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Questo testo introduttivo esplora i concetti base dell'analisi statistica applicata ai fenomeni sociali, dalla definizione del fenomeno ideale al metodo dell'albero delle pertinenze per la sua scomposizione in moduli pertinenti. Vengono inoltre presentati i requisiti da rispettare per indicatori efficaci e la procedura generale per la delimitazione del sistema, la descrizione delle relazioni tra le variabili e l'individuazione delle variabili chiave.
Tipologia: Dispense
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1.1. Nozioni introduttive e terminologia di base L’azione del conteggio è considerata la principale è più importante operazione della statistica. La statistica è nata per sopperire a una delle tante limitazioni delle facoltà del genere umano. L’incapacità di sintetizzare numericamente un numero elevato di osservazioni. Si tratta pero di fenomeni composti da una pluralità di fenomeni più semplici. I primi sono detti fenomeni collettivi e si compongono di un certo numero di fenomeni di più semplici detti fenomeni singoli. Un fenomeno collettivo è l’ammontare della popolazione di una nazione in un dato anno. La natalità è un fenomeno collettivo. La statistica è utilizzata per far fronte all’incapacità umana di percepire e analizzare con una sola osservazione i fenomeni collettivi. I fenomeni collettivi non sono. Solo quelli composti da una collettività di. Casi singoli ma anche quelli composti da un solo fenomeno che richiede la ripetizione di un certo numero di osservazioni. Il fenomeno pioggia è uno solo, ma per osservare alcune su caratteristiche abbiamo bisogno di 365 osservazioni singole dello stesso fenomeno. Questa pluralità di osservazioni fa si che il fenomeno piovosità media sia considerato statisticamente come fenomeno collettivo, pur essendo di fatto un fenomeno singolo. Quando si osserva un fenomeno singolo, allo scopo di studiare il relativo fenomeno collettivo, l’oggetto dell’osservazione è detto unità statistica. Esempio: L’Unità statistica è lo studente; nello studio degli arrivi turistici a Roma, ogni turista che visita la città di Roma rappresenta l’unita statistica. L’Unità statistica non è sempre un individuo. O un oggetto singolo, ma può riguardare anche un insieme di individui o oggetti. L’insieme di tutte le unita statistiche oggetto di studio si chiama popolazione o collettivo statistico. Il termine collettivo. In statistica non significa un insieme di individui, ma si riferisce a un qualsiasi insieme di oggetti che costituiscono un fenomeno collettivo. Nel definire con esattezza una popolazione è importante stabilire lo spazio e il tempo, vale a dire l’area geografica e lì intervallo di tempo a cui si riferisce. Si ha una popolazione finita quando le unità statistiche formano un insieme finito di elementi e quando sono etichettabili, cioè univocamente identificabili e distinguibili una dall’altra. In tutti gli altri casi si parla di popolazione infinita. Esempio: Se si pensa alle api presenti in un alveare è evidente che si tratta di un numero finito di elementi (non ci sono infinite api), ma è altrettanto chiaro che non è possibile identificare ogni ape e assegnarle un numero identificativo. Questo implica che tale popolazione non può essere definita, dal punto di vista statistico, finita. In molti casi conviene studiare una piccola parte e non tutta la popolazione, e il sottoinsieme studiato prende il nome di campione. Ciò che osserviamo su ogni unita statistica di una popolazione o di un campione i chiama variabile. Si definisce variabile, o carattere, ogni caratteristica che viene rilevata su ciascuna unita ai fini dello studio del fenomeno. Le variabili dell’unità statistica individuo possono essere ad scempio: il genere, l’età, la statura, il reddito, il titolo di studio o il colore degli occhi. Unita statistica è l’unità elementare su cui vengono osservate le variabili che sono oggetto di studio. Ogni variabile si manifesta su ogni unita statistica in maniera precisa e univoca, il modo in cui la variabile si manifesta nell’unita statistica si chiama tecnicamente modalità.
