Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Appunti sul fair value, Appunti di Analisi Di Bilancio E Principi Contabili

Appunti sul fair value IFRS 13

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 15/03/2026

carol-d8c
carol-d8c 🇮🇹

1 documento

1 / 6

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Informazione ad uso interno - Internal use
information
IFRS 13 – FAIR VALUE
Lo IASB ha emesso nel maggio 2011 l’IFRS13, dedicato alle modalità di
determinazione del fair value.
L’IFRS 13 definisce il fair value come “il prezzo che sarebbe ricevuto per
vendere un’attività o pagato per trasferire una passività in una tassazione
ordinaria tra i partecipanti al mercato alla data di misurazione”. Emerge
come tale valore sia dunque:
Un exit price dell’elemento patrimoniale, ossia un valore che simula
una vendita di attività o una estinzione di passività;
Un valore astratto di mercato, che non tiene conto delle
caratteristiche soggettive del venditore, in quanto riferito a
un’ipotetica transazione di tipo ordinario, ossia non forzata, con
partecipanti al mercato che l’IFRS 13 definisce come soggetti
informati ed intenzionati ad operare il potenziale scambio agendo al
meglio del proprio interesse;
Un valore che non considera eventuali costi di transazioni.
La definizione presuppone che siano stabiliti 3 elementi essenziali:
L’identificazione dell’oggetto della misurazione. L’elemento
patrimoniale oggetto della stima al fair value deve essere
considerato nelle condizioni tecnico-fisiche in cui si trova,
considerando anche eventuali restrizioni al suo utilizzo. In alcuni
casi, oggetto della valutazione possono essere anche gruppi di
elementi;
Stabilire il mercato di riferimento per desumere il prezzo da
considerare quale fair value. L’ IFRS 13 richiede che si deve
scegliere il mercato principale per quella determinata
attività/passività, oppure, in assenza di tale indicazione, in quello più
vantaggioso per vendere l’attività/trasferire la passività;
Definire i partecipanti al mercato, ossia i soggetti con i quali
ipotizzare lo svolgimento dello scambio. L’IFRS 13 chiede che tali
soggetti agiscano al meglio del loro interesse e prospettare le
ipotesi che loro useranno per stabilire il prezzo dell’elemento.
Segue la specificazione del fair value in relazione alle tipologie di
elementi patrimoniali:
Per le attività non finanziarie, la misurazione del fair value deve
ipotizzare che i partecipanti al mercato siano in grado di ricavare la
massima utilità dal bene sfruttandolo al meglio delle sue possibilità.
Tale miglior tipo di utilizzo deve essere fattibile fisicamente,
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Appunti sul fair value e più Appunti in PDF di Analisi Di Bilancio E Principi Contabili solo su Docsity!

Informazione ad uso interno - Internal use

IFRS 13 – FAIR VALUE

Lo IASB ha emesso nel maggio 2011 l’IFRS13, dedicato alle modalità di determinazione del fair value. L’IFRS 13 definisce il fair value come “il prezzo che sarebbe ricevuto per vendere un’attività o pagato per trasferire una passività in una tassazione ordinaria tra i partecipanti al mercato alla data di misurazione”. Emerge come tale valore sia dunque:  Un exit price dell’elemento patrimoniale, ossia un valore che simula una vendita di attività o una estinzione di passività;  Un valore astratto di mercato, che non tiene conto delle caratteristiche soggettive del venditore, in quanto riferito a un’ipotetica transazione di tipo ordinario, ossia non forzata, con partecipanti al mercato che l’IFRS 13 definisce come soggetti informati ed intenzionati ad operare il potenziale scambio agendo al meglio del proprio interesse;  Un valore che non considera eventuali costi di transazioni. La definizione presuppone che siano stabiliti 3 elementi essenziali:  L’identificazione dell’oggetto della misurazione. L’elemento patrimoniale oggetto della stima al fair value deve essere considerato nelle condizioni tecnico-fisiche in cui si trova, considerando anche eventuali restrizioni al suo utilizzo. In alcuni casi, oggetto della valutazione possono essere anche gruppi di elementi;  Stabilire il mercato di riferimento per desumere il prezzo da considerare quale fair value. L’ IFRS 13 richiede che si deve scegliere il mercato principale per quella determinata attività/passività, oppure, in assenza di tale indicazione, in quello più vantaggioso per vendere l’attività/trasferire la passività;  Definire i partecipanti al mercato, ossia i soggetti con i quali ipotizzare lo svolgimento dello scambio. L’IFRS 13 chiede che tali soggetti agiscano al meglio del loro interesse e prospettare le ipotesi che loro useranno per stabilire il prezzo dell’elemento. Segue la specificazione del fair value in relazione alle tipologie di elementi patrimoniali:  Per le attività non finanziarie, la misurazione del fair value deve ipotizzare che i partecipanti al mercato siano in grado di ricavare la massima utilità dal bene sfruttandolo al meglio delle sue possibilità. Tale miglior tipo di utilizzo deve essere fattibile fisicamente,

Informazione ad uso interno - Internal use legalmente e finanziariamente. Il concetto di massima utilità è definito in relazione ai partecipanti al mercato e non all’azienda;  Per le passività e titoli di capitale emessi dall’azienda, il fair value si fona sul presupposto che detti elementi del passivo patrimoniale non siano estinti ma trasferiti. In questo senso il fair value di una passività deve intendersi non come quanto l’azienda deve pagare per estinguere la propria obbligazione, ma quanto deve pagare per trasferir ad altri l’adempimento imposto dall’obbligazione. Analogamente, applicato ad uno strumento di capitale emesso dall’azienda, tale concetto deve intendersi nel senso di quanto pagherebbe un partecipante al mercato per acquisire diritti e responsabilità connessi allo strumento, senza che questo ne implichi l’estinzione. Il fair value di una passività deve riflettere il rischio di inadempimento che dipende sia dal rischio di credito proprio dell’azienda, sia da altri fattori specifici (quali la possibilità di estinguere con mezzi diversi dal denaro ecc.). Tale rischio di inadempimento si assume che rimanga inalterato anche se la passività viene trasferita ad un terzo soggetto. Qualora non sia disponibile il prezzo di mercato per passività e SRC (titoli di capitale emessi), l’azienda deve misurare il fair value usando la prospettiva del detentore dello strumento finanziario. L’IFRS 13 stabilisce anche che il fair value di passività ed SRC emessi deve riflettere il rischio di non performance legato alle condizioni dell’azienda. Detta non performance consiste essenzialmente nel rischio di credito, ossia nella difficoltà di adempiere le obbligazioni imposte dalle passività. Quindi per una passività emessa un aumento del rischio di credito conduce ad un incremento del corrispondente fair value. Sono da considerare all’interno del fair value anche eventuali restrizioni al trasferimento dell’elemento. Infine l’IFRS 13 stabilisce che il fair value di passività con una domanda futura, come ad esempio i depositi bancari, è l’ammontare da pagare alla richiesta del creditore, eventualmente scontato per considerare il tempo presumibilmente intercorrente fino a tale richiesta. E’ ammessa dall’IFRS 13 anche la possibilità di determinare il fair value stabilendo come unit of account non il singolo elemento ma bensì un gruppo di attività e/o passività finanziarie se detto gruppo è gestito unitariamente. In tal caso il fair value del gruppo è rappresentato dal prezzo che si otterrebbe per vendere una posizione netta a lungo (se attiva) o che si pagherebbe per trasferire una posizione netta a breve (se passiva). Tale eccezione è ammessa qualora si verificano congiuntamente le seguenti condizioni:

Informazione ad uso interno - Internal use Gli input di livello 1 sono i prezzi quotati su mercati attivi (il mercato è considerato attivo quando esso è caratterizzato da un numero sufficiente di scambi da rendere attendibile il prezzo di chiusura, i prezzi sono pubblici, il mercato è liquido cioè sono disponibili sia venditori che compratori e non è caratterizzato da vendite forzate) alla data i misurazione, come i prezzi di chiusura dei mercati di scambio. Questo input è in assoluto la migliore evidenza del fair value. Esso deriva dalla individuazione del principale o più vantaggioso mercato e dalla possibilità che l’azienda possa compiere una transazione a quel prezzo. E’ questo il livello che giustifica l’espressione mark to market ossia “rileva a valori di mercato”. Gli input di livello 2 sono sempre input osservabili da parte di un soggetto esterno all’azienda, per quanto diversi dai prezzi di mercato come ad esempio:  Prezzi di elementi similari scambiati su mercati attivi;  Prezzi di elementi identici scambiati su mercati non attivi o su altri mercati come il prezzo ai consumatori finali da usare con rettifiche per stimare il fair value dei prodotti finiti nel magazzino del produttore;  Gli altri input come tassi di interesse, curve di rendimento, ecc. Gli input di livello 3 non sono osservabili, tipicamente consistenti in dati interni all’azienda e devono essere usati quando non vi sono altri input utili alla stima. Questo accade ad esempio in caso di mercati inattivi o poco attivi. In ogni caso devono riflettere l’assunzione base del fair value, ossia exit price alla data di misurazione al quale sarebbero scambiati i beni in ordinarie transazioni tra i partecipanti al mercato. Per gli elementi valutati al fair value nelle note si devono descrivere i valori a fine esercizio, il livello gerarchico di ogni valutazione al fair value, le tecniche di valutazione che sono state impiegate e gli input che sono stati usati per ottenere quelle misure. Si devono inoltre descrivere i passaggi di elementi tra i tre livelli gerarchici e motivare le ragioni di tali cambiamenti. Per le misure del fair value ottenute impiegando input non osservabili si deve descrivere l’effetto di tale valutazione a conto economico, sia nel caso di inserimento nella sezione profit loss che in quella OCI. Per gli elementi inclusi nel livello 3 si devono fornire ulteriori informazioni, tenuto conto della minore affidabilità nella valutazione. In particolare si chiede di evidenziare la riconciliazione tra valore iniziale e finale distinguendo tra le cause, plus e minusvalenze di valutazione inserite sia

Informazione ad uso interno - Internal use a profit and loss o ad OCI a seconda di quale contabilizzazione sia richiesta per quell’elemento dai principi di riferimento, acquisti, vendite, estinzioni. Se il fine principale del bilancio è l’informativeness nei confronti egli investitori attuali e potenziali, il fair value, costituendo un’espressione del valore corrente dell’investimento “azienda”, è un criterio più utile del metodo del costo. Se, al contrario, il fine principale è lo stewardship, ossia fare in modo che tramite il bilancio si possa valutare l’operato dei manager, allora il modello del costo, ancorato alle operazioni effettivamente realizzate, porterebbe più informazioni utili per l’accountability di quanto non possa fare il fair value. Lo scenario ideale di applicazione del fair value è caratterizzato da mercati efficienti, ed in particolare mercati finanziari, che incorporano dei prezzi le informazioni riferite all’evoluzione futura delle aziende e dove investitori razionali cercano di massimizzare il valore dei loro investimenti. Se proviamo a comparare i due criteri base di valutazione, costo e fair value, i due vantaggi che solitamente sono attribuiti al fair value sono i seguenti:  Maggiore potenziale informativo in relazione ai destinatari in quanto fornisce un dato più aggiornato circa il valore del bene, con una migliore stima del potenziale dei futuri flussi monetari che discenderanno dal realizzo dell’elemento patrimoniale;  Tendenziale oggettività, quando il fair value è determinato in base a valori formatisi in mercati attivi. Sono evidenti anche i suoi limiti poiché:  Presuppone per la sua determinazione l’esistenza di mercati liquidi, efficienti dal punto di vista informativo, ove i prezzi scambiati siano significativi, situazione che in tempi di crisi tende a svanire. In assenza di mercati efficienti, la determinazione del fair value si rifugia non più su prezzi di mercato ma su valori desunti da modelli di valutazione che inevitabilmente riducono il grado di oggettività;  Rappresenta un valore estremamente variabile legato alle dinamiche presenti sui mercati di riferimento, con relativi effetti di volatilità sui risultati economici se si decide di inviare le variazioni di fair value a Conto Economico;  Origina valutazioni che non riflettono la prospettiva del management ma quella del mercato nel suo complesso, rendendo quindi le valutazioni di bilancio non un campo nel quale trasferire la visione strategica propria dell’azienda, ma un ambito quasi privo di elementi soggettivi e quindi meno significativo se la prospettiva di