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appunti sicenze della terra , deriva dei continenti , nebbie
Tipologia: Appunti
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questo che da noi giunge caldo e umido. E’ un vento molto temuto nella stagione estiva perché rende le giornate molto calde e afose. MEZZOGIORNO – OSTRO ( da Sud ): E’ un vento meridionale debolissimo che si manifesta molto poco sui mari italiani. IL LIBECCIO ( da Sud Ovest ): Il libeccio è un vento umido, e violento che proviene da Sud Ovest. E’ molto temuto per gli effetti che può provocare, infatti spesso genera forti mareggiate, condizioni di burrasca e piogge molto intense. PONENTE ( da Ovest ):E’ un vento che, come dice il nome, spira da Ovest ed è tipicamente estivo. Lungo le regioni tirreniche, si manifesta durante le ore pomeridiane La sua influenza è sentita sul Tirreno e sull’Adriatico centro-meridionale. IL MAESTRALE ( da Nord Ovest ): E’ uno dei venti più intensi che interessano l’Italia. Deriva dalla discesa di aria fredda di origine polare che scende verso le nostre regioni entrando dal mediterraneo. L’aria polare, lungo la sua discesa si scontra con aria più calda e umida proveniente dall’Oceano Atlantico, generando maltempo che dalle regioni francesi giunge da Nord/Ovest attraverso il Mar Mediterraneo sulla Corsica e Sardegna coinvolgendo le regioni tirreniche Avete mai sentito parlare dei venti di caduta o venti favonici? Il FOEHN è un vento caldo che si forma in primavera ma anche in inverno sulle regioni del Nord/Ovest italiane (Valle D’aosta, Piemonte e Lombardia occidentale) Questo vento fa diventare il cielo azzurrissimo, arriva dalla catena Alpina da Nord/ovest cadendo giù dalle montagne verso le pianure e quindi riscaldandosi. Il Foehn si forma per l’arrivo di correnti fredde (fronte freddo) che provengono dall’altra parte delle Alpi, quindi dai versanti esteri, in questo caso dalla Francia o dalla Svizzera. Queste correnti fredde , scontrandosi contro la barriera alpina (fenomeno chiamato STAU), risalgono lungo i pendii e le pareti raffreddandosi e formando nubi e pioggia, una volta arrivati in cima scendono dalla parte opposta riscaldandosi e diradando le nubi, formando il vento di FOEHN che soffia sui versanti italiani. Questo meccanismo STAU e FOEHN avviene anche in altre regioni italiane in genere dove esiste una barriera fatta di montagne (ostacolo orografico) , pertanto l’Appennino provoca anch’esso i fenomeni di Stau e Foehn.
La deriva dei continenti è una teoria geologica secondo la quale i continenti si muoverebbero l'uno rispetto all'altro. Fu introdotta, nella sua versione moderna, nel 1912 da Alfred Wegener, che fu il primo a presentare in una formulazione organica le prove del fenomeno e una spiegazione coerente delle sue cause. Nella scienza moderna la teoria della deriva dei continenti è sostituita dalla più generale teoria della tettonica delle placche. L'ipotesi che i continenti si siano spostati, e in particolare che si siano allontanati l'uno dall'altro, è piuttosto antica. Già nel 1590, il cartografo olandese Abraham Ortelius notava nel suo saggio Thesaurus Geographicus che il profilo delle coste dei continenti dimostrava chiaramente che essi si erano staccati l'uno dall'altro "per via di terremoti e inondazioni". L'idea di Ortelius fu ripresa da diversi autori nei secoli successivi (tra gli altri Franklin e Alexander von Humboldt). L'idea divenne ancora più attraente nel XIX secolo, quando lo studio dei fossili portò la prova del fatto che, per esempio, il Nordamerica e l'Europa avevano avuto in passato una flora comune. Sulla base di queste osservazioni, Eduard Suess giunse nel primo Novecento a ipotizzare l'origine dei continenti moderni dalla frammentazione di un antico supercontinente, il Gondwana. Tutti questi autori, pur avendo intuito il fenomeno della deriva dei continenti in sé, avevano però difficoltà a fornire una spiegazione coerente delle cause. Nel 1910, il geologo statunitense Frank Taylor giunse a formulare l'idea dello scorrimento della crosta terrestre dalle alte latitudini a quelle basse dell'emisfero settentrionale. Egli si riferiva in modo particolare alla Groenlandia, che immaginava essere il residuo di un antico massiccio da cui si erano staccati, lungo fosse di spaccatura, il Canada e l'Europa settentrionale. Anche alla tesi di Taylor mancava un punto importante: il meccanismo che produceva lo spostamento delle masse continentali. La sua spiegazione, che faceva riferimento alle forze di marea verificatesi quando la Luna venne catturata dalla Terra, furono considerate fantasiose dalla maggior parte dei suoi contemporanei, ma servirono come importante ispirazione per Wegener. Un altro precursore, riconosciuto dallo stesso Wegener come autore di ipotesi simili alle sue, è stato Roberto Mantovani, un violinista nativo di Parma il quale nel 1878 aveva formulato una teoria che prevedeva la deriva dei continenti come conseguenza di una dilatazione globale della Terra
Alfred Wegener ebbe il merito di mettere insieme in modo minuzioso tutti gli elementi che potevano essere riconosciuti come prove indirette dell'antica origine comune dei continenti, e di formulare in merito una teoria dettagliata, completa di un tentativo di datazione. Le sue conclusioni furono comunicate per la prima volta in pubblico presso la Società Geologica di Francoforte sul Meno, il 6 gennaio 1912, in un intervento intitolato La formazione dei continenti e degli oceani in base alla geofisica. Pochi giorni dopo (10 gennaio) presentò le stesse idee presso la Società per il Progresso delle Scienze Naturali di Marburgo in un altro intervento dal titolo. Gli spostamenti orizzontali dei continenti. La prima pubblicazione della sua teoria fu nel 1915, nel saggio La formazione dei continenti e degli oceani. Wegener sostenne che nel Paleozoico, e buona parte del Triassico, le terre emerse formassero un unico supercontinente, che battezzò Pangea, contrapposto a un unico superoceano, la Pantalassa. La frammentazione di Pangea era iniziata circa 200 milioni di anni fa. La prima spaccatura aveva contrapposto Laurasia (Europa, Asia e Nord America) e Gondwana (Sud America, Africa e Oceania). Ulteriori frammentazioni portarono alla suddivisione dei due supercontinenti, che gradualmente proseguì fino alla conformazione attuale. Wegener fece notare che in Africa e in America meridionale erano stati rinvenuti
fossili di animali e di piante delle stesse specie, vissuti nella stessa epoca, che non avrebbero in alcun modo potuto attraversare l'Oceano, per esempio un rettile appartenente al genere Mesosaurus e una felce appartenente al genere Glossopteris. Questo fatto diventa facilmente spiegabile ipotizzando che fossero stati uniti tra loro. Egli studiò inoltre le tracce lasciate dagli antichi ghiacciai sulle rocce e dimostrò che India, Australia, Africa meridionale e America meridionale erano state coperte contemporaneamente dai ghiacci, presumibilmente prima della loro separazione.
Attingendo alle più recenti scoperte della geologia, Wegener spiegava questi fenomeni di "deriva" dei continenti descrivendo le terre emerse come enormi "zolle" di Sial che galleggiavano su una superficie anch'essa solida ma molto più malleabile, il Sima, situato fra la discontinuità di Mohorovičić (40 km di profondità) e la discontinuità di Gutenberg (2900 km). Ciò che mancava all'attenta osservazione di Wegener era una spiegazione di come tutto ciò fosse avvenuto e di quale fosse il "motore" in grado di spostare i continenti.
sopra è percorso da una depressione ed è larga decine di km ed è profonda 1500km , sono interrotte da delle faglie dette FAGLIE TRASFORMI , altezza media 2000, 3000m e alcune emergono come ad esempio l’ISLANDA Al centro della depressione può fuoriuscire del materiale magmatico solidifica e spinge i margini dei dorsali formando le rocce magmatiche effusive = espansione fondali oceanici
litosfera si immerge ritornando al livello del mantello , arrivato al mantello si riforma il magma e va ad alimentare i vulcani. Per attrito si possono verificare dei terremoti dove la parte della litosfera si immerge nel mantello