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Bearzot storia greca, Sintesi del corso di Storia Antica

Appunti riassuntivi sul corso istituzionale di storia greca, passato con il massimo dei voti: dalle origini fino ad alessandro magno

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 18/01/2021

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La formazione della civiltà greca: cronologia
La civiltà minoica nasce presso l’isola di Creta e si sviluppa improvvisamente attorno al 2000, dell’Età del
Bronzo medio, quando si ruppe la koinè egea. La sua collocazione strategica le permise di rivestire il ruolo
di ponte per le relazioni internazionali. Monumento fondamentale per questo popolo fu il palazzo di
Cnosso, potere trainante dell’isola. Fiorisce tra il 2000 e il 1380 a.C. e si basa sulla storia dei palazzi:
Periodo dei primi palazzi: a Festo e a Cnosso; intorno al 1700, l’archeologia mostra che essi subirono una
prima distruzione
II. Periodo dei secondi palazzi: Furono ricostruiti i centri già esistenti (Cnosso in questo periodo esercita
l’egemonia su tutta l’isola) e furono edificati nuovi palazzi.
Questa è la fase tradizionalmente considerata l’apice della civiltà minoica. Intorno al 1450 i palazzi subirono
una seconda distruzione.
III. Periodo neopalaziale: i palazzi vennero ricostruiti, ma ad opera dei conquistatori micenei, che
esercitavano una forma di dominazione su Creta.
Il palazzo ricopre diversi ruoli, in politica: sede del signore, che esercita il suo potere su di esso e sulle
campagne circostanti, economica: centro che organizza la vita economica, che gestisce la produzione
agricola e artigianale e la rete dei commerci. Si tratta, inoltre, di un’economia fortemente centralizzata, e di
conseguenza estremamente fragile. In esso converge tutta la produzione per essere immagazzinata,
catalogata e destinata ai diversi scopi. È proprio questa necessità di elaborare elenchi che dà il via alla
nascita della scrittura. E religiosa: luogo di culto, nel quale il signore celebra e amministra i riti sacri per le
divinità. I resti del palazzo di Cnosso sono stati scavati dall’archeologo inglese sir Arthur Evans a partire dal
1889. Egli non applicò un criterio di scavo di tipo conservativo, limitandosi cioè a portare alla luce quanto
ancora esistente; piuttosto, egli ricostruì alcune parti del palazzo o ridipinse intonaci, per rendere più viva
l’impressione del visitatore.
Tucidide I, 4: talassocrazia cretese, cioè di dominio del mare: Il controllo esercitato dal re Minosse non
riguardava esclusivamente le rotte ma consisteva nell’egemonia politica, in particolare sul Isole Cicladi:
Minosse infatti fu il più antico di quanti conosciamo per tradizione ad avere una flotta e a dominare per
maggior estensione il mare ora greco, a signoreggiare sulle isole Cicladi e a colonizzarne la maggior parte,
dopo aver cacciato da esse i Cari e avervi stabilito i suoi figli come signori. Ed eliminò per quanto poté la
pirateria sul mare, come è naturale, perché meglio gli giungessero i tributi». Il dominio di Creta viene visto
da Tucidide attraverso la lente deformante dell’Atene del V secolo: si trattava di un impero commerciale,
non militare, dotato di una flotta estremamente potente e domini politici, nonché marini.L’assenza di mura
nei palazzi cretesi poteva derivare forse dalla condizione di sostanziale sicurezza di cui Creta sapeva di poter
godere nel Mediterraneo.
Il dominio di Creta viene visto da Tucidide attraverso la lente deformante dell’Atene del V secolo: si trattava
di un impero commerciale, non militare, dotato di una flotta estremamente potente e domini politici,
nonché marini.
I Minoici avevano elaborato una scrittura che visse diverse fasi: I. Geroglifica: non ancora decifrata, è
testimoniata dal Disco di Festo II. Lineare A: simile alla cuneiforme del vicino oriente, nacque per catalogare
e registrare le attività economiche del palazzo. La documentazione che le tavolette offrono è tuttavia assai
limitata, perché è importante notare che esse contengono soltanto documenti d’archivio: registrazioni
amministrative, relative a persone legate al palazzo, o a beni di varia natura, quali depositi di grano o di
olio, tributi, offerte, affitti di terre, a tributi. Scrittura non per tutti, necessità di personalità esperte: gli
scribi.
La civiltà micenea ha il suo centro nell’Argolide (Micene, Argo, Tirinto) e nella Messenia, e si estende poi in
Laconia, Attica e Boezia. È testimoniata da tombe, comparse quasi improvvisamente, ricche di corredi
funerari appartenenti ad un’élite aristocratica di guerrieri, non molto diversa da quella descritta nei poemi
omerici.
Dal XVII secolo (1750 a.C.) in diverse aree della Grecia continentale si registrano tracce di profondi
mutamenti, tra cui: • distruzione e abbandono dei villaggi • scomparsa delle fortificazioni • tombe
individuali «a cista» • comparsa di ceramica grigia («minia») • introduzione del cavallo domestico. L’origine
di questi mutamenti è tutt’ora incerta, anche se si suppongono: • arrivo popolazioni parlanti lingue
indoeuropee • evoluzione interna.
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La formazione della civiltà greca: cronologia

La civiltà minoica nasce presso l’isola di Creta e si sviluppa improvvisamente attorno al 2000, dell’Età del Bronzo medio, quando si ruppe la koinè egea. La sua collocazione strategica le permise di rivestire il ruolo di ponte per le relazioni internazionali. Monumento fondamentale per questo popolo fu il palazzo di Cnosso, potere trainante dell’isola. Fiorisce tra il 2000 e il 1380 a.C. e si basa sulla storia dei palazzi: Periodo dei primi palazzi: a Festo e a Cnosso; intorno al 1700, l’archeologia mostra che essi subirono una prima distruzione II. Periodo dei secondi palazzi: Furono ricostruiti i centri già esistenti (Cnosso in questo periodo esercita l’egemonia su tutta l’isola) e furono edificati nuovi palazzi. Questa è la fase tradizionalmente considerata l’apice della civiltà minoica. Intorno al 1450 i palazzi subirono una seconda distruzione. III. Periodo neopalaziale: i palazzi vennero ricostruiti, ma ad opera dei conquistatori micenei, che esercitavano una forma di dominazione su Creta. Il palazzo ricopre diversi ruoli, in politica : sede del signore, che esercita il suo potere su di esso e sulle campagne circostanti, economica : centro che organizza la vita economica, che gestisce la produzione agricola e artigianale e la rete dei commerci. Si tratta, inoltre, di un’economia fortemente centralizzata, e di conseguenza estremamente fragile. In esso converge tutta la produzione per essere immagazzinata, catalogata e destinata ai diversi scopi. È proprio questa necessità di elaborare elenchi che dà il via alla nascita della scrittura. E religiosa : luogo di culto, nel quale il signore celebra e amministra i riti sacri per le divinità. I resti del palazzo di Cnosso sono stati scavati dall’archeologo inglese sir Arthur Evans a partire dal

  1. Egli non applicò un criterio di scavo di tipo conservativo, limitandosi cioè a portare alla luce quanto ancora esistente; piuttosto, egli ricostruì alcune parti del palazzo o ridipinse intonaci, per rendere più viva l’impressione del visitatore. Tucidide I, 4: talassocrazia cretese, cioè di dominio del mare: Il controllo esercitato dal re Minosse non riguardava esclusivamente le rotte ma consisteva nell’egemonia politica, in particolare sul Isole Cicladi: Minosse infatti fu il più antico di quanti conosciamo per tradizione ad avere una flotta e a dominare per maggior estensione il mare ora greco, a signoreggiare sulle isole Cicladi e a colonizzarne la maggior parte, dopo aver cacciato da esse i Cari e avervi stabilito i suoi figli come signori. Ed eliminò per quanto poté la pirateria sul mare, come è naturale, perché meglio gli giungessero i tributi». Il dominio di Creta viene visto da Tucidide attraverso la lente deformante dell’Atene del V secolo: si trattava di un impero commerciale, non militare, dotato di una flotta estremamente potente e domini politici, nonché marini.L’assenza di mura nei palazzi cretesi poteva derivare forse dalla condizione di sostanziale sicurezza di cui Creta sapeva di poter godere nel Mediterraneo. Il dominio di Creta viene visto da Tucidide attraverso la lente deformante dell’Atene del V secolo: si trattava di un impero commerciale, non militare, dotato di una flotta estremamente potente e domini politici, nonché marini. I Minoici avevano elaborato una scrittura che visse diverse fasi: I. Geroglifica: non ancora decifrata, è testimoniata dal Disco di Festo II. Lineare A: simile alla cuneiforme del vicino oriente, nacque per catalogare e registrare le attività economiche del palazzo. La documentazione che le tavolette offrono è tuttavia assai limitata, perché è importante notare che esse contengono soltanto documenti d’archivio: registrazioni amministrative, relative a persone legate al palazzo, o a beni di varia natura, quali depositi di grano o di olio, tributi, offerte, affitti di terre, a tributi. Scrittura non per tutti, necessità di personalità esperte: gli scribi. La civiltà micenea ha il suo centro nell’Argolide (Micene, Argo, Tirinto) e nella Messenia, e si estende poi in Laconia, Attica e Boezia. È testimoniata da tombe, comparse quasi improvvisamente, ricche di corredi funerari appartenenti ad un’élite aristocratica di guerrieri, non molto diversa da quella descritta nei poemi omerici. Dal XVII secolo (1750 a.C.) in diverse aree della Grecia continentale si registrano tracce di profondi mutamenti, tra cui: • distruzione e abbandono dei villaggi • scomparsa delle fortificazioni • tombe individuali «a cista» • comparsa di ceramica grigia («minia») • introduzione del cavallo domestico. L’origine di questi mutamenti è tutt’ora incerta, anche se si suppongono: • arrivo popolazioni parlanti lingue indoeuropee • evoluzione interna.

