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Tipologia Linguistica e Sociolinguistica: Un'Analisi Approfondita - Prof. Piunno, Appunti di Linguistica

Una panoramica dettagliata sulla tipologia linguistica e sociolinguistica, esplorando le diverse classificazioni delle lingue basate su criteri sintattici e morfologici. Vengono analizzati concetti chiave come gli universali linguistici, le lingue isolanti, agglutinanti e flessive, fornendo esempi specifici per ciascuna categoria. Inoltre, il testo approfondisce la sociolinguistica, esaminando le variazioni linguistiche in base ai parlanti, le lingue speciali, i gerghi e i fenomeni di contatto linguistico come il bilinguismo e la diglossia. Il documento include anche esempi pratici e riferimenti a studi specifici, rendendolo una risorsa utile per studenti e appassionati di linguistica.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 29/09/2025

alessandra-luzzi
alessandra-luzzi 🇮🇹

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SINTASSI
La sintassi (dal greco syntaxis che significa “disposizione, ordinamento”) tra;a i sintagmi e i <pi di
stru;ura, le funzioni sinta?che, la valenza verbale e i <pi di frase.
La sintassi studia la stru*ura della frase nelle varie lingue del mondo, quindi il modo in cui si
distribuiscono i sintagmi all’interno di frasi.
Þ sintagma: unità minima della sintassi (syntagma in greco incida “ciò che è disposto secondo
un ordine”)
Þ frase: stru;ura complessa, il più delle volte, dotata di una costruzione sinta?ca autonoma
(frase è in linguis<ca una costruzione sinta?ca autonoma, predisposta a funzionare come
testo minimo)
La sintassi studia:
1. i sintagmi contenu< nelle frasi
2. la stru;ura interna dei sintagmi (elemen< che li cos<tuiscono e le loro funzioni)
3. le relazioni tra sintagmi
Fornisce l’insieme di regole che applichiamo nell’interpretazione della frase: es. Mario mangia le
caramelle = IT svo nelle stru;ure non marcate, quindi il sogge;o è Mario, ed il verbo mangiare si
accorda col sogge;o nel numero e nella persona.
Þ regola sinta7ca: IT accordo tra verbo e sogge;o
La sintassi opera su unità organizzate in modo gerarchico: i sintagmi sono unità più piccole, che
cos<tuiscono unità più grandi, le frasi.
Esistono due <pi di legami:
1. quelli che stabiliscono i cos:tuen:
le relazioni tra singola parte e intero stabiliscono i cos:tuen: (elemen< che appartengono a un’unità
maggiore) di una stru;ura sinta?ca
es. Maria / saluta Luigi = 2 cos:tuen: immedia:, di cui uno suddivisibile in altri 2 saluta / Luigi, e la
combinazione Maria saluta Luigi.
2. quelli che stabiliscono una gerarchia di dipendenze
relazioni tra le par< nell’interno, che is<tuiscono una gerarchia tra gli elemen<, quindi una
dipendenza tra un elemento e l’altro (es. Maria saluta Luigi = il verbo se transi<vo chiama a sé un
ogge;o, che dipende dal verbo stesso)
IL SINTAGMA
È l’unità minima della sintassi e viene anche chiamato cos<tuente.
Può avere una stru*ura semplice (Mario) o una stru*ura complessa (il cugino del mio amico).
Il sintagma può essere definito come la minima combinazione di parole, cos<tuita almeno da una
parola, in cui valgono le regole di accordo o di reggenza
Þ la bella casa // il belle casa (sintagma vs non sintagma)
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SINTASSI

La sintassi (dal greco syntaxis che significa “disposizione, ordinamento”) tra;a i sintagmi e i <pi di stru;ura, le funzioni sinta?che, la valenza verbale e i <pi di frase. La sintassi studia la stru*ura della frase nelle varie lingue del mondo, quindi il modo in cui si distribuiscono i sintagmi all’interno di frasi. Þ sintagma: unità minima della sintassi ( syntagma in greco incida “ciò che è disposto secondo un ordine”) Þ frase: stru;ura complessa, il più delle volte, dotata di una costruzione sinta?ca autonoma (frase è in linguis<ca una costruzione sinta?ca autonoma, predisposta a funzionare come testo minimo) La sintassi studia:

  1. i sintagmi contenu< nelle frasi
  2. la stru;ura interna dei sintagmi (elemen< che li cos<tuiscono e le loro funzioni)
  3. le relazioni tra sintagmi Fornisce l’ insieme di regole che applichiamo nell’interpretazione della frase: es. Mario mangia le caramelle = IT svo nelle stru;ure non marcate, quindi il sogge;o è Mario, ed il verbo mangiare si accorda col sogge;o nel numero e nella persona. Þ regola sinta7ca: IT accordo tra verbo e sogge;o La sintassi opera su unità organizzate in modo gerarchico: i sintagmi sono unità più piccole, che cos<tuiscono unità più grandi, le frasi. Esistono due <pi di legami:
  4. quelli che stabiliscono i cos:tuen: le relazioni tra singola parte e intero stabiliscono i cos:tuen: (elemen< che appartengono a un’unità maggiore) di una stru;ura sinta?ca es. Maria / saluta Luigi = 2 cos:tuen: immedia: , di cui uno suddivisibile in altri 2 saluta / Luigi, e la combinazione Maria saluta Luigi.
  5. quelli che stabiliscono una gerarchia di dipendenze relazioni tra le par< nell’interno, che is<tuiscono una gerarchia tra gli elemen<, quindi una dipendenza tra un elemento e l’altro (es. Maria saluta Luigi = il verbo se transi<vo chiama a sé un ogge;o, che dipende dal verbo stesso) IL SINTAGMA È l’unità minima della sintassi e viene anche chiamato cos<tuente. Può avere una stru*ura semplice (Mario) o una stru*ura complessa (il cugino del mio amico). Il sintagma può essere definito come la minima combinazione di parole, cos<tuita almeno da una parola, in cui valgono le regole di accordo o di reggenza Þ la bella casa // il belle casa (sintagma vs non sintagma)

Tipi di sintagma

  1. SN nominale: Mario, la bella casa
  2. SV verbale: deve contenere un verbo
  3. SP preposizionale: deve contenere una preposizione Esistono sintagmi contenu< nei tre sintagmi sopracita<, che rendono un sintagma complesso e funzionano come modificatori
  4. SAvv avverbiale: modifica il verbo
  5. SAgg agge?vale: modifica i nomi “Il libro di fisica”: elemento nucleare, che non può cadere ed a;ribuisce alcune proprietà al sintagma, è in questo caso il libro , nucleo del sintagma che non può essere omesso, altrimen< il sintagma decade. Gli elemen< che accompagnano il nucleo hanno dei ruoli specifici: di fisica è un SP, che opera come modificatore, modificando il nucleo, dandoci info aggiun<ve; Il ha ruolo di specificatore o determinante (il libro, un, quel, ogni…), che specifica e definisce. I modificatori possono applicarsi in maniera ricorsiva : all’output dell’operazione stessa, per espandere la stru;ura del sintagma. Il libro di fisica – il libro vecchio di fisica – il libro vecchio di fisica che ho preso in biblioteca ð Il nucleo nominale può essere espanso e il risultato dell’espansione si può so;oporre ad un’altra. INDICATORE / ALBERO SINTAGMATICO Albero e<che;ato che perme;e di rendere visivamente la stru;ura di una frase – un albero è cos<tuito da nodi da cui si dipartono i rami; serve per definire meglio i ruoli dei sintagmi all’interno di una frase e per iden<ficare i diversi elemen< che cos<tuiscono un sintagma. SN Art. N un libro Þ SINTAGMA NOMINALE si costruisce a;orno ad un nome , ma le forme possono essere molto diverse nome: Mario pronome: tu ® stru*ure complesse determinante + nome: il cane determinante + nome + agg: il cane randagio = randagio SAgg, modificatore nome + frase rela<va: il cane che ho salvato = che ho salvato è modificatore nome + sintagma preposizionale: il cane di mio fratello = di mio fratello SP, modificatore

