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Gestione Documentale e Archivistica: Un'Introduzione, Appunti di Archivistica

Appunti del corso di archivistica generale anno 2017-2018

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 12/06/2018

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Archivistica e archivi
Definizione di archivio
Complesso di documenti prodotti o comunque acquisiti durante lo svolgimento della
propria attività da magistrature, organi e uffici dello stato, enti pubblici e istituzioni
private da famiglie e persone.
• Dietro un archivio esiste sempre un soggetto Produttore
Il ciclo vitale
Archivio corrente – progettualità: una conoscenza approfondita del rapporto che lega
i sistemi di produzione e gestione dei documenti alle buone pratiche amministrative
Archivio di deposito – selezione e scarto: col tempo, affievolendosi le esigenze
operative, l’archivio si avvia a divenire una fonte storica. L’uso dei documenti ai fini
quotidiani diventa più raro e quindi si passa alla selezione/scarto
Archivio storico – conservazione e valorizzazione: l’archivio cessa la sua rilevanza
quotidiana e diventa una fonte storica. E’ consultabile ai fini della ricerca
Definizione di archivistica
L'archivistica studia quei particolari complessi documentari, denominati
archivi, che si formano come memoria oggettivata in relazione ad attività
amministrativo - giuridiche, svolte da singoli individui, da gruppi, da comunità,
da enti (…). Essa ne studia la struttura, la tipologia, l'ordinamento, la
composizione, ne esamina le modificazioni casuali o deliberate, indaga sulla
necessità degli sfoltimenti o sulla legittimità di quelli effettuati, elabora le
tecniche di conservazione e suggerisce modalità di ricerca storica o
amministrativa, illustra e chiarisce le normative dettate dalle leggi e dai
regolamenti. (...). La conoscenza esatta di un archivio, ovvero della sua
formazione e dei mezzi di corredo che permettono il suo studio, è insomma
l'obbiettivo dell'archivistica
La nascita dell’archivistica come disciplina scientifica
Tra fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX radicale modifica della concezione
stessa degli archivi
Si gettano basi per lo sviluppo dell’archivistica come disciplina scientifica
Frattura non solo a livello istituzionale e politico ma anche al livello
archivistico
La “frattura” del 1794
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Archivistica e archivi

Definizione di archivio

  • Complesso di documenti prodotti o comunque acquisiti durante lo svolgimento della propria attività da magistrature, organi e uffici dello stato, enti pubblici e istituzioni private da famiglie e persone.
  • Dietro un archivio esiste sempre un soggetto Produttore

Il ciclo vitale

Archivio corrente – progettualità: una conoscenza approfondita del rapporto che lega i sistemi di produzione e gestione dei documenti alle buone pratiche amministrative Archivio di deposito – selezione e scarto: col tempo, affievolendosi le esigenze operative, l’archivio si avvia a divenire una fonte storica. L’uso dei documenti ai fini quotidiani diventa più raro e quindi si passa alla selezione/scarto Archivio storico – conservazione e valorizzazione: l’archivio cessa la sua rilevanza quotidiana e diventa una fonte storica. E’ consultabile ai fini della ricerca

Definizione di archivistica

  • L'archivistica studia quei particolari complessi documentari, denominati archivi, che si formano come memoria oggettivata in relazione ad attività amministrativo - giuridiche, svolte da singoli individui, da gruppi, da comunità, da enti (…). Essa ne studia la struttura, la tipologia, l'ordinamento, la composizione, ne esamina le modificazioni casuali o deliberate, indaga sulla necessità degli sfoltimenti o sulla legittimità di quelli effettuati, elabora le tecniche di conservazione e suggerisce modalità di ricerca storica o amministrativa, illustra e chiarisce le normative dettate dalle leggi e dai regolamenti. (...). La conoscenza esatta di un archivio, ovvero della sua formazione e dei mezzi di corredo che permettono il suo studio, è insomma l'obbiettivo dell'archivistica

La nascita dell’archivistica come disciplina scientifica

  • Tra fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX radicale modifica della concezione stessa degli archivi
  • (^) Si gettano basi per lo sviluppo dell’archivistica come disciplina scientifica
  • Frattura non solo a livello istituzionale e politico ma anche al livello archivistico

La “frattura” del 1794

  • La frattura può essere fatta risalire al 1794 quando in Francia venne sancito il principio della pubblicità degli archivi
  • E’ la Rivoluzione francese che crea un’amministrazione specifica dedicata agli archivi per rispondere a nuove esigenze:
  • Conservazione di archivi di nuovi istituzioni;
  • Raggruppamento di fondi amministrativi di antico regime confiscati come beni nazionali.
  • Il decreto 7 settembre 1790 crea gli Archivi nazionali, ma il testo fondamentale risale a 7 messidor an II (25 giugno 1794). Il decreto è articolato in tre punti:
  • La centralizzazione degli archivi della Nazione;
  • Il principio della loro pubblicità contrariamento al segreto di Stato precedentemente imposto;
  • La creazione di una rete archivistica nazionale.

Quanto ai documenti conservati nelle province francesi, il testo di riferimento è quello del 5 brumaire an V (26 ottobre 1796) che crea un servizio archivistico in ogni dipartimento.

Metodi di ordinamento

Nel corso del secolo XIX si venne elaborando un diverso metodo di ordinamento che si poneva in completa antitesi con l'ordinamento per materia. Tale metodo venne detto metodo secondo il principio di provenienza o metodo storico. L’elaborazione del metodo storico coincide con una riflessione profonda sul ruolo scientifico e culturale degli archivi. L'affermazione del metodo storico è legata in Italia all’esperienza della scuola toscana che ha in Francesco Bonaini (1804-74) il suo fondatore e in Cesare Guasti (1822-89, Salvatore Bongi (1825- 99), Luciano Banchi (1837-88) i continuatori.

Il metodo storico

  • Bonaini denominò il metodo adottato storico non in virtu` del fatto che esso potesse giovare alla storia bensì perché fondato nella storia e ispirato ad essa. Su tale principio egli si fondò per l'ordinamento dell'AS Firenze: un principio che superando il valore del singolo documento evitava i pericoli della erudizione sette-ottocentesca per osservare in una visione d'insieme la serie e al di sopra lo svolgimento degli istituti produttori. CONTESTO DOCUMENTO

La definitiva consacrazione del metodo storico e di un determinato approccio alla scienza degli archivi si ebbe con Giorgio Cencetti che identificò il metodo storico con

La bulé o boulé (dal greco βουλή deriva dal verbo βούλομαι boulomai che significa volere) era l'assemblea in cui si svolgevano le consultazioni popolari delle poleis, in cui il popolo approvava le leggi (nomoi) ed eleggeva i magistrati.

Nel lato meridionale dell'Agorà (=piazza del mercato) attiguo al buleuterio, era stato installato, nel IV secolo, un deposito centrale, nel tempio della Grande Madre, il Metròon.

In questo Archivio Centrale o principale dello Stato, pervenivano le leggi e le delibere emanate dal Consiglio (bulè) e dalla assemblea popolare (demos), sia come originali (autografi), che come copie (antigrafi), insieme ai verbali del Consiglio e dell'Assemblea Popolare. Invece per gli atti giudiziari erano ammessi solo i processi penali perché pubblici. Nel Metròon erano poi conservati anche i documenti finanziari dello Stato (entrate e uscite) nonché l'esemplare di Stato dei drammi dei grandi tragici, poiché il Dramma era considerato un affare di stato, come un solenne atto religioso statale. Tutto il materiale depositato nel Metròon era dunque statale e selezionato per il pubblico interesse, in seguito invece, vi si concentrarono anche alcuni atti in originale o copia, di singole amministrazioni che prima li detenevano presso di sé.

Gli archivisti

Di questo archivio ne aveva il controllo il Grammateus o scrivano del Consiglio, sotto la cui direzione agivano diversi segretari, che dovevano redigere anche i verbali delle adunanze.

I lavori propri degli archivisti erano eseguiti dagli schiavi di Stato (Demòsioi), in seguito nasce, per indicare l'archivio, oltre al termine Archeion, che continua a mantenere anche il suo significato originario di "costruzione per ufficio", la parola Grammatofilakion e Kartofilakion.

La base dell'archivio nel Metròon non era costituita dal materiale ricevuto, ma da quello emesso. E' qui che si esprime la differenza con lo Stato nel Medioevo; in questo Antico non esistono privilegi a favore dei singoli. Nell'archivio si conservano gli atti scelti perché pubblici, cioè già resi noti al popolo. Il fatto che l'archivio principale di Atene confluisse nel tempio della Grande Madre, fu visto anche come un motivo di culto. (Esisteva poi in Grecia, anche una sorta di archivio di corporazione religiosa, vale a dire l'archivio dell'oracolo dei sacerdoti di Delfi).

L’ARCHIVIO ROMANO

In età repubblicana per definire l'archivio, si usava il termine Tabularium (da tabula= documento scritto su tavoletta e poi un documento in generale). Solo più tardi e fino al Medioevo, fu utilizzato, alla greca, il termine "chartophylacium" e poi "grammatophylacium". Il vero termine Archìum, con la i lunga, si trova nella prima metà del primo secolo d.C., in Pomponio Mela, autore del de Chorographia o de Situ

orbis, e nello stesso Marco Aurelio (161-180). Alla fine del primo secolo si trova il termine Archivum in Tertulliano. Nel Corpus Iuris Civilis si trova poi una prima sorta di definizione di archivio pubblico, cioè del luogo che dà la pubblica fede.

In età repubblicana, l'archivio pubblico di Stato era ancora strettamente collegato al tesoro e insieme a questo (aerarium), era conservato nel tempio di Saturno. Nel l° secolo a.C. fu costruito il Tabularium, alle pendici del Campidoglio, di fronte al Foro, e che esiste tuttora. Il Tabularium fu eretto nel 78 a.C. da Quinto Lutazio Catullo a sue spese come edificio pubblico, non come tempio, proprio per sostituire quelli incendiati durante le guerre civili e per assicurare la conservazione degli atti pubblici sotto la direzione del magister census. Mentre il papiro entrò in uso in Roma solo con l'età imperiale, sotto la repubblica si adoperavano tavolette di legno, o imbiancate (+inchiostro), o cerate (+stilo), e potevano essere unite sia a dittico, trittico, che polittico. Una volta messi in archivio, gli archivisti li raccoglievano in codices sui quali segnavano la data col solito sistema degli eponimi e le indicazioni necessarie per l'identificazione e la eventuale ricerca.

In epoca repubblicana tesoro e archivio erano affidati ai questori; con Augusto vi furono preposti 2 viri praetorii, scelti dal senato, poi mutati in 2 praetores aerarii. Ad essi, al tempo di Tiberio, si affiancarono per il riordino dell'archivio, la sostituzione di copie danneggiate ecc ..., 3 curatores Tabularium publicarum; l'assetto definitivo si ebbe infine con Nerone nel 56, quando furono incaricati della direzione dell'erario, 2 praefecti aerarii Saturni. In epoca imperiale si istituirono archivi distinti per il senato e per l'imperatore, oltre a dotare ogni provincia di uno proprio (M. Aurelio infatti dice: "per provincias tabulariorum publicorum usum instituit"). Nei municipi esistevano i Gesta municipalia, ed erano molto diffusi gli archivi familiari, ed ogni famiglia conservava i propri documenti nel tablinium.

Il compito di redigere atti per conto di privati era affidato ai tabelliones (mentre i notarii erano gli stenografi al servizio dei privati e poi dei tribunali come una sorta di moderni cancellieri), i quali, per dare la publica fides ai documenti da loro redatti, li dovevano depositare presso gli uffici pubblici a ciò deputati, con quella operazione che era detta insinuatio.

IL MEDIOEVO

Un punto fermo per la pubblica fede dei documenti conservati negli archivi, rimase, per tutto il medioevo, la definizione giustinianea dell'archivio quale:

"locus in quo acta publica asservantur", per lo più con l'aggiunta "ut fidem faciant".

L’archivio è solamente quello costituito da chi gode dello ius archivi, o ius archivale, e questo è strettamente connesso con la sovranità, per cui spetta soltanto al sovrano o al pontefice, e a chi ne ha ricevuto da essi la facoltà. Da ciò deriva anche la pubblica fede attribuita al documento redatto dal notaio.

anche emanato un editto (il primo, 303) con cui prescriveva la confisca delle sacre scritture, estesa di fatto a tutti i documenti reperiti che poi, a differenza dei luoghi di culto e altri beni immobili, dopo l'accordo del 313 con Costantino, non furono mai più restituiti. Il materiale scrittorio prevalente di questi primi secoli era il papiro, a forma di rotolo e di codice.

Dopo l'editto costantiniano si ha, nel corso del IV secolo (la pace fu concessa alla Chiesa nel 313), la riorganizzazione delle chiese locali, il che porterà a rinnovare gli archivi distrutti.

  • La Chiesa Romana possiede certamente già nel IV secolo il proprio archivio (lo scrinium sanctum), detto anche da S. Gerolamo: Chartarium Ecclesiae Romanae - ossia una istituzione cui competevano le funzioni della biblioteca e dell'archivio, ove confluivano le Sacre Scritture ed i documenti giuridici, al tempo di papa Giulio I (341-352);
  • Verso la metà del settimo secolo, l’archivio era situato nel palazzo del Laterano;
  • Un altro archivio veniva costituito in S. Pietro con le donazioni carolinge, il pactum di Ottone I e altri preziosi reperti;
  • Un quarto archivio sorse, sempre a Roma, intorno al 1083, alle pendici del Palatino, presso l’arco di Tito, nella Turris Chartularia, dove si raccolsero soprattutto registri amministrativi della S. Sede e di entrate e uscite. La biblioteca e l'archivio sarebbero stati trasferiti dal palazzo del Laterano alla Turris chartularia nel 1094, quando Urbano ii era dovuto fuggire di fronte ai seguaci dell'antipapa Clemente III e riparare nelle case fortificate dei Frangipane sulla Via Sacra. Nei primi secoli la pratica archivistica era probabilmente ispirata all'organizzazione romana dei Gesta municipalia. Il Liber pontificalis, scritto intorno al 530, ricorda per papa Clemente I (88c.-97), Antero (+236) e Fabiano (+250), le loro iniziative per la conservazione dei Gesta martyrum. Dallo stesso testo si apprende anche che papa Giulio I (341-352) ordinò di raccogliere e conservare tutti gli atti riguardanti le donazioni e i egati fatti alla Chiesa. Esempi di cosa contenessero gli archivi vescovili, sono offerti dal Registrum epistolarum di S. Gregorio Magno.

3 - Innocenziano (da Innocenzo III a Paolo V 1611c.)

L'archivio venne trasferito in parte anche in Vaticano, costruito per disposizione pontificia, ospitando in alcuni locali la Cancelleria papale coordinata dal Cancellarius o Bibliothecarius Sanctae Matris Ecclesiae.

Si registra alcune dispersioni anche a causa degli archivi viatorii, soprattutto durante il periodo avignonese (l'ultimo troncone di archivio tornò a Roma nel 1784) quando,

nel 1312 iniziarono i trasferimenti ad Avignone ma i primi carichi furono già saccheggiati nella prima tappa di Assisi.

In Avignone nacquero anche nuove ed importanti serie:

  • i registri segreti (ovvero la corrispondenza privata dei pontefici);
  • i registra supplicationum (copie di tutte le suppliche provenienti dal mondo cristiano).

Altro periodo di archivi viatorii si ebbe dal 1409 con il concilio di Pisa e l'elezione, in pieno scisma, di tre papi.

Alla fine del XVI secolo, Gregorio XIII dispose la inventariazione e l'accorpamento dei vari fondi sparsi, con quelli conservati in Castel S.Angelo.

A Castel S. Angelo era già stato fondato un archivio, per volere di Sisto IV (1471-84) dove erano stati trasportati gli atti più preziosi confezionati in sacchi colorati e poi collocati in bauli di ferro insieme al tesoro pontificio (l'archivum Arcis, con tanto di inventario e un prefetto).

A quelli si aggiunge anche le carte di papi e antipapi, registri dei pontefici romani e scismatici, per formare un unico archivio.

Ad un originario ordinamento geografico e per materia dell’archivio è subentrata, sotto Clemente VIII, una ripartizione in due serie di Armaria:

12 Armaria superiora, contrassegnati con lettere da A ad M e contenenti fra l’altro i carteggi diplomatici della S. Sede;

18 Armaria inferiora.

All’interno degli armadi i documenti erano conservati in più di 200 capsulae di legno.

Nel 1798 l’Archivio di Castello fu versato, per motivi di sicurezza, nell’Archivio Segreto Vaticano.

La consistenza attuale del fondo dell’Archivum Arcis ammonta a più di 8000 fra cartelle, pergamene e volumi, che abbracciano un arco cronologico assai vasto, dal X al XIX secolo, senza contare alcune copie di documenti del IV e del IX secolo.

Con il Concilio Tridentino fu deciso nel 1563 che i parroci tenessero diligenter, i libri dei matrimoni, dove dovevano essere registrati i nomi dei coniugi e dei testimoni, oltre la data cronica e topica della cerimonia; fu anche stabilito che nei libri dei battesimi, i parroci aggiungessero l'annotazione relativa ai padrini.

Con breve del 15 giugno 1565, Pio IV affidò al cardinale Amulio l'incarico di cercare e radunare i documenti, mentre Pio V, nel 1566, ordinò, con il breve Inter omnes, del 6 giungo, che venissero estesi a tutta la Chiesa, i decreti sinodali milanesi dell'anno precedente, dettati da S. Carlo Borromeo, tra i quali, si stabiliva che si dovessero

Garampi concepì la formazione di un enorme schedario che avrebbe dovuto costituire la base documentaria per la gigantesca opera da intitolarsi «Orbis christianus illustratus». Il lavoro era così distribuito: 1. 25 protocolli (i vari indici cronologici e alfabetici in 4°); 2. 4.000 «cartolari», che contenevano le migliaia di schede; 3. 12 cassette contenenti il «codice diplomatico» (appendice all’opera definitiva in 22 volumi).

Oggi lo Schedario Garampi risulta composto da 125 volumi di grandi dimensioni, raggruppati in 10 classi, con proprio titolo e ordinamento per un totale di oltre 800.000 schede.

A cavallo del Sette-Ottocento – ancora spostamenti

Nel 1783 fu trasportato in Vaticano quanto era ancora rimasto ad Avignone, fra cui la serie dei registri di bolle detti Registra Avenionensia.

Nel 1798 con Pio VI (1755-1800), vi fu trasferito l’Archivio di Castel Sant’Angelo (già il Garampi aveva unito le due cariche di archivista dell’Archivio Segreto Vaticano e di Castel Sant’Angelo), contenente fra l'altro 81 documenti provvisti di sigilli d’oro fra i quali spicca per la sua preziosa antichità un diploma di Federico Barbarossa dell'anno 1164.

Gli archivi della Santa Sede nel 1810, per ordine di Napoleone, furono trasferiti a Parigi, da dove fecero ritorno, con molte perdite, negli anni 1815-1817, ma si crearono gravissime dispersioni, tra le quali quella relativa alla metà circa dei registri lateranensi.

1816-1817: distruzioni e vendite:

Diversi convogli trasportano a Roma la restante documentazione sottratta alla Santa Sede da Napoleone. Le ingenti spese del trasporto inducono i commissari papali a distruggere centinaia di documenti considerati “inutili” e a venderne altre migliaia come semplice carta da macero. Durante il trasporto, il patrimonio archivistico subisce pesanti perdite; si verificano errori nella consegna di alcune carte e documenti, che finiscono in archivi diversi da quelli originari. Attualmente, la direzione dell'Archivio Segreto Vaticano è demandata ad un cardinale con il titolo di Archivista di Santa Romana Chiesa, successore del primicerius notariorum cui venne commessa nei secoli più antichi, la conservazione delle carte pontificie. Alla dipendenza del cardinale, è il Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, cui spettano le ordinarie incombenze fissate dal regolamento del

Storia degli archivi reali francesi

La cancelleria reale francese appare in una forma rudimentale nel periodo merovingio. In particolare, ha continuato di usare lo stesso formato delle istituzioni diplomatiche del tardo impero romano.

La cancelleria era composta da quattro ufficiali, chiamati “referendari”, incaricati alla conservazione del sigillo del re. I documenti da loro rilasciati erano dei formulari, usando il formulario di Marcolfo come esempio. Inoltre avevano adottato una propria calligrafia, assai complessa, e il loro grado di conoscenza del latino era molto basso. Un formulario è una compilazione di esempi di atti codificati, una specie di manuale per i redattori di cartulari diplomatici o altri atti amministrativi.

Si suppone che servissero anche all'ars dictaminis, ce quindi all’insegnamento de diritto, insieme alla compilazione allo stile e alla retorica. Il formulario di Marcolfo è diviso in due libri:

  1. Il primo contiene modelli di atti per servire la cancelleria reale (57 modelli)
  2. Il secondo contiene una collezione di atti nel settore privato (52 formule).

Marcolfo doveva avere una buona conoscenza del diritto e un accesso agli archivi reali, all’epoca nell’abbazia di Saint Denis, per comporre il formulario. Dopo che i Merovingi siano stati espulsi dai Maggiordomi del Palazzo, la cancelleria cominciò a lavorare in modo più regolare.

Il cancelliere carolingio era di solito l’arcivescovo di Reims, allora capitale, ma il vero lavoro è stato svolto da impiegati.

Ludovico il Pio ha creato nel 828–832 un nuovo Formulario: le Formulae Imperiales, che diventò la base dei formulari usati d’ora in poi. La cancelleria ha adottato anche un’altra scrittura, più leggibile: la minuscola carolina.

La cancelleria era incaricata di ricevere richieste per ottenere un documento. Dopodiché il re mandava dei missi per investigare e relazionare sulla situazione.

TIPOLOGIA DI DOCUMENTI

I capitolari:

Essendo la legge l’espressione della volontà del re, e potendo esprimerlo solo oralmente, poiché la maggior parte ei sudditi era analfabeta, il verbum regis (ou verbum imperatoris) si identifica con il bannum regis, cioè il diritto da governare. Quindi sono solo gli atti pubblici, pubblicati oralmente, ad avere il valore legale, perché possono obbligare solo coloro che li hanno sentiti.

Gli atti più importanti sono i capitolari, come ad esempio De ordine palatii redatto da Incmaro di Reims verso la fine del IX secolo. Redatto da una commissione di esperti nominato dal re, hanno diviso gli atti in capitoli (capitula), per prepararli alla discussione davanti i notabili riuniti in due collegi (laico ed ecclesiastico), poi davanti

Nel periodo capetingio il cancelliere continuò ad essere l’arcivescovo di Reims. Il controllo dei re di questa dinastia, anche se incluse l’Ile de France, risultò assai debole. Di conseguenza, la cancelleria non preparava più delle lettere ed altri documenti, ma si limitava di autenticare documenti preparati dai richiedenti.

D’abitudine un documento avrebbe dovuto essere autenticato da testimoni: l’autore, il cancelliere ed altri nobili.

I primi Capetingi valutavano la loro autorità secondo il numero di testimoni che avrebbe firmato i loro documenti. Ma nel corso del Medioevo, il sigillo del re è stato considerato sufficiente per autenticare un documento. L’autorità del cancelliere risiedeva nel suo potere di dispensare privilegi ed altri documenti. I re vedevano lo consideravano allora come minaccia al proprio potere ed esitavano prima di procedere alla loro nomina.

Filippo II aveva eliminato la carica nel 1185 e la cancelleria è rimasta senza capo fino a inizio Trecento. L’impiegato più alto in rango, di solito non un ecclesiastico, conservava il sigillo reale. I documenti risalenti a quel periodo sono stati rilasciati "cancellaria vacante".

Un cambiamento nelle pratiche cancelleresche europee è legato all’insediamento definitivo dei re, finora nomadi con la loro corte tra i feudi dei loro vassalli.

In assenza di locali destinati all’archiviazione e alla conservazione dei documenti, l’uso dei registri sarebbe stato impraticabile, perché ingombranti durante il viaggio, Cosi, per quanto riguardo la cancelleria capetingia francese abbiamo ben poco.

Il 5 luglio 1194 Filippo Augusto perde la battaglia di Fréteval contro Riccardo cuor di leone. Il re francese perde oltre al sigillo reale anche l’archivio. Nel 1204 il re nomina Gauthier de Nemours, il grande ciambellano, responsabile alla ricostituzione e organizzazione dell’archivio reale. Alla morte di quest’ultimo, nel 1220, il compito passa al responsabile del sigillo Guérin. Il primo registro risale già al 1205, ma è solamente nel 1231 che si parla di un deposito permanente di documenti nel Palais Royal a Parigi, in un edificio annesso alla Sainte Chapelle, dove rimarrà fino al 1783 col nome Il Trésor des chartes (il Tesoro dei documenti).

Verso 1300-1302, con il regno di saint Louis (San Luigi), i registri della Cancelleria contengono atti reali sigillati con ceralacca verde e depositati al primo piano della sagrestia della Sainte Chapelle accanto alla Biblioteca reale. Questi registri resteranno lì fino alla demolizione del Tesoro dei documenti nel 1776, dopo l’incendio del palazzo reale.

Nel Trecento la cancelleria era composta da notai e segretari, nominato dal cancelliere. Il loro compito era la composizione dei lettere del re e altri documenti. L’ufficiale più importante dopo il cancelliere era l’audencier, che presiedeva la cerimonia del sigillo del documento da parte del cancelliere. I Capetingi usavano una

scrittura minuscola. La cancelleria passava dall’uso de latino al francese nel Duecento.

Il primo guardiano d’archivio nominato nel 1307 da Filippo il Bello è stato Pierre d'Étampes, che compilò nel 1318 un inventario d’archivio, il primo conosciuto in Francia, e lo dedicò al re.

D'Étampes aveva il compito di conservare tutte le lettere del re, i decreti, cartulari e privilegi nel palazzo reale a Parigi. Inoltre, doveva sorvegliare l’archivio e ordinarlo.

L’inventario è diviso in 17 parti secondo materia o destinatario.

Gli archivi ai tempi di Filippo il Bello et suoi tre figli sono oggi il terzo dei documenti conservati nel Tesoro. Il metodo di conservazione consisteva nel mettere i documenti in cassette speciali, chiamate «layettes», un tipo simile alle «buste».

I Guardiani del Tesoro quindi erano responsabili dei registri e privilegi, ma anche agivano da segretari dei documenti e decreti e tesorieri. Provenivano dai ranghi di consiglieri o cancellieri del re, oppure erano notai o impiegati alla Camera dei conti o al Parlamento.

Il più celebre dopo d'Étampes è stato Gérard de Montaigu, incaricato da Carlo V per riorganizzare il deposito, ha diviso le «buste» dai registri (decreti reali e registri cronologici della cancelleria). E’ stato anche il primo a portare il titolo di Tesoriere dei documenti e notaio reale.

Infatti dal 1582, con la nomina di Pierre Dupuy e fino alla Rivoluzione i Guardiani dell’archivio portarono il titolo di Tesoriere dei documenti e Procuratore Generale del re al Parlamento, per facilitare il loro compito ad assemblare tutti i documenti necessari per la difesa dei diritti del re.

Nel 1696, il Tesoro dei documenti è stato definitivamente sottratto dalla tutela della Corte dei Conti. Nel 1808 è stato confluito negli Archivi Nazionali de Francia.

Il versamento include:

-Carte risalenti al XIII secolo e una parte degli archivi di Alphonse de Poitiers, per la regione de Poitou et Saintonge;

  • Carte risalenti al XIV secolo, documenti che riguardano papa Bonifacio VIII, la soppressione dei Templari, gli archivi demaniali dei conti de Valois fino a Filippo VI e i cartulari dei conti di Tolosa e de Champagne;
  • Carte risalenti al XVI secolo e i «coffres des chanceliers» (casse contenenti documenti dei cancellieri);
  • Carte risalenti al XVII secolo e documenti riguardanti la disputa franco-spagnola per la contea di Saint-Pol, documenti di Mercurol (archivi della contea d'Auvergne),

trasmissione era ancora prevalentemente orale, e il beneficiario doveva presentare l’atto nel suo possesso per dimostrare la validità del suo caso. La compilazione del Domesday Book, un censimento realizzato da Guglielmo il Conquistatore (1086-7) con lo scopo di descrivere le terre, i beni e le persone del suo regno, era probabilmente il primo tentativo nell’Inghilterra medievale di archiviare in modo sistematico informazione scritta.

La conservazione di altri tipi di materiale dipendeva dal soggetto produttore. Il tesoro reale conservava delle copie di qualche corrispondenza importante, chiamata contra brevia, ma senza ordine. Perfino la Cancelleria, ancora non ente autonomo e distinto dai scrivani del re, non ha ordinato ne conservato in modo sistematico le copie dei privilegi reali. Il Cancelliere medievale è stato di solito un ecclesiastico, con cultura latina alle spalle, ed era chiamato clericus e litteratus. Gli altri impiegati erano di solito sacerdoti che avevano dei benefici in parrochie a loro sconosciute. Nel 1199, dopo l’arrivo al potere del re Giovanni e sotto il Cancelliere HubertWalter, si procedette a sviluppare una procedura di archiviazione di atti importanti rilasciati dalla Cancelleria, su rotoli (rolls).

Questa decisione rappresenta la separazione delle funzioni della Cancelleria da quella del tesoriere (Exchequer) e l’inizio di un sviluppo burocratico più complesso. Innanzitutto si trattava della nascita di una sistematica archiviazione di documenti. Si può supporre che la volontà reale di autenticare degli atti fatti dai loro predecessori è stata alla base della decisione. I rotoli erano confezionati da diversi fogli di pergamena cuciti insieme per formare un lungo documento, di solito di 20 fogli, cosi che non si poteva estrare un singolo atto.

I ROTOLI

Una volta che la macchina archivistica si è messa in moto, nacquero diversi tipi di documenti in rotoli. I rotoli, come I documenti originali da cui sono stati copiati, erano redatti in latino – lingua della liturgia e del diritto, piuttosto che in francese, lingua dell’aristocrazia. Il primo anno dell’inizio di questa procedura vede tutti i documenti sigillati con sigillo reale, senza distinzione tipologica, copiati su un singolo rotolo.

Charter rolls - il documento amministrativo creato dalla Cancelleria e che contiene tutti gli atti rilasciati da quest’ ufficio. Il primo risale al 1199 sotto la cancelleria di Hubert Walter.

Patent rolls - la serie inizia nel 1202 e include delle lettere patenti, senza sigillo. Questa serie è stata depositata dall’inizio alla Tower of London fino al Quattrocento.

Close rolls - il documento creato dalla Cancelleria nel 1204 per annotare tutte le lettere reali, come la convocazione dei baroni al parlamento.

In più esistevano altre serie come:

I Fine Rolls che registravano le somme di denaro promesse al re in cambio di concessione dei terreni I Liberate Rolls, che ricordavano le autorizzazioni date al Tesoriere per I pagamenti

Poi serie territoriali: Gascon, French e Scotch Rolls.

La creazione dei rotoli poneva un problema di accesso veloce all’informazione. I rotoli non solo erano lunghissimi e quindi srotolarli per cercare l’informazione si rivelava complicato, ma il fatto che il testo era vergato su entrambi due lati, e la mancanza di un sistema di indicizzazione (eccetto qualche titolo marginale) è chiaro che non potevano servire per la consultazione. La ricerca poteva essere eseguita solamente seguendo la data del documento. Infatti, questo metodo è stato usato contro la falsificazione di atti e documenti. In questa maniera era impossibile estrarre il singolo documento, intervenire sui suoi dati e poi riporlo di nuovo all’insaputa dell’autorità.

L’altro problema era l’ubicazione degli archivi. Prima della conquista normanna gli atti si trovavano nel santuario reale a Westminster o Winchester. Gli archivi di Domesday erano custoditi nel tesoro a Winchester, ma successivamente sono stati portati via.

Nel corso del XII secolo, Winchester ha continuato a servire da archivio centrale per documenti reali importanti, insieme ad altri oggetti di valore come gioielli. Durante il regno di Enrico II e il suo cancelliere (fino alla nomina da arcivescovo di Canterbury, Tommaso Becket, nel 1162), il tesoro centrale e l’archivio a Winchester sono stati abbandonati. La corte si moveva da un luogo all’altro, una pratica continuata anche da re Giovanni. I documenti sono stati dispersi ovunque in abbazie, mentre non si usava frequentemente la confezione di rotoli.

Nel corso del XIII secolo, con l’aumento esponenziale delle pergamene, il sistema archivistico diventò impraticabile.

A questo punto la Cancelleria ha proceduto a creare un archivio centrale alla Tower of London, al New Temple e all’abbazia di Westminster.

La Cancelleria ha ottenuto nel 1290 dei terreni a quello che oggi si chiama Chancery Lane.

Nel 1312 è la Tower of London a diventare il deposito centrale. Qualche anno dopo tutti I documenti del Chancery e il tesoro sono stati depositati lì.

Il grande sigillo, il piccolo sigillo e il sigillo reale personale.

Nel XIII secolo il re ha iniziato a mandare al Cancelliere istruzioni circa l’uso del grande sigillo sui documenti scritti, anziché usare ordini pubblicati oralmente.

Risale a quell’ epoca quindi la diversificazione di sigilli:

E’ solo nel XX secolo che dei Record Offices locali sono stati aperti in Gran Bretagna. Questo ha aiutato a recuperare tanti documenti sparsi ovunque ma non ha risolto il problema della loro contestualizzazione. Il Public Record Office si è recentemente fuso con la Historical Manuscripts Commission per diventare The National Archives.

Gli archivi spagnoli

Molto importanti per la conoscenza della storia degli archivi spagnoli sono gli «Archivi della Corona», gli archivi storici dei territori medievali rimasti nella forma antica, come gli archivi di Aragona, con l'archivio generale della Corona di Barcellona, che è tra i più ricchi archivi antichi dell'occidente.

Tra i documenti conservati vi è il Liber feudorum, della fine del XII secolo, che inaugura la serie dei cartolari e dei registri.

A Barcellona esisteva un regium publicum archivum Barcinonae, già nel 1164 e i più antichi inventari archivistici risalgono al XIV e XVI secolo. Anche se la base era costituita da materiale in arrivo, il centro di gravità si spostò presto al materiale di cancelleria che veniva raccolto dai diversi uffici centrali.

L'archivio generale della corona d'Aragona ha sede a Barcellona, Per secoli fu l’archivio della cancelleria dei re d'Aragona e apparteneva esclusivamente al sovrano della corona. È stato custodito fino al 1770, presso il palazzo reale di Barcellona. La cancelleria dei re d'Aragona non ha mai archiviato i documenti territorialmente, ma secondo il titolare che ha presentato una richiesta. Nel XV secolo quando le Disputaciones del General (Delegazione Generale del Regno d'Aragona) si occupano delle questioni demaniali, essa inizia a generare i propri archivi territoriali.

A differenza dell'Aragona, in Castiglia non si ebbe un accentramento dei documenti cosi precoce, ma anzi, vari depositi, alla fine del Medioevo, erano in vari castelli e fortezze. Il primo archivista fu nominato solo nel 1509, quando i documenti furono raccolti nella Cancelleria di Valladolid. Dopo alcune gravi distruzioni per moti politici, nel 1542-3, il castello di Simancas, vicino a Valladolid ma più sicuro, fu destinato da Carlo V, come sede di un nuovo erigendo archivio della Corona.

Filippo II estese ulteriormente la serie dei consigli istituiti da Carlo V, differenziati per ambiti territoriali e funzionali; e, pur limitati a un ruolo consultivo, questi influirono largamente sull'elaborazione delle decisioni politiche, non di rado attraverso un aspro confronto tra visioni diverse. Le inclinazioni assolutistiche di Filippo II si manifestarono sul piano esecutivo, nella meticolosità con cui el rey papelero - il re burocrate o re delle scartoffie, come fu pure chiamato con ironia - si occupò, insieme ai suoi segretari, dell'organizzazione del governo: e cioè del funzionamento degli uffici; della trasmissione degli ordini, peraltro lenta e difficile a causa delle distanze; dello svolgimento delle pratiche, che seguiva personalmente; e

infine della conservazione della memoria politica e amministrativa della monarchia, nell'archivio generale già istituito dal padre a Simancas.

Filippo II estese ulteriormente la serie dei consigli istituiti da Carlo V, differenziati per ambiti territoriali e funzionali; e, pur limitati a un ruolo consultivo, questi influirono largamente sull'elaborazione delle decisioni politiche, non di rado attraverso un aspro confronto tra visioni diverse.

Le inclinazioni assolutistiche di Filippo II si manifestarono sul piano esecutivo, nella meticolosità con cui el rey papelero - il re burocrate o re delle scartoffie, come fu pure chiamato con ironia - si occupò, insieme ai suoi segretari, dell'organizzazione del governo: e cioè del funzionamento degli uffici; della trasmissione degli ordini, peraltro lenta e difficile a causa delle distanze; dello svolgimento delle pratiche, che seguiva personalmente; e infine della conservazione della memoria politica e amministrativa della monarchia, nell'archivio generale già istituito dal padre a Simancas.

Con Filippo II (1567c.) iniziò il trasporto sistematico delle carte reali, atti del Segretario di Stato e di altri uffici centrali della Castiglia e dell'intera Spagna.

Sempre Filippo II nominò, quale archivista, non più un giurista, ma un impiegato della Cancelleria del Segretariato di Stato e redasse un regolamento (1583) di trenta articoli che prevedeva, tra l'altro, il divieto di fare qualsiasi copia se non fosse stata autorizzata personalmente dal re; di non accendere, per evitare pericolosi incendi, alcun lume nei depositi; di far accedere qualsiasi estraneo.

La Repubblica di Venezia

La nascita della burocrazia veneziana

Fine del XII secolo - creazione delle prime magistrature urbane a Venezia: vennero prima instituite le magistrature giudiziarie

Avogadori del Comun

Giudici del proprio

Giudici al forestier (fine del secolo XII)

Provveditori alla giustizia vecchia.

Poi si creano le magistrature finanziarie come gli Officiali al dazio del vin (metà del secolo XII).

Molte altre magistrature risultano create nel corso del Duecento, in particolare fra gli anni ‘50 e ‘80.