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Guide e consigli
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Appunti sulla probabilità, Sbobinature di Statistica

Appunti completi sulla probabilità, ideali per la prelazione dell’esame; comprendono sia il libro di testo “introduzione alla statistica” di Anna Clara Monti sia gli appunti delle lezioni.

Tipologia: Sbobinature

2022/2023

In vendita dal 28/06/2024

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CALCOLO DELLE PROBABILITÀ
Il calcolo delle probabilità si può definire come la “logica del possibile o dell’incerto” poiché tratta di
proposizioni, o enunciati, alle quali non è possibile associare con certezza l’attributo “vero” o
l’attributo “falso” ma soltanto l’attributo “possibile”. Oggetto del calcolo delle probabilità sono quindi
fenomeni alla cui manifestazione è associato uno stato di incertezza poiché il risultato non è noto a
priori. Questi fenomeni prendono nome di esperimento casuale: si definisce esperimento casuale o
prova qualsiasi fenomeno del mondo reale per il quale vi è più di un risultato possibile e pertanto l’esito
è incerto.
Si indichino con ω1, ω2, …, ωn, i possibili risultati di un esperimento casuale:
L’insieme di tutti i possibili risultati è definito SPAZIO CAMPIONARIO o SPAZIO DEGLI
EVENTI, ed è indicato con S; S= {ω1, ω2, …, ωn}
I sottoinsiemi di S, ciascuno costituito da uno qualunque dei possibili risultati dell’esperimento
casuale, si definiscono EVENTI ELEMENTARI.
ESEMPIO: lancio di un dado e osservazione del numero di puntini sulla faccia superiore
Eventi elementari = e1, e2, e3, e4, e5, e6 S= {e1, e2, e3, e4, e5, e6}
Un evento potrebbe essere:
A = “sulla faccia superiore del dado ho un numero dispari” = {e1, e3, e5}
oppure
B = “sulla faccia superiore del dado ho un numero pari” = {e2, e4, e6}
Se si considera come sottoinsieme (improprio) di S lo stesso spazio degli eventi, esso rappresenta
l’evento che si verifica se si verifica uno qualsiasi dei possibili eventi elementari; poiché uno di tali
risultati deve necessariamente verificarsi, allora S prende il nome di EVENTO CERTO (evento certo
= S).
Si consideri invece il sottoinsieme di S che non contiene alcun elemento, cioè l’insieme vuoto; poiché
uno dei possibili risultati dell’esperimento necessariamente si verifica, l’insieme vuoto rappresenta un
evento che non può mai verificarsi. Pertanto esso prende il nome di EVENTO IMPOSSIBILE (S = Ø).
Ogni altro sottoinsieme di S rappresenta un evento possibile o semplicemente un evento.
NOTAZIONE INSIEMISTICA PER GLI EVENTI
Uno strumento molto utile per visualizzare gli eventi e il diagramma di Venn, nel quale il rettangolo
rappresenta lo spazio degli eventi mentre le figure all’interno del rettangolo, ossia i sottoinsiemi di S,
rappresentano gli eventi elementari.
S
A
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

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CALCOLO DELLE PROBABILITÀ

Il calcolo delle probabilità si può definire come la “logica del possibile o dell’incerto” poiché tratta di

proposizioni, o enunciati, alle quali non è possibile associare con certezza l’attributo “vero” o

l’attributo “falso” ma soltanto l’attributo “ possibile ”. Oggetto del calcolo delle probabilità sono quindi

fenomeni alla cui manifestazione è associato uno stato di incertezza poiché il risultato non è noto a

priori. Questi fenomeni prendono nome di esperimento casuale: si definisce esperimento casuale o

prova qualsiasi fenomeno del mondo reale per il quale vi è più di un risultato possibile e pertanto l’esito

è incerto.

Si indichino con ω 1 , ω 2 , …, ω n , i possibili risultati di un esperimento casuale:

L’insieme di tutti i possibili risultati è definito SPAZIO CAMPIONARIO o SPAZIO DEGLI

EVENTI, ed è indicato con S; S= {ω 1 , ω 2 , …, ω n

I sottoinsiemi di S, ciascuno costituito da uno qualunque dei possibili risultati dell’esperimento

casuale, si definiscono EVENTI ELEMENTARI.

ESEMPIO: lancio di un dado e osservazione del numero di puntini sulla faccia superiore

Eventi elementari = e 1 , e 2 , e 3 , e 4 , e 5 , e 6 S= {e 1 , e 2 , e 3 , e 4 , e 5 , e 6

Un evento potrebbe essere:

A = “sulla faccia superiore del dado ho un numero dispari” = {e 1 , e 3 , e 5

oppure

B = “sulla faccia superiore del dado ho un numero pari” = {e 2 , e 4 , e 6

Se si considera come sottoinsieme (improprio) di S lo stesso spazio degli eventi, esso rappresenta

l’evento che si verifica se si verifica uno qualsiasi dei possibili eventi elementari; poiché uno di tali

risultati deve necessariamente verificarsi, allora S prende il nome di EVENTO CERTO (evento certo

= S).

Si consideri invece il sottoinsieme di S che non contiene alcun elemento, cioè l’insieme vuoto; poiché

uno dei possibili risultati dell’esperimento necessariamente si verifica, l’insieme vuoto rappresenta un

evento che non può mai verificarsi. Pertanto esso prende il nome di EVENTO IMPOSSIBILE (S = Ø).

Ogni altro sottoinsieme di S rappresenta un evento possibile o semplicemente un evento.

NOTAZIONE INSIEMISTICA PER GLI EVENTI

Uno strumento molto utile per visualizzare gli eventi e il diagramma di Venn , nel quale il rettangolo

rappresenta lo spazio degli eventi mentre le figure all’interno del rettangolo, ossia i sottoinsiemi di S,

rappresentano gli eventi elementari.

S

A

Ci sono tre operazioni che si possono fare con gli eventi elementari: intersezione, unione e negazione.

INTERSEZIONE: dato un esperimento casuale che ammette un insieme S di possibili risultati e

considerati due eventi A e B, sottoinsiemi di S, l’intersezione A∩B è costituita dagli elementi di S

comuni sia ad A sia a B; pertanto l’intersezione è l’evento che si verifica se e solo se si verificano

contemporaneamente A e B.

S

B

A

UNIONE: dato un esperimento casuale che ammette un insieme S di possibili risultati e considerati

due eventi A e B, sottoinsiemi di S, l’unione A∪B è costituita dagli elementi di S che appartengono

soltanto ad A oppure soltanto a B oppure a entrambi; pertanto l’unione di A e B è l’evento che si

verifica se e solo se si verifica soltanto A oppure si verifica soltanto B oppure si verificano

contemporaneamente A e B.

S

B

A

NEGAZIONE: dato un evento A contenuto in S, si indica con 𝐴

l’insieme complementare di A

rispetto a S, costituito dagli elementi di S che non appartengono ad A; esso rappresenta quindi

l’evento che si verifica se e solo se non si verifica A, pertanto viene chiamato negazione di A oppure

A negato.

AA

ESEMPIO: lancio di un dado e osservazione del numero di puntini sulla faccia superiore

S= {e 1 , e 2 , e 3 , e 4 , e 5 , e 6

A = {e 1 , e 2 , e 3, e 4 } A∪B = {e 1 , e 2 , e 3, e 4 , e 6

} C∪B = S

B = {e 2 , e 4 , e 6 } A∩B = {e 2 , e 4

C = {e 1 , e 3, e 5

= {e 5 , e 6

A∩B

A∪B

Un insieme di n eventi necessari e incompatibili costituisce una partizione dello spazio degli eventi:

Gli eventi elementari sono chiaramente necessari, poiché uno di essi deve

necessariamente verificarsi, e al tempo stesso incompatibili, poiché due diversi

risultati dell’esperimento non possono verificarsi contemporaneamente.

Un evento A e la sua negazione e la sua negazione 𝐴

costituiscono il caso più

semplice di partizione di S.

RELAZIONE FONDAMENTALE

Considerata una partizione di S costituita dagli eventi B e B

e un generico evento A, quest’ultimo si

può esprimere come unione della sua intersezione con B e della sua intersezione con B

A = (A∩B) ∪ (A∩B

S A

B

Poiché B e B

sono incompatibili, lo sono anche A∩B e A∩B

; A è quindi espressa come unione di due

eventi incompatibili. Lo stesso si ha per B:

B = (B∩A) ∪ (B∩A

• (A∩B) ∩ (A∩B

) = Ø

A∩B

A∩B

LA PROBABILITÀ

Definire la probabilità è utile per misurare quanto è verosimile che un evento si verifichi.

La probabilità di un evento deve soddisfare un insieme di regole di natura logica definite assiomi della

probabilità. La probabilità è infatti definita mediante tali postulati, dai quali si ricavano poi tutte le sue

proprietà.

Sia S lo spazio dei possibili risultati di un esperimento casuale, si definisce probabilità una funzione

P(A) che associa ad ogni evento A di S un numero reale che soddisfa i seguenti postulati:

Postulato 1. Per qualunque evento ha la probabilità non è negativa.

P(A) ≥ 0

Postulato 2. La probabilità dell’evento certo è 1.

P(S) = 1

Postulato 3. Siano A e B due eventi incompatibili, la probabilità della loro unione è data dalla

somma delle probabilità.

A∩B = Ø P(A∪B) = P(A) + P(B)

Per induzione il terzo postulato può essere esteso all’unione di n eventi incompatibili. Se A 1

, A

2

A

n sono eventi incompatibili, cioè tali che A i

∩A

j = Ø, per qualunque i ≠ j, si ha:

P (A

1

, A

2

, …, A

n

) = P(A

1

) + P(A

2

) + …+ P(A

n

Inoltre, poiché sappiamo che l’evento A può essere rappresentato come unione di due eventi

incompatibili (la sua intersezione con B e la sua intersezione con B

), per il terzo postulato la probabilità

di A si può ottenere anche come:

P(A) = P(A∩B) + P(A∩B

Sulla base dei postulati è possibile dimostrare alcuni teoremi utili per il calcolo delle probabilità:

Teorema 1. Dato un evento A la probabilità della sua negazione è

P (A

) = 1 – P(A)

Per dimostrare questo risultato si procede osservando che A e A

sono necessari, ossia A∪A

= S, il

che implica che P (A∪A

) = P(S) = 1. Inoltre A e A

sono anche incompatibili, di conseguenza per

il terzo postulato P (A∪A

) = P(A) + P (A

) = 1, il che dimostra il teorema.

Teorema 2. La probabilità dell’evento impossibile è nulla

P(Ø) = 0

L’evento è impossibile è la negazione dell’evento certo e pertanto si ha P(Ø)= P (S

)= 1 – P(S) = 0.

Teorema 3. Per qualunque evento a si ha

P(A) ≤ 1

Poiché per il teorema 1 si ha P (A

) = 1 – P(A), e poiché per il primo postulato P (A

) non può essere

negativa, la probabilità di A non può essere maggiore di 1.

MISURA DELLA PROBAILTÀ

Quando gli eventi elementari sono equiprobabili , hanno cioè tutti la stessa probabilità di verificarsi, e

in numero finito, la probabilità di un evento A si ottiene come rapporto tra casi favorevoli , ossia il

numero di eventi elementari in A, e casi possibili , ossia il numero di eventi elementari in S.

Siano A 1

, A

2

, …, A

n gli n eventi elementari dello spazio campionario S generato da un esperimento, se

essi sono equiprobabili ossia P(A 1

) = P(A

2

) = …= P(A

n ), ciascuno ha probabilità 1/n, cioè:

P (A

i ) = 1/n, i = 1, 2, …, n.

In altri termini la probabilità di un evento non è altro che la somma delle probabilità degli eventi

elementari che lo compongono.

ESEMPIO: voto all’esonero di statistica

S = {0, 1, 2 , 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10}

P( 0 ) = P( 1 ) = P( 2 ) = P( 3 ) = P( 4 ) = P( 5 ) = P(6) = P( 7 ) = P( 8 ) = P( 9 ) = P(10) = 1/

Se A = {7, 8, 9, 10}

P(A) = P( 7 ) + P( 8 ) + P( 9 ) + P(10) = 4/

PROBABILITÀ CONDIZIONATA

Ci sono circostanze nelle quali l’informazione sul verificarsi di un evento modifica la valutazione della

probabilità di un altro evento; si parla in questi casi di probabilità condizionata.

Siano A e B due eventi contenuti in S la probabilità condizionata di A dato, indicata con P(A|B), è la

probabilità che si verifichi A sapendo che si è verificato l’evento B:

P(A|B) = P(A∩B) / P(B) posto P(B) > 0

ESEMPIO: voto all’esonero di statistica

S = {0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10}

P( 0 ) = P( 1 ) = P( 2 ) = P( 3 ) = P( 4 ) = P( 5 ) = P(6) = P( 7 ) = P( 8 ) = P( 9 ) = P(10) = 1/

Si è ammessi al secondo esonero solo se si consegue un punteggio almeno pari a 5.

A = “si accede al secondo esonero” = {5, 6, 7, 8, 9, 10}

Supponiamo che lo studente venga a conoscenza del fatto che ha risposto correttamente a due quesiti.

B = “lo studente risponde ad almeno a due quesiti correttamente” = {2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10}

Verificatosi l’evento B dunque, i possibili punteggi conseguibili dallo studente diventano 2, 3, 4, 5, 6,

7, 8, 9, 10, e ognuno di essi ha probabilità pari a 1 / 9.

Di conseguenza la probabilità che si verifichi A sapendo che si è verificato B è uguale a:

P(A|B) = P(5|B) + P(6|B) + P(7|B) + P(8|B) + P(9|B) + P(10|B)

che non è altro che la probabilità dell’intersezione tra A e B (A∩B = {5, 6, 7, 8, 9, 10}), fratto la

probabilità di B.

Dalla probabilità condizionata si ottiene che

P(A∩B) = P(B) P(A|B)

o alternativamente, considerata la probabilità di B dato A

P(A∩B) = P(A) P(B|A)

Queste due quantità sono uguali, nel senso che

P(A) P(B|A) = P(A∩B) = P(B) P(A|B)

e rappresentano dunque due modi diversi di scrivere P(A∩B).

La probabilità condizionata può essere inoltre utilizzata per calcolare la probabilità di un evento A

qualora non siano note la probabilità di un altro evento B, P(B), e le probabilità condizionate P(A|B) e

P(A|B

); infatti P(A) è anche uguale, per il terzo postulato, a P(A) = P(A∩B) + P(A∩B

) ( questi due

eventi sono incompatibili poiché B e B

sono incompatibili) e applicando la formula precedente si

ottiene che:

P(A) = P(B) P(A|B) + P(B

) P(A|B

Inoltre, poiché P (B

) = 1 – P(B) - > P(A) = P(B) P(A|B) + (1 – P(B)) P(A|B

ESEMPIO

Uno studente può essere iscritto ad una laurea STEM con probabilità 0.4, mentre la probabilità che

uno studente iscritto ad una laurea STEM sappia programmare Python è pari a 0.7. Invece, la

probabilità che uno studente iscritto ad una laurea NON STEM conosca Python è 0.1.

Consideriamo gli eventi:

A = “lo studente conosce Python”

B = “studente iscritto ad una laurea STEM”

B

= “studente iscritto ad una laurea NON STEM”

P(B) = 0.

P(B

P(A|B) = 0.

P(A|B

P(A) =?

P(A) = P(B) P(A|B) + P(B

) P(A|B

P(A) = 0.40.7 + 0.60.1 = 0.

k

Allo stesso modo P* j

= P(B

j

) = - > P

i

* = ∑ P

ij

i=

chiaramente le probabilità marginali sono non negative e la loro somma è pari a 1.

Le probabilità marginali e le probabilità congiunte possono essere riportate nella stessa tabella; in

particolare le probabilità marginali del carattere A sono riportate nell’ultima colonna, le probabilità

marginali del carattere B sono riportate nell’ultima riga.

B

1

B

2

… B

h

A

1 p 11 p 12 … p 1h p 1*

A

2 p 21 p 22 … p 2h p 2*

A

k p k p k … p kh pk*

p 1 p 2 … p* h**

ESEMPIO

Azienda pubblicizza i propri prodotti su un sito web, e su tale pubblicità si può o meno cliccare.

A

1 = “clicco sulla pubblicità”

A

2 = “non clicco sulla pubblicità”

B

1 = “navigo da 0 a 15 minuti” 0 |- 15

B

2 = “navigo da 15 a 30 minuti” 15 |- 30

B

1 = “navigo più di 30 minuti” 30 |-

Supponiamo che le probabilità congiunte siano:

P(A

1

∩B

1

) = 0.07 P(A

2

∩B

1

P(A

1

∩B

2

) = 0.31 P(A

2

∩B

2

P(A

1

∩B

3

) = 0.17 P(A

2

∩B

3

Calcoliamo le probabilità marginali:

B

1

B

2

B

3

A

1

A

2