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Densità congiunta e distribuzioni marginali di variabili aleatorie bidimensionali, Appunti di Probabilità e Statistica

Una dettagliata analisi della densità congiunta e delle distribuzioni marginali di variabili aleatorie bidimensionali, con particolare attenzione alla distribuzione uniforme sul cerchio e alla legge di y. Vengono inoltre esposte le densità condizionali, la media condizionale, la legge di addizione delle variabili aleatorie indipendenti e il calcolo della densità di una variabile aleatoria derivata. Utile per studenti di statistica e probabilità, in particolare per coloro che studiano distribuzioni di probabilità multivariate.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 20/03/2024

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bg1
1 Vettori aleatori continui
Si chiama vettore aleatorio assolutamente continuo una v.a. n-dimensionale X= (X1, X2, . . . , Xn),
le cui componenti Xisono v.a. assolutamente continue, ognuna provvista di densit`a continua
fi(t)0,tale che
+
−∞
fi(t)dt = 1,
per cui risulta:
Fi(t) = P(Xit) = t
−∞
fi(u)du, d
dtFi(t) = fi(t).
(Fi(t) `e la f.d.d. marginale della v.a. Xi,mentre fi(t) `e la densit`a marginale di Xi).
La f.d.d. congiunta di X`e
F(x1, x2, . . . , xn) = P{X1x1, X2x2, . . . , Xnxn},
e si chiama densit`a congiunta di (X1, X2, . . . , Xn) la funzione
f:Rn R+
definita da
f(x1, x2, . . . , xn) = nF(x1, x2, . . . , xn)
∂x1x2. . . ∂xn
.
Inoltre, se ERn,si ha:
P[(X1, X2, . . . , Xn)E] = E
f(x1, x2, . . . , xn)dx1dx2·· ·dxn,
dove l’integrale `e multiplo.
Per semplicit`a, trattiamo inizialmente il caso di una v.a. bidimensionale (X, Y ) (ovvero
n= 2 e X1=X, X2=Y),con f.d.d. e densit`a congiunta:
F(x, y) = P(Xx, Y y) e f(x, y) = 2F(x, y)
∂x∂y .
Naturalmente, f(x, y)0,e l’integrale doppio di festeso a R2deve valere 1,cio`e:
+
−∞ +
−∞
f(x, y)dxdy = 1;
inoltre, se ER2,si ha:
P[(X, Y )E] = E
f(x, y)dxdy,
anche questo `e un integrale doppio.
Si ha pure:
F(x, y) = P(Xx, Y y) = P((X, Y )Ax,y ) = Ax,y
f(u, v)dudv,
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pfe

Anteprima parziale del testo

Scarica Densità congiunta e distribuzioni marginali di variabili aleatorie bidimensionali e più Appunti in PDF di Probabilità e Statistica solo su Docsity!

1 Vettori aleatori continui

Si chiama vettore aleatorio assolutamente continuo una v.a. n-dimensionale X = (X 1 ; X 2 ; : : : ; Xn); le cui componenti Xi sono v.a. assolutamente continue, ognuna provvista di densita continua fi(t)  0 ; tale che (^) ∫

  • 1

fi(t)dt = 1;

per cui risulta:

Fi(t) = P (Xi  t) =

∫ (^) t

fi(u)du;

d dt

Fi(t) = fi(t):

(Fi(t) e la f.d.d. marginale della v.a. Xi; mentre fi(t) e la densita marginale di Xi):

La f.d.d. congiunta di X e

F (x 1 ; x 2 ; : : : ; xn) = P fX 1  x 1 ; X 2  x 2 ; : : : ; Xn  xng;

e si chiama densita congiunta di (X 1 ; X 2 ; : : : ; Xn) la funzione

f : Rn^ ! R+

de nita da

f (x 1 ; x 2 ; : : : ; xn) =

@nF (x 1 ; x 2 ; : : : ; xn) @x 1 @x 2 : : : @xn

Inoltre, se E  Rn; si ha:

P [(X 1 ; X 2 ; : : : ; Xn) 2 E] =

E

f (x 1 ; x 2 ; : : : ; xn)dx 1 dx 2    dxn;

dove l'integrale e multiplo.

Per semplicita, trattiamo inizialmente il caso di una v.a. bidimensionale (X; Y ) (ovvero n = 2 e X 1 = X; X 2 = Y ); con f.d.d. e densita congiunta:

F (x; y) = P (X  x; Y  y) e f (x; y) =

@^2 F (x; y) @x@y

Naturalmente, f (x; y)  0 ; e l'integrale doppio di f esteso a R^2 deve valere 1; cioe:

∫ (^) + 1

f (x; y)dxdy = 1;

inoltre, se E  R^2 ; si ha:

P [(X; Y ) 2 E] =

E

f (x; y)dxdy;

anche questo e un integrale doppio. Si ha pure:

F (x; y) = P (X  x; Y  y) = P ((X; Y ) 2 Ax;y) =

Ax,y

f (u; v)dudv;

ove Ax;y = f(u; v) 2 R^2 : u  x; v  yg: Il signi cato della densita f (x; y) e il seguente:

f (x; y)dxdy = P [X 2 (x; x + dx); Y 2 (y; y + dy)]:

Anche per la v.a. bidimensionale (X; Y ) vale che

P [(X; Y ) 2 A] =

A

f (x; y)dxdy = 0; se mis(A) = 0;

dove mis(A) e la misura Euclidea dell'insieme A: In particolare, risulta P (X = x; Y = y) = 0; 8 x; y: Per quanto riguarda le distribuzioni marginali di X e Y; si ha:

FX (x) = P (X  x) = P

y 2 R

fX  x; Y  yg

= lim y!+ 1 F (x; y) =

∫ (^) x

du

dvf (u; v):

e

FY (y) = P (Y  y) = P

x 2 R

fX  x; Y  yg

= lim x!+ 1

F (x; y) =

∫ (^) y

dv

duf (u; v):

Dunque:

fX (x) =

dFX (x) dx

d dx

(∫ (^) x

du

dvf (u; v)

dv

d dx

∫ (^) x

duf (u; v) =

dvf (x; v) =

f (x; y)dy;

dove abbiamo usato il Teorema fondamentale del Calcolo (Teorema di Torricelli), per affer- mare che d dx

(∫ (^) x

f (u; v)du

= f (x; v);

analogamente, si trova:

fY (y) =

f (x; y)dx:

Si osservi l'analogia con le formule per le densita marginali delle componenti di una v.a. bidi- mensionale discreta (X; Y ); per cui, detta p(x; y) = P (X = x; Y = y) la densita congiunta, risulta: pX (x) = P (X = x) =

y

p(x; y) e pY (y) = P (Y = y) =

x

p(x; y):

Naturalmente, ora le serie sono state sostituite da integrali.

Osservazione Per a 2 > a 1 ; b 2 > b 1 ; sia

R = (a 1 ; a 2 )  (b 1 ; b 2 );

allora: P ((X; Y ) 2 R) = F (a 2 ; b 2 ) F (a 2 ; b 1 ) F (a 1 ; b 2 ) + F (a 1 ; b 1 ):

Analogamente:

fY (y) =

2 

1 y^2 se jyj  1 0 altrimenti:

De nizione

Le v.a. continue X 1 ; X 2 ; : : : ; Xn si dicono stocasticamente indipendenti se 8 a 1 ; b 1 ; a 2 ; b 2 ; : : : an; bn con ai  bi risulta:

P (X 1 2 [a 1 ; b 1 ]; X 2 2 [a 2 ; b 2 ]; : : : ; Xn 2 [an; bn] = P (X 1 2 [a 1 ; b 1 ])P (X 2 2 [a 2 ; b 2 ])    P (Xn 2 [an; bn]):

Se n = 2; X e Y sono indipendenti se, per a  b e c  d :

P (a  X  b; c  Y  d) = P (a  X  b)P (c  Y  d): (1.1)

Se X e Y hanno densita congiunta f (x; y); (1.1) diviene:

∫ (^) d

c

dy

∫ (^) b

a

f (x; y) dx =

(∫ (^) b

a

fX (x)dx

) (∫ (^) d

c

fY (y)dy

e cio vale se e solo se

f (x; y) = fX (x)fY (y) q:o: (quasi ovunque):

Osservazione Se f (x; y); fX (x) e fY (y) sono funzioni continue, per mostrare che X e Y sono dipendenti, basta che esista (x 0 ; y 0 ) 2 domf tale che f (x 0 ; y 0 ) ̸= fX (x 0 )fY (y 0 ); infatti, per il Teorema della permanenza del segno applicato alla funzione continua g(x; y) = f (x; y) fX (x)fY (y); esiste un cerchietto con centro (x 0 ; y 0 ) e raggio r opportunamente piccolo, per cui risulta g(x; y) ̸= 0; per (x; y) 2 Cr = f(x; y) 2 R^2 : (xx 0 )^2 +(y y 0 )^2  r^2 g; e questo vuol dire che X e Y sono dipendenti, poiche Cr ha misura strettamente positiva.

Le v.a. X e Y dell' Esempio 1 non sono indipendenti; infatti fX (x)fY (y) > 0 se (x; y) 2 Q = [ 1 ; 1]^2 ; e f (x; y) = 0 fuori del cerchio C = f(x; y) 2 R^2 : x^2 + y^2  1 g  Q: Allora in Q C risulta f (x; y) ̸= fX (x)fY (y):

Proposition 1.1 Se X e Y sono v.a. assolutamente continue indipendenti, e ϕ; : R ! R; allora le v.a. ϕ(X) e (Y ) sono indipendenti.

Dim. Per a < b e c < d; si ha:

P (ϕ(X) 2 [a; b]; (Y ) 2 [c; d]) = P (X 2 ϕ^1 ([a; b]); Y 2 ^1 ([c; d]));

dove ϕ^1 ([a; b]) e la controimmagine di [a; b] tramite ϕ e ^1 ([c; d]) e la controimmagine di [c; d] tramite : Allora, siccome X e Y sono indipendenti:

P (ϕ(X) 2 [a; b]; (Y ) 2 [c; d]) =

ϕ−^1 ([a;b]) −^1 ([c;d])

f (x; y)dxdy

ϕ−^1 ([a;b]) −^1 ([c;d])

fX (x)fY (y)dxdy =

ϕ−^1 ([a;b])

fX (x)dx 

− (^1) ([c;d])

fY (y)dy

= P (ϕ(X) 2 [a; b])  P ( (Y ) 2 [c; d]):

Figure 2:

Osservazione Se (X 1 ; X 2 ; : : : ; Xn) e un vettore aleatorio ndimensionale, la nozione di indipendenza di X 1 ; X 2 ; : : : ; Xn si formula in modo analogo. Estendendo la Proposizione 1, se (X 1 ; Y 1 ) e (X 2 ; Y 2 ) sono due vettori aleatori bidimensionali indipendenti, allora X 1 + Y 1 e una v.a. indipendente da X 2 + Y 2 : Basta prendere ϕ(x; y) = (x; y) = x + y; dove ora, naturalmente, ϕ; : R^2 ! R:

Esercizio Sia (X; Y ) un vettore aleatorio uniformemente distribuito sul cerchio unitario. Calcolare P (X + Y  1):

Soluzione. Siccome X^2 + Y 2  1 ; si ha:

P (X + Y  1) =

A

dxdy;

dove A = f(x; y) 2 R^2 : y  1 x; x^2 + y^2  1 g: Quindi:

P (X + Y  1) =

0

dx

∫ p 1 x 2

x+

dy

 area(A) =

ovvero (^) ^1  (area di un quarto di cerchio di raggio 1 area del triangolo rettangolo isoscele di cateto uguale a 1); vedi gura 2.

Osservazione Supponiamo che X e Y abbiano densita congiunta della forma f (x; y) = u(x)v(y): allora X e Y sono indipendenti. Infatti, deve essere:

f (x; y)dxdy =

u(x)dx

v(y)dy ()

Le densita marginali di X e Y sono:

fX (x) =

f (x; y)dy = u(x)

v(y)dy;

fY (y) =

f (x; y)dx = v(y)

u(x)dx =

Esempio Il tempo di vita, Y; di un componente elettronico ha densita esponenziale di parametro  > 0 ; dove  e una v.a. uniformemente distribuita in (0; 1): Trovare la densita di Y:

Si ha:

fY jΛ(yj) =

ey; se y  0 0 altrimenti:

Siccome   U ni(0; 1); la densita congiunta di  e Y; ovvero f (; y) e:

f (; y) =

ey; se y  0 e 0    1 0 altrimenti:

Allora:

fY (y) =

0 f^ (; y)^ d^ =^

0 e

y (^) d = 1 y^2 (1^ ^ ye

y (^) ey); se y > 0

0 se y  0 :

Speranza condizionale Si chiama media condizionale di X; dato fY = yg la quantita

E[XjY = y] =

R

xfXjY (xjy) dx =

R

x

f (x; y) fY (y)

dx:

La media condizionale di X; dato fY = yg e in realta anch'essa una v.a., che assume valori my := E[XjY = y]; al variare di y nel range di Y: Risulta: E[E[XjY = y]] = E(X);

infatti,

E[E[XjY = y]] =

R

E[XjY = y]fY (y)dy =

R

R

x

f (x; y) fY (y)

dx

fY (y) dy

R

dx x

R

f (x; y)dy =

(essendo

R f^ (x; y)dy^ =^ fX^ (x))

R

dx xfX (x) = E(X):

Naturalmente, in maniera analoga si de nisce la media condizionale di Y; dato fX = xg; e risulta E[E[Y jX = x]] = E(Y ):

Esercizio Supponiamo che X  Gamma( ; ) e sia Y un'altra v.a. con distribuzione esponenziale di parametro X (attenzione, X e positivo, ma e un numero aleatorio). (i) Qual e la legge di Y? (ii) Quanto vale la media di Y?

(iii) Qual e la densita condizionale di X; dato fY = yg? e quanto vale E[XjY = y]? Soluzione. (i) La densita condizionale di Y; dato fX = xg e:

fY jX (yjx) =

xexy^ se y  0 0 se y < 0

La densita congiunta di (X; Y ) e:

f (x; y) = fX (x)fY jX (yjx) =

α Γ( ) x^

(^1) ex (^)  xexy (^) se x  0 ; y  0

0 altrimenti

α Γ( ) x^ e

(+y)x (^) se x  0 ; y  0

0 altrimenti

La densita di Y e la marginale:

fY (y) =

0

dx

x e(+y)x

( + y) +

0

dx

( + y) + ( + 1)

x(^ +1)^1 e(+y)x^ =

(visto che l'integrale vale 1; poiche la funzione integranda e una densita Gamma( +1; +y))

( + y) +^

( + y) +^

; y  0 ;

mentre fY (y) = 0; se y < 0 : (ii) E(Y ) e nita se e solo se

∫ (^) + 1

0

 y ( + y) +^

dy < + 1 ;

il che e vero se > 1 : Integrando per parti, si ottiene facilmente:

E(Y ) =

(iii) La densita condizionale di X dato Y = y e:

fXjY (xjy) =

f (x; y) fY (y)

( + y) + ( )

x e(+y)x; x  0

che e una densita Gamma( + 1;  + y); percio la sua media, ovvero E[XjY = y]; vale (^) +1+y :

Trasformazioni di v.a. assolutamente continue Abbiamo gia visto che, se Y = ϕ(X) con ϕ diffeomor smo, e fX (x) e la densita di X; allora la densita di Y e: fY (y) = f (ϕ^1 (y))j(ϕ^1 )′(y)j:

derivando rispetto a z :

d dz

FZ (z) =

d dz

(P (Z  z)) =

d dz

dx

∫ (^) zx

f (x; y)dy

dx

d dz

∫ (^) zx

f (x; y)dy =

dxf (x; z x);

ove abbiamo applicato il Teorema di Torricelli alla funzione y! f (x; y); con x ssata. Abbiamo quindi ottenuto:

fZ (z) =

R

f (x; z x)dx:

Se poi, X e Y sono indipendenti, allora la densita di Z = X + Y diviene:

fZ (z) =

R

fX (x)fY (z x)dx:

Ora dimostriamo la formula di convoluzione, utilizzando il cambio di variabili.

Consideriamo la traformazione (X; Y ) ! (X; Z); dove Z = X + Y; ovvero:

ϕ :

X = X

Z = X + Y

; e la sua inversa ϕ^1 :

X = X

Y = Z X:

La matrice Jacobiana della trasformazione inversa, Jϕ−^1 (x; z) e :

Jϕ− 1 (x; z) =

(@x @x

@x @y @z @x

@y @z

e il valore assoluto del suo determinante vale 1: Allora, usando la formula per la densita della v.a. trasformata (X; Z); si ottiene:

f(X;Z)(x; z) = f(X;Y )(x(x; z); y(x; z))jdet(Jϕ− 1 (x; z))j = f(X;Y )(x; z x)  1 :

In ne, la densita di Z = X + Y e la seconda marginale di (X; Z); pertanto si ottiene integrando in x :

fZ (z) =

R

f(X;Z)(x; z)dx =

R

f(X;Y )(x; z x)dx;

che coincide con la formula gia trovata, col metodo della funzione di distribuzione. Osserviamo che particolare attenzione deve essere fatta relativamente al dominio di inte- grazione; infatti, nella formula c'e scritto R; ma spesso esso e solo un sottoinsieme di R; a causa della forma di f(X;Y )(x; y) che puo contenere nella sua de nizione una o due funzioni indicatrici.

Utilizziamo ora la formula di convoluzione per dimostrare il teorema di addizione di v.a. con densita Gamma, indipendenti.

Theorem 1.2 Siano X e Y indipendenti con X  Gamma( ; ) e Y  Gamma( ; ); ; ;  > 0 : Allora Z = X + Y  Gamma( + ; ):

Dim. Per la formula di convoluzione relativa a v.a. indipendenti, la densita di Z e data da:

fZ (z) =

fX (x)fY (zx)dx =

0

x ^1 ex^ 

(zx) ^1 e(zx) (^1) fzx 0 g(x)dx

ez

∫ (^) z

0

x ^1 (z x) ^1 dx;

(ricordiamo che (^1) E (u) e la funzione indicatrice sull' insieme E; che vale 1 se u 2 E; e zero altrimenti) con la sostituzione x = tz; si ottiene

ez

0

(tz) ^1 (z tz) ^1 zdt

= C  z +^ ^1 ez^ ;

ove abbiamo posto

C =

0

t ^1 (1 t) ^1 dt;

Quindi, abbiamo ottenuto: fZ (z) = C  z +^ ^1 ez^ :

Da quest'ultima uguaglianza segue che Z ha densita Gamma( + ; ); a patto che risulti C =  α+β Γ( + ) ;^ ovvero^ ∫ 1

0

t ^1 (1 t) ^1 dt =

Da cio segue che ( + ) ( )( )

t ^1 (1 t) ^1

e una densita con supporto (0; 1); essa si chiama densita Beta( ; ):

Figure 3:

e, derivando rispetto a z :

fZ (z) =

d dz

FZ (z) =

dx

d dz

xz

f (x; y) dxdy

dx (f (x; x z)  (1) =

dx f (x; x z):

(come in precedenza, abbiamo utilizzato il Teorema di Toricelli). Allo stesso risultato si poteva pervenire utilizzando il cambio di variabili: (X; Y ) ! (X; Z); dove Z = X Y; ovvero:

ϕ :

X = X

Z = X Y

; e la sua inversa ϕ^1 :

X = X

Y = X Z:

La matrice Jacobiana della trasformazione inversa, Jϕ− 1 (x; z) e :

Jϕ−^1 (x; z) =

(@x @x

@x @y @z @x

@y @z

e il valore assoluto del suo determinante vale 1: Allora, usando la formula per la densita della v.a. trasformata (X; Z); si ottiene:

f(X;Z)(x; z) = f(X;Y )(x(x; z); y(x; z))jdet(Jϕ− 1 (x; z))j = f(X;Y )(x; x z)  1 :

In ne, la densita di Z = X Y e la seconda marginale di (X; Z); pertanto si ottiene integrando in x :

fZ (z) =

R

f(X;Z)(x; z)dx =

R

f(X;Y )(x; x z)dx;

che coincide con la formula gia trovata, col metodo della funzione di distribuzione.

Calcoliamo ora la densita di Z = aX + bY + c:

  1. b > 0 si ha:

P (Z  z) = P (aX + bY + c  z) = P

Y 

z c b

ax b

dx

∫ (^) (zc)=bax=b

f (x; y)dy;

e, derivando rispetto a z :

fZ (z) =

d dz

P (Z  z) =

d dz

dx

∫ (^) (zc)=bax=b

f (x; y)dy

dx

d dz

∫ (^) (zc)=bax=b

f (x; y)dy

dx f

x;

z c ax b

b

  1. b < 0 si ha:

P (Z  z) = P (aX + bY + c  z) = P

Y 

z c b

ax b

dx

(zc)=bax=b

f (x; y)dy;

e, derivando rispetto a z :

fZ (z) =

d dz

P (Z  z) =

d dz

dx

(zc)=bax=b

f (x; y)dy

dx

d dz

(zc)=bax=b

f (x; y)dy

dx

[

f

x;

z c ax b

)]

b

In de nitiva, riunendo tutti e due i casi, otteniamo che la densita di Z e:

fZ (z) =

dx f

x;

z c ax b

jbj

Ovviamente, il caso b = 0 va considerato a parte, poiche in tal caso Z = aX + c e una trasformazione lineare della v.a. unidimensionale X; e la densita di Z; come sappiamo, e :

fX

z c a

jaj

ove fX (x) denota la densita di X: