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Appunti Web Journalism - prof. Cepernich ICT, Appunti di Programmazione e Tecnologie Web

Appunti completi per il corso di Web Journalism per il corso di laurea di Innovazione sociale, comunicazione e nuove tecnologie. Si tratta dell'integrazione tra gli appunti presi in classe e i materiali di studio.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 14/06/2023

vera_mari
vera_mari 🇮🇹

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Web Journalism
Introduzione
L’etichetta digitale non ha senso in comunicazione, poiché tutto è digitale, come la radio, la televisione ecc.
Il processo che genera il giornale è digitale, il mezzo in cui è diffuso il giornale è digitale.
Che cos’è il giornalismo?
Un’istituzione sociale: un complesso di norme, valori, e consuetudini che definiscono regolano
stabilmente rapporti sociali.
Un apparato professionale di produzione informativa
Un fattore intermediario di conoscenza
Una funzione con valore pubblico (servizio pubblico) e valore privato (mercato).
Cambia il modo di fare comunicazione per via dell’intreccio tra contenuti autoprodotti e giornalismo,
soprattutto in situazioni molto calde o chiuse (guerre, Iran).
Inoltre, le esperienze che la gente comune ha (per esempio) della guerra è intermediata dal mondo
dell’informazione (es. rave e vita normale nei paesi in guerra).
Una delle più grandi conseguenze del digitale nel mondo del giornalismo è la sostenibilità delle
informazioni: cambia il modo in cui si produce, si consuma il giornalismo; ma il grande impatto del digitale è
che essendo l’editoria un bene necessario (l’informazione), ha dei suoi costi (giornalisti, mezzi, macchinari
ecc.), produrre notizie di qualità è costoso, ma economicamente il mondo dell’informazione è entrato in
difficoltà con l’avvento del digitale e la gratuità dell’informazione online. La funzione informativa del
giornalismo nella società è sempre la stessa, è fondamentale ma ultimamente non sta in piedi: il digitale
ha avuto un grande impatto e la prima conseguenza è l’insostenibilità economica dovuta all’aspetto della
gratuità e questo fa sì che cambia anche il tipo giornalismo, spesso inficiandone la qualità. (in termine di
notizie).
Il digitale rappresenta un cambio di paradigma nel mondo dell’informazione, quindi il giornalismo va
reinventato: le piattaforme sono relativamente giovani.
Disordine informativo: negli ecosistemi digitali la quantità di info è cresciuta e anche la quantità di
disinformazione.
La logica con cui funzionano le piattaforme è una logica commerciale, non informativa: vi è la necessità
dell’ingaggio, del like e della condivisione e per far in modo di compiacere l’algoritmo, ecco perché vi sono
contenuti discutibili pubblicati anche da testate decorose (es. post sul pettegolezzo, scandali, sesso ecc.). Vi
è una costante ricerca dell’equilibrio tra l’informazione e le logiche commerciali delle piattaforme.
1. Il giornalismo e i sistemi mediali: concetti, processi e teorie
La notizia e il newsmaking
Che cos’è il giornalismo? È ciò che produce le notizie.
Un’istituzione sociale: un complesso di norme, valori, e consuetudini che definiscono regolano
stabilmente rapporti sociali.
o Essendo il giornalismo una comunità di pratica vi sono dei valori e norme, codici, gerarchie
e pratiche condivise, accettate e rispettate da tutti gli appartenenti a questa comunità.
Un apparato professionale di produzione informativa.
o Le norme, valori e consuetudini sono trasformate in una comunità di pratica.
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Web Journalism

Introduzione L’etichetta digitale non ha senso in comunicazione, poiché tutto è digitale, come la radio, la televisione ecc. Il processo che genera il giornale è digitale, il mezzo in cui è diffuso il giornale è digitale. Che cos’è il giornalismo?

  • Un’ istituzione sociale : un complesso di norme, valori, e consuetudini che definiscono regolano stabilmente rapporti sociali.
  • Un apparato professionale di produzione informativa
  • Un fattore intermediario di conoscenza
  • Una funzione con valore pubblico (servizio pubblico) e valore privato (mercato). Cambia il modo di fare comunicazione per via dell’intreccio tra contenuti autoprodotti e giornalismo, soprattutto in situazioni molto calde o chiuse (guerre, Iran). Inoltre, le esperienze che la gente comune ha (per esempio) della guerra è intermediata dal mondo dell’informazione (es. rave e vita normale nei paesi in guerra). Una delle più grandi conseguenze del digitale nel mondo del giornalismo è la sostenibilità delle informazioni: cambia il modo in cui si produce, si consuma il giornalismo; ma il grande impatto del digitale è che essendo l’editoria un bene necessario (l’informazione), ha dei suoi costi (giornalisti, mezzi, macchinari ecc.), produrre notizie di qualità è costoso, ma economicamente il mondo dell’informazione è entrato in difficoltà con l’avvento del digitale e la gratuità dell’informazione online. La funzione informativa del giornalismo nella società è sempre la stessa , è fondamentale ma ultimamente non sta in piedi: il digitale ha avuto un grande impatto e la prima conseguenza è l’insostenibilità economica dovuta all’aspetto della gratuità e questo fa sì che cambia anche il tipo giornalismo, spesso inficiandone la qualità. (in termine di notizie). Il digitale rappresenta un cambio di paradigma nel mondo dell’informazione, quindi il giornalismo va reinventato: le piattaforme sono relativamente giovani. Disordine informativo: negli ecosistemi digitali la quantità di info è cresciuta e anche la quantità di disinformazione. La logica con cui funzionano le piattaforme è una logica commerciale, non informativa: vi è la necessità dell’ingaggio, del like e della condivisione e per far in modo di compiacere l’algoritmo, ecco perché vi sono contenuti discutibili pubblicati anche da testate decorose (es. post sul pettegolezzo, scandali, sesso ecc.). Vi è una costante ricerca dell’equilibrio tra l’informazione e le logiche commerciali delle piattaforme.

1. Il giornalismo e i sistemi mediali: concetti, processi e teorie

La notizia e il newsmaking Che cos’è il giornalismo? È ciò che produce le notizie.

  • Un’ istituzione sociale : un complesso di norme, valori, e consuetudini che definiscono regolano stabilmente rapporti sociali. o Essendo il giornalismo una comunità di pratica vi sono dei valori e norme, codici, gerarchie e pratiche condivise, accettate e rispettate da tutti gli appartenenti a questa comunità.
  • Un apparato professionale di produzione informativa. o Le norme, valori e consuetudini sono trasformate in una comunità di pratica.

o La verifica dei fatti è la principale delle consuetudini; vi è un processo di legittimazione delle informazioni, dando un valore informativo alle notizie; qui sta la professionalità.

  • Un fattore intermediario di conoscenza. o La funzione informativa nella società è irrinunciabile, è fondamentale. o Si conosce il mondo tramite l’intermediazione dei media; non si può conoscere quasi nulla direttamente. Il giornalismo, per questo motivo, è insostituibile. o Attenzione a non confondere la funzione del giornalismo con il modus operandi del giornalismo. Va bene criticare le modalità, ma attenzione alla delegittimazione della funzione! o Attenzione a non confondere la crisi del supporto, della carta stampata con la crisi della funzione giornalistica!!
  • Una funzione con valore pubblico (servizio pubblico) e valore privato (mercato). I fatti diventano notizia: la costruzione sociale. Il giornalismo è ricostruzione della realtà e dei fatti attraverso la sua rappresentazione. Il newsmaking è il processo sociale mediante il quale i fatti (realtà) diventano notizia (rappresentazione). Non tutti i fatti diventano notizia (gatekeeping). I fatti per diventare notizia devono avere un tratto di notiziabilità : è passibile di essere notiziabile (non è comune a tutti i fatti). La notizia è una costruzione sociale della realtà, si tratta di un racconto della realtà (e non la realtà/fatto). Le notizie non rispecchiano la realtà , ne costruiscono un’altra analoga : «il giornalismo è realizzazione nel doppio senso della parola, nel senso della percezione della realtà sociale oggettivata e nel senso dell’ininterrotta produzione di questa realtà» (Berger e Luckman, 1969). La notizia come semplice descrizione del fatto è inutile in termini informativi. Non è possibile chiudere la notizia dentro la fattualità (e può diventare tema, filone ecc.); la notizia quindi implica interpretazione. _Un esempio: fatto vs notizia
  • Il fatto = realtà_ → _esame orale
  • Notizia = costruzione/racconto di realtà_ → mi ha fatto l’unica domanda che non sapevo. Il giornalista è chi compie questa ricostruzione: il mediatore all’interno di un ampio processo simbolico negoziale di senso e significato che coinvolge in forme differenti tutto il sistema sociale, poiché compie una sistematica azione di negoziazione di senso e significato nello scrivere le notizie. Gli attori che partecipano al processo negoziale:
  • Le fonti → soggetti pubblici e privati individuali o collettivi protagonisti delle azioni sociali di cui il giornalismo parla.
  • I mediatori di informazioni → organizzazioni giornalistiche o algoritmi.
  • Il pubblico → con i propri sistemi culturali di riferimento. Il newsmaking si basa proprio sul fatto che il pubblico è selettivo (e variegato). La ricostruzione non è soggettiva perché è sottoposta a vincoli culturali economici, politici ecc. Si parla di intersoggettività perché la notizia non è oggettiva, vi sono diverse soggettività (di chi scrive, della linea editoriale del giornale, del pubblico ecc. collateralismo e parzialità posizioni editoriali di scrive il giornale e di che legge) che impongono diversi vincoli. Perciò la notizia è un prodotto culturale intersoggettiva , nonostante la dimensione fattuale di fondo permane (indipendentemente dalle correnti politiche di un giornalista). Non è possibile avere un giornalismo obiettivo. Si parla di:
  • Verità: rispondenza piena e assoluta tra realtà fattuale e rappresentazione.
  • Oggettività: assenza di soggettività interpretativa.

della percezione sul ricordo grazie al quale gli osservatori di un evento sono in grado di produrre resoconti sostanzialmente diversi ma ugualmente plausibili La notiziabilità dei fatti e il gatekeeping Come opera questa «costruzione sociale» che chiamiamo giornalismo? La funzione di gatekeeping è la selezione dei fatti notiziabili (notiziabilità o news-worthines) affinché diventino notizia. Sulla base di criteri di notiziabilità basati sul valore-notizia : questi hanno carattere normativo, perché intersoggettivamente costruiti e socialmente condivisi all’interno della comunità professionale di riferimento. Questo complesso lavoro di definizione della situazione si attua mediante l’applicazione immediata di interpretazioni standardizzate che consentono di costruire cornici di significato prestrutturate , che attribuiscono un senso alla situazione (Sorrentino 2002). Il risultato sono mappe cognitive che consentono all’attore sociale di orientarsi nella lettura e nell’interpretazione della realtà (agenda pubblica). Il gatekeeping e le funzioni del giornalismo:

  • Selezione → selezionare i fatti che diventano notizia
  • Ricostruzione
  • Contestualizzazione
  • Interpretazione Schudson ( 1995 ) sostiene che il giornalismo non è pura informazione, ma dare forma alle informazioni, cioè è produzione culturale, intendendo per «cultura» l’ambito della vita in cui gli esseri umani costruiscono significati mediante pratiche di rappresentazione simbolica. Il potere dei media di definire le situazioni Il teorema di William Thomas: la profezia che si autotoadempie «Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze». Gli attori sociali non rispondono solo agli elementi oggettivi di una situazione, ma anche, e soprattutto, al significato che attribuiscono a quella situazione; una volta che essi hanno attribuito un qualunque significato ad una situazione, questo significato è la causa che orienta il loro comportamento. Ciò implica che ciò che si pensa della realtà sociale diventa reale nelle sue conseguenze. Key processes: media logic, disintermediazione, ibridazione Il newsmaking, la media logic e la distorsione involontaria La distorsione operata dalla media logic quando riproduce la realtà è una dimensione intrinseca al giornalismo (Altheide e Snow, 1979). È insita in ogni atto comunicativo, perché la rappresentazione inevitabilmente semplifica la realtà. Gli autori riconducono gli effetti della media logic sulle notizie ai concetti di forma e di formato della comunicazione. La forma è data dal medium, dalla sua essenza tecnologica, economica e organizzativa il formato dal linguaggio che viene usato. Ogni medium ha una sua logica (razionalità) di riferimento, ovvero modi di pensare e di agire che un medium possiede che strutturano i contenuti.

Così la connessione con i concetti di routine e di reificazione propri del costruzionismo (Berger e Luckmann

  1. trova l’applicazione più coerente con l’analisi del lavoro giornalistico. In questo quadro, i mezzi d’informazione si rapportano alla realtà con un interesse che non va autenticamente verso gli eventi, ma è rivolto alle proprie esigenze interne sia economiche sia organizzative (Epstein 1973). Queste, attraverso la socializzazione professionale, diventano punti di vista naturali e dati per scontati, condivisi dai vari tipi di operatori e manager del sistema dei media. L’informazione è quindi un artefatto, distante dalla realtà tanto quanto la logica dei media è un filtro ottico distorcente. Altheide rileva la «distorsione» della realtà provocata dal bias giornalistico, cioè dallo scarto dello sguardo giornalistico risultato di un insieme di fattori endogeni al mondo editoriale e redazionale (Creating Reality 1976): la routine produttiva si istituzionalizza consuetudinariamente nella filiera che va dalla raccolta alla selezione delle notizie per arrivare al loro confezionamento per la pubblicazione. La subcultura mediale e giornalistica ha poco a che fare con la missione di rappresentare fedelmente gli eventi del mondo reale. Si può parlare di «event needs », ossia del bisogno di particolari tipi di eventi, che siano congeniali ai vincoli di scopo che il sistema si è dato, e quindi possono utilmente essere prelevati dalla realtà e, per così dire, fatti accadere (Molotch e Lester 1974). Nel 1976 Altheide sviluppa l’idea della « prospettiva della notizia » (news perspective) che esprime appunto il generarsi della rappresentazione degli eventi dall’interno della subcultura mediale, così anticipando l’importanza del concetto di prospettiva. Si consolida, nel corso del decennio, lo spostamento di attenzione verso la dimensione processuale della produzione informativa l’«information process» appare come il flusso su cui si gettano tutte le convinzioni e le convenzioni che popolano la cultura professionale degli operatori ai vari livelli (Desmond 1978 ). La distorsione della realtà è un bias giornalistico. Cambiare il processo di notiziabilità sarebbe la soluzione per cambiare questo bias; ma essendo un processo è fattibile a lungo termine, ma vi sono tantissime variabili ed incidere nel processo è molto difficile. La distorsione può essere:
  • Intenzionale → condizionata da giudizi di un valore e da un’esplicita posizione;
  • Involontaria → è di tipo strutturale (cioè dettata da vincoli organizzativi, culture professionali, dalle possibilità tecniche o dal contenuto su cui si opera) oppure produttive (basata su vincoli di mercato, gli interessi del pubblico, dell’attenzione ecc) La distorsione della media logic è di tipo involontaria, non si tratta quindi di manipolazione. La normatività della media logic. La media logic è caratterizzata da un carattere normativo come tutti i sistemi di valore sociali. Altheide e Snow spiegano il tratto della normatività con la metafora della “grammatica del mezzo”, alle quali è sempre legato un sistema di valori, per cui se non si rispetta la grammatica si incorre in una sanzione che viene dalla comunità di pratica (giornalistica). È una protezione dai pericoli esterni. Un esempio di mancanza di sanzione comunitaria e l’arrivo di una nuova grammatica è il retroscenismo politico; in cui vi è una fonte che rende autorevole (solitamente il giornalista che porta la notizia) queste fonti non verificate (es. meeting segreti ecc). L’affidabilità spesso deriva dalla grande firma dell’articolo del retroscenista. Ne emerge una dinamica molto conservativa , in cui è difficile innovare le pratiche, dato che la comunità è fortemente radicata in queste dinamiche e pratiche. Inoltre, vi è anche la questione del confronto con gli

e. Vicinanza culturale e geografica → prossimità f. Livello gerarchico dei soggetti → status sociale delle persone g. Dimensioni di un evento h. Drammatizzazione → if it bleeds it leads. Più è drammatizzabile, più è notiziabile. i. Ecc…. Il contenuto dei media tende a seguire lo stesso schema e le differenti organizzazioni si comportano in modo analogo in situazioni analoghe. Cosa sono i valori notizia? Secondo Mauro Wolf fa notizia «ciò che è suscettibile di essere “senza troppe alterazioni delle routine produttive» I valori/notizia sono allora le linee guida a carattere normativo per la selezione del materiale informativo e per la sua eventuale presentazione Vi sono diversi criteri sulla base dei quali si stabiliscono i « valori informativi » di un fatto Wolf ne propone una tipologia:

  • Criteri sostantivi → si riferiscono all’importanza e all’interesse della notizia, in base ad alcune variabili, per esempio: o I l grado gerarchico dei soggetti coinvolti nell’evento; o L’incidenza o l’impatto dell’evento sugli interessi della nazione; o La vicinanza culturale e geografica dell’evento; o Numero di persone coinvolte nell’evento (terremoti, stragi ecc. sono subito notiziabili); o L’interesse della storia (curiosità ecc.)
  • Criteri relativi al prodotto → l’evento deve essere accessibile al giornalista, facilmente coperto e in “consonanza” con le procedure produttive;
  • Criteri relativi al mezzo → per es. nell’informazione tv serve un “buon materiale visivo” che illustri i punti salienti dell’evento ( media logic ) è quindi importante anche il valore informativo del formato che attiene ai limiti spazio-temporali che caratterizzano il prodotto informativo e la struttura narrativa della notizia;
  • Criteri relativi al pubblico → riguardano il ruolo che riveste l’immagine del pubblico condivisa dai giornalisti. Per es. un linguaggio chiaro e semplice, soft news e infotainment per «alleggerire», risparmiare dettagli cruenti per non impressionare ecc.
  • Criteri relativi alla concorrenza → la concorrenza fra i media informativi porta alla corsa allo scoop a ottenere esclusive, a inventare nuove rubriche, nuovi format, nuovi stili (retroscenismo, gramellinismo). La competizione genera “aspettative di reciprocità”: una notizia venga selezionata in quanto ci si aspetta che anche i media concorrenti lo facciano per via di spinte all’omologazione. Il concetto di <> Si tratta di un approccio “olistico” sulla questione vecchi/nuovi media. L’ibridazione è il prodotto dell’integrazione tra logiche dei vecchi e dei nuovi media negli ambienti digitali; per “logica” si intendono le tecnologie, generi, norme, comportamenti e forme organizzative - come si presentano nei campi interconnessi di media e politica. Bisogna fare attenzione agli spazi interstiziali, liminali e di sovrapposizione nell’uso dei diversi media. Il fenomeno dell’ibridazione giornalistica è visibile in diversi modi: il live tweeting di un talk show di informazione politica e il flusso che genera l’interazione Tv/Twitter, la galassia dei gruppi di discussione tematica su Facebook su diversi temi, la diretta youtube di una trasmissione radiofonica che interagisce con commenti in diretta, la seconda vita dell’articolo scritto per il giornale lanciato dai social della testata. Disintermediazione e reintermediazione

«La progressiva affermazione e trasformazione dei media digitali ha reso sempre più semplice prendere la parola in prima persona eliminando la necessità della mediazione dei media tradizionali», quindi del giornalismo. «La disintermediazione comunicativa può essere descritta come la capacità degli individui di mettere in atto un’autorappresentazione pubblica senza ricorrere all’intervento di soggetti esterni, in questo caso i media» Disintermediazione oppure re-intermediazione? La fenomenologia può essere riscontrata in: una live su Fb mandano in diretta da un talk show di informazione, o la pubblicazione di un video “social” o di spot di propaganda su home page di testate giornalistiche. Emerge qui il paradosso del “giornalismo che si disintermedia” , ovvero del giornalismo che si bypassa da solo rinunciando alla reintermediazione professionale. Nell’attuale contesto di platofrmizzazione indotto dal digitale c’è un secondo intermediario funzionale fondamentale: l’ algoritmo.

2. Il web e la trasformazione del giornalismo digitale

La platformization delle notizie È cambiato il modo di fruire le notizie: tra i diversi contenuti comunicativi ci si imbatte anche in articoli di giornale sulle piattaforme di intrattenimento. Le piattaforme digitali sono i nuovi intermediari tecnologici che costituiscono il principale driver di sviluppo economico e di innovazione. Hanno trasformato le strutture sociali (politica, giornalismo) fino a ridefinirne logiche e valori richiedendo adeguamenti nelle norme giuridiche e nella stessa idea di democrazia. Le piattaforme hanno trasformato le istituzioni sociali. La platform society è la società nella quale i flussi sociali ed economici sono convogliati da un ecosistema globale di piattaforme online guidato da algoritmi e alimentato dai dati. La definizione di platform society: assemblaggio di piattaforme interconnesse, governate da un insieme di meccanismi che modellano le pratiche quotidiane (di vita, lavoro, produzione culturale ecc. Vi sono 2 tipi di piattaforme:

  • Infrastrutture portanti del sistema : le Big 5 (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft);
  • Le piattaforme di settore: Netflix, Spotify AirBnB TripAdvisor ecc. Vi sono 3 meccanismi principali (intercorrelati tra loro) alla base del processo di piattaformizzazione del giornalismo :
  1. Datafication (datificazione) → le piattaforme producono dati in quantità enormi. I dati sono la benzina nel motore digitale. Le piattaforme li raccolgono, li fanno circolare via API, che consentono accesso a terzi. Questi dati possono essere: a. volontariamente forniti dai clienti ; b. metadati comportamentali , per es. fornita da Gps via smartphone.
  2. Commodification (mercificazione) → Il dato viene trasformato in bene commerciabile. Uno dei modi principali in cui i dati e l'attenzione degli utenti vengono mercificati è la pubblicità personalizzata. La mercificazione è intensificata dai meccanismi di datafication , in quanto l'enorme quantità di dati degli utenti raccolti ed elaborati dalle piattaforme online fornisce una visione degli interessi, delle

Il giornalismo è considerato come parte del campo della produzione culturale che, come altri campi, è costruito anche sulla base delle sue interazioni con il campo politico e con il campo economico, ma non solo. Spazi liminali: hybryd media system e le principali implicazioni Il sistema mediale ibrido ( hybryd media system ) come framework teorico; le principali implicazioni sono:

  1. Il processo di ibridazione investe le media logics. → La media logic ha effetto su tecnologie , norme , comportamenti e forme organizzative ;
  2. L’adozione di un approccio olistico. → Questo approccio olistico si sottrae alle semplici dicotomie tra vecchi e nuovi media : l’obiettivo è capire come le nuove pratiche mediatiche si adattino e integrino vecchie pratiche mediatiche.
  3. L’attenzione è rivolta agli spazi liminali ( liminal spaces ) tra i media più vecchi e quelli più nuovi , tra le pratiche mediatiche più vecchie e quelle più nuove e tra gli attori più vecchi e quelli più nuovi. → Pratiche ibride che coinvolgono attori provenienti da ambienti (campi) diversi: questo comporta competenze soft/hard skills) diverse. → Contaminazione + spazi liminali = forme ibride di giornalismo. Boundary-work: cosa accade sui confini del campo giornalistico Con boundary - work si intende il lavoro sui confini di una professione, ciò che determina cosa può essere considerato come appartenente a quel determinato campo di produzione culturale sia in termini di attori che appartengono a quel campo, sia in termini di prodotti (notizie, contenuti informativi). Vi sono diversi concetti affini: il blurring boundaries (i confini sono sempre più sfumati), the many boundaries of journalism (ci sono sempre più confini) , boundary-drawing power (la capacità di disegnare i confini). Ai confini vi è tensione; si ratta di relazioni conflittuali in cui vi è tensione tra controllo professionale e partecipazione <>, che porta a connessioni, contraddizioni e conflitti (vedi il citizen journalism ). Applicando la teoria del campo come lente concettuale è possibile notare le tensioni che attraversano sia il centro sia la periferia del campo giornalistico , dovute alla presenza di nuovi attori, percepiti all’interno del campo come interlopers ( intrusi ). Il caso del giornalismo partecipativo "La partecipazione può mettere in discussione del giornalismo e influenzare il rapporto tra giornalisti e il rapporto tra giornalisti e pubblico e la rinegoziazione dell'autorità e del potere dell'autorità e del potere”. Esistono diverse forme di partecipazione introdotte dai pubblici (audience): la classificazione si basa su 3 fasi in cui i pubblici possono prendere parte alle pratiche giornalistiche:
  4. Costruzione della notizia (es. video di macchine infangate durante alluvione inviati alla redazione);
  5. Diffusione della notizia (condivisione dell’articolo con altri);
  6. Interpretazione della notizia (si tratta del consumo della notizia). Vi sono diversi termini associati al giornalismo partecipativo (citizen j., public j., partecipatory j.). Vi sono 5 fasi dell’evoluzione della partecipazione giornalistica:
  7. Fase di servizio : lavorare per il pubblico come pubblico;
  8. Fase di collaborazione : lavorare con il pubblico come utenti.
  9. Fase di coesistenza : lavorare in parallelo con il pubblico in qualità di giuristi laici.
  10. Fase di pragmatismo : invitare i singoli membri del pubblico a completare compiti specifici.
  1. Fase della reciprocità : essere sensibili alle esigenze e alle reazioni del pubblico. Vi sono diverse forme di giornalismo ibrido:
  • Partecipatory j. (local, hyperlocal, community) o Vedi segnalazioni di terremoto con foto, video ecc.
  • Data j. (big data j., bot j., immersive j.) o Il Data Journalism sembra essere il tipo di giornalismo ibrido che meglio permette di comprendere i processi di ibridazione tra campi, attori, pratiche e competenze. o Presupposto le strutture organizzative e i processi di produzione fanno minor resistenza nel caso del data journalism.
  • Long form j. o Contenuti digitali: un’esperienza diversa. o “Penso che ci sia consenso sul fatto che le storie debbano essere raccontate in modo innovativo per attirare l'attenzione nell'era basata sul web", afferma James Hill, fotoreporter vincitore del premio Pulitzer e collaboratore del New York Times. o La peculiarità è l’interattività, in cui il lettore ha la possibilità di continuare a leggere o arricchire la storia immergendosi nei video; rende la lettura sugli schermi mobili altrettanto facile.
  • Mobile j. Il modello << X Journalism>> Sviluppo di uno strumento analitico che riesca a descrivere le trasformazioni che investono il giornalismo: il modello «X Journalism» ( Loosen et al. 2020) X = variabile; J = costante. Le diverse X corrispondono a un nuovo termine che viene introdotto per:
  1. Necessità di specificare, sottolineare una peculiarità → differenziazione
  2. Indicare un aspetto innovativo → innovazione Vi sono 8 categorie di x (variabili):
  3. Dimensione stilistica → investigative j. Una motivazione o uno stile di giornalismo specifico: soluzioni, verde, di parte, ma anche forme classiche, come il giornalismo investigativo;
  4. Dimensione tech/data → drone j. Una tecnologia (innovativa) o un approccio basato sui dati utilizzato in diverse fasi del processo di produzione giornalistica, ad esempio per la raccolta o la presentazione delle notizie (ad es. giornalismo a sensori, a drone, aumentato);
  5. Dimensione tematica → sports j. Un focus tematico o un beat (ad esempio, giornalismo politico, sportivo, tecnologico);
  6. Dimensione relazionale/partecipativa → millennial j, citizen j. Un particolare tipo di rapporto con il pubblico in termini di apertura partecipativa, pubblici raggiunti, ecc.
  1. Storie che usano i dati per indagare (ad esempio, "Unfounded", The Globe and Mail ). In queste storie, il giornalista espone informazioni o fa emergere una storia nascosta nei dati. La produzione di questo tipo di storie può richiedere più tempo e può basarsi su una combinazione di competenze che vanno dalla creazione di algoritmi a sofisticate visualizzazioni di dati.
  2. Storie che spiegano i dati (ad esempio, "Non è sempre stato l'Est", Berliner Morgenpost). Con un numero sempre maggiore di dati a disposizione del pubblico, i giornalisti si sono avvalsi di strumenti sempre più sofisticati per fornire ai lettori il significato dei numeri. Il data journalims come processo (livello macro):
  • I dati grezzi devono essere: o Disponibili, o Filtrati per individuare gli schemi o Visualizzati per aiutare le persone a comprenderne il significato. o Essere trasformati in storie
  • Si utilizzano soprattutto dati aperti con strumenti open source.
  • Può aiutare un giornalista a raccontare una storia complessa attraverso infografiche coinvolgenti. Il data journalism come pratica (livello micro-individui):
  • È stato definito in modo ampio come "giornalismo fatto con i dati" che incorpora una varietà di pratiche diverse messe in campo da attori diversi con competenze diverse: o Designer → qualità visiva, attrattività, chiarezza, fascino, densità, correttezza; o Giornalisti → idee e domande, ricerche sui dati e pulizia dei dati, analisi dei dati (qualità, fact-checking e ricerca), è il direttore del processo! o Sviluppatore → supporto al flusso lavorativo, semplificazione, automazione, processi di pubblicazione, presentazione, aggregazione, agilità. Datajournalism: tendenze dal mondo Risultati della ricerca del 2022:
  • Esperienza e competenze → Oltre uno su cinque ha cinque o meno anni di esperienza nel giornalismo dei dati. Più di uno su tre ha imparato il giornalismo dei dati esclusivamente come autodidatta. I giornalisti di dati si sentono molto più avanzati nel giornalismo di qualsiasi altra abilità legata ai dati. Mentre tre su quattro analizzano i dati, meno di uno su quattro codifica.
  • Dati → I dati pubblici governativi superano l'uso tra i tipi di dati indipendentemente dagli anni di esperienza. Guadagnare più reddito è positivamente correlato al lavoro con qualsiasi tipo di dati (ad esempio, dati governativi, dati di indagine, social media), in particolare tipi di dati difficili da ottenere come i dati raschiati e i dati ottenuti dalla FOI.
  • Sfide → L'accesso a dati di qualità è il principale ostacolo per i giornalisti dei dati. I dati locali sono peggiori dei dati nazionali, sia per quanto riguarda l'accesso che la qualità. I paesi che tendono a

fare meglio o peggio in una dimensione, di solito supereranno o subperformeranno in tutte le dimensioni. La principale sfida e la principale necessità per i data journalists è l’acquisizione di competenze. Il giornalismo dei dati fonde insieme diverse fonti di dati, strumenti di analisi e visualizzazioni per creare “powerful stories”. Tuttavia, questo comporta anche la sfida di entrare in ambiti (campi) non giornalistici come la statistica , la visualizzazione dei dati e la programmazione. Questo significa che i giornalisti dei dati devono affrontare le stesse sfide degli altri media, tra cui la riduzione delle risorse e la scarsità di tempo VS la necessità di formazione/acquisizione di nuove competenze. Si parla di tech skill e data-analysis skills tanto per la raccolta quanto per l’analisi dei dati!! Un’altra sfida molto importante è l’ accesso ai dati. Si può parlare di collaborazione come strategia? Le collaborazioni sono inusuali nel data journalism, solo il 26% hanno collaborato con altre organizzazioni nel 2022. Il Data journalism: esempi concreti Info data del Sole 24 ore: le notizie raccontate con i numeri. Dataroom è la rubrica di data journalism di Milena Gabanelli : inchieste e approfondimenti per spiegare i fatti con l'ausilio di dati e nuove tecnologie. Il data activism incontra il data journalism: il caso di OpenPolis Openpolis.it fa giornalismo basato sui dati; l’intero magazine è basato su data journalism. Il metodo di lavoro segue l’intera filiera del dato: Le applicazioni open data:

4. Giornalismo, fake news e fact-checking

Terminologia Fake news ≠ notizia; una notizia non è una fake news e viceversa. Vi è un’ambiguità definitoria attorno al tema delle fake news: vi sono molti termini che sono affini ma non complementari, come ad esempio:

  • Teorie del complotto;
  • Click baiting;
  • Bufale;
  • Alternative facts;
  • Macchina del fango;
  • Trolling;
  • Hate speech;
  • Post-verità. Vi sono anche dei termini alternativi:
  • Misleading information → informazione ingannatrice: inganno come obiettivo o Non distingue solo tra: ▪ Disinformation → quando le fake news sono create e condivise intenzionalmenteMisinformation → quando le fake news sono create e condivise non intenzionalmente o Ma introduce di fatto una “metacategoria” che unisce entrambe, in una prospettiva più marcatamente processuale o 4 tipi di propagazione di una “informazione ingannatrice”: ▪ Nasce come Dis (int) → condivisa Dis (int) ▪ Nasce Mis (non int) → condivisa Dis (int) ▪ Nasce Dis (int) → condivisia Mis (non int) ▪ Nasce Mis (non int) → condivisa Mis (non int)
  • Information disorder → disordine informativo come conseguenza o Vi sono 3 tipologie di disordine informativo che coesistono: ▪ Mis-information quando vengono condivise informazioni false, ma non si vuole fare del male ▪ Dis-information quando le informazioni false vengono consapevolmente condivise per causare danni ▪ Mal-information quando informazioni autentiche vengono condivise per causare danni, spesso spostando nella sfera pubblica informazioni destinate a rimanere private Ci sono 7 tipi di mi/disinformazione, in ordine di grado:
  1. Satira o parodia → non ha il potenziale di provocare danno, ma ha il potenziale per ingannare;
  2. Falso collegamento → quanto titoli, immagini o didascalie non supportano il contenuto,
  3. Contenuto fuorviante → uso fuorviante di informazioni per inquadrare una questione o un individuo.
  4. Falso contesto → quando un contenuto autentico viene condiviso con informazioni contestuali false.
  5. Contenuto impostore → informazione falsa creata e presentata sotto il marchio di un'agenzia di stampa verificata.
  6. Contenuto manipolato → quando informazioni o immagini autentiche vengono manipolate per ingannare.
  7. Contenuti inventati → nuovi contenuti falsi al 100%, creati per ingannare e danneggiare. Gli elementi distintivi Per riconoscere le fake news vi sono 3+1 elementi distintivi:
  8. Formato notizia → titolo, pseudo-autore, pseudo-testata a. Il genere “fake news”: diffusione intenzionale di informazioni false, mascherate da notizie tradizionali, per promuovere obiettivi politici o generare introiti pubblicitari.
  9. Web come ambiente privilegiato di diffusione a. Visto il sistema mediale ibrido
  10. Obiettivi economico-politici a. Esempio propaganda o click-bait.
  11. Effetto agenda a. La combinazione dei 3 elementi precedenti, e vista la circolazione delle fake news in un ambiente digitale e ibrido crea un rimbalzo da un’ambiente digitale all’altro. Si tratta di un’idea di “amplificazione”. Il contenuto fake ha ottenuto il successo quando raggiunge i media professionali. Quando sono diventate un tema mainstream? Fake news è la parola "reale" dell'anno 2017 secondo il Guardian, che annuncia la scelta del Dizionario Collins di dichiarare fake news come parola dell’anno. Vi sono due ragioni:

Gli andamenti delle due curve sembrano coincidere, dato che avvalora la tesi che lega l’esplosione del fenomeno fake news agli USA e alla campagna presidenziale del 2016. Il picco maggiore in Italia non coincide con le presidenziali USA 2016 o con il periodo a ridosso dell’insediamento di Trump: Google trend registra un aumento vorticoso nelle ricerche nel periodo compreso tra fine novembre 2017 e i primi di dicembre 2017. In quei giorni il New York Times pubblica un articolo “L’Italia, che si prepara alla stagione elettorale delle fake news, chiede aiuto a Facebook”, dove viene ipotizzato un collegamento tra i siti della lega nord del m5s e filorussi. L’engagement su FB associato alle fake news supera quello legato alle mainstream news. Le elezioni USA 2016 sono da considerarsi un punto di svolta non solo per l’esplosione del dibattito sul tema, ma anche e soprattutto per l’utilizzo che Trump ne ha fatto: si può parlare di fake news come strategia politica. Si possono distinguere due usi diversi , che coincidono con altrettante due concezioni di fake news :

  • Uso strumentale delle fake news vs Clinton → si intende un contenuto falso diffuso per orientare la scelta di voto degli elettori americani: il concetto di fake news quindi si avvicina, fondendosi, a quello di propaganda. o Obiettivo principale → propagazione di contenuti mirati a gettare discredito sulla candidata democratica, Hillary Clinton, secondo il meccanismo della “ macchina del fango ” e della “ negative campaign ”.
  • Fake news come aggettivo dispregiativo contro gli avversari politici ; i media (i giornalisti) come opposition party → In campagna permanente la strategia “a base fake news” tende a gettare discredito sugli avversari che criticano la linea politica introdotta dal Neopresidente Trump: I cosiddetti avversari mediatici vengono a tutti gli effetti considerati il partito di opposizione anche dallo staff del Presidente. È lo stesso Stephen Bannon, il White House strategist fino ad agosto 2017, ad affermare: “ The media here is the opposition party ”. 4 tipi di fake news Si individuano due assi lungo i quali possono svilupparsi le fake news: informazione/comunicazione e intenzionalità/non intenzionalità. 1 Informazione/comunicazione. Le fake news possono essere create e condivise tanto nella sfera dell’informazione, quando nella sfera della comunicazione. Bisogna tener conto che informazione ≠ comunicazione: informazione appartiene a news media, TG, giornali, stampa, profili social testate giornalistiche, mentre la comunicazione tratta la comunicazione pubblica, comunicazione politica, e i singoli utenti della rete. Hanno diversi obiettivi , apparati professionali e professionalità , regolamentazioni (AGCOM vs Ordine dei giornalisti), tecniche diverse , processi (Intermediazione vs disintermediazione). 2 Intenzionalità/non intenzionalità Le fake news possono essere create e condivise intenzionalmente : chi crea/condivide sa che è un contenuto falso. Possono essere anche create e condivise non intenzionalmente : chi crea/condivide crede che il contenuto sia vero o che abbia altri obiettivi che non sono ingannare l’utente.

Fake news della comunicazione :

  1. Propaganda → Intenzionalità di ingannare gli utenti, o l’opinione pubblica, offrendo un particolare frame che orienta, o meglio, rafforza convinzioni o appartenenze pregresse. Esempi di pseudo-giornalismo che rientrano in questa macrocategoria: repubblica.info, vacciniinforma.it, usatoday.com.co e washingtonPost.com.co
  2. Entertainment → chi crea il contenuto fake si pone come obiettivo il generico intrattenimento del pubblico (Es. Lercio). Fake news dell’ informazione :
  3. Disinformation → errori intenzionali legati alla deontologia giornalistica: report fazioni , giornalismo di parte , titoli fuorvianti. a. Un esempio è il titolo de “Il Giornale” sulla strage di Oslo del 2011 hanno presupposto che l’autore dell’attentato fosse un islamico; invece, era un fanatico nazionalista → vuoto mediatico e informazione in un contesto di crisi + pregiudizio.
  4. Misinformation → errori non legati alla deontologia della professione giornalistica: si tratta di adottare titoli che non rispecchiano il contenuto, eccessivo sensazionalismo e mancata verifica delle fonti. a. Un esempio è la mancata o non accurata verifica delle fonti, come il Corriere della Sera che riportò nel 2015 la notizia di un giornale cubano che sosteneva la morte di Fidel Castro 8avvenuta in realtà un anno dopo). b. Si contrappongono la logica dello scoop del “pubblicare per primi” vs deontologia. Focus su infodemia – tra misinformation e disinformation Il termine infodemia è stato coniato per delineare i pericoli dei fenomeni di disinformazione durante la gestione dei focolai di malattia, poiché potrebbe addirittura accelerare il processo epidemico influenzando e frammentando la risposta sociale. A titolo di esempio, la CNN ha recentemente anticipato una voce sulla possibile chiusura della Lombardia per prevenire le pandemie, pubblicando la notizia ore prima della comunicazione ufficiale del primo