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Appunti Lezioni MARKETING METRICS, Appunti di Marketing

Appunti delle video lezioni del Prof. Pellegrini del Modulo di Marketing Metrics, facente parte del corso di Communication and Marketing Intelligence

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 19/05/2020

mattia-n-casotti
mattia-n-casotti 🇮🇹

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CHANNEL METRICS LEZIONI
LEZIONE 1
La riga più importante del conto economico del BRAND è il fatturato, ossia le vendite in
termini di SELL IN (sui negozi). Posso analizzare le vendite utilizzando la scomposizione delle
quote di mercato, scomponendo quindi la MARKET SHARE nelle sue varie componenti interne
(copertura ponderata, quota nei trattanti e copertura numerica), ricavando così una prima
fotografia delle politiche distributive.
MARKET SHARE
(quota di mercato)= (fatturato brand Y / fatturato categoria Y) x100
Es. (125.000.000 / 777.600.000)x100= 0,16x100 = 16%
*** se divido il SELL OUT del BRAND X per il SELL OUT della Categoria nei negozi che trattano il
brand ottengo il TASSO DI PENETRAZIONE ***
TASSO DI PENETRAZIONE
(quota nei trattanti)= ( sell out brand x / sell out categoria trattanti)
Es. (125.000.000 / 480.000.000 )x100 = 0,26x100 = 26%
*** se i 5.000 negozi che trattano il brand x li rapporto al mercato, quanto valgono?***
COPERTURA PONDERATA
(fatturato dei 5.000 negozi / sell out (fatturato) categoria Y)
Es. (480.000.000 / 777.600.000)x100 = 0,61x100 = 61%
*** il numero di negozi trattanti il brand X rispetto alla categoria Y è dato da (5.000/17.000)
x100 = 29,4% ***
! Considerazioni: Il 16% di market share lo raggiungo selezionando negozi che valgono il 61%
del mercato e all’interno dei negozi mi conquisto un tasso di penetrazione del 26%.
LEZIONE 2 La scomposizione della quota di mercato in termini di sell out (sulle famiglie)
Voci importanti rilevati da consumer panel:
Prezzo medio (valore medio del prezzo venduto)= si rapportano gli euro ai pezzi.
Calcolata in pezzi, la Market share è più alta perché il prezzo medio è un po’ più basso
(quota di mercato a volumi).
Share of margin rispetto alla categoria nei negozi trattanti.
Frequency (frequenza d’acquisto di una famiglia media in un anno)
Intensity (numero di pezzi nello scontrino medio)
Penetrazione (numero famiglie acquirenti) - numero chiave -
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CHANNEL METRICS LEZIONI

LEZIONE 1

La riga più importante del conto economico del BRAND è il fatturato , ossia le vendite in

termini di SELL IN (sui negozi). Posso analizzare le vendite utilizzando la scomposizione delle

quote di mercato, scomponendo quindi la MARKET SHARE nelle sue varie componenti interne

( copertura ponderata, quota nei trattanti e copertura numerica ), ricavando così una prima

fotografia delle politiche distributive.

MARKET SHARE

(quota di mercato)= (fatturato brand Y / fatturato categoria Y) x

Es. (125.000.000 / 777.600.000)x100= 0,16x100 = 16%

*** se divido il SELL OUT del BRAND X per il SELL OUT della Categoria nei negozi che trattano il

brand ottengo il TASSO DI PENETRAZIONE ***

TASSO DI PENETRAZIONE

(quota nei trattanti)= ( sell out brand x / sell out categoria trattanti)

Es. (125.000.000 / 480.000.000 )x100 = 0,26x100 = 26%

*** se i 5.000 negozi che trattano il brand x li rapporto al mercato, quanto valgono? ***

COPERTURA PONDERATA

(fatturato dei 5.000 negozi / sell out (fatturato) categoria Y)

Es. (480.000.000 / 777.600.000)x100 = 0,61x100 = 61%

*** il numero di negozi trattanti il brand X rispetto alla categoria Y è dato da (5.000/17.000)

x100 = 29,4% ***

! Considerazioni: Il 16% di market share lo raggiungo selezionando negozi che valgono il 61%

del mercato e all’interno dei negozi mi conquisto un tasso di penetrazione del 26%.

