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Tipologia: Appunti
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Regime conservatore: tende ad enfatizzare tradizione, famiglia, ceto sociale e ordine; regime liberale: fondato sulla libertà dell’individuo, con un’inferenza minima da parte dello Stato; regime socialdemocratico: i problemi sociali causati dal capitalismo possono essere ridotti o eliminati attraverso i mezzi della democrazia parlamentare ma conservando la struttura di base capitalista. Welfare state liberali sono ad esempio USA e Canada; conservatori-corporativi possono essere Austria, Francia, Germania, Italia mentre welfare state socialdemocratici possono essere identificati nei Paesi scandinavi. Welfare state liberale: assistenza basata su rigidi criteri idi selezione, scarsi sussidi universali, modesto piano di assicurazioni sociali. I servizi sono rivolti soprattutto ad un’utenza di basso reddito. In questo modello il progresso delle riforme sociali è limitato da valori liberali tradizionali, le regole di accesso sono molto rigide e lo Stato incoraggia il mercato sia passivamente (fornendo ai richiedenti un sostegno minimo) che attivamente (sovvenzionando sistemi di welfare privati). Welfare conservatore-corporativo: mai stata prevalente ossessione liberale per l’efficienza del mercato e la mercificazione, dunque, il mantenimento dei diritti sociali mai realmente messo in discussione; è stata prevalente la conservazione delle differenze di ceto contando ance l’influenza della Chiesa (mantenimento della famiglia tradizionale). I sussidi incoraggiavano soprattutto la maternità. Principio di sussidiarietà in cui lo Stato interviene solo ove non vi è capacità della famiglia di occuparsi dei propri membri. Welfare state socialdemocratico: massima estensione dei principi di universalità e demercificazione dei servizi pubblici; sistema che non tollera la contrapposizione tra Stato e mercato e tra la classe lavoratrice e la classe media (diffusione equa di servizi di alto livello); la finalità è quella di massimizzare le capacità di indipendenza individuale e non la dipendenza nei confronti della famiglia. Commistione tra liberismo e socialismo con fusione di lavoro e welfare. Critiche al welfare state: numerose e variegate critiche sono state mosse al welfare state liberaldemocratico: critica conservatrice: lo Stato permissivo con un acceso dibattito che dura tutt’ora con le critiche più feroci che provengono dall’area della destra poiché questo sistema poteva minare i meccanismi tradizionale come, ad esempio, quello della famiglia. Critica neoliberale: lo Stato bambinaia. Secondo questo tipo di critica dovrebbe esserci una riduzione quasi totale dei sistemi di welfare poiché questi benefits sono visti come una forma di “ingegneria sociale” né a favore né contro la famiglia tradizionale. In generale si dovrebbe dare priorità al mercato e si critica lo “Stato bambinaia” poiché protegge e difende famiglie ed imprese dalle difficoltà del mercato. Critica femminista: lo Stato di genere. Il femminismo liberale enfatizza la lotta per la parità dei diritti all’interno dei sistemi sociali esistenti. Il femminismo socialista e radicale sostiene che i sistemi sociali esistenti sono la fonte stessa delle disuguaglianze e vadano trasformati radicalmente. Le femministe socialiste sostengono che il capitalismo giochi un ruolo importante o prevalente nel produrre disuguaglianze di genere. Il femminismo radicale concentra l’attenzione sulle relazioni sociali patriarcali. La crescita del femminismo è stata una delle vicende politiche e intellettuali più importanti del XX secolo. Critica socialista: lo stato borghese. Secondo questa critica lo Stato opera in favore della classe media e secondo gli interessi del capitale, ai danni della classe lavoratrice. Secondo la critica socialista l’interesse nazionale non sarebbe altro che l’interesse del capitale sotto mentite spoglie. Workfare state: la nozione di workfare state è complessa; inizialmente fa riferimento a programmi che richiedevano alle persone che vivevano grazie al welfare, di lavorare per guadagnarsi i propri sussidi. Oggi, si diffonde sempre di più il “workfarismo” ovvero, un approccio alle politiche del lavoro per il quale chi riceve i sussidi deve guadagnarsi il proprio denaro attraverso cambiamenti
del comportamento ed una partecipazione attiva a programmi ufficiali pensati per rendere queste persone più adatte al mercato del lavoro. Il workfarismo rafforza l’idea che il lavoro dovrebbe essere una norma sociale per gli adulti; il proposito è spostare le persone dal welfare al lavoro. In linea con il pensiero neoliberista: idea che la disoccupazione non esista a causa della scarsità dei posti di lavoro, ma perché le persone senza impiego sono inadatte ai lavori esistenti, poco appetibili per i datori di lavoro o non vogliono migliorare il proprio stato. Negli anni’90 il consenso sul workfare era bipartisan mentre in Europa c’era più cautela per il tradizionale approccio socialdemocratico. LO SPAZIO GEO ECONOMICO: è lo spazio geografico in cui isoliamo le relazioni economiche