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L'arte veneziana attraverso le opere di giorgione, tiziano e tintoretto. Vengono analizzate alcune delle loro opere più significative, come "la venere dormiente" di giorgione, "venere di urbino" di tiziano e "miracolo dello schiavo" di tintoretto. Il documento si concentra sulle caratteristiche stilistiche e tematiche di questi artisti, offrendo una panoramica sull'arte veneziana del rinascimento. Si tratta di un'analisi utile per studenti di storia dell'arte e appassionati del settore, fornendo spunti di riflessione e approfondimento sulle opere presentate. Adatto per studenti delle scuole superiori e universitari interessati all'arte veneziana.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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nome utente: [email protected] password: !arteveneziana https://storymap.knightlab.com/edit/?id=arte-a-venezia Immagine che contiene mappa, acqua, testo Descrizione generata automaticamente
Giorgio Zorzi da Castelfranco Giorgio da Castelfranco, o Giorgione, chiamato così per la sua corporatura alta e robusta, nacque nel 1478 circa a Castelfranco, morì nel 1510 a Venezia, è stato un pittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia, importante esponente della scuola veneta. Della sua vita si conosce pochissimo e i fatti certi sono noti grazie a iscrizioni sui dipinti o a scarsi documenti contemporanei. Al 1502 circa risale una delle poche opere certe di Giorgione, la pala di Castelfranco, commissionata dal cavaliere Tuzio Costanzo per la cappella di famiglia nel Duomo dei Santa Maria Assunta e Liberale a Castelfranco Veneto. Giorgione morì a Venezia nell'autunno del 1510, durante un'epidemia di peste. Un documento rinvenuto di recente, pur non riportando la precisa data del decesso, ne attesta il luogo: l'isola del Lazzaretto Nuovo.
La Pala di Castelfranco di Giorgione ricorda la morte in giovane età del figlio del committente avvenuta in guerra combattendo a Ravenna per la Serenissima. Giorgione fu protagonista di una committenza esclusivamente privata. Invece la maggior parte degli artisti realizzava opere religiose su richiesta di autorità e ordini ecclesiastici. Tuzio Costanzo, un condottiero della Repubblica Veneta, commissionò il dipinto a Giorgione per destinarlo alla cappella di famiglia nel duomo di Santa Maria Assunta e Liberale a Castelfranco Veneto. L’effigie scolpita del figlio del committente si può vedere ancora oggi. Si trova su di una lapide tombale ai piedi dell’altare. In origine invece si trovava murata in un lato della Cappella di famiglia. Ignoti ladri rubarono la pala dal Duomo di Castelfranco Veneto il 10 dicembre 1972. Fu ritrovato poi dopo circa tre settimane in un Casolare abbandonato Il dipinto restaurato nel 2006 si trova nuovamente nel Duomo. Il volto del cavaliere in armatura probabilmente non è quello originale : si pensa che artista sconosciuto infatti lo ridipinse completamente. Giorgione, Pala di Castelfranco, 1500–1504, olio su tavola, 200 x 152 cm. Castelfranco Veneto, Duomo
A destra si trova invece San Francesco che indossa il tipico saio francescano; essi si trovano ai piedi della Vergine e formano gli estremi del triangolo compositivo. Come in altri dipinti i due Santi rivolti verso il devoto creano un tramite con il mondo divino rappresentato dalla Madonna e il Bambino. Anche l’architettura in primo piano e il paesaggio di sfondo sono le rappresentazioni del mondo umano e del mondo Celeste. Dietro questa apparente semplicità, si cela una delle opere più complesse dell’arte veneta: il paesaggio collinare, ricco di prati e alberi, non è costruito e architettato come nella pittura quattrocentesca ma è un’immagine “diretta” della natura, nel senso che le sue distanze sono misurate e dunque costruite sulla tavola attraverso le diverse reazioni dei colori alla luce. Allo stesso tempo, il paesaggio partecipa intimamente al carattere dei santi in primo piano: il castello sovrasta infatti il giovane guerriero, mentre al melanconico frate corrisponde una dolce e distesa prateria. Giorgione, Pala di Castelfranco, 1500–1504, olio su tavola, 200 x 152 cm. Castelfranco Veneto, Duomo
I due santi Vergine e il bambino
Giorgione, Pala di Castelfranco, 1500–1504, olio su tavola, 200 x 152 cm. Castelfranco Veneto, Duomo
La Tempesta, Giorgione da Castelfranco
Commissionata dal collezionista Gabriele Vendramin, rappresenta un paesaggio, con sullo sfondo un piccolo borgo fortificato, prima di essere travolto da una tempesta preannunciata da un fulmine che squarcia le nuvole. In primo piano troviamo due figure simboliche: a destra, una donna mentre allatta un bambino (Eva con Caino?); a sinistra un uomo con vestiti veneziani dell'epoca si appoggia ad un'asta (Adamo?). Tra le due figure non c'è alcun rapporto/dialogo. Quest'ultime sono separate dalla città per via di un ruscello e delle rovine (allegoria della morte?) Giorgione, La Tempesta, 1502–1505, olio su tavola, 83 x 73 cm. Gallerie dell'Accademia, Venezia
L'identità dei protagonisti è ancora discussa
Immagine che contiene trasp nave, natante, barca Descrizione generata automaticamente Giorgione, I tre filosofi, 1502–1505, olio su tavola, 123,5 x 144,5 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna
Dopo un secolo si trova a Venezia, tra le proprietà di Bartolomeo della Nave. Nel 1638 viene venduto e nel 1649, finisce nelle collezioni di Leopoldo Guglielmo d'Austria. Da quel momento ha seguito lo stesso percorso. delle collezioni d'arte asburgiche, ed oggi si trova esposto al Kunsthistorisches Museum di Vienna
Immagine che contiene trasp nave, natante, barca Descrizione generata automaticamente Giorgione, I tre filosofi, 1502–1505, olio su tavola, 123,5 x 144,5 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna
o Un uomo anziano o La barba o Tra le mani un foglio con calcoli astronomici complessi o Sul foglio si legge la parola celus o Con la mano sinistra tiene un compasso Immagine che contiene trasp nave, natante, barca Descrizione generata automaticamente Giorgione, I tre filosofi, 1502–1505, olio su tavola, 123,5 x 144,5 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna
Al centro c'è un uomo, forse un arabo, con vesti orientali, turbante e doppia tunica. Immagine che contiene trasp nave, natante, barca Descrizione generata automaticamente Giorgione, I tre filosofi, 1502–1505, olio su tavola, 123,5 x 144,5 cm. Kunsthistorisches Museum, Vienna
per dare profondità all'opera l'artista ha usato i colori: