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Arthur Schopenhauer: Filosofia, Volontà e Dolore, Appunti di Filosofia

Arthur Schopenhauer, nato a Danzica il 22 febbraio 1785, è noto per la sua opera principale 'Il mondo come volontà e rappresentazione'. Egli si distingue da Kant attraverso la distinzione tra fenomeno e noumeno, affermando l'esistenza di un mondo oltre a quello percepito. La vita è un sogno, afferma Schopenhauer, e l'uomo, un animale metafisico, è caratterizzato dalla volontà di vivere, inconscia, unica, eterna e indistruttibile. La volontà di vivere porta al dolore e alla sofferenza, e l'uomo deve trasformare la volontà in nolontas attraverso l'arte, la morale e l'ascesi per raggiungere la liberazione.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 03/06/2020

KylieJenn
KylieJenn 🇮🇹

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Schopenauer
Arthur Schopenauer nasce a Danzica il 22 febbraio 1785. Viaggiò in Francia e in Inghilterra, dopo la morte
del padre che voleva destinarlo al commercio frequentò l’Università di Gottinga. Fu molto influenzato dalle
dottrine di Kant e Platone. Si laureò a Jena con una tesi intitolata Sulla quadruplice radice del principio di
ragion sufficiente. Dopo un viaggio a Roma e a Napoli nel 1820, si abilitò alla libera docenza presso
l’Università di Berlino, fino al 1832. Non era un accademico a tutti gli effetti, non era pagato. Nessuno
andava alle sue lezioni perché l’unica filosofia presa in considerazione in Germania era quella di Hegel. Lui
odiava Hegel, lo definiva sicario della verità, rappresentava la filosofia accademica. Il filosofo sarà filosofo
solo nella libertà.
La sua opera principale è Il mondo come volontà e rappresentazione. L’ ultima opera è Parerga e
paralipomena, un insieme di trattazione e saggi, che lo rende famoso, e così la sua filosofia e la sua opera
principale. Di Platone lo attrae la teoria delle idee, dell’Illumismo il materialismo, del Romanticismo il
tema dell’infinito e del dolore. Si interessa alla filosofia orientale, a lui si deve il merito di aver fatto
conoscere questa filosofia in occidente. Lui considera la vera sapienza quella orientale, in occidente domina
quella della Galilea.
Il punto di partenza della filosofia di Schopenauer è la distinzione kantiana tra “fenomeno” e “noumeno”
c’è una relazione tra fenomeno mondo attorno a noi così come in quanto soggetto noi lo percepiamo, e
noumeno limite della nostra conoscenza che si ferma al fenomeno, esiste un mondo altro che non
possiamo conoscere. Si allontana da questa distinzione, lui dice esiste il fenomeno che è espressione
dell’oggetto e del soggetto insieme, questo fenomeno è coperto dal velo di Maya, elemento che prende
dalla filosofia orientale. Essendo coperto dal velo il mondo fenomenico è parvenza, sogni,illusioni, non è il
mondo come effettivamente è. La vita è sogno, afferma Schopenauer, così come hanno fatto Platone,
Sofocle e Shakespeare. Mentre per Kant il noumeno è irraggiungibile, lui intende aprire il velo e intende
spiegare e scoprire ciò che è il noumeno.Spiegazione di una parte del titolo della sua opera fondamentale Il
mondo come volontà e rappresentazione. Spiega il mondo come rappresentazione del soggetto. Dice che il
mondo è anche volontà L’uomo non può fare a meno di chiedersi della sua stessa esistenza, a differenza di
animali e piante che vivono senza interrogarsi, e afferma l’uomo è un animale metafisico. Queste domande
nascono in maniera naturale perché siamo finiti e ci poniamo domande sulla vita e sulla morte. Kant ritiene
che il noumeno sia inaccessibile, Schopenauer ritiene che si possa arrivare attraverso un ragionamento,
ovvero : noi non siamo solo rappresentazione, abbiamo la vita interiore e l’Io, la capacità di guardarci
dentro e comprendere il nostro agire,bisogni e necessità, guardando dentro di noi si può scoprire la nostra
radice noumenica, qual è il vero mondo e squarciare il velo. L’essenza del nostro io è la volontà di vivere, un
impulso che non riusciamo a controllare a volte che ci spinge a vivere. Prima di essere conoscenza gli
uomini sono volontà di vivere, dietro alla quale c’è il bisogno di nutrirsi e di riprodursi. La volontà di vivere è
l’intimo essere, l’essenza segreta di tutte le cose, la cosa in sé dell’universo. Il suo manifestarsi varia da
essere a essere, conscia nell’uomo , inconscia nella natura e negli animali , pervade l’universo. Fine
spiegazione titolo dell’opera di Schopenauer.
Caratteristiche della volontà di vivere è:
- inconscia, cioè la volontà è energia
- unica, non varia , ci puo’ essere una differenza nella consapevolezza ma non nella volontà come energia
- eterna e indistruttibile
-forza cieca, libera, dietro la volontà non c’è uno scopo
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Schopenauer Arthur Schopenauer nasce a Danzica il 22 febbraio 1785. Viaggiò in Francia e in Inghilterra, dopo la morte del padre che voleva destinarlo al commercio frequentò l’Università di Gottinga. Fu molto influenzato dalle dottrine di Kant e Platone. Si laureò a Jena con una tesi intitolata Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente. Dopo un viaggio a Roma e a Napoli nel 1820, si abilitò alla libera docenza presso l’Università di Berlino, fino al 1832. Non era un accademico a tutti gli effetti, non era pagato. Nessuno andava alle sue lezioni perché l’unica filosofia presa in considerazione in Germania era quella di Hegel. Lui odiava Hegel, lo definiva sicario della verità, rappresentava la filosofia accademica. Il filosofo sarà filosofo solo nella libertà. La sua opera principale è Il mondo come volontà e rappresentazione. L’ ultima opera è Parerga e paralipomena , un insieme di trattazione e saggi, che lo rende famoso, e così la sua filosofia e la sua opera principale. Di Platone lo attrae la teoria delle idee , dell’Illumismo il materialismo , del Romanticismo il tema dell’ infinito e del dolore. Si interessa alla filosofia orientale , a lui si deve il merito di aver fatto conoscere questa filosofia in occidente. Lui considera la vera sapienza quella orientale, in occidente domina quella della Galilea. Il punto di partenza della filosofia di Schopenauer è la distinzione kantiana tra “fenomeno” e “noumeno”  c’è una relazione tra fenomeno  mondo attorno a noi così come in quanto soggetto noi lo percepiamo, e noumeno limite della nostra conoscenza che si ferma al fenomeno, esiste un mondo altro che non possiamo conoscere. Si allontana da questa distinzione, lui dice esiste il fenomeno che è espressione dell’oggetto e del soggetto insieme, questo fenomeno è coperto dal velo di Maya, elemento che prende dalla filosofia orientale. Essendo coperto dal velo il mondo fenomenico è parvenza, sogni,illusioni, non è il mondo come effettivamente è. La vita è sogno, afferma Schopenauer, così come hanno fatto Platone, Sofocle e Shakespeare. Mentre per Kant il noumeno è irraggiungibile, lui intende aprire il velo e intende spiegare e scoprire ciò che è il noumeno.Spiegazione di una parte del titolo della sua opera fondamentale Il mondo come volontà e rappresentazione. Spiega il mondo come rappresentazione del soggetto. Dice che il mondo è anche volontà L’uomo non può fare a meno di chiedersi della sua stessa esistenza, a differenza di animali e piante che vivono senza interrogarsi, e afferma l’uomo è un animale metafisico. Queste domande nascono in maniera naturale perché siamo finiti e ci poniamo domande sulla vita e sulla morte. Kant ritiene che il noumeno sia inaccessibile, Schopenauer ritiene che si possa arrivare attraverso un ragionamento, ovvero : noi non siamo solo rappresentazione, abbiamo la vita interiore e l’Io, la capacità di guardarci dentro e comprendere il nostro agire,bisogni e necessità, guardando dentro di noi si può scoprire la nostra radice noumenica, qual è il vero mondo e squarciare il velo. L’essenza del nostro io è la volontà di vivere, un impulso che non riusciamo a controllare a volte che ci spinge a vivere. Prima di essere conoscenza gli uomini sono volontà di vivere, dietro alla quale c’è il bisogno di nutrirsi e di riprodursi. La volontà di vivere è l’intimo essere, l’essenza segreta di tutte le cose, la cosa in sé dell’universo. Il suo manifestarsi varia da essere a essere, conscia nell’uomo , inconscia nella natura e negli animali , pervade l’universo. Fine spiegazione titolo dell’opera di Schopenauer. Caratteristiche della volontà di vivere è:

  • inconscia, cioè la volontà è energia
  • unica, non varia , ci puo’ essere una differenza nella consapevolezza ma non nella volontà come energia
  • eterna e indistruttibile -forza cieca, libera, dietro la volontà non c’è uno scopo

La volontà ha le caratteristiche di Dio, ma lui la chiamerà assoluto. Nella procreazione si realizza la volontà di vivere. Questa è una dura realtà, perché in questo modo non si riesce a dare alla propria esistenza. Questa idea la si può trovare in Spinoza, l’uomo è un animale che vive come un animale che ha la ragione che gli permette di vivere diversamente. L’uomo per questo si è inventato dio, una vita ultra terrena per affrontare questa verità difficile. Se la volontà di vivere è l’elemento che caratterizza il mondo, di conseguenza anche gli uomini, Schopenauer afferma che la vita non può essere che dolore. Volontà di vivere porta a volere, volere significa desiderare, essi per l’uomo sono infiniti per questo non trova mai pieno appagamento. L’uomo si ritrova a vivere questa mancanza costante. Questa teoria è di Leopardi. Da qui nasce il dolore. Quando l’uomo vive momenti di gioia (psiche) e godimento (fisico), non è vero piacere, essi non sono che una cessazione di dolore. Il piacere scaturisce sempre dalla sofferenza, o dal dolore. La vita dell’uomo è come un pendolo che oscilla tra dolore e noia e ogni tanto si ferma sul piacere. La noia va intesa come stato di carenza, vuoto interiore, in cui non sentiamo il dolore, ciò non la rende però una condizione piacevole. Il dolore non riguarda soltanto l’uomo ma investe ogni creatura. L’uomo soffre di più perché ha più consapevolezza, ed è destinato a sentire di più la spinta della volontà. Il dolore è il fondamento dell’esistenza, nessuno si è mai veramente sentito felice nel presente, a meno che non fosse ubriaco. Afferma che più intelligente sarai, più soffrirai. Più è la conoscenza,maggiore è la sofferenza. L ’ uomo vive solo e soltanto per perpetuare la specie e la conferma sta nell’amore. L’uomo crede che l’innamoramento sia un momento di estrema felicità, secondo Schopenauer è solo uno zimbello della natura che lo prende in giro perché non può esistere l’amore senza la sessualità, cioè, l’unico fine è perpetuare la specie. L’uomo spesso avverte la sessualità con vergogna o senso di peccato perché da un lato pensa di vivere un momento magico, si vergogna inconsciamente perché la realtà è un’altra. Schopenauer afferma che l’amore non è che due infelicità che si incontrano, e una terza felicità che si prepara. Schopenauer è tra i maestri del sospetto, perché hanno incentrato la loro ricerca filosofia a mettere in discussione certezze valide e ritenute concrete da tempo addietro. Schopenauer è un pessimista, l’opera di smascheramento si è rivolta soprattutto verso alcune forme di ottimismo: -critica all’ottimismo cosmico, è una delle prime menzogne attraverso le quali l’uomo nasconde a sé stesso la verità. Cresciamo in un mondo fatto di armonia, perfezione, razionalità, il mondo non è questo, si caratterizza per la sua equazionalità, illogicità. Gli uomini non avendo mai accettato questa idea si sono creati un Dio, per giustificare un’armonia e una perfezione che non esistono. Hegel si è inventato la ragione per spiegare e dare un senso a tutto Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale

  • rifiuto dell’ottimismo sociale antropologico, che vuole che l’uomo sia buono, socievole che gli uomini siano naturalmente portati a vivere insieme. Altra menzogna, perché l’uomo è cattivo, prova soddisfazione nella sofferenza degli altri, vive nella sopraffazione e gli uomini stanno insieme solo per bisogno. -rifiuto dell’ottimismo storico, ovvero, rifiuto dello storicismo, non bisogna pensare alla storia come una serie di eventi che si susseguono e che portano a un progresso dell’umanità. Schopenauer non è d’accordo, nella storia ci sono fatti che si ripetono sempre uguali, non va studiata, bisognerebbe studiare filosofia della storia che permetterebbe all’uomo di riflettere sul significato della storia e prendere consapevolezza che non c’è nulla di nuovo. Schopenauer propone delle risposte di fronte ad una realtà difficile da accettare. Lui rifiuta il suicidio come forma di liberazione, perché non è una scelta che risolve il problema perché non annulla la volontà di vivere ma la vita. La scelta sta nel trasformare la voluntas ( volontà di vivere) in noluntas ( negazione della volontà

Sulla sua tomba Kirkegaard non fece scrivere il suo nome ma Quel singolo, in linea la sua scelta di non firmare mai le sue opere. Questa è un’ulteriore manifestazione della sua distanza rispetto all’idealismo e alla filosofia di Hegel ( fondata su una ragione che assorbe tutto e nella quale si dissolvono individui concreti, presi singolarmente). Lui trova inaccettabile l’identificazione tra Dio e uomo, nella sua filosofia invece è netta la differenza tra finito e infinito, Dio e uomo. Lui analizza le diverse possibilità di esistenza dell’uomo e i vari stadi e per ogni stadio c’è un personaggio che diventa il simbolo dello stadio. Il suo libro più importante è aut-aut ( o – o ) in cui parla di due stadi fondamentali della vita, la vita estetica e la vita etica. All’interno di aut-aut, c’è una parte in cui il protagonista diventa Don Giovanni, protagonista del Diario di un seduttore. La vita estetica. Il personaggio simbolo è Don Giovanni, che cercava il piacere, è un esteta a cui non interessa tutto ciò che è banale, è alla ricerca continua di uno stato di ebbrezza mentale e fisica, per viverla è alla ricerca costante dell’attimo irripetibile. La vita estetica però conduce alla noia e alla disperazione. Alla noia perché cercare solo qualcosa di irripetibile finisce per essere monotono. Alla disperazione perché questa ricerca assoluta del piacere frantuma la personalità ( del Don Giovanni ), per cercare qualcosa che sia unico e irripetibile si diventa non una persona ma cento, a essere tutto e finire essendo niente. Nel momento in cui si prende consapevolezza di questo si arriva alla disperazione. La vita estetica risulta una scelta inadeguata,non risolutiva e non appagante. Frantumazione dell’io. La vita etica si fonda sulla stabilità e continuità evita la disperazione. Con essa l’individuo diventa essere. Il non essere caratterizza la vita estetica, l’essere caratterizza la vita etica. In essa l’essere ha una forma , non c’è più la ricerca dell’eccezionalità si contrappone l’universalità. La vita etica è rappresentata dalla figura del marito, il giudice Wilhelm. Il marito è la forma che si realizza nel matrimonio. Il matrimonio per Kirkegaard è l’espressione tipica dell’eticità, perché può essere proprio di tutti  universalità. La vita etica risulta insufficiente e non risolutiva perché non libera l’uomo dall’angoscia e dalla liberazione, perché non si può scegliere il matrimonio e pensare che non esista altro, si continua a far parte dell’umanità e per quanto qualcuno possa essere onesto non cambia il far parte di una realtà piena di sofferenza e dolore. Se si prende consapevolezza di questo si comprende perché la vita etica non è risolutiva. Non è la scelta delle scelte. Lo stadio religioso è l’ultimo, in cui opera importante è Timore e Tremore. In cui si raffigura la vita religiosa rifacendosi ad Abramo, che visse la sua vita nel rispetto della legge morale (dieci comandamenti). Abramo riceve da Dio l’ordine di uccidere il figlio, Isacco, infrangendo la legge per la quale è vissuto. Scegliendo la religione Abramo accetta di seguire prima i principi religiosi e poi quelli morali Legge morale e religione non sono conciliabili, i principi religiosi sono inconciliabili con i principi morali, se c’è un rapporto di fede, cioè di assoluto tra uomo e Dio. In questo rapporto l’uomo è in piena solitudine, ecco perché la vita religiosa è rischiosa e incerta. In questo luogo i principi religiosi vengono prima di quelli morali senza nessuna certezza, poiché l’esistenza di Dio non è dimostrabile fisicamente. La fede è solitudine e certezza angosciosa, perché non è una certezza sicura. Per questo la fede è paradosso, scandalo, esempio è Gesù che si deve riconoscere come Dio, mentre soffre e muore come un uomo. Se da una parte è l’uomo che sceglie, dall’altro è Dio che sceglie, perché è lui che stabilisce chi deve ricevere la grazia. Nella vita religiosa c’è il paradosso dell’esistenza umana, la possibilità che sì o che no. Lui è convinto che la religione cristiana nella sostanza sia la rivelazione di ciò che è la vita dell’uomo , l’essenza della vita stessa poiché costituita dal dubbio e dall’incertezza presenti anche nella religione.

Alla fine Kirkegaard ritiene che l’uomo non può scegliere nulla ma deve arrivare alla consapevolezza di ciò, e l’unica salvezza possibile è affidarsi a colui il quale tutto è possibile, Dio. Il concetto dell’angoscia è un’altra opera importante, dietro quest’opera ci sono i dubbi, le incertezze che l’uomo affronta nel momento in cui si rapporta con il mondo. Dal punto di vista religiosa è legata al peccato, infatti kirkegaard dice adamo finchè resta ignorante e innocente,Kirkegaard porta avanti la posizione di Schopenauer, lui dice che chi è povero di spirito vivrà meno l’angoscia perché non si ritroverà mai di fronte alla possibilità che sì o che no, non fa scelte ma le subisce. L’angoscia è qualcosa di insuperabile perché le possibilità che l’uomo deve affrontare sono infinte. La malattia mortale Ovvero, la disperazione. Mentre l’angoscia riguarda i rapporti che l’uomo ha con il mondo, nel testo la disperazione affronta i rapporti che ha con il proprio Io. La disperazione è un elemento costitutivo dell’esistenza umana, cioè non si puo’ fuggire. Posso voler essere me stesso e non raggiungere un equilibrio perché essere finito, posso decidere di non essere me stesso ma è impossibile, perché il rapporto con il proprio Io è costitutivo del mondo ( caso del Don Giovanni che sfugge al rapporto con il proprio io). lui la chiama mortale non perché conduce alla morte dell’Io, ma perché è la morte dell’Io. La disperazione consiste nella morte dell’Io perché non si può sfuggire. Solo il credente Per kirkegaard il credente non sceglie niente, si affida all’unico essere a cui tutto è possibile, Dio. Ciò vuol dire prendere coscienza di essere finiti e liberandosi così da ogni illusione. Avere fede significa capovolgere ciò che è l’esistenza. Il rapporto tra l’uomo e Dio non si realizza nella storia, secondo la dialettica hegeliana si realizza nel divenire umano nella storia, KIrkegaard parla di attimo, nel momento in cui l’uomo è toccato da Dio scopre il valore della fede, per questo non esistono discepoli o uomini di fede più importanti di altri.