LEZIONE 2 La scomposizione della quota di mercato in termini di sell out (sulle famiglie)

Voci importanti rilevati da consumer panel:

Prezzo medio ( valore medio del prezzo venduto )= si rapportano gli euro ai pezzi.

 Calcolata in pezzi, la Market share è più alta perché il prezzo medio è un po’ più basso

(quota di mercato a volumi).

Share of margin rispetto alla categoria nei negozi trattanti.

Frequency ( frequenza d’acquisto di una famiglia media in un anno )

Intensity ( numero di pezzi nello scontrino medio )

Penetrazione ( numero famiglie acquirenti ) - numero chiave -

A questo punto ci accorgiamo che i numeri dell’industria e i numeri della distribuzione

possono sostanzialmente dialogare. I numeri che contano per il retailer sono anche quelli che

contano per il brand.

 IL GIRO DI AFFARI DI UN PDV:

“CLIENTI TRIAL”: amano la categoria ma non hanno mai acquistato il brand X

LEZIONE 3 IL MARGINE

All’interno del conto economico del brand troviamo dei costi diretti di prodotto che hanno a

che fare con la materia prima. Il margine lordo di cui dispone l’azienda industriale può essere ,

ad esempio, del 40%. Quando si calcolano i costi di prodotto, si parte dalle rimanenza iniziali,

le confronta con gli acquisti e con le rimanenze finale …

COSTI DIRETTI di PRODOTTO = rimanenze iniziali + acquisti – rimanenze finali.

All’interno del conto economico del retailer , invece, i costi diretti di prodotto sono i prezzi

paganti all’industria.

MARGINE DI PRIMO LIVELLO = fatturato netto (sell in) – costi diretti di prodotto

** per ottenere il margine percentualizzato occorre dividere il margine lordo di primo livello

per il fatturato netto e moltiplicare per 100 (margine lordo 1° livello / fatturato netto)

x100 **

Il fatturato non è altro che il numero di pezzi venduti per il prezzo. Sviluppando un’equazione

ci accorgiamo che

Clienti effettivi

Scontrini

emessi

Valore battuta media

Prezzi medi per scontrino

Frequenza media di visita

Valore

scontrino

medio

FATTURATO

PDV

Margine di ricarico = Pv – Pa / Pa = 30 – 20 / 20 = 0,5 x 100 = 50%

5) PREZZO DI VENDITA

Prezzo di acquisto 175

Margine di ricarico 60%

Prezzo di vendita = Pa x 1+MR = 175 x 1,6 = 280

6) PREZZO DI VENDITA

Margine Unitario = 32

Margine commerciale 25%

Prezzo di vendita 32:25 = X:100 X = (100x32)/25 = 128

LEZIONE 5 MISURAZIONE DELLE PROMOZIONI - Promo Index

Gli indicatori a cui si fa riferimento per misurare le promo sono 4:

L’entità dello sconto , che rappresenta la % di abbattimento di prezzo di base line.

La durata , che rappresenta la percentuale di giorni promozionai rispetto al totale dei

giorni in un anno.

L’intensità , che è la % dei pezzi movimentati in promo rispetto ai pezzi totali venduti

(calcolata sia in euro sia in volumi)

Up – lift (crescita) , che è la % di crescita delle vendite rispetto alla base line durante la

promozione.

Tutti questi indicatori possono essere calcolati per un brand, per una categoria o un negozio.

Si applicano sia all’impresa industriale che all’impresa commerciale.

** SE ABBIAMO COME RIFERIMENTO IL TOTALE DELLE PROMO MOVIMENTATE DALLA

CATEGORIA, POSSIAMO CALCOLARE LA FOLDER SHARE , CIOE’ LA PERCENTUALE DI

PROMOZIONE CHE IL BRAND SVILUPPA RISPETTO ALLE PROMO TOTALI DELLA CATEGORIA **

Se la Foldershare del BRAND X è < della Marketshare della CATEGORIA Y significa che il

brand spinge in promo meno di quanto stia spingendo rispetto al valore delle vendite

Le aziende si attrezzano per misurare di ogni categoria il valore medio del pezzo venduto.

Logicamente l’intensità promozionale va a impattare sul VMPV. Ogni azienda al suo interno

verifica se il prezzo medio di vendita è influenzato dall’abbattimento promozionale.

Il tema della misurazione della promo si collega anche a quello della misurazione dei margini

di contribuzione del prodotto scontato. Ovviamente, l’elasticità sale laddove il margine iniziale

è basso e lo sconto alto, mentre si abbassa nelle situazioni opposte.

LEZIONE 6 LA RELAZIONE VENDITE ROTAZIONE: L’ANALISI ABC

L’analisi ABC è uno strumento che serve per conoscere come, in presenza di un universo

formato da più elementi (ad esempio il numero di referenze), un dato carattere (ad esempio il

fatturato) si distribuisce sugli elementi che lo compongono.

Essa può servire per studiare :

La composizione del fatturato

La composizione dell’utile aziendale

La composizione del valore di magazzino

La concentrazione delle movimentazioni

L’analisi ABC del venduto permette di individuare gli articoli che hanno un ruolo

fondamentale sui ricavi aziendali.

1. L’attenzione della gestione delle scorte deve concentrarsi soprattutto sugli articoli di

CLASSE A, che presumibilmente determinano i maggiori guadagni ma anche i maggiori

costi per l’azienda;

2. Le scorte di questi prodotti vanno tenute ad un livello sufficientemente elevato per

ridurre i “rischi di penuria”, senza però eccedere per non incorrere in costi di giacenza e

rotture di stock;

3. Buona cura va riservata agli articoli di CLASSE B, mentre minor attenzione si può

concedere a quelli di CLASSE C.

Per affrontare i meccanismi di rotazione una buona soluzione può essere quella di PICCOLI

ORDINI + RICARICHI ADEGUATI = GRANDE ROTAZIONE

Quando si parla invece di scorte, va tenuto presente che io (distributore) ho un magazzino

che, fino a quando non vendo al cliente, non genera incassi MA contemporaneamente ho un

fornitore che vuole essere pagato. Quindi il tema delle giacenze è strettamente correlato al

tema del ciclo finanziario.

In questo frangente entra in gioco l’INDICE DI ROTAZIONE , ossia il rapporto tra le vendite e le

scorte. Esso deve essere misurato con la medesima unita di misura (sell out/sell out oppure

sell in/sell in). In sostanza, indica il numero di volte che la scorta media ha ruotato nel periodo

considerato.

Rispetto ad una situazione iniziale, le ROTAZIONI AUMENTANO SE AUMENTANO LE VENDITE

E SE DIMINUISCE LO STOCK.

Ma le rotazioni possono anche diminuire se le vendite aumentano? Si, le rotazioni però sono

strettamente legate alla quantità delle scorte.

L’indice di rotazione, quindi, è utile per verificare se la gestione si è svolta correttamente;

infatti diversi IR comportano costi diversi:

  • SE IR TROPPO BASSO, ho costi di conservazione e costi di obsolescenza
  • SE IR TROPPO ALTO, ho costi di ordinazione, costi di movimentazione e controllo, ecc..

LEZIONE 7 LA NEGOZIAZIONE DI 2° LIVELLO

Nei panni del brand

Quando analizziamo il CE di un’azienda industriale troviamo una voce chiamata TRADE

SPENDING , cioè gli investimenti sul trade, e può contenere voci come: 1) premi di fine anno

  1. contributi per volantini 3) esposizioni ed eventi in store 4) listing fee per inserimento

nuovi prodotti 5) sconti finanziari per pagamenti veloci ecc.. ecc..

Nei panni del retailer

Quello che per l’industria è un costo, per il CE del retailer rappresenta un ricavo. Ogni

referenza può poi dare vita a negoziazioni diversi. Per passare dagli acquisti lordi ai netti

occorre fare alcuni passaggi algebrici, imputando quindi gli sconti al prezzo lordo.

Abbiamo infatti sconti in fattura (A CASCATA); poi ci sono contributi extra e sconti di fine

anno (anche questi calcolati a scalata). Vi è poi il tema delle giacenze considerando anche il

tempo di pagamento (60-90-120 gg …).

ES: REFERENZA A

Pa Listino 5 euro sconto base fattura 8% altri sconti 10% contributi extra 10% sc. Fine

anno2%

 5x 0,92 = 4,6  4,6 x 0,9 = 4,14  4,14 x 0,9 = 3,72  3,72x0,98 = 3,64 EURO

La Matrice di Ansoff ci dice che per crescere come azienda ho diverse strade:

  • Aumentare la copertura numerica (clienti nuovi)
  • Aumentare la penetrazione (spingere di più sui prodotti esistenti)

Il DIRECT PRODUCT PROFIT consente di calcolare la profittabilità netta dei prodotti togliendo

i costi dal margine lordo non solo prezzo netto, quindi, ma il PROFITTO NETTO.

Fare caso CEOX.

Copertura numerica

Prodotti attuali

Clienti attuali Clienti nuovi Pe

ne

tr

azi

on

e

Prodotti nuovi

LEZIONE 8 e 9 LA GESTIONE DELLO SPAZIO

Assumendo che ad esempio, il negozio x dispone di una superficie di vendita di 100 mq,

misurando lo spazio sviluppato si osserva un moltiplicatore di circa 1,5 m lineari sviluppati.

LINEARE A TERRA  lunghezza dello scaffale (o gondola) misurato al suolo

LINEARE SVILUPPATO  lineare a terra moltiplicato per il numero di ripiani

Esempio: su 300 scaffali ci sono 5 ripiani da 1 metro, quindi 1500 m. Ma se un prodotto ha un

facing medio di 10 cm, quanti prodotti potrei allocare in un negozio con 300 ripiani? …. In

teoria 50 per ogni scaffale, ossia 15.

Assumendo ad esempio che il BABY FOOD possa essere gestito come categoria destinazione

(cioè su cui puntare) e quindi si abbia l’interesse ad esploderlo nei suoi segmenti o bisogni

interni, bisogna rispondere a un quesito di fondo: Il consumatore ragiona per marca o per

bisogno?

 VERTICALE PER SEGMENTO / ORIZZONTALE PER MARCA

Questa soluzione enfatizza maggiormente il segmento rispetto alla marca e crea le

condizioni per acquisti complementari anche tra marche diverse. I punti di forza sono

che la qualità dello spazio è gestita sia in orizzontale che in verticale; vi è una chiara

identificazione in verticale dei segmenti di consumo; stimola maggiormente gli acquisti

di impulso. I punti di debolezza però sono che l’identificazione in orizzontale delle

marche è meno efficace e l’allestimento dello scaffale in orizzontale è meno comdo.

 ORIZZONTALE PER SEGMENTO / VERTICALE PER MARCA

Questa soluzione propone una chiara identificazione in verticale delle marche aiutando

anche a comunicarne l’identità. Inoltre enfatizza in verticale i segmenti più adatti alla

stagione. Per contro, i punti di debolezza sono che la gestione della qualità dello spazio

in orizzontale ha impatti minori sulla marginalità rispetto a quella verticale; non

sempre si può RETTANGOLARIZZARE perché le marche potrebbero avere un numero

di referenze non sufficiente a coprire tutti i segmenti di consumo.

L’ELASTICITA’ AI FACING

Aumentare la quantità di spazio a marche/segmenti/prodotti ad acquisto programmato non

serve ad aumentarne le vendite.

Vi sono prodotti che, all’aumentare dei facing espositivi, registrano aumenti di vendite più che

proporzionali rispetto all’aumento dello spazio, mentre ve ne sono altri le cui vendite non

aumentano nonostante l’aumento dello spazio assegnato.

Gli spazi espositivi non possono essere assegnati una volta per tutte; è infatti necessario

modificarli periodicamente a seconda delle vendite conseguite e delle vendite poste come

obiettivo, per esigenze stagionali e promozionali, al variare delle politiche commerciali.

Oltre una soglia

massima di spazio le

vendite si stabilizzano

sotto una soglia

minima di spazio

non si ha visibilità

modulazione del

fronte espositivo

L’organizzazione del lavoro riguarda le modalità con cui i FATTORI PRODUTTIVI (materiali,

cioè materie prime e beni; immateriali cioè il lavoro umano).

L’organizzazione del lavoro è articolata in vincoli e obiettivi. I vincoli sono la logistica a monte,

le politiche commerciali, i contratti e le normative. Gli obiettivi sono invece la produttività, il

costo del lavoro e il livello di servizio ai consumatori.

Entra quindi in gioco il tema della PRODUTTIVITA’ ORARIA, ottenuta confrontando il costo del

lavoro con i fatturati sviluppati. Possiamo calcolare:

  1. produttività [Tot. Vendite lorde / Tot. Ore lavorate] (Euro/ore)
  2. costo del lavoro [Tot. Stipendi / Tot. Vendite nette]x100 %
  3. costo medio del lavoro [Tot. Stipendi / Tot. Ore retribuite]

(Euro/ore)

es: abbiamo una produttività oraria di 80 Euro/h e un costo medio orario di 20 Euro. Quanto

vale il costo del lavoro (in %)?

costo del lavoro = (20/80) x 100 = 0,25 x 100 = 25% [ incidenza sul conto economico ]

Esiste poi anche il tema dell’organico, ossia il numero di teste necessarie dato da:

 Fabbisogno ore totali / ore di presenza media pro capite

Da questo numero derivano le decisioni in termini di ASSUNZIONI, FULL E PART TIME,

LICENZIAMENTI.

La fase più operativa dell’organizzazione del lavoro consiste nella stesura degli orari di lavoro,

per cui occorre conoscere: a) Giorni ed orari di apertura del pdv b) Tipologie contrattuali dei

collaboratori c) Flussi prevalenti dei clienti nell’arco dei giorni della settimana d) Flussi

prevalenti dei clienti nelle fascie orarie e) Eventi settimanali/stagionali ed eventi commerciali

Si passa infine alla fase operativa con:

o INDIVIDUAZIONE DEI PROCESSI DI REPARTO

o MISURAZIONE DEL FABBISOGNO DI ORE PER OGNI PROCESSO (distinguendo tra ore k

di gestione costanti e ore p variabili legate ai flussi di vendita)

o PIANIFICAZIONE ORGANICO

o STESURA DELL’ORARIO DI LAVORO

LEZIONE 11 COSTI LEGATI AL CONSUMER MARKETING (consumer spending)

La Market Share dei Media in italia:

TV= 45,8 % Radio = 4,9 %

Digital = 29,8% Direct Mail = 3,1%

Stampa = 12,9% Altri mezzi = 3,6 %

SHARE of VOICE = pressione pubblicitaria

Chiarimento sull’EBIT:

L’EBIT, anche detto reddito operativo, letteralmente “Earnings before Interest & Tax,” ossia di

risultato aziendale ante oneri finanziari (tasse e interessi). In parole più semplici la sua

definizione è quella di risultato operativo prima della deduzione degli oneri finanziari e delle

imposte.

Il risultato ante oneri finanziari viene anche utilizzato per ottenere il Return on

Investment (ROI) tramite la seguente formula:

ROI = EBIT / Capitale Investito Netto

Oltre ad essere utilizzato per trovare gli indici di bilancio di una società, l’EBIT è anche

considerato una misura del risultato operativo della stessa tramite l’esame dei flussi di cassa.

Il fatto di ignorare le variabili come le imposte permette all’EBIT di rendersi particolarmente

adatto in diversi ambiti. Per esempio, se un investitore sta pensando di comprare un’impresa,

nei suoi calcoli l’esistente struttura di capitale sarà di certo meno importante rispetto

al potenziale di profitto e qui entrerà in gioco l’EBIT.