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DOCUMENTO SCRITTO AL PC, SU ARTO SUPERIORE, OSSA, ARTICOLAZIONI E LEGAMENTI E FRATTURE.
Tipologia: Dispense
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L’ anatomia è la disciplina che studia le forme esterne del corpo umano, nonché la conformazione esterna, la sede, i rapporti e la struttura delle varie parti che lo costituiscono. Anatomia significa dissezione cioè separare. È una disciplina dinamica che studia:
anteromediale presenta al centro il foro nutritizio sopra al quale si trova un’impronta per l’inserzione del muscolo coracobrachiale, superiormente si trova il prolungamento inferiore del solco bicipitale. La faccia anterolaterale presenta la tuberosità deltoidea, sulla quale si inserisce il deltoide. La faccia posteriore è percorsa dal solco del nervo radiale, una scanalatura elicoidale che divide la faccia in due parti, sopra al solco ha inserzione il capo laterale del bicipite, sotto il solco il capo mediale del medesimo muscolo. Il margine mediale percorre tutto il corpo e termina nell’epitroclea. Il margine laterale termina nell’epicondilo. Il margine anteriore si biforca e delimita la fossa coronoidea. L’estremità prossimale dell’omero è ingrossata e segue il corpo in corrispondenza del collo chirurgico. Presenta un’ampia superficie articolare ricoperta di cartilagine, la testa dell’omero. La testa è delimitata sul suo contorno da un leggero restringimento, il collo anatomico, che la separa dalla piccola e grande tuberosità. La grande tuberosità volge posteriormente e lateralmente e presenta tre faccette distinte in superiore, media e inferiore cui prendono inserzione rispettivamente i muscoli sovraspinato, infraspinato, piccolo rotondo. La piccola tuberosità volge anteriormente e medialmente e da attacco al muscolo sottoscapolare. Dalle due tuberosità si distaccano due creste; tra le tuberosità e le creste si trova il solco bicipitale dell’omero attraverso cui passa il tendine del capo lungo del muscolo bicipite. Sui labbri delle creste si inseriscono il grande pettorale, il grande dorsale e il grande rotondo. L’estremità distale dell’omero è slargata e appiattita dall’avanti indietro. Su ciascuno dei lati di questa estremità si trovano due rilievi rugosi, quello mediale è detto epitroclea e quella laterale è detto epicondilo. L’epitroclea presenta sulla sua superficie dorsale il solco del nervo ulnare. Tra l’epicondilo e l’epitroclea si trova medialmente la troclea dell’omero, per l’articolazione con l’ulna e il condilo dell’omero per l’articolazione con il radio. Sulla faccia anteriore dell’estremità distale si trova la fossa coronoidea nella quale si pone durante la flessione dell’avambraccio il processo coronoideo dell’ulna. Sulla faccia posteriore si trova la fossa olecranica che accoglie l’olecranio ulnare durante l’estensione dell’avambraccio. La fossetta radiale si trova sopra al condilo, vi si porta il capitello del radio nella flessione dell’avambraccio. RADIO Osso lungo che insieme all’ulna costituisce lo scheletro dell’avambraccio, dove occupa la posizione laterale. Si articola in alto con l’omero e in basso con le ossa del carpo, sia in alto che in basso è in giunzione con l’ulna. Presenta un corpo, un’estremità prossimale e un’estremità distale. Il corpo è prismatico triangolare con tre facce anteriore o volare, posteriore o dorsale e laterale e tre margini anteriore, posteriore e mediale, quest’ultimo prende il nome di cresta interossea. La faccia volare si fa più larga dall’alto in basso e presenta nella sua parte superiore una depressione per il muscolo flessore lungo del pollice e un foro nutritizio che da attacco al muscolo pronatore quadrato. Sulla faccia dorsale si vede una cresta obliqua che separa due docce dalle quali hanno origine il muscolo estensore breve del pollice e uno dei capi del muscolo abduttore lungo del pollice. La faccia laterale da attacco in alto muscolo supinatore e in basso al muscolo pronatore rotondo. Il margine anteriore parte in corrispondenza della tuberosità del radio e raggiunge la porzione inferiore dove ha origine il muscolo flessore superficiale delle dita. Il margine mediale da attacco alla membrana interossea, si biforca delimitando l’incisura ulnare. L’estremità superiore prende il nome di capitello del radio, che ha forma di rigonfiamento cilindrico il cui contorno, rivestito di cartilagine, prende il nome di circonferenza articolare. La faccia superiore del capitello presenta una faccetta articolare concava, fossetta del capitello radiale, che si articola con il condilo omerale. Sotto al capitello si trova una parte ristretta, il collo del radio, sotto al quale sporge la tuberosità del radio che da inserzione al muscolo bicipite brachiale. L’estremità inferiore è appiattita dall’avanti all’indietro e presenta forma di piramide triangolare tronca ad apice superiore.
Si considera tre facce di cui una volare e una dorsale che corrispondono a quelle del corpo; la terza è mediale e continua in alto nella cresta interossea. La base dell’estremità inferiore viene anche chiamata faccetta articolare carpale, è allungata trasversalmente e presenta forma triangolare, è divisa da una cresta sagittale in due faccette articolare per le ossa scafoide e semilunare del carpo. La faccia volare è liscia e concava, quella dorsale presenta un voluminoso rilievo, il processo stiloideo e numerosi solchi longitudinali per il passaggio dei tendini. Sulla faccia mediale si trova l’incisura ulnare, una faccetta per l’articolazione radioulnare distale. ULNA È un osso lungo che forma lo scheletro dell’avambraccio insieme al radio, rispetto al quale è situato medialmente. È più voluminoso nella parte prossima che in quella distale. Si articola in alto con l’omero e in basso con il carpo, si trova ovviamente in giunzione con il radio sia nell’estremità prossimale che in quella distale. Nell’ulna si considerano un corpo, un’estremità superiore e un’estremità inferiore. Il corpo è prismatico triangolare con tre facce anteriore, posteriore e mediale e tre margini anteriore, posteriore e laterale. La faccia anteriore presenta il foro nutritizio nel suo terzo superiore, è percorsa da una cresta longitudinale per l’origine del muscolo flessore profondo delle dita e da attacco al muscolo pronatore quadrato. La faccia posteriore è convessa ed è divisa in una parte superiore, che da attacco al muscolo anconeo, e in una parte inferiore che è divisa a sua volta in porzione mediale, che da origine al muscolo estensore ulnare del carpo e in porzione laterale, che da origine ad un capo del muscolo abduttore lungo del pollice, al muscolo estensore lungo del pollice e all’estensore proprio dell’indice. La faccia mediale da attacco in alto al muscolo flessore profondo delle dita e in basso continua nel processo stiloideo. Il margine anteriore da attacco in alto al muscolo flessore profondo delle dita e in basso al muscolo al pronatore quadrato. Il margine posteriore continua nella faccia posteriore dell’olecrano. Il margine laterale da attacco alla membrana interossea. L’estremità superiore è ingrossata e termina con un grosso rilievo, l’olecrano al di sotto del quale si fa sporgente anteriormente ed in alto si trova un robusto prolungamento, il processo coronoideo. Olecrano e processo coronoideo delimitano l’incisura sumilunare, una superficie articolare divisa in due versanti e che si applica alla troclea omerale. L’olecrano presenta quattro facce e un apice. La faccia anteriore entra a far parte dell’incisura semilunare, la faccia posteriore è triangolare e rugosa per l’inserzione del tricipite brachiale, le facce mediale e laterale danno rispettivamente attacco ai legamenti collaterali dell’articolazione del gomito e al muscolo anconeo. L’apice dell’olecrano si incurva nel becco e nell’estensione completa dell’avambraccio raggiunge la fossa olecranica dell’omero. Anche il processo coronoideo presenta quattro facce e un apice. La faccia superiore entra a far parte dell’incisura semilunare, la faccia inferiore presenta un rilievo, la tuberosità dell’ulna, dove si inserisce il muscolo brachiale, la faccia mediale prosegue in quella dell’olecrano, sulla faccia laterale si trova l’incisura radiale che si articola con la circonferenza articolare del radio. L’incisura radiale è delimitata da due creste che si riuniscono nella cresta interossea. L’apice del processo coronoideo raggiunge nella flessione dell’avambraccio la fossa coronoidea dell’omero. L’estremità inferiore si presenta come una piccola testa tondeggiante, il capitello dell’ulna, che risulta divisa dall’osso piramidale del carpo ad arco di un disco articolare. Il capitello è rivestito di cartilagine. Dal lato mediale del capitello si distacco il processo stiloideo, dietro al quale si trova un solco verticale dove passa il tendine del muscolo estenore ulnare del carpo. CARPO
