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La concorrenza perfetta e i suoi limiti: monopolio e concorrenza monopolistica, Appunti di Economia Politica

La concorrenza perfetta, una forma teorica di mercato con elevato numero di acquirenti e venditori, assoluta libertà di ingresso e uscita, e prezzi costanti per ogni impresa. Viene inoltre discusso sulla differenza tra concorrenza perfetta e imperfetta, con l'esempio di monopolio e concorrenza monopolistica, caratterizzate da prezzi più alti e quantità prodotte più basse a causa di economie di scala e barriere all'ingresso.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 13/05/2022

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LA CONCORRENZA PERFETTA
La concorrenza perfetta è una forma di mercato teorica, rara da individuare nella realtà, ma è
essenziale per la comprensione dei diversi contesti industriali; inoltre, molti mercati, anche se non
sono perfettamente concorrenziali presentano caratteri che li avvicinano di molto a questo modello
di mercato. Vediamo le caratteristiche di un mercato perfettamente concorrenziale:
È presente un elevato numero di acquirenti e di venditori e nessuno di questi può
influenzare in maniera significativa il prezzo del prodotto modificando la quantità che
acquista o che vende; queste, quindi, rappresentano solo una minuscola parte della quantità
totale del mercato.
Per questo motivo l’impresa è definita price taker, perché considera ed accetta il prezzo del
suo prodotto come dato e decide soltanto la quantità di prodotto da realizzare; aumentare il
prezzo porterà l’impresa a non vendere, per cui un’impresa che si trova ad operare in un
simile mercato, non può vendere ad un prezzo più elevato, contraendo la propria offerta, né
deve ridurre il prezzo per aumentare le vendite.
I venditori offrono un bene omogeneo, standardizzato, ossia un prodotto identico a quello
che vendono gli altri concorrenti; in un mercato perfettamente concorrenziale i consumatori
non percepiscono differenze significative tra i prodotti dei diversi venditori.
C’è un’assoluta libertà di ingresso e di uscita dal mercato, non essendovi barriere di tipo
legale, tecnologico o finanziario significative per scoraggiare i nuovi entrati, e nemmeno
ostacoli della stessa natura per l’uscita di imprese che subiscono perdite e questo proprio a
causa dell’elevato numero di soggetti economici presenti.
La curva di domanda di ogni singola impresa in perfetta concorrenza è infinitamente elastica
rispetto al prezzo di mercato ed è rappresentata da una linea retta orizzontale; di conseguenza
prezzo di mercato e domanda coincidono (p=D) e questo vuol dire che indipendentemente dalla
quantità offerta, il prezzo rimane costante; l’unica decisione che l’impresa concorrenziale può
prendere riguarda proprio la quantità da vendere.
Considerato che le imprese perfettamente concorrenziali non hanno il potere di influire sul prezzo, è
evidente che il prezzo di ogni unità aggiuntiva venduta costituisce un ricavo aggiunto (ossia
marginale), per cui il prezzo è uguale al ricavo marginale (p=RM).
A questo punto ci chiediamo quale sia il livello di produzione che l’impresa desidera offrire sul
mercato perfettamente concorrenziale per massimizzare il proprio profitto; questo punto di
equilibrio è rappresentato dall’intersezione del prezzo (=ricavo marginale) con il costo marginale:
p=CM.
In particolare si realizzerà un profitto quando p > CU ed una perdita quando p < CU.
Fornendo una rappresentazione grafica, avremo:
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LA CONCORRENZA PERFETTA

