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La logica di Bacone e la sua visione di società utopica attraverso gli idola.
Tipologia: Slide
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Uno dei temi principali e più ricorrenti del 1600 è il metodo: Cartesio, per esempio, sarà in quegli anni autore di un "Discorso sul metodo"; e la seconda parte della Instauratio magna di Bacone, ossia il Novum Organum , delinea il nuovo metodo baconiano, diviso in due parti, la pars destruens, con la quale si confutano (si distruggono) le tesi contrapposte, e la pars construens, con la quale si avanzano le proprie tesi, dopo essersi liberati il campo con la pars destruens. Anche quest’idea dell’abbattere con una pars destruens le tesi in contrasto con quelle che si vogliono affermare è piuttosto tipico del 1600: occorre abbattere a partire dalle fondamenta l’antico edificio del sapere per poi costruire su fondamenta più stabili; se le ricerche degli antichi non hanno portato alla verità, allora il loro errore consisteva proprio nel metodo con cui hanno indagato. Così fa Bacone: propone un nuovo metodo, una nuova logica (radicalmente diversa da quella aristotelica) e una nuova società utopica (nettamente diversa da quella di Platone): la pars destruens baconiana è costituita dalla cosiddetta teoria degli idola: egli è convinto che siano presenti nella mente umana certe convinzioni, potremmo dire pregiudizi, che limitano la possibilità di conoscere in modo oggettivo la realtà; per Bacone in fondo la mente umana non è altro che uno specchio che riflette ciò che c’è nella realtà: ma deve essere uno specchio liscio, senza pregiudizi, altrimenti finisce per deformare la realtà: sono proprio i pregiudizi che portano la mente umana a deformare la realtà, ossia ad intenderla in modo diverso da come è effettivamente. Da notare che in qualche modo in Italiano la parola "riflessione" implica l’idea della realtà che si riflette nello specchio della nostra mente. Il compito della pars destruens di Bacone è proprio quello di estirpare questi pregiudizi, ossia i giudizi dati a priori: in lui è presente la convinzione che l’uomo sia indotto ad anticipare la natura con i pregiudizi, ossia a poter pensare di conoscere la natura ancor prima di averla esaminata: per essere interpretata, ovviamente, la natura va osservata in modo accurato e senza pregiudizi. I pregiudizi Bacone li chiama idola , trascrizione del greco "eidolon", che può essere tradotto tanto con "simulacro" quanto con "idolo": tuttavia la dizione idolo è da preferirsi perché suggerisce come questi pregiudizi siano rappresentazioni, immagini preconcette che si sovrappongono a quelle vere, quasi come dei veri e propri fantasmi immaginativi. La parola idolo suggerisce inoltre che noi uomini è come se tendessimo a venerare e ad accettare senza porci problemi questi fantasmi immaginativi: idolo nel linguaggio religioso è un falso dio costruito dall’uomo, ma che nella realtà non trova corrispondenza. Bacone individua quattro tipi di idola che ci impediscono di avere con la natura un approccio puro:
tentativo di trovare un unico principio che stesse dietro all’intero realtà? Pensiamo a Talete che l’aveva ravvisato nell'acqua o ad Eraclito che l'aveva scovato nel fuoco: prevale in noi la convinzione che al di là delle cose molteplici e diverse ci debba essere un principio unificatore. Bacone non è di questo parere: si tratta solo di un nostro pregiudizio l'essere convinti che ovunque vi sia un ordine!