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appunti sui canti dell'orlando furioso
Tipologia: Sbobinature
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Proemio che fa riferimento ad un tema generale, il tema dell’amore. Ariosto fa riferimento ad una riflessione sull’amore che fa da ponte tra il modo in cui si era concluso il canto I, con le due fonti di Ardenna, e apre al nuovo canto che affronta lo scontro tra Rinaldo e Sacripante. Ariosto include nel suo poema riferimenti alla realtà in modi veicolati, nei proemi, dove il poeta può parlare personalmente e con le similitudini, quando il poeta può creare delle corrispondenze e mostrare in maniera più vivida una certa scena. Ci sono parti di testo in cui la realtà può irrompere perché legata al tema della parte di testo. Sono strategie per superare il semplice racconto finzionale e trasformare il poema in uno strumento per parlare del mondo contemporaneo. Il poeta può riflettere sul rapporto tra verità e menzogna, la verità della storia interrompe la finzione, si crea un rapporto duale in cui la voce del narratore svolge una funzione fondamentale. Nel proemio la riflessione è di carattere morale, si rivolge all’ingiustissimo Amore, lamentando che spesso non ci sia corrispondenza di sentimenti per i desideri umani. 2: lui si affligge di amore per Angelica inutilmente, così gli è restituito quello che aveva seminato, Angelica lo odia e l’odio è tale che piuttosto lui vorrebbe la morte. Troviamo nel canto molti altri temi, lo scontro tra Rinaldo e Sacripante, che viene rapidamente interrotto. L’azione del canto inizia con la loro sfida, nella stanza 4 dove Sacripante che risponde a Rinaldo, che lo accusa di essere un ladro. Lo accusa di mentire, una delle accuse principali che negli scontri cavallereschi portano ai duelli, l’accusa per mentita. Angelica non sta lì ad aspettare l’esito per vedere chi sarà ad avere la meglio, fugge nuovamente. 12: gli episodi si ripetono spesso in maniera simile tra di loro, ma con esiti diversi. La fuga la porta a finire tra le braccia di un eremita. Una figura ieratica, solitaria, con una lunga barba che gli arriva alla metà del petto, uomo religioso e di aspetto venerabile. Figure ambigue che permettono di riprendere moduli novellistici di satira contro chierici e religiosi, riutilizzate per reintrodurre elementi di rottura rispetto al pathos degli episodi che vengono descritti. La sembianza di questo eremita con corrisponde alla sua natura. 13: aspetto marcato dal tempo e dal digiuno, veniva lentamente sopra un asinello (idea di un immagina sacra e di un uomo anziano e pio), sembrava all’apparenza più di chiunque altro di avere una coscienza schiva e scrupolosa, pensava di avere una morale alta. 14: questa sua coscienza, che era debole e poco gagliarda, non appena vede sopraggiungere Angelica così bella, subito si risveglia (gioca sulla dimensione morale della rappresentazione dell’eremita come persona devota ma ci descrive in realtà un uomo che al di là delle apparenze è mosso come tutti gli altri da un fortissimo desiderio). Elemento di forte ironia che serve a creare una frattura nella dimensione eroica. Angelica ignora i suoi desideri, chiede il suo aiuto, è capace di controllare gli spiriti. 15: ha con sé un libro dal quale fa uscire uno spirito che fa trasformare in un personaggio che possa mettere zizzania tra Rinaldo e Sacripante, vuole sviarli, distrarli, impedire che possano raggiungere Angelica, differisce i loro cammini.
La magia serve a tessere la struttura narrativa. L’eremita cerca di controllare le direzioni, le storie narrative dei personaggi che si trovano a scontrarsi con lui, diventa una sorta di narratore-autore che attraverso la magia, che corrisponde alla scrittura, per indirizzare verso altre direzioni il percorso di ricerca e avventure dei personaggi. Il valletto è uno spirito trasformato che serve ad indirizzare verso nuovi percorsi, che condurrà sacripante nel castello di Atlante e Rinaldo in Scozia per recuperare truppe, ma dove andrà a rimanere avvolto in una nuova avventure. Bradamante è sempre rappresentata in cerca di Ruggiero. In questo suo percorso, incappa in uno boschetto dove trova un cavaliere disperato, anche lui vede nelle sembianze di Bradamante un guerriero valoroso. Inizia, stanza 37, la prima di una serie di racconti di secondo grado inseriti nel poema. È una modalità di narrazione per cui Ariosto attribuisce a personaggi secondari da una prospettiva che non è quella del narratore onnisciente, ma un narratore che ha una conoscenza limitata, parziale delle vicende che racconta, una prospettiva interna utilizzata con uno scopo specifico. Ariosto non usa mai la parola “Novella” intesa come racconto, usa formule come racconto, istoria. Il personaggio ci dice che era in compagnia di una donna della quale era innamorata quando improvvisamente apparve un personaggio che cavalcava un cavallo alato. Il tempo di percepire la scienza, chiedersi cosa fosse, l’uomo scende, afferra la donna e vola via. Il personaggio si rende conto di tutto soltanto quando sente la donna urlare. L’uomo raggiunge un castello fatato, costruito dagli spiriti, tutto di acciaio. Il cavaliere raggiunge il castello, ma non può entrare. Sopraggiungono due cavalieri che avevano per guida un nano (episodio lasciato in sospeso da Boiardo nel terzo libro): Gradasso e Ruggiero, scortati da un nano. Chiede l’aiuto dei due cavalieri per recuperare la sua donna. Decidono di intervenire, bussano alla porta per richiamare l’attenzione del padrone, che appare con il suo cavallo alato. Il negromante sfida i due cavalieri, che cercano di disarcionarlo. Il duello va avanti fino a notte. Il narratore di secondo grado cerca di riafferma la verità di un racconto che può apparire del tutto falso. Ariosto marca attraverso la propria voce e quella di altri narratori il fatto che la narrazione poetica possa essere creatrice di realtà alternativa. Ariosto racconta sempre storie simili che però hanno esiti continuamente diversi, perché diversa è la realtà a seconda dell’individuo che si trova a confrontarsi con essa. Il cavaliere alato porta con sé uno scudo fatato coperto da un panno, non appena viene svelato chi lo guarda rimane abbagliato e cade come un corpo morto e viene rapito dal negromante. Questa è la sorte dei due cavalieri, che rimangono imprigionati nel castello di Atlante. Bradamante ha finalmente avuto notizie su Ruggiero, ha una nuova pista da seguire, decide di farsi scortare dal cavaliere al castello. Sopraggiunge un messaggero, cerca Bradamante e le dice che c’è bisogno che ritorni al suo ruolo di difesa della cristianità. Lei vuole portare a termine la sua ricerca ma questo incontro porta a una rottura con il cavaliere. Si scopre la sua identità, il cavaliere è Pinabello di Maganza, per tradizione opposto alla casa di Chiaromonte di Bradamante, due famiglia in opposizione. Invece di accompagnarla, decide di tradirla. Raggiungono uno sperone di roccia, Pinabello la spinge dentro la grotta sperando di poterla abbandonare lì. Lei trova ciò che non sta cercando e non riesce a trovare ciò che cerca. Trova una maga, Melissa, che le mostra tutti i discendenti che avrà da Ruggiero, la casa d’este.
sempre più sicura, come circondata da un muro resistente. Alfonso farà crede a quelli che seguiranno che sia tornata Astrea, la personificazione della giustizia. Ariosto ci racconta delle difficoltà di Ferrara, tra Venezia e Roma, rappresentata come una madre maligna perché il papa si era opposto ai duchi poiché filofrancese. Ogni volta che Alfonso si troverà a combattere supportato dal suo popolo, sconfiggerà i suoi nemici sia per terra che per mare. Si ricordano una serie di imprese belliche di Ippolito tra il 1511 e il 1512, la battaglia di Ravenna. Stanza 55: ad Alfonso deve essere attribuita la vittoria degli eserciti di Francia contro il papa in quella battaglia. Parla Ariosto che era stato nel campo, lo aveva visitato dopo lo scontro, si racconta la violenza, la morte, la devastazione sul campo di battaglia. 56: presentazione di Ippolito, colui che porta il cappello cardinalizio sopra la sacra chioma in abito pontificale, colui che darà argomenti per prose e versi scritti in ogni rima. Riferimento al poema e riferimento ironico al fatto che della letteratura non aveva alcun interesse. La sua età le sue qualità vogliono che egli abbia un Virgilio Marone così come un Virgilio aveva avuto Augusto. Da una parte c’è l’elogio e dall’altra un’auto promozione, vuole essere quel Virgilio, afferma il calore encomiastico e epico della propria poesia. Ariosto celebra Ippolito, lo elogia, però forse quel Marone potrebbe non essere lui, che avrebbe fatto meglio a fare altro, tutta la poesia encomiastica può essere una poesia fasulla, pure invenzione che non ha nulla di vero. L’encomio finisce per cadere in un vortice nel cui anche l’elogio e la gloria possono essere falsi. Ricordo della battaglia del 1509 Polesella, alla quale Ippolito aveva preso parte. Nella stanza 59 Melissa termina il suo resoconto dei discendenti. Bradamante vede due personaggi tristi, Melissa li ha saltati. Completa il catalogo e dice che sono due figli traditore di Ercole, Giulio e Ferrante, accusati alla sua morte di aver congiurato per prendere il potere. Melissa invoca la pietà. La prospettiva di Ariosto è cambiata e si adegua a quella che vuole introdurre con il catalogo, la prospettiva della pace e dell’armonia, la giustizia tronerà solo con la pietà, mostrandola verso il traditore. Bradamante, scortata da Melissa, riprende il cammino in cerca di Ruggiero.