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appunti sul formato, Appunti di Storia Del Cinema

appunti di una lazione del modulo 2 di adriano d'aloia

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 02/09/2022

viola-garbagnati
viola-garbagnati 🇮🇹

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Cinema 09-04
IL FORMATO
Questo è l’ambito della messa in quadro. L’elemento determinante in questo ambito è quello fotografico,
piuttosto che quello cinematografico. Quando si parla di formato o di aspetto, si parla anche di fotografia.
Nella messa in quadro la cornice, finestra ha determinate proporzioni, infatti il formato descrive la
proporzione tra la base e l’altezza di quel riquadro che poi lo spettatore chiama schermo, ma che ha a che
fare con delle operazione che precedono la proiezione sullo schermo, ovvero la pellicola e la macchina da
presa (la dimensione della pellicola produce una immagine di una certa dimensione, o meglio di un certo
formato, aspetto, cioè un riquadro in cui il rapporto tra la base e l’altezza non è univoco). Il rapporto di un
televisore standard è di 16:9, cioè un compromesso, per ospitare diversi formati. (ad esempio ci sono delle
bande nere sotto e sopra a compensare una immagine che non può essere ospitata). Nella storia del
cinema si sono avvicendati diversi for,mati, ovvero rettangoli con una diversa proporzione tra base e altezza
molto diversi. Si tratta sempre di un quadrilatero, poiché questo è un formato confortevole al nostro occhio
e vi è una trasformazione della realtà (formato è un principio di trasformazione), a rettangolare che deriva
dagli strumenti usati per generare quell’immagine (macchine da presa diverse e pellicole diverse). Il primo
formato ha un rapporto 1:33 (tra base e altezza). Risalendo alle origini, parliamo del kinetoscopio, che
precede il cinema, di Thomas Edison, 1888, ed è un apparecchio precursore del proiettore (c’è una cassa. Lo
spettatore guarda all’interno girando una manovella: ha già dentro l’idea di proiezione e di pellicola in
scorrimento. La pellicola ha una misura di 35 millimetri di larghezza che è ancora oggi così. Con il
cinematografo, dei fratelli Lumiere, 1895 che permetteva la visione collettiva e non più individuale. Gli
spettatoti erano rivolti verso uno schermo di determinate dimensioni, a supporto di una immagine di
determinate dimensioni, che erano quattro/terzi o il formato 1:33, con 3 unità in altezza e 4 in larghezza,
ovvero il primo formato. Questo aspetto, insieme al fatto che sulla pellicola ci sono 4 perforazioni sul lato
corto, e ad un’immagine alta costituiscono uno standard per il cinema: nel 1909 la Motion picture patent
company fissa questi standard del formato cinematografico. Successivamente vi è l’introduzione del
sonoro, nel 1929 (il film Alì del 27 si pone alle origini del sonoro) in cui si inventa un sistema per cui sulla
stessa pellicola si inserisce anche una traccia sonora, il cosidetto sonorottico. La Warner Bros Picture fa un
primo sistema, detto Vitaphone, che ha un sistema di integrazione tra immagine e sonoro, mentre
parallelamente la Fox crea il movietone, una tecnologia più sofisticata, basata sul sonoro ottico, ovvero
stampata sul bordo della pellicola. Per far spazio alla colonna sonora sulla pellicola, l’immagine si restringe,
c’è meno spazio disponibile e quinid l’immagine si defroma, sch9iacciata sul lato lungo, si arriva a un
rapporto che non si può sopportare, così la poporzione viene riportata a 1:37 (abbassare l’altezza del
fotogramma pur conservando il numero di perforazioni): questo è il nuovo standard, detto academy ratio,
stabilito nel 1932 dall’Academy of Motion Pictures Art e Sciences, che permane fino al 1950. Dal 1950 si
diffonde nella case la televisione, che ha degli effetti negativi sul cinema, che decide di divenatre più
spettacolare, ad esempio con il 3D perché è diverso da ciò che possiamo avere a casa, doventa
un’esperienza spettacolare, con uno schermo più grande (la televisione ha un formato 4/3). Nel 52 Fred
Waller(?) viene inventato un sistema multicamera, detto cinerama, basatto sulla combinazioe di tre
macchine da presa da 35 mm, l’immagine è alta, e ci sono 6 perforazioni e viene in fased id poiezione
ricomposta in una immagine sola, con un cinema curvo, un allargamento del cinema, con un sonoro stereo
che si evolve in questi anni. Un film Napoleon di Abel Gance, 1927 che è un precursore di cinerama (con 3
macchine da presa). Uno dei problemi del cinerama però era il fatto che c’è una zona nitida e una sfocata,
problema tecnico che si riversava sulla difficoltà di usare questa tecnologia per raccontare delle storie,
funzionale alla narrazione: con La conquista del West, del 62, di Marshall, vi è uno spazio ampio che ti fa
viaggiare con lo sguardo. Il cinerama era diffcioltoso da sostenere dal punto di vista tecnico ed economico,
vengono cercate degli escamotage: la Pramount inventa il formato panoramico, di 1:66. Il film Il cavalriere
della valle solitaria, di Stevens, del 53 è girato con academy ratio, cioè con 1:37, ma poi con un mascherino,
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Cinema 09- IL FORMATO Questo è l’ambito della messa in quadro. L’elemento determinante in questo ambito è quello fotografico, piuttosto che quello cinematografico. Quando si parla di formato o di aspetto, si parla anche di fotografia. Nella messa in quadro la cornice, finestra ha determinate proporzioni, infatti il formato descrive la proporzione tra la base e l’altezza di quel riquadro che poi lo spettatore chiama schermo, ma che ha a che fare con delle operazione che precedono la proiezione sullo schermo, ovvero la pellicola e la macchina da presa (la dimensione della pellicola produce una immagine di una certa dimensione, o meglio di un certo formato, aspetto, cioè un riquadro in cui il rapporto tra la base e l’altezza non è univoco). Il rapporto di un televisore standard è di 16:9, cioè un compromesso, per ospitare diversi formati. (ad esempio ci sono delle bande nere sotto e sopra a compensare una immagine che non può essere ospitata). Nella storia del cinema si sono avvicendati diversi for,mati, ovvero rettangoli con una diversa proporzione tra base e altezza molto diversi. Si tratta sempre di un quadrilatero, poiché questo è un formato confortevole al nostro occhio e vi è una trasformazione della realtà (formato è un principio di trasformazione), a rettangolare che deriva dagli strumenti usati per generare quell’immagine (macchine da presa diverse e pellicole diverse). Il primo formato ha un rapporto 1:33 (tra base e altezza). Risalendo alle origini, parliamo del kinetoscopio, che precede il cinema, di Thomas Edison, 1888, ed è un apparecchio precursore del proiettore (c’è una cassa. Lo spettatore guarda all’interno girando una manovella: ha già dentro l’idea di proiezione e di pellicola in scorrimento. La pellicola ha una misura di 35 millimetri di larghezza che è ancora oggi così. Con il cinematografo, dei fratelli Lumiere, 1895 che permetteva la visione collettiva e non più individuale. Gli spettatoti erano rivolti verso uno schermo di determinate dimensioni, a supporto di una immagine di determinate dimensioni, che erano quattro/terzi o il formato 1:33, con 3 unità in altezza e 4 in larghezza, ovvero il primo formato. Questo aspetto, insieme al fatto che sulla pellicola ci sono 4 perforazioni sul lato corto, e ad un’immagine alta costituiscono uno standard per il cinema: nel 1909 la Motion picture patent company fissa questi standard del formato cinematografico. Successivamente vi è l’introduzione del sonoro, nel 1929 (il film Alì del 27 si pone alle origini del sonoro) in cui si inventa un sistema per cui sulla stessa pellicola si inserisce anche una traccia sonora, il cosidetto sonorottico. La Warner Bros Picture fa un primo sistema, detto Vitaphone, che ha un sistema di integrazione tra immagine e sonoro, mentre parallelamente la Fox crea il movietone, una tecnologia più sofisticata, basata sul sonoro ottico, ovvero stampata sul bordo della pellicola. Per far spazio alla colonna sonora sulla pellicola, l’immagine si restringe, c’è meno spazio disponibile e quinid l’immagine si defroma, sch9iacciata sul lato lungo, si arriva a un rapporto che non si può sopportare, così la poporzione viene riportata a 1:37 (abbassare l’altezza del fotogramma pur conservando il numero di perforazioni): questo è il nuovo standard, detto academy ratio, stabilito nel 1932 dall’Academy of Motion Pictures Art e Sciences, che permane fino al 1950. Dal 1950 si diffonde nella case la televisione, che ha degli effetti negativi sul cinema, che decide di divenatre più spettacolare, ad esempio con il 3D perché è diverso da ciò che possiamo avere a casa, doventa un’esperienza spettacolare, con uno schermo più grande (la televisione ha un formato 4/3). Nel 52 Fred Waller(?) viene inventato un sistema multicamera, detto cinerama, basatto sulla combinazioe di tre macchine da presa da 35 mm, l’immagine è alta, e ci sono 6 perforazioni e viene in fased id poiezione ricomposta in una immagine sola, con un cinema curvo, un allargamento del cinema, con un sonoro stereo che si evolve in questi anni. Un film Napoleon di Abel Gance, 1927 che è un precursore di cinerama (con 3 macchine da presa). Uno dei problemi del cinerama però era il fatto che c’è una zona nitida e una sfocata, problema tecnico che si riversava sulla difficoltà di usare questa tecnologia per raccontare delle storie, funzionale alla narrazione: con La conquista del West, del 62, di Marshall, vi è uno spazio ampio che ti fa viaggiare con lo sguardo. Il cinerama era diffcioltoso da sostenere dal punto di vista tecnico ed economico, vengono cercate degli escamotage: la Pramount inventa il formato panoramico, di 1:66. Il film Il cavalriere della valle solitaria, di Stevens, del 53 è girato con academy ratio, cioè con 1:37, ma poi con un mascherino,

viene coperta la parte inferiore e superiore dello schermo viene prodotta una immagine più allungata, ma sgranata. Altre invenzioni perciò si susseguirono, le lenti anamorfiche, di Henri Chretien, astronomo, che producono delle immagini wide. In fase di ripresa e produzione vengono usate per schiacciare, allungare, deformare l’immagine e in fase di produzione, con un’estensione orizzontale, aggiustano l’immagine riportandola alle sue proprozioni originali ma migliorandone la qualità. Questa invenzione è alla base del cinemascope, con un formato di 2:35, usando le lenti anamorfiche, quindi deformazione per la ripresa e compensazione per la proiezione. La tunica, il primo film girato con cinemascope. Il cinemascope soppianta il cinerama per via dei costi minori. Tutti gli studios adottano il cinemascope, tranne la paramount che ruota la pellicola di 90 gradi, l’imkmagine è orizzontale e si guadagna spazio sulla pellicola, con un rapporto di 1:85, e 8 perforazioni di pellicola: è il cosidetto vistavision. La MGM 65 è un formato di 2:76, con uno schermo che si allarga, con il film Ben Hur. Un’altra invenzione è la super panavision 70 con un formato di 2:20, che usa delle lenti feriche e non anamorfiche, ad e sempio un film che usa questo formato è Odissea nello spazio di Kubrick. Un altro rapporto che viene elsaborato negli anni 50 è 2:20, detto Todd Ao dal nome del suo inventore, che introduce la pellicola a 70mm. Un film che viene girato con questo fromato è Oklahoma. Questo porta all’IMAX, con un rapporto di 1:43, che paradossalmente è vicino al quadrato, però con una qualità migliore e con una pellicola di 70mm, con 15 perforazioni. Ad esempio con il formato imax si ricorda il film Dunkirk di Christopher Nolan, 2018. Il formato, perciò, influenza il modo in cui lo spettatore percepisce l’immagine, visivamente ma anche emotivamente. In Gran Budapest Hotel di Wes Anderson del 2014, ha diversi formati a seconda dell’epoca, e vanno pari passo con la storia dei formati del cinema. Per rappresentare le scene degli anni 80 il formato è 1:85, quelle degli anni il formato è di 2:40 e degli anni 30, è di 1:37. Questo cambio è evidente, ma alle volte il cambio non è percepibile, ma ha comunque una funzionalità narrativa.