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Disturbo Bipolare: Epidemiologia, Manifestazioni e Trattamento - Prof. Abbate Daga, Appunti di Psichiatria

Informazioni sui disturbi bipolari I e II, inclusa loro epidemiologia, manifestazioni essenziali e complicanze. Viene inoltre discusso il trattamento a lungo termine per questi disturbi, con obiettivo di prevenire ricorrenze affettive. Il documento include anche informazioni sul disturbo ciclotimico.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 19/12/2022

Arianna.b92829
Arianna.b92829 🇮🇹

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APPUNTI ELEMENTI DI PSICHIATRIA
LEZIONE 1 - 23/09 (Prof. Giovanni Abbate Daga)
La psichiatria suscita grande interesse e grande paura ( i “matti” o “alienati” venivano infatti
segregati). Questi elementi sono ancora presenti nella nostra società, in modo meno stigmatizzante,
ma comunque ad oggi c’è ancora un pesante stigma.
La psichiatria si occupa di malattie, più precisamente delle forme e dei vissuti patologici del
soffrire, cioè c’è una modalità/caratteristica con cui si esprime un disturbo mentale, che è
caratterizzato da ciò che vediamo ma principalmente da ciò che ci racconta il soggetto e risonanza
emotive. Chi soffre di disturbo mentale sta male, soffre di un dolore mentre (psichico); questa
sofferenza a volte l’individuo la vive ma non ne è consapevole (si fa riferimento alle psicosi=
malattie che prevedono una lettura errata della realtà —> il soggetto dice di stare male ma soffre in
conseguenza del fatto che magari tutti i miei vicini sono della CIA e vogliono ammazzarmi —>
delirio di persecuzione). La persona quindi può essere consapevole oppure no.
Un’altra caratteristica della psichiatria è che alcuni soggetti non voglio curarsi perché non
riconoscono il problema oppure sono ambivalenti verso le cure (vogliono e non vogliono).
Es: presentazione di un caso di omicidio-suicidio —> è sovente che la persona coinvolga altri a cui
vuole bene.
La psichiatria si declina in vari modi.
Altri miti della psichiatria è l’idea che la psicologia riesca a risolvere tutto e all’opposto è che non
riescano a cambiare niente.
Domanda di una ragazza: in che misura i pazzi non sanno di essere pazzi? Fa esempio: un paziente
con delirio di persecuzione va in pronto soccorso e dice di essere angosciato (non coglie la malattia
ma coglie uno stato di malessere profondo). Queste persone si curano inizialmente con un aggancio
alla loro angoscia (alleanza terapeutica = convincere il paziente ad un aiuto). La difficoltà è avere
delle ottime capacità relazioni.
Altra domanda: come fa una persona a non capire che sta soffrendo? Fa l’esempio dell’anoressia
nervosa: le ragazze che ne soffrono affermano di star male già prima ma almeno ora sanno fare
qualcosa (controllare il cibo). Affermano inoltre di stare meglio, questo perché noi essere umani
siamo una e più cose (siamo più o meno tutti d’accordo con noi stessi —> mi piace la lezione ma
mi annoio).
Definizione di psichiatria
La psichiatria è la braca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della
prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. Essa è definibile come una
“disciplina di sintesi”, in quanto il mantenimento e il perseguimento della salute mentale (salute
mentale vuol dire anche parlare di prevenzione), che è lo scopo fondamentale della psichiatria,
viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti: medico-farmacologici, neurologici,
psicologici, sociologici, giuridici, politici.Essendo la psichiatria una branca della medicina, ha
risultati di 60-70% di persone che riescono a guarire.
È sbagliato creare una scissione tra psichiatra e psicologo.Lo psichiatra deve avere delle conoscenze
anche di tipo psicologico. Non è vero che riferiamo (psichiatra) tutti i disturbi alla biologia. La
distinzione tra biologia e mentale nasce dal nostro modo di pensare (che ha bisogno di dividere le
cose per capirle) ma in realtà sono molto connesse. Non c’è nulla di mentale che non parta dal
funzionamento celebrale, ma il mentale cambia la biologia del cervello (Es: se penso a qualcosa di
brutto, mi batte il cuore forte, sono triste etc).Si ha una forte connessione tra mentale e biologia;
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APPUNTI ELEMENTI DI PSICHIATRIA

LEZIONE 1 - 23/09 (Prof. Giovanni Abbate Daga)

La psichiatria suscita grande interesse e grande paura ( i “matti” o “alienati” venivano infatti segregati). Questi elementi sono ancora presenti nella nostra società, in modo meno stigmatizzante, ma comunque ad oggi c’è ancora un pesante stigma. La psichiatria si occupa di malattie, più precisamente delle forme e dei vissuti patologici del soffrire , cioè c’è una modalità/caratteristica con cui si esprime un disturbo mentale, che è caratterizzato da ciò che vediamo ma principalmente da ciò che ci racconta il soggetto e risonanza emotive. Chi soffre di disturbo mentale sta male, soffre di un dolore mentre (psichico); questa sofferenza a volte l’individuo la vive ma non ne è consapevole (si fa riferimento alle psicosi= malattie che prevedono una lettura errata della realtà —> il soggetto dice di stare male ma soffre in conseguenza del fatto che magari tutti i miei vicini sono della CIA e vogliono ammazzarmi —> delirio di persecuzione). La persona quindi può essere consapevole oppure no. Un’altra caratteristica della psichiatria è che alcuni soggetti non voglio curars i perché non riconoscono il problema oppure sono ambivalenti verso le cure (vogliono e non vogliono). Es: presentazione di un caso di omicidio-suicidio —> è sovente che la persona coinvolga altri a cui vuole bene. La psichiatria si declina in vari modi. Altri miti della psichiatria è l’idea che la psicologia riesca a risolvere tutto e all’opposto è che non riescano a cambiare niente. Domanda di una ragazza: in che misura i pazzi non sanno di essere pazzi? Fa esempio: un paziente con delirio di persecuzione va in pronto soccorso e dice di essere angosciato (non coglie la malattia ma coglie uno stato di malessere profondo). Queste persone si curano inizialmente con un aggancio alla loro angoscia (alleanza terapeutica = convincere il paziente ad un aiuto). La difficoltà è avere delle ottime capacità relazioni. Altra domanda: come fa una persona a non capire che sta soffrendo? Fa l’esempio dell’anoressia nervosa: le ragazze che ne soffrono affermano di star male già prima ma almeno ora sanno fare qualcosa (controllare il cibo). Affermano inoltre di stare meglio, questo perché noi essere umani siamo una e più cose (siamo più o meno tutti d’accordo con noi stessi —> mi piace la lezione ma mi annoio). Definizione di psichiatria La psichiatria è la braca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. Essa è definibile come una “disciplina di sintesi” , in quanto il mantenimento e il perseguimento della salute mentale (salute mentale vuol dire anche parlare di prevenzione), che è lo scopo fondamentale della psichiatria, viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti: medico-farmacologici, neurologici, psicologici, sociologici, giuridici, politici.Essendo la psichiatria una branca della medicina, ha risultati di 60-70% di persone che riescono a guarire. È sbagliato creare una scissione tra psichiatra e psicologo.Lo psichiatra deve avere delle conoscenze anche di tipo psicologico. Non è vero che riferiamo (psichiatra) tutti i disturbi alla biologia. La distinzione tra biologia e mentale nasce dal nostro modo di pensare (che ha bisogno di dividere le cose per capirle) ma in realtà sono molto connesse. Non c’è nulla di mentale che non parta dal funzionamento celebrale, ma il mentale cambia la biologia del cervello (Es: se penso a qualcosa di brutto, mi batte il cuore forte, sono triste etc).Si ha una forte connessione tra mentale e biologia;