Una variabile si manifesta in corrispondenza di ogni unita statistica con una determinata modalità. Esempio: Se il signor Rosi ha 35 anni significa che su questa unita statistica (Rossi) la variabile genere ha come modalità maschio e la variabile età ha come modalità 35. Una variabile più avere un verto numero di modalità. Ma nel. Momento dell’osservazione di una precisa unita statistica, la variabile si manifesta in una sola modalità. Una variabile può variare nel tempo, cioè può assumere diverse modalità sullo stesso caso in tempi diversi. Esempio: Se il signor Rossi possiede la modalità diploma (relativamente alla variabile titolo di studio), fra tr anni potrà avere la modalità laurea, sempre riferita alla stessa variabile. Altre variabili sono invece presenti sempre con la stessa modalità per tutto l’arco di esistenza dell’unità. Per gli essere umani abbiamo la data di nascita o il luogo di nascita, queste non variano mai. 1.1.1. L’indagine statistica e le sue fasi. Lo studio i un fenomeno collettivo avviene tramite l’indagine statistica. Se l’indagine riguarda tutte le unita statistiche che compongono la popolazione oggetto di studio, allora viene definita indagine totale o censuaria. Se l’indagine si concentra su un numero ridotto di unita, cioè su un campione, allora si chiama indagine campionaria. In entrambi i casi l’indagine statistica si caratterizza per una serie di fasi che possono essere più o meno articolate a seconda della complessità del fenomeno da analizzare. Ogni indagine è un caso a sé e non sempre tutte le fasi hanno la sessa importanza. Gli attori che possono entrare in gioco in un’indagine statistica sono i seguenti:
Elevando la matrice alla seconda abbiamo ottenuto solo le relazioni indirette di secondo ordine. Effettivamente le potenze successive della matrice delle relazioni dirette, si ottengono le influenze di ordine 3,4…, p tra le variabili. A ogni nuova matrice ci sarà una nuova classificazione delle variabili. Da un certo punto in poi accadrà che i valori di D e M continuano a cambiare ma la gerarchia tra le variabili si stabilizza, fornendo la classificazione indiretta del Micmac. Quel punto lo chiamiamo, e la relativa matrice risultante dalla potenza di ordine p la indichiamo con X elevata alla p. Nella tabella 1.1 riportiamo schematicamente le fasi del metodo Micmac. Di seguito riportiamo un esempio di applicazione dell’analisi strutturale al fenomeno della globalizzazione. Nella prima interazione il gruppo ha censito 40 variabili, in seguito raggruppate in 20 micro-variabili, che rappresentano il sistema su cui insiste la globalizzazione. Al fine di individuare le variabili chiave del sistema, ciascun componente del gruppo ha compilato una matrice Micmac. Riportiamo l’applicazione della procedura Micmac alla matrice compilata da una di componenti del gruppo di esperti. Si ricorda che l’esperto appone un 1 se ritiene che la variabile i riga influenzi direttamente quella di colonna e un 0 in caso contrario. Le somme degli elementi posti su ciascuna riga (M) e su ciascuna colonna (D), permettono di classificare gerarchicamente gli eventi. Per facilitare l’interpretazione, i risultati dell’applicazione del Micmac sono riportati su grafici che presentano sull’asse elle ascisse la motrice e su quella delle ordinate la dipendenza di ciascuna variabile.
Dal grafico emerge il ruolo chiave delle variabili ce si collocano nella parte in alto a destra, le quali, sono capaci di innescare una forte motricità nel sistema e sono anche molto dipendenti dallo stesso. Al contrario, è di. Scarso interesse la variabile n.16 e la variabile n.3. La classificazione derivate dalle relazioni dirette non è sufficiente per individuare le variabili clave, in quanto non considera le relazioni indirette che intercorrono tra le stesse. Per tale motivo viene costituito un secondo ordinamento delle variabili, basato su relazioni indirette. Questo ordinamento è tratto dalla raggiunta stabilita della matrice strutturale dopo un certo numero di volte in cui essa viene elevata a potenza. Il passaggio dalla classificazione diretta a quella indiretta consente di confermare l’importanza di alcune variabili ma allo stesso tempo, conduce all’individuazione di variabili considerate a priori poco importanti e decisive nel definire l’evoluzione del sistema a cui esse si riferiscono. 1.2.4. I rapporti statistici come strumento per la costruzione degli indicatori. Anche un semplice dato può essere considerato un indicatore, senza che necessiti per alcuna elaborazione. In generale gli indicatori derivano da elaborazioni e le più comuni nella pratica statistica sono:
. Formula degli infortuni sul lavoro. . Formula del rischio di malattie sul lavoro. Dove I è il numero degli infortuni denunciati in un anno, M il numero delle malattie professionali contratte in un anno e O il numero degli occupati. I rapporti di durata sono analizzati per analizzare alcuni fenomeni collettivi che sono oggetti a rinnovamento periodico. Essi cercano di misurare la durata media di permanenza nel collettivo degli elementi omogenei elementari ce concorrono nel tempo a costituire il fenomeno collettivo. Vengono costituiti rapportando la consistenza del fenomeno alla parte del fenomeno che periodicamente è soggetta a rinnovamento. Poiché questa condizione non si verifica mai i rapporti di durata sono calcolati attraverso dei procedimenti approssimati. Uno di questi metodi è quello proposto da Girone e Salvermini con la seguente formula: . Dove C è la consistenza media del fenomeno in una data unita di tempo, E sono gli elementi che nello stesso periodo entrano nel gruppo e U gli elementi che nello stesso periodo escono dal gruppo. I rapporti medi sono tutti quei rapporti che non rientrano fra i tipo precedenti e che si possono costruire “fra due quantità rilevate in uno stesso collettivo o fra una quantità e una frequenza rilevate in uno steso collettivo o fra gli ammonitori di due collettivi che siano collegati da un qualche nesso che di un senso al quoziente”. Esempio: Un rapporto medio relativo a un unico collettivo è il valore medio di ogni cambiale protestata, costituito mettendo a confronto il numero delle cambiali andate in protesta con il loro valore (numeratore). L’indice di frequenza degli infortuni - il uopi ente (moltiplicato per 1.000.000) tra il numero dei casi di infortunio sul lavoro avvenuti nell’anno e il numero delle ore lavorate nell’anno - costituisce un rapporto medio relativo a due collettivi diversi. Ultima categoria di rapporti statistici è quella dei numeri indici chiamai anche numeri relativi, sono gli strumenti più usati per il confronto fra misure, gruppi di misure, riferiti a tempi, luoghi o, più in generale, situazioni o circostanze diverse. I numeri indici si distinguono. In due casi:
I numeri indici complessi sono dei rapporti che misurano. Simultaneamente le variazioni di n grandezze osservate in due o più situazioni diverse rispetto a una situazione base, i prezzi di n beni, considerati in epoche e luoghi diversi. Questi indicatori sono essenzialmente delle medie di prezzi di ben e/o servizi ponderate con dei pesi che si riferiscono alle. Quantità scambiate sul mercato. La formula generale che calcola le variazioni di prezzo delle n grandezze osservate è la seguente :
. In questa formula se sostituiamo ai pesi ai, le quantità ai beni e/o servizi scambiate al tempo 0, cioè 0q1,0q2,…0qi,…,0qn, otteniamo il seguente indice, detto indice dei prezzi di Laspeyres: . Indice che pondera i prezzi di ciascun tempo t con le quantità fisse al tempo 0. Se invece come pesi assumiamo le quantità dei beni e/o servizi scambiate non al tempo iniziale, ma al tempo t, cioè poniamo ai=tqi, otteniamo il seguente indice, noto come indice dei prezzi di Paasche: . Indice che pondera i prezzi con le. Quantità scambiate al tempo t. 1.2.5. Gli indicatori sociali e il movimento degli indicatori sociali Secondo Baudot un semplice indice numerico non è un indicatore sociale. “Il punto di partenza per la costruzione di un indicatore sociale è semplice, si tratta di tradurre dei concetti in che vengono quantificate. In altri termini la finalità è di indicizzazione della definizione astratta mediante misure numeriche”. Secondo Curatolo, è emersa un enorme confusione tra insiemi eventi e incetti, tradurre dei concetti in indice. È cosa affatto diversa dall’esprimere quantitativamente certi aspetti della realtà sociale. Buratto precisa che l’aspetto descrittivo prevale su quello esplicativo a causa dell’assenza di una teoria di natura inferente che induca alla formulazione dalla utilizzazione di una teoria ideografica. Un indicatore può essere utilizzato sino a quando non se ne trovi uno migliore con cui sostituirlo. Per lungo tempo è prevalso il convincimento che i problemi sociali potessero essere risolti per via economica. Il problema è sorto quando a seguito di ciò si è pensato che gli indicatori economici fossero sufficienti a segnalare i livelli di vita sociale. Per questo motivo. Il PIL è stato a lungo utilizzato quale indicatore dell’occupazione, mentre oggi sappiamo che la caduta d elasticità tra questi due aggregati che è attribuita all’automazione, suggerisce agli esperti molta cautela nel suo uso. Un indicatore sociale può essere definito come una statistica di diretto interesse normativo. Dal dibattito sugli indicatori sociali emergono almeno due concetti principali: quello basato sui “sistemi integrati di statistica sociale” e quello delle “contabilità sociali”. Il rapporto sociale può essere considerato un contenitore di indicatori sociali aventi un valore normativo e descrittivo/conoscitivo. Gli indicatori sociali normativi sono governati dalla necessità di risolvere problemi ed a quella di analizzare le funzioni da assolvere che mergono dalla società. Nel primo caso essi sono basati su un parallelo economico ispirato alla massimizzazione del benessere generale. Nel secondo caso il problema può essere ricondotto all’aderenza della realtà a un modello di riferimento, quello strutturale- funzionalistico, con particolare attenzione alla verifica delle funzioni e delle disfunzioni dei meccanismi di consenso/dissensò. Dai lavori dei sociologi della Russel Sage Foundation si trae una posizione neutrale, derivante dal fatto che si attribuisce agli indicatori sociali il compito di migliorare le descrizioni del mutamento sociale e di approfondire le analisi esplicative, aumentando le potenzialità previsionali delle scienze sociali. L’esperienza francese passa attraverso il “commissariato generale del piano” che mediante un procione empirico, fornisce una visione della situazione francese a tre diverse date. Da questo lavoro emergono questioni molto importanti, come l’affermazione che l’economico e il sociale sono contrapposti, ma che invece convergono e si completano nello studi delle attività umane. Esso esce dalle tematiche particolari in cui erano immersi gli studi oIpt = ∑ t pi × ai ∑ opt × ai 0 ILt = ∑ t pi × 0 qi ∑ 0 pi × 0 qi 0 Ipt = ∑ t pi × tqi ∑ 0 pt × tqi
1.3. Il dato statistico 1.3.1. Le fonti ufficiali del dato statistico. Quando si parla di dati statistici è importante distinguere le statistiche ufficiali da quelle non ufficiali. Le prime sono quelle prodotte dagli istituti nazionali ì statistica dai relativi sistemi pubblici. Sono quindi statistiche ufficiali anche quelle prodotte da ministeri, regioni, comuni e altri enti pubblici. L’istituto nazionale di statistica (ISTAT) è un ente di ricerca pubblico e fu istituto con il nome di Istituto Centrale di Statistica nel 1926, con la legge n.1.162 del 9 luglio, alcuni dati importanti riguardanti lo Stato. Esso è stato poi riorganizzato nel 1989 con un decreto legislativo che ha istituito il Sistema Statistico Nazionale (SISTAN). L’ISTAT è oggi il principale produttore di statistica ufficiale in Italia, a supporto dei cittadini e dei decisori. Pubblici. Svolge un ruolo di indirizzo, coordinamento, assistenza tecnica e formazione all’interno dei SISTAN. Il Sistema Statistico Nazionale (SISTAN) è la rete di soggetti pubblici e provati che fornisce al paese e agli altri organismi internazionali l’informazione statistica ufficiale. Comprende l’ISTAT, gli uffici d statistica centrale e periferici delle amministrazioni dello stato, degli enti locali, delle camere di commercio, gli alti enti e amministrazioni pubbliche. Il SISTAN coordina le diverse fonti e in particolare si occupa di:
Così come in Europa si segue il programma statistico euro pero, in Italia ce il Programma Statistico Nazionale (PSN). Secondo quanto stabilito dall’art. 13 del decreto legislativo 322/1989 e successive integrazioni. 1.3.2. Dal dato all’informazione. L’approccio alla qualità dei dati. Di solito il termine dato e informazione sono utilizzati nel linguaggio comune come sinonimi, ma si tratta di due concetti molto diversi. Ipotizziamo di essere seduti su una panchina, e che di fronte a noi ci sia un semaforo rosso. Il rosso per noi è dato, perché non abbiamo nessun motivo di utilizzarlo, mentre se siamo in automobile, ferì sulla linea dello stop, allora la situazione cambia completamente. Quello stesso dato lo usiamo e lo interpretiamo come un segnale di arresto a cui serve l’azione di fermarsi, fino a quando non appare un altro dato che invece utilizzeremmo per ripartire. La stessa entità può rappresentare un semplice dato se non lo si usa, oppure diventa un’informazione quando è elaborato e utilizzato a scopi decisionali. La caratteristica essenziale del dato elementare è la sua oggettività, cioè il suo essere tale per tutti, indipendentemente dall’uso che vi si fa. L’informazione si distingue per il fatto di essere soggettiva, cioè densità a qualcuno per qualche fine specifico, ovvero elaborata e usata per il raggiungimento di uno scopo. Pur essendo la natura intrinseca del dato meramente oggettivo, è proprio l’interpretazione soggettiva, l’elaborazione e l’utilizzo dello stesso che lo fa assurgere al livello di informazione. Da quanto detto risulta facile comprendere la differenza tra banca dati e sistema informativo, in cui è la prima ad alimentare il secondo. Ogni indagine ha un obbiettivo generale, che è inerente al fenomeno oggetto di studio. Questo oggettivo può essere scomposto in tre diverse categorie: