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Appunti di lezione del corso di Antropologia culturale su Ernesto De Martino.
Tipologia: Appunti
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Dalla Prima guerra mondiale alla metà del Novecento Nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale , gli studi etnologici italiani furono fortemente influenzati dalla prospettiva diffusionista della scuola austro-tedesca, il cui maggior esponente tra gli anni 20 e 30 era Padre Wilhelm Schmidt, che insegnò anche in Italia, presso l’Università Pontificia. Altro influsso determinante fu quello del regime fascista che portò l’antropologia italiana ad assumere una prospettiva razzista, che risultò manifesta all’VIII Convegno Volta del 1938. Un’eccezione a questa virata razzista fu Raffaele Pettazoni , storico delle religioni, che tentò di mediare tra la scuola diffusionista e la prospettiva funzionalista. Altra eccezione fu quella di Vinigi Grottanelli , al quale l’etnologia italiana deve la prima vera e propria monografia , frutto dei suoi studi sulla società Mao, una popolazione situata nell’Africa orientale Italiana. Gli eventi della guerra e del regime fascista portarono tutta la ricerca scientifica a un punto morto, in particolare causarono il discredito degli studi etnologici. Spetto perciò alla demologia il compito di rilanciare questo campo di studi. Ciò avvenne nell’orizzonte culturale dello storicismo crociano. Ernesto de Martino In questa temperie culturale si distinse lo studioso napoletano Ernesto de Martino (1866-1952), laureatosi alla Federico II sotto la guida dello storico Omodeo. Ben presto questo studioso si avvicinò alle idee filosofiche di Benedetto Croce, ossia allo storicismo idealistico , del quale si avvalse per rifondare il sapere etnologico nella sua prima opera : “ Naturalismo e storicismo nell’etnologia ” (1942). In quest’opera, che poi lui stesso dichiarò di aver scritto con <
Nel 1948 lo studioso napoletano pubblicò “ Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo ”. Tale opera si presentava come la realizzazione di un progetto iniziato con “ Naturalismo e storicismo ”. Tuttavia, il tono de “ Il mondo magico ” era diverso da quello con cui aveva attaccato le correnti anglo- francesi da lui definite <