questa connessione ce l’abbiamo anche con gli altri. Noi siamo permeabili a quello che provano gli altri e alle condizioni sociali, cioè il biologico ci determina in parte ma il biologico da un lato è modulato dalla nostra storia (quindi se sono stato abusato da piccolo è una causa relazione e non biologica). Quindi dire che alcune cause sono biologiche è giuste ma dire che TUTTE le cause sono biologiche è radicalmente sbagliato. Biologico e mentale si coinfluenzano. La psichiatria quindi si occupa di entrambi (psiciologia) e anche degli aspetti sociali. Definizione di disturbo mentale È difficile definire un disturbo mentale, ci sono molti casi sfumati. In termini generali ci sono 3 caratteristiche principali:

  • (^) una malattia è un’ alterazione del normale funzionamento dell’età sociale e lavorativo.
  • (^) Spesso si ha la fissità dei sintomi : un sintomo è immodificabile (es: una persona che per anni non mangia la pasta perché si sente in colpa).
  • (^) Si ha sofferenza significativa dell’individuo che posò essere non sopportabile o sopportabile parzialmente. Una definizione più precisa è: Un disturbo mentale è una sindrome ( = malattia che ha più cause all’origine) caratterizzata da sintomi di rilevanza clinica nel sistema cognitivo (ciò che pensa), nella regolazione emozionale (ciò che prova), o nel comportamento di un soggetto che riflettano una disfunzione nei processi psicologici (come si comporta), biologici ed evolutivi sottostanti il funzionamento mentale. I disturbi mentali sono di solito associati a un significativo stato di sofferenza soggettiva o di disabilità nelle attività sociali, occupazionali e altre importanti. Data la definizione, non esiste una malattia unica, esistono più quadri clinici, più disturbi mentali. Quindi serve la nosografia , cioè sistema di classificazione dei disturbi mentali (ciò è diverso da nosologia = materia che descrive) La classificazione non è basata su criteri eziologici (cioè esempio degli esami come risonanza magnetica), ma è basata su criteri descrittivi ; cioè si mettono insieme in un unica diagnosi tutti i soggetti che hanno caratteristiche simili di presentazione clinica (caratteristiche simili) e di decorso. La classificazione è legata al principio nomotetico (nomos dal greco legge), cioè si vanno a vedere le caratteristiche comuni degli individui. Dunque nella diagnosi non si tiene conto del principio idiografico (cioè la storia dell’individuo, la sua presentazione clinica -> es: due ragazze che soffrono dello stesso tipo di anoressia ma hanno storie diverse), ma nel momento della cura si. Ci sono più possibilità di classificare, quella assunta dalla psichiatria è, secondo il DSM 5, categoriale , cioè si hanno delle unità discrete, cioè malato si e malato no. I casi di confine per questo sistema classificatorio non sono dati. Il sistema è rigido perché se io devo comunicare ad un collega, egli deve avere l’idea che quella categoria identifica quello (es: se si dice anoressia nervosa vuol dire che la persona ha determinate caratteristiche).Da sapere solo che esiste una classificazione strutturale, va a valutare il funzionamento dell’individuo (valuta i meccanismi di difesa etc). La classificazione utilizzata adesso è quella americana —> Il sistema del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders nasce negli anni 60. Questo non è un manuale di psichiatria, ma è un sistema di classificazione, cioè ci dice i criteri per fare i diagnosi. Non è un manuale perché non parla delle cause, dei trattamenti e perché cerca di essere a-teoretico, cioè descrivo solo ciò che si può descrivere e quello che non si può descrivere non lo descrivo. I disturbi in Italia sono tanti: 17 milioni di italiani hanno sofferto o soffrono di malattie mentali (OMS2018). I DISTURBI MENTALI Ma dei disturbi mentali, se andiamo a vedere la questione patogenetica si può dire qualcosa? Si:
  1. Essi possono essere dei disturbi cerebrali veri e propri (Alzheimer)
  • (^) psicopatologia Sociale
  • (^) psicopatologia Neuroscientifica
  • (^) psicopatologia Fenomenologica: è attenta al vissuto patologico del soggetto (descrivere cosa veramente prova una persona affetta da un disturbo) In sintesi: la psicopatologia ci aiuta a dare una descrizione densa , ricca e variegata della malattia del paziente non limitandosi a poche parole generiche, ripetute e carenti di significato, che tuttavia sono utili per la diagnosi. La psicopatologia si interessa della natura del fenomeno. Essa ci impegna a stare vicino al discorso del paziente, dentro il fenomeno, nelle pieghe più che in profondità, nelle sfumature e nelle caratteristiche, nel sono del sintomo, più che nell’oggettivazione. La psicopatologia organizza e da senso all’osservazione.