La concorrenza perfetta è una forma di mercato teorica, rara da individuare nella realtà, ma è essenziale per la comprensione dei diversi contesti industriali; inoltre, molti mercati, anche se non sono perfettamente concorrenziali presentano caratteri che li avvicinano di molto a questo modello di mercato. Vediamo le caratteristiche di un mercato perfettamente concorrenziale:  È presente un elevato numero di acquirenti e di venditori e nessuno di questi può influenzare in maniera significativa il prezzo del prodotto modificando la quantità che acquista o che vende; queste, quindi, rappresentano solo una minuscola parte della quantità totale del mercato.  Per questo motivo l’impresa è definita price take r, perché considera ed accetta il prezzo del suo prodotto come dato e decide soltanto la quantità di prodotto da realizzare; aumentare il prezzo porterà l’impresa a non vendere, per cui un’impresa che si trova ad operare in un simile mercato, non può vendere ad un prezzo più elevato, contraendo la propria offerta, né deve ridurre il prezzo per aumentare le vendite.  I venditori offrono un bene omogeneo , standardizzato, ossia un prodotto identico a quello che vendono gli altri concorrenti; in un mercato perfettamente concorrenziale i consumatori non percepiscono differenze significative tra i prodotti dei diversi venditori.  C’è un’assoluta libertà di ingresso e di uscita dal mercato , non essendovi barriere di tipo legale, tecnologico o finanziario significative per scoraggiare i nuovi entrati, e nemmeno ostacoli della stessa natura per l’uscita di imprese che subiscono perdite e questo proprio a causa dell’elevato numero di soggetti economici presenti. La curva di domanda di ogni singola impresa in perfetta concorrenza è infinitamente elastica rispetto al prezzo di mercato ed è rappresentata da una linea retta orizzontale; di conseguenza prezzo di mercato e domanda coincidono (p=D) e questo vuol dire che indipendentemente dalla quantità offerta, il prezzo rimane costante; l’unica decisione che l’impresa concorrenziale può prendere riguarda proprio la quantità da vendere. Considerato che le imprese perfettamente concorrenziali non hanno il potere di influire sul prezzo, è evidente che il prezzo di ogni unità aggiuntiva venduta costituisce un ricavo aggiunto (ossia marginale), per cui il prezzo è uguale al ricavo marginale (p=RM). A questo punto ci chiediamo quale sia il livello di produzione che l’impresa desidera offrire sul mercato perfettamente concorrenziale per massimizzare il proprio profitto; questo punto di equilibrio è rappresentato dall’intersezione del prezzo (=ricavo marginale) con il costo marginale: p=CM. In particolare si realizzerà un profitto quando p > CU ed una perdita quando p < CU. Fornendo una rappresentazione grafica, avremo:

CURVA DI DOMANDA ED EQUILIBRIO DI IMPRESA IN CONCORRENZA

PERFETTA

quantità prezzo E’ ovvio che questa domanda perfettamente elastica riguarda la singola impresa e non è la domanda di mercato che invece avrà il consueto andamento decrescente; infatti, ricordiamo che: Rif.: "Economia" di Samuelson, Nordhaus, Bollino, figura 7. Vediamo ora come si costruisce anche la curva di offerta della singola impresa ; come già detto in precedenza, l’impresa concorrenziale è price taker e prende il prezzo come un dato, decidendo solo la quantità da realizzare: se cambia il prezzo si modificherà anche tale quantità ed allora l’impresa si

IL MONOPOLIO

Abbiamo detto in precedenza che è abbastanza difficile incontrare mercati perfettamente concorrenziali; nella realtà, invece, riscontriamo casi in cui un’impresa è in grado di regolare il prezzo di mercato e se questo avviene, siamo di fronte a forme di mercato che prendono il nome di concorrenza imperfetta , le quali sono caratterizzate dalla presenza di prezzi più alti e da quantità prodotte più basse rispetto alla concorrenza perfetta e che esistono principalmente a causa di:  economie di scala che consistono nella possibilità di un’impresa di produrre un output molto rilevante con costi medi totali decrescenti e che di fatto impediscono alle nuove imprese che volessero entrare di conseguire le economie proprie del monopolista per cui la costruzione degli impianti richiederebbe degli investimenti ingenti, con costi proibitivi; in questo caso, si parla di monopolio naturale e la singola impresa è in grado di produrre tutto l’output del mercato a costi inferiori rispetto a quanto potrebbero fare più imprese (settore dei trasporti, dell’energia elettrica, delle comunicazioni,…), praticando così prezzi più bassi ed impedendo la sopravvivenza delle altre piccole imprese;  barriere all’ingresso che rappresentano dei veri e propri ostacoli all’entrata di nuove imprese; molti monopoli nascono proprio dalla presenza di barriere imposte per legge: ne sono esempi la concessione di brevetti, di licenze, e la protezione della proprietà intellettuale (le cd. restrizioni legali: il monopolio statale delle sigarette); un brevetto è il diritto di utilizzare in modo esclusivo la propria invenzione e di proteggerla dal fatto che altri potrebbero utilizzare l’idea senza avervi contribuito e nell’industria farmaceutica, ad esempio, i brevetti sui farmaci hanno determinato enormi brevetti di monopolio; importanti sono anche le restrizioni alle importazioni per proteggere la produzione nazionale (è il caso dei dazi doganali dell’amministrazione Trump). La prima forma di mercato che prenderemo in considerazione è il monopolio; vedremo successivamente oligopolio e concorrenza monopolistica. Un mercato è un monopolio quando una sola impresa produce un determinato bene di cui non esistono sostituti stretti. Caratteristiche del monopolio: presenza di un unico venditore; mancanza di un prodotto che sia uno stretto sostituto; l’impresa è price maker , ossia il monopolista stabilisce la quantità totale fornita ed esercita, quindi, un notevole controllo sul prezzo; esistenza di barriere all’entrata, grazie alle quali un monopolista non deve confrontarsi con nessun concorrente perché esistono degli ostacoli che impediscono l’ingresso di nuove imprese nell’industria. La differenza fondamentale tra un monopolista ed un’impresa che agisce in concorrenza perfetta proviene dal lato della domanda di mercato; infatti, l’impresa in concorrenza perfetta si confronta con una domanda perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo dato (è price taker), per cui ogni unità supplementare venduta farà crescere il ricavo totale di un ammontare costante pari al prezzo: il ricavo marginale di un’impresa in concorrenza perfetta è costante ed uguale al prezzo del prodotto. Il monopolista, invece, coincide con l’industria e la curva di domanda con cui si confronta è proprio la curva di domanda di mercato, che non è perfettamente elastica, ma inclinata negativamente, per cui, in questo caso, il monopolista può aumentare le vendite solo applicando un prezzo inferiore; di conseguenza, in monopolio il ricavo marginale sarà sempre minore del prezzo (P>RM) e questo perché il minor prezzo necessario per vendere un’unità addizionale di prodotto deve applicarsi

anche a tutte le precedenti unità vendute ed ogni unità supplementare di prodotto venduto fa aumentare il ricavo totale di un ammontare pari al prezzo meno la somma delle riduzioni di prezzo di tutte le precedenti unità di output. La rappresentazione grafica della curva di domanda e del ricavo marginale, a differenza di quelli visti in concorrenza perfetta che erano coincidenti ed infinitamente elastici, è la seguente:

DOMANDA E RICAVO MARGINALE IN MONOPOLIO

output, quantità prezzo Come si individua un equilibrio in monopolio, ossia quali saranno il prezzo e la quantità ottima che consentono di massimizzare il profitto? Questo punto si stabilisce quando l’offerta dell’unica impresa è uguale alla domanda di tutti i consumatori e si avrà in coincidenza del punto E , intersezione del ricavo marginale con la curva di costo marginale (RM=CM) a cui corrispondono p* e q* di equilibrio. Anche qui, come in concorrenza perfetta, il monopolista realizzerà un profitto quando p > CU ed una perdita quando p < CU. Molto spesso le imprese che agiscono in regime di monopolio, non praticano un unico prezzo, ma praticano la cd. discriminazione del prezzo , ossia offrono il medesimo prodotto a clienti differenti ed a prezzi diversi; così facendo, esse realizzano un profitto maggiore di quello che ricaverebbero se applicassero un prezzo uniforme a tutti i clienti. Esempi: un supermercato offre un prodotto con la formula 3x2 (offro tre beni al prezzo di due); in questo caso il prezzo rimane lo stesso ma a variare è la quantità oppure una società che gestisce il trasporto ferroviario divide il mercato, applicando tariffe diverse ai passeggeri di seconda classe, di prima classe, Premium, Business,….); in questo caso il prezzo varierà ma il servizio offerto resta lo stesso.

Lo studio dell’oligopolio è basato su due concetti fondamentali:  il potere di mercato che è legato al fenomeno della concentrazione delle imprese e si ha quando la singola impresa od un piccolo gruppo di imprese possiede un elevato potere di controllo del mercato stesso per quanto riguarda il prezzo e la produzione totale;  l’ interazione strategica che consiste in una stretta dipendenza tra l’attività propria di un’impresa ed il comportamento delle altre imprese presenti; l’oligopolista deve considerare le potenziali reazioni dei concorrenti ai suoi comportamenti e, di conseguenza, i profitti di ogni impresa non dipendono solo dalle proprie strategie commerciali, ma anche da quelle dei concorrenti. Gli oligopolisti devono, quindi, definire le proprie azioni in base a quelle attese dei rivali e l’analisi di come i soggetti si comportano in contesti strategici è detto teoria dei giochi che consiste nello studio di situazioni che coinvolgono due o più “giocatori” che dovranno adottare simultaneamente determinate decisioni avendo finalità tra loro in contrasto. L’oligopolio è un mercato dominato da pochi grandi produttori di un bene omogeneo (se le imprese producono beni standardizzati) o differenziato (se i prodotti hanno una qualche differenza tra loro) ed è caratterizzato da elevate economie di scala e barriere all’ingresso che rendono molto difficoltoso, se non impossibile, l’accesso a questo mercato. Tra le teorie dell’oligopolio, ricordiamo:  Oligopolio collusivo che si ha quando le imprese cooperano tra loro formando i cd. trust o cartelli, in cui si accordano per esercitare al meglio il loro potere di mercato a danno dei consumatori ed evitare guerre di concorrenza e quindi sono in una situazione di collusione, ossia fissano di comune accordo prezzi e quantità, dividendosi il mercato al fine di massimizzare i propri profitti; si comportano come se fossero un monopolio; uno dei più famosi cartelli è l’OPEC, che riunisce i paesi che esportano petrolio, i quali periodicamente si accordano per influenzare il prezzo del petrolio, fissando la quantità che ognuno può produrre; in molti paesi, però, la collusione è illegale, come ad esempio negli Stati Uniti, in Europa e nella maggior parte dei paesi sviluppati perché falsa la regola della concorrenza, danneggiando la collettività.  Oligopolio alla Cournot (più esattamente duopolio) si verifica quando in un mercato sono presenti due imprese e la variabile strategica su cui si fondano le loro decisioni è la quantità prodotta da offrire sul mercato; in pratica, ognuna delle due imprese decide la quantità da produrre sulla base di quanto pensa che l’altra produrrà (dato esogeno), per cui il comportamento di una influenzerà il comportamento dell’altra e viceversa e, di conseguenza, ciascuna delle imprese avrà la propria funzione di reazione , così rappresentate:

FUNZIONI DI REAZIONE DI COURNOT

quantità della prima impresa Q quantità della seconda impresa Q La funzione di reazione esprime la migliore decisione di un’impresa in relazione alla decisione adottata dall’altra impresa e viceversa; il punto di intersezione E rappresenta l’equilibrio di Cournot che si ottiene proprio dai comportamenti simultanei delle due imprese e che ci indica le migliori quantità che le stesse offrono sul mercato.  Oligopolio alla Bertrand nel quale la variabile strategica è il prezzo ; ogni impresa di fronte alla scelta di prezzo che compie l’altra impresa dovrà decidere se praticare lo stesso prezzo od uno più basso per attirare più clienti ed il desiderio di massimizzare i propri profitti la indurrà ad abbassarlo; l’altra impresa, però, si comporterà nello stesso modo e questa continua dinamica di riduzione del prezzo porterà alla fissazione di un prezzo minimo per entrambe le imprese che costituirà il solo equilibrio possibile e che sarà uguale al costo marginale, al di sotto del quale le imprese produrrebbero in perdita; di conseguenza nel modello di Bertrand prezzo e quantità sono gli stessi della concorrenza perfetta.