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Bacone e gli idola, Slide di Filosofia

La logica di Bacone e la sua visione di società utopica attraverso gli idola.

Tipologia: Slide

2014/2015

In vendita dal 04/09/2015

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BACONE: GLI IDOLA
Uno dei temi principali e più ricorrenti del 1600 è il metodo: Cartesio, per esempio, sarà in
quegli anni autore di un "Discorso sul metodo"; e la seconda parte della Instauratio
magna di Bacone, ossia il Novum Organum, delinea il nuovo metodo baconiano, diviso in
due parti, la pars destruens, con la quale si confutano (si distruggono) le tesi contrapposte,
e la pars construens, con la quale si avanzano le proprie tesi, dopo essersi liberati il campo
con la pars destruens. Anche questidea dellabbattere con una pars destruens le tesi in
contrasto con quelle che si vogliono affermare è piuttosto tipico del 1600: occorre
abbattere a partire dalle fondamenta lantico edificio del sapere per poi costruire su
fondamenta più stabili; se le ricerche degli antichi non hanno portato alla verità, allora il
loro errore consisteva proprio nel metodo con cui hanno indagato. Così fa Bacone:
propone un nuovo metodo, una nuova logica (radicalmente diversa da quella aristotelica)
e una nuova società utopica (nettamente diversa da quella di Platone): la pars destruens
baconiana è costituita dalla cosiddetta teoria degli idola: egli è convinto che siano presenti
nella mente umana certe convinzioni, potremmo dire pregiudizi, che limitano la possibilità
di conoscere in modo oggettivo la realtà; per Bacone in fondo la mente umana non è altro
che uno specchio che riflette ciò che cè nella realtà: ma deve essere uno specchio liscio,
senza pregiudizi, altrimenti finisce per deformare la realtà: sono proprio i pregiudizi che
portano la mente umana a deformare la realtà, ossia ad intenderla in modo diverso da
come è effettivamente. Da notare che in qualche modo in Italiano la parola "riflessione"
implica lidea della realtà che si riflette nello specchio della nostra mente. Il compito della
pars destruens di Bacone è proprio quello di estirpare questi pregiudizi, ossia i giudizi dati
a priori: in lui è presente la convinzione che luomo sia indotto ad anticipare la natura con
i pregiudizi, ossia a poter pensare di conoscere la natura ancor prima di averla esaminata:
per essere interpretata, ovviamente, la natura va osservata in modo accurato e senza
pregiudizi. I pregiudizi Bacone li chiama idola, trascrizione del greco "eidolon", che può
essere tradotto tanto con "simulacro" quanto con "idolo": tuttavia la dizione idolo è da
preferirsi perché suggerisce come questi pregiudizi siano rappresentazioni, immagini
preconcette che si sovrappongono a quelle vere, quasi come dei veri e propri fantasmi
immaginativi. La parola idolo suggerisce inoltre che noi uomini è come se tendessimo a
venerare e ad accettare senza porci problemi questi fantasmi immaginativi: idolo nel
linguaggio religioso è un falso dio costruito dalluomo, ma che nella realtà non trova
corrispondenza. Bacone individua quattro tipi di idola che ci impediscono di avere con la
natura un approccio puro:
1) idola tribus (pregiudizi della tribù, dellumanità): si tratta di pregiudizi radicati non
nella mente di una o più persone, ma nella mente dellintera razza umana: non cè uomo
che non li abbia. Il più importante degli idola tribus è senzaltro la fallibilità dei sensi: noi
siamo tutti convinti che la nostra sensibilità non possa ingannarci: questo è un pregiudizio
insito nella mente di tutta lumanità; Bacone invece sostiene che i sensi possano
ingannarci; così quando vediamo un remo immerso in acqua ci sembra spezzato per un
effetto ottico, chi non ci dice che, così come con il remo, i sensi non ci ingannino sempre?
Un altro grande pregiudizio tribus, dellumanità, è la tendenza a vedere un principio
dordine anche dove esso non è presente: noi costruiamo, coi nostri pregiudizi, degli
ordini nella nostra mente e poi abbiamo la pretesa di attribuirli al mondo esterno: siamo
convinti a priori che ci debba essere un ordine nel cosmo; Keplero allincirca in quegli anni
orienta la sua ricerca scientifica alla ricerca di un ordine cosmico, partendo dal
presupposto che esso vi sia; p in generale, lintera filosofia non era forse nata come
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BACONE: GLI IDOLA

Uno dei temi principali e più ricorrenti del 1600 è il metodo: Cartesio, per esempio, sarà in quegli anni autore di un "Discorso sul metodo"; e la seconda parte della Instauratio magna di Bacone, ossia il Novum Organum , delinea il nuovo metodo baconiano, diviso in due parti, la pars destruens, con la quale si confutano (si distruggono) le tesi contrapposte, e la pars construens, con la quale si avanzano le proprie tesi, dopo essersi liberati il campo con la pars destruens. Anche quest’idea dell’abbattere con una pars destruens le tesi in contrasto con quelle che si vogliono affermare è piuttosto tipico del 1600: occorre abbattere a partire dalle fondamenta l’antico edificio del sapere per poi costruire su fondamenta più stabili; se le ricerche degli antichi non hanno portato alla verità, allora il loro errore consisteva proprio nel metodo con cui hanno indagato. Così fa Bacone: propone un nuovo metodo, una nuova logica (radicalmente diversa da quella aristotelica) e una nuova società utopica (nettamente diversa da quella di Platone): la pars destruens baconiana è costituita dalla cosiddetta teoria degli idola: egli è convinto che siano presenti nella mente umana certe convinzioni, potremmo dire pregiudizi, che limitano la possibilità di conoscere in modo oggettivo la realtà; per Bacone in fondo la mente umana non è altro che uno specchio che riflette ciò che c’è nella realtà: ma deve essere uno specchio liscio, senza pregiudizi, altrimenti finisce per deformare la realtà: sono proprio i pregiudizi che portano la mente umana a deformare la realtà, ossia ad intenderla in modo diverso da come è effettivamente. Da notare che in qualche modo in Italiano la parola "riflessione" implica l’idea della realtà che si riflette nello specchio della nostra mente. Il compito della pars destruens di Bacone è proprio quello di estirpare questi pregiudizi, ossia i giudizi dati a priori: in lui è presente la convinzione che l’uomo sia indotto ad anticipare la natura con i pregiudizi, ossia a poter pensare di conoscere la natura ancor prima di averla esaminata: per essere interpretata, ovviamente, la natura va osservata in modo accurato e senza pregiudizi. I pregiudizi Bacone li chiama idola , trascrizione del greco "eidolon", che può essere tradotto tanto con "simulacro" quanto con "idolo": tuttavia la dizione idolo è da preferirsi perché suggerisce come questi pregiudizi siano rappresentazioni, immagini preconcette che si sovrappongono a quelle vere, quasi come dei veri e propri fantasmi immaginativi. La parola idolo suggerisce inoltre che noi uomini è come se tendessimo a venerare e ad accettare senza porci problemi questi fantasmi immaginativi: idolo nel linguaggio religioso è un falso dio costruito dall’uomo, ma che nella realtà non trova corrispondenza. Bacone individua quattro tipi di idola che ci impediscono di avere con la natura un approccio puro:

  1. idola tribus (pregiudizi della tribù, dell’umanità): si tratta di pregiudizi radicati non nella mente di una o più persone, ma nella mente dell’intera razza umana: non c’è uomo che non li abbia. Il più importante degli idola tribus è senz’altro la fallibilità dei sensi: noi siamo tutti convinti che la nostra sensibilità non possa ingannarci: questo è un pregiudizio insito nella mente di tutta l’umanità; Bacone invece sostiene che i sensi possano ingannarci; così quando vediamo un remo immerso in acqua ci sembra spezzato per un effetto ottico, chi non ci dice che, così come con il remo, i sensi non ci ingannino sempre? Un altro grande pregiudizio tribus, dell’umanità, è la tendenza a vedere un principio d’ordine anche dove esso non è presente: noi costruiamo, coi nostri pregiudizi, degli ordini nella nostra mente e poi abbiamo la pretesa di attribuirli al mondo esterno: siamo convinti a priori che ci debba essere un ordine nel cosmo; Keplero all’incirca in quegli anni orienta la sua ricerca scientifica alla ricerca di un ordine cosmico, partendo dal presupposto che esso vi sia; più in generale, l’intera filosofia non era forse nata come

tentativo di trovare un unico principio che stesse dietro all’intero realtà? Pensiamo a Talete che l’aveva ravvisato nell'acqua o ad Eraclito che l'aveva scovato nel fuoco: prevale in noi la convinzione che al di là delle cose molteplici e diverse ci debba essere un principio unificatore. Bacone non è di questo parere: si tratta solo di un nostro pregiudizio l'essere convinti che ovunque vi sia un ordine!

  1. Idola specus (della caverna), con un fortissimo richiamo a Platone e al suo mito della caverna: da notare ancora una volta come Bacone si richiami a filosofi antichi ma solo in termini negativi: egli non li apprezza perché convinto che il loro metodo d’indagine fosse totalmente sbagliato. Il mito della caverna era il compendio della filosofia platonica: gli uomini, incatenati sul fondo della spelonca, vedevano proiettate sul fondo immagini deformate della realtà. Per Bacone la caverna è la mente di ciascuno di noi: ogni singola mente, sebbene vi siano pregiudizi presenti in tutte le menti (gli idola tribus), ha la sua specificità e tende a vedere la realtà a modo suo; ci sono persone che, per esempio, tendono maggiormente a notare le differenze tra le cose, mentre ce ne sono altre che tendono a vedere le analogie tra le cose: ciascuno forza la realtà in una direzione, seguendo la sua inclinazione naturale. Detto così, però, sembrerebbe che gli idola specus fossero innati nella mente di ciascuno; tuttavia, Bacone fa notare come in realtà possano essere radicati nella mente di una persona anche a causa dell’educazione che ha ricevuto e del contesto in cui ha vissuto: che uno tenda più a vedere le differenze che non le analogie tra le cose può essere innato; tuttavia può anche derivargli dal fatto che in famiglia gli abbiano insegnato a ragionare così. Ciò non toglie però che anche gli idola specus debbano essere eliminati in quanto pericolosi pregiudizi. É senz’altro evidente la differenza tra idola tribus ( dell’intera umanità ) e idola specus ( delle singole persone ): probabilmente Bacone deve essere arrivato a questa concezione partendo dalla celebre frase di Protagora "l’uomo è misura di tutte le cose": questa espressione viene generalmente interpretata in una duplice maniera: a) l'uomo in quanto tale (il genere umano) conosce le cose come gli appaiono e non può fare altrimenti; b) ogni singolo uomo vede le cose a modo suo e in modo diverso da tutti gli altri. Fatta questa distinzione, appare evidente come Bacone abbia voluto separare questi due concetti presenti entrambe nella frase "l'uomo è misura di tutte le cose" introducendo appunto il concetto di idola tribus, l'uomo in quanto tale (il genere umano) conosce le cose come gli appaiono e non può fare altrimenti, e idola specus, ogni singolo uomo vede le cose a modo suo e in modo diverso da tutti gli altri.
  2. Idola fori (del foro, del mercato): è probabilmente la scoperta più interessante e innovativa (soprattutto per l’epoca) di Bacone. Si chiamano idoli del mercato perché hanno a che fare con il linguaggio; Bacone fa notare una cosa per noi ovvia, per gli uomini del suo tempo innovativa: nel linguaggio esiste sempre una discrepanza tra le parole ed i significati ad esse attribuiti. In altre parole, se tutti sanno che si parla in conseguenza di come si pensa, forse non tutti sanno che è vero anche l'opposto, che si pensa in conseguenza di come si parla: ecco allora che sorge il rischio di commettere errori di pensiero derivanti da errori di linguaggio. Il primo rischio evidente è quello di inventare parole che non trovino corrispondenza nella realtà: parole prive di senso, che non designano nulla di nulla, ma che col passare del tempo sono passate ad esistere: ecco allora che Bacone cita parole come "primo mobile", "sfere planetarie": nei cieli non esistono le sfere cristalline, però a forza di parlarne è passata la convinzione che esistano. É evidente la critica mossa ad Aristotele, che aveva inventato tali parole, dando nomi a cose che non esistono. Bacone cita anche "elemento del fuoco": il fuoco non è un elemento, una cosa, bensì è un processo (di combustione): dei classici 4 elementi