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Appunti su Giordano Bruno, vita e pensiero
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548 e muore il 17 febbraio 1600 a Roma. Egli è l’artefice del moderno concetto di infinito: opponendosi alla tradizione aristotelica arriva ad affermare che l’infinito è il fondamento stesso dell’universo. Bruno sostiene che l’universo è uno spazio infinito, costituito da infiniti mondi: esso si identifica con Dio stesso, causa infinita, bensì immanente nella natura. Dio è il principio razionale insito in tutte le cose. Si tratta di una visione panteista, in cui cioè Dio coincide con la natura nella sua totalità e creatività infinita, è l’anima del cosmo che informa e specifica la materia. Quest’ultima contiene in sé, la forma stessa; così, materia e forma risultano non due sostanze separate, ma due aspetti dell’unica sostanza universale rappresentata dalla natura divina. Per Bruno il mondo è dunque unico grande essere animato e divino di cui i singoli enti, compresi gli uomini, non sono che singole manifestazioni. Per il filosofo greco lo spazio infinito era inconcepibile: il solo fatto di ipotizzarlo, sosteneva Aristotele avrebbe comportato una serie di paradossi e contraddizioni insanabili. Per Bruno lo spazio non è sono infinito ma contiene altresì infiniti mondi. In quale universo aperto l’infinito grande coincide con l’infinitamente piccolo, così come la generazione con la corruzione e l’amore con l’odio: gli opposti si identificano l’uno nell’altro. Una conseguenza dell’universo è che la terra e l’uomo non occupano più quel posto privilegiato che la tradizione aveva assegnato loro: nella visione di Bruno altri mondi abitati e altre celebrità sono legittimamente ipotizzabili e non esistono più un centro e una periferia, un alto e un basso. Si tratta di testi estremamente sovversive per l’epoca in quanto mettevano a repertaglio l’intera visione del mondo citata dalla Chiesa ed ereditata da Aristotele e contribuirono al distacco e allo qu scontro tra il filosofo e la religione istituzionale. Si ha una rivalutazione della natura intesa come divina infinita, si comprende anche la celebrazione dell’uomo, essere insieme naturale e divino in quanto egli stesso è partecipe del processo creativo di Dio. Lo spaccio della bestia trionfante , in cui Bruno celebra l’uomo, che dagli dei ha ricevuto in dono la capacità di contemplare e trasformare il mondo: questo li ha resi simili a loro. Bruno mette in relazione la razionalità dell’uomo proprio con il possesso delle mani possiamo ossia uno strumento con cui si può manipolare e assoggettare la materia. In tale prospettiva la capacità pratica e quella intellettiva risultano entrambe fondamentali per la comprensione e la trasformazione delle cose in vista del congresso tecnico scientifico. L’esaltazione dell’ uomo come parte e manifestazione dell’unica sostanza naturale divina trova la sua più completa espressione dell’opera degli eroici furori , pubblicato nel 1585. In essa riprendendo il tema platonico dell’eros il filosofo immagina l’uomo, insoddisfatto dell’amore carnale, si innalzi all’amore totale della natura, identificandosi in essa. L’uomo innamorato è paragonato da Bruno al cacciatore del mito classico, Atteone, che vedendo Diana nuda venne trasformato in cervo, divenendo predatore e preda, oggetto di caccia. L’uomo che si lascia prendere dall’ eroico furore,cioè dall’ardente desiderio della conoscenza, si sottrae alla vita comune e ai desideri bassi volgari, dedicandosi alla ricerca del suo oggetto infinito,
La natura, infine diviene egli stesso oggetto, ossia natura. Dunque è celebrata da Bruno come il vertice della conoscenza dell’amore umano.