È il segmento medio dello scheletro della mano e risulta costituito da cinque ossa metacarpali, che si distinguono con numeri progressivi dal lato radiale al lato ulnare. Sono ossa lunghe in cui si individuano un corpo, un’estremità prossimale o base e un’estremità carpale o capitello. Il corpo è prismatico triangolare, tranne nella prima, con tre facce laterale, mediale e dorsale; le facce sono separate da tre margini di cui uno laterale, uno mediale e uno volare. Il corpo del primo osso metacarpale è appiattito in senso anteroposteriore e presenta una faccia volare, una dorsale, e due margini laterale e mediale. Tutte le ossa metacarpali hanno un foro nutritizio che si apre nel corpo. La base è slargata, a forma di piramide quadrangolare, la sua faccia prossimale si articola con le ossa del carpo, le facce collaterali si articolano con le ossa metacarpali contigue, le facce dorsale e volare sono libere. Le basi di tutte e cinque le ossa metacarpali si trovano in contatto tra di loro. L’estremità distale o capitello è arrotondata e presenta una faccetta articolare per la prima falange delle dita, questa faccetta si estende dal lato volare più che dal lato dorsale. Le cinque ossa metacarpali delimitano quattro spazi angolari aperti distalmente che prendono il nome di spazi interossei del metacarpo, che sono occupati dai muscoli interossei dorsali e palmari. FALANGI Formano lo scheletro delle dita e appartengono al tipo delle ossa lunghe. In ciascun dito, eccetto il pollice, ci sono tre falangi denominate falange prossimale o falange propriamente detta, falange media o falangina, falange distale o falangetta o falnge ungueale. Nel pollice si trova sono la prossimale e la distale. Le falangi prossimali sonon più lunghe delle altre, presentano un corpo e due estremità. Nel corpo si individuano una faccia dorsale convessa e una volare piana. L’estremità prossimale presenta una faccetta articolare per il corrispondente ossa metacarpale. Sull’estremità distale è presente la troclea della falange che la mette in comunicazione con la seconda falange. Le falangi medie sono più piccole delle precedenti, sono anch’esse formate da corpo e due estremità. L’estremità prossimale presenta una cresta smussa per la fossa della troclea. Le falangi distali sono le più piccole. Si considerano una base, un corpo e un’estremità distale, quest’ultima si presenta come una lamina appiattita e rugosa, la tuberosità ungueale. TIPI DI ARTICOLAZIONI Le articolazioni sono dispositivi giunzionali che riuniscono le ossa formando lo scheletro. Le giunzioni che tra i capi scheletrici si effettuano a mezzo di tessuti connettivi interposti a riempire lo spazio tra le estremità articolari prendono il nome di sinartrosi. Le diartrosi invece sono caratterizzate dalla discontinuità e dal contatto tra le cartilagini dei capi articolari. SINARTROSI Nella classificazione delle sinartrosi si distinguono le suture, le sincondrosi e le sinfisi. Nelle suture l’intermediario è tessuto connettivo denso tra i capi articolari, che sono
solitamente i margini di ossa piatte suture armoniche, dentate, squamose, ad incastro. Il connettivo delle suture tra le ossa piatte del cranio talvolta ossifica e salda i margini ossei tra di loro (sinostosi). Nelle sincondrosi l’intermediario è tessuto cartilagineo ialino. Un esempio di sincondrosi si trova nella giunzione tra lo sterno e la prima costa. Nelle sinfisi fra i capi articolari rivestiti di cartilagine ialina è interposto un tessuto fibrocartilagineo più o meno compatto. Esempi di sinfisi son dati dalle articolazioni tra i corpi delle vertebre e tra le parti pubiche delle due ossa dell’anca. DIARTROSI I capi articolari presentano grande varietà di forma, estensione ed orientamento delle superfici che vengono in contatto. Tenendo conto delle caratteristiche delle superfici articolari si distinguono:
l’articolazione e si inserisce prossimalmente sul contorno della cavità glenoidea e sulla superficie esterna del labbro glenoideo. Si estende in alto alla base del processo coracoideo e raggiunge il tubercolo infraglenoideo; distalmente si porta anteromedialmente a livello del collo chirurgico e posteriormente sul collo anatomico. Nella sua parte inferiore la capsula è lassa e presenta il recesso ascellare, che contribuisce all’ampio intervallo di movimenti possibili. Il legamento coracomerale è un robusto fascio appiattito che dalla base e dal margine laterale del processo coracoideo della scapola si porta al tubercolo maggiore dell’omero. I legamenti glenomerali rinforzano la capsula articolare anteriormente e inferiormente. Il legamento glenomerale superiore origina dalla porzione superiore della cavità glenoidea e si inserisce nel collo anatomico dell’omero. Il legamento glenomerale medio origina dal contorno anteriore della cavità glenoidea e si porta alla base del tubercolo minore. Il legamento glenomerale inferiore origina dal contorno anteroinferiore della cavità glenoidea e si porta al collo chirurgico dell’omero. L’articolazione glenomeral è ulteriormente stabilizzata dai tendini dei muscoli sovraspinato in alto, sottoscapolare in avanti, infraspinato e piccolo rotondo indietro; quest’ultimi si fondono con la superficie esterna della capsula articolare, costituendo la cuffia del rotatori. ARTICOLAZIONI DEL GOMITO È l’articolazione presente tra l’omero e il radio e l’ulna. È costituita da tre articolazioni distinti ricoperta dalla stessa capsula articolare: l’articolazione omeroulnare, l’articolazione omeroradiale e l’articolazione radioulnare prossimale. ARTICOLAZIONE OMEROULNARE: ginglimo angolare tra la troclea del condilo dell’omero e l’incisura trocleare dell’ulna. Permette movimenti di flessoestensione dell’avambraccio sul braccio. ARTICOLAZIONE OMERORADIALE: condiloartrosi tra il capitello dell’omero e la fossetta articolare della testa del radio. Partecipa ai movimenti di flessoestensione dell’avambraccio e consente la rotazione del radio nei movimenti di pronosupinazione. ARTICOLAZIONE RADIOULNARE PROSSIMALE: ginglimo laterale tra l’incisura radiale del processo coronoideo dell’ulna, completata dal legamento anulare del radio, e la circonferenza articolare della testa del radio. Permette i movimenti di rotazione del radio sull’ulna. I mezzi di fissità dell’articolazione del gomito sono rappresentati dalla capsula articolare, dai legamenti di rinforzo e dalla membrana interossea. La capsula articolare racchiude le superfici articolari di omero, radio e ulna. Sull’omero si inserisce lateralmente e medialmente in prossimità delle superfici articolari, anteriormente sopra le fosse coronoidea e radiale e posteriormente ai limiti della fossa olecranica. Sull’ulna si inserisce sul contorno delle incisure trocleare e radiale, mentre sul radio si porta fino al collo del radio. Questa estensione della capsula è definita recesso sacciforme dell’articolazione del gomito. I legamenti di rinforzo sono rappresentati dal legamento collaterale ulnare, dal legamento collaterale radiale, dal legamento anulare del radio e dal legamento quadrato. Il legamento collaterale ulnare è una banda triangolare formata da tre porzioni anteriore, posteriore e inferiore di un certo spessore unite da una regione sottile. Origina dall’epicondilo mediale dell’omero e le sue fibre si portano sul margine mediale dell’incisura trocleare dell’ulna, dal processo coronoideo all’olecrano.
Il legamento collaterale radiale origina dall’epicondilo laterale dell’omero e si inserisce con un fascio anteriore sull’ulna, davanti all’incisura radiale, con un fascio medio sull’incisura radiale dell’ulna e con un fascio posteriore sulla faccia laterale dell’olecrano. Il legamento anulare del radio circonda la circonferenza articolare del radio e si fissa alle estremità anteriore e posteriore dell’incisura radiale dell’ulna. È interamente rivestito di cartilagine e insieme all’incisura radiale forma un anello osteofibroso che fissa la testa del radio. Il legamento quadrato è teso tra il collo del radio e l’incisura radiale del processo coronoideo dell’ulna. La membrana interossea è una lamina fibrosa che occupa lo spazio delimitato dai margini interossei del radui e dell’ulna. Il suo margine inferiore si fonde con la capsula dell’articolazione radioulnare distale, mentre quello superiore si arresta poco prima dell’articoalzione del gomito. A questo livello origina la corda obliqua, un fascio fibroso che si porta alla base del processo coronoideo dell’ulna. ARTICOLAZIONE RADIOULNARE DISTALE: ginglimo laterale uniassiale che si stabilisce tra la circonferenza articolare della testa dell’ulna e l’incisura ulnare del radio. È presente anche un disco articolare che si inserisce nel processo stiloideo dell’ulna e nel margine inferiore dell’incisura ulnare del radio. I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare che si inserisce in vicinanza delle superfici articolari, dalla membrana interossea dell’avambraccio e dallo stesso disco articolare. La membrana sinoviale tra radio e ulna forma un recesso sacciforme. ARTICOLAZIONI DELLA MANO Comprendono l’articolazione radiocarpica, le articolazioni del carpo, le articolazioni carpometacarpiche, le articolazioni intermetacarpiche, le articolazioni metacarpofalangee e le articolazioni interfalangee della mano. ARTICOLAZIONE RADIOCARPICA: è l’articolazione del polso, è una condiloartrosi che si forma tra le facce articolari inferiori del radio e del disco articolare dell’articolazione radioulnare distale e la fila prossimale delle ossa del carpo (in particolare scafoide, semilunare e piramidale); l’ulna non è coinvolta nell’articolazione. La superficie articolare prossimale è costituita dalla faccia articolare carpale del radio e dalla faccia inferiore del disco articolare dell’articolazione radioulnare distale che si articola con il piramidale. La superficie articolare distale è data dallo scafoide, semilunare e piramidale che unite da legamenti intercarpici interossei formano un condilo. I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare e dai legamenti di rinforzo. La capsula articolare si inserisce prossimalmente in vicinanza delle superfici articolari, distalmente raggiunge anche le ossa della fila distale del carpo. I legamenti di rinforzo sono rappresentati dal legamento radiocarpico palmare, che origina dal margine anteriore della faccia articolare carpale del radio e raggiunge la faccia anteriore dello scafoide, del semilunare e del piramidale; dal legamento radiocarpico dorsale, che origina dal margine posteriore dell’estremità distale del radio e si inserisce sulla faccia posteriore delle ossa della fila prossimale dl carpo; dal legamento ulnocarpico palmare, che origina dal processo stiloideo dell’ulna e raggiunge anteriormente il semilunare e il piramidale; dal legamento ulnocarpico dorsale, che origina dal processo stiloideo dell’ulna e raggiunge posteriormente le ossa semilunare e piramidale; dal legamento collaterale radiale del carpo, che dall’apice del processo stiloideo del radio si porta allo scafoide; dal legamento
ARTICOLAZIONI INTERMETACARPICHE: sono articolazioni piane tra le basi contigue delle ultime quattro ossa metacarpali, dal secondo al quinto. La capsula articolare delimita una cavità articolare che comunica prossimalmente con la cavità delle articolazioni carpometacarpiche ed è rinforzata distalmente dai legamenti metacarpici palmari, dorsali e interossei. Tra le teste delle quattro ossa metacarpali è presente un fascio fibroso che le collega, il legamento metacarpali trasverso profondo. ARTICOLAZIONI METACARPOFALANGEE: articolazioni ellissoidee (condiloartrosi) che uniscono le teste delle ossa metacarpali con le basi delle falangi prossimali. Le teste delle ossa metacarpali sono convesse e rappresentano i condili, mentre le basi delle falangi prossimali presentano una cavità glenoidea ampliato da un labbro glenoideo. Le capsula articolari sono rinforzate dai legamenti palmari, con cui è in continuità il legamento metacarpale trasverso profondo, e da robusti legamenti collaterali ulnare e radiale. ARTICOLAZIONI INTERFALANGEE DELLA MANO: nove articolazioni a troclea (ginglimo angolari), due per ciascun dito tranne per il pollice che ne ha solo una, che uniscono le teste delle falangi prossimali con le basi della falngi medie e le teste delle falangi medie con le basi delle falangi distali. Le capsula articolari sono rinforzate da legamenti palmari e da legamenti collaterali ulnare e radiale. FRATTURE: Il termine frattura designa l' interruzione della continuità di un osso ; questo avviene in genere a seguito di un trauma , come per esempio una caduta. La frattura può essere diretta o indiretta : nel primo caso la frattura si colloca nella zona traumatizzata, nel secondo caso la frattura interessa un osso distante dalla parte colpita. Le fratture possono essere inoltre distinte in composte, scomposte ed esposte. Nella frattura composta le due parti di osso rimangono nella loro sede anatomica; in caso di frattura scomposta i segmenti ossei perdono il loro allineamento e sono dislocati rispetto alla loro naturale posizione; la frattura esposta invece prevede una fuoriuscita dell'osso dalla cute, con una lacerazione della stessa. La frattura si associa a intenso dolore, tumefazione nella zona colpita, talvolta deformazione dell'arto, incapacità nel compiere movimenti. FRATTURE ARTO SUPERIORE
pluriframmentaria scomposta associata, in alcuni casi, ad una lussazione dei capi articolari. Nei pazienti anziani con osso osteoporotico, è sufficiente talvolta anche un trauma a bassa energia (una banale caduta a terra). Altri meccanismi supplementari traumatici sono: le contrazioni muscolari violente comiziali e/o le scosse elettriche. SINTOMI: Le fratture dell'omero prossimale possono essere molto dolorose e possono rendere difficile anche spostare semplicemente il braccio. Altri sintomi includono: Spalla cadente (in basso e in avanti). Incapacità di sollevare il braccio a causa del dolore. Parestesie, cioè disturbi della sensibilità, formicolii, alla mano. Un caratteristico ematoma nella regione interna del braccio che può arrivare fino al gomito (detto ematoma di Hennequin ). VISITA MEDICA: Durante la visita, il medico farà domande sul come si è verificata la frattura. Dopo aver discusso dell'infortunio e aver parlato dei sintomi, il medico esaminerà la vostra spalla. Il medico esaminerà attentamente la tua spalla per assicurarsi che nessun nervo o vasi sanguigno sia stato danneggiato dalla frattura. Al fine di individuare la posizione e la gravità della frattura, il medico vi farà eseguire una radiografia. Spesso verranno eseguiti i raggi X di tutta la spalla per verificare la presenza di ulteriori lesioni. In alcuni casi soprattutto in previsione di un intervento chirurgico, il vostro medico può ordinare una TAC per vedere la frattura più nel dettaglio e pianificare il trattamento adeguato al vostro caso. Altri esami come eco-color doppler o indagini contrastografiche saranno eseguite se si sospetta un coinvolgimento vascolare. TRATTAMENTO NON CHIRURGICO: Circa l'80% delle fratture dell'omero prossimale non sono scomposte (non sono fuori posizione), e queste possono quasi sempre essere trattate con un semplice tutore munito di fascia anti-rotatoria. Il trattamento tipico è quello di riposare la spalla nel tutore per 3-4 settimane, e poi iniziare alcuni esercizi dolci di movimento. Man mano che la guarigione progredisce, che verrá monitorata mediante radiografie mensili, si possono iniziare esercizi di potenziamento della spalla più aggressivi, e la guarigione completa richiederà in genere circa 3 mesi. Il limite del trattamento non chirurgico è la possibilitá che la spalla, dopo essere stata immobilizzata per molto tempo per consentire la guarigione della frattura, si irrigidisca e perda mobilitá. Talvolta la rigiditá che ne consegue è invalidante e impone trattamenti chirurgici per cercare di risolvere la situazione. TRATTAMENTO CHIRURGICO: In caso di lesioni più gravi, quando la frattura è costituita da più frammenti ed è scomposta (fuori posizione), o anche nelle fratture più semplici nei giovani che hanno bisogno di tornare ad una vita attiva prima, può essere necessario un intervento chirurgico per fissare la frattura, riallinearla o in casi complessi sostituire l'osso danneggiato con una protesi articolare. Decidere qual'è il miglior trattamento chiurgico dipende da molti fattori, tra cui: L'età del paziente. Se l'arto è dominante oppure no. Il livello di attività del paziente. La quantità dei frammenti di frattura. Il grado di spostamento dei frammenti della frattura. L'esperienza del chirurgo. La chirurgia prevede il riallineando dei frammenti ossei manualmente e mantenerli fissati in posizione mediante vari sistemi
interseca nel mezzo il capitello radiale. Se la linea non interseca nulla o solo la parte anteriore del capitello radiale, è possibile la presenza di una frattura dell'omero distale dislocata posteriormente; poi sono eseguite le proiezioni radiografiche oblique, e altre immagini possono essere realizzate. La linea radiocapitellare è una linea tracciata attraverso l'asse diafisario principale del radio su una vera radiografia laterale di gomito; normalmente, tale linea taglia in due il capitello radiale. In caso contrario, deve essere sospettata una frattura occulta. Se i reperti trovati nei bambini sono compatibili con una frattura dell'omero distale, i radiogrammi devono essere rivisti attentamente per evidenziare una frattura occulta (p. es., un cuscinetto adiposo posteriore, anomalie nella linea omerale anteriore o nella linea radiocapitellare). Un esame completo neurovascolare viene fatto se si sospetta una frattura. Un'attenzione particolare deve essere posta ai nervi mediano, radiale e ulnare. Gli impulsi distali devono essere confrontati con quelli dell'arto opposto, in particolare se sull'avambraccio anteriore sono presenti ecchimosi o tumefazione che si aggrava (suggerendo una lesione dell'arteria brachiale). TRATTAMENTO DELLE FRATTURE DELL’OMERO DISTALI: Un veloce consulto ortopedico. Per le fratture non scomposte o fratture occulte, applicazione di una stecca. Riduzione aperta con fissazione interna per le fratture scomposte. Per fratture clinicamente sospette, applicazione di una stecca e follow up ravvicinato. Le fratture scomposte sopracondilari devono essere steccate nella posizione in cui si trovano; non devono essere ridotte. La maggior parte delle fratture è gestita da un chirurgo ortopedico perché le complicazioni a lungo termine sono un rischio. La maggior parte dei pazienti è ricoverata in osservazione neurovascolare, anche se alcuni medici steccano e dimettono i pazienti che hanno fratture non scomposte, se i pazienti possono fidarsi di tornare il giorno successivo per il controllo. Le fratture dell'omero distale dislocate posteriormente o angolate, in particolare, devono essere ridotte da un chirurgo ortopedico poiché i nervi e/o l'arteria radiale possono essere danneggiati durante la manovra di riduzione. L'immobilizzazione con tutore rigido con la riduzione chiusa può essere tentata, ma non è di solito raccomandata dato che la tecnica chirurgica di riduzione a cielo aperto con fissazione interna è di solito necessaria. Se si sospetta clinicamente una frattura (p. es., i bambini non possono muovere il gomito in un normale intervallo di movimento) e i raggi X appaiono normali, l'articolazione deve essere steccata e deve essere organizzato un follow up ravvicinato. TRATTAMENTO CONSERVATIVO : La maggior parte delle fratture dell'omero è in grado di guarire senza un intervento chirurgico, mediante un tutore che immobilizzi l’articolazione per 3 /4 settimane. Con l’immobilizzazione la frattura andrà incontro a guarigione spontanea. E’ importante assicurarsi che l’asse dell’omero o le regioni articolari siano mantenute in posizione anatomica. La chirurgia dell’omero, come già sottolineato, può essere necessaria quando i frammenti ossei sono distanti dalla loro posizione naturale, in tal caso la frattura viene definita “ scomposta ”. Determinare se l'allineamento sia accettabile dipende da una serie di fattori. Le fratture vicino alle articolazioni della spalla e del gomito, in particolare le fratture che si estendono nell'articolazione, hanno maggiori probabilità di richiedere un intervento chirurgico poiché la non perfetta ricostruzione delle stesse potrebbe determinare un deficit di movimento con limitazione funzionale dell’articolazione fratturata e, nel tempo, all’insorgere di artrosi. La tipologia di intervento che viene effettuata per la fissazione di una frattura omerale dipende dalla fisionomia e dalle caratteristiche della frattura stessa.
In relazione al grado di scomposizione, al numero di frammenti ossei e alla grandezza degli stessi si opterà per una fissazione con placca a stabilità angolare e viti (con la possibilità di avvalersi di innesti ossei per sostenere la frattura). Nel caso non sia possibile la procedura di fissazione con placca a stabilità angolare e viti si procederà con la sostituzione protesica dell’articolazione. L’intervento viene sempre eseguito “ a cielo aperto ”, ossia con una piccola incisione cutanea che permetta al chirurgo di procedere in sicurezza evitando vasi e nervi e che consenta di visualizzare tutti i frammenti della frattura così da poter “ricomporre il puzzle” in maniera quanto più precisa possibile ( riduzione ) e quindi bloccare i frammenti ( sintesi ). Quando la scomposizione e la “comminuzione” (la grandezza dei frammenti ossei) non consentono di ottenere una riduzione della frattura, il chirurgo può optare per l’impianto di una protesi specifica dedicata alle fratture articolari notevolmente scomposte. Quando la scomposizione e la “comminuzione” (la grandezza dei frammenti ossei) non consentono di ottenere una riduzione della frattura, il chirurgo può optare per l’impianto di una protesi specifica dedicata alle fratture articolari notevolmente scomposte.
sistema scheletrico umano. Tra i soggetti più a rischio di frattura del metacarpo o falangea vi sono i maschi in una età compresa tra i 10 ed i 40 anni, ovvero il periodo in cui l’esposizione atletica e lavorativa è maggiore. Le dita della mano maggiormente coinvolte sono quelle esterne, quindi pollice e mignolo. Le fratture metacarpali sono piccole rotture che hanno luogo nelle ossa metacarpali dello scheletro della mano. Le fratture falangee hanno invece luogo al livello delle falangi, scheletro delle dita della mano. I sintomi che portano ad identificare questo tipo di fratture possono essere un dolore immediato dopo il trauma, la difficoltà a muovere il dito o a muovere la mano, la possibile deformazione dell’osso o dell’articolazione. Dato che sia ossa metacarpali che falangi sono ossa lunghe, la frattura può avere luogo a livello della testa, del collo e del corpo o della base dell’osso. In particolare, le fratture al livello del collo metacarpale sono anche famose con il nome di fratture del pugile, appellativo fuorviante dato che è raro incontrare questo tipo di traumi in pugili professionisti. Sono fratture molto più comuni nelle persone che urtano oggetti solidi come può essere un muro o nelle cadute di motorino o bicicletta. Fino alla metà del ventesimo secolo, le fratture metacarpali e falangee venivano gestite unicamente in maniera non-chirurgica. Anche oggi gran parte di esse possono essere trattate in maniera conservativa, riuscendo ad ottenere ottimi risultati. Alcune fratture richiedono invece l’intervento chirurgico, per allineare i monconi ossei ed una fissazione interna per stabilizzare la frattura attraverso fili di acciaio, viti e placche. Indipendentemente dal trattamento scelto, che può variare non solo in base al tipo di frattura, ma anche in base all’età, all’attività lavorativa e sportiva, l’obiettivo rimane un pieno e rapido recupero delle funzioni della mano. Negli ultimi tre decenni le tecniche chirurgiche per le fratture della mano hanno guadagnato sempre maggiore popolarità grazie a: miglioramento dei materiali e degli strumentari; una miglior conoscenza dei principi biochimici della fissazione interna; richieste funzionali maggiori; l’avvento delle immagini radiografiche e altre particolari tipi di tomografie che ha permesso un’analisi multiplanare di tutte le fratture; il perfezionamento dell’anestesia. Molte fratture infatti, soprattutto quelle falangee, possono essere gestite attraverso anestesia locale che provoca il blocco funzionale localizzato dei nervi periferici, attentamente monitorato. l’importanza sempre maggiore dei fisioterapisti, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella gestione sia chirurgica che non delle fratture della mano. Le fratture metacarpali e falangee sono pertanto traumi che possono recuperare completamente se monitorate attentamente e trattate in maniera idonea sia da un punto di vista conservativo (gesso e fisioterapia) che chirurgico. FRATTURA DELLO SCAFOIDE Lo scafoide è una delle piccole ossa del polso. È l'osso del polso che è maggiormente interessato da una frattura a seguito di una caduta accidentale. Lo scafoide si trova sul lato del pollice nella zona in cui il polso si piega e fa parte della prima filiera del carpo insieme al semilunare , al piramidale e al pisiforme. Può essere più facilmente identificato
quando il pollice viene tenuto in una posizione di " autostop “. Lo scafoide è alla base di quella cavità formata dai tendini del pollice (chiamata "tabacchiera anatomica”). CAUSE: La frattura dello scafoide è di solito causata da una caduta sulla mano tesa, con il peso del corpo che si trasmette sul palmo della mano. A seguito di una caduta sul palmo anche le estremità distali delle ossa dell'avambraccio, radio e ulna, si possono rompere. Le fratture dello scafoide si verificano in persone di ogni età, compresi i bambini. L'infortunio avviene spesso durante attività sportive o a seguito di un incidente automobilistico o motociclistico. In età compresa tra i 20 e 30 anni si ha una maggior probabilità di riportare una frattura dello scafoide e questo è dovuto alla maggior attività che le persone svolgono in questa fascia di età. Non ci sono patologie generali che siano in grado di aumentare la possibilità di procurarsi una frattura dello scafoide nello specifico ma alcuni studi hanno dimostrato che l'uso di attrezzature adeguate come tutori rinforzati per il polso durante attività come ad esempio il pattinaggio o lo snowboard può diminuire la probabilità di riportare una frattura al polso. SINTOMI: Le fratture dello scafoide di solito causano dolore e gonfiore alla base del pollice. Il dolore può essere esacerbato quando si muove il pollice o il polso o quando si tenta di afferrare qualcosa. Non sempre a seguito di un trauma con frattura dello scafoide il polso si gonfia e questo potrebbe far ritardare la diagnosi di frattura e confonderla con una semplice distorsione articolare, è bene quindi recarsi al pronto soccorso se il dolore dopo una caduta non si attenua in un giorno poiché quel dolore potrebbe essere l'unico sintomo di una frattura di un osso del polso. ESAMI E TEST: Dolore e gonfiore al polso di solito inducono una persona con una frattura dello scafoide ad andare da un medico. Una semplice radiografia in stress ulnare del polso può mostrare se il trauma al polso ha causato la frattura dello scafoide. Può capitare però che la semplice radiografia non sia sufficiente a mostrare la frattura dello scafoide e questo può dipendere dal fatto che la frattura è presente ma sia composta e ai semplici radiogrammi potrebbe non vedersi. In questi casi la clinica ed il dolore devono guidare l'ortopedico o il medico del pronto soccorso ad approfondire la valutazione radiografica mediante TAC o Risonanza Magnetica. Una scansione di immagini mediante Risonanza Magnetica è l'esame più sensibile e specifico in caso di frattura poiché mostra l'edema dell'osso legato al trauma e alla frattura qualora la radiografia non evidenzi la frattura ma il sospetto che ci sia è elevato. TRATTAMENTO NON CHIRURGICO: La scelta del trattamento dipende molto dal tipo di frattura e dalla sua posizione. Lo scafoide è un osso particolare nel senso che riceve il sangue dalla sua porzione distale, cioè verso le dita della mano, fino alla sua porzione più prossimale, verso il braccio.