






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti Lucio Anneo Seneca (vita, opere, pensiero...)
Tipologia: Dispense
1 / 11
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







La figura di Seneca può essere definita come quella di un saggio sui generis , unico nel suo genere. Un uomo che per tutta la sua vita ha ricercato la saggezza ma che, al tempo stesso, è consapevole di non averla mai raggiunta del tutto. Seneca ha vissuto una vita fatta di contrasti: quello tra l’ otium e il negotium ; quello tra la tranquillitas animi e il taedium vitae ; o ancora quello tra l’ottimismo e il pessimismo…Potremmo dire che Seneca stesso è un uomo contrastante, diviso tra i suoi dubbi e le sue debolezze, da una parte, e le sue ambizioni e brama di onore, dall’altra In lui sono racchiusi, al tempo stesso, la figura di pensatore, politico e filosofo, sempre pronto a dialogare con gli altri e con se stesso e sempre pronto a mettersi in discussione VITA Nasce a Cordova , in Spagna (una colonia romana) verso la fine del I secolo a.C. (non si conosce la data precisa, si pensa nel 4 o nel 2 a.C.) da una ricca famiglia di rango equestre (apparteneva alla gens Annea) Il padre, il famoso SENECA IL RETORE , era un esperto autore di Declamationes. La madre, invece, si chiamava ELBIA ed ebbe tre figli: Seneca, Novato e Mela. Mentre i primi due intrapresero la carriera senatoriale, Mela fu un procuratore imperiale A partire dalla più giovane età fu condotto a ROMA dove completò la sua formazione e studiò retorica da uno dei maggiori maestri del tempo, Papirio Fabiano , amante della filosofia e uomo che ricordò sempre con ammirazione. Ben presto, anche lo stesso Seneca si mostrò piuttosto incline verso tali studi. In maniera più specifica, fu vino alla FILOSOFIA PITAGORICA , prima, e allo STOICISMO , dopo, e seguì anche le lezioni del filosofo Sozione e dello stoico Attalo (i loro insegnamenti e la loro pratica quotidiana fatta di moderazione e austerità entrarono a far parte dei costumi e dei modi di vita di Seneca, almeno fino all’epoca neroniana) _Perché lo stoicismo?_ Perché il messaggio filosofico di questo pensiero si prestava perfettamente al periodo di vita che Seneca viveva al tempo. L’uomo, infatti, professava l’apatia, l’atharassia e il coraggio, necessari per affrontare l’esilio. Oltre a ciò, lo stoicismo offriva una spiegazione per le disgrazie e per il dolore Fin da giovane soffrì di una malattia chiamata ETISIA (una forma di tubercolosi polmonare, una sorta di asma), che, in alcuni episodi della sua vita, si dimostrò talmente grave da far sorgere in lui il desiderio di volersi uccidere (non lo fece soltanto per non arrecare dispiacere al padre)
In seguito a questo soggiorno in Egitto rientrò a Roma (non si conosce la data precisa) e intraprese il CURSUS HONORUM , la carriera politica, mettendosi in luce sopratutto per la sua strabiliante capacità oratoria Visse sotto tutti gli Imperatori della dinastia Giulio - Claudia e ci fornisce testimonianze su ciascuno di essi. In maniera più specifica:
persino di ucciderlo (grazie all’intervento di una sua amica riuscì a salvarsi. La donna, per convincere il principe, disse che tanto Seneca sarebbe morto di lì a poco)
infatti, il nuovo Imperatore lo accusò di essere coinvolto negli adulteri di Giulia Livilla , sorella di Caligola. In realtà, fu a causa di Messalina, prima moglie di Claudio, se Seneca venne accusato. La donna, infatti, era gelosa della nipote Giulia (la quale venne anch’essa esiliata). Seneca, nello specifico, trascorse 8 ANNI IN CORSICA. L’esilio fu molto importante per l’uomo al fine di AFFINARE LE SUE CAPACITÀ INTELLETTUALI (cominciò a leggere molto e a comporre parecchie opere filosofiche)
Nerone. Quest’ultima, convinta dalla sua cultura e dalla sua sensibilità, lo richiamò affinché diventasse educatore e MAESTRO DI NERONE , destinato ad essere il futuro imperatore
