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La lingua come oggetto di studio in linguistica, distingue tra la lingua come oggetto reale e formale, e discute la riflessione sulla lingua e la tradizione dei documenti scritti. Viene inoltre presentato il processo di astrazione e l'applicazione di ipotesi per comprendere i fenomeni linguistici. anche la struttura del fatto linguistico e il ruolo della grammatica. La comunicazione verbale e i diversi tipi di segni vengono inoltre esplorati.
Tipologia: Appunti
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1.
1. La linguistica ha compiti esplicativi, non descrive solo i dati ma li spiega (sviluppa ipotesi) ed è per questo che esistono i processi ti astrazione (= togliere una parte) e attribuire un elemento a tutti gli elementi di una classe posando l’attenzione su una caratteristica comune a più fenomeni concreti. I tipi di livelli(o categorie) sono TRE : la generalizazzione, l’ipotesi su proprietà non osservabili e l’ipotesi su un elemento non osservabile. Il primo tipo di astrazione è la GENERALIZAZZIONE e si divide in tre fasi: Lo studioso svolge osservazioni (aver visto solo gatti neri) ma questo non basta ad avere una teoria, dunque occorre generalizzare, ossia astrarre un aspetto comune ai fenomeni osservati. Si avanza un’ipotesi sui fenomeni osservati (tutti i gatti sono neri) Da molti sono passato a tutti ,è una scommessa sulla realtà non ancora osservata, bisogna osservare lasciando però una possibilità alla smentita ( perchè potrebbero esserci anche gatti bianchi) La ricerca deve riguardare dati pertinenti. Lo studioso non deve considerare tutti gli aspetti della realtà osservata ma solo quella categoria. Il ricercatore non può affidarsi solo sul suo giudizio ma deve confrontare le proprie osservazioni con i native speakers che riveste il ruolo di informatore. Il secondo livello è IPOTESI SU PROPRIETà NON OSSERVABILI : Non tutta la realtà è osservabile. Osservo i dati, e ricavo attraverso una speculazione proprietà nascoste all’osservazione linguistici utili a spiegare i dati\fenomeni che sto osservando. Sono costrutti, ovvero grandezze introdotte dallo studioso per spiegare l’organizzazione interna e la funzione del fatto linguistico. Non sono grandezze osservabili ,misurabili. Tuttavia ,il loro impiego è giustificato ,è reso necessario dal bisogno di spiegare la lingua sottoposta ad esame. Oggetti non misurabili sui quali si possono soltanto formulare ipotesi.
Vengono fatte ipotesi anche su oggetti nascosti all’osservazione e questo è : Il terzo livello, IPOTESI SU UNA REALTA’ NON OSSERVABILE. La grammatica è il nucleo di un’ ipotesi sull’organizzazione interna di una lingua. Non si vede,è nascosta all’osservazione ,ma è necessario costruire un’ipotesi per spiegare come sono fatti i fenomeni osservati.
La lingua e la grammatica sono ricavanti mediante un terzo tipo di astrazione : L’IDEAZIONE COSTRUTTIVA : costituisce un’ ipotesi su una realtà non osservabile , il cui funzionamento pone in essere i dati osservabili.
E’ possibile applicare questo processo di astrazione ponendosi domande sulle somiglianze e sulle differenze tra le lingue del mondo. Quest’ ipotesi potrà essere sviluppata elaborando una teoria generale (ipotesi complessa) nella quale certi aspetti comuni a più lingue siano presentati come una grammatica universale.
Il linguista Chomsky pensa che in una lingua vi sia un modulo fondamentale : la grammatica ovvero la capacità di un individuo di creare un’infinità di frasi. La grammatica è un’ipotesi su una competenza innata della mente umana. Senza competenza grammaticale l’individuo non è capace di parlare. Una lingua senza grammatica è come un automobile senza motore, cioè è indispensabile per poter parlare.
Espressiva o emotiva: relativa al mittente e alle emozioni.
Conativa: relativa all’ascoltatore. L’emittente vuol far cadere l’attenzione sul destinatario. E’ la funzione che tenta di convincere l’altro.
Matalinguistica: caratterizza il messaggio che riguarda elementi del codice linguistico, l’attenzione cade sul codice. Si usa questa funzione per spiegare la lingua stessa.
Poetica: riguarda il messaggio, verte sulla sua forma e non sul contenuto. (a dare valore al messaggio è spesso il modo in cui si dice non quello che è)
Fatica: è il controllo del canale. Serve a mantenere, stabilire o chiudere il contatto.
A seconda del tipo di messaggio le sei funzioni si organizzano in gerarchie e la comunicazione non si esaurisce.
Bulher colloca il segno in un triplice rapporto con la realtà, il mittente e con il destinatario. Il messaggio è segno che a sua volta è simbolo (rappresenta qualcosa nel contesto) e sintomo (espressione del parlante) e segnale (appello dell’ascoltatore). Il segno rinvia al mittente in quanto sintomo e rinvia al destinatario in quanto segnale. Nel modello bujleriano, i segni si collocano propriamente nell’atto comunicativo. La concezione tradizionale del segno non teneva conto dei soggetti coinvolti nella comunicazione. Per Buhler invece esige anche la partecipazione di un mittente ed un destinatario senza il quale l’atto comunicativo non ci sarebbe. La comunicazione verbale è pragmatica, è un azione compiuta intenzionalmente dai soggetti che si avvalgono di un sistema di strutture predisposte a funzionare come segni nel concreto atto di comunicazione verbale.
Lo studioso che si occupa del funzionamento di una lingua privilegia una prospettiva sincronica (non considerando ciò che c’era prima facendo un ‘'taglio’’ sull’asse del tempo. Raccoglie e studia i dati che servono per descrivere l’organizzazione di uno stato di lingua. Lo studioso attento alle dinamiche del cambiamento di una lingua opera in prospettiva diacronica (studia la storia dei cambiamenti attraverso il tempo). Le due prospettive sono autonome. La sincronia mostra come funzionino la lingua, la diacronia mette in luce come esse cambino per continuare a funzionare.
La lingua è un sistema segnico (natura intrinseca degli elementi del sistema) e strumento per la comunicazione verbale. Ogni elemento verbale di un messaggio è scelto all’interno di una vasta gamma di possibilità ed è combinato ad altri elementi. Questa dinamica è rappresentata come l’intersezione di due assi: paradigmatico (ordinate) e sintagmatico (ascisse).
Per quanto riguarda l’asse paradigmatico, il parlante deve scegliere un elemento dal paradigma da collocare dopo la frase principale. Il termine paradigma indica le forme diverse di una determinata parola. In linguistica, lo stesso termine indica la classe degli elementi che possono comparire in una data posizione sull’asse sintagmatico. Vi sono più possibilità d’uso di parole e il loro effettivo uso ci fa cogliere un determinato significato. Al loro interno i paradigmi sono organizzati secondo il principio di negazione: cioè se scelgo un elemento di conseguenza nego ed escludo gli altri che si sarebbero potuti scegliere per creare un altro significato. Il concetto di paradigma serve per spiegare gran parte delle scelte umane non solo della linguistica: la scelta dell’elemento tiene conto delle circostanze concrete in cui deve essere presa la decisione.