L’ipotesi più accreditata riguarda lente e progressive infiltrazioni di genti parlati una lingua proto-greca che si sovrapposero ad un sostrato etnico e linguistico precedente: pelasgi. La civiltà micenea si sviluppa in diverse fasi cronologiche: I. XVIII secolo (1750-1700 ca.): origini della civiltà micenea a partire da Argolide e Messenia e formazione di diversi «regni» micenei (tra i quali spicca Micene), II. II. XV secolo (1500-1400): espansione micenea nell’Egeo, con progressiva sostituzione ai Cretesi a Cipro e in Egitto; presenza in Occidente (Basso Tirreno, Ionio) III. III. XIV secolo (1400-1300): apogeo della cultura micenea (massimo espansione dei manufatti micenei nel Mediterraneo) e conquista di Creta IV. IV. XIII secolo (1300-1200): prima distruzione dei palazzi. Il mondo miceneo, non politicamente unitario, è policentrico: ogni regno fa perno su un palazzo. Ognuno di questi, così come quelli minoici, controlla il territorio circostante. L’influenza micenea risulta essere territorialmente più vasta: primo esempio di politica di dominio a vasta raggio in Grecia (Tucidide 1, 9-11: ruolo di Agamennone, re miceneo, nell’epoca della guerra di Troia). La struttura politico-sociale fortemente gerarchizzata: • il signore del palazzo è il wanax • il lawagetas è un capo militare il cui nome deriva da laós (popolo in armi) e dal verbo ago (condurre) • il popolo (damos), costituito da cittadini liberi, si dedica ad attività produttive e militari • le mansioni più umili sono affidate ai servi (douloi), con ogni probabilità prigionieri di guerra, La gerarchizzazione della società può essere in parte spiegata anche con il fatto che, al contrario della pacifica cultura minoica, quella micenea fu una società guerriera, come è testimoniato dalla funzione militare dei palazzi e dai numerosi corredi di armi trovati nelle tombe. Intorno al 1450 inizia il dominio miceneo su Creta (periodo neopalaziale). Tra il XIII e il XII secolo iniziano a verificarsi le distruzioni dei palazzi micenei, che daranno il via al declino di questa civiltà (fine XII secolo). I Micenei erano comunque riusciti a unificare culturalmente, ma non politicamente, diverse aree della Grecia: la loro caduta comportò una frattura gravissima nell’unità culturale tipica del periodo minoico-miceneo. L’età oscura: La Dark Age e il periodo dell’alto arcaismo si estendono: • dalla fine del XII secolo (1100) • fino a metà del VIII secolo (750). I tre secoli e mezzo di decadenza vengono nominati anche Medioevo Ellenico. Le poche fonti pervenuteci sono resti archeologi, come quello dell’isola di Eubea. Alla fine del XII secolo (1100) i palazzi di Pilo, Micene, Tirinto, Tebe vengono distrutti e i diversi centri micenei subiscono un crollo generalizzato. L’archeologia testimonia che i palazzi non vennero ricostruiti. Crollati i centri propulsori della cultura micenea, venne meno anche tutto il mondo politico, economico e sociale ad essi collegato. Si andò così incontro alla frattura dell’unità culturale dell’epoca minoica e micenea: molti siti vennero abbandonati e vi fu una forte diminuzione della popolazione. L’Età oscura è appunto il periodo, malnoto e caratterizzato da un complessivo regresso culturale, che segue alla caduta dei palazzi micenei.• a livello architettonico, scompaiono i grandi palazzi micenei, sostituiti da insediamenti piccoli e privi di edifici in muratura di rilievo • a livello funerario, scompaiono le magnifiche tombe a tholos micenee e si afferma l’uso delle tombe isolate, a fossa, con la pratica dell’incinerazione • si perde l’uso della scrittura, che invece i Micenei impiegavano abitualmente • alle decorazioni naturalistiche tipiche del mondo minoico-cretese, si sostituisce il cosiddetto stile geometrico, con decorazioni costituite da linee e forme astratte • al bronzo, una lega creata con materiali d’importazione, viene sostituito il ferro, che si trovava anche sul suolo greco: diminuzione degli scambi, poiché reperibile sul suolo greco. Tucidide I, 12, 1-3) crollo della civiltà micenea era stata individuata nella discesa dal nord di popoli invasori, i Dori , gente di stirpe indoeuropea che si sarebbe stanziata nel Peloponneso. Tucidide I, 12, 4 : “migrazione ionica”. Essa si colloca alla fine dell’XI secolo, cioè intorno al 1000 «Gli Ateniesi colonizzarono la Ionia e la maggior parte delle isole». In questo contesto si situa la cosiddetta migrazione ionica (fine XI secolo, 1000): spostamento di popolazioni (Ioni, Dori, Eoli) dalla penisola di Eubea verso l’Asia Minore. Atene si servì di tale evento per legittimare la sua egemonia. Migrazione: si tratta del primo movimento di individui che partono dalla Grecia continentale per colonizzare le coste dell’Asia Minore e della Tracia.