agge?vo + SP: avido di successo “di successo” non è necessariamente richiesto, ma un SAgg può avere al suo interno un SP Il sintagma agge?vale svolge <picamente funzione a*ribu:va (Bambino goloso) in un SN , ma potrebbe avere anche funzione predica:va se u<lizzato con un verbo copula<vo (Luigi è goloso). Þ SINTAGMA AVVERBIALE si costruisce a;orno ad un avverbio, potrebbe essere cos<tuito e modificato da un altro avverbio avverbio: volen<eri avverbio + avverbio: molto volen<eri ® può modificare SV: Maria parla lentamente ® può modificare F: Stranamente, Giovanni non ha chiamato – solitamente in posizione iniziale, o finale ® può modificare un avverbio: < parlo molto francamente – in cui “francamente”, in questo caso, modifica il verbo; gli avverbi che modificano altri avverbi sono solitamente intensificatori ® può modificare un agge?vo: è molto bravo Þ SINTAGMA PREPOSIZIONALE si costruisce a;orno ad una proposizione, che non può andare da sola preposizione + SN: di Giulia / del fiore / del debito pubblico ® può modificare SN: ho le;o il libro con la coper:na blu ® può modificare Agg: ricco di materie prime ® può modificare SV: ho le;o il libro con piacere ® può modificare un evento F: di solito, Luca legge libri di no;e Come individuare un sintagma?

  1. spostamento è un sintagma se le parole si muovono insieme nella frase “Luca / ha comprato / una macchina nuova / lo scorso anno” SN / SV / SN / SN (funz. avverbio)
  2. frase scissa frase par<colare cara;erizzata dalla presenza del verbo essere , di un elemento che viene dislocato , e dal che “È Luca che ha comprato la macchina nuova lo scorso anno” = Luca è l’elemento dislocato “È lo scorso anno che Luca ha comprato una macchina nuova” = lo scorso anno è l’elemento dislocato Esempio “La cassa rurale / aiuta / la piccola azienda” SN SV SN Nella combinazione sono presen< 3 sintagmi, di cui 2 complessi, riconoscibili facendo ricorso al significato o alla sos:tuzione con sintagmi minimi.

Ad esempio, i due SN possono essere sos<tui< da altri sintagmi più semplici come Luigi e Pietro; si stabilisce che sono combinazioni significa:ve perché il significato intui<vo porta ad escludere altre combinazioni, come “cassa aiuta la”. La somiglianza sulla quale si basa la sos<tuibilità ha due aspe?:

  • perme;e di ricondurre il molteplice al semplice ( la cassa rurale è simile a Luigi );
  • me;e in luce una categoria generica, che si manifesta nei casi specifici; il nome Luigi e l’espressione la cassa rurale sono “istanze” o manifestazioni di una medesima categoria, quella del sintagma nominale. GRAMMATICA VALENZIALE Il modello della valenza è nato grazie al linguista LUCIEN TESNIÈRE, che applicò il modello della chimica alla sintassi. Secondo il modello valenziale, il verbo richiede degli elemen< che ne saturino la valenza, così come fa l’atomo. Quello <picamente chiamato verbo transi:vo necessita un sogge*o ed un ogge*o per saturarne la valenza. Così facendo, la saturazione può creare stru;ure frasali corre;e e complete. Þ valenza è ciò che il verbo richiede a saturazione della sua stru;ura, ma anche richiesta da nomi o agge?vi; è depositata nel lessema da un punto di vista seman<co (richiesta su piano seman<co); si manifesta nella stru;ura sinta?ca. “Spedire”: Luigi ha spedito – seman<camente il verbo non è saturato, necessita un ogge;o che dia un’altra informazione (Luigi ha spedito una le;era a qualcuno) “La valenza è la manifestazione sinta7ca di una stru*ura seman:ca predica:vo-argomentale.” Gli elemen< che saturano il verbo si chiamano argomen:. Un verbo li deve avere e rendere manifes< per mostrare le sue capacità predica<ve. Secondo Tesnière, gli argomen< si chiamano a*an: (partecipan< all’azione richiesta dal verbo).
  • Mario dorme = sogge;o + predicato Dormire è <picamente intransi<vo, ma, secondo la valenza del verbo il sogge;o è obbligatoriamente richiesto, per far sì che il verbo acquisisca il proprio significato.
  • Mario compra un’auto = sogge;o + predicato + ogge;o dire;o Comprare è <picamente transi<vo, necessita di entrambe gli argomen< perché, se tol<, il verbo non è completamente saturato.
  • Mario abita a Livorno = sogge;o + predicato + loca<vo Abitare è <picamente intransi<vo, ma necessita comunque due elemen< che sono sogge;o e loca<vo, per essere un verbo predica<vo ed acquisire il suo significato. ® ecco perché la teoria di transi<vità e intransi<vità è superata. Gli argomen: nucleari fanno parte del nucleo frasale e sono obbligatoriamente richies< dal verbo. Ci sono anche elemen: circostanziali / circostan: / aggiun: Mario dorme in giardino = indica le circostanze in cui l’evento definito dal verbo si compie

La valenza è una dipendenza bilaterale se l’argomento è un a*ante (es. abita a Bergamo, in cui a Bergamo è argomento necessario); altri argomen< del verbo sono in dipendenza unilaterale (es. legge con gli occhiali, in cui con gli occhiali non è necessario). Le valenze richieste obbligatoriamente dalla sintassi corrispondono agli argomen< necessari per costruire la stru;ura seman<ca minima di un dato evento. A volte, un argomento può venire omesso nella sintassi, ma non nella seman<ca: in verbi come bere, mangiare non c’è la necessità di un ogge;o dire;o, anche se la natura del significato comporta necessariamente il secondo argomento (affinché ci sia un evento bere ci deve essere un bevitore e qualcosa che è bevuto). LE FUNZIONI SINTATTICHE Sono le funzioni che ricoprono i sintagmi da un punto di vista frasale: soggeo – oggeo – obliqui. Þ sogge;o proprietà: ges<sce l’accordo col verbo dal punto di vista della persona e del numero “ Luigi mangia la mela” = Luigi è sogge;o - nelle lingue con i casi i sogge? hanno un caso dedicato, che è quello nomina<vo per il la<no posizione: precede spesso il verbo (transi<vo) forma del SN sogge*o: nome (Mario), preceduto da determinante (il cane), accompagnato da agge?vi (la bella vita), o da rela<va (il ragazzo che è appena entrato) Þ ogge;o proprietà: diventa sogge;o nella frase passiva “Luigi mangia la mela ” – nelle lingue con i casi gli ogge? hanno un caso dedicato, che è l’accusa<vo per il la<no “ La mela è mangiata da Luigi” – diventa sogge;o sinta?co posizione: <picamente segue il verbo / è re;o dal verbo senza la mediazione di una preposizione forma del SN ogge*o: =SN sogge;o, cli<ci (lo/<) Þ obliqui spesso realizzate mediante preposizione, possono avere ruolo di argomen< o di circostanziali Mario ha dato il libro a Giovanni guardo col binocolo comba;o con coraggio LA FRASE ® è una sequenza dotata di senso compiuto, seman<camente autonoma ® è autonoma anche dal punto di vista comunica<vo, cos<tuisce un messaggio autosufficiente ® deve contenere una predicazione, un’informazione riguardo a qualcosa Si tra*a di una frase? 1.Grazie forse allora decente saltare = NO, sequenza di parole casuale senza collegamento seman<co

2.Mario mangia una mela = SÍ, SEMPLICE 3.Mario crede che = NO, sequenza sinta?camente e seman<camente incompleta 4.Io prendere lo scatola il quale si trovano allo scaffale = SÍ, presenta mol< errori morfosinta?ci, ma il significato è intuibile (possibile pronuncia di un L2) 5.Il cane di Mario = NO, è solo un sintagma privo di predicazione; se contestualizzato, ad esempio in una risposta o esclamazione, potrebbe essere una frase 6.Ogni formica ascolta la canzone con a;enzione = SÍ, ma richiede contestualizzazione 7.Verdi idee incolori dormono furiosamente = SÍ, sul piano sinta?co, ma con anomalie seman<che / è una frase gramma<cale, rispe;a le regole sinta?che 8.Sofia nanna = SÍ, è una frase nominale (priva di verbo), ma significato e contesto sono chiari / sono più rare, solitamente le frasi si stru;urano a;orno a un verbo Þ FRASI NOMINALI si costruiscono a;orno ad un nome , il loro predicato / “nominale”: sostan<vo e agge?vo Socrate è giudice = predicato nominale è giudice Aris<de è calvo = predicato nominale è calvo IT usa di solito le forme del verbo essere, a volte non necessario (Bella, l’auto nuova di Luigi) RUOLI SEMANTICI Sono i ruoli che i partecipan< chiama< in causa in una frase assumono all’interno della frase stessa. Il ruolo dell’ a*ante è rappresentabile all’interno di un frame, una scena: Ø AGENTE: essere animato, iniziatore a?vo e volontario dell’azione (Mario cammina, Mario ha percosso Paolo) Ø PAZIENTE: coinvolto e toccato dall’azione (Mario ha stappato la bo?glia, Mario ha percosso Paolo) Ø BENEFICIARIO/MALEFICIARIO: en<tà a vantaggio/svantaggio della quale viene svolta un’azione (Ho preparato una torta per Mario) Ø STRUMENTO: en<tà inanimata per mezzo della quale si realizza un’azione (Ho tagliato la torta col coltello) Ø LOCATIVO: luogo in cui si svolge un’azione (Si dirige in fre;a a casa) Ø POSSESSORE: en<tà a cui si riconosce la proprietà di qualcosa (Claudia ha una casa) Ruolo seman<co e funzione sinta?ca (es. sogg., ogg.) non sono associa< in forma stabile. Luigi guida la macchina – agente Luigi è stato picchiato – paziente La lama taglia – strumento ® non tu? i sogge? sono agen<

PARZIALI / WH - : vertono su un sintagma (when, why, what, which, who) A che ora? Perchè? IUSSIVA Esprimono ordini o divie< Stru;ura: ® verbo al modo impera<vo (II persona sing o pl) Passami il sale! Richiamami alle cinque! ® al modo congiun<vo (esorta<vo) I p pl. Pian<amola di lavorare, andiamo tu? in vacanza III p sing. o pl. Vengano, signore e signori OTTATIVA Formulano auspici, desideri sul futuro o sul passato Ah, se potessi prevedere il futuro! Ti venisse un accidente! ESCLAMATIVA Augurio o esortazione, a? valuta<vi (opinione) Ma finiscila! Che sarà mai! Che bella giornata!

  1. diatesi FRASI ATTIVE FRASI PASSIVE Prospe?va dell’Agente = coniugazione del verbo alla forma a?va Prospe?va del Paziente = coniugazione del verbo alla forma passiva Il do;ore ha curato Leo Leo è stato curato dal do;ore Þ costruzione passiva: il passivo viene u<lizzato per demuovere un agente, per eliminare colui che compie l’azione, che può essere recuperabile dal frame , la scena: 1.L’uomo è stato multato = automa<camente il verbo multare richiama l’agente anche se non reso manifesto nella frase 2.Luigi è stato promosso = è ovvio che sia stato un docente a promuoverlo 3.Hanno arrestato gli autori della rapina = è ovvio che ad arrestarli sia stato un agente facilmente recuperabile “Hanno promosso Luigi” è equivalente a “Luigi è stato promosso”, funzionalmente; dal punto di vista pragma<co potrebbero esserci delle differenze. “Luigi è ele;o” ® PASSIVO PROCESSUALE: indica lo svolgersi di un processo – viene ele;o ® PASSIVO RISULTATIVO: indica il risultato di quel processo – risulta ele;o

MANIFESTAZIONI DEL NESSO SINTATTICO

Le dipendenze sono legami tra elemen< e si avvalgono di diverse strategie di manifestazione:

1. concordanza si ha quando un elemento trasferisce morfemi flessionali a un altro es. nel sintagma nominale il nome stabilisce genere e numero dell’agge?vo e dell’ar<colo: Il ga;o nero 2. reggenza i morfemi flessionali di un sintagma sono determina< da un altro sintagma es. DE Interesse für “Interesse per” + accusa<vo = è la reggenza imposta dall’elemento nominale es. in la<no abbiamo nomina<vo come sogge;o e accusa<vo come ogge;o dire;o, solitamente 3. giustapposizione perme;e alla posizione di indicare una funzione sinta?ca es. EN sogge;o e ogge;o sono tenu< dis<n< dalle diverse posizioni rispe;o al verbo finito (black cat: black modifica cat per giustapposizione) es. agg + nome = legame manifestato mediante giustapposizione Þ IT non fa sempre la differenza: Il vecchio libro di Luigi / il libro vecchio di Luigi = non modifica il piano sinta?co, ma quello seman<co – nella prima frase il libro è quello che Luigi usava precedentemente, nella seconda è veramente un libro vecchio.

CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE

XVI secolo sono avvenu< i primi tenta<vi sistema<ci: il mercante ed esploratore FILIPPO SASSETTI notò in India l’esistenza di parole (Dio, serpe, se;e, o;o, nove) che per senso e suono risultavano molto simili alle corrisponden< italiane; anche l’olanede FRANS VAN RAVELINGEN aveva rilevato che in persiano le parole per “fratello, figlia, topo, nome” somigliavano alle corrisponden< inglesi. SI notò quindi che: ® la pura elencazione delle lingue poneva difficoltà (=si tra;a di due lingue o di due varietà della stessa lingua?) ® lingue lontane presentavano cara;eris<che comuni XVII – XVIII secolo si iniziarono gli studi con l’obie?vo di trovare delle lingue imparentate, famiglie di lingue collegate. XIX secolo ® studi di gramma<ca comparata ® emerge l’esistenza di un’ampia famiglia linguis<ca che comprendeva lingue dell’Europa e dell’Asia – la famiglia indoeuropea Al riconoscimento di questa grande famiglia, contribuirono studiosi inglesi (WILLIAM JONES), tedeschi (FRANZ BOPP), e danesi (RASMUS RASK). Þ con FRANZ BOPP in par<colare la ricerca linguis<ca fece un salto di qualità, sviluppando la gramma<ca comparata, che me;e in relazione sistemi gramma<cali di lingue diverse per iden<ficare l’esistenza di un rapporto Criteri di classificazione Le lingue possono essere classificate a;raverso parametri diversi ® extralinguis<ci (posizione e diffusione geografica, numero di parlan<) ® linguis<ci: classificazione genealogica (parentela) – classificazione <pologica (<po linguis<co cui una determinata lingua può essere ricondo;a) CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA Mira a stabilire se alcune lingue derivano da un ceppo comune = due o più lingue sono gene<camente imparentate quando risalgono a un antenato comune (es. italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno sono lingue neola:ne o romanze, derivano dal la<no parlato, o “volgare”) Þ comparazione : è il primo momento d’indagine, è di fondamentale importanza, non deve tenere conto solo della somiglianza di parola, ma deve estendersi anche al sistema fonologico e morfologico; grazie al metodo compara<vo, si possono individuare i cambiamen< avvenu< in maniera regolare.

Il francese ha trasformato in maniera regolare dal la<no una proprietà fonologica: l’occlusiva velare davan< ad - a si è modificata in una frica<va velare ( c => ch). Questa regolarità viene individuata a;raverso il metodo della comparazione. Qui si pra<ca un processo di ricostruzione, perché manca la documentazione dell’antenato, che va quindi ipo<zzata e ricostruita. Le forma ricostruite si riconoscono perché segnalate dagli storici con un asterisco (es. indoeuropeo *owis “pecora” è una forma ricostruita). ð ricostruzione: perme;e di risalire a ordini di parentela superiore; confrontando le a;estazioni delle lingue romanze e di quelle germaniche con quelle di altre lingue an<che si può postulare l’appartenenza di queste lingue a una famiglia ancora più remota. Si può fare comparando tra loro le proprietà delle diverse lingue nelle loro diverse fasi di vita. Per operare una ricostruzione è necessario che il confronto me;a in evidenza: ® una uguale / simile posizione di fonemi ® delle corrispondenze fone<che regolari Nel caso di “madre” alcuni suoni si ripetono nella stessa posizione in maniera regolare (m-). Le regolarità sono dovute a ques<oni genealogiche, non sono per nulla casuali.

Þ LE LINGUE NON INDOEUROPEE

ques< studi hanno trovato nuove peculiarità e contribuito posi<vamente anche nell’analisi delle lingue indoeuropee

CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA

Riguarda il raggruppamento delle lingue in :pi linguis:ci, senza considerare assolutamente le affinità dal punto di vista genealogico sopracitate, o di <po storico/geografico. I cara;eri u<lizza< possono essere svaria<, riferendosi a proprietà stru*urali interne alla lingua : ® cara;eris<che morfologiche = <pi di morfologia che possiedono o non possiedono ® cara;eris<che sinta?che = disposizione dei diversi elemen< all’interno della frase (le funzioni sinta?che sogge;o, verbo, ogge;o) ® cara;eris<che fonologiche = il modo in cui si usano i suoni Classificazione :pologica su base sinta7ca In epoca recente la riflessione si è concentrata in par<colare sul modo in cui i cos<tuen< di una frase non marcata si dispongono, ovvero l’ ordine basico delle parole : es. frase indipendente dichiara<va “Luigi mangia la mela” segue IT s.v.o. ma, per fini pragma<ci, potrebbe assumere un ordine marcato “La mela, la mangia Luigi”: queste frasi non vengono analizzate nella classificazione <pologica. La maggior parte delle lingue del mondo prevede un ordine non marcato , tenendo conto unicamente delle proposizioni dichiara<ve non nega<ve e non interroga<ve (molte lingue presentano regole che portano inversioni e spostamen<), e i soli tes< di prosa (in cui l’ordine delle parole è più libero). SOV 45% (giapponese) - SVO 42% (italiano) - VSO 10% - VOS raro – OVS raro – OSV raro I tre <pi meno diffusi hanno in comune il fa;o che l’ogge;o precede il sogge;o. Lo studioso americano J.H. GREENBERG ipo<zzò che la scelta di un determinato ordine da parte di una lingua fosse da porre in relazione con altri aspe? della sintassi > :pologia correla:va. L’ordine degli elemen< sogge;o, verbo, ogge;o può essere messo in relazione con: ® presenza di preposizioni (IT, EN) o posposizioni (hindi) ® collocazione dell’agge?vo rispe;o al nome L’ordine basico delle parole potrebbe quindi avere implicazioni su altri elemen< sinta?ci, per cui = dato x, si trova sempre y. La <pologia si dedica alla ricerca di proprietà gramma<cali che non sono sogge;e a variazione interlinguis<ca ma sono condivise da tu;e le lingue > universali linguis:ci : UNIVERSALI ASSOLUTI Þ tu;e le lingue hanno vocali orali Þ tu;e le lingue hanno consonan< Þ tu;e le lingue dis<nguono tra nomi e verbi, dis<nguono ciò che è nominale e ciò che è verbale UNIVERSALI IMPLICAZIONALI corrispondono a proprietà presen< necessariamente in correlazione con altre proprietà in alcune lingue, e sono lega< alla correlazione che c’è tra un parametro e l’altro;

Classificazione :pologica su base morfologica Tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, si diffonde tra i linguis< la classificazione <pologica legata alla morfologia , ovvero alla stru;ura interna delle parole e al modo in cui le lingue le stru;urano, che fa sì che si possano iden<ficare qua;ro <pi linguis<ci dal punto di vista morfologico: ® isolante [ 1 parola/morfema = 1 significato ] le lingue isolan< sono quelle che tendono ad “isolare” ciascuna parola, come il cinese parola = morfema / 1: ® agglu<nante [ 1 morfema = 1 significato ] le parole hanno una stru;ura complessa, sono cos<tuite da più morfemi, dispos< in catena; i morfemi di solito hanno un valore univoco e una sola funzione es. turco : ellerimde “nelle mie mani” ® flessiva [ 1 morfema = 2 o più significa< ] parole abbastanza complesse, in cui un morfema indica più funzioni; presentano una base lessicale e affissi (mofremi cumula<vi) es. caso e numero espressi da un singolo morfo “buon - o” l ingue semi:che: all’interno del <po flessivo è stato riconosciuto il <po fusivo derivazione e flessione avvengono per mutamento di tema o di radica, o per addizione e fusione al tema di suffissi, che di solito danno più indicazioni = tema della parola e morfema sono fusi tra loro, in maniera da rendere impossibile una segmentazione tra i due es. LAT rosae “della rosa” : il tema rosa- è fuso con la desinenza - ae ® polisinte<ca / incorporante [1 parola = 1 frase ] stru;ura della parola più complessa: la parola è formata da più morfemi uni<, ma con diversi morfemi lessicali (= più radici); si ha un accumularsi teoricamente infinito di morfemi es. groenlandese occidentale: illu sananiqarsimaqqaarpuq "(la) casa fu costruita per prima" Alcune lingue presentano cara;eris<che di più di un <po: EN

  1. isolante: I will wait for you
  2. agglu<nante: dogs = dog + pl
  3. flessiva: geni<ve sassone = boy’s – boys’ IT è una lingua flessiva : bell-e (da bello, pl + femm) forzandone alcune proprietà, si potrebbe avere 1. isolante: auto cive;a 2. agglu<nante: ristru;urazione 3. polisinte<ca: retrocedere (retro + cedere = due radici lessicali

VARIAZIONE LINGUISTICA

La lingua non è un codice unitari, ma un repertorio di codici. Essa può variare nel tempo ( variazioni diacroniche ) e nello spazio ( variazioni diatopiche ), inoltre può essere realizzata in modo diverso a seconda dell’ambiente socioculturale ( varietà diastra:che ) o della situazione e delle necessità comunica<ve ( varietà diafasiche ). Infine, le varietà possono dipendere dal mezzo che si usa per la comunicazione con il proprio interlocutore ( varietà diamesiche ). Le varietà legate all’ asse sincronico sono quelle diastra<che, diafasiche e diatopiche. Le lingue non sono uniformi, ma si ada;ano ai contes< d’uso. Non esistono solo variazioni temporali. Le lingue che parliamo sono una varietà linguis:ca condivisa da una comunità di parlan<. Non esistono solo lingue standard; le lingue possono essere orali o scri*e. Þ La comunità linguis:ca non è quindi omogenea (esistono differen< gerghi e linguaggi tecnici, oppure limi< d’uso territoriali). La variazione della lingua è un fenomeno di portata sociale. GAETANO BERRUTO, 1974 «Una comunità linguis<ca è formata da tu? i parlan< che considerano sé stessi uten< di una stessa lingua, che svolgono regolari interazioni a;raverso un repertorio condiviso di segni linguis<ci e che hanno in comune una serie di valori norma<vi riguardo al linguaggio: essa può coincidere o intersecarsi con, o includere, o essere inclusa in una comunità sociale» Ovvero: Parlan< che usano lo stesso codice per comunicare, e comunicano con altre persone all’interno della comunità linguis<ca u<lizzando un insieme condiviso di segni linguis<ci, e che sanno usare le regole della propria lingua e formare frasi rispe;ando le regole gramma<cali della propria lingua. LABVOV, 1973 una comunità linguis<ca è «un gruppo di parlan< che condivide un insieme di a;eggiamen< sociali nei confron< della lingua» Ovvero: vengono messi in rilievo gli a;eggiamen< sociali nei confron< di quella lingua. Þ REPERTORIO LINGUISTICO “Il repertorio linguis<co è l’insieme delle risorse linguis<che di una comunità.”(Berruto) Non è soltanto la somma di lingue e varietà, ma anche i rappor< fra di esse, le gerarchie, le norme d’impiego e la diffusione / accessibilità delle lingue ai membri della comunità linguis<ca stessa. Definizioni complesse che tengono conto di micro-parametri per dare una definizione più ampia. Tendono a presentare una stru*ura gerarchica: es. l’italiano rispe;o ai diale? – le lingue e i diale? a disposizione dei parlan< non si trovano tu? sullo stesso livello, che dipende da: ® uso che se ne fa