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Integrazioni appunti di lezione con manuale (Introduzione alla relazioni internazionali: Domande fondamentali e prospettive contemporanee).
Tipologia: Appunti
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IR → si riferisce alla disciplina; ir → si riferisce ai rapporti instaurati tra gli attori del sistema internazionale → sono diventate politica internazionale Guerra al terrorismo è una parte importante della storia moderna, caratterizzata da una forte ingerenza statunitense nelle Relazioni Internazionali. NATO = patto difensivo del 1949 tra Stati Uniti, Gran Bretagna e diversi altri stati europei. Le relazioni internazionali tradizionali siccome si concentravano sull’attore stato ponevano al centro della questione la sicurezza. Storicamente, dal punto di vista dell’approccio analitico, la divisione è stata molto semplice: correnti che guardavano più all’elemento cooperativo tra gli attori (famiglia del liberalismo) e approcci che si focalizzavano soprattutto sullo studio del conflitto (realismo). Alla base di questa distinzione non c’era nient’altro che una considerazione diversa dell’essere umano, tendenzialmente definito da una parte ottimismo antropologico e dall’altro pessimismo antropologico. R2P = responsability to protect. Se ne è parlato quando è crollato il regime di Gheddafi. Letteralmente responsabilità di proteggere, che si esprime nella guerra civile sorta dopo la morte di Gheddafi, perché ci si è posti il problema se le Nazioni Unite dovessero e potessero intervenire di fronte ad un abuso nei confronti della popolazione. Le Nazioni Unite non sono intervenute perché avrebbero creato un precedente intervenendo in un altro stato. Non ingerenza negli altri stati = non intervenire nelle faccende degli altri stati. Nasce con la pace di Westfalia, dopo le guerre di religione in Europa e ci si accorda che la religione di ogni singolo stato veniva decisa dal sovrano e gli altri lo accettavano. Si accetta il principio di sovranità degli altri stati. La conseguenza immediata è che, dal punto di vista giuridico e politico, gli stati iniziano a riconoscersi come enti simili fra loro. Attori uguali. Il secondo elemento importante è che riconoscendosi fra di loro si dà un pieno importante sviluppo a tutto quello che è il mondo legato all’attività internazionale. Lo sviluppo della disciplina porta a sviluppi e teorie differenti, che possiamo inserire in tre macrocategorie:
che faranno. Ci sono dei modelli, “pattern”, che permettono di predire quello che potrebbe succedere. Per cercare di capire questi fenomeni, questi processi e le dinamiche del sistema abbiamo bisogno delle teorie. IDEALISMO Le relazioni internazionali (disciplina) nascono in un momento preciso, il 30 maggio del 1919 → Conferenza di Parigi per il Trattato di Versailles. Due delegazioni, quella statunitense e quella inglese, si domandano come evitare che questo accada di nuovo e come sia potuto accadere. In questa occasione Wilson sostiene l’ idealismo , che getta le basi della disciplina delle relazioni internazionali, ma tra il ’29 e il ’36 sparisce e diventando parte del liberalismo. Sparisce perché accadano diverse cose che fanno credere che il sistema non funzioni (attacco dell’Italia all’Etiopia, ascesa del fascismo e del nazismo, crisi economica del ’29). Le relazioni internazionali nascono per esigenze pratiche: comprendere il fenomeno politica internazionale e il fenomeno conflitti. Le domande rimangono molto simili, ma le risposte si differenziano. L’idealismo ha investito molto su determinati aspetti:
Una delle questioni centrali della politica globale è la governance internazionale (insieme di istituzioni, ordini, consuetudini, organi che formano una sorta di struttura governativa internazionale). L’esempio più classico della governance internazionale sono le Nazioni Unite e i suoi meccanismi decisionali. GLOBAL INTERNATIONAL RELATIONS → Si verifica un altro grande cambiamento tra il 2008 e il 2009 quando si verifica la crisi finanziaria con delle ripercussioni economiche soprattutto sull’economie dei paesi occidentali. Anche i paesi africani ne hanno risentito a causa dei loro stretti rapporti con i paesi europei. Al contrario, le economie in crescita ne hanno risentito in modo marginale. Questa crisi ha avuto degli effetti sulla disciplina →l’affermazione del movimento della Global International Relations. Si afferma attorno al motto “ Bring the rest in ” (porta il resto dentro) che significa coinvolgere tutti i riferimenti alla storia, cultura e filosofia non occidentali. Fino a prima i paradigmi hanno escluso la storia, le tradizioni, la cultura orientali. Ma la politica è globale. Quindi si sviluppa un filone di ricerca, sostenuto da studiosi che vengono dal Global South, in cui non si vuole cancellare o sostituire le concezioni che conosciamo, ma si vuole aggiungere delle voci, dei casi studio che non siano per forza riconducibili alla storia europea. Lo studioso più importante di questo campo è Acharya , è una figura chiave perché di tutta questa messa in discussione, lui inizia per primo la messa in ordine. Propone e identifica sei importanti assunti per lo studio delle relazioni internazionali che sia realmente globale.
Tutti questi attori quando operano in contesto internazionale lo fanno per perseguire un interesse. Un interesse c’è sempre. Tendenzialmente l’interesse può essere diviso in due direzioni:
Arrivati alla soglia del nuovo secolo gli stati europei controllavano la maggior parte dei territori globali. Poi con le due grandi guerre, lo scontro tra stati europei apre le porte all’ascesa di due grandi potenze: la Russia e gli USA. Il collasso europeo spianò la strada, anche all’ascesa della Cina. PRIMA GUERRA MONDIALE Ha tre fattori meritevoli d’attenzione: i leader europei avevano stretto alleanze che instillavano mutui sentimenti di paura e sospetto tra nazioni; nutrivano false speranze sulla facilità di vincere un conflitto; avevano perso il controllo di una crisi regionale. 1878 → Conferenza di Berlino : Bismark firma un’alleanza con l’Austria-Ungheria per isolare la Francia → nel 1882 diventa Triplice Alleanza , perché si unisce anche l’Italia. 1894 → Francia e Russia firmano un’alleanza militare → 1907 diventa Triplice Intesa con l’aggiunta della GB. Nel 1914, i principali leader europei persero il controllo di quella che iniziò come una crisi locale nei Balcani (assassinio dell’erede al trono degli Asburgo). Austria dichiara guerra alla Serbia → Russia mobilita il proprio esercito → Germania dichiara guerra alla Russia e alla Francia → GB dichiara guerra alla Germania → Italia neutrale. Germania sconfigge la Russia sul fronte orientale perché scoppia la Rivoluzione che porta all’abdicazione dello zar e la salita al potere del partito bolscevico guidato da Lenin e al ritiro russo dal conflitto nel 1918. 1922 → creazione dell’Unione Sovietica. A ovest le truppe tedesche arrivano fino in Francia, poi Inghilterra e Francia creano il fronte occidentale in cui combatterono anche le truppe americane (trincea partiva dal canale della Manica e arrivava al confine svizzero → qui si combattono le peggiori battaglie). Fu l’arrivo delle truppe americane a respingere le offensive tedesche sul fronte occidentale. Nel novembre del 1918 Guglielmo II abdicò e l’Austria- Ungheria si arrese. LA PACE Francia, Inghilterra e Stati Uniti dettano i termini per la pace → impongono condizioni molto dure alla Germania → Pace di Versailles (giugno 1919). Conseguenze: emergere di nuovi stati (Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Cecoslovacchia e Iugoslavia) + imperi smembrati (Austria e Ungheria = due stati indipendenti). A Versailles nasce la Società delle Nazioni → obiettivo: dare agli stati un quadro legale e istituzionale a livello internazionale per risolvere le dispute ed evitare altri conflitti. Doveva essere un garante della sicurezza collettiva. VERSO LA SECONDA GUERRA MONDIALE Gli accordi di Versailles fallirono → emerge il nazismo in Germania e cresce l’imperialismo giapponese. Tedeschi eletti creano la Repubblica di Weimar → Germania non riesce a pagare una rata del 1923 → inizia la crisi della Ruhr (occupazione delle truppe francesi della regione della Ruhr) → operai tedeschi scioperano e governo li paga stampando più moneta, che porta ad un’iperinflazione → Piano Dawes (1924) , mediato dagli americani per terminare la crisi della Ruhr. Il piano prevedeva che la Francia lasciasse la Ruhr, che i costi di riparazione per la Germania venissero ridotti e che le banche internazionali prestassero alla Germania il denaro necessario per poter adempiere ai pagamenti → accordi di Locarno (1925), Germania accetta i propri confini con Francia e Belgio → Patto Briand-Kellog (1926) dichiara fuorilegge la guerra (firmano 62 paesi tra cui Germania, Ita e Giappone). Ottobre 1929 → Grande Depressione , crolla la borsa statunitense Germania (1933 Hitler diventa cancelliere) Italia (1922 Mussolini prende il potere) Giappone, militari prendono il controllo del paese.
Perché si arriva alla guerra fredda? Ci sono varie teorie:
Quali furono le conseguenze della situazione di ordine della guerra fredda. Nonostante ci fosse un rischio perenne di escalation, la guerra fredda garantisce un ordine che si basa su:
visto una fase di apertura, sembrava che le posizioni si stessero in qualche modo alleggerendo. Reagan incrementa in modo esponenziale le spese militari per obbligare anche l’URSS ad aumentarle e quindi capisce che l’URSS ha dei problemi economici e strutturali e decide di avviare delle politiche che danno il colpo di grazia al sistema. Lui lancia anche un programma spaziale (Space Wars) perché si rende conto che lo scontro tra le due potenze potrebbe essere sullo spazio. Allo stesso tempo decide di avviare dei contatti con alcuni paesi amici (Arabia saudita e Pakistan) per creare un legame diretto tra gli USA e i gruppi di radicalismo islamico presenti in Afghanistan. Abbiamo uno spostamento dei gruppi jihadisti che grazie ad una struttura finanziata dall’Arabia Saudita e un appoggio logistico e un supporto militare statunitense iniziano a portare avanti una guerriglia armata contro l’avanzata russa. Questa seconda ipotesi considera determinanti le scelte politiche statunitensi di Reagan
Successivamente al crollo del Muro di Berlino si verifica una fase in cui l’ordine internazionale sposa l’idea di uni- polarità o egemonia perché gli Stati Uniti escono vincitori dalla Guerra fredda. Nei due decenni successivi dopo il ’91, gli USA cercarono di mantenere la propria posizione al vertice della gerarchia internazionale e di consolidare e rafforzare gli elementi dell’ordine internazionale, il quale esisteva già ma comprendeva solo gli alleati degli USA. L’idea statunitense è di creare un ordine internazionale legato alla promozione della democrazia, a sua volta legata ad un’economa capitalista. Gli USA cercano di rafforzare la propria influenza in Europa mantenendo e allargando la NATO, e grazie all’idea di sicurezza che inizia a diffondersi gli stati che erano sotto l’influenza dell’URSS iniziano ad avvicinarsi all’Occidente e a diventare membri della NATO (Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania). È una dinamica che stuzzica ciò che resta dell’URSS nella sua sfera d’influenza. Gli USA cercano anche di mantenere una presenza in Asia grazie all’alleanza con il Giappone. Gli aspetti più interessanti sono che in tutto il mondo occidentale si diffonde la convinzione che la democrazia si sarebbe ben presto diffusa in tutto il mondo → questo ha creato delle zone di pace, dove non dovevano più esserci dei conflitti → Fukuyama dice che si sarebbe arrivati alla fine della storia, perché non ci sarebbero stati più conflitti. Emergono le teorie di Huntington che scrive il saggio di “ Clash of civilazation ”, sostenendo che non è vero che non ci saranno più conflitti, ma che cambierà la matrice dei conflitti, saranno legati all’identità, non più all’ideologia. Lui individua nell’elemento identitario etnico, l’elemento che diventerà preminente nei conflitti nel futuro. Sostiene anche che non ci saranno dei conflitti tra civiltà, ma saranno intra-civiltà. Le teorie di Huntington vivranno di grande risalto dopo l’11 settembre, classico esempio tra scontro della civiltà occidentale e mussulmana. Questa diffusione di valori occidentali è stata messa in atto anche con metodi più drammatici → invasione in Iraq e rovesciamento di Saddam Hussein → tentativo di Bush di creare un cuore democratico anche nel Medio Oriente. Primavera Araba → insieme di moti rivoluzionari semi-simultanei nati in Nord Africa e in Medio Oriente a partire dal 2010. La momentanea supremazia degli USA in termini di potere relativo non si è mai trasformata in una sorta di onnipotenza globale statunitense → non ha impedito lo sviluppo dell’arma nucleare in Pakistan e Corea del Nord. In più dovettero ammettere di non essere riusciti ad ottenere una vittoria né contro l’Iraq né contro l’Afghanistan. Nel frattempo, gli stati europei iniziano a dare vita all’UE. Giappone → cresce molto economicamente, inizialmente in modo più lento, anche grazie al suo alleato (USA). Molti paesi (Brasile, India, Cina) dopo la guerra fredda sembravano sul punto di diventare grandi potenze economiche e militari. Gli sviluppi più recenti sono tutti all’episodio dell’11 settembre che genera una reazione della grande super potenza (USA) la quale da avvio ad una serie di politiche volte a riconfigurare l’ordine internazionale secondo le proprie preferenze, ma iniziano anche ad avviare una serie di operazioni militari, tra cui le più importanti sono in Afghanistan e in Iraq, convinti di dover provvedere alla sicurezza internazionale e non solo interna. C’è una lunga fase di guerra al terrorismo, in cui gli USA iniziano a comportarsi come il poliziotto del sistema internazionale. Questo suscita delle reazioni. Iniziano anche ad emergere dei malesseri tra alcuni dei principali stati alleati degli USA: Germania e Francia manifestano la contrarietà verso l’operazione statunitense. Allo stesso tempo iniziano a diffondersi in tutti i paesi dei dubbi sull’esercizio unilaterale del potere militare. Di fronte a situazioni come quelle in Iraq, in cui non tutti erano d’accordo nell’intervento statunitense, il sistema internazionale non ha a disposizione strumenti che possano impedire l’intervento. Le Nazioni Unite nascono già con un grande limite → non si può varare un intervento contro le potenze che hanno diritto di veto. Verso la fine del primo decennio degli anni ‘2000 si capisce che questo progetto di Pax americana non può durare. Il progetto di ordine configurato sulle preferenze americane vacilla e la crisi del 2008 assisterà solo il colpo di grazie a quel sistema già fragile. Con il 2008 cambia lo scenario e inizia ad avviarsi verso il ritorno delle grandi
TEORIE DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
Nel post Seconda guerra mondiale le relazioni internazionali si svilupperanno negli Statu Uniti, dove prende corpo l’idea realista che si basa sulla politica realista. Machiavelli e Hobbes sono considerati i due padri del realismo, ma il primo realista politico è Tucidide. Il pensiero realista nasce, infatti, con le guerre del Peloponneso, attraverso lo studio dei conflitti e l’analisi delle ragioni che portano ad esso. La tradizione realista viene detta anche pessimista perché considera il conflitto come un elemento non solo connaturato nell’essere umano, ma connaturato anche nel sistema internazionale, semplificando all’estremo si può dire che dalla prospettiva realista le relazioni internazionali sono considerate una lotta per il potere e la sicurezza. Primo assunto → è l’anarchia , nell’assenza dell’autorità, comporta il fatto che i singoli stati debbano provvedere alla propria difesa e sicurezza da soli. Tutti i realisti vedono come fine la sicurezza e il potere come mezzo per raggiungere quella sicurezza. L’anarchia non significa caos, ma che viene lasciato ai singoli stati il compito di provvedere alla propria difesa, in assenza di un’autorità superiore che potrebbe imporre regole e ordine. Gli stati tendono ad avere timore die loro omologhi. Per il realismo, l’identicità della politica internazionale attraverso le epoche storiche non è dovuta al carattere dei popoli o dei governanti, ma è il risultato dell’anarchia internazionale. Secondo assunto → è il fatto che gli attori del sistema internazionale sono gli stati e la formazione degli stati si lega al pessimismo antropologico : il conflitto perenne tra individui li spinge a raggrupparsi e a trasferire il potere allo stato (Hobbes). Oggi nelle realtà internazionali gli stati sono coloro che detengono il potere. Ci sono anche altri attori nel sistema internazionale, ma sono secondari. Terzo assunto → è che gli stati sono attori razionali , cioè sono in grado di fare una valutazione dell’ambiente circostante attraverso un’analisi di costi e benefici. Quando gli stati intraprendono determinate azioni, essi sono capaci di cogliere i futuri vantaggi e le future perdite. Uno dei grandi problemi della scuola realista è spiegare i momenti in cui gli stati non reagiscono in modo razionale. Un realista, Snyder , studia il comportamento della Germania nazista e del Giappone pre e post-guerra mondiale e sostiene che le due potenze abbiano adottato scelte non razionali che hanno portato al loro crollo. Quando hanno adottato delle politiche eccessivamente aggressive (il Giappone in Manciuria e la Germania in Europa) sono stati irrazionali. In teoria, gli Stati sono concepiti come dei decisori razionali. Nella pratica, essi possono consistere in vaghe e disfunzionali coalizioni di interessi sociali dedite al perseguimento di politiche estere autodistruttive. Per spiegare questo comportamento bisogna considerare altri fattori. La scuola che introdurrà la considerazione degli altri fattori è quella neoclassica che inizia a considerare gli individui interni agli stati. Quarto assunto → è che la sicurezza è considerata un problema principale proprio perché siamo in un sistema anarchico, in cui il conflitto e la minaccia sono sempre presenti. Gli stati possono anche aspirare a propagare nel mondo valori elevati e creare sistemi commerciali aperti, ma in ultima analisi essi devono comunque preoccuparsi della possibilità di essere sfruttati o attaccati da altri stati. In alcune epoche storiche (le due guerre mondiali) ogni simulazione di civiltà è rimossa e gli stati semplicemente lottano per la propria sopravvivenza. Per i realisti la pace è solo una pausa dalla guerra. Quinto assunto → la natura concorrenziale della sicurezza , significa che il potere che è lo strumento per raggiungere il fine è concepito in maniera relazionale (se voglio più potere lo devo togliere a qualcun altro). Questo crea un circolo vizioso di insicurezza. Questo apre già a uno dei grandi problemi che è il dilemma della sicurezza. Questo si verifica nel caso in cui fra stati quando uno di questi cerca di assicurare la propria sopravvivenza nel sistema internazionale acquisendo potenza militare, provoca insicurezza in un altro stato, portandolo a cercare di proteggersi procurandosi a sua volta potenza militare. Il risultato è che entrambi gli stati si sentiranno meno sicuri di quanto non lo fossero al punto di partenza. È una dinamica mossa dalle iniziative difensive prese da entrambi gli stati: ciascuna parte vuole solo proteggersi, ma ciò può apparire come un mezzo di
aggressione o d’attacco agli occhi del vicino. Un esempio ci viene fornito dalla situazione attuale presente nel Sud- Est asiatico. Visione della Cina → oggi la Cina viene considerata quasi come una superpotenza, ma i leader cinesi si concentrano sul ruolo degli USA, che risulta l’attore più rilevante delle RI che probabilmente è intenzionato a ridurre l’influenza regionale della Cina. Inoltre, gli USA sono alleati del Giappone e intrattengono relazioni militare con alcuni paesi del Sud-est asiatico (Singapore, Tailandia). Per la Cina persistere nell’ammodernamento del proprio potenziale militare rappresenta una misura difensiva prudente, data l’incertezza della propria regione e la potenziale ostilità degli stati vicini e del loro potente alleato. Visione degli altri paesi del Sud-Est asiatico → essi percepiscono la Cina come un vicino grande e potente, dal quale dipendono economicamente, e che