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Banti - La nazione del risorgimento, Sintesi del corso di Storia Moderna

Riassunto del manuale di Alberto M. Banti La nazione del Risorgimento.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 26/08/2020

Lucaspo
Lucaspo 🇮🇹

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Per molto tempo l'identità nazionale italiana è stata una sorte di <<oggetto perduto>> della
storiografia.
Capitolo primo
Il ''canone risorgimentale''
Nel Settecento il termine patria possedeva due eccezioni:
Da un lato stava ad indicare il <<luogo dove si nasce, o donde si trae origine>>
Dall'altro patria aveva anche il significato di sistema politi istituzionale verso il quale i
sudditi o i cittadini avevano lealtà.
(Mattia Doria ''La vita sociale'') Ciò che ispira l'amore per la patria è il rispetto che si prova nei
confronti dei magistrati, dei senatori e dei principi.
Costoro devono essere capaci di conquistare l'ammirazione dei cittadini assicurando loro sicurezza
e felicità, piuttosto che attraverso la fama.
Doria non faceva riferimento a nessun governo in particolare.
Ed è con questa generica connotazione politica che il termine si incontra molte volte nei testi
settecenteschi.
Nazione possedeva, invece, tre significati principali:
Nascita, ovvero estrazione familiare, o sociale; uomini nati in una stessa provincia o città
collettività dotata di un habitus comune, fatto di si e costumi specifici e differenziati rispetto
a quelli di altre collettività.
Comunità culturale italiana, dotata di lingua e di letteratura comune.
L'origine della nazione italiana, si ebbe con l'espansione di Roma, quando Roma estese tutti i
municipi della penisola i privilegi della città originaria.
Sul piano culturale era necessario cercare di contribuire al progresso delle arti e delle scienze che
facevano dell'Italia una nazione, sul piano politico la fedeltà alla propria <<piccola patria>> era
fuori discussione.
1790 cambiamento venne dalla rivoluzione Francese, il nuovo vocabolario politico rivoluzionario
riutilizzava termini già in uso nel discorso politico dei decenni precedenti, ma al tempo stesso erra
caratterizzato anche da almeno due novità:
nuovi teoremi precedentemente esclusi com'era il termine nazione che ora andava a
descrivere la comunità nazionale, il soggetto originario, da cui discendeva la legittimità delle
istituzione che avrebbero dovuto disciplinare la vita collettiva
il termine nazione assunse una posizione centrale nella logica della nuova costellazione
concettuale.
Ora patria indicava un singolo assetto costituzionale dotata di istituti rappresentativi: pertanto
patriottismo non indicava più generico ''amor di patria'', ma specificamente l' ''amore della patria
democratica e repubblicana''.
Sulla base dei diritti alla sovranità della nazione si era cominciato a formulare progetti di
formazione di uno stato unitario italiano.
A far decollare il discorso su un possibile stato unitario italiano dette un contributo decisivo
Buonarotti che nei primi mesi del 1796 incito gli italiani che si trovavano a Nizza da azioni di
insurrezione che aiutassero l'esercito francese nell'attacco al regno sabaudo.
Buonarotti sembro maturare che all'unità d'azione dei patrioti italiani dovesse far seguito la
costituzione di una repubblica democratica italiana di impianto unitario.
Arrestato il 10 maggio del 1796 come membro della congiura degli Eguali, una cospirazione
organizzata in Francia nel maggio 1796 dalla società degli Eguali contro che aveva lo scopo di
abolire la proprietà privata, sostenendo esplicitamente che i frutti della terra appartengono a tutti, in
modo da far scomparire ogni differenza sociale fra gli uomini. Usci dalla scena per molti anni.
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Per molto tempo l'identità nazionale italiana è stata una sorte di <> della storiografia. Capitolo primo Il ''canone risorgimentale'' Nel Settecento il termine patria possedeva due eccezioni:

  • Da un lato stava ad indicare il <<luogo dove si nasce, o donde si trae origine>>
  • Dall'altro patria aveva anche il significato di sistema politi istituzionale verso il quale i sudditi o i cittadini avevano lealtà. ( Mattia Doria '' La vita sociale '') Ciò che ispira l'amore per la patria è il rispetto che si prova nei confronti dei magistrati, dei senatori e dei principi. Costoro devono essere capaci di conquistare l'ammirazione dei cittadini assicurando loro sicurezza e felicità, piuttosto che attraverso la fama. Doria non faceva riferimento a nessun governo in particolare. Ed è con questa generica connotazione politica che il termine si incontra molte volte nei testi settecenteschi. Nazione possedeva, invece, tre significati principali:
  • Nascita, ovvero estrazione familiare, o sociale; uomini nati in una stessa provincia o città
  • collettività dotata di un habitus comune, fatto di si e costumi specifici e differenziati rispetto a quelli di altre collettività.
  • Comunità culturale italiana, dotata di lingua e di letteratura comune. L'origine della nazione italiana, si ebbe con l'espansione di Roma, quando Roma estese tutti i municipi della penisola i privilegi della città originaria. Sul piano culturale era necessario cercare di contribuire al progresso delle arti e delle scienze che facevano dell'Italia una nazione, sul piano politico la fedeltà alla propria <> era fuori discussione. 1790 cambiamento venne dalla rivoluzione Francese, il nuovo vocabolario politico rivoluzionario riutilizzava termini già in uso nel discorso politico dei decenni precedenti, ma al tempo stesso erra caratterizzato anche da almeno due novità:
  • nuovi teoremi precedentemente esclusi com'era il termine nazione che ora andava a descrivere la comunità nazionale, il soggetto originario, da cui discendeva la legittimità delle istituzione che avrebbero dovuto disciplinare la vita collettiva
  • il termine nazione assunse una posizione centrale nella logica della nuova costellazione concettuale. Ora patria indicava un singolo assetto costituzionale dotata di istituti rappresentativi: pertanto patriottismo non indicava più generico ''amor di patria'', ma specificamente l' ''amore della patria democratica e repubblicana''. Sulla base dei diritti alla sovranità della nazione si era cominciato a formulare progetti di formazione di uno stato unitario italiano. A far decollare il discorso su un possibile stato unitario italiano dette un contributo decisivo Buonarotti che nei primi mesi del 1796 incito gli italiani che si trovavano a Nizza da azioni di insurrezione che aiutassero l'esercito francese nell'attacco al regno sabaudo. Buonarotti sembro maturare che all'unità d'azione dei patrioti italiani dovesse far seguito la costituzione di una repubblica democratica italiana di impianto unitario. Arrestato il 10 maggio del 1796 come membro della congiura degli Eguali, una cospirazione organizzata in Francia nel maggio 1796 dalla società degli Eguali contro che aveva lo scopo di abolire la proprietà privata, sostenendo esplicitamente che i frutti della terra appartengono a tutti, in modo da far scomparire ogni differenza sociale fra gli uomini. Usci dalla scena per molti anni.

Si riconosceva un <> i cui caratteri principali si riteneva fossero una medesima discendenza storica della romanità , un sangue comune, una comune religione, medesimi costumi, la stessa lingua una precisa e coerente collocazione geografica. Tuttavia questi punti restavano allo stato di semplici cenni. Foscolo trattava il tema della nazione in maniera sbrigativa, I patrioti sembravano operare nella convinzione che il caso italiano non fosse che l'immagine riflessa dell'esperienza francese, e questo era evidente anche nella rappresentazione dei simboli: l'Italia rappresentata con le stesse connotazioni iconografiche della Francia, o della Libertà, o della Democrazia. Le argomentazioni dei patrioti risultavano inefficienti nel disegnare elementi che potessero dar conoscere l'esistenza o la necessità di una nazione italiana, alla fine del Settecento sull'esistenza di una coesa comunità nazionale si potevano sollevare diversi dubbi. Gli stai esistenti erano 12, spesso diversi tra loro per storia, modalità di formazione e istituzione. All'inizio dell'ottocento invece si avrà una notevole omogeneizzazione normativa ed istituzionale introdotta dalle riforme napoleoniche. Foscolo scriveva ai primi dell'ottocento che <<un Bolognese e un Milanese non si intenderebbero fra loro , se non dopo parecchi giorni di mutuo insegnamento>> Differenze istituzionali, diversità di interessi economici e commerciali, difficoltà nelle comunicazioni linguistiche erano tutte forme di profonda estraneità sedimentate nei corsi dei secoli. 1796 l'idea della nazione italiana veniva lanciata come base di un rinnovamento geopolitico ma nel complesso ottenne modesta attenzione dalla pubblicistica patriottica, impegnata ad elaborare piani di riforma politico-istituzionale, o a discutere di questioni politiche. Un ragionamento diverso deve essere fatto per il lavoro dei letterati, degli artisti, dei poeti, dei narratori. La fortuna di letterati come Foscolo, Cuoco o Monti dipese dalla loro capacità di muoversi con efficacia sul mercato pubblicistico non avendo più alle loro spalle patroni istituzionali o privati che li sostenessero. E che ad elaborare il tema della nazione fossero i grandi del panorama letterario dell'epoca risultò molto interessante per il pubblico colto dell'epoca. Così il tema della nazione si sgancio dall'ambito dell'ingegneria costituzionale e si proietto nello spazio della produzione poetica, narrativa culturale. Opere che potevano facilmente toccare corde profonde nell'animo di un vasto pubblico di fruitori più di quanto potessero fare freddi saggi analitici. Nella produzione letteraria ed artistica del Risorgimento italiano si assiste alla creazione di una mitologia, di una simbologia, di una ricostruzione storica della nazione italiana che ha in sé un eccezionale forza comunicativa, il messaggio trasmesso fu così potente che convinse molti ad agire pericolosamente in suo nome rischiano la prigione, l'esilio, la vita. E' anche vero che molti di coloro che nel Risorgimento fecero proprie le idealità patriottiche furono mossi da un insieme vario di motivazioni sociopolitiche, moltissimi non agirono in nome di generici ideali di libertà o eguaglianza, ne in nome della libertà dei ceti ne per difendere interesse di classe o di corpo. Costoro si sentirono patrioti cioè gente che aveva il dovere di parlare e di agire in nome della patria, della nazione in nome di una comunità per la quale si era pronti a sacrificare la vita, ma che non era facile vedere, sentire, identificare. Fu quindi l'idea di nazione, creata da un pugno di intellettuali a costituire la motivazione fondamentale che spinse all'azione questi patrioti, e non il malessere economico, sociale o politico. (moti e barricate 1848-1859- 1860) E' dunque un fenomeno di ribellione giovanile. Ma non una ribellione contro l'autorità della famiglia, i nemici da abbattere sono i tiranni, l'oppressore straniero. Ne la famiglia, ne gli istitutori , ne la scuola, dunque sono i vettori attraverso i quali passa la prima generazione di patrioti, l'iniziazione al credo nazionale, alimentata piuttosto dalla letteratura nazionali-patriottica. Qualcosa cambia per le generazioni successive nelle quali i familiari diventano fonti di messaggio nazionali-patriotico.

proprio essere presente. Con forza evocativa Mameli e Mazzini passano in rassegna le principali vicende simbolo che appartengono alla mitografia risorgimentale. Vengono scelti gli episodi che contengono:

  • l'oppressione della nazione italiana da parte di popoli o di tiranni stranieri.
  • la divisione interna degli italiani, che favorisce tale oppressione.
  • la minaccia al nucleo più profondo dell'onore nazionale, che tale oppressione direttamente o indirettamente comporta.
  • gli eroici, quanto sfortunati, tentativi di riscatto. Manzoni spende parole forti per descrivere i conflitti fratricidi, scontri in cui l'identità nazionale o cittadina ha la meglio sulla superiore identità nazionale. Le divisioni interne producono scompiglio nell'ordinato corso delle cose, esse aprono le porte agli stranieri che non hanno che da sfruttare e alimentare gli odi fratricidi (Manzoni). Secondo la maggior parte dei testi del <>, i soggetti più esposti alle mesalliances nazionali sono le donne. Ciò che è in ballo qui, è uno dei tesori fondativi dell'onore nazionale ovvero la loro purezza e castità. In questo quadro ciò che si deve evitare è l'empia mescolanza di sangue diverso. La libertà, l'indipendenza, uno stato nazionale, sono tutti obbiettivi fondamentali per qualunque patriota del Risorgimento. Ma accanto a questi valori ne compare uno più torbido e profondo: l'onore da difendere, l'onore offeso nella violazione della terra, l'onore offeso nella violazione della dignità delle persone, l'onore offeso nella violazione della purezza delle donne. Propri dei romanzi storici D'Azeglio ricorrono costantemente tre figure:
  • Eroe , il protagonista, la guida dell'azione. Un condottiero. Gloria dolore, eroismo e morte tragica i marchi distintivi di questa figura. Destino dell'eroe e l'incontro con un traditore.
  • Traditore, in questi romanzi i traditori sono italiani, più pericolosi degli stessi stranieri, sono la causa della morte dell'eroe e minaccia alla castità delle eroine
  • Le eroine nazionali accomunate agli eroi solo per la loro fedeltà ai valori patrii, donne di incontaminata purezza, nubili e vergini. Se sposate mogli e madri.

In questi romanzi gli intrecci sono strutturati tra l'interazione delle tre figure: Eroi Traditori e vergini. Se la morte degli eroi ha funzione testimoniale, essa è provocata da qualche bieco traditore; le donne sono la posta intorno alla quale si gioca la difesa dell'onore della patria. Per riscattare le passate servitù, per cancellare i tradimenti fraterni, per proteggere la purezza delle donne, in una parola per difendere l'onore della patria, è necessario agire:

  • La congiura o la ribellione
  • Il duello
  • La guerra Congiura e guerra hanno uno spazio ridotto mentre più rilevato il ruolo del duello di due tipi : contro i traditori e contro gli stranieri. Nelle parole di Mazzini la guerra in difesa dell'onore patrio si trasformava in una guerra santa, voluta da Dio.

Capitolo terzo Archeologia del discorso nazionale Berchet autore più lucido nel capire la tipologia di pubblico a cui il <> doveva rivolgersi bisognava creare una letteratura per il popolo, un popolo colto ma in grado di emozionarsi per un testo poetico. La relazione comunicativa doveva quindi essere di natura emotiva, doveva apparire famigliare e capace di far sobbalzare il cuore del lettore. A Berchet non interessava la verità (mai si era posto come storico), ciò che gli importava era la costruzione di immagini che fossero retoricamente efficaci nel loro compito di evocare valori e ideali. La dove la storia italiana viene scandita dalla dinamica oppressione- divisione intestina- sforzi per ribellarsi, si popola anche di personaggi e di scenari già dotati di una loro autonoma vitalità dell'immaginario collettivo. Cuoco svolge la sua opera in un altra direzione, recupera l'idea della nazioni come soggetti collettivi dotati di un proprio spirito e di un proprio carattere fondamentale, fissato ab origine e condizionato, ma non deformato dall'azione della storia. Nel corso della sua storia una nazione passa attraverso diverse fasi. Condizionate da fattori diversi come il clima, la natura del suolo, le guerre, le attività commerciali gli scambi ma non attacca lo spirito fondamentale della nazione, che la natura le ha assegnato. L sua unità fondamentale è garantita dal possesso di una serie di caratteri originari e condivisi da tutti i suoi membri( costumi, usi e tradizioni) Nazione come comunità territoriale. Così come non si sceglie la famiglia, ma ad essa si appartiene per vincolo di carattere naturale, allo stesso modo non si sceglie la nazione. I testi patriottici sono soggetti ad un'altra relazione intertestuale, il collegamento alla tradizione religiosa. Si tratta di valorizzare la comune confessione religiosa come uno dei tratti più certi della coesione nazionale, una considerazione che si accompagna a una positiva valutazione del ruolo che le istituzioni religiose hanno avuto nel passato. In altri casi si ricorre a immagini bibliche per dar forza a passaggi narrativi o argomentativi. Talvolta si tratta di enfatizzare l'intervento di Dio nelle vicende plurisecolari della nazione italiana. Un momento fondamentale della storia del cristianesimo vide la comunità cristiana in grado di strutturarsi meglio in comunità di fedeli, egualmente figli di Dio e fratelli in Cristo, così da potersi distinguere nei confronti di soggetti altri. La santità dell'associazione originaria si trasmette alle associazioni non prettamente religiose e tra esse in posizione di rilievo deve essere posta la nazione, forma associativa che unisce tutti i membri <<in quelle cose, in quelle tendenze che sono comuni a tutti gli uomini che ne sono parte>> Ma ancor di più è la simmetria che collega la triade figuarale della narrazione nazionale (gli eroi; i traditori, le vergini) a quella che struttura la storia della redenzione (Gesù, i sui seguaci, Giuda e la vergine) Come Cristo e i martiri gli eroi svolgono una funzione testimoniale, grazie alla loro morte tragica. In questa prospettiva il risorgimento è una vera e propria risurrezione, cancellazione della colpa originale, riscatto dalla caduta politica ed etica. Il traditore causa della sofferenza dell'eroe nazionale è Giuda, le eroine descritte con la i tratti fondamentali della santità virginale sono la Vergine Maria ma se accanto alla purezza si considera anche la minaccia dell'oltraggio sessuale le eroine nazionali diventano le sante vergini martiri. Per le eroine come per le sante la morte è espressione di una fede i di una purezza che non è mai veramente vinta dall'aggressione sessuale. E' vero però che i campi semantici non si piegano perfettamente ai canoni della storia del Cristo:

Nelle poesie o nei romanzi del canone il momento rituale di questa espressione di volontà era il giuramento collettivo con finalità belliche. Mancini nel suo ragionamento dice che il diritto internazionale avrebbe dovuto essere rifondato sulla base del principio di nazionalità così ché ad ogni nazione esistente avrebbe dovuto corrispondere uno stato, coerente con i caratteri specifici della nazione. Le norme sulla cittadinanza del regno d'Italia 1865 prevedevano come regola che fosse considerato cittadino chi era figlio di padre cittadino, indipendentemente dal luogo di nascita. Secondo Crispi la cittadinanza la da la terra in cui si nasce. Nei testi del <> la nazione connotata come comunità etnoterritoriale era narrata attraverso un calco operata sulla storia del Cristo, cioè trasformava gli eroi in soggetti consapevolmente destinati a un sacrificio espiatorio e testimoniale. Esposto a un intessa rilettura in termini cristologici fu anche Garibaldi rappresentato in sembianze di Cristo benedicente così da sovrapporre l'eroe e il redentore. Perché il sacrifico possa essere efficacia testimonianza è necessario che se ne conservi la memoria, se possibile attraverso forme rituali che celebrino il senso della morte patriottica, nella morfologia del discorso del <> il martire e il traditore si rispecchiavano l'uno nell'altro. Se la nazione era interpretata come una comunità compatta per i suoi caratteri naturali, etnici , culturali storici e politici niente poteva essere più abominevole del tradimento. La minaccia alla purezza delle donne era una minaccia all'onore della nazione e la difesa di questa purezza era motivo si duelli tra italiani e oppressori stranieri, in altri casi le sfide si indirizzavano verso coloro che avevano contatti con autorità austriache (traditori). Nelle fantasie dei testi letterari, come nella realtà dei fatti la lotta per il riscatto della patria era cosa da uomini, nella maggior parte dei casi il pubblico femminile fa solo da appoggio e da platea alle eroiche gesta maschili. Non sarebbe stato facile per una ragazza di buona famiglia abbandonare l'ambiente domestico, rifiutare la struttura dei ruoli di genere, e correre dietro alle proprie ambizioni eroiche. Il Risorgimento era una cosa da uomini, eroi santi.