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Una panoramica di diversi concetti chiave del diritto internazionale, tra cui la sovranità degli stati, la responsabilità internazionale, il diritto all'autodeterminazione e la gestione delle risorse naturali. Vengono affrontati argomenti come il riconoscimento degli stati, il diritto di passaggio inoffensivo, la convenzione di Montego Bay, le regioni polari, la soggettività dei movimenti di liberazione nazionale (MLN) e la protezione funzionale delle organizzazioni internazionali. Il documento include anche informazioni sulla competenza delle regioni e province autonome, la disciplina della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati e la responsabilità internazionale per atti illeciti.
Tipologia: Appunti
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I soggetti giuridici cambiano molto a seconda se si parla di ordinamento internazionale o di ordinamento statale. A livello Statale i soggetti primari sono gli individui che compongono la nazione mentre i vari enti pubblici e privati sono di seconda importanza. A livello internazionale invece gli Stati sono di primaria importanza mentre gli individui hanno un peso secondario assieme alle organizzazioni internazionali, i movimenti di liberazione nazionale (MLN) e gli insorti. Inizialmente gli Stati e gli insorti erano le uniche entità ad avere una importanza internazionale, le organizzazioni e le MLN iniziarono ad essere più importanti dopo. Organizzazioni internazionali : hanno la funzione di mettere in contatto i vari stati su determinati argomenti, dopo la fine del 19° secolo si è visto un incremento di queste organizzazioni e anche dopo la WW2. Movimenti di liberazione nazionale (MLN) : essi rappresentano un gruppo di persone che lottano per liberarsi da un dominio coloniale o un governo razzista. Individui : la dottrina dei diritti umani ha dato anche agli individui una sorta di rilievo internazionale, questa dottrina chiede di dare la possibilità ad individui di reclamare ad organizzazioni internazionali diritti e il rispetto all’interno dei conflitti armati dei principi di umanità. Insorti : movimenti organizzati di individui che lottano per rovesciare un governo. ONG : le organizzazioni non governative di carattere internazionale sono associazioni private senza fini di lucro che svolgono finalità di interesse comune per la società civile. Multinazionali: sono colossi che hanno un impatto notevole sull’economia mondiale. Movimenti terroristici: si conoscono l’Isis, al-Quaida, Boko Haram e sono organizzazioni che cercano di arrivare ai propri fini internazionali con la violenza.
Negli ordinamenti giuridici interni , oltre alle norme sostanziali che determinano i comportamenti da tenere nella società, esistono le norme di organizzazione. Questa tipologia di evoluzione l’hanno avuta praticamente tutte le società civili e una cosa comune su cui si fondano è sicuramente il divieto di utilizzo della forza tra gli stessi membri. Conseguentemente il monopolio del diritto ad utilizzarla da parte del potere governante. Le tre principali attività che caratterizzano gli ordinamenti giuridici interni sono: La produzione, L’accertamento, E l’attuazione del diritto, per assicurare questi aspetti vi sono degli organi preposti. La situazione cambia molto negli ordinamenti giuridici internazionali. Il potere in questi è frammentato, non è monopolizzato da una struttura permanente centrale, è decentralizzato. Le attività spettano ad ogni Stato, non ci sono istituzioni preposte a compiere i compiti degli stati come se si fosse in un unico ecosistema. La produzione, l’accertamento e l’attuazione del diritto non avvengono a livello internazionale. L’unico aspetto su cui si può dire il contrario sullo ius cogens che postula l’esistenza di un nucleo di norme consuetudinarie di diritti umanitari che non vanno oltrepassate per tutelare la salute della società globale. Su questo aspetto, dopo la WW2, sulla Carta dell’ONU si è formalizzato il divieto dell’utilizzo della minaccia e dell’uso della forza.
Negli ordinamenti interni prevale l’illecito individuale , una persona risponde dei propri errori e non altre, tranne in casi particolari come i genitori con i minori. Nell’ordinamento giuridico internazionale prevale l’illecito collettivo , succede molto più spesso che siano degli enti o delle organizzazioni che vanno contro le leggi internazionali. Solo dopo la WW2 si sono affermate le nozioni di responsabilità aggravata, crimini contro l’umanità, contro la pace e genocidio; questi implicarono una maggiore considerazione a livello penale individuale.
L’ordinamento giuridico internazionale è pragmatico e per questo ha basato la legittimazione di uno stato o di una situazione di qualsiasi tipo sulla forza : lo stato o gli insorti che si appropriavano
Prima della pace di Westfalia avvenuta nel 1648 si avevano delle forme embrionali di rapporti internazionali. Esistevano i rapporti consolari e diplomatici ed inoltre i trattati di guerra e di pace venivano fatti da tempo. Dal medioevo si era iniziato inoltre a postulare delle vere e proprie leggi che riguardavano il comportamento da tenere nelle ostilità belliche, oltre al fatto che nella società feudale vi era già una sorta di rapporto internazionale tra feudi. Chiaro è che all’epoca tutti i rapporti erano regolati da due grandi figure: il Papa con la Chiesa e l’imperatore del Sacro Romano Impero.
L’avvento del protestantesimo e la scoperta dell’America hanno portato i primi sentori di rivolta in questo senso, iniziò una guerra che di primo acchito era religiosa tra cristiani e protestanti e poi successivamente divenne politica su chi doveva sopraffare l’altro. La Guerra dei Trent’anni si concluse che i trattati della Pace di Westfalia nel 1648 in cui:
Anche dopo il patto di Westfalia, seppure vi furono degli accordi con paesi extra europei, l’Europa rimase il principale fulcro delle relazioni internazionali. Questo perché i paesi europei erano facilitati dal fatto che avessero lo stesso sfondo socioculturale e quindi c’era maggior comprensione ed inoltre avevano lo stessa sistema economico capitalista con apparati governativi. Proprio per questo potere centralizzato le altre nazioni rimasero tagliate fuori e quini iniziò il processo di colonizzazione e capitolazione
Capitolazione sistema di accordi ineguali tra stati europei e i più grandi stati non europei. Questi in pratica dovevano accettare delle condizioni di residenza da parte dei cittadini europei nel loro territorio: Libertà di culto Divieto di espulsione Libertà di commercio, esenzione da dazi Divieto di rappresaglie contro gli europei Immunità dai tribunali locali Colonialismo gli stati europei erano autorizzati a prendere il potere totale su territori meno importanti anche tramite la guerra ed anche a rispondere con essa nel caso di rivolte. I governatori di quel territorio perdevano completamente la loro importanza e gli stati europei avevano il diritto di stipulare contratti senza l’ombra del principio di reciprocità.
Dopo la Rivoluzione francese e la sconfitta di Napoleone, gli stati europei detentori del potere si accorsero che dovevano trovare un modo per unire le forze e lottare contro coloro che volevano iniziare delle rivoluzioni atte a rovesciare il potere aristocratico. Per questo motivo nel 1815 nacque il collettivo chiamato Il Concerto d’Europa che dettava tre regole principali: 1. Una dichiarazione di principi che si basavano sui comportamenti cristiani 2. Un’alleanza militare nota come Santa Alleanza 3. Una nuova procedura di risoluzione delle controversie basata su dei summit periodici in cui i sovrani si incontravano per cercare di trovare le soluzioni contro i rivoltosi. Scaturì inoltre il Protocollo Troppau che diceva che un paese che facesse iniziare delle rivolte nel suo paese e che facesse prendere il controllo ai rivoltosi non faceva più parte del Concerto d’Europa, tuttavia gli stati della Santa Alleanza sarebbero dovuti intervenire per bloccare le rivolte.
Il divieto alla guerra non era assoluto. Il fallimento della SdN era evidente da quanto gli stati fossero riluttanti a seguire le richiese ed anzi, cercare di superarle per non intervenire in aiuto.
Ci furono alcuni progressi interessanti: La soluzione arbitrale e giudiziale delle controversie, venne istituito il CGPI insieme ad altri tribunali ad hoc poiché si cercava la soluzione legale e pacifica delle controversie. Nonostante questi metodi non avessero avuto molti risultati effettivi costituirono le basi per il consolidarsi dei futuri regolamenti di pace. Si abolirono il colonialismo e la capitolazione per ridurre le disuguaglianze. Si vietò la tratta degli schiavi. Si diede possibilità a gruppi di persone di sottoporre alla SdN delle petizioni per informare di determinate situazioni che andassero contro i propri diritti.
Nel 1945 a distanza di pochi mesi successero degli avvenimenti che determinarono un cambiamento del modo di pensare la forza in relazione con il diritto. Venne adottata la Carta delle Nazioni Unite nella conferenza di San Francisco, vennero lanciate le due bombe nucleari su Nagasaki ed Hiroshima, vennero istituiti i tribunali militari di Norimberga e Tokyo. Questi avvenimenti diedero la capacità distruttiva virtuale a cui poteva arrivare l’uomo quindi si cercò di trovare dei modi per ovviare e limitare ciò. Un’altra conseguenza della WW2 fu la disgregazione dei paesi coloniali, sia perché gli stati europei stavano attraversando un periodo di declino, sia perché gli USA, che erano e sono la più grande potenza, vi erano contro a livello ideologico poiché sostenevano il modello liberista del libero mercato senza le agevolazioni che dava l’avere una succursale colonizzata da cui comprare materiali a bassissimo prezzo.
Venne istituita l’Organizzazione delle Nazioni Unite che aveva il compito di mantenere e promuovere la pace. Fu un vero passo avanti rispetto alle precedenti poiché vietò l’utilizzo e la minaccia di uso della forza armata, ciò aveva una concezione molto più vasta di prima. Venne istituito quindi il Consiglio di sicurezza che, come il concerto d’Europa, era predisposto per far incontrare le potenze mondiali per decidere le linee guida. Il consiglio aveva 15 membri di cui 5 permanenti che avevano il diritto di veto. La situazione iniziò subito a degenerare nel momento in cui gli USA dopo pochi mesi dalla sua istituzione sganciò le bombe nucleare e dopo che scoppiò la Guerra Fredda tra USA e URSS. Questi avvenimenti tranciarono le ali sul nascere.
A seguito dello smantellamento dei paesi coloniali sorsero dopo gli anni ’60 un numero incredibile di nuovi stati che inizialmente venivano definiti del “terzo mondo” e che ora vengono definiti in via di sviluppo. Questi stati, diventati ormai la maggioranza iniziano ad allearsi e a cercare di affermare il concetto di antirazzismo e autodeterminazione dei popoli tanto che nel 1966 vennero stipulati i patti sui diritti umani e sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. Col tempo si vennero a formare anche le organizzazioni internazionali di qualsiasi tipo. Queste ebbero la funzione di accentrare i pareri di tutti ed in qualche modo obbligare anche gli stati più restii a prenderne parte onde evitare essere lasciati fuori. Si è sviluppata quindi una consapevolezza generale di far parte di un ecosistema in cui tutto è collegato.
Nel 1989 c’è stata una dissoluzione dell’URSS e quindi la perdita di una superpotenza, nonostante la Russia stia cercando di riconquistare potere. La più grande superpotenza sono gli USA che fanno da gendarme del mondo quando è comodo ai loro interessi e scompigliano anche andando contro gli accordi della carta. La Cina è emersa imponentemente come superpotenza economica e si è alleata con gli esponenti del gruppo BRICS per orientare alcune scelte internazionali. Vi è inoltre una divergenza di vedute per quanto riguarda quali dovrebbero essere i problemi primari tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. I primi guardano alla liberalizzazione del commercio, il disarmo nucleare, la lotta al terrorismo, la protezione dell’ambiente. I secondi si concentrano sul combattere la povertà e l’arretratezza, la non equità di accessi nel mercato mondiale.
Andrebbe contro il principio di effettività in virtù del fatto che le situazioni sono da considerare legittime sulla base del diritto internazionale Contrasterebbe con il diritto di uguaglianza perché significherebbe dare un potere di ammissione agli stati Sotto un profilo logico giuridico uno stato dovrebbe avere impegni solo nei confronti di uno stato che abbia riconosciuto. Il riconoscimento ha una valenza politica e giuridica : Politica perché testimonia la volontà degli stati di intraprendere delle relazioni con il nuovo entrato Giuridica perché è utile per capire se questo stato ha effettivamente tutti i requisiti per entrare a far parte della comunità. Oltre a ciò c’è l’effetto stoppel che vorrebbe dire che uno stato una volta che ne riconosce un altro non può fare dietro front. Di norma, uno stato, per essere riconosciuto da altri deve: Rispettare il diritto internazionale e quindi la Carta, l’atto di Helsinki, la Carta di Parigi. Garantire i diritti alle minoranze etniche e nazionali. Rispettare l’inviolabilità delle frontiere. Rispettare tutti gli obblighi in materia di sicurezza e disarmo. Effettivo controllo sul territorio e sulla popolazione. Effetti del mancato riconoscimento: Gli stati che non riconoscono si rifiutano di intrattenere rapporti con il novizio. I cittadini dello stato non riconosciuto non saranno ammessi Se il non riconoscimento è diffuso potrebbe essere un indizio per comprendere che forse lo stato in questione non rispetta le norme internazionali.
Sovranità “Il diritto di esercitare in via esclusiva e originaria, entro una data porzione del globo, le funzioni dello stato” (sentenza del caso Isola di Palmas) La sovranità è sinonimo di indipendenza , e uno stato per essere considerato indipendente deve riuscire a provvedere al proprio benessere e sviluppo senza alcuna interferenza. Chiaramente questo non significa che uno stato non si può appoggiare economicamente ad un altro, non può però essere formalmente soggiogato ad esso. Gli stati membri federali non possono essere considerati stati poiché a livello internazionale rispondono delle decisioni dello stato centrale. La sovranità comprende dei poteri e dei diritti da mantenere e seguire:
Il principio preso in causa è stato ribadito nella Carta delle Nazioni Unite e nella dichiarazione dell’AG del 1970. In linea generale implica che nessun appartenente alla comunità internazionale può essere posto in situazione di svantaggio se non per motivi di circostanze di fatto come differenze territoriali o altro. Questo diritto fu sancito nell’articolo 2 della Carta non senza qualche malcontento, infatti il governatore del Belgio sottolineò come fosse una presa in giro l’assunzione di una presunta uguaglianza visto il fatto che nel Consiglio di Sicurezza vi erano cinque membri permanenti. È evidente che l’uguaglianza in questo caso è solamente formale non sostanziale.
Rispetto della sovranità territoriale uno stato estero non può effettuare opere pubbliche su territorio altrui senonché vi sia una concessione dello stato stesso. Vi è quindi il diritto di escludere gli altri stati dall’esercizio di sovranità nel proprio territorio. Immunità degli Stati dalla giurisdizione civile per gli atti compiuti come ente sovrano (atti iure imperii). Immunità degli Stati dalla giurisdizione esecutiva per beni e proprietà destinati all’esercizio di pubbliche funzioni.
Prevede che le minoranze interne a uno Stato che siano completamente escluse dalla vita sociale ed economica e i cui diritti siano brutalmente violati abbiamo il diritto lottare per la propria autodeterminazione esterna e di reclamare l’indipendenza dallo Stato oppressore, anche chiedendo assistenza a Stati terzi. Il principio di autodeterminazione dei popoli però prevede solamente tre casi in cui ciò si può fare: popoli sottoposti al domino coloniale, occupazione straniera, governo di stampo razzista.
Trattati territoriali o localizzabili dopo che avviene una successione tra stati, la natura dei confini rimane la medesima e non cambia. I trattati relativi ai confini che sono stati stipulati dal predecessore rimangono. In realtà questa è quasi una regola insita che non ha neanche bisogno di un trattato, se non nel momento iniziale quando viene tracciato, dopo che questo viene definito la funzione del trattato finisce. Trattati che istituiscono regimi territoriali sono ad esempio trattati che stabiliscono i diritti di pesca, di passaggio, di navigazione, di smilitarizzazione. Trattati sui diritti umani col passare del tempo questa tematica è divenuta sempre più importante ed ogni stato che nasce è tenuto a rispettare i trattati e a salvaguardare l’individuo.
Trattati di natura politica ove lo stato precedente aveva stipulato trattati con un fine e un’ideale politico preciso, questi non devono essere seguiti obbligatoriamente. Si parla di trattati di natura militare o di neutralità per esempio. Trattati istitutivi di Organizzazioni internazionali se lo stato predecessore faceva parte di qualsivoglia organizzazione internazionale che prevedeva degli standard di ammissione, il nuovo stato insediato non eredita l’appartenenza ma deve ripresentare una richiesta di ammissione.
La convenzione di Vienna si discostò dal diritto consuetudinario accettando tutte le forme di continuità richieste ad eccezione degli stati formatisi dalla decolonizzazione. Questo effetto sugli stati decolonizzati detto tabula rasa è temperato dal fatto che essi possono richiedere una notificazione di successione. In questo caso i nuovi stati entrano a far parte dei trattati di cui faceva parte la madrepatria nel momento della successione. La convenzione di Vienna entrò in vigore nel 1996.
Questo argomento è disciplinato dalla Convenzione di Vienna del 1983. Per quanto riguarda i beni pubblici, se essi sono localizzabili, la successione avviene normalmente poiché essi sono situati sul territorio di cui il nuovo stato ha preso il controllo; per quanto riguarda i beni non localizzabili la situazione è più incerta e quindi spetta al nuovo stato stipulare accordi con gli altri enti. Per quanto gli archivi di stato di qualsiasi tipo, questi succedono normalmente come i beni pubblici. Per quanto riguarda i debiti pubblici, se essi sono localizzabili e quindi fanno riferimento a immobili costruiti, la successione avviene normalmente; se i debiti non sono localizzabili l’argomento è più delicato e neanche nella Convenzione di Vienna è stato specificato il comportamento da tenere, si dice solamente che se essi sono da ereditare a più stati che si sono formati, lo si fa in modo equo, senza però specificare il significato di equo.
I comportamenti tenuti all’interno di uno stato per quanto riguarda la modifica del governo non vanno ad intaccare la personalità giuridica internazionale dello stato, cioè, se un governo sottoscrive trattati, il successore, anche se andato al governo in modo anticostituzionale (colpo di stato o guerra civile), è obbligato a mantenerli. L’unica eccezione la si vede nel momento in cui i trattati hanno una natura politica differente.
Il territorio sarebbe l’elemento essenziale dell’esistenza di uno Stato, la porzione di terraferma soggetta al dominio esclusivo di uno Stato, la dimensione fisica entro la quale uno Stato esercita la propria sovranità.
Uno Stato subentra ad un altro nel governo di un certo territorio, de facto e de iure: Mancato esercizio della sovranità per un certo periodo di tempo, si tratta quindi di usucapione. Per rinuncia. Come nel caso della Giordania che rinunciò alla Cisgiordania per consentire la creazione della Palestina.
In epoca recente il mare è stato suddiviso in varie porzioni ciascuna sottoposta ad uno specifico regime giuridico. L’intera materia è regolata dalla convenzione di Montego Bay sul diritto del mare del 1982.
Il mare territoriale comprende la parte di mare adiacente le coste di uno stato ed include le baie, i golfi e gli stretti. Uno stato, per determinare la larghezza del proprio mare territoriale non può eccedere oltre le 12 miglia marine dalla linea base. La linea base sarebbe la linea di bassa marea lungo la costa definita sulle carte nautiche. Nel caso in cui la costa risulti particolarmente frastagliata si può usare il metodo delle linee rette. Lo stato costiero esercita la propria sovranità sopra il proprio mare territoriale con due eccezioni:
Insenatura la cui superficie sia almeno uguale a quella di un semicerchio che abbia, come diametro , la linea tracciata attraverso l’entrata dell’insenatura. Per tracciare la linea di base: Se la distanza tra i punti di bassa marea situati sull’entrata naturale della baia non supera 24 miglia marine, si traccia la linea di chiusura tra questi due punti Se la distanza tra i punti di bassa marea ecceda le 24 miglia marine , si traccia la linea di 24 miglia marine all’interno della baia in modo che racchiuda la massima superficie possibile di acque. Le baie storiche sono insenature che secondo lo stato costiero devono essere considerate acque interne in virtù di uno titolo consuetudinario.
La zona contigua si estende oltre il mare territoriale per 24 miglia. È la zona nella quale lo Stato costiero può prevenire e/o reprimere le violazioni, entro il proprio territorio o mare territoriale, della normativa interna in materia: 1)doganale, 2) fiscale, 3)sanitaria o 4)d’immigrazione. L’acquisizione di una zona contigua non è automatica come per il mare territoriale, essa va dichiarata dagli stati nel caso ne abbiano bisogno. La zona archeologica invece è lo spazio sott’acqua che corrisponde con la zona contigua. In questa zona gli stati possono attuare le norme sui beni culturali ed evitare che oggetti storici vadano perduti rubati da trafficanti illeciti.
Parte sommersa della terraferma, fino all’orlo del margine continentale, o comunque fino a un minimo di 200 miglia marine dalla linea di base, se l’orlo del margine continentale è posto ad una distanza inferiore. Alla convenzione di Montego Bay, a seguito di molte richieste da parte dei paesi per via della scoperta di risorse naturali, è stato concesso il diritto di sfruttamento delle risorse naturali da parte dello Stato costiero.
Il secondo era quello di renderlo un bene comune e per scopi pacifici con lo scopo di attuare il bene per l’umanità. Assicurando la ricerca scientifica per interessi mondiali e mantenendo intatto l’ambiente. Si optò per la seconda e quindi si istituì un’organizzazione che gestisse i fondali marini, l’Autorità Internazionale dei Fondi Marini , questa è l’organizzazione da cui si deve passare se si vogliono fare opere nel fondale marino.
la WW1, dopo il ricorso massiccio ai bombardamenti aerei, ha convinto gli stati a suddividere lo spazio aereo giuridicamente. Si è arrivati alla conclusione che ogni Stato ha giurisdizione piena ed esclusiva sullo spazio aereo sovrastante il proprio territorio (Conv. Parigi 1919). L’ampiezza di questo spazio è determinata dal termine dell’atmosfera o più pragmaticamente, fino dove gli aerei riescono a volare. Divenne quindi necessario il consenso dello Stato territoriale per l’attraversamento da parte di aeromobili, tranne per coloro che entrarono a far parte della Convenzione di Chicago che permetteva ai contraenti di entrare senza permesso nella zona aerea straniera. Sulla base della convenzione di Chicago sono state create però le Flight Information Regions (FIR), che servono agli stati per ripartirsi il traffico aereo civile.
Regime giuridico consuetudinario (Ris. 1721 e 1962 dell’AG, e Trattato del 1979 per attività sulla luna e altri corpi celesti): non può costituire oggetto appropriazione da parte di alcuno Stato esplorazione e utilizzazione «a vantaggio e nell’interesse di tutti gli Stati» non deve essere utilizzato per collocare armi nucleari o altre armi di distruzione di massa le attività di esplorazione devono evitare gli effetti pregiudizievoli della loro contaminazione nonché alterazioni nocive dell’ambiente terrestre risultanti introduzione sostanze extraterrestri
Le regioni polari non sono attualmente sottoposte alla sovranità di alcuno stato. Qualcuno ha avanzato la pretesa di sovranità dell’Artide tramite la teoria dei settori che prevedeva la suddivisione dei territori tramite triangoli che avessero come vertice il Polo Nord. Questa pretesa non fu assecondata e i poli rimasero territorio considerato come alto mare. Artide (Polo nord) Regime dell’alto mare (nonostante la c.d. teoria dei settori): Diritti di sfruttamento piattaforma continentale, fino a 350 miglia marine, su richiesta Stati artici interessati. Per ora hanno fatto domanda la Russi, la Norvegia ed il Canada. Nonostante ora non sia molto utilizzabile, la richiesta di territorio ha una visione lungimirante perché con il surriscaldamento terrestre potrebbe diventare navigabile ed essere un facile collegamento tra Asia ed Europa. Antartide (Polo sud) Trattato di Washington, 1959: «Congelata» ogni pretesa di sovranità Utilizzabile solo per scopi pacifici Libertà di ricerca scientifica
Il termine cyberspazio fu coniato per primo da Gibson in un suo libro, questo termine inizialmente stava a significare che esisteva uno spazio immaginario contrapposto a quello fisico. David Post e David Johnson studiarono nel 1996 per dimostrare che le attività nel cyberspazio non erano regolamentabili dagli Stati che avevano diritto di interferire solo nel loro spazio. Col tempo si è capito invece che il cyberspazio è un metodo di comunicazione e come tale va regolamentato. Si sono sviluppate anzi materie che studiano la cybersecurity a seguito di hackeraggi importantissimi come quello del 2007 in Estonia.
Gruppi di ribelli che riescano ad ottenere il controllo effettivo su una porzione di territorio. Gli stati tradizionalmente mostrano ostilità verso questi gruppi dato che essi cercano di rovesciare il governo legittimo. L’atteggiamento ostile è determinato anche dal fatto che vi è un divieto per gli