Nel 54 d.C. , una volta salito al potere Nerone, in seguito all’uccisione di Claudio (probabilmente commessa dalla stessa Agrippina) l’imperatore fu guidato nelle scelte politiche dagli insegnamenti dello stesso Seneca e del prefetto del pretorio Afranio Burro
fu segnato dal silenzio di Seneca che, non volendosi realmente opporre al principe, ma non condividendo le sue scelte, preferì restare a guardare e praticare la virtù in silenzio. Il filosofo rimase del tutto estraneo alle atroci azioni commesse dallo stesso Nerone tra cui, ad esempio, l’uccisione della madre Agrippina della cui invadenza era ormai stanco Ciò andò avanti fino al 62 d.C. Da questo momento in poi, invece, morto anche Afranio Burro, Seneca, ormai stanco, illuso e disilluso, chiese al principe di potersi ritirare a VITA PRIVATA adducendo come ‘’scusa’’ le sue pessime condizioni di salute Nel 65 d.C. , in seguito alla scoperta, da parte di Nerone, di una congiura organizzata contro di lui da un tale di nome PISONE , Seneca venne accusato di farvi parte e fu costretto a TOGLIERSI LA VITA
che un progetto violento e forzato di eliminazione del principe fosse inutile Si uccise in quello stesso anno, nel 65 d.C. , e la sua morte , commessa con coraggio e spirito filosofico, ricorda a grandi linee quella di molti altri martiri della libertà di pensiero, in maniera più specifica ricorda quella di Socrate. L’uomo muore conversando di filosofia con gli amici più cari e a fianco della giovane moglie Paolina che, pur desiderosa di morire con lui, verrà infine salvata in extremis ( è Tacito a raccontarci ciò dopo aver analizzato, nel corso della sua narrazione, tutte le debolezze e ambiguità del filosofo) PRODUZIONE LETTERARIA In relazione alla produzione letteraria del filosofo, si parla di POLIGRAFISMO. L’uomo, infatti, si dedica a più generi letterari differenti lasciandoci un vasto numero di opere. La maggior parte di queste sono IN PROSA e avanzano una RIFLESSIONE ETICA SULLA VITA e sui molteplici aspetti di quest’ultima
Il termine ‘Dialoghi’ non è del tutto appropriato, fa più che altro riferimento al tono utilizzato dal filosofo. Quest’ultimo, infatti, non interloquisce direttamente con i personaggi ma più che altro si rivolge ad essi (talvolta ad uno solo) o, altrimenti, parla al lettore (ciò vale per tutti e 10 i Dialoghi ad eccezione del ‘De tranquillitate animi’ dove si ha una vera e propria discussione tra Seneca e un tale di nome Anneo Sereno) I contenuti e il tono di tali opere richiamano quelli della DIATRIBA , quel genere nato in età ellenistica e sviluppatosi in ambito stoico - cinico che vede discutere un gruppo di uomini colti ora in tono IRONICO ora POLEMICO argomenti morali ed etici. All’interno di tali dialoghi, il filosofo avanza inizialmente una tesi su un dato argomento e, successivamente, la confuta con altrettante argomentazione spingendosi verso la RICERCA DELLA VERITÀ
Ciò che deve fare, piuttosto, è ESERCIZIO DI VIRTÙ e, dunque, un corretto ed equo uso di ricchezze, un considerare quest’ultime come un mezzo e non un fine. Oltre a ciò, l’essere sapiens si identifica con una tendenza all’essere saggio e al comportarsi bene ma ciò non toglie che non si finisce mai di fare ciò, di imparare e che NON C’É UN LIVELLO DI PERFEZIONE ASSOLUTA
Una volta ritornato a Roma nel 49 d.C. (grazie all’intervento di Agrippina) il filosofo è colto da una grande gioia personale e RITORNA ALLA VITA ATTIVA : sente il desiderio di scrivere e, probabilmente, in questi stessi anni, compose proprio questo Dialogo dedicato a Paolino , fratello o padre della giovane moglie, Paolina, e prefetto dell’Annona (si occupava dei rifornimenti di grano per la capitale) che viene esortato da Seneca a lasciare la vita pubblica e a dedicarsi all’introspezione Il principale TEMA affrontato è IL TEMPO
Roma, come tanti altri uomini, e dal ricordo della VITA LENTA che, invece, trascorreva in Corsica
l’opera sia più fruibile ed accessibile a tutti Il filosofo si domanda SE IL TEMPO COINCIDE CON LA VITA DELL’UOMO e, dunque, se il tempo coincide con la vita frenetica degli uomini, occupati costantemente in continue attività, o, piuttosto, se coincide con il momento dello studio di se stessi e della riflessione Ciò che vuole dimostrare non è, come sembrerebbe dal titolo, la brevità della vita (cosa di cui spesso si lamenta l’uomo). Piuttosto, punta a mettere in evidenza la LUNGHEZZA DELLA VITA che è tale solo se vissuta pienamente nella propria interiorità Molto spesso, infatti, l'uomo spreca il proprio tempus negli impegni del quotidiano e non solo. Ogni giorno, ogni cosa, ogni persona ci priva del nostro tempo. Che siano gli amici, i creditori, i clientes (ovvero i plebei che ricevevano favori)…che siano dei litigi con la moglie, delle visite, una malattia…il tempo che rimane agli uomini è ben poco In verità, però, LA VITA NON É BREVE , siamo noi che la rendiamo tale
come può vivere 50 anni e aver vissuto appieno. Il tempo fluisce continuamente come un CONTINUUM L’uomo non riesce a dominare nessuna dimensione temporale: rifugge dal passato e lo nega, vive angosciosamente l’attesa e la paura del futuro e non gode appieno del presente impegnato com’è nella propria occupazione
afferrando il ricordo), guardando serenamente al futuro e prevedendo quest’ultimo e vivendo pienamente il presente (facendone uso). Il sapiens, dunque, VIVE UNA VITA PROFONDA e COMPLETA Seneca, dunque, mette sulla scena e contrappone due tipi diversi di uomini e, parallelamente a ciò, riprende la distinzione tra Otium e Negotium :
Di datazione precedente al De Otio, si pensa venne composto negli ultimi anni di vita del filosofo. Rappresenta l’ UNICO DIALOGO nel senso vero e proprio del termine. Il destinatario è l’amico Anneo Sereno che svolge la funzione di attivo interlocutore (anche se solo nella prima parte) Mentre nel De Costantia sapientis Anneo Sereno sembra aderire ancora alla Dottrina Epicurea, qui, invece, non sembra essere più tanto sicuro di ciò e, piuttosto, sembra avvicinarsi allo Stoicismo Seneca, attraverso una profonda analisi psicologica, studia lo STATO DI INQUIETUDINE DEL DESTINATARIO
subentra il lui uno stato di inquietudine. A ciò aggiunge che l’uomo deve necessariamente liberarsi dal male di vivere e, per fare ciò, bisogna che segue un preciso percorso che prevede: l’allontanamento dalla vita pubblica, una scelta corretta degli amici (che devono essere sinceri e liberi dalle passioni), l’eliminazione della schiavitù delle ricchezze In questo senso, dunque, potremmo dire che Seneca si sta piano piano allontanando da Nerone il cui progetto politico di ‘ BUON GOVERNO ’ sta definitivamente decadendo e, oltre a ciò, rivede la posizione del filosofo che deve aderire alla vita pubblica al fine della ricerca del bene comune (tema ripreso anche nel De Otio)
Di datazione posteriore al De Tranquillitate animi, si pensa venne composto intorno al 62 d.C. (quando Seneca aveva ormai abbandonato la corte di Nerone). Ci è giunto MUTILO , mancante sia della parte iniziale che di quella finale. É dedicato ad Anneo Sereno Il TEMA trattato è la RIVALUTAZIONE DELLA VITA CONTEMPLATIVA su quella politica e, in maniera più specifica, il filosofo si concentra sull’ OTIUM e sul valore di quest’ultimo
Piuttosto, è una CONDIZIONE DELL’ANIMO necessaria alla saggezza (anche per chi è politicamente attivo) Infatti, sebbene, è necessaria sia la partecipazione politica, sia dedicarsi alla contemplazione Oltre a ciò, Seneca afferma che il sapiens non ha la possibilità di partecipare alla vita pubblica rimanendo coerente ai principi filosofici, è impossibile ciò. Lui stesso, infatti, ha deciso di ritirarsi a vita privata in seguito all’esperienza vissuta a fianco dell’Imperatore Nerone
La datazione risale agli ultimi anni di vita del filosofo. È dedicato a Lucilio , personaggio reso celebre tramite le Epistulae Il TEMA trattato è la PRESENZA DEL MALE nel mondo che, troppo spesso, colpisce i più buoni e se, visto ciò, esiste o meno un dio o un principio razionale Seneca sostiene che le avversità possono essere affrontate solo attraverso la virtù e, affinché questa si manifesti e si rafforzi, è necessaria la loro presenza. Oltre a ciò, aggiunge che in realtà all’uomo buono, dunque virtuoso, non può accadere alcun male dal momento che lui stesso è al di sopra di questo Il filosofo, infine, si oppone alla filosofia Epicurea che escludeva l’intervento divino e, infatti, sostiene che questi mali sono SEGNI DIVINI che gli dei inviano a favore degli uomini. Quest’ultimi, dunque, TROVANO IL BENE ATTRAVERSO IL MALE
Nella PREFAZIONE DEL TERZO LIBRO , inoltre, Seneca dichiara di avvicinarsi alle ricerche naturali in età avanzata poiché indotto dal desiderio di conoscere e studiare i segreti della natura. Gli spunti filosofici e moralistici, rimangono, perciò, frequenti Nella CONCLUSIONE , infine, egli fa coincidere Dio con la Natura, nella quale riconosce la forza provvidenziale del fato e attraverso la cui conoscenza viene identificata la via verso la sapientia e la salvezza cui deve tendere il saggio. Seneca contempla il mondo, la natura, i fenomeni naturali e ritiene che l’uomo non debba essere travolto dalla paura della dimensione naturale solo perché non può essere predetta. L’unica cosa che può fare l’uomo è NON CORROMPERE L’EQUILIBRIO NATURALE
Scritto tra il 55 - 58 d.C. , era principalmente destinato a Nerone e aveva lo scopo di arginare la sua indole autocratica e violenta. Si tratta di un’opera di CONTENUTO FILOSOFICO-POLITICO ed è divisa in TRE LIBRI Seneca sostiene che la CLEMENZA sia un’ ESIGENZA NATURALE , necessaria ai governatori dello Stato
grande potere che deve corrispondere alla grandezza d’animo. Se chi detiene il potere ha un atteggiamento mite, si assicura la fedeltà dei suoi sudditi riuscendo ad ottenere sicurezza e difesa. Il re, infatti, punisce per necessità, il tiranno per piacere Seneca considera questa clemenza l’opposto dell’ira e, insieme con la parsimonia, essa deve essere posseduta dal sovrano. Oltre a ciò, non deve essere confusa con la compassione (definita piuttosto come una malattia dell’animo). Quest’ultima, infatti, è un perdono totale mentre la clemenza è il PERDONO DI UNA PARTE DELLA PUNIZIONE Seneca segue la tradizione ellenistica dello SPECULUM PRINCIS , un trattato che delineava il ritratto ideale in cui il principe doveva rispecchiarsi e che mirava al recupero di alcuni valori e principi della età augustea e repubblicana. Seneca, da parte sua, non lascia spazio al recupero dell’importanza del Senato ma solo di alcuni aspetti riguardanti il principe. Il trattato, dunque, è un RITRATTO UNILATERALE DEDICATO A CHI GOVERNA (tendenza tipicamente neroniana)
124 lettere divise in 20 libri (la divisione sembra risalire allo stesso Seneca) che vertono su argomenti di tipo MORALE-FILOSOFICO e presentano un maggior contatto diretto con le esperienze della realtà quotidiana. Si registra una maggiore vicinanza alla tradizione diatribica e sono indirizzate a Lucilio. Furono composte tra il 62 e il 65 d.C. Vi sono VARI QUESITI riguardo a queste lettere. Gli studiosi, infatti, si chiedono se l’epistolario sia reale o, piuttosto, se sia una finzione letteraria, se è possibile delineare la personalità del destinatario basandosi solo sulle lettere del mittente, se il rivolgersi all’interlocutore sia un qualcosa di finto e se, in realtà, Seneca si rivolge a se stesso
l’ INTENZIONE DI PUBBLICARLE. Attraverso queste, infatti, egli si vanta di aver introdotto nella letteratura latina un nuovo genere letterario, ossia l’ EPISTOLOGRAFIA FILOSOFICA (usata spesso, anche da filosofi greci come Epicuro, per diffondere in maniera semplificata e più comprensibile gli elementi base di una dottrina) Le epistole si sviluppano come DIATRIBE , ossia come conversazioni libere, e lo stile usato è molto particolare (è discorsivo, contorto ma non costruito)
I TEMI affrontati nelle epistole sono LIBERI e VARI e traggono tutti spunto dalla vita quotidiana e dalle stesse esperienze di Seneca
questi ritroviamo: quelli riguardanti lo stoicismo (la concezione di Dio e della Natura), il progresso umano nella storia, l’humanitas e l’uguaglianza, l’amicizia, la figura del saggio, il corretto uso del tempo, la lontananza dalle passioni, le giuste letture a cui dedicarsi, l’accettazione dell’idea della morte… Attraverso le sue esperienze, Seneca vuole giungere al MIGLIORAMENTO MORALE di sé e di Lucilio
Altra importante caratteristica è la GRADUALITÀ
SATURAM ) Consiste in un LIBELLO SATIRICO , una sorta di pamphlet, composto, secondo molti studiosi, nel 54 d.C. (ovvero dopo la morte dell’Imperatore Claudio)
che, contemporaneamente alla composizione di quest’opera, all’interno della quale si pensa essere avanzata una critica nei confronti dello stesso Imperatore, il filosofo compone anche un’altra opera, un elogio funebre che verrà poi pronunciato da Nerone e sempre indirizzato a Claudio. Questa situazione di dualismo, dunque, vista come un DOPPIO GIOCO INTOLLERABILE , induce a pensare che in realtà l’Apokolokuntosis sia stato composto in un secondo momento, intorno al 59 d.C. Rappresenta una delle opere più problematiche e discusse di Seneca e, al tempo stesso, si allontana molto da quello che era stato, almeno fino a quel momento, il mondo morale, filosofico e poetico dell’uomo Il TITOLO ci è pervenuto, in maniera indiretta, dallo storico e politico romano CASSIO DIONE il quale scrive, tra il II e il III secolo d.C., la propria opera in greco Il termine Ἀποκολοκύντωσις presenta, nella sua radile, sia il termine αποθέωση (ovvero apoteosi, ascesa al cielo) sia il termine Κολόκυνθα (ovvero zucca). Il suo significato, dunque, sarebbe quello di ZUCCHIFICAZIONE / TRASFORMAZIONE DELLA ZUCCA / TRASFORMAZIONE IN ZUCCA
all’interno dell’opera non si parla della trasformazione di qualcuno / qualcosa in zucca. La seconda, invece, risulta essere più plausibile poiché induce a pensare che con ‘zucca’ si faccia riferimento a Claudio, visto come uno sciocco. É, dunque, un’ APOTEOSI AL ROVESCIO (Claudio viene messo in ridicolo altro che divinizzato)
DELLA FAVA (una sorta di parodia dell’apoteosi, un’opera in cui Cicerone racconta di un tale che voleva essere divinizzato ma che finiva per essere trasformato in una fava). Questo stesso mimo sembra a sua volta rifarsi ai pitagorici (secondo questi, infatti, le anime dei morti si trasformavano in animali o in piante) L’opera appartiene al genere letterario della SATURA MENIPPEA , un genere letterario inventato nel III secolo a.C. dal filosofo greco - cinico MENIPPO DI GAGARA , di cui non ci è rimasto nulla
punto di vista tematico, invece, una caratteristica fondamentale era lo SPOUDAIOGHÈLOION ovvero una mescolanza di tono serio e di tono comico, l’uso di espressioni in greco e l’ambientazione nel mondo dell’aldilà (tutti elementi presenti anche nell’Apokolokyntosis di Seneca)
Il corpus del teatro senecano conta 10 TRAGEDIE
dei figli, viene reso folle da Giunone. Ciò che lo rappresenta qui è, dunque, la pazzia. Una pazzia tale da non fargli più riconoscere i suoi cari che, per l’appunto, uccide. Ripreso il senno, vorrebbe dunque uccidersi ma, alla fine, ci rinuncia. Ricorda la tragedia ‘Baccanti’ di Euripide dove Penteo viene ucciso dalle donne tebane tra queste vi è anche la madre Agave), invasate dal dio Dioniso
triste destino di Ecuba, vedova di Ettore). Ricorda la tragedia ‘Troiane’ di Euripide dove si racconta del destino nelle donne troiane (Cassandra, Andromaca ed Ecuba)
dell’odio reciproco dei due figli di Edipo e della loro lotta per il potere). Il testo di Seneca si presenta come quello di una tragedia interrotta e ancora in fase di creazione
e abbandonata per un’altra donna), architetta una vendetta nei confronti di quest’ultimo: uccisione dei figli davanti agli occhi dello stesso Giasone
anni. In sua assenza, la moglie Fedra si è perdutamente innamorata di ippolito che, però, la rifiuta. La donna, perduto il suo senno, si confida con la nutrice che, a sua volta, lo rivela a Teseo, tornato in Patria. L’uomo scaglia su Teseo la maledizione di Poseidone e Fedra, alla fine, si uccide per lo strazio
Edipo, desideroso di scoprire quale contaminazione avvolge Tebe, scopre la tragica verità attraverso una serie di esperienze sovrannaturali (e.g. evocazione del fantasma del padre morte, Laio) e una serie di sbrigativi interrogatori. Edipo si cava gli occhi e Giocasta si uccide
moglie Clitemnestra (spinta dall’amante Egisto e finalmente capace di vendicare su di lui il delitto del padre Atreo). Ricorda l’Agamennone’ di Eschilo
fratelli Atreo e Tieste. Nello specifico, racconta dell’ultima vendetta di Atreo che, offeso un tempo dal fratello, architetta contro di lui una vendetta. Finge di volersi rappacificare, lo invita ad un banchetto e come pasto gli imbandisce la carni cucinate dei figli (Tieste alla fine verrà a conoscenza di ciò)
dalle sofferenze provocategli da una tunica tinta dal sangue del centauro Nesso e inviatagli dalla moglie Deianira (gelosa del nuovo amore dell’uomo per Iole). In realtà la donna non era a conoscenza dell’effetto di questa tunica, anzi. Credeva, come le era stato detto da Nesso, che avrebbe riportato a lei il suo amore. Alla fine Ercole, straziato dalle sofferenze, muore e, con lui, anche Deianira si uccide
di tale incertezza sta nel fatto che in una scena appare l'ombra di Agrippina che profetizza la morte di Nerone (avvenuta nel 68 d.C. cioè dopo la morte di Seneca che, invece, è avvenuta nel 65 d.C.). Altri motivi sono che i fatti narrati e rappresentati si riferiscono all’anno 62 d.C. e che all’interno della vicenda è presente lo stesso Seneca
Octavia era la prima moglie di Nerone da quest’ultimo, dapprima ripudiata, e poi uccisa. L’opera racconta proprio il ripudio e la condanna a morte della donna (un evento che Seneca cercò di evitare consigliando a Nerone la clemenza). Molti ritengono che ad elaborare l’opera sia stato un imitatore posteriore che probabilmente si cimentò in un’esercitazione poetica TEMATICHE e STRUTTURA Le tragedie di Seneca seguono il modello tradizionale greco e comprendono, dunque, un prologo, tre episodi e un esodo. Un totale di 5 ATTI inframmezzati da 4 INTERVENTI CORALI (i cori, in realtà, non intervengono realmente e in modo significativo. Piuttosto, si limitano ad osservare, a commentare e a riflettere) Per ciò che riguardi le tematiche, le scene sono trattate con AMPIA LIBERTÀ e CUPO PESSIMISMO e, in alcune di essere, vi è un notevole senso di HORROR
tempo stesso, però, non manca il rapporto con il teatro tragico latino (anche se tale richiamo non è ben delineabile vista la scarsa quantità di frammenti rimasti. Le tragedie di Seneca, infatti, sono gli UNICI TESTI COMPLETI del teatro tragico latino)
sulla scena gli aspetti più orripilanti, più terribili, più macabri del teatro classico e il fine è quello di mettere in rilievo il male che c’è nel mondo Da non dimenticare il CARATTERE PEDAGOGICO , caratteristico del teatro Senecano, ricavabile dal TONO delle tragedie stesse. Questo, infatti, è assolutamente declamatorio (colorito ed enfatico), è come se lo scrittore volesse con insistenza comunicare un messaggio, più di morte che di vita, che si rivolge principalmente al giovane Nerone il quale deve essere indirizzato verso la via della moderazione TEATRO SENECANO E TEATRO GRECO A CONFRONTO La differenza fondamentale è che nel teatro greco l’elemento drammatico fondamentale è costituito dal rapporto fra l’uomo e la dignità. Nel teatro senecano, invece, gli dei risultano sostanzialmente assenti e siamo di fronte un teatro più realistico, non proteso a rappresentare il rapporto con la divinità e finalizzato a rappresentare e a descrivere le sofferenze dell’uomo per il quale non vi è possibilità di riscatto Al di là di ciò, caratteristica del teatro Giulio Claudio, dell’età neroniana nello specifico, sono il BAROCCHISMO e il GUSTO PER L’ORRORE
descrizioni di personaggi che raccontano delitti, imprese sanguinose, scene portatrici di particolari assolutamente orribili… Carlotta Mineo Mineo Liceo Classico G. Garibaldi 2020-