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appunti informatica e sistemi, Appunti di Sistemi Informativi

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Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 24/01/2026

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sonounostudenteee 🇮🇹

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APPUNTI ECONOMIA AZIENDALE SECONDO PARZIALE
Martedì 21/10
La direzione e l’organizzazione:
in un’azienda in cui ci sia una sola persona non c’è bisogno di organizzare perché le decisioni
sono prese da quell’unica persona che può gestire il tempo come vuole e controllare ciò che
ha fatto. Nel momento in cui l’azienda aumenta le proprie operazioni in senso quantitativo e in
senso qualitativo (cioè fa più cose e le fa in ambiti diversi) è chiaro che crescerà anche il
numwro di persone con cui devo collaborare. Crescerà il numero di persone e quindi anche la
verietà di competenze richieste a queste persone. Quindi al crescere delle attività cresce la
complessità della mia azienda
devo dedicare una parte delle attività aziendali non più semplicemente a acquistare,
produrre, vendere, cioè non bastano più le attività correnti e di set up già viste ma servono
attività che organizzino le persone
quando ho un’azienda di grandi dimensioni devo definire degli obiettivi finanziari, di rapporto
con la clientela, di risultati, ecc… che siano chiari, comunicabili ai miei collaboratori e
misurabili. Se lavoro con un gruppo ristretto di persone le obiettivi della mia squadra sono già
noti, ma se la squadra è molto ampia è fondamentale chiarire e definire degli obiettivi per
l’intera azienda
organizzare le attività significa dividere e coordinare il lavoro, facendo in modo che ogni
persona a cui aZido un pezzo di attività sia associato alle decisioni che quella persona può
prendere. Organizzare significa dividere il lavoro e specializzarlo, ovvero fare in modo che ogni
persona operi in uno specifico campo in cui è esperto. In questo modo l’azienda raggiunge
maggiore eZicacia e eZicienza
poi c’è il rischio dell’iper specializzazione, ovvero se sono troppo concentrato su un’attività
molto piccolo rischio di perdere di vista il quadro generale e di non avere una visione di
insieme
dunque in un’azienda occorre suddividere il lavoro e specializzarlo, ma occorre anche che si
assicuri un coordinamento per evitare il rischio che si perda la visione d’insieme
questa attività di organizzazione ha come output finale un sistema coerente di istruzioni e di
stimoli che si sostanziano in:
-
relazioni gerarchiche e di coordinamento (perché il modo più facile di garantire il
coordinamento tra le persone è la gerarchia)
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l’as se tto o rga ni zz ati vo, che è l’insieme delle regole che guidano il comportamento
delle persone e sono permanenti
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istruzioni temporanee e incentivi, che spingono verso una certa direzione
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APPUNTI ECONOMIA AZIENDALE SECONDO PARZIALE

Martedì 21/ La direzione e l’organizzazione: in un’azienda in cui ci sia una sola persona non c’è bisogno di organizzare perché le decisioni sono prese da quell’unica persona che può gestire il tempo come vuole e controllare ciò che ha fatto. Nel momento in cui l’azienda aumenta le proprie operazioni in senso quantitativo e in senso qualitativo (cioè fa più cose e le fa in ambiti diversi) è chiaro che crescerà anche il numwro di persone con cui devo collaborare. Crescerà il numero di persone e quindi anche la verietà di competenze richieste a queste persone. Quindi al crescere delle attività cresce la complessità della mia azienda devo dedicare una parte delle attività aziendali non più semplicemente a acquistare, produrre, vendere, cioè non bastano più le attività correnti e di set up già viste ma servono attività che organizzino le persone quando ho un’azienda di grandi dimensioni devo definire degli obiettivi finanziari, di rapporto con la clientela, di risultati, ecc… che siano chiari, comunicabili ai miei collaboratori e misurabili. Se lavoro con un gruppo ristretto di persone le obiettivi della mia squadra sono già noti, ma se la squadra è molto ampia è fondamentale chiarire e definire degli obiettivi per l’intera azienda organizzare le attività significa dividere e coordinare il lavoro, facendo in modo che ogni persona a cui aZido un pezzo di attività sia associato alle decisioni che quella persona può prendere. Organizzare significa dividere il lavoro e specializzarlo, ovvero fare in modo che ogni persona operi in uno specifico campo in cui è esperto. In questo modo l’azienda raggiunge maggiore eZicacia e eZicienza poi c’è il rischio dell’iper specializzazione, ovvero se sono troppo concentrato su un’attività molto piccolo rischio di perdere di vista il quadro generale e di non avere una visione di insieme dunque in un’azienda occorre suddividere il lavoro e specializzarlo, ma occorre anche che si assicuri un coordinamento per evitare il rischio che si perda la visione d’insieme questa attività di organizzazione ha come output finale un sistema coerente di istruzioni e di stimoli che si sostanziano in:

