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APPUNTI SINTASSI E SEMANTICA, Appunti di Morfologia e Sintassi

appunti sintassi e semantica moduli 2

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 04/05/2018

lucia_ghizzoni
lucia_ghizzoni 🇮🇹

4.3

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29 documenti

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MODULO 3
Sia ontologicamente che storicamente la lingua parlata viene prima di quella scritta:
tutte le lingue sono prima parlate e poi scritte. La scrittura ci consente infatti di
fissare su un supporto stabile e duraturo ciò che viene pronunciato durante le
produzioni linguistiche orali.
Ciò che caratterizza la specie umana dagli animali è la sostanziale capacità di creare,
a partire da un numero finito di fonemi, milioni di significati: emozioni, sentimenti,
ordini, preghiere.
Accanto al linguaggio parlato, dimensione fondamentale che caratterizza il
fenomeno della lingua, esistono altri codici secondari:
Linguaggio mimico: è affidato all’atteggiamento del volto, le espressioni dello
sguardo che accompagnano il linguaggio verbale per puntualizzarlo,
rafforzarne i contenuti. La mimica può bastare anche per rappresentare un
sentimento generale, ad esempio inarcare le sopracciglia, piegare la labbra
verso il basso (disappunto, tristezza, ira) vs piegare le labbra verso l’alto
(felicità gioia).
Linguaggio gestuale: insieme di gesti che compiamo con le mani o con la
testa per significare qualcosa. Ad esempio il gesto più diffuso è quello
adoperato per affermare o negare: per dire sì, muoviamo il capo dall’alto verso
il basso, per dire no scuotiamo la testa in direzione orizzontale (anche se nel
mezzogiorno esistono gesti istintivi che vedono solo movimenti verticali sia
per il sì che per il no).
Linguaggio prossemico: legato alla distanza fisica tra due interlocutori
(maggiore distanza maggior differenza e soggezione, minor distanza, maggior
confidenza), ma anche postura del corpo, eretto o piegato in un inchino.
Questi tre linguaggi vengono utilizzati come ausiliari rispetto al linguaggio
parlato, ovvero difficilmente sostituiranno completamente il linguaggio verbale.
Per quanto riguarda lo scritto invece, esso rappresenterebbe un linguaggio
secondario che contrassegna una civiltà e permette di mantenere la memoria del
passato trasmettendola di generazione in generazione.
Scritto e parlato si collocherebbero ai poli di un continuum, lungo il quale
sono riconoscibili un insieme di varietà intermedie.
1)PARLATO TIPICO:
-esaurisce la sua funzione nell’immediatezza della comunicazione
-coinvolge poche persone
-non aspira a lasciare traccia nel tempo
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MODULO 3

Sia ontologicamente che storicamente la lingua parlata viene prima di quella scritta: tutte le lingue sono prima parlate e poi scritte. La scrittura ci consente infatti di fissare su un supporto stabile e duraturo ciò che viene pronunciato durante le produzioni linguistiche orali.

Ciò che caratterizza la specie umana dagli animali è la sostanziale capacità di creare, a partire da un numero finito di fonemi, milioni di significati: emozioni, sentimenti, ordini, preghiere.

Accanto al linguaggio parlato, dimensione fondamentale che caratterizza il fenomeno della lingua, esistono altri codici secondari:

  • Linguaggio mimico: è affidato all’atteggiamento del volto, le espressioni dello sguardo che accompagnano il linguaggio verbale per puntualizzarlo, rafforzarne i contenuti. La mimica può bastare anche per rappresentare un sentimento generale, ad esempio inarcare le sopracciglia, piegare la labbra verso il basso (disappunto, tristezza, ira) vs piegare le labbra verso l’alto (felicità gioia).
  • Linguaggio gestuale: insieme di gesti che compiamo con le mani o con la testa per significare qualcosa. Ad esempio il gesto più diffuso è quello adoperato per affermare o negare: per dire sì, muoviamo il capo dall’alto verso il basso, per dire no scuotiamo la testa in direzione orizzontale (anche se nel mezzogiorno esistono gesti istintivi che vedono solo movimenti verticali sia per il sì che per il no).
  • Linguaggio prossemico: legato alla distanza fisica tra due interlocutori (maggiore distanza maggior differenza e soggezione, minor distanza, maggior confidenza), ma anche postura del corpo, eretto o piegato in un inchino. Questi tre linguaggi vengono utilizzati come ausiliari rispetto al linguaggio parlato, ovvero difficilmente sostituiranno completamente il linguaggio verbale. Per quanto riguarda lo scritto invece, esso rappresenterebbe un linguaggio secondario che contrassegna una civiltà e permette di mantenere la memoria del passato trasmettendola di generazione in generazione. Scritto e parlato si collocherebbero ai poli di un continuum, lungo il quale sono riconoscibili un insieme di varietà intermedie. 1)PARLATO TIPICO: -esaurisce la sua funzione nell’immediatezza della comunicazione -coinvolge poche persone -non aspira a lasciare traccia nel tempo

-necessaria una comunicazione con interlocutori che siano interessati ad ascoltarci nel momento in cui avviene la situazione comunicativa

  • E’ molto più libero rispetto allo scritto
  • presenta minore pianificazione
  • le frasi sono brevi, spesso monoproposizionali e difficilmente troveremo strutture ipotattiche di subordinazione. Infatti le realizzazioni ipotattiche sono garantite spesso grazie all’ intonazione.

-spesso non collegate sintatticamente le une con le altre, ovvero sono GIUSTAPPOSTE (messe una vicino all’altra senza organizzazione gerarchica).

-Nel parlato utilizziamo anche segnali discorsivi, ovvero parole vuote che hanno solo funzione semantica (“poi ha fatto un discorso vabbè..” = VABBE’ è una parola che non ha significato )

  • PROLUNGAMENTO VOCALE , segnalato con il simbolo _ (esempio Ehh_gli era stata posta una domanda)
  • PAUSA , segnalato con / ( gli era stata/ posta una domanda/)
  • INTERRUZIONI: possono essere di due tipi, ovvero a livello frasale o a livello di parola

Il parlato può permettersi di essere implicito facendo riferimento al contesto in cui la comunicazione si svolge, adottando due meccanismi:

  • presupposizione: dare per noto un elemento non presentato nel discorso, perché ricavabile dalle conoscenze dell’interlocutore. Molto frequente nell’uso del parlato. Esempio: Teresa va d’accordo con Sandro, che non fa troppi confronti con la prima moglie= Teresa è la seconda moglie di Sandro.

-deissi: riferimento al contesto, in relazione al tempo (avverbi ieri, oggi), spazio (qui, lì, questo, quello), o alle persone implicate (io, tu). Sarebbero frasi “sospese nel vuoto” se trasferite nello scritto. Esempio: “siediti qui”= so dove sedermi se vedo la situazione.

E’ anche vero che deissi e presupposizioni possono avere largo uso nello scritto colloquiale, in particolare nella situazione di SMS dove abbiamo testi colloquiali che rispecchiano il linguaggio parlato.

2)SCRITTO CANONICO : con lo scritto posso comunicare con destinatari lontani temporalmente o psicologicamente. Si rivolge ad un pubblico indifferenziato, che comprendono i posteri, persone che potrebbero avere un interesse futuro. Enunciati molto più lunghi, organizzati gerarchicamente, complessi e collegati fra loro da una trama sintattica ben definita con prevalenza di ipotassi su paratassi.

TESTO

La parola testo fa riferimento alla metafora del tessuto, della trama di singoli fili che da vita ad un insieme organico e può essere sia scritto che orale.

Per parlare di testo è necessario che si abbia una produzione linguistica fatta con l’intenzione di comunicare e nella quale si possano individuare un emittente e un ricevente.

Sarà considerata testo sia la Divina Commedia, ma anche un semplice cartello con scritto USCITA: entrambe infatti hanno un contenuto comunicativo (il cartello avrà solo un significato, mentre la Divina Commedia molti di più), e possiamo individuare un emittente e un ricevente (il cartello è emesso dal proprietario o dalla legge e si rivolge al pubblico, mentre la divina commedia ha come emittente l’autore Dante e si rivolge ad un destinatario “aperto”).

-I testi possono essere classificati anche in base al grado di rigidità che presentano: tra i testi rigidi troviamo ad esempio i testi scientifici, o ancora il linguaggio giuridico; mentre il significato dei testi poetici sono il frutto di un esercizio interpretativo dato dal lettore.

-Esistono dei requisiti fondamentali perché si possa parlare di testo. I più importanti sono:

1) coesione= consiste nel rispetto dei rapporti grammaticali e della connessione sintattica fra le varie parti del discorso. Esistono vari modi in cui si può violare questo principio:

-non rispettando la concordanza di numero tra soggetto e predicato

-non rispettando la concordanza di genere tra sostantivo e articolo, aggettivo.

-non rispettando l’abituale ordine delle parole.

Per garantire la coesione testuale abbiamo due strumenti:

  • coesivi: vari modi per richiamare un elemento già espresso in precedenza. Tra gli usi troviamo:
    • I pronomi : in particolare personali e dimostrativi. Sono più comuni nello scritto che nel parlato soprattutto se consideriamo i dimostrativi in funzione di soggetto come quella, codesto, costoro. Tra i più utilizzati

abbiamo lui, lei, loro ma anche il dativo gli, per indicare sia maschile e femminile.

  • Sostituzione lessicale mediante vocaboli : utilizzando sinonimi (condivisione più o meno specifico del significato con un altro vocabolo), iperonimi (vocabolo che include il significato di un altro gatto-felino), nomi generali (significato generico). Iperonimi e nomi generali sono particolarmente usati nel linguaggio giuridico.
  • Riformulazione: consiste nel sostituire qualcosa di già detto con un’espressione che richiami ciò di cui si è parlato. Il richiamo può essere fatto a una conoscenza largamente diffusa (es Napoleone si rifugiò…..BONAPARTE), oppure anche di fronte a conoscenze nuove (in questo caso il richiamo sarà differente; esempio: Andrea Zanzotto confessò di…….L’AUTORE DEL GALATEO IN BOSCO) che saranno richiamate in maniera più specifica poiché si da per scontato che l’informazione sarà sconosciuta a gran parte delle persone.
  • Ellissi: omettere un riferimento esplicito già detto, poiché il contesto contribuirà ad eliminare qualsiasi dubbio. In italiano spesso è addirittura obbligatorio, poiché in caso contrario si svilupperebbero strutture agrammaticali: esempio “Paolo prese l’impermeabile ed uscì” *Paolo prese l’impermeabile e lui uscì”. E’ obbligatoria anche in caso di brani relativamente lunghi al fine di MANTENERE IL SOGGETTO INVARIATO.

-connettivi: i connettivi sono elementi che assicurano la coesione di un testo garantendo i rapporti logici e sintattici fra le varie parti.

Dei connettivi fanno parte in primo luogo le congiunzioni (perché, dunque, tuttavia), ma anche avverbi (sì, veramente) con funzione di connettivi.

Le congiunzioni possono essere anche omesse, ma in quel caso si andrebbe a creare uno squilibrio sintattico: es “Non è arrivata: ha perso il treno”= “perché ha perso il treno (subordinata”); “quindi ha perso il treno (coordinata)”.

Spesso, soprattutto in ambito giornalistico, le congiunzione omesse vengono sostituite con i segni di punteggiatura: due punti, punto e virgola, punto.