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WELFARE
Servizi alla persona? Sono un insieme dei servizi che formano la rete sociali, sanitario, educativi, e formativi. In una società sempre più complessa che si trova di fronte delle persone con dei bisogni più articolati e raffinati crescono le aspettative delle persone nei confronti delle risposte e delle prestazioni. Le prestazioni sono sempre più numerose e si sono moltiplicate sempre di più. Questa moltiplicazione ha un rischio cioè che si offrano delle prestazioni varie e non coordinate tra di loro. Per mettere al centro i sogni e la dignità delle persone gli operatori sono chiamati a lavorare in rete. Lavorare in rete significa dare un sistema di protezione e promozione sociale in cui si intrecciano delle variabili:
- La condivisione del diritto: tutti gli operatori devono essere in grado di condividere gli stessi diritti.
- Collaborazione tra servizi: quando i bisogni sono più complessi i servizi devono essere in grado di collaborare tra di loro
- Cooperazione tra operatori
- Essere in grado confrontare approcci disciplinari diversi. Un operatore che lavora nei servizi sociale sanitario e educativo esercitano la propria attività nel progetto sociale. Questo progetto sociale è quello che viene definito WELFARE STRETTE in italiano STATO SOCIALE. Da questo progetto iniziale derivano degli obbiettivi che devo essere seguiti da ogni singolo servizio e oltre ai obbiettivi, i modelli organizzativi (come un operatore si coordinano insieme per questi modelli organizzativi) per tutti gli operatori è importante conoscere i welfare strette e saperlo interpretare, soprattutto conoscere la sua storia. Le parole chiave del servizio sociale che compongono il WELFARE STRETTE:
- -Universalismo:
- diritti di cittadinanza
- equità
- solidarietà
- selettività La storia del WELFARE STRETTE STATO BENEFATTORE- Inizia per dare risposte ai bisogni legati alla sussistenza. Tali problemi ci sono sempre stati, ma in particolare nel 700 si sviluppano vere e proprie forme di aiuto di tipo ecclesiastico (beneficienza pubblica in mano al benefattore – stato). STATO ASSICURATORE-- Trasformazione con la Rivoluzione Industriale: nuovi bisogni e priorità come si vede con i lavoratori che erano privi di legami familiari e quindi soli. Nascono prime società di mutuo soccorso. In Prussia nascono i primi programmi di assicurazione obbligatoria, nonostante il carattere autoritario dello stato. Il motivo era quello di evitare disordini sociali. STATO DI BENESSERE (si fonda sempre più sulla solidarietà) --- Nel 1942 vengono poste le basi del W.S.. Lord Beverige nelle sue opere affrontava nuovi temi sulla povertà, lo squallore quando prima ci si preoccupava solo dei lavoratori. Ora si prevedeva una soglia minima di sussistenza garantita ad ogni cittadino “dalla culla”. → consisteva nel dare una congrua assistenza e prestazioni ad ogni bisogno. PRIMA: contributi trasversali per coloro che hanno bisogno. --- ORA: distribuiti alle classi sociali.
- Risorse raccolte col sistema del prelievo fiscale. (principio di universalità)
- Le politiche di Welfare messe in atto per correggere le distribuzioni. = Implica uno stato democratico, per forma interventista attraverso politiche sociali e che gestisce una economia capitalista (per raggiungere lo sviluppo economico).
KEYNES = Dare sostegno alla domanda per dare piena occupazione. Bisogna rafforzare la politica economica:
- Dando maggiore servizi e prestazioni (significa dare più occupazione);
- Dare contributi economici alle famiglie che in questo modo sono in grado di rispondere al bisogno o anche no in quanto libere di scegliere (in entrambi i casi aumenta la domanda). WELFARE STATE- un complesso di politiche sociale messe in atto messe in atto da uno stato interventista con un economia di mercato per garantire assistenza e benessere ai cittadini, modificando in modo deliberato (regolato) la distribuzione dei redditi (generato dalle forze di mercato). Strumenti tipici:
- Corresponsione di mercato
- Erogazione di servizi in natura (obbligatorio e non)
- Concessione di servizi fiscali (es. togliere le tasse)
- Regolamentazione di alcuni aspetti dell’attività economica Richard Titmuss distingue le esperienze che si sono andata a creare nei diversi paesi industrializzati tre modelli:
- MODELLO RESIDUALE: lo stato si limita a concedere interventi temporanei in risposta ai bisogni (stato residuo degli altri canali) quando si è certi che non ne arrivano dai canali di risposta (famiglia, mercato, Stato).
- MODELLO REMUNERATIVO o ANCILLARE: programmi pubblici complementari allo stato fornendo livelli di protezione. Quando il mercato non riesce a dare risposte, interviene lo stato che controlla il mercato.
- MODELLO ISTITUZIONALE REDISTRUBUTIVO: i programmi costituiscono vere e proprie istituzioni che distribuiscono interventi universali. Maurizio Ferrea propone un’analisi una lettura comparata delle esperienze europee; studia tali paesi e analizza che di quelli dà risposte e chi sono esclusi. Esso distingue due modelli: MODELLO OCCUPAZIONALE: Fondato sulla previdenza sociale. Le risposte sono date in base alla categoria lavorativa. Solidarietà pubblica, ma è frammentata. MODELLO UNIVERSALISTICO: copertura totale dei bisogni. Determina una complessa e completa distribuzione tra individui. CRISI di questi due modelli per effetto del cambiamento della società: - aumentati i bisogni, richieste degli utenti sempre più raffinate e articolate; - invecchiamento della popolazione e aumento delle domande di vecchiaia; - cambia il ruolo della famiglia, con l’occupazione femminile aumenta la domanda di maternità ecc.. - Nuove emergenze e bisogni (immigrazione); - Offerta servizi e persone ( calo delle mortalità, calo delle attività lavorative); - diminuzione delle risorse;- economia dei paesi sviluppati e minori entrate ne bisogni. SOLUZIONI per riprogettare il modello Welfare: - ridefinizione di nuovi e vecchi diritti e diritti fondamentali. - Sperimentazione di selettività. - Nuovi mix tra servizi pubblici e privati; - Nuovi mix della copertura pubblica e privata: si rivede le forniture finanziarie (chi veramente paga). -- RISPOSTE: Crescita tra pubblico e privato. Secondo modo di qualificare il Welfare: maggiore aiuto da parte delle reti, tra reti primarie, secondarie ecc.. Rete primarie: affetti e famiglie; reti secondarie informali: primato sociale; reti s. formali: stato e mercato. Per i maggiori sostenitori ha fallito l’obiettivo di una migliore distribuzione delle risorse per un pessimo utilizzo: es. solo chi ha un elevato titolo di studio ha a disposizione più servizi. SCHIERAMENTI:
rispetto alle materie di natura sanitaria e sociale: quindi a partire da questo momento ciascuna ragione poteva legiferare autonomamente dal punto di vista sociale e sanitario. Le regioni nascono nel 70 ma vengono istituite nel 77. Nel frattempo la prima riforma sanitaria è la riforma n 833 del ’78 in cui viene istituito il servizio sanitario nazionale che una concezione universalistica della salute, mentre prima il diritto della salute era garantito ai lavoratori, in questo contesto diventa fondamentale per tutti i cittadini. Viene approvata dal Parlamento in seguito a svariate sperimentazioni seguite con dei principi guida:
- LA PREVENZIONE: non solo a livello sanitario ma anche per quanto riguarda il disagio sociale, il servizio nazionale non voleva solo effettuare una prevenzione della malattia secondaria , ma voleva arrivare ad un mantenimento della salute fisica e psichica del cittadino a livello globale prima della cura della ma Sia a tutela dei cittadini stessi ma soprattutto a livello economico(al servizio nazionale costa molto meno questo tipo di equipe).