sembra nutrire un forte interesse nell’esercizio della propria influenza nella regione. Una reazione naturale è l’aumento della loro spesa militare (per questo i paesi più piccoli si sono anche affidati al sostegno fornito dagli USA). Queste mosse non fanno che alimentare le ansie della Cina, che si traducono in un continuo aumento della propria spesa militare e dunque nella perpetuazione della dinamica di azione e reazione dell’insicurezza tipica del dilemma della sicurezza. Partendo da questi concetti i realisti elaborano delle teorie: la più famosa è quella dell’equilibrio di potenza. Il fatto che i realisti partano da un’idea che il sistema internazionale sia anarchico non significa che non ci sia un modo per stabilizzarlo. Due soluzioni: equilibrio di potenza e stabilità egemonica. EQUILIBRIO DI POTENZA ( balance of power ) → situazione in cui uno stato da solo o con un sistema di alleanze non è in grado di dominare su tutti gli altri, ossia esiste un’approssimativa parità di potenza fra i principali stati del sistema internazionale. Questo lo afferma già Tucidide, con le guerre del Peloponneso. La distribuzione di potere tra gli attori varia nel corso del tempo e può variare anche perché varia il numero degli attori. Nel momento in cui abbiamo un potere che è finito, questo può essere distribuito tra gli attori e in base a questa distribuzione abbiamo un sistema multipolare , bipolare o unipolare. Gli stati possono incrementare il proprio potere con le alleanze (balancing esterno) o con investimenti che incrementano il proprio potere interno (balancing interno o domestico). Le ALLEANZE sono le reazioni degli stati che si sentono minacciati. Tendenzialmente vengono formalizzate in trattati, possono avere una natura difensiva e hanno una lunga durata. Spesso è capitato che due paesi avessero un’alleanza formale anche essendo rivali (situazioni non risolte. Esempio: Turchia e Grecia). Secondo i realisti le alleanze devono essere fluide, perché il balance of power deve essere dinamico bisogna essere pronti a capire quando un attore sta aumentando il proprio potere e quindi per riequilibrare la situazione bisogna cambiare alleanza. Questa fluidità può andare ad incrementare il dilemma della sicurezza → insicurezza aumenta quando c’è un aumento di potere da parte del nemico → aumento di potere si realizza anche con l’acquisizione di un nuovo alleato. L’unico contesto nel quale le alleanze sono rigide è nel sistema bipolare. C’è nel corso della storia un leader politico che è un realista, il quale ha più volte citato una frase emblematica, De Gol. “La Francia non ha amici permanenti ma ha interessi permanenti” (lo dice in riferimento alla NATO). Rompere un’alleanza ha dei costi politici e reputazionali. Un attore che rompe alleanze viene considerato anche inaffidabile. Spesso un paese anche non condividendo gli interessi dell’alleanza decide di rimanerci per non subirne i costi. Uno dei principali problemi dell’alleanze è il burden sharing (condivisione dei costi). Questa fluidità può andare ad incrementare il dilemma della sicurezza → insicurezza aumenta quando c’è un aumento di potere da parte del nemico → aumento di potere si realizza anche con l’acquisizione di un nuovo alleato. Per scegliere da che parte schierarsi c’è un principio che vige nella politica internazionale: il nemico del mio nemico è mio amico. Due principali alleanze nel mondo attuale: la NATO e l’accordo nippo-americano. I realisti considerano gli altri attori secondari, ma l’emergere di così tanti attori non statali crea un problema sulla distribuzione del potere. Si sta creando un sistema apolare. Haas sostiene che il sistema del XXI secolo è senza polarità. Secondo aspetto chiave è che quel potere potrà essere esercitato in arene e modi differenti.
