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Appunti sull'argomento "mare", Appunti di Geografia

Appunti sull'argomento "mare" del professor Squarcina

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 01/03/2022

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marco-di-girolamo-1 🇮🇹

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IL MARE
Paesaggio, luogo, regione e simbolo
Anche se la superfice terrestre è ricoperta per circa 2/3 dalle acque marine, la geografia si è poco interessata a
questo spazio; ma quando lo ha fatto lo ha considerato prevalentemente come:
 Un ostacolo da superare per unire due lembi di superficie solida
 Uno spazio di circolazione,
 Una via di comunicazione
 Una risorsa da sfruttare senza limiti
Se la geografia studia il rapporto degli esseri umani con la superficie terrestre dalla precedente osservazione
deriva che la geografia ha quasi totalmente ignorato gli aspetti percettivi, culturali ed emozionali del
rapporto tra esseri umani e mare.
Anche la geografia scolastica ha sostanzialmente ignorato il mare, anche se il mare, con le sue storie, il suo
mistero, le sue creature, affascina i bambini dunque c’è una contraddizione tra l’interesse mostratogli dalla
geografia scolastica e il fascino per i bambini, ma anche per gli adulti.
\\ Foto: disegni bambini dopo aver avuto la consegna “rappresentare la mia idea di mareambiente naturale,
con pesce martello…; rappresentazione semi cartografica in cui si vede la divisione tra le onde e le altre
superfici; spiaggia con tavolo da ping pong, ombrelloni, scivolo in acqua.
In genere le analisi dedicate al mare (così come l’approccio scolastico al mare) in realtà si concentrano sulla
costa, sulla fascia di transizione (ovvero la frontiera) tra spazio liquido e spazio solido del nostro pianeta.
Noi in questo caso prenderemo in considerazione l’“alto mare”, che possiamo considerare semplicemente
dove non vi sono percezioni di costa (visive, olfattive,…) in vicinanza.
IL MARE COME PAESAGGIO
// Dipinto degli armatori: nei loro uffici e case commissionavano dei dipinti di navi a pittori specializzati, con lo
scopo di mostrare l’efficienza e l’affidabilità del trasportatore (rappresentate navi che solcano l’oceano senza
problemi). Erano però anche ex voto, ovvero che se la erano cavata in situazioni molto particolari e
quindi commissionavano dipinti che rappresentassero le loro peripezie e la figura di un santo che secondo loro
era intervenuto per salvarli quindi se da un lato vi è un mare amico, dall’altro vi è un mare pericoloso.
L’aspetto cangiante del mare è che spesso non lo si considera un paesaggio.
La derivazione pittorica del termine paesaggio (Cosgrove, 1990) ha fatto prevalere un’idea statica e, in qualche
modo, riconoscibile e descrivibile del paesaggio che mal si adattava ad uno spazio che può presentare aspetti
fortemente differenziati a seconda delle condizioni meteorologiche, stagionali, latitudinali, e così via.
Inoltre ad un osservatore superficiale o che non ha l’occhio educato all’osservazione del mare, può sembrare
vuoto, uno spazio dunque non caratterizzato, l’esatto opposto di un paesaggio Non è affatto così!
I mari hanno colori diversi: l’adriatico è più verde-acqua del tirreno.
Giuliana Andreotti afferma: “sembra di poter dire sin d’ora che l’uomo per parlare di se stesso attraverso
immagini ha inventato il paesaggio e che per la definizione del concetto è necessaria un’architettura, una
costruzione, un intervento dell’uomo perché, se non c’è qualcosa di umano, il paesaggio non può chiamarsi tale.
Un’architettura, un’intromissione umana, ci deve sempre essere, altrimenti l’aspetto percettibile dei luoghi è
panorama, è natura” aggiunge anche: “e così il mare, sterile mare come lo definisce Omero, genera paesaggio
solo la ove sfiora la terra, la vita e l’organizzazione umana”.
Claude Raffestin afferma che: l’ambiente costituisce la materia prima sulla quale lavora l’uomo, cioè la
società, per produrre il territorio che diventa, eventualmente più tardi, per effetto dello sguardo, o d’uno
sguardo peculiare, il o un paesaggio. Il paesaggio non è una costruzione materiale, ma la rappresentazione
ideale di quella costruzione. Ciò significa che un territorio non darà necessariamente vita ad un paesaggio, se
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IL MARE

Paesaggio, luogo, regione e simbolo

Anche se la superfice terrestre è ricoperta per circa 2/3 dalle acque marine, la geografia si è poco interessata a questo spazio ; ma quando lo ha fatto lo ha considerato prevalentemente come :  Un ostacolo da superare per unire due lembi di superficie solida  Uno spazio di circolazione ,  Una via di comunicazione  Una risorsa da sfruttare senza limiti Se la geografia studia il rapporto degli esseri umani con la superficie terrestre dalla precedente osservazione deriva che la geografia ha quasi totalmente ignorato gli aspetti percettivi, culturali ed emozionali del rapporto tra esseri umani e mare. Anche la geografia scolastica ha sostanzialmente ignorato il mare , anche se il mare , con le sue storie, il suo mistero, le sue creature, affascina i bambini  dunque c’è una contraddizione tra l’interesse mostratogli dalla geografia scolastica e il fascino per i bambini, ma anche per gli adulti. \ Foto: disegni bambini dopo aver avuto la consegna “ rappresentare la mia idea di mare ”  ambiente naturale, con pesce martello…; rappresentazione semi cartografica in cui si vede la divisione tra le onde e le altre superfici; spiaggia con tavolo da ping pong, ombrelloni, scivolo in acqua. In genere le analisi dedicate al mare (così come l’approccio scolastico al mare) in realtà si concentrano sulla costa, sulla fascia di transizione (ovvero la frontiera) tra spazio liquido e spazio solido del nostro pianeta. Noi in questo caso prenderemo in considerazione l’“ alto mare ”, che possiamo considerare semplicemente là dove non vi sono percezioni di costa (visive, olfattive,…) in vicinanza.

IL MARE COME PAESAGGIO

// Dipinto degli armatori: nei loro uffici e case commissionavano dei dipinti di navi a pittori specializzati, con lo scopo di mostrare l’efficienza e l’affidabilità del trasportatore (rappresentate navi che solcano l’oceano senza problemi). Erano però anche ex voto, ovvero che se la erano cavata in situazioni molto particolari e quindi commissionavano dipinti che rappresentassero le loro peripezie e la figura di un santo che secondo loro era intervenuto per salvarli  quindi se da un lato vi è un mare amico , dall’altro vi è un mare pericoloso. L’aspetto cangiante del mare è che spesso non lo si considera un paesaggio. La derivazione pittorica del termine paesaggio (Cosgrove, 1990) ha fatto prevalere un’idea statica e, in qualche modo, riconoscibile e descrivibile del paesaggio che mal si adattava ad uno spazio che può presentare aspetti fortemente differenziati a seconda delle condizioni meteorologiche, stagionali, latitudinali, e così via. Inoltre ad un osservatore superficiale o che non ha l’occhio educato all’osservazione del mare, può sembrare vuoto, uno spazio dunque non caratterizzato, l’esatto opposto di un paesaggioNon è affatto così!I mari hanno colori diversi : l’adriatico è più verde-acqua del tirreno. Giuliana Andreotti afferma: “sembra di poter dire sin d’ora che l’uomo per parlare di se stesso attraverso immagini ha inventato il paesaggio e che per la definizione del concetto è necessaria un’architettura, una costruzione, un intervento dell’uomo perché, se non c’è qualcosa di umano, il paesaggio non può chiamarsi tale. Un’architettura, un’intromissione umana, ci deve sempre essere, altrimenti l’aspetto percettibile dei luoghi è panorama, è natura” aggiunge anche: “e così il mare, sterile mare come lo definisce Omero, genera paesaggio solo la ove sfiora la terra, la vita e l’organizzazione umana”. Claude Raffestin afferma che: “ l’ambiente costituisce la materia prima sulla quale lavora l’uomo, cioè la società, per produrre il territorio che diventa, eventualmente più tardi, per effetto dello sguardo, o d’uno sguardo peculiare, il o un paesaggio. Il paesaggio non è una costruzione materiale, ma la rappresentazione ideale di quella costruzione. Ciò significa che un territorio non darà necessariamente vita ad un paesaggio, se

non interverrà lo sguardo condizionato da mediatori peculiari”. Un territorio non può dare vita ad un paesaggio se non interviene questo sguardo condizionato da mediatori peculiari. A questo punto ci si può chiedere se possa esistere un paesaggio senza territori o? cioè costruito direttamente dallo sguardo peculiare posatosi sull’ambiente, senza che questo sia stato trasformato in territorio. Alexander von Humboldt : tutto quello che dà a un paesaggio il suo carattere individuale, il contorno delle montagne, il torrente che sfugge tra la foresta dei boschi,…ciascuna di queste cose è stata da sempre in un rapporto misterioso con

evidenti quando la lontananza dal luogo genera la nostalgia, che è lo spazio in cui ci si sente “al proprio posto” e che , per questo, può essere piccolo come l’angolo di una stanza o grande come la terra stessa.

Si può considerare l’ “alto mare” un luogo?

Eric Tabarly esprime l’idea che il mare sia il proprio “posto”il mare è un luogo perché si sente a casa sua. Il mare diventa luogo se ti ci senti a casa Bernard Mointessier , pur essendo in testa in una regata che prevedeva l’intero giro del mondo in solitario rifiutò di scendere a terra proseguendo la sua lunga rotta dichiarando continuo senza scalo verso le isole del Pacifico perché in mare sono felice e forse anche per salvarmi l’anima. “New York non è più che un ricorso, il lusso e le comodità sono alle spalle, ma non ne sento la mancanza. Sono a casa mia, nel mio contesto” [Frolence Arthaud, Vento di libertà, 2011] Addirittura Jean Louis Lenheuf dice che “ per i marinai si opera una specie di inversione: la vera vita è quella trascorsa in mare e quella a terra è solo una parentesi, magari piacevole, ma solo una parentesi; da qui il senso di inadeguatezza dei marinai a terra e forse il motivo della sfiducia nei loro confronti”.

IL MARE COME REGIONE

Possiamo definire la regione è un territorio individuato tramite particolarità che permettono di distinguerlo da altri territori Queste caratteristiche possono essere fisiche o di derivazione culturale. Le regioni oceaniche possono essere individuate su elementi come il sistema dei venti, le correnti, le temperature, la salinità che danno luogo a paesaggi fisici identificabili. Possono essere identificate anche grazie alla batimetria e dalla geomorfologia sottomarina; così come in relazione alla presenza, alla densità di specie animali e vegetali, dalle suddivisioni geopolitiche, anche storiche, come quella derivante dal trattato di Tordesillas o quella che delineava l’emisfero occidentale della dottrina Monroe , così come dal succedersi di fasce a sovranità decrescente in cui gli stati rivieraschi impongono il loro potere su ampie porzioni di mare, o dalla suddivisione in aree geografiche per la trasmissione delle informazioni meteorologiche e per la sicurezza e il salvataggio in mare ( metarea, navarea ). Regionalizzazione attestata anche dalle tante edizioni di portolani e dalla pubblicazione delle pilot charts.

SCHEMA GENERALE DELLA CIRCOLAZIONE DELL’ARIA NEL NOSTRO

PIANETA.

È soprattutto la frequentazione del mare che permette l’identificazione di regioni e di caricarle di valori culturali, simbolici, affettivi e identitari che ne fanno dei luoghi. \ Così, ad esempio: l’area degli alisei, il Pot au noir , le Horses latitudes , l’area della Corrente degli aghi , i Quaranta ruggenti , e i Cinquanta urlanti , porzioni di distese pelagiche con una stratificazione storica e di valori umani, diventano regioni e luoghi ben conosciuti a chi va per mare o a chi condivide una cultura del mare. Così Bernard Moitessier può ad esempio affermare: “ un grande capo, per noi, non può tradursi solo in longitudine e latitudine. Un gran capo ha un’anima, con ombre e colori molto dolci, molto violenti. Un’anima liscia come quella di un bambino, dura come quella di un criminale” e Vito Dumas , un altro grande navigatore, parlando del capo per eccellenza esclama: “ Capo horn! Che significato terribile hanno queste due parole” mostrando come solo il toponimo di un capo possa evocare una storia, dei drammi, dei sentimenti.

IL MARE COME SPAZIO IDENTITARIO

Il mare si costruisce una comunità di umani che lo frequentano, una comunità che si basa su esperienze , percorsi , linguaggio comune.

DIFFERENZA TRA COMUNITÀ E SOCIETÀ

Società : legami di tipo economico nel senso ampio della parola, con rapporti sociali, si condivide uno spazio,…  Comunità : vi sono elementi anche vagamente affettivi. Il mare dunque diventa uno spazio identitario , lo spazio di una comunità che si identifica non in uno spazio nazionale o regionale, ma in uno spazio che , per definizione, non appartiene a nessuna nazione , o meglio, appartiene a tutta l’umanità.

(IL MARE COME) SIMBOLO

Se l’ alto mare , nella percezione dei più è considerato come uno spazio non antropizzato , una semplice barriera da superare per raggiungere altri lembi di superficie solida terrestre, privo di un proprio carattere , se non quello conferitogli dagli elementi naturali, è però anche lo spazio dove sono ambientati centinaia di racconti (PARLARE DEI CANTAUTORI) che mettono in scena il confronto di alcuni esseri umani con questo ambiente e/o con se stessi. In questo senso il mare non è più la frattura , la distanza che occorre superare per raggiungere un altrove più o meno esotico , ma esso stesso è percepito come un “altrove”, come qualcosa che si contrappone al luogo da cui parto , alla terra ferma in generale  Forse proprio per questa idea di alterità di questo spazio gli antichi lo popolavano, lo rappresentavano nei secoli con l’immaginaria presenza di mostri marini e creature fantastiche (es. sirene, mostri marini,…) ↓ Nelle pagine dedicate ai racconti che si svolgono in mare, emerge l’idea del mare: come un altrove temuto e amato , cercato e idealizzato , vissuto , inventato e raccontato , a dispetto della sua crescente territorializzazione, del suo progressivo controllo nazionale e internazionale.  Innanzitutto è uno spazio dove è possibile , a dispetto della crescente umanizzazione della superficie terrestre, l’incontro e il confronto con la natura , rappresentato dal susseguirsi continuamente cangiante delle condizioni e dei colori del mare e dall’incontro con le sue creature.  Soprattutto vissuto come confronto con le condizioni meteo-marine e, in particolare, con le tempeste.  Uno spazio in cui la natura viene considerata libera di esprimere tutta la sua magnificenza , ma anche tutta la sua terrificante potenza , in cui la mancanza di manufatti umani, impone un confronto diretto tra marinaio e natura, possibilità negata dal mondo mederno, in cui l’essere umano ha, nel mondo moderno, una delle poche occasioni di trovarsi solo e demunito nei suoi confronti e dunque poterla affrontare liberamente. Il desiderio di confronto con la natura, tramite lo sport estremo così come l’infatuazione per gli sport estremi, deriva forse dall’eccessiva sicurizzazione della nostra società, che può far sentire protetti ma non liberi.  L’alto mare è anche uno spazio della solitudine. La lontananza da qualsiasi possibile aiuto in caso di difficoltà, se comporta del rischio permette di contro di confrontarsi con la natura liberamente. Permette inoltre l’ analisi introspettiva che il contatto con la natura stessa favorisce. La solitudine permette anche la piena libertà individuale che deriva dalla responsabilità totale delle proprie scelte e azioni , dalla consapevolezza di stare a condizionamenti che le necessità della navigazione e le condizioni ambientali impongono, ma che derivano, come afferma Tabarly , da una libera scelta del marinaio e non dai condizionamenti sociali. \ Tabarlyla barca non è, contrariamente a ciò che immaginano certi, la libertà; siamo liberi in quanto noi abbiamo scelto di affrontare questi spazi, che se ci impongono determinate cose.  Il mare rappresenta uno spazio fuori dal controllo sociale , in cui, i navigatori si sentono liberi dal controllo sociale o, meglio percepiscono l’alto mare come uno spazio in cui l’opprimente controllo sociale può essere meno intenso o momentaneamente vacante. Già Jules Verne , nel 1870, per bocca del capitano Nemo descriveva lo spazio terrestre come uno spazio sottoposto alla tirannide e la stessa superficie marina come minacciata da essa: “ il mare non è dei despoti. Sulla sua superficie essi possono abusare ancora di diritti iniqui, combattersi, portarvi gli orrori terrestri. ma a pochi metri sott’acqua il loro potere cessa, la loro influenza non conta più, la loro forza s’annulla. Ah,

vivete, vivete nel mare! solo là si è indipendenti! solo là non ho padroni! solo là si è indipendenti! solo là non ho padroni! solo là mi sento libero!”. E torniamo a Frorance Arthaud : “…non ci sono più obblighi, a parte quelli dettati dal mare e dal vento, la disciplina è completamente diversa. Niente più chiacchiere, finita la marea di gente, le strade, i viali trafficati, finito il brusio delle notti cittadine, le luci, gli appuntamenti, gli orari, il telefono, le false apparenze. finita la civiltà, i sogni di chi vive a terra, le leggi sociali, i poliziotti, le multe, i limiti di velocità, le frontiere. qui la libertà è totale, la rotta è davanti. è lunga e piena di sorprese, di insidie e di miseria.” (2011)  Il mare è lo spazio attraverso il quale e nel quale si costruisce la comunità ideale degli uomini libericomunità più ideale che reale , ma, forse proprio per questo estesa al di là delle frontiere dello spazio e del tempo. In cui si possono sentire affratellate persone di lingue, di culture e di tempi diversi. \ Corto Maltese affascina perché uomo senza patria che alla fine di ogni avventura riparte in mare, quindi uomo libero. Proprio il simbolismo di questo spazio fa ricordare gli atti eroici che vi sono avvenuti e dimenticare quelli turpi. Ma forse il confrontarci con uno spazio ideale può aiutarci a capire che dobbiamo lavorare per migliorare il nostro spazio reale e quotidiano