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Nel 1861 si forma il Regno d’Italia: dopo molti secoli di frammentazione statale la Penisola è così riunita in un’unica compagine, i cui territori vengono completati nei dieci anni seguenti. È un evento rivoluzionario, vissuto in questi termini dai contemporanei, in Italia e fuori d’Italia. In questo libro, il lungo processo di formazione del movimento nazionale dai primi slanci patriottici di fine Settecento alle organizzazioni insurrezionali, ai tentativi rivoluzionari della prima metà dell’Ot
Tipologia: Sintesi del corso
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Capitolo1 - Il Triennio repubblicano (1796-1799) Il Direttorio, Bonaparte e l'Italia 1796 →il Direttorio della Repubblica francese approva un progetto di offensiva militare che si svolgerà anche in territorio italiano. Al comando dell'Armata d'Italia verrà messo il giovane Bonaparte che inaspettatamente porterà a conclusione numerose vittorie. Nel giro di pochi mesi occupa la maggior parte dell'Italia del nord. 16 ottobre →per volere di Bonaparte si riunisce a Modena un Congresso di rappresentanti delle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio che approva la costituzione di una lega militare retta da una Giunta di difesa generale. 27 dicembre → viene convocato a Reggio un secondoCongresso composto da 110 deputati eletti nelle quattro repubbliche. 30 dicembre → il Congresso approva una mozione che porta alla nascita della Repubblica cispadana : le quattro popolazioni formeranno “un Popolo solo”. 7 gennaio 1797 →su proposta del deputato Compagnoni il Congresso decreta che la bandiera del nuovo stato sia il tricolore. Pochi giorni dopo Bonaparte stesso sollecita i deputati a redigere una costituzione per il nuovo stato. Questo Congresso sarà l'unica vera costituente del triennio, dato che le costituzioni delle altre repubbliche verranno redatte o dalle autorità francesi o da comitati nominati dai governi provvisori. Poco dopo si tennero le elezioni del Corpo legislativo che si riunisce per la prima volta il 26 aprile. Già a maggio però Bonaparte decide di costituire un nuovo stato, la Repubblica cisalpina , che aggrega alla Lombardia i territori di Reggio, Modena, Garfagnana, Massa e Carrara. Ciò che resta della cispadana viene aggregato alla Romagna, per poi essere annesso alla cisalpina poco dopo che questa fosse ufficialmente istituita. giugno 1797 →si procede alla creazione di un'autonoma Repubblica ligure che si sostituisce all'antica repubblica oligarchica di Genova. Continua l'occupazione francese nei vari territori del nord; la Repubblica di Venezia viene democratizzata, ma ha vita breve perché con il trattato di Campoformio si stabilisce che la parte orientale dei territori, Venezia compresa, venga ceduta all'Impero austriaco e che le zone di Bergamo, Brescia e Crema vengano aggregate alla Cisalpina, alla quale sono unite anche Valtellina e i territori di Pesaro e Montefeltro. L'uccisione a Roma di un generale francese, offre l'occasione per invadere ciò che restava dello Stato Pontificio. Le truppe francesi occupano Roma e il 15 febbraio molti patrioti proclamano la formazione della Repubblica romana, riconosciuta dalle autorità francesi che intimano al Papa di rinunciare al potere temporale, portandolo alla fuga in Toscana. La costituzione della Repubblica romana viene elaborata da una commissione di tre francesi nominati dal Direttorio. 23 novembre 1798 →l'esercito del Regno di Napoli attacca la Repubblica romana riuscendo ad entrare a Roma, ma dovendo poi cedere alla controffensiva francese. Lo stesso Regno viene invaso dalle truppe francesi costringendo i sovrani alla fuga. A Napoli scoppiano disordini antifrancesi che rendono difficile la presa del controllo del territorio da parte degli invasori. Anche qui i patrioti proclamano la formazione della Repubblica napoletana subito riconosciuta dai francesi che provvedono alla nomina di un Governo provvisorio. Parallelamente all'occupazione della parte continentale del Regno di Napoli, i francesi occupano anche il Piemonte, costringendo Carlo Emanuele IV a firmare un atto con il quale cede il controllo del territorio alle autorità francesi. gennaio 1799 →viene occupata la Repubblica di Lucca, democratizzata a febbraio; a marzo dello stesso anno viene occupato il Granducato di Toscana.
Questo è il momento di massima espansione francese:
Parte del nord-est della penisola resta annessa all'Austria, mentre Sicilia e Sardegna restano escluse dall'occupazione e sono sotto il controllo dei Borbone e dei Savoia. L'opinione pubblica nel triennio Non sempre l’occupazione francese era accolta favorevolmente e a volte l’accoglienza di antifrancesi e antirepubblicani è piuttosto violenta. Tra questi c’erano preti e notabili mossi dalle motivazioni più varie. Superata questa fase si assiste ad un ampliamento degli spazi di dibattito politico, nonostante l’opinione pubblica non abbia una posizione unanime verso ciò che stava accadendo. Lo stesso Bonaparte in una lettera al Direttorio delinea tre correnti di pensiero principali:
La corrente radicale è quella che più animerà il dibattito politico di quegli anni. Questa è formata da giovani di varia estrazione sociale con una buona formazione intellettuale, che si autodefiniscono “ patrioti ”, mentre vengono definiti “ giacobini ” o “ anarchici ” dai loro avversari politici. Sono attivi ovunque nella penisola, ma principalmente a Milano, Roma, Napoli e nelle città cispadane. Posizioni politiche dei “ patrioti ” su due questioni principali: Il dibattito politico-costituzionale tra i patrioti I due termini chiave dei patrioti sono democrazia e repubblica , utilizzate con accenti e indirizzi diversi, ma che sono ricondotte a tre principali scuole di pensiero:
Nuove speranze Il crollo del sistema repubblicano non ferma l’attività dei patrioti sfuggiti al carcere o al patibolo. Molti di loro rifugiati in Francia fanno pressioni affinché l’esercito riprenda un’azione militare in Italia in vista della costituzione di una repubblica italiana unitaria. Il ritorno di Napoleone dall’Egitto e il seguente colpo di stato che introduce in Francia il regime consolare, rafforzano le speranze dei patrioti divenuto primo console , Napoleone organizza rapidamente un esercito che nel maggio del 1800 scende in Italia. Sconfitti gli austriaci nella battaglia di Marengo , Lombardia e Emilia sono aperte ad una nuova occupazione francese. pace di Lunéville si riconfermano le linee del trattato di Campoformio , tranne che ora alla Cisalpina vengono aggregati anche territori veneti fino alla riva destra dell’Adige trattati di Sant’Idelfonso e di Aranjuez tra Francia e Spagna a Ludovico di Borbone-Parma viene assegnata la Toscana col titolo di re d’Etruria, mentre a Ferdinando resta Parma che alla sua morte viene governata come possedimento francese. Al regno d’Etruria viene annesso lo Stato dei Presidi, mentre Piombino e l’Elba sono annessi alla Francia nel 1802. aprile 1801 il Piemonte diventa una “divisione militare francese”. La Sardegna protetta dalla flotta inglese resta ai Savoia. autunno 1801 Napoleone decide di convocare a Lione una Consulta straordinaria cisalpina a cui partecipano personalità socialmente ed intellettualmente autorevoli in modo da dare alla seconda Repubblica cisalpina una costituzione e un assetto istituzionale definitivo. Riprende la discussione politico-intellettuale, concentrata soprattutto sulle possibili cause dell’insuccesso del Triennio precedente. Diffusa è l’opinione che una della cause fosse stata la politica predatoria della Francia nei territori italiani “liberati” che non ha creato sufficiente consenso alle istituzioni repubblicane:
Si fa strada anche la consapevolezza di altre difficoltà, come ad esempio la presa maggiore che ebbero i principi identitari tradizionali (legati alla religione cattolica) rispetto alle discussioni costituzionali e di filosofia politica dei patrioti. [Secondo Cuoco, un esule napoletano, l’errore era stato fare proprie istituzioni al di fuori dello spirito delle popolazioni italiane, perché ricalcate su quelle francesi. Per questo si parla di “rivoluzioni passive” imposte all’arrivo delle truppe e subite da una popolazione che non ne ha capito valori e principi. Cuoco distingue tre componenti della natura della nazione napoletana:
ispirarsi la costituzione)
ci sono le élite e il popolo inconsapevole Per rispettare la natura e le istituzioni della nazione i rivoluzionari avrebbero dovuto:
scrivere, che avessero prestato servizio militare e che avessero posseduto beni o esercitato un’industria o un’arte non “servile” Questa rappresenta una rottura con i patrioti per cui era fondamentale la partecipazione di tutto il “popolo”. Anche questa ristretta sfera pubblica deve conservare la sua compattezza, che per Cuoco poteva essere turbata dall’esistenza dei partiti. Cosa sia effettivamente per Cuoco la nazione e quale dovrebbe essere secondo lui il rapporto tra nazione napoletana e nazione italiana, non è specificato.]
[Un altro giovane esule molto attivo nella vita politica fu Foscolo, per cui il problema principale fu nella mancanza di libertà delle repubbliche del Triennio , che erano più stati fantoccio nelle mani dei militari francesi. Contrariamente a Cuoco però, non fa alcuna differenziazione tra nazione nel suo insieme e componenti del popolo.] Napoleone e l’Italia Gennaio 1802 Comizi di Lione che portano al cambiamento di nome della Repubblica cisalpina in Repubblica italiana. Napoleone è il presidente di questa Repubblica e nelle sue mani è concentrato tutto il potere. La costituzione data alla Repubblica non lascia neanche gli spazi formali di libertà che erano previsti dai testi costituzionali del Triennio. L’organo legislativo non è più espresso da consultazioni elettorali e ha un’autonomia piuttosto ridotta anche nell’elaborazione delle leggi. Le successive iniziative militari di Napoleone portano alla conquista di quasi tutta l’Italia continentale, senza però unificarla davvero in uno stato indipendente. mappa Le misure prese da Napoleone deludono i patrioti, ma l’assetto geopolitico è comunque carico di novità gli stati da 13 passano a 6 e sebbene la parte continentale sia articolata in 3 sezioni principali, ha per la prima volta assetti normativi ed istituzionali omogenei ricalcati dal modello francese. Le forme costituzionali di questi stati hanno un assetto fortemente centralizzato in cui il potere decisionale, direttivo e normativo è interamente nelle mani del sovrano e del suo esecutivo. Gli organismi amministrativi locali sono composti da personale scelto dal sovrano o dalle autorità burocratiche periferiche, a loro volta scelti direttamente dai governi centrali dai quali dipendono interamente. Ogni stato subisce un riordino delle istituzioni giudiziarie, articolate ora in tre livelli (tribunali di primo grado; corti d’appello; Corte di cassazione) e l’introduzione dei codici normativi, quasi sempre tradotti da quelli francesi. Il sistema fiscale è organizzato i 4 imposte dirette principali:
Sia nel regno d’Italia che in quello di Napoli viene organizzato un esercito autonomo attraverso il sistema della coscrizione. Vengono aboliti o limitati ovunque i privilegi cetuali [elenco leggi a caso sui feudi pag.25] Anche la Sicilia borbonica subisce delle trasformazioni, sollecitate dalle autorità inglesi che qui avevano una sorta di protettorato politico e militare. 1812 l’antico Parlamento siciliano lascia il posto ad un sistema parlamentare di stampo inglese con una Camera dei pari (nobiliare ed ereditaria) e una Camera dei comuni (elettiva e censitaria). La stessa costituzione che portò a queste riforme, abolisce le giurisdizioni feudali, lasciando i fedecommessi limitati ad ¼ dei beni posseduti da ciascun pari del Regno. In alcuni casi questa nuova riorganizzazione normativa ed istituzionale viene accolta con favore, anche per alcune opportunità che offre a giovani intellettuali e imprenditori. Tendenze antifrancesi Forte disagio sociale si ha con il regime fiscale molto rigido a cui gli stati napoleonici sottopongono i contribuenti, anche a causa delle spese militari che le iniziative francesi comportano. Anche la coscrizione obbligatoria causa un diffuso malcontento diserzioni e fughe. Un problema che impegnerà le autorità preposte all’ordine pubblico, è quello del brigantaggio.
12 giugno la Lombardia è ufficialmente annessa all’Austria, questo tronca definitivamente ogni speranza di stato italiano indipendente, portando a congiure e manifestazioni varie. Dopo la fuga di Napoleone dall’isola d’Elba, Murat formalmente alleato degli austriaci, decide di cambiare linea politica e nel marzo del 1815 dichiara guerra all’Austria. A convincerlo di questa scelta, oltre che all’insicurezza dei rapporti diplomatici con Austria e Gran Bretagna, contribuisce il consiglio di autorevoli uomini di Governo , favorevoli ad un Regno italiano indipendente e costituzionale. Da Rimini emette un proclama che fa appello al sentimento nazionale degli italiani e muove l’esercito verso l’Emilia. Sconfitto dagli austriaci, fugge in Corsica, mentre i suoi ufficiali firmano un armistizio con l’impero. Capitolo 3 - La Restaurazione e le prime rivoluzioni (1816-1831) L’Italia della Restaurazione Il disegno geopolitico che il Congresso di Vienna impone all’Europa è dettato da due criteri:
sfera pubblica
tentativi espansionistici o rivoluzionari in Francia e in qualsiasi altro stato Sia in Europa che in Italia, il principio di legittimità non viene sempre rispettato alla lettera, spesso sacrificato alle esigenze di equilibrio non vengono ricostituite né la Repubblica di Genova, né quella di Venezia, l’una inglobata nei territori del Regno di Sardegna, l’altra inglobata nel Regno Lombardo-Veneto, istituito formalmente nel 1815 e facente parte dell’Impero austriaco. Lo scopo della sua formazione era quello di creare uno stato cuscinetto e un avamposto verso la Francia. Altri piccoli stati sopravvivono anche se a seguito di aggiustamenti [elenco Ducati pag.39]. La carta geografica sembra meno compatta, ma la penisola resta ancora un’area sotto l’egemonia straniera, questa volta austriaca, garantita dal possesso del Lombardo-Veneto, i rapporti di parentela tra la casa imperiale e i vari sovrani e attraverso espliciti accordi diplomatici. mappa La relativa omogeneità amministrativa e istituzionale che la tripartizione francese aveva creato, va perdendosi: alcuni stati mantengono la struttura normativa e amministrativa introdotta dai francesi, altri tornano alle strutture precedenti, in altri ancora si creano strutture nuove. Esistono però tendenze comuni:
spazio ai privilegi particolaristici o cetuali, propri dell’antico regime
dell’autorità sovrana
e poste sotto il controllo di funzionari statali
L’insoddisfazione per i nuovi assetti si diffonde velocemente, così come il fenomeno delle sette segrete, fortemente ostacolato e represso. Il mondo delle sette La Carboneria è la più importante e la maggiormente diffusa tra le sette segrete. Di derivazione probabilmente massonica, si forma nel Mezzogiorno continentale durante gli ultimi anni del regime di Murat. Gli obiettivi perseguiti dai settari sono vaghi, ma si individuano chiaramente due nuclei operativi:
diffusa vuole la costruzione di uno stato nazionale federale, in cui ognuno degli stati abbia assetti monarchico-costituzionali Anche la composizione è variegata:
caratteristica dei cerimoniali di affiliazione dei settari, è la stretta commistione di elementi laici e religiosi. Nella Carboneria si trovano due gradi di affiliazione che corrispondono a due forme di rituale diverse e a due diversi gradi di conoscenza del programma dell’associazione:
speranza e carità ”
attribuisce a “ Gesù Cristo, Maestro dell’Universo ”. Il rituale vero e proprio consiste in una messa in scena del processo di Pilato a Cristo. Lessico politico e linguaggio religioso nobilitano gli obiettivi e le pratiche dell’associazione la fondazione dell’ideologia nazionale come religione politica dell’epoca moderna. Tentativi rivoluzionari (1820-1831) Oltre alla diffusione del loro pensiero, ai settari interessa anche avviare insurrezioni che portino al cambiamento degli assetti geopolitici e costituzionali della penisola. A gennaio del 1820 scoppia la rivolta in Spagna delle truppe che chiedono il ripristino della costituzione di Cadice. La notizia di un evento rivoluzionario accende focolai anche in altre parti d’Europa, soprattutto in Italia dove era forte l’instabilità degli assetti socio-politici. Nel 1820 la costituzione di Cadice viene presa come esempio da molti settari. Essa prevede un Parlamento monocamerale eletto a suffragio universale maschile, lascia ampi poteri al sovrano che resta il titolare esclusivo del potere esecutivo e considera “ nazione ” e religione come le due assi portanti dell’identità collettiva e della legittimità costituzionale. La rivoluzione scoppia tra il 1° e il 2 luglio 1820, quando carbonari e soldati muovono alla volta di Avellino, riuscendo a portare a successo l’insurrezione. Il 9 luglio le truppe entrano a Napoli e Francesco Borbone designa un Governo composto da personaggi che hanno occupato posizioni di rilievo nell’amministrazione di Murat. Il 13 luglio il re giura sul Vangelo di difendere e conservare la costituzione di Cadice , tradotta e adottata senza variazioni. Appena due giorni dopo a Palermo scoppia un’insurrezione autonomista in cui il Governo provvisorio palermitano chiede la ricostituzione di un regno autonomo di Sicilia e l’introduzione della costituzione spagnola. Il resto della Sicilia però non segue la città, per questo la sua capitolazione sarà rapida. A seguito di un accordo tuttavia, viene permesso al Governo provvisorio palermitano di far eleggere nei comuni dei deputati incaricati di decidere se ci debbano essere o no due Parlamenti separati. Tenutesi le elezioni per il Parlamento, questo si riunisce il 1°ottobre e tra le prime decisioni c’è quella di sciogliere l’accordo con il Governo provvisorio di Palermo e inviare dei rinforzi militari per reprimere senza margini di trattativa l’insurrezione palermitana. In questo periodo Napoli vive un momento di libera discussione, in cui la via parlamentare e costituzionale viene seguita da corte e governo, anche se in modo riluttante. Nel corso del 1820 gruppi settari in Piemonte formulano un proprio programma articolato in due punti:
Italia sotto la casa Savoia nel quadro di una federazione italiana
[esempi da pag.56] L’ schema utilizzato richiama la religione, con significati simbolici ben radicati in un paese cattolico com’è l’Italia e che fanno riferimento all’essenza stessa della nazione come comunità parentale, soprattutto nella difesa della purezza dell’eroina. C’è una forte connotazione emotiva e di genere, con l’uomo che mostra la sua mascolinità e la donna la sua femminilità. Democratici e moderati (1831-1847) I progetti politico-costituzionali sono differenti e seguono fondamentalmente due correnti che hanno una visione politca e strategie operative molto diverse: democratico-mazziniana: Mazzini e la Giovine Italia nel 1827 viene affiliato a una vendita carbonara genovese, arrestato nel 1831 é costretto all’esilio. Quello stesso anno scrive da Marsiglia una lettera a Carlo Alberto, in cui lo invita a prendere in considerazione l’ipotesi di farsi capo di una lotta per la libertà, l’indipendenza e l’unione dell’Italia. Poco dopo fonda la Giovine Italia , un’associazione politica che voleva diversa nello spirito e nelle strutture dal modello carbonaro a cui egli stesso aveva partecipato. Il limite di quel modello, secondo lui, era l’organizzazione per cellule autonome fortemente gerarchizzate e prive di un coordinamento generale, che rendeva inefficace la propaganda e l’operatività dell’associazione. Mancava inoltre una chiara esposizione di quelli che erano gli obiettivi e i programmi da seguire. Giovine Italia :
illustrino il programma
i militanti erano tenuti a rispettare gli obiettivi e le norme di comportamento stabilite nello statuto
dagli affiliati o dai sostenitori L’organizzazione di Mazzini è stata considerata la prima ad assumere i caratteri dei moderni partiti politici, se non fosse che gli obiettivi seguiti erano profondamenti sovversivi per i governi, per questo i militanti mazziniani diventeranno dei ricercati in tutta la penisola. Scopo principale dell’organizzazione è riscatto della nazione italiana, considerata come una comunità di discendenza nella quale le generazione sono legate da affetto e vincoli di parentela e voluta da Dio, che le ha assegnato una terra e una missione. “Nazione” indica anche la forma statale che i militanti sono chiamati a costruire, uno stato unitario, repubblicano e democratico. E’ necessaria un’insurrezione popolare contro gli eserciti regolari, durante la quale la direzione politica viene affidata ad un’autorità dittatoriale che a guerra conclusa deve cedere il potere ad un’assemblea costituente eletta dal popolo, il solo a detenere la sovranità. Fortissima è la componente religiosa nel nazionalismo mazziniano che si modella sulle forme della tradizione cristiana [pag.65]. Per attirare le masse, Mazzini sa che deve trasmettere l’idea che la rivoluzione avrà effetti benefici sulle immediate condizioni di vita. Crede che lo stato-nazione abbia il compito di avviare una politica economica che regoli le successioni ereditarie, che introduca una tassazione progressiva sui redditi e che impegni lo stato in una politica di lavori pubblici che garantiscano l’occupazione equamente retribuita. I primi militanti vengono reclutati tra gli esuli politici, che iniziarono a trasferirsi in Italia per avviare il proselitismo. Trovano terreno fertile nelle città universitarie, nella borghesia, nella nobiltà liberale e negli ambienti artigiani e operai. Nelle campagne la diffusione è più difficile per due problemi che andavano risolti:
l’impossibilità di non dare nell’occhio
1833 primo tentativo d’insurrezione coordinato da Mazzini, fallito a causa dell’infiltrazione delle spie della polizia. 1834 si tenta il secondo a cui partecipò anche un giovane Garibaldi, ma fallisce anche questo. Ciò porterà alla chiusura della prima fase di vita della Giovine Italia Espulso dalla Francia nel 1833, Mazzini si rifugia a Berna e qui dà vita ad una nuova associazione: la Giovine Europa , che aveva come obiettivi:
liberate Anche quest’associazione si scioglierà a seguito di numerosi arresti avvenuti in diversi paesi europei. 1839 Mazzini ricostituisce la seconda Giovine Italia, fondata su basi leggermente diversa dalla precedente:
stato repubblicano avrebbe ridotto le ore lavorative degli operai, garantito un aumento del salario e favorito il credito e l’associazione cooperativa Tutto ciò non avrebbe comportato la perdita della priorità massima che aveva la questione nazionale su quella sociale, tipica del repubblicanesimo mazziniano moderata-neoguelfa: Gioberti e il neoguelfismo Alternativa ad una concezione radicale della rivoluzione nazionale, di ispirazione monarchico- costituzionale. Nasce tra gli anni ’20 e ’30 nei salotti di alcune famiglie nobiliari o alto borghesi, ma sono nel 1843 riuscirà a disporre di un programma politico compiuto da poter contrapporre al modello mazziniano Del primato morale e civile degli Italiani, libro scritto dal sacerdote Gioberti durante il suo esilio in Belgio per aver collaborato con il periodico di Mazzini. In quegli anni si discosta radicalmente dalle giovanili simpatie per le idee mazziniane. Nel testo Gioberti ritiene che le origini della nazione italiana siano da ricercare in una popolazione discendente da uno dei figli di Noè che ha dato origine a varie comunità tra cui quella italiana. Questa avrebbe poi modellato la sua identità fondamentale attraverso le credenze cristiane e proprio l’essere confessionalmente coesa le darebbe un “primato morale” sugli altri popoli. Su queste premesse Gioberti sostiene che la nazione italiana contiene in sé tutte le condizioni richieste per il suo risorgimento nazionale e politico. Io opposizione a Mazzini, Gioberti vede il popolo italiano ancora come “ desiderio e non fatto ”, per questo non può essere soggetto di azione politica e necessita di una guida monarchica e aristocratica. Gioberti immagina una pacifica rinascita politica della nazione italiana, attraverso la costituzione di una federazione degli stati esistenti, la cui presidenza spetta al papa, figura di superiorità etica dovuta al suo magistero. Questa federazione dovrebbe essere costituita sia col consenso dei prìncipi esistenti, che con l’appoggio delle masse e ricercare i suoi punti di forza a Roma (protezione religiosa) e Piemonte (protezione militare). Non sarebbero necessarie riforme interne, l’unica sarebbe l’introduzione di un Consiglio civile , organo consultivo, con il fine di rafforzare la collaborazione tra sovrani e élite. I critici del progetto di Gioberti, individuano due importanti limiti:
In due mesi sembrano realizzarsi i progetti dei patrioti neoguelfi il papa si dimostra partecipe al movimento di riforme e concede, insieme a Ferdinando II, Leopoldo II e Carlo Alberto, la costituzione con un Parlamento rappresentativo. I testi costituzionali hanno una struttura comune, pur avendo significative differenze. Il modello di riferimento è quello francese del 1830 e belga del 1831 Parlamento bicamerale con potere legislativo, composto da una camera bassa elettiva a suffragio censitario e capacitario e da una camera alta di nomina regia vitalizia. Essendo carte costituzionali concesse, al sovrano sono attribuiti poteri che lo rendono il perno centrale dell’architettura costituzionale:
il Governo scelto dal sovrano è responsabile davanti a lui, ma non davanti al Parlamento, quindi non è previsto un voto di fiducia parlamentare perché l’esistenza del Governo dipende solo dalla volontà del re. La rivoluzione inizialmente circoscritta all’Italia, si diffonde nel resto d’Europa [esempi pag.77] Quando gli scontri scoppiano a Vienna, le ripercussioni si sentono anche nei territori italiani dell’Impero a gennaio 1848 insorge Milano con la partecipazione delle campagne. Dopo cinque giorni di scontri durissimi la città viene liberata, mentre si forma un Governo provvisorio. A distanza di pochi giorni insorge anche Venezia dove in poco tempo viene proclamata la repubblica. Il 23 marzo Carlo Alberto interviene nel Lombardo-Veneto dichiarando guerra all’Austria. In poco tempo anche gli altri sovrani costituzionali decidono di inviare truppe a sostegno dell’azione intrapresa a Milano. La situazione sembra favorevole alle forze nazional-patriottiche, soprattutto alla componente monarchica e neoguelfa. In poco tempo però la situazione muta in conseguenza a tre sviluppi:
nel quale si prospettava una reazione negativa dell’opinione pubblica austriaca a seguito della decisione del papa di autorizzare l’invio di aiuti militari alla causa nazionale. A contribuire alla scelta era stata anche la sua posizione di guida spirituale di una comunità di fedeli che non ha confini di stato o di appartenenza nazionale.
Lombardia, Veneto e degli ex Ducati, che come effetto ha la formazione il primo ministero “italiano”. La scelta delle annessioni convince Ferdinando II delle intenzioni egemoniche del Piemonte e lo spinge a chiudere con l’esperienza nazional-costituzionale. Alla vigilia della prima seduta del Parlamento, a Napoli si diffonde la voce che le truppe stiano per arrestare i deputati. Dopo ore di scontri l’esercito riprende il controllo della città, il re chiude il Parlamento e ritira le truppe dal fronte padano.
e concluso invece con la sconfitta dell’esercito piemontese. Carlo Alberto si ritira entro i confini della Sardegna e la Lombardia è nuovamente in mano agli austriaci. Il sogno neoguelfo è definitivamente infranto anche per la mancanza di basi per un accordo tra sovrani, i regimi costituzionali sono rimasti solo in Piemonte, Toscana e Roma. L’unica città che resiste alle truppe austriache è Venezia. Il tempo della democrazia Roma : gli esponenti politici liberali e i rappresentanti dei democratici circoli popolari, chiedono al Governo una linea più coerente con gli obiettivi dell’opinione nazionale. Quando viene nominato a capo del Governo Pellegrino Rossi, favorevole al sistema costituzionale, ma non ad un’ulteriore partecipazione dello Stato Pontificio a una guerra nazionale, iniziano le proteste che vedono contrapporre al suo programma la linea indicata da Mazzini, incentrata sulla convocazione di un’assemblea costituente italiana e sulla ripresa della guerra nazionale.
Rossi viene ucciso e il popolo chiede un governo democratico, ma quando il papa nega la concessione, la folla assalta il Quirinale. Pio IX spaventato nomina un ministero d’impronta democratica che affida a monsignor Muzzarelli, poi scappa a Gaeta. Dopo un incerto dibattito politico, prevalgono gli orientamenti dei circoli popolari e delle associazioni democratiche favorevoli all’elezione di una costituente romana che decida la forma del nuovo stato. Portati a termini i lavori questa costituente proclamerà la repubblica sulla base di un decreto che dice:
spirituale
Vengono decise inoltre:
Mazzini chiede di riprendere la guerra contro l’Austria per la causa nazionale, ma le sconfitte che i piemontesi stavano subendo smorza l’entusiasmo. Nel frattempo il papa aveva chiesto l’intervento di Francia, Austria, Spagna e Napoli per ripristinare lo Stato Pontificio. L’Assemblea si riunisce in un comitato segreto e nomina un triumvirato (Mazzini, Armellini, Saffi) a cui concede “ poteri illimitati per la guerra d’indipendenza e per la salvezza della Repubblica ”. Il Governo della Repubblica cura anche una legislazione sociale le terre di proprietà ecclesiastica, ora nazionalizzate, vengono divise in piccoli appezzamenti e date in affitto permanente alle famiglie “sfornite di mezzi”, in cambio di un modesto canone nelle casse dello stato. Questa non può entrare in vigore a causa della situazione militare che la Repubblica si trova ad affrontare. Una guarnigione francese sbarca a Civitavecchia con l’intento di restaurare il potere papale, scelta presa da Luigi Bonaparte nella speranza di attirarsi le simpatie delle componenti conservatrici e clericali dell’Assemblea francese. L’attacco delle truppe francesi fallisce e nonostante le conquiste austriache al nord e la sproporzione tra i corpi d’armata, le autorità della Repubblica decidono di non cedere. La fine della Repubblica : Disattendendo alla tregua stipulata, i francesi attaccano nuovamente Roma, fino all’assalto decisivo che permette loro di occupare la città. Garibaldi pensa di ritirarsi nelle campagna per proseguire poi la guerra in condizioni migliori. Durante la ritirata molti volontari disertano, così giunto a San Marino, che gli dà ospitalità, scioglie i militi dall’obbligo di accompagnarlo. Gli austriaci minacciano la repubblica, così Garibaldi è costretto a fuggire, giungendo negli Stati Uniti dove resta alcuni anni [fuga pag.85]. Anche Mazzini, dopo essere rimasto a Roma per un po’, decide di partire per Marsiglia e poi Losanna. In Toscana : nonostante il susseguirsi di Governi di orientamento moderato, le proteste sociali e politiche sono numerose e particolarmente forti a Livorno. Di orientamento nazional-democratico, Montanelli torna in Toscana acclamato con entusiasmo, per questo riceve il compito da Leopoldo II di riportare la calma in città. In un discorso espone il progetto di un’assemblea costituente italiana , ricalcando l’idea di Mazzini. Nel tentativo di riprendere in mano la situazione, Leopoldo nomina Montanelli presidente del Consiglio. All’interno del governo c’è Guerrazzi, democratico, e tra i due scoppiano presto dissidi Montanelli continua a sostenere la convocazione di una costituente italiana, simpatizzando per un assetto repubblicano-democratico; Guerrazzi ritiene invece necessario risolvere le questioni interne, prima di lanciarsi in progetti nazionali e repubblicani. A gennaio del 1849 l’Assemblea toscana approva un disegno di legge che stabilisce l’elezione di 37 deputati toscani da inviare alla futura assemblea costituente nazionale. Convinto di non controllare più né il Governo, né l’opinione pubblica, Leopoldo lascia Firenze. Il Governo con una serie di decreti arriva ad eleggere i deputati dell’assemblea toscana e durante la sua seduta inaugurale, Montanelli sostiene l’opportunità di unire la Toscana a Roma. Pochi giorni dopo i
Quello che accomuna queste esperienze è il riferimento alla nazione italiana, al suo “ risorgimento ” e alla sua indipendenza. Ognuno dei rappresentanti delle diverse linee, ha la convinzione di essere il solo legittimo a parlare in nome della volontà nazionale. Al loro interno gli schieramenti non sono compatti e l’andamento della rivoluzione, non fa che allontanare ulteriormente le varie componenti l’unico stato a mantenere lo statuto e un Parlamento con camera elettiva è il Piemonte e accettando numerosi esuli, diventa anche punto di riferimento dell’opinione pubblica patriottica. Peculiarità della rivoluzione furono:
Queste sono dovute sia all’impostazione con cui è nato il discorso nazionale, sia dal mito di Pio IX come papa nazional-liberale. La partecipazione del clero serve a spiegare la partecipazione delle masse rurali agli episodi insurrezionali, tenendo conto anche delle motivazioni sociali ed economiche. Essendo maggiormente legata a quest’ultime, la partecipazione delle popolazioni rurali alla causa nazionale è spesso volatile. Al contrario, nelle città la partecipazione è significativa, essendo i centri urbani il vero cuore dell’azione rivoluzionaria. Questo è dipeso soprattutto dalla maggior penetrazione della propaganda e dei reticoli associativi mazziniani, dato che anche in città non mancavano le motivazioni sociali ed economiche. E’ dalle città che partono i corpi volontari che vanno poi ad unirsi agli eserciti regolari, segno di uno slancio e la partecipazione agli obiettivi delle battaglie. Se anche non determinante ai fini militari, il volontariato lascia un’impronta simbolica e “mitologica” molto marcata. Anche la partecipazione delle donne è notevole, ma comunque ricondotte al ruolo attribuito dalla simbologia della parentela utilizzata nel discorso nazionale, sebbene alcune cerchino di emergere e farsi largo. Capitolo 6 - Dopo la rivoluzione (1850-1859) La reazione La sconfitta della rivoluzione non solo comporta il ritorno dei precedenti sovrani, ma anche l’attuazione di politiche duramente repressive. A Milano il governatore generale militare e civile Radetzky, mira a ad assicurarsi le simpatie delle popolazioni contadine svolgendo una politica di dura repressione delle élite nobiliari e borghesi, ritenute le vere responsabili della rivoluzione. Ciò non serve ad aumentare il consenso delle masse popolari verso il regime austriaco, soprattutto per le misure prese in campo politico:
contro persone e proprietà
A Napoli Ferdinando II scioglie la Camera nel 1849 senza più convocarla e ignorando l’esistenza formale della costituzione. L’intervento repressivo di tribunali e polizia si fa più intenso. Condotte simili, anche se meno intense si hanno sia in Toscana che nello Stato Pontificio. Il Piemonte costituzionale Il Regno di Sardegna è un’eccezione, non solo perché l’unico ad aver mantenuto la costituzione e il Parlamento con Camera elettiva, ma anche per aver accettato di ospitare i patrioti emigrati dalle altri parti della penisola.
Una volta che il Governo accettò il trattato di pace con l’Austria, si mosse verso due direzioni principali:
fu l’approvazione da parte del Parlamento delle “leggi Siccardi”:
culto
acquisire immobili per acquisti, lasciti o donazioni, senza prima aver ricevuto l’autorizzazione regia e il pare favorevole del Consiglio di stato L’approvazione di queste leggi rende tesi i rapporti con la Chiesa, ma delinea il carattere liberale del Governo.
Cavour. Sostenitore di una politica doganale di stampo liberista, tra il 1850 e il 1851 promuove una serie di trattati doganali bilaterali con Francia, Belgio e Inghilterra. Nel 1851 viene approvata una nuova tariffa doganale generale che abbassa i dazi doganali per i prodotti importati ed esportati. Di rilievo sono anche le politiche di:
Il 2 dicembre 1851 in Francia Luigi Napoleone con un colpo di stato pone fine alla “Seconda Repubblica”. Cavour teme che questo possa rafforzare in Piemonte le posizioni conservatrici che avrebbero portato ad una limitazione degli spazi di libertà costituzionale. Per questo durante il 1852 si avvicina alla sinistra parlamentare, mirando a costruire un’ampia maggioranza che avrebbe unito il centro e la sinistra liberale. Cavour forma il suo governo a novembre del 1852e si assiste ad uno spostamento dell’asse della maggioranza parlamentare verso sinistra. Momenti particolari del governo Cavour sono:
della congrua ai parroci e di sostituirla una Cassa ecclesiastica che se ne occuperebbe grazie ad una dotazione patrimoniale derivata dal trasferimento dei beni delle corporazioni religiose che si voleva abolire. Il re è molto contrario alla legge e soprattutto in Senato moderati e clericali trovano molti sostenitori, tanto che sarà la controproposta di Calabiana ad essere accolta. Cavour si dimette, ma Vittorio Emanuele II è costretto a confermarlo, quando nessun esponente moderato o conservatore accetta di prenderne il posto perché consapevoli che sarebbe mancata la maggioranza alla Camera. Cavour così accetta un emendamento che prevede di lasciare i religiosi nei conventi soppressi fino all’estinzione delle comunità. La crisi oltre che a definire i rapporti di separatezza tra stato e Chiesa, ha anche un significato politico-costituzionale dato che Cavour con la sua condotta impone di fatto il principio dell’autorità del Parlamento e della Camera in particolare, come garante della responsabilità del Governo rompendo il principio secondo cui il Governo era responsabile solo di fronte al re spostamento dell’architettura costituzionale in direzione parlamentare.
occasione per avvicinarsi a due importanti potenze europee, Francia e Inghilterra, in funzione antiaustriaca La crisi della democrazia risorgimentale Mentre il Piemonte costituzionale consolida il suo prestigio di stato liberale, ‘opinione democratica vive un periodo difficile. Tra recriminazioni e tentativi insurrezionali falliti, Manin comincia a sostenere l’idea che il Piemonte possa offrire una sponda politica ed istituzionale alla causa dell’indipendenza italiana.
Cavour capisce la situazione e affretta le annessioni così da procedere alla convocazione del Parlamento dello stato ampliato. I plebisciti vengono fissati e viene stabilito che abbiano diritto di voto tutti i maschi adulti maggiori di 21 anni. La partecipazione al voto e il grado di assenso sono anche frutto di un’azione capillare di propaganda svolto nelle campagne. Il 25 marzo 1861 si tengono negli antichi stati sardi, in Lombardia, in Emilia e in Toscana le elezioni, a suffragio ristretto, per il Parlamento di Torino. Il risultato è una maggioranza liberale favorevole a Cavour. La “seconda guerra di indipendenza” imposta un quadro geopolitico che sembra essersi stabilizzato. L’impresa dei mille Nella primavera del 1860 scoppiano agitazioni antiborboniche in Sicilia. Garibaldi si convince che un colpo di stato sia possibile. Viene preparata la spedizione dalla quale Cavour si dissocia, senza però ostacolarla con decisione. L’11 maggio i garibaldini sbarcano a Marsala e iniziano a muoversi verso Palermo, vincendo la battaglia di Calatafimi. Presa Palermo si dirige verso Messina e da lì progetta lo sbarco in Calabria alla volta di Napoli, nella quale riesce ad entrare con relativa facilità a causa dello sfaldamento dell’esercito borbonico. Il problema maggiore che Garibaldi si ritrova ad affrontare è la pressione che riceve sia da Cavour, che vuole velocizzare le annessioni, sia dai suoi collaboratori che non vogliono un plebiscito, ma un’assemblea che decida quale sia la modalità migliore di adesione. Garibaldi temporeggia anche per la convinzione che sia meglio aspettare che le operazioni militari siano concluse e Roma liberata, ma Cavour non accetta questa linea e invia una spedizione con l’obiettivo di fermare Garibaldi dopo alcune battaglie a qualche discussione, Garibaldi accetta di decretare i plebisciti. Giunto a Napoli il re, Garibaldi chiede di poter essere nominato luogotenente del Regno per un anno che il suo esercito non sia disperso. Entrambe le richieste hanno risposta negativa e Garibaldi si ritira a Caprera. La proclamazione del Regno d’Italia Il 4 novembre 1860 si tengono i plebisciti in Umbria e nelle Marche che completano il processo di unificazione. Il 18 febbraio 1861 il primo Parlamento del Regno d’Italia si riunisce nella sua capitale, Torino. A marzo Vittorio Emanuele è proclamato re d’Italia e il primo Governo del Regno viene formato, guidato da Cavour. A rendere possibile un risultato simile ci sono state molte cause tra cui la lealtà di Garibaldi verso la costituzione di uno stato unitario con Vittorio Emanuele come suo re, ma anche la consapevolezza che una federazione non era possibile non essendoci altri sovrani che avessero la stessa legittimità del sovrano Savoia. [pag.115] Capitolo 8 - Le eredità del Risorgimento Fratture profonde minano la compattezza del nuovo ordinamento istituzionale, che derivano da quelle stesse fratture che hanno accompagnato l’azione dei diversi soggetti che hanno partecipato all’unità d’Italia. Tra le difficoltà successive l’unificazione:
aree rurali in cui le informazioni arrivano con più difficoltà. Questo sarebbe stato possibile attraverso l’istruzione, ma la “destra storica” non prende provvedimenti significativi in tal senso anche per il forte elitarismo di alcuni suoi esponenti
diffidenza verso le istituzioni
ottenere dall’Austria solo Veneto e Mantova
A tenere unito il quadro politico-culturale della nuova nazione è il radicato sistema di valori grazie al quale nel 1876, con la sinistra storica al governo, si riesce ad immaginare una storia unitaria, una memoria del Risorgimento. Questo grazie anche alla morte dei personaggi che vi avevano partecipato su fazioni opposte, così da poterli ora immaginare e descrivere uniti per un fine comune. Ad avere minor spazio è il Parlamento e la funzione di rappresentanza. Nell’Italia liberale si sviluppa una discussione critica nei confronti del Parlamento, visto come luogo di corruzione e incapace di interpretare la volontà della nazione, soprattutto a causa delle divisioni partitiche da sempre mal viste. Come detto il Gattopardo si ispira alla vita dell'antenato dello stesso autore, che nel romanzo diventa il Principe Fabrizio Salina, e della sua famiglia tra il 1860 e il 1910, in Sicilia (a Palermo e nel feudo agrigentino di Donnafugata, che altro non è che il paese di Palma di Montechiaro). Don Fabrizio è padre di sette figli ed è esponente di un casato che per secoli "non aveva mai saputo fare neppure l'addizione delle proprie spese e la sottrazione dei propri debiti". Il principe possedeva forti inclinazioni alle matematiche; aveva applicato queste all'astronomia e ne aveva tratto sufficienti riconoscimenti pubblici e gustosissime gioie private. Ma un'altra passione erano anche le donne: di fatti la moglie, Maria Stella, era solita subire crisi isteriche quando sapeva del marito e delle amanti che frequentava. I pensieri di Don Fabrizio oscilleranno sempre tra eros e thanatos, amore e morte, pensieri sensuali e pensieri fortemente negativi e disillusi. All'inizio del primo capitolo si parla di un cadavere rinvenuto nel giardino di Casa Salina “il cadavere di un giovane soldato del quinto battaglione cacciatori, che ferito nella zuffa di san Lorenzo contro le squadre dei ribelli era venuto a morire, solo, sotto un albero di limone. Lo avevano trovato bocconi nel fitto trifoglio, il viso affondato nel sangue e nel vomito, le unghie confitte nella terra, coperto di formiconi; e di sotto le bandoliere gl'intestini violacei avevano formato pozzanghera.” Nel maggio 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine del suo ceto. La classe aristocratica capisce che ormai è prossima la fine della sua supremazia: infatti approfittano della nuova situazione politica gli amministratori e i mezzadri, la nuova classe sociale in ascesa. Don Fabrizio, appartenente ad una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote Tancredi, che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio. Quando, come tutti gli anni, il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata, trova come nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito ed ha fatto carriera in campo politico. Tancredi, che in precedenza aveva manifestato qualche simpatia per Concetta, la figlia maggiore del principe, si innamora di Angelica, figlia di don Calogero, "bocca di fragole e anfora colma di monete" che infine sposerà, abbagliato sicuramente dalla sua bellezza, ma attratto anche dal suo patrimonio. È Tancredi, nel comunicare al Principe la decisione di unirsi alle truppe piemontesi, che dice la famosa frase: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!" A questo punto Don Fabrizio comprende che non bisogna opporsi al cambiamento imminente. Un episodio molto importante riguarda il plebiscito a Donnafugata, nel quale si domanda al popolo di votare in favore o meno all'annessione della Sicilia al Regno Italico. Molti cittadini chiedono a Don Fabrizio un parere, egli risponde di essere favorevole e perciò suggerisce di votare "si". Questa indicazione, coerente con le convinzioni maturatesi in Don Fabrizio sull'opportunità di non opporsi al nuovo regime, viene però interpretata da alcuni come un gesto machiavellico: sarebbe sciocco da parte del principe votare in favore, perderebbe il potere. Altri invece, delusi dal pensiero di Don Fabrizio, non vogliono passare sotto un altro regime, preferendo, secondo l'antico proverbio, "un male già noto a un bene non sperimentato". Tuttavia ogni tentativo di opporsi è vano: i voti negativi vengono annullati da Don Calogero Sedara. Un altro episodio significativo è l'arrivo a Donnafugata di un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, che offre a Don Fabrizio la nomina a senatore del nuovo Regno d'Italia. Il principe però rifiuta, sentendosi troppo legato al vecchio mondo siciliano. E cercando di raccontare al suo ospite la capacità di adattamento che i siciliani, sottoposti nel corso della storia all'amministrazione di molti governanti stranieri, hanno dovuto giocoforza sviluppare. E anche la risposta di Don Fabrizio è emblematica: "...E dopo sarà diverso, ma peggiore." La vita del principe da allora prosegue in modo monotono e sconsolato, fino alla sua morte che lo coglie in un'anonima stanza di albergo nel 1883, mentre tornava da Napoli, viaggio intrapreso per sottoporsi a visite mediche. Nella sua casa rimarranno le tre figlie nubili, inacidite da una vita chiusa e solitaria. Curiosamente, anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa morì in una modesta camera d'albergo, lontano da casa, in un viaggio intrapreso per cure medich