internazionale rispetto dall’egemone in declino, sorge un rischio perché l’egemone in declino tenterà di difendere il sistema. La transazione del potere si lega alla trappola di Tucidide. LOGICA DEI GUADAGNI RELATIVI → sono i guadagni realizzati da uno stato rispetto a quelli di altri stati. È un’idea che contrasta le idee liberali, che ritengono che i guadagni assoluti (la somma di tutti i vantaggi prodotti da un particolare accordo o azione) siano preferibili, cioè aumentarli porta dei benefici a tutti ed è quindi preferibile all’interno del sistema. La realtà per i realisti è diversa, perché all’interno di quel sistema ci saranno degli stati che guadagneranno di più e altri di meno. Il senso dei guadagni relativi ha una valenza centrale per i realisti perché si lega alla concezione di potere , che a sua volta è relazionale. Questo discorso ha avuta una valenza soprattutto nell’approccio che gli USA hanno avuto nei confronti della Cina negli ultimi 15/20 anni. Idea di Obama e Biden è quella di cercare di coinvolgere la Cina in un sistema economico commerciale, perché nel momento in cui i rapporti commerciali si rafforzano entrambi gli attori possono ricevere importanti benefici. I realisti hanno criticato questa idea perché questo potrebbe portare ad un guadagno maggiore per la Cina rispetto agli USA, che comporterebbe un mutamento dell’equilibrio. NAZIONALISMO è considerato come una forza dinamica, per i realisti, che può motivare gli stati sulla scena internazionale. Descrive un’identità politica intesa condivisa da un popolo, o un senso di destino collettivo in quanto comunità politica. Il concetto di Stato-nazione è ciò su cui fa affidamento lo stato quando richiede sacrifici al proprio popolo per conto della nazione (pagare le tasse, rispettare la legge). Il nazionalismo è anche un’ideologia che si sposa molto con una realtà fatta di conflitti. È una potente fonte di conflitto, poiché incoraggia i gruppi umani ad accentuare le differenze fra sé e gli altri. IL CONCETTO DI POTERE Se lo scopo generale delle politiche realiste è la sicurezza, l’accumulo di potere è necessario per ottenere quella sicurezza. Spesso quando si parla di potere, tendenzialmente ci si riferisce ad una determinata forma di potere che chiamiamo hard power , potere militare ed economico degli stati. Definizioni di potere deriva dal mondo politologico, Dahl (definizione più accettata e condivisa) → Il potere è la capacità di uno stato di mettere un altro attore nelle condizioni di fare qualcosa, in particolare di fare ciò che altrimenti non avrebbe fatto e allo stesso tempo di non fare ciò che avrebbe fatto. Waltz riadatta questa definizione alle relazioni internazionali → un attore ha potere nella misura in cui può condizionare il comportamento degli altri più di quanto gli altri non condizionino lui. Entrambi hanno una concezione di potere in quanto influenza. Questo ha creato un rischio teorico che si inneschi una logica circolare, cioè che il potere spieghi l’influenza e che l’influenza misuri il potere. Quindi per potere intendiamo la capacità di influenzare. Questa capacità di influenzare basandosi su mezzi, strumenti e risorse quantificabili, può essere misurata. Tendenzialmente le risorse più importanti sono quelle di lungo periodo cioè che cambiano lentamente nel corso del tempo → disponibilità di risorse naturali, popolazione numerosa o giovane, l’estensione del territorio. In questo quadro il potere nazionale è un mix di risorse tangibili (quelle dette prima + la capacità produttiva) e risorse intangibili (cultura politica, livello di istruzione della popolazione, lo sviluppo scientifico e tecnologico, la legittimità politica d cui gode il governo, il nazionalismo e la capacità di un paese di mobilitare le risorse). Una risorsa molti importante a livello internazionale è la credibilità che un paese ha. Quando si vuole misurare il potere di un paese si guarda il PIL. Un altro aspetto chiave del potere è la relazione che questo potere ha nei confronti di altri attori, il potere su qualcosa. Secondi i realisti, c’è una dimensione triadica , tra tre componenti: la prima coinvolge chi detiene il potere ( stato A ), la seconda è chi è sottoposto al potere ( domain ) e la terza componente è l’ambito in cui si esercita quel potere ( scope ). Sono importanti i domain e lo scope perché sono variabili intervenenti, cioè definiscono la trasformazione del potere in potenza, al potere in atto (potere potenziale in potere attuale). Variabili interventi perché intervengono e aiutano a spiegare questa logica.
Il potere essendo relazionale innesca l’insicurezza, quindi gli statisti e i leader devono fare molta attenzione alla minaccia potenziale, cioè devono stare attenti agli stati che possono costituire una minaccia. Non considerando solo gli stati che dichiarano le proprie intenzioni, ma anche e soprattutto quelli che razionalmente possono avere interesse nell’acquisire potere. Morgenthau è chiaro, dice che il potere e l’ostilità si implicano reciprocamente, il realismo classico si basa sulla disanalogia , non c’è analogia con il sistema di politica interna. La conseguenza principale è che non si possono fare delle comparazioni. Non c’è spazio per qualsiasi tipo di valutazione morale. Questo perché i governi ei governanti devono comportarsi in maniera diversa dagli individui, i quali possono porsi una questione morale. I governanti devono sempre mantenere anche una dimensione distaccata, grazie alla quale possono effettuare il calcolo razionale. Il fatto che i governi non possono muoversi come individui comporta che non ci possano essere atteggiamenti cooperativi, se tutti gli stati agiscono razionalmente non può esserci cooperazione a causa del discorso dei guadagni relativi. Lo stato per i realisti è inteso unicamente come strumentale al perseguimento degli interessi nazionali. I realisti criticano le teorie liberali e le ideologie legate all’eguaglianza e alla giustizia sociale. Il concetto stesso di giustizia è considerato qualcosa di debole per i realisti, essi sottolineano come di fronte a giustizia imparziale e interesse individuale o nazionale, deve prevalere sempre il secondo. Lo scetticismo morale dei realisti si accompagna al relativismo morale : i realisti sostengono che non c’è alcun valore universale. Perché ciascun valore per quanto venga professato universale in realtà è un riflesso di preferenze culturali. Secondo loro la moralità deve essere strumentale al potere politico. I realisti richiamando Tacito sostengono che sia giusto, legittima che uno stato abbia dei segreti stato. L’idea di hard power inizia a non essere più sufficiente tra gli anni ’70 e ‘80, quando inizia ad esserci il dibattito sul declino degli USA. Alcuni studiosi, tra cui Joseph Nye , teorizzano il concetto di soft power che identifica un potere immateriale, aterritoriale, culturale e cooptativo. Secondo Nye il soft power si basa soprattutto su risorse non tangibili e studiando il caso americano, Nye si focalizza soprattutto sul sistema valoriale legato a democrazia, libertà e mercato. Questo sistema di valori è legato ad altri fattori come lo stile di vita. Sono modelli culturali che non vengono imposti in maniera coercitiva, questa influenza secondo Nye si traduce nella capacità di stabilire delle regole e delle istituzioni che seguono le preferenze della potenza che esercitano il soft power. Nye contrasta i declinisti perché sostiene che essi non abbiano considerato questo potere. Successivamente Nye riveda la propria teoria sostenendo che parlare solo di soft power non è corretto. Elabora un nuovo concetto che è quello di smart power , perché ritiene che in qualsiasi strategia di Foreign policy uno stato deve combinare strumenti del soft e del hard power. La teoria del potere strutturale viene elaborata da Susan Strange, che riflette molto sul declino degli USA in quanto grande potenza. La sua idea di potere si focalizza sulla capacità di scegliere e dare forma alle strutture dell’economia mondiale. All’interno di queste strutture operano attori multipli: gli stati, ma anche le imprese e gli individui stessi. Dal punto di vista analitico, secondo Strange, è possibile identificare il potere strutturale in quattro dimensioni o strutture: