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STORIA E TECNICA
DELLA TELEVISIONE
(1961). Con l’offerta di 2 canali entriamo all’interno di una logica di programmazione molto più articolata
- Dal ‘75/76 all’80 circa: viene introdotta una concorrenza tra i due canali e si inizia a progettare il terzo canale (RAI 1, 2 e 3). In questo periodo i canali RAI trasmettono dalle 12:30 alle 23:30 (prima del ’75 le trasmissioni iniziavano alle 18/19 e finivano alle 23, alla mattina non esisteva). In questi anni succede anche qualcos’altro: arriva il telecomando. Esso cambia radicalmente il modo di essere telespettatore. Se fino ad allora bisognava alzarsi per cambiare canale, il telecomando permette di fare “zapping”, è molto più comodo, per cui da questo momento il canale deve far sì che il telespettatore non abbia voglia di cambiare. Vengono messe in atto strategie palinsestuali per cui (per esempio) se c’è la partita del Milan in quella rete lì, l’altro canale farà un filmone hollywoodiano alla stessa ora. Un altro elemento che nasce in questi anni e che trasforma il medium televisivo è il videoregistratore : il telespettatore può registrare la partita, il film, la trasmissione e può crearsi da solo un modo di visione. Da pochissimi anni, oltretutto, era arrivato il colore. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 questo mezzo cambia moltissimo per arrivare a qualcosa di molto simile alla Tv di oggi. Fino al ‘61 abbiamo solo un canale che inizia la programmazione alle 17:30 fino alle 20: per poi riprendere dalle 21:00 alle 23:00. All’interno abbiamo informazione, la prima messa in onda di un contenuto televisivo è un telegiornale. Alla sera ogni giorno abbiamo una proposta differente: una giornata dedicata all’intrattenimento (Quiz Show con Mike Buongiorno), la giornata dedicata al film (prestito da un altro medium), la giornata dedicata al varietà, ecc… Ogni giorno c’è una proposta serale ludica e il pubblico televisivo si ritrova in più persone all’interno di uno spazio dove c’è la disponibilità della tv. Nel 1961 arriva il secondo canale , che determina un vero e proprio salto di qualità nella fisionomia produttiva e distributiva del mezzo televisivo nel panorama dell’industria culturale dell’epoca. Con il secondo canale la cultura e l’informazione vengono sollevate da un’eccessiva forma di pedagogismo propria del primo canale. Se nel primo decennio la Tv ha la prerogativa pedagogica di insegnare, col secondo canale le cose cambiano: viene ampliato il metodo, utilizzati altri mezzi dell’industria culturale, si propone di fare divulgazione scientifica, di organizzare inchieste, di avere rubriche culturali regolari… Questo non significa che non ci sia ancora una forte attenzione al ruolo pedagogico della Tv, significa iniziare a fare cultura con linguaggi più vicini al telespettatore, che ormai si può permettere di avere una Tv in casa. Nel ’62 va in onda Rotocalco Televisivo di Enzo Biagi, la prima rubrica di informazione in senso moderno. Enzo imposta una forma di informazione (non come telegiornale) di approfondimento sociale di attualità in modo moderno, guardando anche alle Tv di altri paesi. Questo programma dura soltanto un anno per poi lasciare lo spazio a TV 7 , ispirato ai temi di approfondimento del TG. È molto moderno, con una gerarchia chiara tra notizia principale e di contorno e con una struttura a mosaico. La terza rete arriva nel 1978 , a seguito della riforma del 1975 che riprende le sentenze della Corte Costituzionale del 1974, stabilendo a tutti gli effetti la fine dell’era del monopolio RAI. Esso si inserisce, infatti, nel momento in cui sono già nate le Tv private (inizio degli anni ’70). Si tratta di emittenti libere che nascono grazie all’abbassamento dei costi del materiale per la produzione di programmi e a un innalzamento della diffusione del segnale televisivo. La prima emittente privata a livello locale è Telebiella , fondata nel 1971. Immediatamente sorgono con modalità analoghe altre emittenti in varie regioni d’Italia. Il governo reagì con il D.P.R. n. 156 del 29/3/1973 che unificava tutti i mezzi di comunicazione a distanza in una sola categoria, rendendo così illegali i canali privati, e
disponendone la disattivazione. I titolari non eseguirono l'ordine e il primo giugno 1973 il governo Andreotti fece oscurare dalla polizia postale l'emittente perché questa trasmetteva senza autorizzazione del Ministero. Questa crisi anche politica comporta la necessità di una riforma della televisione per abbandonare il monopolio di stato. Nel 1974 la Sentenza n. 225 e n.226 avvia la liberalizzazione in ambito locale e sancisce che le emittenti locali via cavo non debbano chiedere l’autorizzazione al Ministero. Nasce così l’offerta privata, che va in contrasto con l’offerta pubblica televisiva. Questo è l’ambiente in cui si va a costruire la terza rete pubblica: la RAI non può fare altro che rinforzarsi e offrire un’altra rete al pubblico, che spostava sempre di più l’attenzione sulle emittenti private. Suddivisione politica delle reti RAI 1: rete istituzionale, rete ammiraglia, c’è una gran de spinta all’educazione del telespettatore RAI 2: televisione più moderna e al passo con proposte culturali più fresche RAI 3: obiettivo principale di informare i cittadini su quanto avviene nel loro territorio: nasce il Telegiornale regionale (tuttora presente solo su RAI 3). Il problema è che moltissime regioni non ricevono il segnale della terza rete, poi le cose andranno via via migliorando, ma solo a partire dall’inizio degli anni ’90 che l’intero territorio è coperto dalla terza rete. La suddivisione politica caratterizza queste tre reti (anche oggi): la Tv nazionale è condizionata dal governo perché ne fa parte, perciò il sistema governativo mette a capo persone che governano anche la RAI, c’è un condizionamento forte. A prescindere da chi governa in quel periodo, c’è una divisione: RAI 1 è sotto la democrazia cristiana, Rai 2 è sotto il partito socialista, Rai 3 è sotto il partito comunista. All’epoca questi sono i tre partiti fondamentali del paese, ognuno ha uno sguardo privilegiato su uno dei tre canali. Non si tratta di modificare lo stato di fatto dell’attualità, ma ogni rete dà le notizie in modo e ordine diverso. Esiste sia una concorrenza tra RAI e privato, ma anche una concorrenza interna, ciascuno cerca di dare l’offerta migliore in una certa fascia oraria. Berlusconi e le reti private All’inizio degli anni ‘80, dunque, la RAI si trova con 3 canali e le Tv private (soprattutto grazie a Berlusconi, ma non è lui il primo) programmano fin da subito 24h al giorno. I contenuti della RAI erano sia in diretta che registrati, mentre le reti commerciali (private) mandavano in onda solo programmi registrati. Offrire qualcosa da guardare per 24h è diverso, perciò il pubblico si sposta su questi canali. L’astuzia di Berlusconi è il comprare dagli USA e dall’estremo Oriente milioni di ore di contenuti: cartoni animati vengono acquistati a un prezzo ridottissimo e programmati ad un flusso che non si ferma mai, come anche i telefilm. Gli italiani si trovano a farsi una sorta di scorpacciata della fiction americana nel giro di pochissimo tempo, invasi da tutta la storia della fiction americana fino a quel momento (film anni ‘60/’70/’80 tutti mischiati). La RAI fino ad allora produceva da sé i contenuti e selezionava solo pochissimi contenuti da oltreoceano. Come sopravvive la rete commerciale? Con la pubblicità. Perché a Berlusconi interessa inserirsi all’interno del medium televisivo? Perché attraverso esso si vende qualsiasi cosa. La pubblicità si inserisce anche all’interno delle trasmissioni televisive: entriamo nella neo-televisione.
Questo è un sistema vincente, molto diverso dal sistema della Rai, all’interno del quale centinaia di ore vengono destinate alla pubblicità, grazie alla quale sopravvive. Sono spazi che hanno valori differenti, tra il primo e secondo tempo di una partita di Champions League ha un valore maggiore rispetto a un altro. È così che le tre reti diventano un impero ed è così che il telespettatore subisce un’influenza enorme sulla guida ai consumi: la Tv resta sempre accesa, il ragazzino che guarda i cartoni al pomeriggio vede tantissima pubblicità di giochi e pupazzi. Il palinsesto Nella paleotelevisione il palinsesto è organizzato a sequenze : è un continuo succedersi di pieni e vuoti, è strutturato intorno a testi discreti fra i quali si inseriscono delle pause di non programmazione. Fino al 1958 il segnale tv era trasmesso dalle 17.30 alle 19.30 e dalle 20.45 alle 23.30, la domenica iniziavano alle 14.00. Questo palinsesto dunque ruota intorno al meccanismo dell’appuntamento settimanale. Dagli anni ’80 definiamo la televisione Tv di flusso , perché non si ferma mai, è un flusso continuo 24h al giorno. Cambia il ruolo del palinsesto: da meccanismo di gestione di prodotti già confezionati diventa la risorsa strategica per la definizione dell’immagine della rete e per la costruzione di una strategia di marketing. Attraverso di esso:
- Si organizzano la produzione e l’acquisto.
- Si stabilisce il posizionamento dei prodotti.
- Si delinea il target: ogni inserimento di programma in base alla fascia oraria è pensata in funzione di che tipo di spettatore mi aspetto essere sintonizzato davanti alla Tv in quell’orario lì.
- Si pianificano le tattiche di programmazione e controprogrammazione. Le televisioni private introducono una logica orizzontale del palinsesto durante la fase diurna (day time), collocando lo stesso programma alla stessa ora dal lunedì al venerdì. Il palinsesto ha una differenza sostanziale tra i giorni feriali e festivi: la struttura dal lunedì al venerdì cambia di sabato e domenica, perché ovviamente le abitudini di visione sono diverse. Nei weekend il palinsesto è pensato per un pubblico ultra-generalista e si pensa a programmi contenitore (es: Mara Venier). Canali a pagamento Intorno agli anni ’90 nascono i canali a pagamento , che cambiano tutto: vengono offerti agli spettatori pacchetti di canali (es: Sky adesso), costruiti attraverso un’offerta base con l’aggiunta di canali in opzione. Ognuno di questi pacchetti si aggiusta in base all’interesse di chi lo paga e più contenuti acquista, più paga l’abbonamento. Questa nuova formula cambia il palinsesto, perché questi pacchetti danno la possibilità allo spettatore di guardare quello che più gli interessa, non solo quello che gli viene offerto (es: appassionato di cinema compra canale sul cinema e guarda solo film). Essi si contrappongono alla programmazione generalista dei canali normali.
giovedì 15 settembre 2022
Inizialmente in Italia si ha il monopolio della RAI, quindi un sistema di controllo di governo. A partire da metà degli anni 90 abbiamo la nascita di pacchetti di canali a pagamento e nascita di canali tematici (negli USA e in Inghilterra era già così sin dalla nascita della televisione). I canali tematici portano a una disgregazione della struttura del palinsesto, in quanto lo spettatore diventa padrone del suo palinsesto: può decidere cosa e quando vederlo, ma soprattutto può decidere di rivedere un programma, e questo interrompe il sistema di flusso tipico della televisione fino a un certo punto. Prima del videoregistratore, infatti, non si poteva rivedere nulla; esso veniva utilizzato specialmente dagli appassionati di cinema, infatti ad essere registrato erano prevalentemente i film, non i programmi televisivi. Con l’acquisto di pacchetti non solo posso registrare ma anche rivedere l’offerta. Questo sistema si amplifica sempre più fino ad arrivare alla contemporaneità con la nascita delle piattaforme streaming. Negli ultimissimi anni si ha una tipologia di televisione differente, ovvero la Smart tv , collegata direttamente alla rete. Non è più un sistema che possiamo considerare flusso, alla stregua del palinsesto, ma è un sistema di abbondanza (questo porta alla difficoltà di scegliere e di orientarsi all’interno di una proposta enorme). La diretta televisiva diventa secondaria a meno che non si tratti di eventi particolari, in cui la televisione è l’unico medium che ancora riesce a unire le