LEZIONE 2 - 24/09 (Dr.ssa Enrica Marzola)

SEMEIOTICA PSICHIATRICA

È una decodifica di quella che è la presentazione del paziente psichiatrico o non psichiatrico, delle alterazioni delle funzioni psichiche che costituiscono il campo operatorio dello psichiatra. Gli psichiatri definiscono il quadro clinico davanti a loro attraverso l’esame psichico diretto (esame obiettivo psichico). Questo è quello che non deve mai mancare in quella relazione dello psichiatra. Può essere stringato durante un tuo o molto più esteso e approfondito. Lo psichiatra è un medico abilitato e può fare psicoterapia. Lo psichiatra per giungere ad una diagnosi psichiatrica utilizza degli strumenti fondamentali:

  • (^) colloquio: senza parlare con il paziente è impossibile capire cosa stia succedendo (domande: come mai è qui?partiamo da dove vuole etc). La difficoltà è capire le pieghe della sofferenza individuale.
  • (^) Osservazione clinica da parte dello psichiatra e degli elementi riferiti da altri (es: familiari): osserva il comportamento —> è impossibile conoscere/comprendere un disturbo senza avere un contatto diretto talvolta prolungato con il paziente. Per fare una diagnosi approfondito il paziente lo devi vedere tante volte, serve la visione e l’osservazione del paziente. I familiari non vanno mai esclusi, perché ci son dei disturbi in cui il pazienti non sono consapevoli (egosintonica); in questo caso i familiari sono essenziali perché possono dare dei parametri, degli episodi, delle sensazioni anche minime che vanno ad aiutare lo psichiatra. Arrivare alla diagnosi è un percorso, talvota complicato.
  • (^) Test e scale psicometrie: sono utili anche interviste cliniche, il clinico fa una serie di domanda investigando una serie di aspetti (aspetti diagnostici, interviste di approfondimento etc). Esse prevedono un personale formato. Ci sono poi dei questionari: lo si da al paziente mentre è in attesa della visita e così assumi degli elementi. Non esiste alcuna intervista diagnostica: non c’è modo di arrivare a diagnosi senza visita, colloqui etc (es: rispondi a queste domande e ti dirò chi sei)—> nessuno strumento è diagnostico , sono strumenti che AIUTANO. Una caratteristica dello psichiatra è che il paziente non sempre è felice e d’accordo con la visita e rifiuta le cure. Spesso sono i familiari che lo portano perché preoccupati (mancata di critica e consapevolezza della malattia) a volte le forze dell’ordine. Lo psichiatra spesso gestisce una vera e propria emergenza clinica (es: TSO). Quindi il primo contatto può essere con:
  • (^) pazienti che ricercano aiuto psichiatrico
  • (^) Pazienti che ricercano aiuto su richiesta di amici e familiari
  • (^) Pazienti che non ricreano l’aiuto psichiatrico Domanda di una ragazza sul TSO in caso di alcolismo in cui la persona non ne ha consapevolezza —> risposta: Finché il soggetto non si decide a chiedere aiuto non si può fare nulla perché in nessun modo lo psichiatra o terzi possono proporre un determinato tipo di trattamento senza la motivazione del paziente. Senza la motivazione non serve a nulla. Il TSO copre invece un’altra faccia: andando a farlo sto agendo in una situazione estremamente a rischio (Serve a risolvere situazione di acuzie). Il TSO dura 7 giorni ma appena il paziente accetta le cura, sciolgo il TSO e proseguo le cure in modo ordinario. Il TSO risolve l’acuzie e non la problematica intera del paziente. Il TSO in alcuni casi è rinnovabile (altri 7 giorni). Il TSO è valevole solo in ambito psichiatrico o infettivo. IL COLLOQUIO PSICHIATRICO - L’ANAMNESI La visita psichiatria rimane una visita medica (es: se la persona prende cortisone può portare insonnia etc.. e se non lo indago è negativo per il paziente). Non si può NON chiedere determinati elementi perché senza rischio di far passare un fenomeno psichico per un problema che in realtà di psichiatrico non ha nulla. Se la persona mente noto di più degli aspetti (es: alito da alcolista etc). Andare a capire la sofferenza e la storia individuale impone di fare l’ anamnesi è la raccolta di tutti i dati clinici dalla nascita fino a cosa l’ha portata li oggi. Si hanno quindi:
  • (^) Anamnesi fisiologica: nascita, ciclo mestruale/menopausa, servizio militare, matrimonio, gravidanze, alvo, minzione, a attività lavorativa, allergie, stile di vita rispetto ad alimentazione, alcolici, sostanze, fumo di sigaretta
  • (^) Anamnesi familiare: stato di salute dei familiari del paziente (viventi, non viventi), patologie ereditarie di rilievo (internistiche e psichiatriche)
  • (^) Anamnesi patologica remota: malattie, traumi, interventi avvenuti nel passato
  • (^) anamnesi patologica prossima: tutte le condizioni cliniche che recentemente si sono sviluppate e che hanno portato il paziente a richiedere l’intervento medico
  • (^) Anamnesi psichiatrica: si chiede ad esempio “ha mai fatto visita psichiatrica?, mai preso gocce per dormire)” / condizione clinica attuale prevalente, situazione psichiatrica precedente. Nel colloquio psichiatrico, prima dell’esame obiettivo, si è difronte alla necessità di normare che cosa è normale e cosa è patologico. Ad esempio: si deve provare a raccogliere elementi che diranno se c’è una diagnosi di depressione o sintomi depressivi. Bisogna conoscere il paziente, gli aspetti culturali fanno un’enorme differenza in quella che è normalità e patologia. La patologia si pone una frattura all’interno del continuum esistenziale della persona. È fondamentale identificare il continuum di idee, tonalità affettive e comportamenti di ogni singolo paziente. Altri elementi fondamentali per giungere a diagnosi sono:
  • (^) elementi riferiti dal paziente, sintomi come espressione diretta della personalissima sofferenza psichica
  • (^) Esame psichico diretto: attività psichica come funzioni strettamente integrale tra loro
  • (^) Condizioni mediche generali: condizioni patologiche endogene derivate da sostanze esogene Alcune peculiarità del colloquio psichiatrico sono:
  • (^) alleanza e relazione terapeutica
  • (^) Partecipazione emotiva, attenzione sul vissuto soggettivo dei sintomi del paziente
  • (^) Controatteggiamento: parte del percorso di conoscenza del paziente —> è quello che risuona in me: quando io interagisco con una persona in difficoltà non possono non provare delle emozioni; non è solo la lettura di quello che succede, c’è una percezione della qualità del vissuto che mi dice qualcosa sul paziente (si sfruttano le risonanze emotive)
  • (^) intelligenza: è una funzione complessa, solo in parte misurabile, che comprende la capacità di giudizio, al comprensione e il ragionamento. Essa non viene valutata sempre perché servono strumenti peculiari e complessi.
  • (^) Percezione: è il processo attraverso cui le sensazioni diventano significative per l’individuo, tramite la soppressione delle informazioni irrilevanti e l’associazione e integrazione delle informazioni rilevanti con il patrimonio cognitivo - illusioni: oggetto presente ma distorto (es: scambio un orologio per un quadro) - allucinazioni: percezione semi soggetto (es: “che bella questa canzone” —> in realtà non c’è musica)
  • (^) pensiero: è una funzione relativa alla formazione delle idee e alla loro articolazione (associazione, coerenza logica, ragionamento). Si ha grande variabilità individuale. Ci sono vari disturbi del contenuto del pensiero:
  • (^) idee ossessive: È qualcosa che turba (es: mi aiuti non riesco più a dormi). Qui si ho una consapevolezza. Un esempio può essere anche quando sono innamorata.
  • (^) Idee prevalenti: è un idea che si incardina dentro di me, mi logora ma io non me ne rendo conto, mi lascio trascinare da quell’idea. Non si ha consapevolezza.
  • (^) Idee deliranti: convinzione non passibile di critica (es: io sono convinta che il presidente sia innamorato di me —> non mi interessa se mi dicono il contrario) Disturbi formali del pensiero:
  1. Disturbi postivi del flusso del pensiero:
  • (^) Deragliamento: discorso spontaneo con idee che passano da un tema all’altro correlato solo marginalmente o completamente non correlato con il primo.
  • (^) Tangenzialità: modalità di rispondere alle domande con risposte solo vagamente attinenti o anche del tutto irrilevanti rispetto alla domanda originaria.
  • (^) Incoerenza: eloquio incomprensibile, frammentato, disordinato sul piano sintattico e grammaticale
  • (^) Illogicità: descrive un pensiero che non segue le consuete regole logiche
  • (^) Circostanzialità: discorso inconclusivo, dispersivo, non si va al dunque
  • (^) Assonanza: modalità associativa di pensiero in cui i suoni piuttosto che le relazioni di significato, governano le scelte delle parole (cioè un pensiero che si basa ad esempio sulla rima, es: parole che suonano bene)
  • (^) Fuga delle idee: pensiero rapido, con impulso a parlare, distraibilità, associazioni casuali
  • (^) Allentamento dei nessi associativi: le idee espresse sono connesse in modo stravagante
  1. Disturbi negativi del flusso del pensiero
  • (^) Il pensiero è impoverito, scarso di contenuti, rallentato. Riduzione dell’eloquio spontaneo con risposte brevi.
  • (^) Nel blocco del flusso del pensiero il flusso ideativo si arresta improvvisamente.
  • (^) Aumentata latenza di risposta se il pensiero è rallentato o inibito.
  • (^) affettività: è rappresentata dal complesso di sentimenti, emozioni, umore
  • (^) Umore: viene definito come umore di fondo (Untergund), cioè quel substrato affettivo che caratterizza ciascuno di noi (come siamo di solito). L’ umore di sfondo (Hintergrund) invece è la modalità affettiva con cui rispondiamo agli eventi Le alterazioni del tono dell’umore sono tradizionalmente considerate lungo una sola dimensione e si parla di elevazione e flessione del tono dell’umore.
  • (^) ansia: è uno stato affettivo frequente anche in condizioni normali. Rispetto alla paura, l’ansia implica un vissuto di attesa, il prefigurarsi di un pericolo futuro spesso indefinito e un senso di

inadeguatezza alla situazione. Alcuni tipi di ansia sono: libera (il paziente dice di essere ansioso e non sa per cosa) e somatizzata (c’è tachicardia), anticipatoria (il paziente teme un evento , ad esempio un latro attacco di panico appena finito quello prima), le fobie e attacchi di panico. (In questo caso si parla di un ansia diversa da quella che tutti provano quotidianamente)

  • (^) istinti fondamentali: il comportamento istinto è una condotta non appresa, stereotipata, avente come fonte ultimo la conservazione della vita del singolo o della specie e come scopo immediato la riduzione dello stato di tensione, indotto da uno stimolo biologico: alimentazione, sessualità, sonno, autoconservazione con i connessi comportamentali di salvaguardia della vita e dell’integrità del corpo
  • (^) Coscienza di malattia: se il paziente è consapevole o no di stare male

LEZIONE 3 - 30/

Disturbi bipolari - prospettiva trasversale In questa lezione si parlerà di disturbi dell’umore, in particolari quelli bipolari (e quindi specifici quadri clinici. Nella lezione scorsa, valutando l’esame obiettivo psichico abbiamo iniziato a dire che classicamente l’umore viaggia su un continuum, che parte dalle basse polarità, quindi dalla flessione del tono dell’umore, attraversa l’eutimia (umore fisiologica né troppo elevato né troppo flesso), per arrivare all’espansione del tono dell’umore stesso. Qui riprendiamo questa definizione per vedere come si muove l’umore del nostro paziente attraverso questo continuuum. In questa lezione ci concentreremo sull’elevazione del tono dell’umore. Parlando di classificazione abbiamo iniziato a citare una questione molto importante, cioè la prospettiva trasversale, che abbiamo nel momento in cui ci approcciamo alla conoscenza del paziente che è volta eventualmente ad arrivare alla diagnosi. Essa si incastra alla prospettiva longitudinale, cioè incastro il tassello dell’episodio nella storia del paziente. La prospettiva trasversale fa una fotografia del paziente in quel momento, quindi si ha la possibilità di vedere la paziente che in quel momento può presentare:

  • Episodio maniacale: si presenta cioè alle più ampie polarità di espansione del tono dell’umore
  • Episodio ipomaniacale:
  • Episodio depressivo maggiore (EDM) EPISODIO MANIACALE (puoi leggere libro “una mente inquieta”) È una condizione psicopatologica transitoria caratterizzata da un tono dell’umore abnormemente e gravemente elevato , espanso o irritabile. Condizione di grave aumento dell’energia con iperattività eclatante. Pertanto, il grado di compromissione del funzionamento socio-lavorativo è marcato (compromissione totale) e chiaramente identificabile (diversamente dall’episodio ipomaniacale in cui l’alterazione del funzionamento non è marcata). Quindi in nessun modo il paziente riesce a proseguire le proprie attività e le normali funzioni quotidianamente svolte. Ci sono 3 criteri, secondo il DSM-5: A. Un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato , espanso o irritabile e di aumento anomalo e persistente dell’attività finalizzata o dell’energia ( il paziente ritiene di poter fare tutto), della durata di almeno una settimana e presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (o di qualsiasi durata se è necessaria l’ospedalizzazione). B. Durante il periodo di alterazione dell’umore e di aumento dell’energia o di attività, 3 (o più) dei seguenti sintomi (4, se l’umore è solo irritabile) sono presenti a un livello significativo e rappresentano un cambiamento evidente rispetto al comportamento abituale: 1. Autostima ipertrofica o grandiosità ( elevata autostima )

Mania confusa Si ha un grave disorientamento spazio-temporale o rispetto al Sé. Il delirium (termine che indica confusione mentale, no delirio) può comparire quando l ’accelerazione delle idee diventa talmente marcata da determinare l’allentamento dei nessi associativi e la perdita dei riferimenti spazio- temporali (mania confusa). Capita nei casi molto gravi di mania o nei soggetti anziani o nei pazienti in cui sia contemporaneamente presente uno stato di debilitazione fisica. Si esprime con intensa agitazione psicomotoria. Mania eccitata-furiosa Si hanno gravi alterazioni comportamentali di tipo esplosivo; iperattività motoria e eccitazione dominano il quadro clinico e diventano vere e proprie crisi di furia incontenibile con comportamenti pantoclastici. Episodio maniacale- esordio e decorso L’esordio (= primo episodio) compare tipicamente entro i 25 anni; possibile ma meno frequente la comparsa in età più avanzata. ( tra i 16,18,20 sono fasi critiche dello sviluppo psicofisico —>i medici sono particolarmente attenti a questa fase). Si tratta sei un esordio brusco con escalation rapida di sintomi che si stabiliscono nell’arco di pochi giorniIn alcuni casi la mania si sviluppa da un episodio di ipomaniache dura per qualche settimana per poi aggravarsi bruscamenteLa durata è di qualche settimana o di pochi mesi, con un decorso generalmente « a parabola» (rapida escalation dei sintomi, apice di gravità, recupero del compenso psichico). Episodio maniacale - complicanze È una condizione di estrema gravità che può degenerare verso crisi di comportamento incongruo e spiccata aggressività con gravi conseguenze. È frequente l’uso di sostanze psicoattive con complicazione del quadro clinico. Il paziente in genere non accetta il ricovero poiché non riconosce la necessità di farsi curare – possibile Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). EPISODIO IPOMANIACALE Si definisce episodio ipomaniacale un periodo circoscritto di tempo durante il quale l’umore è persistentemente elevato, espanso o irritabile con un netto cambiamento rispetto al tono dell’umore che il soggetto ha abitualmente. Nello stesso periodo di tempo vi è un aumento di energia o attività, sempre rilevato come anomalo (almeno da osservatori esterni quali i familiari). Nello stesso periodo di tempo vi è un aumento di energia o attività, sempre rilevato come anomalo (almeno da osservatori esterni quali i familiari). Il paziente scambia l’ipomania per normalità, rimane aggrappato alla fase ipomanaicale perché si sente bene e non ha intenzione di prendere le terapie; ha un grande rischio nella fase di elevazione dell’umore ma non c’è un acuto in quel momento. I criteri sono: A. Un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espanso o irritabile e di aumento anomalo e persistente dell’attività finalizzata o dell’energia, della durata di almeno 4 giorni consecutivi e presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni. B. Durante il periodo di alterazione dell’umore e di aumento dell’energia o di attività, 3 (o più) dei seguenti sintomi (4, se l’umore è solo irritabile) sono presenti a un livello significativo e rappresentano un cambiamento evidente rispetto al comportamento abituale:

  1. Autostima ipertrofica o grandiosità
  2. Diminuito bisogno di sonno
  3. Maggiore loquacità del solito o spinta continua a parlare
  4. Fuga delle idee o la soggettiva sensazione che i pensieri si succedano rapidamente
  5. Distraibilità (cioè attenzione troppo facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti), riferita o osservata
  6. Aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale) o agitazione psicomotoria
  7. Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (per es. acquisti incontrollati, comportamenti sessuali sconvenienti o investimenti finanziari avventati). C. L’episodio è associato ad un evidente cambiamento nel funzionamento , che non è caratteristico dell’individuo quando è asintomatico D. L’alterazione dell’umore e il cambiamento nel funzionamento sono osservabili dagli altri E. L’episodio non è sufficientemente grave da richiedere una marcata compromissione del funzionamento sociale o lavorativo o da richiedere l’ospedalizzazione. F. L’episodio non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza. Episodio ipomaniacale –manifestazioni essenziali
  • (^) Condizione speculare a quella dell’episodio depressivo maggiore
  • (^) In questo caso, l’alterazione primaria è l’innalzamento del tono dell’umore a cui conseguono gli altri sintomi; in particolare l’iperattività con aumento dell’energia e l’accelerazione ideo-motoria
  • (^) A differenza dell’EDM (Episodio depressivo maggiore), il soggetto si sente soggettivamente bene («non mi sono mai sentito così bene») e tende a rifiutare e a negare di trovarsi un una condizione patologica: spesso è necessario il parere dei familiari
  • (^) I familiari spesso chiedono per primi l’aiuto del medico
  • (^) La primaria elevazione del tono dell’umore, fondamentale sul piano diagnostico, si manifesta con uno stato di euforia e allegria eccessiva senza plausibili motivazioni e in modo costante per diversi giorni.
  • (^) In alcuni casi, l’espansione del tono affettivo si manifesta con irritabilità: questo accade soprattutto quando il soggetto incontra delle limitazioni alla propria espansività ed alla propria prorompente vitalità
  • (^) Specularmente all’anedonia del depresso, l’ipomaneprova piacere intenso e smodato per qualunque situazione
  • (^) Ha un esaltato senso del piacere che si riflette nella ricerca continua della soddisfazione gustativa, sessuale, del gioco
  • (^) Frequente atteggiamento scherzoso, giocherellone: è incapace di stare nella relazione medico- paziente—> è una persona difficile da agganciare Cluster sintomatologico cognitivo-percettivo
  • (^) Il soggetto di percepisce come molto lucido e iperefficiente sul piano intellettivo. In realtà è obiettivamente deficitario sul piano del rendimento mentale:distraibile, inconcludente
  • (^) Il corso del pensiero è accelerato: il soggetto pensa troppo rapidamente con un susseguirsi di associazioni ideative spesso poco adeguate alla situazione e in definitiva improduttive
  • (^) Contenuti del pensiero superficiali, futili, sciocchi o scherzosi e ilari
  • (^) Concetto grandioso di sé, stima elevata e scarsa capacità di critica e di giudizio sui propri limiti

Nel disturbo bipolare I l’elevazione dell’umore è una montagna, mente nel II è una collina. Quindi si ha un’intensità diversa nell’elevazione de tono dell’umore. Nel disturbo bipolare I si possono avere sintomi psicotici, mentre nel disturbo bipolare II non si hanno alterazioni psicotiche. A parità di elevazione del tono dell’umore:

  • (^) Disturbo bipolare I: fase maniacale, possibilità sintomi psicotici
  • (^) Disturbo bipolare II: fase ipomanicale, l’umore si alterna con meno intensità e non si hanno sintomi psicotici Nel disturbo bipolare I si susseguono almeno un episodio maniacale e episodi depressivi. Nel disturbo bipolare II si ha l’ipomania alternata a episodi depressivi. Se ho mania ho disturbo bipolare I Se ho ipomania ho disturbo bipolare II. La complicanza più temibile è fuso di sostanze, suicido e il fatto che non ci sia più intervallo libero tra le fasi di alterazione del tono dell’umore. Cenni di terapia -Disturbi bipolari Si tratta di patologie croniche da cui non si può guarire. Si ha una terapia per la fase acuta e una terapia di mantenimento. Episodio maniacale
  • (^) Obiettivi: controllo dell’agitazione psicomotoria e dell’aggressività, la remissione dei sintomi psicotici (se presenti), non favorire col trattamento la comparsa di sintomi depressivi
  • (^) Sempre ospedalizzazione (TSO se necessario)
  • (^) Terapia psicofarmacologica con stabilizzatori del tono dell’umore (litio, acido valproico, carbamazepina) e antipsicotici per efficace attività sedativa e di contenimento dell’aumentata carica energetica psicomotoria (con la psicoeducazione del paziente) Episodio ipomaniacale
  • (^) Obiettivi: remissione sintomi e evitare di favorire la comparsa di stati depressivi
  • (^) Difficile convincere il paziente ad accettare le cure
  • (^) Terapia farmacologica con stabilizzatori del tono dell’umore (litio, acido valproico, carbamazepina) e antipsicotici per efficace attività sedativa e di contenimento dell’aumentata carica energetica psicomotoria
  • (^) Ospedalizzazione difficilmente effettuabile per il rifiuto del paziente Disturbo bipolare I La definizione classica kraepeliniana è «psicosi maniaco-depressiva». È un grave disturbo in cui si presentano sia episodi depressivi maggiori sia episodi maniacali, alterati a periodi di benessere (intervallo libero). Gli episodi ipomaniacali presenti, ma fondamentali la presenza di almeno un episodio maniacale. Se compare un episodio maniacale si fa diagnosi di disturbo bipolare I poiché la probabilità di tali soggetti di presentare altri episodi affettivi (di polarità uguale o opposta) è del 90%. Disturbo bipolare I-Epidemiologia
  • (^) Prevalenza lifetime: 0,4% –1,6%
  • (^) Distribuzione uguale tra i sessiFamiliarità spiccata: i familiari di primo grado di un paziente affetto hanno un rischio di ammalarsi superiore fino a 10 volte quello della popolazione generale
  • (^) Se disturbo bipolare precoce: rischio ulteriormente aumentato: il 15-40% di familiari di primo grado di pazienti affetti da un disturbo bipolare I con esordio precoce ha un disturbo bipolare
  • (^) La familiarità per disturbo bipolare I aumenta il rischio di disturbo bipolare II, disturbo depressivo maggiore e schizofrenia Disturbo bipolare I –manifestazioni essenziali
  • (^) Diagnosticato se compare nella vita almeno un episodio maniacale
  • (^) Probabilità di presentare nell’arco della vita un episodio di alterazione del tono dell’umore pari al 90%
  • (^) Pertanto: trattamento a lungo termine, spesso a vita, con l’obiettivo di prevenire nuovi episodi di malattia (ricorrenze affettive), anche a partire da un unico grave episodio maniacale
  • (^) L’episodio depressivo maggiore di un disturbo bipolare può essere indistinguibile da quello che si manifesta nel corso di un disturbo unipolare –fondamentale la prospettiva longitudinale
  • (^) Comunque più frequente riscontrare ipersonnia rispetto all’insonnia e iperfagia rispetto al calo dell’appetito
  • (^) Rischio suicidario superiore nelle forme bipolari rispetto a quelle unipolari, soprattutto se sono presenti caratteristiche miste. Disturbo bipolare I – esordio e decorso
  • (^) Maggior parte dei casi: esordio nella tarda adolescenza/età adulta, tra i 15 e i 40 anni di età, mediamente 30
  • (^) Se familiarità, età di esordio anticipata
  • (^) Età di esordio precoce associata ad una tendenza a presentare elevate ricorrenze di malattia, soprattutto di tipo maniacale, e allo sviluppo più frequente di disturbi di personalità
  • (^) Decorso: ha grande variabilità individuale; i fattori che incidono sono:
    • Tipo di ciclo
    • Frequenza delle ricorrenze
    • Durata dei singoli episodi
    • Polarità prevalente
  • (^) «Ciclo maniaco-depressivo»: intervallo di tempo che intercorre tra l’esordio di un episodio di alterazione patologica e l’esordio del successivo episodio della stessa polarità
  • (^) In ogni paziente la tipologia del ciclo tende a esser invariata –importante reperire informazioni cliniche della fase precedente all’eventuale uso di sostanze psicoattive
  • (^) Il tipo di ciclo ha un impiego clinico: esempio: i pazienti con ciclo mania-depressione-intervallo libero rispondono meglio al litio
  • (^) La durata del ciclo bipolare in molti pazienti tende a ridursi ad ogni successiva ricorrenza per una riduzione della durata dell’intervallo libero, mentre la durata dei singoli episodi di alterazione patologica dell’umore tende a rimanere stabile
  • (^) La riduzione o scomparsa dell’intervallo libero da sintomi determina due condizioni di aggravamento del decorso che possono presentarsi separatamente o in concomitanza: - Il decorso « a ciclo continuo» (no intervallo libero) - Il decorso «a cicli rapidi» (4 episodi all’anno)
  • (^) In molti pazienti è possibile identificare la «polarità prevalente» del disturbo bipolare –utile in terapia. La polarità prevalente è data dalla durata e/o gravità maggiore o minore degli episodi di polarità opposta lungo l’arco della vita Disturbo bipolare I –complicanze
  • (^) Suicidio
  • (^) Comportamenti violenti
  • (^) Abuso di alcool o sostanze

Disturbo bipolare II –complicanze

  • (^) Forme «a cicli rapidi» in cui si assiste a repentini cambiamenti patologici del tono dell’umore senza intervallo libero.
  • (^) Come disturbo bipolare I, ma rischio suicidario, abuso di sostanze e agiti autolesivi minori. DISTURBO CICLOTIMICO
  • (^) La ciclotimia è un disturbo bipolare caratterizzato da un’alternanza continua di periodo in cui il paziente soffre di sintomatologia depressiva e ipomaniacale attenuate rispetto ai quadri conclamati e con un minimo intervallo libero da sintomi
  • (^) Necessario per la diagnosi che il soggetto non abbia mai presentato episodi depressivi maggiori, ipomaniacali o maniacali e che per un periodo di due anni abbia manifestato un’alternanza di sintomi ipomaniacali mai sufficienti a soddisfare i criteri per episodio ipomaniacale e sintomi depressivi mai sufficienti a soddisfare i criteri per episodio depressivo maggiore. I criteri del DSM-5 per la diagnosi didisturbo ciclomiticosono: A.Per almeno due anni (oppure uno per bambini e adolescenti) ci sono stati numerosi periodo con sintomi ipomaniacali che non soddisfano i criteri per un episodio ipomaniacale e numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per un episodio depressivo maggiore. B.Durante questo periodo di 2 anni (uno per bambini e adolescenti) i periodi ipomaniacali e depressivi sono stati presenti per almeno metà del tempo e l’individuo non è stato senza sintomi per più di 2 mesi. C.Non sono mai stati soddisfatti i criteri per un episodio depressivo maggiore, maniacale o ipomaniacale D.I sintomi del criterio A non sono meglio spiegati da disturbo schizoaffettivo, schizofrenia, disturbo schizofreniforme, disturbo delirante o disturbo dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici con altra specificazione o senza specificazione. E.I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o una condizione medica generale F.I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre importanti aree del funzionamento Disturbo ciclotimico -epidemiologia
  • (^) Prevalenza popolazione generale: 0,4% –1%
  • (^) No distinzioni tra sessi
  • (^) Lieve tendenza alla familiarità con disturbi dell’umore e abuso di sostanze Disturbo ciclotimico –manifestazioni essenziali
  • (^) Si diagnostica quando sono presenti una serie di episodi ipomaniacali sfumati alternati a una serie di episodi depressivi attenuati con minimi intervalli liberi da sintomi
  • (^) Da un lato meno grave dei quadri conclamati, dall’altro comporta una severa compromissione psicosociale e lavorativa poiché l’estrema labilità timica può scardinare l’equilibrio generale del soggetto più di quanto può accadere per uno o più episodi molto gravi ma circoscritti nel tempo e intervallata da lungo compenso Disturbo ciclotimico –esordio e decorso
  • (^) Esordio lento e insidioso, in età adolescenziale o adulta giovanile. Raro oltre i 40 anni
  • (^) Decorso cronico-fluttuante senza periodi di benessere

Disturbo ciclotimico –complicanze

  • Nel 15-50% dei casi evolve in disturbo bipolare I o II Cenni di terapia -Disturbi bipolari Depressione bipolare
  • (^) Obiettivi: remissione sintomi e evitare di favorire la comparsa di stati (ipo)maniacali
  • (^) Considerare ricovero
  • (^) Agire tempestivamente
  • (^) Terapia psicofarmacologica con stabilizzatori del tono dell’umore (litio, lamotrigina, quetiapina, acido valproico) Episodio ipomaniacale
  • (^) Obiettivi: remissione sintomi e evitare di favorire la comparsa di stati depressivi
  • (^) Difficile convincere il paziente ad accettare le cure
  • (^) Terapia farmacologica con stabilizzatori del tono dell’umore (litio, acido valproico, carbamazepina) e antipsicotici per efficace attività sedativa e di contenimento dell’aumentata carica energetica psicomotoria
  • (^) Ospedalizzazione difficilmente effettuabile per il rifiuto del paziente Episodio maniacale
  • (^) Obiettivi: controllo dell’agitazione psicomotoria e dell’aggressività, la remissione dei sintomi psicotici (se presenti), non favorire col trattamento la comparsa di sintomi depressivi
  • (^) Sempre ospedalizzazione (TSO se necessario)
  • (^) Terapia psicofarmacologica con stabilizzatori del tono dell’umore (litio, acido valproico, carbamazepina) e antipsicotici per efficace attività sedativa e di contenimento dell’aumentata carica energetica psicomotoria LEZIONE 4 - 01/ I DISTURBI DEPRESSIVI Ci sono vari tipi di disturbi depressivi:
  • (^) Disturbo da disregolazione dell’umore dirompente - (^) Disturbo Depressivo Maggiore - (^) Disturbo Depressivo Persistente (Distimia)
  • (^) Disturbo disforico premestruale
  • (^) Disturbo depressivo indotto da sostanze
  • (^) Disturbo depressivo da condizione medica generale
  • (^) Disturbo depressivo con altra specificazione
  • (^) Disturbo depressivo con altra specificazione (Da sapere solo quelli in grassetto) Umore: premessa I disturbi depressivi sono disturbi dell’umore. L’umore rientra nella categoria dell’affettività, nella quale ci sono molti elementi anche non patologici (umore, sentimenti etc). Umore è un tono di fondo che colora le nostre vita, da un significato emotivo alle nostre vite, ci appartiene e che ci aiuta a orientarci nella vita. La tonalità di fondo si incrocia su uno sfondo, cioè reazione dell’umore di fondo agli eventi. C’è una radice biologica del nostro umore, ci sono componenti genetiche (es: gene trasportatore della serotonina, che serve per passare segnale da una cellula all’altra; esso ha una variante: lunga,
  • (^) Rallentamento motorio o agitazione psicomotoria: si muove a fatica, lentamente, il modo di parlare è rallentato oppure è agitato (irrequieto)
  • (^) Sentimenti di fallimento e di colpa: l’individuo si sente inadeguato, sbagliato o addirittura colpevole. Chi ha una problematica di autostima ce l’ha sempre, il depresso se non lo fosse non ha problemi di autostima (quindi solo durante la malattia)
  • (^) Se grave:
    • deliri: il delirio è un’alterazione del pensiero, cioè è un errore di giudizio sulla realtà che non è MAI controvertibile da nessuno e neanche dalla realtà stessa (niente può fargli cambiare idea). I deliri possono essere congrui con gli umori oppure non congrui. I deliri in questo caso sono: delirio di rovina economica, delirio ipocondriaco e il delirio di colpa. Il delirio ipocondriaco è la convinzione assoluta di avere una malattia. Il delirio di colpa è avere delle convinzioni/colpe che non sono possibili (es: sentirsi in colpa per avere toccato una bambina, ma in realtà la bambina l’ha vista una volta
    • ideazione suicidiaria: il dolore spesso è insopportabile che porta ad avere pensieri suicidi. Nel paziente, il suicidio è prevedibile cioè il medico riesce a capirlo nella maggior parte dei casi. Non tutti ovviamente sono prevedibili; quelli imprevedibili sono spesso in persone border.
    • tentativo anticonservativo Le persone depresse rispondono tendenzialmente bene ai farmaci. Parte della non risposta del trattamento è perché manca la parte sociale (es: quando torna a casa non ha il sostegno/aiuto dei parenti) Gli antidepressivi vanno ad aumentare il tono dei neurotrasmettitori e rende di nuovo l’individuo attuo a stare bene. Epidemiologia Essa è quarta causa di disabilità nel mondo e si prevede che sarà prima nel 2030.
  • (^) Prevalenza (tutte le persone malate in un dato momento): 3-4% in popolazione generale ,10% di portatori di malattie croniche
  • (^) Nella media i soggetti che si ammalano nel corso della vita sono 10-15%
  • (^) F:M 2:1(più femmine che maschi)
  • (^) Insorgenza a tutte le età, picco nella terza decade ———— La depressione è una centralina che improvvisamente si spegne (il paziente dice “io non ho ma provato questa angoscia”, i familiari dice non è più lo stress). I pazienti percepiscono uno stato di angoscia fissa e opprimente (“l’ambiente non è più un mondo”), si ha una perdita della coloritura affettiva delle cos e che ci aiuta a vivere (= dolore morale, ciondolare della colpa, cioè sta male per questa mancanza di interesse, si sente sbagliato). Si ha poi:
  • (^) Ritmo circadiano e corporeità: c’è un’Inibizione di tutti (delle attività, delle corporeità etc). Il ritmo circadiani vuol dire che la depressione peggiora la mattina e un po di sollievo alla sera
  • (^) Dimensione temporale (immobilità, fissati nel passato): vive in eterno una condizione di angoscia, non c’è futuro, sei condannato ad un eterno presente insopportabile, il tempo si è fermato
  • (^) Inibizione e spazialità:
  • (^) Immodificabilità
  • (^) Vissuti di perdita vs vissuti di vuoto. Il paziente dice di aver perso il suo mondo
  • (^) La questione dell’aggressività:è una condizione psicologica. Secondo la psicodnamica, all’interno della depressione c’è un’aggressività che viene introvertita (teoria esposta nel libro Lutto e melanconia) —> Freud lo paragona al lutto, cioè è un dolore per la perdita che è inconsciamente e che ci fa molto arrabbiare inconsciamente, ma siccome non possiamo arrabbiarci con quella persona, ci arrabbiamo con una parte interiorizzata di quella persona. La

quota di aggressività nella depressione può essere conscia o inconscia. Essa è sempre da valutare (es: mi lamento che non sono degno di amore, ma in realtà sto dicendo che voi non mi amate abbastanza). La situazione nella realtà complicata e possono esserci delle atipicità. La depressione ha una componente sociale molto importante. Innanzitutto:

  • (^) è un ritiro sociale: ci si separa dalla società
  • (^) Carico sociale globale: aspetti socio-economici —> la depressione ha un risvolto economico grandissimo
  • (^) Povertà: entrare in depressione quando hai un contratto di lavoro e ti licenziano
  • (^) Rete sociale familiare: si deve fare una valutazione sulla rete familiare, sia del supporto che elementi che possono favorire la depressione, oppure avere una buona famiglia etc.
  • (^) Rete lavorativa: mobbing —> Per mobbing si intende un insieme di comportamenti aggressivi e persecutori posti in essere sul luogo di lavoro, al fine di colpire ed emarginare la persona che ne è vittima
  • (^) Rete dei servizi: spesso non sono perfetti. As esempio: la salute mentale ha avuto 600 milioni in meno rispetto al 2019 Terapie Farmaci
  • (^) Antidepressivi
  • (^) Antipsicotici di nuova generazione (se gli antidepressivi non funzionano)
  • (^) Stabilizzatori dell’umore (terapia principale del disturbo bipolare): sali di litio e alcuni anti epilettici Psicoterapia è la prima scelta per depressione lievi e media gravità. Una terapia depressiva deve essere fatta per lungo periodo perché se si sospendono troppo presto la terapia il paziente ha una ricaduta. La terapia deve essere proseguita almeno per 6mesi /1 anno e poi per 1 anno fallo scalare; quindi una buona terapia copre 2 anni. Se si voglio prevenire le ricadute perché ha avuto un episodio grave si può usare la terapia per alcuni anni (es: la signora ha smesso a gennaio e a maggio ha avuto una ricaduta). DISTURBI DEPRESSIVI PERSISTENTE Il disturbo depressivo persistente (distimia9 è una depressione meno grave ma più lungo. L’ umore depresso è per la maggior parte della giornata, quasi tutti i giorni, come riferito dall’individuo o osservato da altri, per almeno 2 anni. Si ha la presenza, quando depresso, di due o più dei seguenti sintomi: 1.Scarso appetito o iperfagia 2.Insonnia o ipersonnia persistente 3.Scarsa energia o astenia 4.Bassa autostima