  • relazioni gerarchiche e di coordinamento (perché il modo più facile di garantire il coordinamento tra le persone è la gerarchia)
  • l’assetto organizzativo, che è l’insieme delle regole che guidano il comportamento delle persone e sono permanenti
  • istruzioni temporanee e incentivi, che spingono verso una certa direzione
  • relazioni di influenza interpersonali, fondamentali se soggetti diversi devono collaborare tra di loro. L’azienda deve cercare il più possibile di far andare d’accordo queste persone e di sviluppare un contesto organizzativo favorevole alla cooperazione In azienda l’insieme di aspettative che un gruppo rivolge nei confronti di un individuo si definisce ruolo. Un insieme di ruoli a cui sono attribuiti dei compiti si definisce organo. Chi riveste un certo ruolo dentro un organo avrà una serie di attività che gli sono assegnate e si collegano tra di loro Le diverse attività dell’organizzazione hanno come risultato quello di definire ruoli, organi, compiti per raggiungere risultati migliori Tutti i risultati possono essere raggruppati in due famiglie di elementi che definiscono l’assetto organizzativo:
  1. struttura organizzativa
  2. sistemi operativi la struttura organizzativa è l’insieme degli elementi di base che sono stabili nel tempo e vengono cambiati solo quando necessario, definiscono il sistema di ruoli assegnati alle diverse persone dentro i diversi organi. Se la struttura organizzativa viene formalizzata e condivisa in un grafico questo grafico si chiama organigramma, cioè un disegno dove vediamo i diversi organi e si svolgono i diversi compiti. Nell’organigramma vediamo che questi organi (a cui corrispondono delle forme decise per convenzione) sono collegati tramite delle linee che ci permettono di capire il loro funzionamento. Attraverso l’organigramma io vedo in modo sintetico e evidente il risultato del processo di design organizzativo Accanto all’organigramma ci sarà il sistema delle job description, ovvero la descrizione degli obiettivi, dei compiti, delle relazioni con gli altri organi, delle caratteristiche della persona che sarà idonea a ricoprire quel ruolo L’organigramma è lo scheletro generale, il sistema delle job description invece ci fa capire più in profondità i diversi ruoli e come funzionano Le strutture organizzative che le aziende scelgono di adottare cambiano a seconda delle necessità della singola azienda delle attività che devono essere svolte. Non c’è una struttura migliore o peggiore, ma tutto dipende dal contesto storico, dall’ambiente, ecc Esistono modelli organizzativi di base, ovvero delle strutture che sono standard. La struttura più semplice prevede la presenza di un direttore generale e una serie di organi che fanno riferimento direttamente a lui. Quando la complessità aumenta e il grado di specializzazione richiesto pure, sarà necessario adottare una struttura in cui le diverse attività sono raggruppate per funzioni La struttura organizzativa di tipo funzionale va bene qundo l’azienda è più complessa ma ancora suZicientemente semplice, nel senso che quell’azienda opera in mercati ancora

Ripasso di alcuni aspetti: Tutte le decisioni di governance impattano sulle attività, perché determinano il perimetro entro il quale si possono svolgere le attività. Chi fonda un’azienda adotta una struttura di governance pensando alle attività che vuole fare. Le decisioni di governance rappresentano una scelta di livello più alto rispetto alle decisioni di organizzazione, la governance è l’esoscheletro, le decisioni di organizzazione invece riguardano il funzionamento interno Nel bilancio e nello stato patrimoniale troviamo tutti gli elementi del patrimonio aziendale che è possibile valorizzare in termini economici. Ci sono alcuni elementi che sono parte del patrimonio aziendale che non vengono rappresentate perché è impossibile farlo (come ad esempio alcuni marchi) Ci sono aziende culturali che gestiscono un patrimonio che non è loro, ad esempio istituti o musei che sono stati privatizzati che si collocano in un edificio e gestiscono un patrimonio che non è stato privatizzato, dunque non è loro ma resta in capo all’ente pubblico che lo custodiva. Ci si chiede se sia opportuno rappresentare quel valore nello stato patrimoniale, secondo alcuni quel patrimonio è indisponibile (è di proprietà dell’azienda ma l’azienda non ne dispone, non può venderlo), talvolta l’attività dell’azienda potrebbe essere proprio quello di conservare quel patrimonio Per dare valore ad alcuni elementi come un’opera di Caravaggio è diZicile perché non c’è un riferimento, non gli si può attribuire il valore a cui è stato venduto in passato. Quindi ci si chiede se si debba dare un valore a questi elementi o no. Si tratta sempre di valori che non sono mai significativi come il valore di un oggetto che ha il suo mercato Costo del personale: nelle aziende culturali (ma anche nelle altre) il costo del personale è particolarmente significativo. Scegliere di assumere qualcuno significa stipulare un contratto di lavoro, invece scegliere una collaborazione esterna significa che quella persona che lavorerà con noi per tanto tempo sarà un fornitore di servizi. Un fornitore di servizi è del tutto analogo a un fornitore di merci, quindi con lui il contratto sarà di fornitura e le operazioni consisteranno nell’acquisto di servizi. Si tratta di un’operazione molto semplice e di un costo esterno. Se invece assumiamo qualcuno quell’operazione ha un impatto diverso come si paga un dipendente: al di là di tutte le forme di remunerazione non monetaria (sicurezza, possibilità di crescita, ecc…), c’è poi la retribuzione vera e propria. L’azienda dà al dipendente la paga che si basa su un minimo contrattuale stabilito a livello nazionale e poi viene modificata sulla base degli accordi tra l’azienda e il lavoratore. La paga per il dipendente si riduce per l’azienda ad un costo. Oltre al salario, il dipendente riceve come retribuzione anche un TFR quando cessa i rapporto di lavoro e riceverà la pensione quando smette di lavorare. Queste attese che il dipendente

sono tutti costi per l’azienda, più alte saranno le attese del dipendente (giustificate dal contratto) tanto maggiore sarà il costo dell’azienda Questi costi gravano in misura prevalente sull’azienda, perché il salario è un costo che grava sull’azienda e viene pagato dall’azienda. Il TFR è un costo che grava sull’azienda, viene pagato dall’azienda ma una tantum alla fine del rapporto di lavoro. Le pensioni in parte gravano tra i costi dell’azienda, in parte sulle tasche del dipendente Lo stipendio si paga mensilmente, il TFR alla fine del lavoro, la parte di pensione che grava sull’azienda viene restituita subito, la parte di pensione che grava sul dipendente arriva dal trattenimento di una parte di denaro sul salario del dipendente stesso Quindi il costo del lavoro dal punto di vista dell’impresa sarà dato dalla retribuzione lorda più i contributi più il TFR Il cliente riceve la retribuzione, ma non quella lorda (perché viene tolta la parte che andrà a finire all’ente previdenziale). Questo meccanismo funziona anche per il pagamento delle imposte, infatti le imposte sul reddito sono il sistema grazie al quale lo stato può fornire servizi pubblici. Il reddito delle famiglie è quello prodotto da capitali investiti ma soprattutto dai salari dei membri della famiglia. Lo stato preleva direttamente dalla fonte (l’impresa) le imposte che i lavoratori dovrebbero pagare, altrimenti allo stato dovrebbero arrivare dei flussi da ogni dipendente e sarebbe troppo complicato. Quindi il dipendente troverà a fine mese lo stipendio – gli oneri che vanno all’imps (pensione) – le ritenute (imposte che vanno allo stato). A livello contabile questo complica le cose Composizione costo del lavoro:

  1. salari, contributi a carico del lavoratore, non si creerà un debito nei confronti del dipendente, perché è una somma già trattenuta dal lavoratore
  2. contributi previdenziali, sono contributi a carico dell’impresa, vanno a determinare un debito verso l’imps
  3. quota TFR, chiamata accantonamento a fondo TFR, e ha come contropartita il debito nei confronti del dipendente. Il debito si può ridurre quando si licenzia un dipendente, o quando va in pensione o quando muore con un collaboratore esterno non ci sono questi obblighi, può avere uno stipendio più elevato perché non ci sono le trattenute per l’imps e per lo stato, ma non si ritroverà la pensione e il TFR rilevazioni contabili: ci sono 2 momenti
  • liquidazione, sorgono i valori e si costituiscono i debiti e i crediti
  • regolamento, cioè pagamento dei debiti

Il project manager è quello che ha il compito di verificare che tutto si stia svolgendo nel modo corretto. Il diagramma di GANT serve a identificare le attività di un progetto, chi è il responsabile e come quelle attività debbano essere svolte Ogni manager ha necessariamente il compito di controllo, e questo vale anche per il manager culturale. Il controllo economico-finanziario realizzato in itinere viene realizzato dal controllo di gestione che fa capo al responsabile di questa funzione, ma questa funzione è al servizio, è il supporto tecnico che viene dato al direttore generale per realizzare questa attività Martedì 4/ Il 19/11 tra le 11 e le 12:30 lezione economia Analisi di bilancio: attività che si fanno compiendo un passo ulteriore rispetto al bilancio di verifica e di esercizio. Nel bilancio ci sono informazioni sul patrimonio, sulla sua situazione finanziaria e questo lo vediamo nello stato patrimoniale. Dal bilancio possiamo conoscere l’utile o la perdita e lo vediamo nel conto economico. C’è poi il rendiconto finanziario che ci dimostra come sono prodotti i flussi monetari e perché. Non troviamo nel bilancio ma grazie a operazioni a partire da questi dati possiamo identificare il valore dell’azienda Comprendere in modo approfndito i risultati non sempre è possibile dalla mera lettura del bilancio così come si presenta secondo il codice civile. È importante applicare delle tecniche per comprendere meglio se e come sono stati raggiunti quegli obiettivi e capire le relazioni che esistono tra le operazioni di gestione e i risultati raggiunti. La comprensione di questi legami ci è utile anche per un’attività di controllo preventivo. L’attività di controllo preventivo ci serve a immaginare delle possibili evoluzioni future della gestione. Se partendo dai dati riusciamo a capire le relazioni causa-eZetto possiamo anche lavorare in termini di previsioni e identificare le azioni da mettere in pista per ottenere certi risultati. Questa attività di controllo preventivo è una possibile previsione del futuro, ma non è certa. Possiamo capire quali risultati avremo in futuro e quali azioni dobbiamo fare per ottenere quei risultati La soddisfazione dei clienti e dei dipendenti, il rapporto con i fornitori, ecc non sono obiettivi facilmente misurabili come quelli economico-finanziari. Questa attività di comprensione dei dati di analisi e bilancio passano dall’uso di alcune tecniche:

  • l’attività di riclassificazione, cioè riordinare le voci secondo un criterio diverso
  • analisi per indice, che consente l’elaborazione di indici una volta definite alcune riclassificazioni delle tavole
  • analisi dei flussi, capire come si sono prodotti i flussi monetari è importante per completare il quadro di valutazione dei risultati di un’azienda la somma della gestione tipica e della patrimoniale e finanziaria ci porta al risultato prima delle imposte, a cui bisogna togliere gli oneri della gestione tribuitaria per ottenere l’utile o la

perdita di esercizio. La riclassificazione ha lo scopo di mettere in luce asopetti che servono all’anlista per capire alcune dinamiche il conto economico ha lo scopo di esporre l’utile o la perdita e di chiarire il contributo delle diverse gestioni, di isolare il risultato economico della gestione corrente da quella straordinaria, il chiarire i risultati rispetto alla gestione tipica corrente e non. Di questi obiettivi la riclassificazione raggiunge il primo obiettivo e soltanto in parte. Per raggiungere anche gli altri due sono necessarue altri riclassificazione, come quella del conto economico che dimostra i diversi rami di gestione e i contributi che queste portano al reddito d’esercizio lo scopo che non riesce a raggiungere il CE riclassificato secondo il modello del codice civile è quello di mettere in luce la gestione tipica corrente rispetto na quella tipica non corrente né riesce a spacchettare adeguatamente le diverse gestioni. Nel CE trovano riflesso le operazioni della gestione corrente ma anche alcune operazioni della gestione non corrente È importante sapere se il risultato reddituale di un’azienda sia stato raggiunto perché abbiamo venduto un bene o per altro. Servirà strutturare il CE andando a evidenziare ulteriormente le diverse gestioni: caratteristica, patrimoniale, finanziaria, straordinaria e tributaria, per capire meglio come si sia prodotto un risultato. In questa forma di conto economico riclassificato partiamo dai ricavi di vendita. Non tutto ciò che viene prodotto viene anche venduto, qualcosa può trasformarsi in rimanenze. Sotto ai ricavi di vendita troveremo dei componenti negativi di reddito che l’azienda ha sostenuto per realizzare quei ricavi di vendita. Questo aggregato viene chiamato costo del venduto, cioè la somma dei costi sostenuti per generare i ricavi della vendita. Le rimanenze finali fanno parte del costo venduto perché nonostante siano un componente positivo di reddito vengono inserite nel costo del venduto con un segno - , perché vanno a correggere quella parte di osti che abbiamo sostenuto ma non sono serviti a realizzare le vendite Il risultato tra ricavi di vendita e costi del venduto deve poi essere sommato ai proventi patrimoniali al netto di eventuali oneri Quando riclassifichiamo possiamo calcolare delle percentuali, ad esempio se 100 sono i ricavi di vendita, il risultato della gestione tipica corrente è pari al 10,7% dei ricavi. Questo vuol dire che quasi il 90% sono i costi del venduto. Fatti 100 i ricavi, il risultato netto è di 8,1% Anche lo stato patrimoniale può essere sottoposto a riclassificazione. La capacità di un’azienda di assorbire perdite è la solidità patrimoniale. Lo stato patrimoniale previsto dal codice civile ci da informazioni sui fondi rettificativi, ma serve la riclassificazione per raggiungere altri risultati. Per mettere in luce la soliditrà patrimoniale e la liquidità di un’azienda dovremmo riclassificare secondo criterio finanziario e rimettere in ordine le voci dell’attivo e le voci del passivo partendo da quelle che hanno il livello di liquidità più alto vero a quelle più basso Esigibilità fa riferimento ai debiti, quelli che scadono prima sono più esigibili. Nelle fonti di finanziamento troviamo i debiti e il patrimonio netto. Il patrimonio netto avrà un’esigibilità

capitale sociale. Come per tutte le altre operazioni, i momenti dal punto di vista contabile sono due:

  1. sottoscrizione da parte degli azionisti, che si impegnano a versare una quota del capitale sociale. Questo vuol dire che hanno un debito nei confronti della società e la società avrà un credito
  2. liberazione dei conferimenti, il credito si chiude e la società incassa il denaro corrispondente al capitale sociale Il capitale sociale può essere conferito in denaro o in natura, cioè attraverso cose (come beni fisici, diritti). Dal punto di vista formale, quando c’è un conferimento di cose il valore di questi beni viene comprovato da una relazione giurata di un tecnico. Per evitare che i soci si impegnino a conferire del denaro e poi non lo fanno indebolendo la società, nel momento del conferimento all’atto della costituzione i soci devono versare subito un quarto del capitale sociale che si sono impegnati a versare. L’utile serve a remunerare il conferente del capitale di rischio, e vengono remunerati con i dividendi che verranno destinati sulla base delle decisioni dell’assemblea e in un secondo momento verranno versati. Ancora una volta si scriveranno queste operazioni in due momenti diversi:
  3. la destinazione dei dividendi, momento nel quale una parte dei dividendi viene destinata ai soci, nei confronti dei quali la società assume un debito. L’utile di esercizio diminuirà
  4. pagamento, il debito viene chiuso e avremo un’uscita monetaria l’utile di esercizio può servire anche per autofinanziare l’imprese e sostenere la sua crescita, ad esempio quando ha bisogno di entrare in nuovi mercati, in quel caso una parte dell’utile resterà a disposizione dell’impresa come autofinanziamento, chiamata riserva. La riserva è prevista della legge e si chiama riserva legale, o la può prevedere lo statuto, o ancora può essere prevista dai soci in modo straordinario quando un costo è accessorio si dice che viene capitalizzato, perché io quel costo non lo sostengo ciclicamente come le manutenzioni ma una sola volta, quindi il valore dell’impianto nello SP sarà rappresentato dal valore dell’impianto più quegli oneri che sostengo una volta soltanto per renderlo operativo nella mia azienda quando ho un bene o un diritto pluriennale, questo verrà ammortizzato a quote costanti. I conti da movimentare per tutte le immobilizzazioni saranno quota ammortamento e fondo ammortamento. La quota ammortamento con quote costanti si calcola facendo: valore iniziale del bene – valore che stimiamo avrà quel bene alla fine dell’utilizzo fratto il numero di anni. Se non viene specificato il valore finale, si presume sia 0 non tutto il valore dei costi serve a generare ricavi, ma serve anche a costruire ad esempio un’immobilizzazione come un macchinario. Devo togliere un pezzettino di ciascuno dei costi che ho usato per realizzare quel macchinario, ma questa procedura non è né comoda né

certa, quindi in alternativa possiamo fare la costruzione in economia. Essa si inserisce nei ricavi (anche se di fatto non lo è) Martedì 11/ Una grandezza utile per cogliere la dimensione della liquidità è il capitale circolante netto, che è dato dalla diZerenza tra l’attivo corrente (capitale circolante lordo) e il passivo corrente. Questa diZerenza se è negativa genera diZicoltà Per scomporre lo stato patrimoniale guardando ai diversi rami di gestione, è utile calcolare il capitale circolante netto che chiamiamo operativo, perché si calcola sempre come diZerenza tra attivo corrente e passivo corrente, ma nell’attivo corrente non consideriamo le liquidità (ma consideriamo solo i crediti e le rimanenze). Per le passività correnti si tolgono i debiti finanziari (passività correnti vuol dire debiti che scadono a breve, quindi rimangono i debiti di regolamento verso i fornitori). Si chiama operativo perché hanno tutti a che fare con la gestione tipica, riguardano il ciclo operativo (compro e vendo) Il CCN quindi non deve essere negativo ma non deve neanche essere troppo grande perché si rischia che l’azienda abbia bloccato la liquidità La riclassificazione ci consente di dare una valutazione sulla struttura degli impieghi = attività = investimenti. Posso vedere se un’azienda ha scelto il modo di finanziarsi più corretto possibile per gli investimenti che ha fatto. L’azienda che fa investimenti più immobilizzati è un’azienda più rigida perché ha investito le sue risorse in beni che possono tornare liquidi e assumere una forma diversa. In generale è meglio essere liquidi se due aziende operano nello stesso settore, se invece operassero in settori diversi sarebbe normale che avessero investimenti diversi È possibile riclassificare il CE per rami di gestione, un possibile riclassificazione è quella dei ricavi/costo del venduto. Il fatturato, i ricavi di vendita sono importanti per dire se l’azienda è piccola, grande o media. Se il reddito di un’azienda è dato in gran parte dalla gestione straordinaria, non va bene perché le attività della gestione straordinaria potrebbero non ripetersi l’anno dopo Giovedì 13/ Un business è un’area di attività autonoma in cui possiamo identificare un prodotto/servizio diverso rispetto agli altri oZerti dalla stessa azienda. Un’azienda che opera in due business deve oZrire almeno due prodotti/servizi diversi o famiglie di prodotti sostanzialmente diversi, al punto che quando queste aziende competono per ottenere un vantaggio competitivo adottano strategie diverse Ad esempio Treccani arte, la tradizionale enciclopedia, e accademia. Treccani se ne occupa con logiche e strategie diZerenti

  • ricavi da attività commerciali accanto all’attività tipica dell’AC. Può svolgerle l’azienda stessa o consentire che altri le svolgano all’interno dei suoi sopazi. (es. bookshop e caZetterie). Questi flussi verrano classificati in modo diverso se l’azienda li gestisce direttamente o se sono altre aziende a svolgerle nei suoi spazi
  • contributi e trasferimenti da enti pubblici
  • contributi volontari da privati quando un’AC fa le proprie scelte di business si deve porre il tema delle decisioni che impattano sulle altre gestioni che servono a sostenere un business o altri business che per loro natura arrancano da un punto di vista economico gestione del funraising: rientra nell’ambito di alcune attività delle AC definite attività di supporto. La catena del valore dice che un’azienda prende qualcosa dall’esterno e con le sue attività core aggiunge via via valore. Le attività core esistono solo se ci sono attività esterne che le supportano. Un museo deve da un lato preoccuparsi di oZrire servizi ai propri clienti con il cambio il pagamento limitato del biglietto e deve parallelamente progettare una serie di oZerte che vadano a intercettare donatori, prestatori, partner che in cambio di una serie di sollecitazioni portino un contributo Quando si parla di donatori si intendono persone che ci regalano qualcosa, di solito sono cittadini provati ma possono essere anche imprese. Di solito viene conferito in cambio di niente, senza che ci sia un beneficio diretto del donatore ma nella consapevolezza che se la AC grazie a lui genera un beneficio per la collettività lui si possa sentire soddisfatto. La donazione potrebbe essere denaro oppure opere Nelle sponsorizzazione invece c’è un rapporto di scambio, in cui la AC riceve dallo sponsor denaro o beni in cambio di visibilità per il proprio brand o per il proprio nome, associando quel brand/nome/prodotto a un’azienda che per immagine possa ben veicolare quelle comunicazioni che lo sponsor intende fare Sia che ci sia di mezzo un mecenate famoso o un donatore più piccolo, normalmente ad occuparsi di queste attività nelle AC è lo stesso team che si occupa di fundraising, marketing Partner istituzionali (rappresentati da istituzioni e non da singoli privati):
  • pubbliche amministrazioni, che sono motivate a interagire con la AC perché questo rientra nelle loro politiche culturali, nella valorizzazione del territorio, ecc… il contributo che queste realtà possono apportare alle AC è diverso
  • imprese, possono essere anche loro dei mecenati, cioè sostenere le azioni della AC con del denaro o con beni e servizi svolti dalla stessa impresa, o donando dei beni, o prestando dei beni. Soprattutto operano come partner di una sponsorizzazione
  • altre organizzazioni no profit che sostengono le iniziative di una AC

privati, mecenatismo. Lo scopo è evidente nel grande mecenate ma è lo stesso anche del piccolo donatore, e per le AC è importante intercettare non solo il grande mecenate ma anche i moltissimi piccoli mecenati un modo per favorire le attività delle AC è di far uscire le partnership o le relazioni episodiche delle istituzioni dall’area della soluzione momentanea e farle diventare una relazione stabile per costruire prospettive per il futuro. La partnership può essere raggiunta anche nelle relazioni con i privati Ora si parlo molto di membership, ovvero l’opportunità di entrare a far parte di un circolo che garantisca la possibilità che nel tempo quella quota si confermi, dall’altro raZorza il legame in termini di conoscenza, anche dei bisogni di chi entra a far parte di un circuito. Non si cerca più il donatore occasionale, ma un membro che fornisca una quota periodicamente. Costoro non saranno anonimi e ci sarà un legame più duraturo Tutte queste attività sono svolte da quegli uZici che si chiamano marketing o fundraising o altro. Le scritture di fine esercizio, nelle operazioni di gestione interna ritroviamo l’ammortamento (che non rappresenta uno scmabio ma l’aytribuzione di quata di compoetenza di un investimento usato pet più anni). Anche il valore delle rimanenze è frutto di una valutazione di stima, iniziano in un esercizio ma continuano in un esercizio successivo Interessi attivi: CE, avere Ratei attivi: SP, dare (si comporta come un credito) Ratei = operazioni di integrazione Risconti = operazioni di rettifica A fine esercizio posso realizzare che nel mio magazzino ci sono ancora prodotti finiti che non ho venduto, o merci, o semilavorati che mi troverò nell’esercizio successivo. Però queste cose hanno generato costi che sono già stati registrati al 31/12, ma nel frattempo non avranno prodotto ricavi, quindi devono essere trasferiti nel CE dell’anno in cui produrranno dei ricavi Così si generano le rimanenze finale che si collocano nel CE tra i ricavi per correggere il valore dei costi. In dare inserirò come contropartita un conto che serve a risolvere il problema che quando fotografo il mio patrimonio, insieme a beni, diritti, crediti ci saranno anche le rimanenze (che entrano nel patrimonio). Dunque la contropartita sarà un conto che rappresenta le rimanenze finali che ho in magazzino, questo conto è chiamato “magazzino merci”

secondaria so che il valore è più alto, non è sbagliato usarlo ma dipende dal tipo di rimanenze che io ho nel mio stato patrimoniale. Se si tratta di rimanenze che rivenderò nel nuovo esercizio è giusto considerarle nel rapporto il punto di riferimento è idealmente 1, mentre con una diZerenza il punto di riferimento è 0. Questo secondo l’impostazione classica, perché oggigiorno ci sono aizende che vanno bene e hanno questo indicatore sotto lo 0 indicatori di solidità patrimoniale: grado di copertura delle immobilizzazioni. In che misura le immobilizzazioni sono finanziate dal capitale proprio o dal capitale in debito, grado di copertura vuol dire quanta parte è stata finanziata dal patrimonio netto. Tutte le immobilòizzazioni sono state finanziate da patrimonio netto, vuol dire che il valore del patrimonio netto è superiore a quello delle immobilizzazioni margine di struttura: diZerenza tra due grandezze che parlano della struttura patrimoniale rapporto di indebitamento: è un altro indicatore, confronta il totale delle passività con il totale del netto. Questo rapporto cresce all’aumentare dei debiti di finanziamento. Ci sono diversi indici che misurano l’indebitamento. Se crescono i debiti, cresce il numeratore, e quindi l’indice aumenta. Se si riducono gli elementi del patrimonio netto (perché distribuisco i dividendi) vuol dire che sto variando la composizione delle fonti il rapporto di indebitamento finanziario netto considera il debito verso le banche tolta la liquidità che ho in banca nel tempo è cambiato il fatto che le aziende sono molto più attente a non eccedere con il capitale investito che sono andate a prendere all’esterno e che pagano. C’è una superiore attenzione al flusso di cassa generato dall’attività tipica esistono anche indicatori di redditività (capacità di produrre reddito dato un’unità di misura), chiamati anche indici economici, prendono per il numeratore una voce del CE, per il denominatore una voce dello SP. ROI ( = return on investments). Il capitale investito è ciò che viene usato per produrre il risultato della gestione tipica, con il ROI posso sapere quanto l’azienda è stata brava a sfruttare il capitale investito per generare il reddito della gestione tipica corrente Un altro indicatore importante è quello che misura il costo dei debiti finanziari netti, rapporta gli oneri con i debiti finanziari. Per dare un giudizio positivo di un’azienda il ROI deve essere alto “EZetto leva finanziaria”: si calcola facendo il prodotto tra redditività del capitale investito e costo dei debiti per il rapporto di indebitamento finanziario netto. Se lo spread tra il ROI e il costo dell’indebitamento è alto, quando aumento i debiti si sviluppa l’eZetto leva finanziaria. Questo eZetto è un eZetto moltiplicatore che si verifica quando siamo in presenza di uno spread elevato tra la redditività del capitale investito e il costo del debito. In quel caso converrà alle aziende indebitarsi, perché sfruttano l’eZetto

leva finanziaria, così facendo faremo fruttare quegli investimenti più di quanto ci costi prendere in prestito del denaro per fare quegli investimenti Un altro indicatore, di redditività netta, si chiama ROE ( = return on equity), cioè il ritorno rispetto al patrimonio netto. Con il ROE misuro la capacità dell’impresa di remunerare virtualmente gli azionisti, e posso misurare il ritorno potenziale dell’azionista. Si parla di ritorno “potenziale” anche se ci si basa su dati storici perché l’utile potenzialmente finirà nelle tasche degli azionisti, ma loro possono decidere di lasciarlo come autofinanziamento. Se l’utile viene distribuito entra in tasca agli azionisti, se invece non viene distribuito perché i soci decidono di non farlo resterà in azienda Il risultato della gestione tipica corrente viene chiamato EBIT ( = earning before interests taxes). Poi c’è l’EBITDA ( = earning before interests taxes depriciation and ammortization). L’EBITDA viene prima dell’EBIT, se ho già l’EBIT devo sommare gli ammortamenti per ottenere l’EBITDA L’EBITDA è sempre più usato nelle aziende dagli analisti perché è un indicatore verso cui si punta sempre più l’attenzione oggigiorno. È importante perché è un risultato della gestione tipica ma trascura gli ammortamenti, e questo è un limite L’eZetto leva può essere anche negativo, se io ho un ROI più basso, più mi indebito più consumo ricchezza. Molti analisti usano per costruire un indicatore un algoritmo condiviso per la maggior parte degli altri analisti mentre alcuni usano una formula leggermente diversa e il risultato non potrà essere lo stesso Questi indici vengono calcolati sui bilanci dele singole aziende ma è possibile anche calcolare degli indici medi per settore Nell’ambito delle aziende culturali è sempre più in uso la creazione di parametri per misurare l’eZicacia culturale, che è più diZicile da misurare rispetto all’eZicacia economica. Sempre di più le aziende culturali danno conto dei loro risultati con degli indici diversi Giovedì 20/ Quando c’è un costo certo (c’è movimento numerario o ci arriva la fattura che certifica lo scambio) noi dobbiamo registrare un debito a fronte di quel costo. Però oltre ai costi certi le aziende devono registrare i costi se sono collegati alle attività dell’esercizio anche quando essi non sono certi Il principio di competenza unito a quello di prudenza dice che quando un costo è incerto deve essere comunque registrato, ma a fronte di quello non potrò registrare un debito; dunque la contropartita sarà il fondo Per costo non certo si intende un costo:

gallerista è un imprenditore che ha un ruolo nel mercato dell’arte e della produzione culturale. Il prodotto che vende il gallerista ha un forte contenuto artistico e in alcuni casi è esso stesso già un bene culturale. Se l’artista è ancora in vita, il suo prodotto non può ancora essere considerato un bene culturale Esistono gallerie molto diverse, di diversi livelli che trattano artisti più o meno importanti. Le gallerie più importanti a livello internazionale vengono chiamate gallerie di brand, e sono una sorta di certificazione per l’artista che ne fa parte Le gallerie spesso sono collocate in uno spazio fisico unico o ancora più spesso hanno vari spazi internazionali (ciò comporta un aumento dei costi). Il gallerista può vendere anche in fiera, dove la galleria si trasferisce temporaneamente. Ovviamente ci sarà un costo elevato per essere in fiera e per permettere allo staZ di alloggiare vicino al luogo della fiera La fiera non è solo un canale che consente alla galleria di raggiungere un numero maggiore di collezionisti, ma diventa un attore abilitante nel sistema del mercato dell’arte. Nel mercato dell’arte si parla spesso di gatekeepers Il collezionista può vendere ad altri collezionisti le sue opere, oppure ad un gallerista, oppure presso case d’asta che consentono di determinare un prezzo al rialzo Una figura simile al gallerista è l’art dealer, soggetto che compra e vende opere d’arte, spesso è un collezionista e spesso diventa opinion leader (cioè essere comprati/venduti da quei soggetti più importanti determina un impatto positivo su quell’artista) Quando il sistema dell’arte contemporanea è funzionale, gli artisti riescono a vivere, quando il sistema è più in aZanno devono trovare altre attività Testimonianza La scala e Rolex La scala realizza una serie di produzioni, talvolta recupera produzioni del passato, e realizza una serie di repliche. Ogni spettacolo ha una prima data, e La prima è un prodotto speciale, perché ha lo scopo di promuovere il teatro, segnalare la sua riapertura. Anche il prezzo cambia in base alle date. La prima è un’occasione speciale non solo per promuovere il teatro ma anche per raccogliere risorse, dare visibilità ai diversi sponsor e altro. Nell’occasione della prima si apre ad un pubblico più vasto tramite ad esempio la rappresentazione in tv o in radio, per aprire la prima in modo diZuso anche a chi non può essere presente fisicamente a teatro Nel programma di sala c’è l’elenco dei collaboratori delle diverse funzioni per capire come sia strutturato l’organigramma del teatro. È importante all’interno del teatro la gerarchia, ma sono molto importanti anche le relazioni interpersonali per ottenere dei risultati. Quindi oltre alla strategia c’è la necessità di esercitare una leadership È importante avere una gestione dei tempi per tutti gli incastri. Anche l’attenzione per i diversi pubblici è importante, ad esempio se qualcosa può dar fastidio allo spettatore viene magari tolto. Si parla anche di governance e del mondo Scala, perché si colloca in una nuvola di

soggetti che includono la fondazione Milano per la scala e l’associazione amici, l’Association of America e le diverse partnership e sponsorizzazioni Grazie alla collaborazione con alcuni sponsor si possono realizzare prodotti specifici rivolti ad alcuni destinatari I risultati economici passati e la prospettiva dei risultati futuri oltre al rischio dipende dalle decisioni che le imprese hanno preso in merito al business. La prima decisione è in quale mercato operare, poi la scelta del posizionamento strategico cioè come competere Ci sono altre decisioni che influenzano i risultati, ad esempio se identifichiamo degli obiettivi tesi a mantenere quel posizionamento o a modificarlo, quelle avranno un impatto asui risultati di business futuri e anche sui costi Altre scelte che hanno un impatto sui risultati del business sono quelle che riguardano la struttura dei costi, che non vuol dire solo quanti costi devo aZrontare ma anche che tipo di costi intendo avere, in modo particolare rispetto alla classificazione di costi in fissi e variabili. Il mix di questi costi determina la struttura di costi di un’azienda:

  • costi fissi, nel loro ammontare complessivo non variano al variare delle quantità prodotte. Sono esempi di costi fissi l’ammortamento dei nuovi investimenti, il pagamento dei dipendenti, l’aZitto
  • costi variabili, variano in base alle quantità che produciamo, come il costo della carta per una casa editrice per produrre un libro. il mix di questi due costi è una delle determinanti strutturali. La scelta di questo mix riguarda le singole aziende, che decidono sulla base del proprio orientamento strategico e sulla base del settore. Un’altra determinante strutturale è la scelta della capacità produttiva, termine che deriva dai settori industriali Queste due determinanti strutturali impattano sul risultato reddituale, perché una è una scelta che avrà un impatto sui costi, l’altra è una scelta che impatta oltre che sui costi anche sui ricavi. La capacità produttiva ha un impatto anche sui volumi. La struttura dei costi ha anche un impatto sul profilo di rischio, perché un’azienda che ha prevalentemente costi fissi ha un rischio operativo più alto A costi fissi più alti corrispondono aspettative di risultato maggiori, che si accompagnano a rischi più elevati La capacità produttiva è il massimo di output ottenibile in un certo periodo, con capacità produttiva non si fa riferimento alla capacità di produrre in senso stretto, perché dipende anche da altri fattori, come la capacità di trasportare quello che produco, ecc… Scelgo una certa capacità produttiva sulla base della mia valutazione di come potrebbe andare il mio prodotto sul mercato. Definire la capacità produttiva è una scelta di tipo strategico molto importante e delicata e deve essere coerente con la strategia competitiva e