi ; Canoni Passivi ; Costo del lavoro:^ Stipendi ,^ Contributi ,^ Quote TFR ,^ Emolumenti ; Ammortamenti di Immobilizzazioni Materiali ed Immateriali ; Premi Assicurativi ; Perdite su Crediti ; Incremento Impianti (Immobilizzazioni Prodotte Internamente); ± Variazione Rimanenze (Rimanenze Finali – Rimanenze Iniziali); = Reddito Operativo della Gestione Caratteristica ± Proventi Netti della Gestione Accessoria : + Interessi Attivi ; ± Dividendi , Guadagni e Perdite su Azioni ; + Fitti Attivi ; **= Reddito Operativo
La gestione caratteristica contiene tre tipi di classificazione dei costi : a) Classificazione per Funzione → separa i costi in funzione della loro utilità. Si distinguono tre tipi di costi: industriali, commerciali ed amministrativi. I Costi Industriali
cassa. Sono: operazioni sul capitale (aumento di capitale), sul patrimonio netto (aumento o riduzione di capitale), pagamento di dividendi , investimenti e disinvestimenti , cessioni.
Esempio. Conto Economico Ricavi Netti di Vendita = 10.
- Costo del Venduto : Acquisti di Materie Prime = 3. Costo del lavoro = 2. Servizi = 1. Ammortamenti = 1. Accantonamenti = 500 = Reddito Operativo = 2. - Oneri della Gestione Finanziaria : Interessi Passivi = 800 = Risultato Lordo di Competenza = 1. ± Componenti di Reddito non di Competenza Straordinari = 200 = Risultato Ante Imposte = 1. - Oneri della Gestione Tributaria : Tributi e Tasse = 400 = Risultato Reddituale Netto = 1.
Stato Patrimoniale Iniziale Attività Passività e Netto o Attivo a Breve = 6.
o Passivo a Breve = 7.
Stato Patrimoniale Finale Attività Passività e Netto o Attivo a Breve = 7.
o Passivo a Breve = 8.
Variazione Risorse Finanziarie: C.C.N. Iniziale = [Attivo a Breve – Passivo a Breve] = 6.500 – 7.000 = - 500;
C.C.N. Finale = [Attivo a Breve – Passivo a Breve] = 7.500 – 8.500 = - 1.000; Delta C.C.N. = [Finale – Iniziale] = - 1.000 - (- 500) = + 500; Delta Liquidità Immediate = [Finale – Iniziale] = - 300 – 500 = - 800;
Costruzione del Rendiconto: sintesi del flusso delle operazioni di gestione corrente e delle operazioni di gestione straordinaria. Interpretare ogni singola operazione in termini di impatto sulla risorsa finanziaria interessata. [ Vendite per € 1.000 con incasso a 60 giorni. In C/E aumentano Ricavi per € 1.000; In S/P aumentano Crediti a Breve per € 1.000; Il C.C.N. varia per € + 1.000. Costo del Lavoro per € 300 con pagamento immediato. In C/E aumenta Costo del Venduto per € 300; In S/P diminuisce la Cassa; Il C.C.N. varia per € – 300 (pagando un costo si ha assorbimento di C.C.N.).] Fonti = operazioni di gestione che determinano operazioni positive sul C.C.N. ; Impieghi = operazioni di gestione che determinano operazioni negative sul C.C.N. ; Tutte le operazioni di gestione incidono sul S/P; alcune, invece, non incidono sul C/E. La cassa considera solo le operazioni di gestione che hanno avuto un impatto effettivo.
Flusso di Gestione Corrente Le operazioni che hanno avuto impatto sulla risorsa finanziaria interessata sono numerose, quindi è inutile guardarle una per una. Si parte dal risultato netto , che non è mai finanziario, e si rettificano le operazioni che non hanno impatto sul C.C.N. ( ammortamenti , accantonamenti a fondi oneri, svalutazioni straordinarie di partecipazioni). Esempio → € 1.500 (ammortamenti + accantonamenti). Siccome sono operazioni ordinarie, si tolgono le operazioni straordinarie perché hanno impatto sul C.C.N. e le si ricomprendono successivamente. Esempio → € 200 (plusvalenza). Esempio → € 1.000 (risultato netto) + € 1.500 (ammortamenti, accantonamenti) – € 200 (plusvalenza) = € 2.300. È il flusso di C.C.N. della gestione corrente. Come passare dal flusso di C.C.N. al flusso di cassa? [Come faccio a sapere il vero incasso su € 10.000 di ricavi? Si considera la variazione dei crediti. Se aumentano non faccio cassa; se diminuiscono faccio più cassa.] Sommando o togliendo le variazioni delle attività e passività a breve che non sono cassa. Esempio → I crediti sono aumentati di € 1.000. Per trasformare il flusso di C.C.N. in flusso di cassa si tolgono gli incrementi di crediti o si sommano le diminuzioni di crediti. Esempio → I fornitori sono aumentati di € 1.200. Per trasformare il flusso di C.C.N. in flusso di cassa si sommano gli incrementi di debiti o si tolgono le diminuzioni di debiti. Esempio → Il magazzino è aumentato per € 500. Per trasformare il flusso di C.C.N. in flusso di cassa si tolgono gli incrementi di magazzino o si sommano le diminuzioni di magazzino. Esempio → 2.300 – 1.000 (Crediti) + 1.200 (Debiti) – 500 = € 2.
Flusso di Gestione Straordinaria Le operazioni incidono sulla dimensione finanziaria , ma non sul C/E. L’ impatto si coglie guardando S/P iniziale e S/P finale più una serie di informazioni tratte dalla nota integrativa. Macroclassi di operazioni: investimento e disinvestimento di immobilizzazioni (incidono sull’attivo fisso), erogazione o rimborso di debiti finanziari (incidono sul passivo a medio - lungo termine), operazioni sul capitale (che incidono sul patrimonio netto).