masse. Nel corso del tempo cambia il nostro modo di approcciarci alla televisione, grazie anche alla tecnologia. Altro elemento fondamentale è la possibilità di guardare un evento epocale in diretta mondiale, anche se, a differenza della rete, il mezzo televisivo ha bisogno di appoggiarsi ad altro per permettere l’interazione, non esiste un canale diretto. Il festival di Sanremo è un evento nazionale televisivo che ha un valore da un punto di vista sociale (se ne parla ovunque in quella settimana). Oggi sono pochi eventi come questo, in passato si avevano grandi spettacoli di varietà che assumevano la stessa importanza sociale (es. Miss Italia). La televisione appartiene a tutti, è un medium altamente democratico (a differenza delle piattaforme che si pagano). GENERI TELEVISIVI I generi televisivi si dividono in:
- Fiction
- Intrattenimento
- Informazione
- Cultura ed educazione Queste quattro macro aree hanno caratteristiche produttive e strategie comunicative diverse, anche se nel tempo si sono ibridate. La parola genere è “rubata” al cinema, in cui la suddivisione avviene in base al tipo di narrazione (commedia, horror, ecc): nella televisione questo avviene all’interno del macrogenere della fiction. Nell’ambito della fiction rientrano anche i film pensati per il grande schermo.
FICTION La macroarea della fiction ha la caratteristica principale di concentrarsi sulla presenza di una forma di racconto e prevede degli attori e un set. Con la docufiction entriamo nel fenomeno dell’ibridazione (documentario di finzione): non è importante se la serie documentaria ha degli attori o delle persone che vivono realmente la storia, è importante che dietro di essa ci sia un racconto, in questo caso costruito attraverso il montaggio. INTRATTENIMENTO La macroarea dell’intrattenimento centra la sua funzione nel divertimento , deve svagare. È molto ampia, per cui esistono molti sottogeneri specifici. Anche qui, soprattutto a partire dagli anni ‘80 dall’avvio delle reti private, abbiamo delle forme di ibridazione. La neo-televisione aveva proprio come intento principale quello di intrattenere, e questo si insinua all’interno di tutte le macroaree. Nascono quindi dei programmi chiamati infotainment (es. striscia la notizia e le iene), creati per svagare e informare contemporaneamente. È un tipo di ibridazione impossibile e impensabile nella paleotelevisione, molto rigida, il telegiornale non deve divertire. A questa area appartengono delle sottocategorie:
- (^) Varietà
- (^) Game show / Quiz show
- (^) Reality show
- (^) Talk show (appartiene anche alle altre categorie): la parola riveste il ruolo più importante. INFORMAZIONE L’informazione è centrata sul rapporto diretto con la realtà extra televisiva: il giornale porta all’interno della televisione l’attualità. Ad essa appartengono:
- Telegiornali
- Reportage ed inchieste
- Programmi di servizio pubblico (meteo, infostrade, ecc)
- Talk show a contenuto informativo CULTURA ED EDUCAZIONE È la macroarea che ha sofferto di più nel tempo. È centrata sulla funzione sociale e sulla proposta di contenuti culturali o educativi. Se nella paleotelevisione la funzione educativa era privilegiata, nella contemporaneità la funzione culturale ha avuto una battuta d’arresto per quasi un ventennio (dagli anni ‘80 al 2000). Oggi esistono canali tematici dedicati alla cultura, anche se i numeri non sono più quelli della televisione di una volta, quando non esistevano i canali a pagamento (i numeri che oggi stabiliscono un successo sono dieci volte inferiori a quelli di 10 anni fa). Appartengono:
- (^) Documentari (es. naturalistici)
- (^) Magazine documentaristici
- (^) Canali dedicati ad argomenti specifici (es. Sky arte)
- (^) Talk show dedicati alla cultura
- Programmi di didattica (specialmente per bambini: albero azzurro, art attack, ecc) CONTAMINAZIONI DI GENERE È difficile identificare un programma all’interno di un genere puro. C’è una differenza minima tra:
- (^) Ibridazione : creare programmi che mescolano in maniera paritaria elementi appartenenti a più generi. Es: Infotainment , docudramma > il genere di partenza si confonde e si sovrappone in modo da rendere difficile definire quale sia il genere predominante. Un’ibridazione sono anche quei format che rimandano all’intrattenimento ma si servono di una struttura documentaristica. Più si sviluppano le potenzialità e le capacità creative degli autori, più ci troviamo di fronte a delle ibridazioni.
- (^) Adattamento : un programma viene preso con tutte le sue caratteristiche di genere e adattato a un contenuto differente, con intenti spesso parodistici. Es. I conduttori di Striscia la notizia sono seduti a un tavolo e ripresi frontalmente così come avviene nel telegiornale, ma il tutto viene adattato a un programma che ha anche lo scopo di intrattenere (es. la presenza di veline).
- (^) Si affermano le figure dei giornalisti inviati , i cui volti appaiono in video (prima si avevano solo riprese esterne).
- Dal punto di vista scenografico dello studio, a partire dal 1959 appaiono dietro alla figura dello speaker in studio delle immagini che scorrono registrate
tentativo di dinamicizzare il telegiornale ANNI ‘ All’inizio degli anni ‘60, il direttore della RAI Ettore Bernabei , consolida il potere democristiano nel tg, pertanto l’unico telegiornale esistente ha un taglio politico che è quello di governo. Nel 1961 nasce la seconda rete, che produce il proprio telegiornale, il quale si propone di essere diverso, più vivace, più vicino al modello internazionale di informazione. Questa sperimentazione (Enzo Biagi) dura poco a causa di Bernabei, pertanto il telegiornale di Rai diventa una sorta di rapido bollettino, molto meno curato di quello di Rai1. Come si inserisce la politica nel telegiornale e nella comunicazione di notizie?
- Le notizie scomode vengono dirottate su edizioni a basso ascolto (ce n’erano due: una delle 20, un’altra in seconda serata).
- I programmi realizzati da giornalisti scomodi (Enzo Biagi) vengono fatti coincidere con trasmissioni più popolari. In questo modo, i giornalisti - che devono rimanere all’interno del sistema Rai perché è necessaria una pluralità di voci dal punto di vista politico - sono però penalizzati da una controprogrammazione che ha finalità politica, non economica. Nonostante questa penalizzazione, le trasmissioni hanno comunque successo, diventando un modello per tutti i successivi settimanali di approfondimento e di inchiesta. Durante gli anni ‘60 le innovazioni sono molte:
- Vengono realizzati servizi da inviati in capitali estere
- La scenografia cambia molto, lo studio mostra se stesso. Vengono mostrate le scrivanie, i giornalisti vengono ripresi da varie angolazioni e in alcune riprese le telecamere sono a vista. A differenza del cinema, la televisione mostra se stessa, parla e racconta di sé, avvicinandosi molto allo spettatore (l’obiettivo era infatti quello di entrare dentro le case). I telegiornali negli anni ‘60 diventano i programmi più popolari. Essi coprono grandi eventi rendendoli indelebili nella memoria collettiva, come l’assassinio di Robert Kennedy, lo speciale referendum sul divorzio o ancora l’allunaggio (edizione speciale con Tito Stagno, evento più seguito fino al funerale della regina Elisabetta II). All’interno del genere dell’informazione, il pubblico in studio è presente nelle trasmissioni di approfondimento, non nel telegiornale. Anni ‘60: decennio di grandi innovazioni in cui si consolida l’informazione come l’unica capace di dar conto di grandi eventi a livello internazionale e mondiale. ANNI ‘ Negli anni ‘70 cresce la richiesta di una riforma della Rai, c’è la necessità di garantire un pluralismo politico (arriva la terza rete) e i giornalisti approfittano di questa fase per inaugurare uno stile di conduzione più spregiudicato, con più servizi, commenti e richieste.
- Rai1 > DC
- Rai2 > PSI
- Rai3 > PCI A seconda dell’inclinazione politica del giornalista e del tipo di informazione, quel programma si inserirà all’interno di uno piuttosto che di un altro canale politico.
In questi anni aumenta l’audience e i telegiornali fanno concorrenza ai giornali per quanto riguarda l’approfondimento delle notizie. Nel 1975 vi è un separazione netta tra la prima e la seconda rete. A partire dal 1976 abbiamo due tipologie di giornali nettamente distinte, in concorrenza l’uno con l’altro anche se vengono programmati in orari differenti (concorrenza più che altro politica). Se il Tg1 mantiene la struttura statica del giornalista che legge la notizia, nel Tg2 i giornalisti hanno solo appunti in mano ed espongono la notizia in un modo molto più vicino all’interpretazione della stessa. Tra il 1978/1979 iniziano le trasmissioni del Tg3 che inizialmente ha un successo scarsissimo, anche perché si tratta di un telegiornale povero con poche immagini e pochi servizi esterni. A partire dagli anni ‘80 il Tg3 cresce dal punto di vista dell’audience ed è l’unico a potersi permettere un’ informazione più disinvolta. Si formano all’interno della terza rete alcuni tra i più importanti giornalisti nazionali, a partire dal 1987 nasce una trasmissione che si struttura come una sorta di Talk politico, segnando la fortuna di Michele Santoro , il quale ha affrontato questioni importanti come la guerra del Golfo o la morte di Falcone. ANNI ‘ Negli anni ‘80 cresce sempre più la concorrenza tra i vari telegiornali, specchio della concorrenza politica nel Paese, pertanto lo strumento che misura il numero di telespettatori sintonizzati su un canale (Auditel) diventa un modo per capire le inclinazioni politiche degli italiani e viene quindi utilizzato dai vari partiti. Nella rincorsa ad avere il più grande numero di spettatori si fa ricorso anche a dei conduttori dalla forte personalità tracciati sul modello americano. Nascono i primi divi dell’informazione:
- Mentana su Tg
- Pietro Badaloni su Tg
- Italo Moretti su Tg
- Lilli Gruber e la sorella saranno le prime donne a condurre un telegiornale, seguite da Bianca Berlinguer. Le sigle si fanno più accattivanti, cambiano i loghi, le luci, per mantenere lo spettatore aderente al proprio telegiornale. È a partire dal 1986 che il sistema informativo attraverso il telegiornale subisce la prima concorrenza esterna: TeleMontecarlo manda in onda il primo telegiornale di 15min. È in questo periodo che la Fininvest (Mediaset) fa le prove attraverso una serie di rotocalchi televisivi diretti da grandi firme del giornalismo: Giorgio Bocca, Gianni Letta, Guglielmo Zucconi, che verrano poi in gran parte esautorati quando partiranno i telegiornali delle reti di Berlusconi. La fine degli anni ‘70 è il periodo in cui iniziano a svilupparsi le trasmissioni private. La Fininvest non è ancora pronta per il telegiornale e la diretta, per cui lavora sulla possibilità di costruire programmi informativi con grandi giornalisti. ANNI ‘ Le cose cambiano quando nel 1990 viene approvata la Legge Mammì , che disciplina il sistema radiotelevisivo pubblico e privato, e permette la diretta nazionale anche alle reti private. Limita a 9 le reti che possono usufruire della diretta, obbligandole a produrre un telegiornale.
Questo film è interessante perché:
- Mostra sotto forma di commedia la situazione politica gestita nel telegiornale (nella commissione c’è un prete)
- Critica sociale alle raccomandazioni
- Lo spunto narrativo nasce da Alberto Sordi, che trova l’oggetto dei denti finti molto divertente e ci costruisce sopra un’idea. Il film a episodi si chiama “I complessi”, in questo caso lui è l’unico non complessato.
- Molti personaggi che appartengono alla televisione prestano il loro volto all’episodio interpretando sé stessi: Gaia Germani (attrice), sorelle Kesler (varietà), Edy Campagnoli (prima valletta nella storia della televisione italiana). L’episodio dunque, oltre a raccontare un pezzo del telegiornale (ripresa frontale, lo speaker non è un giornalista), celebra la televisione come una fucina della nuova tipologia di massa:
- Svelamento dell’apparato produttivo
- Riprese aeree che mostrano le antenne, per mostrare quanto la televisione sia entrata all’interno delle case degli italiani EPISODIO PILOTA SERIE THE NEWSROOM La serie è ambientata all’interno di un network televisivo, in quest’episodio mostrano come creano un telegiornale. Essendo americano, è un modo molto più libero di giornalismo, inoltre i giornalisti hanno grandissimo potere e sono dei veri e propri divi. Mostra cosa significa realizzare un notiziario con notizie dell’ultima ora (= edizioni speciali).
lunedì 3 ottobre 2022
L’INTRATTENIMENTO L’intrattenimento è il genere televisivo più malleabile, più capace di costruire format al suo interno. L’intrattenimento nella neo-televisione è un genere che condiziona gli altri generi. Es. Striscia la notizia è un telegiornale satirico che fa informazione ma anche intrattenimento All’interno del genere dell’intrattenimento puro abbiamo vari sottogeneri :
- (^) Il varietà : ha un conduttore, è girato in uno studio televisivo e prevede al suo interno un corpo di ballo, delle vallette, un pubblico in sala.
- (^) Il Game-show : prevede dei giochi basati o su abilità cognitive o sulla fortuna
- (^) Il reality-show : prevede l’incontro tra la realtà e lo spettacolo, e dà luogo a svariati modelli televisivi. Può essere di prima o di nuova generazione: il primo riguarda un incontro tra realtà e spettacolo o in un format chiamato emotainment (spettacolarizzazione delle emozioni - C’è posta per te ) o in un dating show (fa incontrare le persone - Uomini e donne ); il secondo riguarda lo psychodramma reality-show che, partendo da Il grande fratello, compone uno spettacolo in cui persone prese dalla vita reale vengono inserite in un contesto televisivo in cui vengono ripresi 24 ore su 24 e lo spettatore li osserva. IL GAME SHOW Le espressioni inglesi quiz show e game show indicano un sottogenere televisivo che fa riferimento a un gioco a premi. Il Game show è, insieme al varietà, il sottogenere più antico della nostra televisione. Si tratta di uno spettacolo appositamente organizzato dall’istituzione televisiva ne centrato su una o più prove di abilità, di conoscenza, di memoria, di fortuna, definite da un regolamento e finalizzate a uno scopo (il premio), che coinvolgono uno o più concorrenti. Questo sottogenere nasce nella televisione americana già dalle sue origini (metà anni ‘40) ed è ereditato dalla radio. Tra i primi esempi abbiamo Twenty Questions (1949), basato sul gioco “animale, vegetale, minerale” e You bet your Life (1950), condotto da Groucho Max. ANNI ‘ A partire dalla fine degli anni ‘40 e durante gli anni ‘50 il quiz show è un sottogenere che spopola nella televisione americana, in particolare una tipologia chiamata big money show , in cui il concorrente guadagna tantissimo. Il caso più importante è Take it or leave it , che in Italia sarà Lascia o raddoppia , condotto da Mike Buongiorno. In quest’epoca non possiamo parlare di format, di uno spettacolo che viene acquistato da un altro paese e importato, ma si tratta di un adattamento, il programma viene adattato alle abitudini socioculturali del paese. Per esempio, negli USA il programma è totalmente ed esclusivamente incentrato sullo stato emotivo di ansia ed empatia creato nello spettatore, mentre in Italia questo tipo di situazione si verificherà molti anni dopo, prima c’erano molti più elementi che fungevano da corredo al concorso a premi (balletti, comici, etc…). I partecipanti di questi big money show si caratterizzano per una conoscenza approfondita di una particolare materia. Parallelamente, però, nascono anche dei giochi a premi più popolari, che non richiedono grande preparazione, i pop tv shows. Un esempio di game show popolare è Ok il prezzo è giusto (1983). Questa convivenza dura fino alla fine degli anni ‘50, quando negli USA scoppiano degli scandali enormi riguardo ai big money show, perché alcuni concorrenti hanno truccato la
Sulla falsa riga di Chi vuol essere milionario nascono i giochi a premi di nuova generazione: L’eredità , Azzardo , I soliti ignoti …
I SOLITI IGNOTI
In un'atmosfera che ricorda un film poliziesco americano, ogni sera un concorrente deve calarsi nei panni di un vero investigatore per cercare di scoprire la reale identità di nove sconosciuti presenti in studio. Il gioco, basato sul format americano Identity in onda su NBC, prevede la presenza di un concorrente e di un gruppo di personaggi misteriosi, meglio detti ignoti (dieci nelle prime due edizioni, nove nella terza e quarta, otto dalla quinta). Lo scopo del concorrente è di abbinare ciascun ignoto alla propria identità, professionale o di fama. Tali identità possono consistere nelle tipologie più svariate, per esempio: "ha lavorato in ferrovia", "colleziona francobolli", "ha cantato al Festival di Sanremo", "sosia di...", "campione di calcio", e così via. I format si collocano in fascia pre serale e non più serale come un tempo. Cambiano le abitudini delle persone, le quali non sono interessate a seguire una trasmissione del genere nella fascia prime-time delle 21. RIASSUMENDO Le forme del game show:
- Telequiz classico :
- (^) Origine: radio americana anni ’30, approda in tv a fine anni ’40 in USA e metà anni ’ in Italia
- (^) Competenze: approfondite
- (^) In America si basa sul meccanismo drammatico del gioco
- (^) In Italia si concentra sulla spettacolarizzazione, sui tipi umani
- (^) Esempi: Twenty Question /Lascia o raddoppia
- Il gioco a premi popolare :
- (^) Origine: USA, diventa noto dopo lo scandalo del 1958 che coinvolge il big money.
- (^) Premi non cospicui, clima disteso, pubblico in studio che incita
- (^) La fortuna ha un ruolo primario
- (^) In USA: The price is right, Name that tune
- (^) In Italia: Il Musichiere, e poi negli anni ’80: il pranzo è servito, ok il prezzo è giusto
- Il gioco a premi spettacolare :
- (^) Origine: ibridazione tra il gioco a premi, il telequiz e l’intrattenimento leggero.
- (^) Il gioco è solo un pretesto, il fulcro è costituito dal contorno spettacolare fatto di balletti, vallette, musica, ospiti vip
- (^) Esempi USA: Hollywood Square – Il gioco dei nove – Sarabanda – Passaparola
- Il gioco a premi amoroso :
- (^) Il meccanismo ludico serve da pretesto per mettere in scena un testo ibrido che si avvicina al talk show o al reality show.
- (^) Dating Show, M’ama non m’ama, il gioco delle coppie
- Telequiz di nuova generazione :
- (^) Origine: anni ’90 come riadattamento del telequiz classico americano dove prevale il gioco e la sua drammatizzazione
- (^) Format adattabile con poco sforzo a diversi mercati televisivi e diverse culture
- (^) Chi vuol essere milionario.
MODI DEL TELEQUIZ Esistono due tipi di telequiz:
- Il concorrente, per vincere, deve rispondere a quante più domande possibili in un determinato lasso di tempo. Passaparola
- Il concorrente ha tutto il tempo che gli serve per rispondere, ma se sbaglia una risposta viene automaticamente eliminato dal gioco. Chi vuol essere milionario? Una nuova modalità di gioco dei telequiz si è invece avuta con programmi come Affari tuoi e i Soliti ignoti. Si tratta di identità nascoste, dove a essere testata non è la cultura del concorrente bensì la sua fortuna nel primo caso, e la sua abilità di osservazione e deduzione nel secondo.