- Lotta all’emarginazione: de-istituzionalizzare coloro che venivano posti all’interno di posti istituzionalizzati(es. il manicomio), si voleva lottare contro questa marginalizzazione quindi si cercava di inserire questi soggetti all’interno della propria casa sia per restituire dignità alla persona stessa e sia per uno scopo economico(meno costoso di stipendiare una struttura). Questa lotta all’emarginazione avviene durante il periodo della legge basaia.
- INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA: serviva a dare unitarietà ai bisogni della persona(es un anziano malato con problemi sia sanitari che sociali) : un solo ufficio che sapeva rispondere ai vari bisogni.
- PROGRAMMAZIONE: serviva ad analizzare i bisogni emergenti delle persone e andare sul territorio ad analizzare i servizi importanti e quelli superflui e trovare nuovi servizi a cui dare risposte.
- PARTECIPAZIONE: Occorreva che cittadini e servizi intermedi avessero voce in capitoli sui servizi esistenti, quindi la domanda di partecipazione fu uno degli elementi più importanti di questa riforma. I servizi esistenti erano le assemblee, i comitati spontanei o eletti o gruppi di interesse(davano sostegno a livello locale).
- L’INFORMAZIONE: informazione sui bisogni della popolazione, sui processi decisionali, sui servizi esistenti. Da qui iniziano a proporsi le raccolte e rielaborazione dei dati.
- DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO: affinché un servizio sia il più rispondente possibile ai bisogni della popolazione dev’essere vicina alla popolazione, quindi ogni servizio doveva analizzare i dati sul territorio. Con la prima riforma sanitaria vengono istituite le USL(unità sanitari locali): un insieme di residui, uffici servizi gestiti dai comuni o singoli o associati o dalle comunità montane. Avevano competenze in materia sanitaria e socio-sanitaria, ma chi gestiva le fila era il comune. Dopo la 833 del 78 vengono istituiti alcuni servizi che tuttora noi oggi utilizziamo e che volevano mantenere l’utente a casa propria, nel proprio territorio. In ambito sanitario vengono istituiti servizi territoriali(es. il consultorio familiare). Ci furono però diverse problematiche (1) ossia difficoltà nel settore della psichiatria(non sono stati creati dei servizi territoriali idonei ) o a creare un servizio idoneo ai tossico-dispendenti. È il periodo degli anni ’70 in cui si fa un eccessivo uso di eroina e droghe, si assiste ad un incremento dei malati di HIV e AIDS, è il periodo dei rifugiati politici, delle prigioni, aumentano il tasso d’invecchiamento della popolazione e le malattie cronico- degenerative. Nel frattempo, la 833 del 78 a livello programmatorio una programmazione a cascata: una legge quadro che fissava gli obiettivi delle leggi regionali e a livello territoriale prendeva i principi della legge regionale facendoli proprio, ma ciò non è avvenuto. Non ci sono stati obiettivi sanitari nazionali , ecco che ogni regione legifera a modo suo, a livello nazionale dopo vari anni vengono riprese le leggi regionali che avevano funzionato maggiormente( es. ussl unità socio sanitarie locali , leggi ad hoc per i disabili o per i ciechi o per i tossico-dipendenti). Viene ripresa la legge 104 , altre leggi poi sono state emanate a livello nazionale
- n 285 del 97 (riguardo l’infanzia e l’adolescenza)
- n 53 del 2000 (disposizioni per il sostegno alla paternità e alla maternità, si occupa del diritto alla cura e al coordinamento dei tempi)
- n 68 del 2009(norme del diritto al lavoro dei disabili , rilancia il contenuto della 104 per evitare l’emarginazione e politica pro-integrazione sociale).
Queste trasformazioni sanitarie hanno interessato molto i servizi sociali che hanno iniziato a lavorare in rete. L’art 1 recepisce il concetto di sanità che integra la salute fisica e psichica. L’organizzazione mondiale della sanità definisce la salute come il completo stato di benessere fisico psichico e sociale e l’art. 1 della 833 in qualche modo riprende questo concetto. Sempre in questo primo articolo si parla anche di prevenzione e riabilitazione , ecco perché essa è un principio guida. Inoltre si fa riferimento alla collaborazione tra pubblico e privato. Le USL erano divise in distretti. Il distretto è una struttura tecnico funzionale per l’erogazione di servizi di primo livello e di pronto intervento. Secondo problema (di tipo clientelare): C’era una non sufficiente attenzione agli aspetti gestionali delle USL: esse erano gestite dai comuni, ma un sindaco è in grado di gestire reparti sanitari? No. La programmazione , amministrazione, finanziamento avvenivano tutto a livello politico. Dopo un dibattito si arriva alla seconda riforma sanitaria nel 1992. È composta da 2 decreti (n 502 del 92 e n 517 del 93) le USL non potevano più essere organi strumentali sottoposte al controllo dei comuni, quindi vengono trasformate in ASL (aziende sanitarie locali): hanno personalità giuridica propria, autonome a livello gestionale amministrativo contabile e patrimoniale e sono controllate dai revisori dei conti). Con tali decreti anche gli ospedali diventano delle aziende ospedaliere. È chiaro che comunque doveva rimanere un controllo politico che viene affidato alla regione(l’unico controllo politico è il potere di nomina e revoca dei direttori generali che devono attenersi alle linee guida delle programmazioni regionali). I distretti continuano ad esistere , i loro compiti sono prevenzioni a livello riabilitativo quando il comune si distacca dall’ ASL , si riappropria delle competenze sociali Terza riforma sanitaria(decreto lgs. 229/ 1999 “riforma Bindi”norme per la razionalizzazione del servizio sanitario) Viene istituita in seguito allo scarseggiamento di risorse sanitarie. Riafferma i principi ispiratori della 833, e introduce nuove condizioni per renderli possibili, vengono chiarificati i compiti delle regioni ed enti locali, viene riconfermata la scelta di garantire le prestazioni ai cittadini nei territori in cui vivono rilanciando i servizi di base distrettuale e ricorda la distinzione tra prestazioni erogate dall’ ALS e quelle erogate dai comuni. Questa programmazione su tre livelli (nazionale-regionale-locale) doveva avvenire ogni 3 anni, ma in realtà non è mai avvenuto. Il primo piano sanitario nazionale è avvenuto nell’86 mettendo a punto la: tutela della salute degli anziani (definendo l’assistenza domiciliare integrata, la residenza protetta e l’RSA—>residenza sanitaria assistenziale), la salute mentale(creare servizi per gli psichiatri creando strutture residenziali e semi-residenziali) e offrire servizi per l’area materno-infantile. Questi piani hanno poi subito dei salti temporali (nel 98-2000, poi 2006-2008 vengono istituiti i L.E.A. livelli assistenziali assistenza, 2008-11 , 2011-2013). DECRETO BALDUZZI: è il decreto legge n 158 del 2012. Alcuni lo definiscono come quarta riforma sanitaria , altri no. Obiettivo: Ri-organizzazione delle cure primarie e delle figure professionali. Che cosa prevede? Prevede raggruppamenti funzionali di due tipi:
- Aggregazione funzionale territoriale (AFT) : è monofunzionale dei medici di medicina generale. Prevede un’interconnessione tra questi medici caratterizzata da una popolazione di 30 000 assistiti e non meno di 20 000 medici.
- Unità complessa delle cure primarie(UCCP): è un’aggregazione multi professionale di cui fanno parte i medici di medicina generale insieme ad altri operatori territoriale sia di tipo sociale, sanitario e amministrativo. Ci vuole garantire risposte precise per l’utente in quella organizzazione territoriale, è un unico punto di assistenza sia sociale che sanitaria ed è prevista un’assistente sociale che contribuisce alla valutazione del bisogno definendo le opportune risposte da dare attivando le attività presenti nel territorio.
finanziati dagli enti pubblici ma di rilevanza economica a livello programmatorio. La collaborazione tra il settore pubblico e le cooperative sociali sono antiche iniziative per in realtà gli interventi normativi non sono avvenuti prima del 1991. La legge numero 381 del 1991 fa una distinzione tra: -cooperativa sociale di tipo A : si occupano della gestione dei servizi socio- sanitari ed educativi -cooperativa sociale di tipo B: sono finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ( es. disabili). Entrambe le cooperative devono essere iscritte nel registro regionale delle cooperative sociali. Mentre prima le cooperative usavano il criterio a domanda risposta, ossia rispondevano in base al servizio richiesto, oggi offrono una serie di servizi che l’ente pubblico poi sceglie in base alle sue esigenze, questo in relazione alla rapida diffusione delle cooperative. La normativa n 328 stabilisce che gli enti pubblici oltre che a dover essere trasparenti a livello gestionale devono adottare forme di aggiudicazione negoziali per quanto riguarda le gare di appalto rispettose nel terzo settore. Oggi quindi è stata indetta una pre-selezione che va ad aggiudicare la qualità del servizio. Le cooperative sociali di tipo B invece hanno assunto profili diversi in relazione ai problemi della cooperativa stessa, ad es alcune hanno assunto dei disagi fisici , ossia producono un prodotto che può essere messo sul mercato ma richiede un costo aggiuntivo per facilitare la disabilità fisica, poi ci sono quelle che assumono i soggetti con handicap mentale , in questo caso spesso i soci della cooperativa sono i familiari del soggetto con handicap e sono aziende sul territoriali, poi ci sono le cooperative che vengono create dai servizi psichiatrici che spesso sono finanziate dall’ante pubblico, un altro esempio sono le cooperative sociali che si occupano della povertà o disagi economici, in questo caso il lavoro è risolutivo per i “senza fissa dimora”. ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO Molto spesso succede che le associazioni di volontariato si alleino tra loro creando collaborazioni e nella maggior parte dei casi tali collaborazioni nascono spontaneamente. Possono avvenire in 2 modalità: tra gruppi che sorgono tra iniziative diverse ma che perseguono però le stesse finalità-> interazione orizzontali ( stessa finalità e sono sullo stesso livello perché entrambe territoriali) oppure la collaborazione può nascere per la stessa patologia e che sono articolazioni locali a vari livelli, fanno parte di organismi più complessi(interazione verticale, dal territorio va alla Nazione ). La legge quadro sul volontariato n 266/1991 all’art 15 inserisce i CSV ( centri per servizi di volontariato) , sono organismi a disposizioni delle organizzazioni di volontariato per qualificare l’operato delle associazioni di volontariato. Da chi sono finanziati? da un fondo che è alimentato dalle quote obbligatorie derivate dalle fondazioni bancarie. Da chi sono governati? Sono presenti 77 CSV su tutto il territorio( sia a livello provinciale che orizzontale) e sono gestiti da comitati chiamati COGE e a livello di coordinamento vengono coordinati dal CSV net ( unico nazionale per tutte le sedi dei CSV ). I CSV net : danno servizi di aiuto a livello promozionale, servizi di consulenza legale o economica, servizi di formazione per i volontari e servizi di informazione e comunicazione. I CSV aiutano le associazioni di volontariato sia iscritte che non iscritte ai registri regionali (perché tali associazioni non sono obbligate all’iscrizione). LE FONDAZIONI L’opinione comune le presentano come uno strumento idoneo a risolvere i problemi dei servizi sociali, sanitari ,culturali ecc... anche ad imitazione di quello che succede negli altri paesi.
In Italia esse sono previste dal codice civile e sono figure giuridiche private che dispongono di un insieme di risorse per raggiungere un determinato scopo con carattere continuo alimentando continuamente lo scopo. I soci fondatori danno un patrimonio significativo vincolandone la rendita a quello scopo determinato. Esse sono nate sia dalle trasformazione delle IPAB (legge n 328/2000 ma anche da quanto previsto dalla legge finanziaria del 2003 (che prevedevano la trasformazione dell’IRPS). Definizione: la fondazione è un’istituzione che si interpone tra donatori e beneficiari, essa amministra i fondi raccolti per trarne un rendimento da destinare a finalità statutarie e normalmente seleziona i soggetti più meritevoli perché il donatore non è in grado di sapere chi sia il soggetto che maggiormente merita la propria donazione. Distinzione: esistono tre tipi di fondazioni
- CORPORATE FOUNDATION: In Italia e in Europa continentale non ha avuto molto successo. Nasce da un unico donatore(persona fisica o impresa) per soddisfare più gli interessi del donatore che del beneficiario.
- COMMUNITY FOUNDATION: Il patrimonio deriva da una pluralità di donatori appartenenti alla comunità in cui la fondazione vuole operare. Particolarmente delicata è la composizione degli organi di amministrazione( l’ amministrazione è formata dai rappresentanti dei donatori , dei beneficiari e dell’ente pubblico per decidere su come amministrare il fondo).
- LA FONDAZIONE BANCARIA: sono il frutto di una ristrutturazione del sistema creditizio e in particolare di alcune banche pubbliche i cui statuti prevedevano di destinare una quota di utili a finalità di tipo collettivo. Poiché il mercato chiedeva a queste banche un livello di efficienza, il legislatore nel 1990 decide di separare l’attività della banca dall’attività solidaristica. In questo caso , l’utile della banca viene trasportato nella fondazione e i soldi vengono destinati ad un interesse collettivo. Le figure giuridiche della banca vennero perciò trasformate in fondazioni. Oltre l’utile della banca, le quote di utili degli azionisti vincenti venivano messe in delle S.P.A(società per azioni), questo è stato un modo per massimizzare i profitti degli azionisti. Nella stesura di questi nuovi statuti , le fondazioni hanno la libertà di scegliere a chi devolvere il fondo ossia scegliere di finanziare programmi svolti da terzi oppure diventando azionista di un’impresa. ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE Le attività delle associazioni di promozione sociale possono concretizzarsi in scambi di informazioni, anche l’associazionismo familiare chiede di essere ascoltato come soggetto competente e portatore di interesse e deve diventare un soggetto politico autonomo , infatti la legge del 2000 definisce le associazione di promozione sociale quelle iscritte o non finalizzate a svolgere attività di tipo sociale a vantaggio di familiari o di terzi senza scopo di lucro , sono finanziate o dalle quote versate o per eredità , dai contributi pubblici. si avvalgono prevalentemente di volontari però può assumere alcuni lavoratori dipendenti e può avvalersi di esperti. L’associazionismo è un’importante risorsa per migliorare la qualità della vita delle persone perché l’ente pubblico non ha tempo né è pronto economicamente per sostenere questi tipi di aiuti. Responsabilità sociale di impresa: è definita a livello europeo facendo riferimento alla responsabilità interna (gestione umana all’interno dell’impresa), poi responsabilità all’esterno per l’ambiente e soltanto in ultimo essa significa liberalità nei confronti dei bisogni del territorio. Per concludere, il settore no profit sta ampliando i suoi settori sia a livello occupazionale che di fatturato ma la preoccupazione è che le nuove risorse siano sostitutive e non aggiuntive di quelle che offre il servizio pubblico. La legge 833 del 68 aveva compiuto il 1 passo nella costruisce nel tipo di welfare universalistico. Viene ripreso anche nella legge quadro. La 328 affronta un sistema universalistico afferma ai cittadini dei diritti sociali. Con l’affermarsi in questi are di servizi sociali i cittadini diventano titolari della prestazioni. La 328 parla di un universalismo. I servizi sociali sono di 2 tipi:
Piano di zona: è uno strumento strategico al livello locale per coordinare partecipare e programmare i servizi alla persona esso può considerarsi come articolazione della programmazione sociale regionale. Quali sono elementi innovativo:
- Dimensione locale
- Integrazione al livello sanitario ISE: indicatore della situazione economica (beni mobili e immobili)di tutto il nucleo familiare ISEE: Rapporto tra ISE ed un numero che è derivato da una scala equivalente MANI PULITE- TANGENTOPOLI (1992) INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA C’è una componente sociale e sanitaria che andremo a risolvere: si doveva creare una situazione per cui chi lavorava nel sociale e nel sanitario potesse rispondere a problematiche sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista sanitario. L’assistente sociale quando si trova davanti un nuovo utente che esprime un bisogno, una volta espletate le prime attività che riguardano il segretariato sociale e compreso il bisogno che l’utente esprime e compreso che a quel bisogno può rispondere, in queste normative vedrà se quell’utente può esprimere il bisogno in quel luogo o altrove. Poi la seconda domanda che deve farsi l’assistente sociale è verificare se il bisogno dell’utente sia semplice( se esclusivamente di natura sociale). oppure complesso( alla necessità di natura sociale si aggiungono necessità di assistenza di tipo sanitario). Nel primo caso , l’assistente sociale deve fare riferimento alla normativa regionale e al regolamento comunale in cui lavora, e poi redigerà un progetto individuale. Poi ricerca le risorse finanziare che si trovano nel PEG(piano esecutivo di gestione, è un budget diviso per centri di costo). Gli utenti con bisogni sociali e sanitari rappresentano invece casi complessi , previsti in 7 aree (vedi scheda) in cui c’è un’integrazione socio-sanitaria in cui collaboreranno insieme vari tipi di professioni soprattutto l’assistente del comune e l’assistente dell’Usl. La valutazione del caso complesso sarà multiprofessionale : si attuerà un equipe che si farà carico di definire:
- Natura del bisogno
- La complessità dell’intervento
- L’intensità dell’intervento
- La definizione delle prestazioni
- Criteri di finanziamento
- Percentuale di retribuzione della spesa Una volta che l’equipe definisce tali punti, si creerà il progetto assistenziale differenziato, basato su:
- Condivisione degli obiettivi
- Indicazione degli interventi da attivare
- Definizione e durata della modalità di verifica
- Distribuzione dei compiti secondo un approccio multidisciplinare
- Individuazione delle responsabilità e del case- manager
- Individuazione delle risorse umane e finanziare da attivare
- Suddivisione degli oneri Case-manager
È colui che rappresenta la personalità prevalente nell’erogazione del servizio, sarà quindi l’assistente sociale se la quota prevalente del bisogno è sociale, sarà invece un infermiere se la quota del bisogno è sanitario. Egli quindi è il responsabile del progetto, raccordando il lavoro dell’equipe. 3 decreti che riguardano l’integrazione socio-sanitaria:
- 229/99(terza riforma sanitaria)
- 502/99(una parte della seconda riforma sanitaria)
- Decreto del presidente del consiglio dei ministri 14 febbraio del 2001 Prevedono un’integrazione tra la componente istituzionale, gestionale e professionale. -- Componente istituzionale: integrazione tra le istituzioni (comune e Usl, devono accordarsi per fare in modo che le risposte siano il più integrate possibile). Componente gestionale: integrazione tra i settori. (il settore dell’Usl e del comune devono accordarsi tra loro), sono approcci multi-disciplinari con cui si decidono le modalità operative. Componente professionale: integrazione tra assistenti sociali che insieme formano un equipe. Questi 3 decreti appena nominati, insieme individuano il tipo di prestazioni che possono essere date. Le prestazioni possono essere: -sanitarie a rilevanza sociale(es. prevenzione alla salute) di competenza e a carico del fondo sanitario nazionale (Usl)
- sociali a rilevanza sanitaria(es. attività che sostengono le persone con problemi di disabilità ) di competenza e a carico dei comuni con possibile con-partecipazione dell’utente. -socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria, a carico del fondo sanitario Queste 3 norme regolamentano anche l’intensità e la durata dell’intervento, in particolare distinguono tra : 1.Fase intensiva ( massimo impegno riabilitativo e specialistico, alta complessità dell’intervento, durata breve e definita dell’intervento )
- Fase estensiva ( minore intensità terapeutica , ha un programma di medio-lungo periodo )
- Fase di lungo-assistenza ( necessaria per mantenere la maggiore autonomia funzionaria possibile , rallentare il deterioramento e favorire la partecipazione alla vita sociale). P.U.A (PUNTI UNICI DI ACCESSO) sono nati da leggi di tipo sanitario, ma l’idea era che esistesse un unico punto di accesso. Se il bisogno è semplice, il P.U.A si trova , legalmente parlando, nel distretto. Se il bisogno è complesso di attiva l’ubi e si articola in P.A.I (piano di assistenza individualizzato). LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI SOCIALI (LIVEAS ) Le regioni nonostante la loro competenza esclusiva in materia di servizi sociali, hanno l’obbligo di rispettare i livelli essenziali delle prestazioni sociali che sono definite a livello nazionale , quindi la competenza dello Stato in materia di livelli essenziali è prevista dall’art 22 della 328/2000 nel quale si definisce il contesto di erogazione dei Liveas.
concorrente tra stato e regione, comma 4: spetta alle Regioni la potestà legislativa non espressamente indicata nei commi precedenti. -Art 118Prima c’era il principio del parallelismo rispetto all’art 117. In seguito a tali modifiche, la funzione amministrativa venne affidata solo ai Comuni , fatte salve alcune materie a cui partecipano anche province, regioni e stato. -Art 119 si occupa dell’autonomia finanziaria. La novità è l’affermazione dell’autonomia finanziaria a regioni, comuni, province e città metropolitane e il comma 3 prevede l’istituzione di un fondo perequativo (a seconda della situazione di ogni zona do un tot) FINALITA’ E INTERVENTI DEL SERVIZIO SOCIALE Finalità:
- Riparativa ( si cerca di risolvere uno stato di bisogno)
- Preventiva( per evitare che i fattori di rischio diventino una patologia sociale)
- Promozionale (gli interventi sono finalizzati ad un benessere psico-sociale ed economico)
- Educativa(per sviluppare le potenzialità di crescita di un soggetto) Interventi:
- Socio-assistenziali (volti a superare degli ostacoli dovuti ad una difficoltà socio-economico per il normale svolgimento della vita
- di servizio sociale professionale che affronta situazioni complesse che possono richiedere la collaborazione di altri figure professionali)
Interventi socio- assistenziali: -prestazioni economiche(volte a superare uno stato di povertà o temporanea difficoltà per il mantenimento personale o familiare, possono consistere in erogazioni economiche finalizzate a integrazioni di reddito o rimborsi spese relativi all’utenza, o di risposta a bisogni specifici…) L’art 16 della legge 328/2000 prevede un’innovazione riguardo i prestiti sull’onore a tasso 0 : l’assistente sociale in caso di situazione di dissesto economico potesse erogare un prestito ad un soggetto a tasso 0. -prestazioni integrative (volte a garantire dei servizi vitali per il singolo o i familiari per migliorare le condizioni di vita, un esempio sono i servizi integrativi di trasporto, oppure pasti a domicilio , assistenza educativa domiciliare , oppure l’affidamento familiare , soggiorni estivi , centri diurni …) - prestazioni sostitutive(sostitutive alla famiglia, es accoglienza di soggetti non autosufficienti in strutture residenziali o in centri di pronta accoglienza) - inserimenti lavorativi(finalità terapeutico-riabilitativa) Interventi di servizio sociale professionale: strumenti risorsa da utilizzare all’ interno di uno specifico piano di lavoro. Si distinguono in: -segretariato sociale( dà ai cittadini informazioni dettagliate sulle risorse esistenti sul territorio, sulle modalità di accesso agevolando tali risorsi anche attraverso l’applicazione di pratiche burocratiche , serve in particolare a persone fragili che potrebbero subire questa barriera burocratica senza riuscire ad attivare il servizio rispondente al proprio bisogno). - consulenza psico-sociale: intervento che va all’assistente sociale tramite colloquio a sostegno della situazione degli utenti per raggiungere un nuovo equilibrio e può essere rivolta anche ad altri soggetti (ad es per gli operatori scolastici o agli organi giudiziari ) -mediazione: avviene nei casi di difficoltà comunicativa, quando abbiamo bisogno di un terzo neutrale per attivare un processo mirato ad evolvere una situazione di conflitto. Ci sono vari tipi: mediazione familiare(nei casi di separazione o divorzio), di tipo sociale- comunicativa, mediazione penale , mediazione culturale. Il
ruolo dell’assistente sociale in questo caso è quello di attivare le risorse tra i due sollecitando l’osservazione e la riflessione per attivare nuovi punti di vista. -trattamento psico-sociale: promuove nell’utente un processo di cambiamento rispetto agli atteggiamenti che sono un ostacolo per l’utente -indagine socio-familiare: attraverso lo studio della persone e del suo ambiente si valutano i problemi familiari e si elabora un progetto di intervento. Per la stesura di questo progetto, deve essere presa in considerazione in modo dettagliato la situazione. ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI SOCIALI Negli ultimi decenni ci sono stati profondi cambiamenti demografici: il progressivo allungamento della vita media, oggi in Italia si aggira intorno agli 80 anni. Si tratta di un dato positivo ma con conseguenze sull’assetto societario, infatti la presenza di un elevato numero di anziani avrà un’influenza nel prossimo futuro sulle scelte e gli interventi di tipo sanitario e assistenziale e in generale sulle politiche del welfare. L’aumento demografico degli anziani implica una diminuzione della ricchezza e un gettito fiscale della popolazione attiva(i contributi di coloro che lavorano servono per un gettito fiscale delle politiche di Welfare). Anziano chi ha raggiunto i 60 anni di età, l’essere attivi rappresenta una condizione fondamentale per promuovere e mantenere la salute stessa dell’anziano. La capacità dell’anziano attivo di muoversi all’interno di una rete relazionale ha effetti positivi sulla prevenzione di stati depressivi. Accanto agli anziani attivi, troviamo quelli che si trovano in situazioni di difficoltà(parzialmente o totalmente non autosufficienti). Ad oggi la quarta età inizia a 75 anni. La crescita degli anziani ha portato anche alla crescita di malattie invalidanti e incideva su prestazioni di tipo sanitario. La sfida per il Welfare è molto complessa perché è necessario oltre che comprendere il fenomeno anche di commisurarne soluzioni adatte per un welfare già in crisi. Il sistema di Welfare ha preso inizio in un periodo in cui gli anziani erano molti di meno, in Italia l’autosufficienza degli anziani veniva ignorata fino alla seconda metà degli anni 90 , la legge 328/2000 all’art 15 enfatizzava gli interventi che prevedevano un sostegno per le persone anziane non autosufficienti, all’art 16 era orientato alle responsabilità familiari. Il sistema di protezione socio-sanitario si è basato su 3 tipi di intervento: 1.forme di assistenza domiciliare e residenziale di tipo sociale 2.forme di assistenza a carattere socio-sanitario 3.trasferimenti monetari In generale emerge sempre più la necessità di affrontare la tematica socio-sanitaria degli anziani e quindi di spostare l’attenzione verso azioni integrate tramite servizi residenziali e territoriali. Si è deciso di sostenere tutti gli anziani ancora attivi e motivati a spendere energie per sé e per gli altri , necessitando di un sopporto per disporre delle proprie risorse, quindi si è trattato di un sistema di interventi per spendere risorse pubbliche evitando di spendere più risorse ( l’anziano viene messo a disposizione per servizi socialmente utili per rimanere attivo e per evitare che cada in stati depressivi). Per coloro che invece si trovavano in situazioni di difficoltà, l’intervento pubblico ha previsto una serie di riforme e azioni che variamente combinati hanno contribuito ad offrire risposte ai bisogni diversi in base al grado di autosufficienza del soggetto e la compresenza di problematiche di tipo sanitario e sociale ha richiesto servizi di tipo integrato capaci di risolvere i problemi degli anziani. Nell’erogazione di assistenza domiciliare, le cooperative sociali di tipo A hanno consolidato modalità organizzative flessibili e adatte all’evolversi della domanda , pur con differenze regionali, esse si presentano in un mercato di servizi per gli anziani come erogatori (o mediante ente locali, o come gestori della struttura in sé…), anche la associazioni di volontariato hanno dato un importante contributo per rispondere a dei nuovi bisogni(promozione di capacità residue..) perché il volontariato ha saputo promuovere delle attività che hanno cercato di rispondere a delle emergenze come badanti, solitudine…
- Servizi: domiciliari, semi-residenziali e residenziali. Servizi domiciliari attivati per rispondere ai bisogni socio-sanitari e assistenziali della persona con il fine di mantenere la persona stessa nel suo ambiente di vita evitandone l’istituzionalizzazione. Le prestazioni a domicilio offerte possono essere di carattere: assistenziale, sociale, medico-infermieristico e riabilitativo. Abbiamo per esempio il sistema assistenza domiciliare, il S.A.D, che è costituito da una serie di interventi di carattere domestico e anche socio-assistenziale , è soggetto al sistema di esenzione di questa prestazione o un contributo dell’utente a seconda del reddito ISEE dell’anziano e della famiglia nucleare. Altro esempio è L’A.D.I (assistenza domiciliare integrata) , si associano interventi assistenziali alle prestazioni mediche-riabilitative ed è finalizzato ad evitare l’ospedalizzazione dell’anziano quando è possibile. Le prestazioni sono rese disponibili sulla base di una programmazione personalizzate da parte di un’equipe esperta. Terzo e ultimo servizio domiciliare è l’ospedalizzazione a domicilio, prevista in situazioni particolari come quella di un malato terminale e prevede interventi di assistenza domiciliare che sostituiscono il corpo ospedaliero. Servizi semi-residenziali Centri diurni per gli anziani rientrando la sera a domicilio e possono rappresentare un valido aiuto per i nuclei familiari con al loro interno l’anziani e che consentono a chi si prende cura dell’anziano di non rinunciare all’attività lavorativa. Poi ci sono i centri sociali attivati dai Comuni, in particolare per gli anziani autosufficienti , per favorirne la socializzazione e poi ci sono i soggiorni estivi. Servizi residenziali quando le condizioni dell’anziano non consentono la permanenza a domicilio si rende necessario il ricovero: il lavoro dell’assistente sociale è di offrire una consulenza alla persona anziana e alla sua famiglia sulle strutture esterne che siano idonee all’anziano e sulle modalità di accesso, oltre che sulla retta e sull’eventuale compartecipazione dell’ente a questa spesa e sui vari servizi erogati. L’assistente sociale deve anche sostenere l’anziano nell’inserimento della struttura per evitare lo sradicamento dalla vita dell’anziano evitando l’isolamento e la passivizzazione dello stesso. Nell’ambito delle strutture possiamo distinguere quelle socio-sanitarie (per coloro che hanno bisogni complessi), e socio-assistenziali (per problematiche di tipo sociale).
RESIDENZA SANITARIA ASSISTENZIALE (R.S.A) Riguarda gli anziani non autosufficienti , non assistiti a domicilio, affetti da malattie cronico-degenerative , per cui sono necessarie specifiche prestazioni erogate in ambiente ospedaliero. Sono strutture non ospedaliere ma comunque di impronta sanitaria e ospitano per un periodo variabile di tempo le persone non autosufficienti che non possono essere assistite a casa e che necessitano di specifiche cure. Per richiederne l’accesso è necessario rivolgersi all’Usl territorialmente competente oppure al servizio sociale del comune di residenza. Le spese stabilite dagli enti che gestiscono le residenze sono in parte al servizio sanitario nazionale, in parte al comune e in parte alla compartecipazione dell’ente. RESIDENZA PROTETTA (R.P) È una struttura assistenziale residenziale però in realtà ha una rilevanza sanitaria ed è destinata agli anziani non auto-sufficienti. CASA DI RIPOSO Presidio sociale residenziale gestito sia dal pubblico che dal privato accreditato ed è finalizzato ad accogliere anziani auto-sufficienti o al limite. Offre servizi di tipo alberghiero, assistenza sociale e infermieristica e attività di tipo ricreativo. CASE ALBERGO Accoglie anziani auto-sufficienti anche in coppia. I criteri di ammissione sono determinati da regione e comune se è pubblica o altrimenti se privata da coloro che la gestiscono. COMUNITà ALLOGGIO
Per gli anziani con una limitata sufficienza che non possono vivere da soli. Convivono in moduli abitativi strutturati connessi con servizi sociali assistenziali dei centri diurni. L’AFFIDO FAMILIARE DELL’ANZIANO La famiglia che ospita l’anziano deve instaurare una relazione significativa: l’affido può essere diurno e alla famiglia affidataria viene riconosciuto un rimborso spese. L’assistente sociale cure la campagna di sensibilizzazione. È importante notare i servizi di sollievo: l’assistente sociale ha delle liste e la famiglia con al suo interno l’anziano può chiamare la residenza protetta se per un determinato mese c’è disponibilità , quindi per far sì che per un mese all’anno l’anziano viene inserito in quella struttura (servizi di sollievo di ricoveri temporanei) oppure altri servizi di sostegno. Il buon funzionamento e la qualità dei servizi dipendono dalla combinazione di alcuni fattori: il rispetto di standard di qualità, i modelli organizzativi e inter-organizzativi. I professionisti che vi lavorano sono assistenti sociali, educatori, infermieri, dietisti, medici… e questi operatori possono essere sia dipendenti del servizio pubblico o delle cooperative sociali di tipo A. L’assistente sociale cura la presa in carico dell’anziano individuandolo nel suo percorso idoneo, quindi funge da raccordo tra servizio sociale e sanitario e tra i familiari e tutta le rete dei servizi. Per l’attivazione dei servizi è necessario il consenso dell’anziano o di chi ne esercita la tutela legale: quando l’assistente sociale riscontra una situazione di pregiudizio per l’anziano per una sua sopravvenuta incapacità di intendere e di volere, sarà compito dell’assistente sociale segnalare la situazione o al tribunale ordinario, o il pubblico ministero(per la nomina di un tutore curatore) o per l’assegnazione di un amministratore di sostegno al giudice tutelare. A questo punto vediamo la differenza tar queste figure di professionisti: -tutore: nominato quando la persona non è o non è più in grado di prendersi cura dei propri interessi e attraverso un procedimento di interdizione viene dichiarata l’incapacità di intendere e di volere e perde il riconoscimento legale della capacità di agire cioè di compiere atti giuridicamente validi. Il tutore provvede ai suoi interessi rappresentandolo negli atti giuridici, amministrandone i beni sotto la sorveglianza del giudice tutelare, l’interdetto non può nemmeno attraverso la rappresentanza del tutore , compiere atti personalissimi( matrimonio, riconoscimento del figlio, fare testamento..) , per tutto il resto invece può farlo il tutore. Il tutore deve tenere una regolare contabilità e deve renderne conto ogni anno al giudice tutelare. In caso di abuso, negligenza , inettitudine, il tutore può essere rimosso dall’ufficio e dovrà risarcire l’interdetto per i danni derivati dalla cattiva amministrazione. -curatore: nominato dal giudice affinché assista un soggetto parzialmente incapace di agire, quindi integrandone la volontà per compiere atti di maggiore importanza(atti patrimoniali che eccedono l’ordinaria amministrazione). Sono i soggetti inabilitati oppure i minori emancipati. La carica del curatore è gratuita e non ha il potere di rappresentanza dell’incapace e di conseguenza non ne amministra i beni per cui non è responsabile di eventuali danni recati a terzi. Amministratore di sostegno: figura istituita per quelle persone che per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica si trovano nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi(anziani, disabili , alcolisti, tossicodipendenti…) , questi soggetti possono ottenere che il giudici tutelare nomini una persona che abbia cura del loro patrimonio e della loro persona. Per richiedere l’amministratore di sostegno è necessario un ricorso proposto o dal soggetto stesso anche se minore, dal coniuge della persona, dai parenti entro il 4 grado, dagli affini entro il 2 grado , dal tutore, curatore o dal Pubblico Ministero. Per la presentazione del ricorso non è necessaria l’assistenza dell’avvocato, l’amministratore di sostegno viene nominato con un decreto del giudice tutelare e questo decreto di nomina contiene: generalità della persona, generalità dell’amministratore di sostegno, la durata dell’incarico, l’oggetto dell’incarico, i limiti di spesa e la periodicità di quando la situazione deve essere riportata al giudice tutelare. La scelta dell’amministratore avviene nell’interesse della persona beneficiaria, e può essere o il coniuge, o i genitori, o il figlio, o fratello o sorella, o parenti entro il 4 grado o un soggetto nominato nel testamento. L’assistente sociale non può essere anche amministratore di sostegno. Per la decadenza è necessario un altro decreto da parte del giudice tutelare.
di parità (tra marito e moglie) vengono improntati i doveri verso i propri figli con i relativi oneri patrimoniali e l’esercizio della podestà. In questo caso è possibile l’intervento del giudice. -Legge 405 del 75- vengono istituiti i consultori famigliari si creano dei servizi sul territorio che hanno come finalità la possibilità la garanzia procreazione responsabile oltre che consulente al singolo alla coppia e alla famiglia. Le norme sono affidate alle regioni e la gestione dei consultori è affidata ai comuni. Le prestazioni sono gratuite e accessibili a tutti. Gli scopi sono:
- Fornire assistenza psicologia e sociale per la preparazione alla maternità e paternità responsabile.
- Fornire assistenza per i problemi della coppia della famiglia
- Somministrare i mezzi necessari per compiere scelte libere per una procreazione responsabile
- Tutelare la salute della donna per il concepimento
- Divulgare informazioni idonee per promuovere e prevenire la gravidanza. Legge 194 del 78 riguarda le norme per la tutela sociale alla maternità e interruzione volontaria della gravidanza con questa legge lo stato vuole garantire il diritto alla procreazione cosciente responsabile riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita dal suo inzio 3 sono i punti fondamentali di questa legge:
- Tutela della salute della donna per cui interruzione volontari della gravidanza (IVG) deve effettuata solo nelle strutture sanitarie specializzate
- Gratuità dell’intervento per permettere a tutte le donne di usufruire
- Prevenzione La donna può decidere di abortire entro 90 giorni ,trascorso questo termine si può abortire solo se ci sono gravi motivi accertati da medici e le ragazze che hanno meno di 18 anni per abortire devono avere il consenso dei genitori oppure il giudice tutelare. -Legge 184 del 83- disciplina dell’adozione dell’affidamento dei minori, affronta per la prima volta l’abbondono dei minori attraverso come strumento l’affido famigliare e l’adozione. L’affido è un aiuto viene dato al minore in temporanea difficoltà quindi viene accolto presso una famiglia diversa da quella di origine per dare tempo a quella di origine di superare le difficoltà genitoriali. L’adozione si applica nei casi in cui la famiglia d’origine è assente o non competenze famigliari e ne possibilità di recupero ha un principio fondamentale il minore è una stato di abbandono. -Legge 285 del 97 si occupa di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescente (pag137) questa legge può essere divisa in tre ambiti:
- Minori in particolari situazioni di disagio o reati (prevede sostegni, progetti), è prevista anche la mediazione famigliare.
- Servizi educati e ricreativi per il tempo libero che hanno come destinatari la prima infanzia (scheda libro). Interventi per la prevenzione del disagio (educatori di strada).
- Insieme di attività volte a promuove a sensibilizzare ragazzi e adolescenti sul tema della partecipazione alla vita sociale e pubblica. -Legge 328 del 2000 art 16- si occupa delle responsabilità famigliari perché recita che il sistema integrato degli interventi dei servizi sociali è assicurato alle persone e alle famiglie. Il primo e il secondo comma riconoscono ruoli e funzione della famiglia evidenziandole le complessità, dicendo che essa ha una funzione genitoriale ma anche una funzione sociale (in termini di affido, adozione, auto-aiuto ecc). In questo articolo è esplicito ruolo della famiglia come coattore del welfare quindi come risorsa umanitaria. I commi successivi richiamano le azione necessari per sostenere la responsabilità il terzo comma indica la priorità (es. sostegno alla responsabilità famigliare dove ci sono difficoltà economiche un elemento essenziale è l’assegno di cura cioè un trasferimento economico soprattutto alle madri sole; il binomio la famiglia-lavoro). Nel terzo comma si occupa formazione e informazione a sostegno delle relazioni tra genitori e figli (piano affido minore). Il 4 comma riprende il prestito sull’onore. Il 5 e il 6 comma fa riferimento all’agevolazione fiscali e alla famiglia.
- Legge 53 del 2000- si occupa delle disposizione per il sostegno paternità e maternità e del coordinamento dei enti di città. I principi:
- Il tempo di lavoro non può predivadicale il tempo della vita.
- Il tempo dei figli e famigliare ha un valore sociale e deve essere riconosciuto. Il riconoscimento dei genitori del diritto individuare al congedo parentale (tempo che aspetta ad entrambi i coniugi quando si ha un bambino piccolo) per la nascita o l’adozione di un bambino al fine di promuovere una genitorialità piena. Il secondo principio innovativo è la parificazione dei diritti dei genitori naturali addottivi e affidatari- congedo parentale -Legge 149 del 2001- con questa legge si ribadisce il diritto del minore nell’ambito della famiglia e la necessità nelle cause che lo limitano. Si rintroducono il diritto di ascolto al minore che ha 12 anni e capacità del discernimento, un altro elemento innovativo è il diritto all’assistenza legale sia per il minore e per i genitori, inoltre per quanto riguarda l’istituto dell’affido la norma sottolinea dei aspetti:
- Maggiore attenzione alla famiglia di origine e interventi da porre in essere a suo favore.
- Centralità dei diritti e bisogni del minore.
- Valorizzazione di riconoscimento delle funzioni svolte dalla famiglia affidataria tra cui vengono elencate le funzioni affettive sia come necessità per i minori e sia come elemento di valutazione per la famiglia stessa.
- Viene garantita alla famiglia affidataria la preparazione e informazione e si riconosce l’esercizio dei poteri connessi con la potestà parentale in relazione a ordinari rapporti con la scuola e anche di essere sentita nei procedimenti in materia di potestà, affidamento e adottabilità del minore.
- Viene data rilevanza al ruolo e alla responsabilità dei servizi dell’ente locale rispetto ai obblighi di assistenza della famiglia di origine, rispetto alla formazione della famiglia affidataria, la formazione degli educatori e anche al monitoraggio del progetto di affidamento.
- Si afferma il principio di sussidiarietà con le associazioni di volontariato che sono associazioni di famiglie affidatarie.
- Viene disposto il monitoraggio costante di situazioni dei minori che si trovano in comunità. -Legge del 2006 n.54 è una legge che si occupa delle disposizioni in materia di separazione dei genitori nell’affidamento dei figli. È una riforma che modifica gli articoli del codice civile perché stabilisce che il podestà deve essere esercitato da entrambe i genitori. Questa legge stabilisce che il giudice valuta la possibilità che questi figli possono essere affidati in maniera congiunta da entrambi i genitori. Ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale. Quindi se il giudice capisce che l’affido congiunto non è possibile può procedere con l’affidamento esclusivo. -Legge 219 del 2012-riguarda la distinzione tra figli legittimi e figli naturali dal 2012 si parla di parità. -Legge 112 del 2011 viene istituita l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, l’autorità è quella che promuove e attua la convezione e promuovere i diritti dei minorenni. Ad oggi l’autorità garante è un giudice del tribunale di Roma che si chiama Filomena Albano ed è stata eletta nel 2006. Nell’area minori e famiglia il ruolo del servizio sociale è tutelare i diritti del minore e rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno esercizio di questi diritti, per perseguire tale obiettivo il lavoro dei servizi è finalizzato a potenziare le risorse materiali affinchè il nucleo familiare possa recuperare le sue carenze affettive e genitoriali e fare in modo che il minore possa ritornare nell’ambito del suo nucleo familiare. I servizi preposti a queste attività sono: -enti locali