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Appunti presi a lezione. Anno del corso: 2016/2017. Argomenti: La Commedia dell'Arte, Divine Oscenità.
Tipologia: Appunti
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La società odierna è caratterizzata da due fenomeni a partire dal 1500 ad oggi:
Le due realtà che modificano le civiltà sono:
La novità nasce nel 1545, quando un gruppo di persone inventa la professione dell’attore, vivendo grazie alla recitazione. Nasce così il mercato dello spettacolo, al quale possono aderire per la prima volta tutti, inclusi i più poveri.
MONDO DEI CIARLATANI
Ciarlatano : oggi usato come termine dispregiativo nei confronti dei politici o dei venditori loschi; cercano sempre di convincere e ingannare gli altri attraverso il parlare. Il ciarlatano è colui che sa “ciarlare bene”dal toscano antico e cioè esprimersi in maniera affascinante. Nel Medioevo erano affiancati da altre figure che facevano piccoli spettacoli, acrobazie e giochi.
Hanno qualcosa in comune con i medici: vendevano medicine nelle piazze per trarne un guadagno. Si spacciavano per coloro che detenevano “l’elisir della vita”. Tra i medici del tempo e i ciarlatani nel corso dei secoli c’è sempre stata una specie di guerra, poiché i ciarlatani caricaturavano continuamente i medici ufficiali, che essendo più potenti socialmente influenzavano i governi a mettere dei divieti di vendita sui medicinali che i ciarlatani vendevano nelle piazze. Con i ciarlatani nasce l’erboristeria.
ESEMPI DI CIARLATANI
Ruteboeuf
Era un poeta del XII secolo, e fu la prima testimonianza scritta. Il ciarlatano va sulla piazza e assicura il pubblico di non volerlo truffare. Si presenta come un medico: comincia a parlare dei suoi viaggi, nominando posti esotici per attirare l’attenzione della gente. Dice di essersi spinto ad Oriente, fino alle terre dove il prete Gianni aveva combattuto. Qui ha raccolto diverse gemme curative; dice inoltre di aver incontrato il Signore del Cairo dal quale ha imparato tutte le pratiche della medicina. In seguito spiega le sue ricette contro gli emorroidi e mal di denti utilizzando giochi di parole. Dice di essere allievo di Madame Trote (in realtà Trotula) de Salerne, una grande scienziata dei tempi. Insegnava nella scuola medica di Salerno, a quell’epoca la più prestigiosa d’Europa. Dunque, questo ciarlatano dichiara che tra lui e questa signora ci sarebbe stato un rapporto di devozione (cavaliere e dama). In realtà la signora era dell’undicesimo secolo, ed è dunque un’invenzione.
Secondo la sua teoria, ha ricevuto da questa signora un insegnamento, e cioè di portare in giro per il mondo un rimedio, che dovrà vendere ad un prezzo che lei stessa gli indicherà. Ad esempio a Parigi 1 franco, a Londra 1 sterlina ecc.
Di lì a poco dirà il prezzo e il nome di questa erba, che è contro i vermi dei bambini -> artemisia cina: componente essenziale di una medicina semen contra (seme contro i vermi), è un estratto vegetale usato ancora oggi in farmacia. Questo ciarlatano non è affatto un imbroglione, lui vende ad un prezzo moderato un rimedio sicuro che serve soltanto per un malessere ben preciso. È un rimedio pediatrico.
Esalta sé stesso come medico, ma in realtà prende solamente in giro, ma non è nemmeno un truffatore. Quindi lo scrittore ha scoperto che questa gente non si limita a parlare al pubblico, ma creano una sorta di spettacolo e ha voluto dare questo compito al suo personaggio, al ciarlatano.
Viene fatta un’operazione psicologica sul pubblico, per sollevare lo spirito in un’epoca povera e piena di problemi.
Si ha il sospetto che lo scrittore abbia preso l’idea da un decreto, per prendere le difese di coloro che vendevano medicine nelle piazze e non potevano. Si tratta del primo libro in cui c’è la presenza di ciarlatani. Si hanno le prove che questa opera ebbe un grande successo: tra il 1270 e il 1300 troviamo due manoscritti poetici i quali nascono dalla volontà di riprodurre il monologo di un ciarlatano, come fece Ruteboeuf.
Nell’altra opera il protagonista si spaccia per un dottore di Salerno, non più allievo. Dice di aver insegnato nell’università di Montpellier. Si tratta solo di vanterie inventate.
La ricetta del rimedio è simile a quella del ciarlatano.
d’Abbruzzi, dove gli uomini e le femmine vanno in zoccoli per i monti. Finalmente arriva nelle Sante Terre, dal patriarca di Gerusalemme, dove si inizia a parlare dell’ordine di Sant’Antonio. Coloro che vendevano indulgenze dovevano rifarsi a questo ordine (frati di Sant’Antonio – frati di cui non si sapeva bene l’appartenenza, e di conseguenza anche i frati più seri e sinceri goderono di una pessima pubblicità).
La scena madre della novella è il momento in cui dovrà far vedere agli spettatori queste reliquie impossibili, e una di queste è la penna dell’angelo Gabriele, si accorge della presenza del carbone e deve cavarsela senza fare una brutta figura. Dice di averla in una piccola cassetta, e un’altra così simile dove mette i carboni dei residui dove fu bruciato San Lorenzo (uno dei primi martiri). La grande abilità è quella di aver saputo rovesciare la beffa che gli era stata fatta. Dice di averle scambiate. Ma tutto questo solo per volontà di Dio, poiché qualche giorno dopo sarebbe stato il giorno di San Lorenzo, ed è dunque un “invito” per aderire alla fede.
Questi personaggi come frate Cipolla si chiamano cerretani. Molte volte i ciarlatani vengono confusi con i cerretani. Il mondo dei cerretani era molto importante nella società di quell’epoca, ma nel 1973 Piero Camporesi, cerca di darne una definizione chiara. Fa un elenco delle attività che venivano raccolte sotto il nome di cerretani, e si trattava di falsi questuanti, erano poveri che recitavano, che si inventavano storie come quella di aver partecipato alle crociate, solo per avere qualche soldo in più. C’erano delle finte ferite, infette, per ingannare. Queste persone facevano parte di vere e proprie bande organizzate che si riconoscevano per i trucchi simili e parlavano in un gergo chiuso, di cui si sono conservati anche dei dizionari. C’erano persone che si spacciavano per epilettici, e si chiamavano burattini perché si muovevano a scatti. Tutto questo per far appello alla carità del prossimo, che a quell’epoca era quasi un’imposizione.
I questuanti avevano il compito di studiare delle vere e proprie commedie e recitarle in piazza facendo concorrenza ai ciarlatani.
Ogni gruppo aveva un proprio nome che ad oggi vengono usati per ‘insultare’ qualcuno, all’epoca non erano insulti, ad esempio ‘burattino’, ma indicavano la precisa tecnica con la quale il rispettivo gruppo si esibiva.
I cerretani erano per lo più uomini di religione, Camporesi dice che Spoleto (piccolo ducato umbro all’epoca) era famoso per la presenza di cerri, querce. Secondo una tradizione malvagia, da questo borgo sarebbero usciti i cerretani, il villaggio che ha dato il nome a questi ingannatori. Alla fine del Quattrocento Teseo Pini ha cercato di spiegare come fossero organizzati i cerretani: la loro confraternita sarebbe derivata da una setta sacerdotale arroccata nella Val di Nera (dove si trova Cerreto di Spoleto). Paganesimo : religione di chi abita i palchi (paesini in montagna).
Si dice che l’ultima roccaforte a cadere sotto il dominio cristiano è stato proprio Cerreto di Spoleto. La leggenda vuole che i falsi preti sarebbero dei discendenti del paganesimo che continuano sotto finte spoglie la loro opera contro il cristianesimo. Negli archivi di Spoleto, è stata trovata una quantità enorme di documenti falsi, quelli che i cerretani portavano in giro per compiere il loro lavoro da questuanti. Chi aveva questo tipo di documento veniva chiamato cerretano più che altro per la provenienza del documento (Cerreto) e non per il lavoro che svolgeva. Questo mondo non ospitava soltanto truffatori, ma anche ribelli della religione, per esempio gli eretici. I francescani spirituali, vennero dichiarati eretici della chiesa nel 1300, invitavano la gente alla rivoluzione sociale e religiosa. Giravano dentro al mondo dei cerretani, pagavano per nascondersi tra loro ma anche per comunicare le loro idee apertamente.
Vi sono anche le farse popolari francesi, Farsa nuova e molto gioiosa di un frate del perdono, di un venditore di teriaca e l’ostessa : frate del perdono perché andavano in giro mostrando indulgenze e i cosiddetti ‘pardon’ (reliquie); il venditore di teriaca è un ciarlatano, (un anti veleno contro i morsi del serpente); l’ostessa gestisce un’osteria del paese, all’epoca non era solo una specie di bar, ma anche un albergo dove alloggiano vagabondi., che erano costretti a viaggiare in continuazione perché non potevano fare gli stessi scherzi ripetutamente in uno stesso posto.
Un divertente pezzo di teatro, ci svela una situazione in cui siamo a un crocicchio (incrocio di più strade) e un tizio si ferma si sistema e inizia a rivolgersi ai passanti catturando la loro attenzione. Il frate inizia il suo discorso: “Sante parole di pace abbiano dimora tra di voi! Grazie alle sante reliquie che si trovano qui dentro”. Si tratta del contenitore delle reliquie. Inizia a spiegare a chi appartengano le reliquie, perché la gente ha bisogno del racconto, di sentirsi dire che i miracoli siano veramente accaduti. Il frate cerca innanzitutto di tranquillizzare gli spettatori, dicendo che è uno che regolarmente passa di lì per offrire il perdono.
Elenca le reliquie: le prime sono un paio di orecchie, uno di un Santo e l’altro di una Santa, rispettivamente di Colligaudio e Santa pelosa. Questo santo era un confesseur (confessore), che ha la figura del primo proto martire.
Il miracolo di cui parla il frate è quello di aver fatto abortire una donna nonostante la gravidanza avanzata e di aver dato la verginità ad un’altra donna. Gli unici argomenti che interessano al frate sono il sesso, il mangiare e il bere. Ma aggiunge : “Credete che siano falsi perdoni?” – “Eccovi qui le indulgenze!”. Mostra i sigilli delle certificazioni ottenute in terra saracena, da Melusina, una fata delle leggende medioevali, una specie di sirena. Per di più cita il nome di un castello di nome francese che sorge in terra saracena (molto improbabile). Tutto questo serve ad arrivare al punto in cui chiede il compenso, e dice : “Cara gente, voi dovrete lasciar perdere tutte le cose che stavate
tira fuori dal suo bagaglio una reliquia dei tempi della Strage degli Innocenti (le loro cuffie), e che secondo lui vale più di un milione in oro. C’è una sua raccomandazione finale del frate, è talmente sacra che non bisogna nemmeno guardarla questa reliquia, e si raccomanda di non aprirla mentre lui e il venditore sono via. La donna apre la reliquia, e si rende conto che dentro non c’è nessuna cuffietta di bambino, bensì un paio di culottes sporche. La donna conclude la farsa rendendosi conto della sua propria ingenuità.
In genere queste farse, risalgono al 1400 – 1500, con autori anonimi non appartenenti alle classi sociali più alte, erano per lo più artigiani e i gruppi di giovani che erano legati al mondo del lavoro, e che creavano delle associazioni giovanili Juventutes.
Ciarlatani e cerretani hanno qualcosa in comune, sono come dei fratelli, perché si occupano di curare i mali della gente. I cerretani provvedono alla salvezza dell’anima, i ciarlatani curano i mali del corpo. Sono entrambi legati al mondo dello spettacolo, capaci di improvvisare, e fare battute brillanti. Per più di un secolo dunque, questi due mondi sono stati facilmente confondibili.
Appartiene sempre al mondo delle farse francesi, un’altra serie di documenti: la figura del ciarlatano diventa all’interno della cultura francese una figura irrinunciabile (1450-1550).
LA FILLE BASTELLIERE – La giovane ciarlatana
Il titolo è LA FILLE BASTELLIERE (da batleur) – La ragazza ciarlatana: il mondo dei ciarlatani ha anche un versante femminile, siamo in un momento storico in cui trovare una donna che lavora è un fatto unico, poiché la società di quel tempo lo vietava, il loro compito era solo quello di curare la casa, fare tessuti, badare ai figli e al marito.
Dal 1500 in poi ci saranno sempre più casi di organizzazioni di donne e uomini, nelle quali il ruolo della donna diventerà costante. Questo brano è il primo esempio in cui compare una donna.
Si tratta di un lungo monologo, accompagnato da una serie di azioni. Questa ragazza, offre alla gente un racconto curioso, che diventa poi sempre più interessante. In un secondo momento tira fuori un cagnolino con cui fa dei giochi. Verso la fine, inizia un altro breve racconto. Viene fuori l’offerta dei medicinali (come l’erborista di Ruteboeuf) e vende medicine vegetali, e servono per il mal di denti e mal di testa (analgesici). Il brano non dice nulla di negativo su questa sua attività. Attira molti ragazzi attorno a lei e infatti lei conta sulla sua bellezza. In ogni spettacolo che un ciarlatano fa al pubblico ci sono sempre 2 temi ricorrenti: uno legato alla necessità del ciarlatano di fare delle garanzie, e l’altro è quello del viaggio verso l’Oriente.
La ciarlatana ha il suo banchetto in piazza su un rialzo, e lei si è messa in piedi su uno sgabellino per parlare e catturare l’attenzione dei passanti. Dice che nonostante la giovane età ha dell’esperienza, dice di aver fatto l’assistente di un ciarlatano, dal quale ha imparato molte cose. Poi dice : “Adesso state ad ascoltare il grande valore, il buon sapere e la cortezza di cui questo mio maestro mi ha portato a conoscenza”. E racconta un episodio che dovrebbe contenere una iniziazione (a sua volta diventa anche lei un’entità indipendente rispetto al maestro); non racconta fantasie. Dice: “Eravamo insieme, passeggiavamo di domenica, alla fine di una messa solenne” e lui disse : “Venite qui, accostatevi, da tanto tempo siete a mio servizio eppure non vi ho ancora impartito i miei insegnamenti più profondi, devo darvi i giusti insegnamenti per come cavare fuori i soldi”. Le manca sapere l’arte del vendere dunque.
Siamo in un momento di farsa, ovviamente lei non svelerà i segreti del ciarlatano. Le dice: “Liberatevi di quanto avete addosso, spogliatevi nuda”. Le parole che seguono sono una parodia: “Appena avrete ricevuto qualcosa che viene dal mio corpo, vi assicuro che sarete in grado di guadagnarvi la vita in qualunque posto voi sarete”. Lei dice: ”Quando mi accorsi che mi stava dando il suo sapere con amore io me lo sono preso con gusto e così sono diventata una brava maestra ciarlatana”. Così lei sfruttava queste storielle osé, per attirare l’attenzione della gente. Come nella storia del teatro giapponese, la dea Uzume si dice, che farà ridere gli Dei, perché faceva una specie di burlesque.
La ragazza ciarlatana lavora con la stessa disinvoltura dell’erborista di Ruteboeuf. Una volta raccontata questa prima storia, la ragazza cambia battute rivolge dosi verso il pubblico, scende dal suo sgabello, prende una bacchetta in mano, fa qualche giro attorno allo sgabello (perché?) poi di colpo tira fuori un cagnolino vestito come un essere umano, con colori che colpiscono il pubblico; lei dice al cane: “Svegliati mala bestia, Svegliati! Bambini, soffiatevi il naso e venite qui a vedere”. Dopo alcuni ordini, risale sullo sgabello e dirà: “Ho qui delle erbe che possono risanarvi il mal di denti e il mal di testa!”.
A questo punto, nello spettacolo sono presenti più personaggi, ciò ha fatto pensare che l’autore/autrice di questa farsa possa davvero appartenere al mondo dei ciarlatani.
Infine, racconta un’altra breve storia, dicendo che in un villaggio, un vecchio uomo andò da lei e le disse che sicuramente le sue erbe erano buone e che vorrebbe ricorrere al loro uso poiché ‘non gli si drizza più’. Lei dice: “Allora io subito, lo prendo e lo massaggio”, lui scoppia a ridere dicendo: “Adesso sì che mia moglie potrà essere contenta!”. Lei è molto brava a fare racconti molto spinti.
che è la patria utopica dove governa il divertimento dello spettacolo. Ma a svelare poi di cosa stanno parlando i 3, è la première femme che dice di essere là per dei ritratti importanti e ne chiede alcuni. Minette dice: “Chi ne vuole alzi un dito” e il batleur aggiunge “costano 700 franchi l’uno” – Minette aggiunge ancora “facciamo 7 soldi dai”.
Il batleur conclude con una battuta, dice che tutti questi personaggi importanti sono degli angeli che cantano in paradiso.
L’ERBOLATO - Un pezzo di Ludovico Ariosto
Il ciarlatano Antonio da Faenza, (Antonio Cittadini) è molto strano, poiché prima di andare in piazza a vendere un suo prodotto, era un medico ufficiale, docente di medicina presso le università di Ferrara e Pisa. Gira per vendere una medicina, un elaborato massimo. Per come parla, mette un po’ di soggezione, si presenta come se fosse un grande filosofo ed esperto di scienza naturale. Usava la nomina di ciarlatano per poter fare i suoi discorsi filosofici. Siamo nel 1500 e inizia ad adattarsi ai tempi più moderni. Il ciarlatano filosofo inizia ad espandere al mondo le proprie idee.
La medicina si chiama ‘eletualio’, che allungava la vita. Niccolò da Lonigo fu il suo ‘maestro’ e fu lui ad inventare questa medicina, che girava solo nei ceti alti. Ludovico Ariosto non credeva nella sua efficacia, ed è per questo che fa questa satira.
Si tratta di un pezzo di retorica, qui il ciarlatano dimostra di essere molto bravo a parlare e di avere anche una notevole cultura. La prima parte del monologo è come un trattato che spiega com’è nata la medicina. Si comincia col considerare la nascita dell’uomo, e Antonio si presenta come un filosofo. La prima sua osservazione è sugli uccelli che possono volare, al contrario l’uomo è costretto a strusciare per terra. Le qualità fisiche dell’uomo non sono proprio al top, e non è fisicamente attrezzato come gli altri animali, ci sono animali che hanno artigli, in più non è che la pelle dell’uomo sia una protezione così forte come quella di certi animali. Dice che non siamo in grado di reggere il paragone con nessuna specie animale. L’uomo è più lento, più debole, ed è soggetto a molte più malattie. L’uomo è vulnerabile.
Si domanda poi perché Dio ha creato una situazione di questo genere. Ciò che distingue l’uomo dagli animali è l’intelletto. Dio ha creato l’uomo debole perché si potesse sviluppare in lui la mente, la sua arma.
La prima ricerca che l’uomo ha fatto, è proprio la ricerca dei rimedi per curare tutte le sue infermità -> la medicina. Questo sarebbe il più remoto punto di avvio della scienza medica.
Muta anche il suo rapporto col pubblico, non c’è divertimento ma vuole essere un’opera didattica (che insegna) comunicando alla gente i dati scientifici di base. Comincia poi la celebrazione dell’arte medica, se la vita è la cosa più preziosa che abbiamo, l’arte è il saperla proteggere attraverso la medicina.
È l’epoca in cui accenna nascere la scienza moderna (prima metà del 1500). La nascita del microscopio aiuterà a scoprire i microbi, causa di molte malattie. Una volta dichiarato il fatto che la medicina è la prima tra tutte le scienze, si parla in piazza di come è nata e di coloro che sono i creatori. Il Dio Esculapio fu il fondatore della medicina, quelli dopo Ippocrate e Galeno.
Si parla nuovamente di terre lontane ma in un altro modo: altre cose si sono conosciute in Grecia, e altre in Italia, molte cose si sono conosciute in India che non si trovano né in Grecia né in Italia. Per questo non sembrò opportuno né a Platone, né a Pitagora, né ad Apollonio di poter imparare abbastanza in una sola scuola o stando in una sola città. Vollero andare in Persia, e parlare coi maghi della Persia, vollero andare in India e parlare con i ‘filosofi nudi’ (yoga). Si dice che Pitagora (500 a.C) trasse le sue conoscenze dai viaggi che fece e non dagli studi. Furono in Egitto, andarono a cercare i druidi in Gallia, e in tutti i posti dove pensarono di trovare la saggezza.
Bisogna andare presso quelle culture, dove si possono conoscere altri segreti e metterli insieme, bisogna creare un mondo connesso.
Al termine di questa tematica ne affronta un’altra, che serve per capire come mai Antonio ha deciso di rinunciare al suo abito illustre e diventare un ciarlatano: dice di aver fatto quei discorsi di prima per difendersi contro una falsa opinione, che per colpa degli invidiosi, è stata impressa nella mente della maggior parte degli uomini. L’accusa a lui indirizzata è che i medici che si vedono andare in giro per il mondo e che giunti in quei luoghi esercitano la loro professione in pubblico, siano di poco prezzo, venditori di ciance (vende ciarle -
ciarlatano).
Ludovico Ariosto, vuole farsi portavoce di quest’idea appena espressa.
Antonio tira fuori i suoi documenti, e afferma che le sue opere e non le sue parole dimostreranno le sue abilità. Queste opere in altri tempi e luoghi gli hanno dato lode, Roma, Venezia, Milano, il regno di Napoli, Mantova e la città di Ferrara, dove il duca l’ha ospitato. Antonio da Faenza sarebbe stato solito citare i favori che ha ricevuto in tutte le città, soprattutto nel ducato di Mantova dove l’hanno ammesso nella loro casata (titolo onorifico del gruppo dei famigliari, non un salto di classe) che gli autorizzava di mettere sul vestito il simbolo di quella casata, diventava intoccabile, rispettato e non poteva essere offeso e queste cose dunque non potevano essere inventate. Non è una vanteria ma di una vera dichiarazione. Questo ha il suo peso.
parola ‘cerretano’ finì per riacquisire il suo proprio significato (gente religiosa che vendeva reliquie). Prenderà infine il sopravvento la parola ‘ciarlatano’.
Un altro fatto importante è la scoperta dell’America (1492) che modifica l’economia del mondo, che dalla metà del 1500 in poi la principale banca europea tedesca crolla in un giorno creando un’ondata di crisi economica che durerà decenni. Questa crisi è stata determinata dal crollo del metallo su cui si basavano le monete europee, l’oro e l’argento; i ‘conquistadores’ spagnoli, rovinano l’Europa grazie alle loro razzie di oro dei Maya degli Aztechi, per buttarlo sul mercato europeo. Dal giorno alla notte l’oro non vale più nulla. Il più potente stato del mondo era la Spagna in quell’epoca e nel corso del 1500 la monarchia spagnola unita con i territori dell’Europa centrale (sotto gli Asburgo) dichiara bancarotta per 5 volte in 50 anni e scaricò il debito sulla banca di stato. Questo per far capire qual è il principale mutamento di quegli anni. Inoltre, Martin Lutero attacca sulla pota della Chiesa di Wittemberg le sue 95 tesi, una dichiarazione di guerra al mondo cristiano dando origine a 100 anni di conflitti continui tra la chiesa e la riforma. La lotta religiosa si confronta con la guerra sociale, si fa riferimento ai Promessi Sposi di Manzoni dell’Italia del 1600. Tutto questo per dire che tutto il mondo subisce gli effetti di questi eventi. Il primo effetto è che la piazza diventa il luogo dove affluiscono i poveri che spazzano via i vecchi cerretani, nessuno ha più voglia di dare elemosina, ed è questo il motivo per cui diminuirà il mondo dei cerretani. La seconda trasformazione è che i nuovi poveri per campare cercavano anche di inventarsi nuovi mestieri, e la pizza cambia perché cambiano le persone che la frequentano. Rimangono i medici ma muta il loro modo di essere, si radunano in gruppi e diventa un insieme di spettacoli, per vendere i prodotti medici; citiamo un libro pubblicato a Venezia nel 1585, ‘La piazza universale di tutte le professioni del mondo’, s’immagina che il mondo sia un posto di attività economiche (la piazza). Il quadro della vita di chi lavora offre nuove possibilità, con nuovi mestieri, cancellando quelli vecchi. Questa opera è fatta da un frate, Tommaso Garzoni, proveniente da Bagnacavallo, era un erudito e si divertiva a raccogliere tutte queste notizie. Metterà i ciarlatani alla pari con tutti gli altri mestieri. Si parlerà anche dei contratti di lavoro per certificare il proprio mestiere.
Degli esempi di mestieri certificati sono quello come il calzolaio, oppure il contratto trovato a Padova di 8 persone che si presentano davanti ad un notaio e dichiarano di voler creare una compagnia teatrale. Siamo al 25 di febbraio del 1545. Le 8 persone dichiarano i loro nomi; il notaio dice che essi vogliono crear una ‘fraternal compagnia’, dove tutti hanno gli stessi doveri e diritti. Il primo è Sermafio, l’altro Zanin da Padova (pseudonimo), Vincenzo da Venezia, Francesco dall’Iran, Geronimo da San Lucca, ecc. Zanin e Zuane derivano da Giovanni, ed era l’attore che indossava la maschera comica del servo. Gli altri 6 sono personaggi che suonano. Gli 8 dichiarano di stare assieme fino al termine del periodo di carnevale dell’anno successivo, dopodiché fissano anche
le regole che ci devono essere tra di loro. Una volta stabilita questa gerarchia di gruppo, hanno preso una cassetta che ha un lucchetto e due chiavi, questa cassetta dovrà restare chiusa per un anno e verranno versati tutti i guadagni della compagnia. Inventano anche il ‘biglietto d’ingresso’ e mettono come prezzo la moneta più bassa possibile. Tutto questo fonda lo spettacolo moderno.
Una volta finito il ciclo di rappresentazioni (l’anno successivo nel giorno della Quaresima) la cassetta verrà aperta e il suo contenuto verrà diviso in 8 parti uguali. Viene scelto il giorno della Quaresima poiché è l’unico giorno in cui ci si può divertire e in cui la Chiesa è tollerante. Se uno di questi 8 dovesse mai ammalarsi durante quest’anno allora sarà possibile aprire la cassetta e prendere tutti i soldi necessari per curare quella persona (mutua). Nel caso poi quella persona si trovasse in condizioni tali da non poter più continuare il suo mestiere, la compagnia s’impegnerà a chiamare un medico o di portare il malato nella propria abitazione. Ci sono anche dei divieti: non possono giocare d’azzardo tra loro.
Queste 8 persone fanno un investimento comune e si tratta di un cavallo, con annesso carrettino non per i loro spostamenti ma per gli oggetti che utilizzavano in scena.
Far ridere la gente era un’attività che può sostenere molte persone, è un mercato. Loro inventano il mercato dello spettacolo. Appena arrivano in una nuova città chiedono ai ricchi borghesi se hanno una sala più larga, la sala di rappresentanza, che vorrebbero affittare pagando una bella cifra. Questi spettacoli non verranno fatti in nessun teatro perché non esistevano, e si parlerà del mondo dello spettacolo fatto nelle ‘stanze’.
Dopo il 1545, nascono sempre più compagnie, tutte rappresentate per lo più da maschi perché dovevano recitare le corti e dunque uomini potenti. A partire dal 1545, si parla anche di una donna, Lucrezia Senese, e veniva chiamata con un nome e la città da dove veniva poiché non aveva il diritto di essere chiamata per nome. È la prima attrice donna, legalmente accettata.
Nel 1580, Isabella Andreini diventerà capo della sua compagnia, la Compagnia dei Gelosi, e ci ha lasciato delle lettere in cui da del ‘tu’ ai sovrani di Francia e chiede che a corte si preoccupi il re e la regina di pagare la trasformazione di una sala per poter recitare. Questa donna muore nel 1604 e lascia un’eredità al marito e figlio di milioni di euro.
La Chiesa diceva che chi faceva l’attrice era una prostituta, ma in realtà la figura della donna fu molto gradita socialmente parlando.
Nasce dunque uno spettacolo di commedia, lasciandosi alle spalle il mondo della medicina dei ciarlatani. Il teatro nasce proprio dal mondo della piazza, ma
nello sciamanesimo. Il romeno Mircea Eliade, studiò nel XX secolo lo sciamanesimo e nella sua opera “Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi” spiega come ogni seduta sciamanica finisca in spettacolo. Ciò era dato anche dalla presenza di giochi di fuoco e magia, i quali svelavano nuovi mondi come quelli degli Dei e maghi, dove tutto è possibile (riportare i morti in vita, oppure il contrario). In effetti è una lotta di spiriti, l’attore che lo raffigura entra in uno stato di trans.
Nel 1900 una scuola francese studiò gli sciamani per identificare la genuinità della trans. Si scoprì infatti che in Etiopia molti sciamani fingevano lo stato di trans perché spesso ne traevano guadagno, ma a volte entravano davvero in contatto con gli Dei.
Lo sciamanesimo di base era vissuto in maniera onesta e serviva al bene della comunità.
Forme di teatro nate dallo sciamanesimo: nella cultura giapponese troviamo il “ Teatro Nô” (molto comune nel 1400, ripreso nel 1900): Zeami, un grande teorico del Teatro No, nel 1400 scrisse “Il fiore del teatro no”in cui spiega che questa forma di teatro è nata da una danza, detta Sarugaku, di origine coreana. È una storia tramandata, si parla della dea Amaterasu (dea sole levante, che sorge) che viene offesa dal fratello luna (fenomeno dell’eclisse) e decide così di ritirarsi nella caverna che governa il cielo, non riapparendo mai più e cancellando il creato. Allora gli Dei si riuniscono davanti alla caverna e chiamano la Dea Uzume (archetipo delle donne sciamane) che inizia a battere i piedi per terra generando un terremoto (simbolo dell’entrata in trans); poi comincia a danzare e a cantare e la dea Amaterasu non sentendo bene il canto, incuriosita, esce e tutto torna a splendere (crisi cosmica risolta da uno spettacolo).
Ci sono delle credenze a riguardo: nell’unico testo scritto dello scintoismo ‘ Kogi ki ”, il racconto è simile, ma all’arrivo di Uzume, questa invece di battere i piedi per terra ecc, tira fuori le mammelle e inizia a ballare in modo osceno. Questo non lo troviamo nella descrizione di Zeami poiché è un segreto che sanno solo coloro che crede nello scintoismo.
Nella tradizione occidentale esiste una storia della religione politeista greca simile a quella di Uzume: ci sono dei misteri incentrati sulla Dea Demeter, Madre della Terra; a questi si collega il mito di Prosepina, figlia di Demetra, che mentre danza con delle amiche in un campo di fiori in Sicilia viene inghiottita dalla Terra, rapita dal signore della morte, Plutos. Quando Demetra viene a conoscenza dell’accaduto, comincia a disperarsi e a vagare per il mondo cercando la figlia. Ad un certo punto si arrende e decide di sterminare la vita, perché si sente tradita (come Amaterasu). La Terra diventa dunque un luogo desolato.
La Dea arriva ad Eleusi, stanca e si siede su un pozzo disseccato. Viene accolta dalle due figlie della regina di Eleusi (Metanira) che si offrono di portarla a casa e di darle del cibo, ma Demetra rifiuta e si siede in un angolo coprendosi con un mantello. Le due cercano un modo per farla ringioire.
Esistono 2 versioni : la prima, è riportata da Omero in una delle sue raccolte del VII secolo a.C, nell’Inno a Demetra dove si dice che l’ancella Iambe di Metaniera (e non le due figlie) fa “scherzi di parola” a Demetra che dopo un po’ inizia a ridere. Da qui si sente riconoscente verso gli abitanti di Eleusi e promette loro l’immortalità.
La seconda versione, è quella data da Clemente d’Alessandria, vescovo e filosofo cristiano che scrisse il “Protrettico”, libro in cui pretende di spiegare i misteri di Eleusi raccontando la storia di Demetra: dice che ad Eleusi vivevano i figli della Terra (e non le figlie della regina Metanira) e sono i pochi primi esseri umani. Una donna offre da bere a Demetra ma lei rifiuta e la donna si sente disprezzata; inizia a spogliarsi davanti a Demetra, che divertita accetta. Questo ci fa capire che nella religione greca tutto ha origine da un’oscenità, compiuta tra l’altro da una donna nei confronti di un’altra donna.
CHIESA vs TEATRO
Nell’autunno del 1545, a Treno si apre un concilio che doveva essere la risposta del cattolicesimo contro le altre forme di cristianesimo (Calvino, puritani ecc.) il concilio era stato adoperato per trovare una forma di accordo con i protestanti, durò molti anni (20 anni). Prese il potere l’ala estremista del cattolicesimo (quella combattente) sotto la Santa Inquisizione e cominciò la repressione contro le eresie. La repressione del concilio fu soprattutto contro la cultura, si ricorda la Cappella Sistina: Michelangelo dipinse tutte le donne e gli uomini nudi. Bisognava che almeno in parte fossero vestiti.
Inoltre, venne istituito un organismo ufficiale, per quando riguarda gli scritti e si chiama ‘Indice dei libri proibiti’. I libri furono sottomessi a censure. Il nuovo mondo dello spettacolo era nato poco tempo prima di questi eventi. Ricordiamo il 17 luglio del 1583, Carlo Borromeo, oggi San Carlo Borromeo: guidò l’ultima fase del Concilio di Trento e appartenne al gruppo che vinse responsabile delle soluzioni finali. Si presentò davanti al duomo di Milano il 17 luglio per dire: “A che cosa sono serviti i decreti del Concilio con i quali si sono presi dei provvedimenti contro i libri, da comandare che fossero bruciati?” – si rende conto di aver commesso uno sbaglio. Noi abbiamo creduto che tutta la cultura fosse scrivere libri o dipingere, non ci siamo accorti che però era nato un altro fenomeno, dove ci sono corpi veri che noi dobbiamo soltanto ascoltare poiché hanno la capacità di esprimere l’arte a parole (attori). A differenza di molti suoi colleghi, questo santo coglie l’importanza del mondo dello spettacolo.
cambiamento ha sul pubblico: a livello antropologico la sete del divertimento viene ad ampliarsi; a livello culturale molte informazioni vengono fornite dal palcoscenico.
La funzione è rivoluzionaria, è un’opera di formazione del pubblico spesso contro le autorità. Gli attori, vivono poi diversificandosi in varie categorie, perché se uno lavora solo con un pubblico di analfabeti guadagna sempre lo stesso stipendio, lo stesso per uno che lavora solo con un pubblico più sapiente.
Parliamo di 3 livelli sociologici: i centri principali saranno i ducati, di Ferrara, di Mantova, ma dal 1580 troveremo compagnie italiane che riusciranno a stabilirsi presso corti straniere (Isabella Andreini nella corte francese).
Poi abbiamo una fascia intermedia di compagnie, che lavorano nelle ‘stanze’, andavano in giro di città in città, prendevano in affitto una sala privata e invitavano la gente.
Il terzo livello, è il livello delle compagnie che lavoravano sulla piazza (quasi allo stesso livello dei ciarlatani e a volte a loro servizio), il pubblico era gente del popolo.
Un’altra caratteristica è la soluzione linguistica adottata da tutte le compagnie, si parla l’italiano moderno, si utilizzava il ‘polilinguismo’: gli attori della commedia dell’arte, parlano ciascuno un dialetto o una lingua differente. È legato al fatto che i personaggi sono sempre personaggi di diversa estrazione regionale (nel 1580 – nazionale). C’è il personaggio del ricco mercante che parla in veneziano, un dialetto aggiustato per farsi capire da tutti. Si parla anche il toscano, bergamasco, bolognese, napoletano, e c’è anche l’intervento di lingue completamente diverse (l’Italia al tempo era sotto assedio spagnolo) e dunque spesso c’era qualche capitano che parlava in spagnolo. Ne viene fuori anche un certo tipo di musicalità.
Il linguaggio dipende anche dalla sostituzione dei personaggi classici della commedia rinascimentale, in cui troviamo una società borghese, militari, insegnanti di scuola, medici. Con la Commedia dell’arte tutto questo muta, perché i personaggi sono molto strani, portano sul volto delle maschere, alcune somiglianti ad un felino, altre alle scimmie. Queste maschere erano la cultura popolare del tempo, erano immagini che appartenevano alle leggende popolari (teatro surreale). Oggi sopravvive nelle favole.
Questo tipo di teatro ha una fortuna immensa, basta pensare a Charlie Chaplin, che s’identifica con una maschera (il suo volto è sempre costante, sempre lo stesso).
L’ultimo elemento, è più che altro tecnico (come la maschera), e si chiama ‘improvvisazione’, un modo di far spettacolo che rifiuta di basarsi su un testo
letterario e adotta tecniche differenti. Fino alla metà del 1500, l’idea di spettacolo teatrale che dominava era basata su questo modo di produzione, si prendeva un’opera drammaturgica, in questo caso la commedia, s’inventano dei personaggi, che devono avere un certo tipo di personalità, come nella vita di tutti i giorni, e che si esprimano attraverso le parole. Il tutto deve essere messo per iscritto e deve essere imparato a memoria dai personaggi. Questo modo di fare lo aveva utilizzato Ludovico Ariosto con la ‘Cassaria’ del 1508.
40 anni dopo si crea uno spettacolo dove non esiste il testo di base, i personaggi si presentano sulla scena e si mettono ad improvvisare. Si parla di ‘ Commedia all’improvviso ’, o ‘ Teatro all’italiana ’. Nascerà la leggenda che gli italiani sono un popolo di improvvisatori. In realtà questa tecnica non è un’invenzione dal nulla, ma ha anch’essa delle regole, il testo che ha sostituito il testo scritto si chiama ‘canovaccio’ (tessuto a maniche larghe), sono 4 o 5 fogli con delle indicazioni, dove c’è scritto l’ordine di entrata dei personaggi, il contenuto di ciò che devono fare e dire. Ognuno degli attori aveva a casa propria, un fascio di fogli, e dovevano farsi una ‘raccolta, zibaldone’, nel gergo tecnico di chiamano pezzi ‘generici’ che andavano bene per qualsiasi situazione sul palcoscenico (gelosia – odio – amore ecc).
Questi attori dovevano fermarsi per circa 20 giorni in una città e cambiare ogni sera la recita. Dunque senza improvvisazione era impossibile.
Testimonianze del tempo (vita dei personaggi)
La prima testimonianza viene dai preti, che si occupavano di osservare il mondo dello spettacolo, perché volevano che quella roba mostruosa sparisse. A Ginevra, Calvino riesce a distruggere questo spettacolo (non si festeggiava nemmeno il Natale). Il teatro viene letteralmente cancellato. Verso il 1640, a Londra scompare la compagnia teatrale di Shakespeare, a causa delle riforme puritane. In Italia non succede nulla ma si parla molto, si scrivono centinaia di libri : siamo nel 1621, questo libro spiega le reazioni del pubblico.
A scrivere questo libro è Francesco Maria del Monaco, ‘Critica contro gli attori e gli spettatori delle commedie del nostro tempo’, e invita a non guardare solo ciò che succede sulla scena, ma di osservare soprattutto coloro che lo guardano, di ascoltare ciò che dicono e di badare ai loro movimenti, per capire quante male azioni commettono gli attori. Noi abbiamo l’idea che davanti ad uno spettacolo si deve stare attenti e in silenzio (1800)ma non è il modo in cui si agiva nel 1500, il pubblico è sempre stato un pubblico reattivo. Goldoni stesso ci dice che quando andava a teatro, si rifiutava di mettersi o un abito decente o un cappello nuovo sulla testa, perché sarebbe stato sporcato dagli sputi che scendevano dai palchi da parte degli aristocratici. Tutto questo per marcare la differenza che c’era tra i borghesi e aristocratici.