religioso e giudiziario. II. Aristocratici: in consiglio, coadiuvano il re nelle decisioni politiche e giudiziarie e costituiscono dunque un’élite molto potente, in grado di condizionare il sovrano. Costoro traggono il proprio sostentamento dalle proprietà terriere e dall’allevamento. Questa struttura economico-sociale comporta: • la progressiva nascita di latifondi, cioè l’accentramento dei campi nelle mani una ristretta cerchia di aristocratici • il ricorso a uomini liberi salariati per occuparsi dei campi e degli animali degli aristocratici. III. Uomini liberi: possono riunirsi in assemblea, avendo tuttavia per lo più potere soltanto consultivo e non decisionale. La formazione della città dà alla Grecia classica il suo assetto caratteristico: • spiccata unità culturale (in senso etnico, linguistico, religioso, giuridico) • forte frazionamento politico. Testimoniata è la presenza di più di mille stati indipendenti, che si differenziavano per: • dimensioni geografiche e natura del territorio • caratteristiche socio-demografiche e insediative • assetto urbanistico e monumentale • modalità di definizione della costituzione (politeia). La nascita della polis fu favorita da alcuni presupposti, quali • stabilità delle comunità sul territorio • sviluppo dell’economia agricola • crescita demografica • miglioramento del livello di vita. Il termine polis compare per la prima volta in una iscrizione di Drero (Creta) della seconda metà del VII secolo (ML 2). Aristotele nella sua opera Politica definisce l’uomo come politikon zoon, cioè un animale che vive nella polis. Nonostante provenisse da uno stato federale, era convinto che la polis rappresentasse l’entità politica migliore. La polis come fenomeno urbanistico: • Articolazione acropoli (polis)/città bassa (asty) a. asty, centro cittadino b. chora, campagna coltivata c. eschatià, “periferia” destinata a pascolo. • Priorità del fattore religioso nella definizione “architettonica” dell’identità cittadina. Con il termine sinecismo si fa riferimento all’organizzazione della realtà cittadina intorno a un centro urbano. Tucidide I, 10, 1-2 ) parla della scarsa importanza definitoria dell’aspetto urbanistico. Sinecismo: la realtà cittadina si organizza intorno a un centro urbano. Il fatto che Micene era piccola, o che qualcuna delle città di quei tempi ora non sembra importante, non può essere preso come indicazione precisa per rifiutarsi di credere che la spedizione sia stata grande quanto afferma la tradizione. Se la città dei Lacedemoni venisse devastata e rimanessero i templi e le fondamenta degli edifici, i posteri avrebbero gravi dubbi sulla potenza dei Lacedemoni in rapporto alla loro fama. Eppure essi governano due quinti del Peloponneso e hanno l'egemonia sull'intera regione nonché su molti alleati esterni: ma, malgrado questo, poiché la città non è costruita in modo compatto, né ha templi e edifici sontuosi, ma è costruita da villaggi, secondo l'usanza antica della Grecia, la loro potenza apparirebbe inferiore. Se invece la stessa cosa succedesse agli Ateniesi, dall'aspetto visibile della città si dedurrebbe una potenza doppia di quella reale. La polis come fenomeno sociale, comunità di culti e di leggi:

  • ideologia comunitaria (nozione di koinón o possesso comune e, insieme, di meson, spazio mediano e condiviso, terreno comune di discussione e di confronto): a. potere esercitato per periodi definiti e a rotazione b. esercizio conforme alle regole fissate dalla legge (nomos: il termine è etimologicamente legato al verbo nemein e alla nozione di “condivisione”) c. tendenza isonomica o “egalitaria” (ruolo della riforma oplitica). Per quanto riguarda la definizione della politeia si riscontra una grande varietà. Lo stato federale era denominato ricorrendo a termini generici: • ethnos (popolo, nazione) • koinón (qualsiasi tipo di comunità, dalle associazioni religiose a quelle professionali). Era caratterizzato dalla sympoliteia, che comporta la coesistenza di una cittadinanza federale con una cittadinanza locale (Thessalós: Tessalo; ek Larisses: di Larissa). Tucidide III, 94, cfr. I, 5 e 6, 1; Aristotele, Politica 1326 b. Poleis e stati federali sono caratteristici della Grecia “periferica” e convivono fin dall’arcaismo: risultano però essere poco noti a causa di un grave pregiudizio culturale. Le aristocrazie erano caratterizzate da: • privilegi basati sulla nascita, garantita da genealogie risalenti all’Età degli eroi, che assicuravano quella virtù negata agli uomini di origine più umile • ricchezza basata sulla proprietà della terra lavorata da personale dipendente, libero (teti) o schiavo, e sull’allevamento, ma anche sulla guerra e sulla pirateria • organizzazione in casate (ghene), strutture basate sulla discendenza da un antenato comune, e in fratrie (phratríai); • centralità della struttura dell’oikos, casa, ma anche insieme di persone e di beni, che comprende, oltre al capofamiglia, la moglie, i figli legittimi e talora anche quelli

illegittimi, i servi, l’abitazione, il tesoro familiare (in bronzo, metalli preziosi, beni di prestigio), le terre e il bestiame; • stile di vita basato sulla guerra (secondo il modello “omerico” del duello eroico e dell’uso del cavallo) e sulla politica, e su svaghi come la caccia, il simposio, le competizioni agonali. La prevalenza dell’aristocrazia determina, sul piano sociale: • la formazione di latifondi, • la decadenza della piccola proprietà • l’indebitamento dei piccoli contadini liberi e la loro riduzione allo stato di braccianti salariati o addirittura di schiavi. La crisi dell’aristocrazia è determinata: • sul piano socio-economico, da fenomeni come la diminuzione della produzione agricola e il conseguente impoverimento e indebitamento dei contadini; • sul piano militare, dall’avvento della riforma oplitica. Con questa riforma, la funzione guerriera cessò di essere un privilegio aristocratico. L’armamento dell’oplita (costituito da elmo, corazza, schinieri, scudo rotondo a doppia impugnatura o antilabé, lancia) era infatti accessibile anche ai membri della classe media, i piccoli proprietari contadini. Questi ultimi, in cambio del contributo dato alla difesa della comunità, richiesero e ottennero una corrispondente integrazione sociale e politica, come si legge in Aristotele, Politica 1297 b L’armamento dell’oplita era accessibile anche ai membri della classe media, i piccoli proprietari contadini. Questi ultimi, in cambio del contributo dato alla difesa della comunità, richiesero e ottennero una corrispondente integrazione sociale e politica. Tucidide I, 12, 4: La Grande colonizzazione conferma la grande importanza della mobilità umana e dell’interscambio culturale nel processo di formazione e di sviluppo della civiltà greca,. Le nuove fondazioni (apoikíai) di solito diventavano del tutto indipendenti dalla madrepatria, mantenendo relazioni solo sul piano linguistico, religioso e culturale. Le cause di tale migrazione sono molteplici:

  • Sovrappopolamento • Esigenze commerciali • Fame di terre • Rivolgimenti politici legati alla crisi delle aristocrazie • Ambizione personale e intraprendenza. Un ruolo primario nell’iniziativa coloniale va riconosciuto: • ai Calcidesi d’Eubea (fondatori di Pitecussa 770, Cuma, Nasso 734, Zancle, Reggio), di stirpe ionica • ai Corinzi (fondatori di Siracusa 733 o 756), di stirpe dorica. Tucidide VI, 5, 1 Nei regimi aristocratici la giustizia viene amministrata dai detentori del potere giudiziario, con la crisi delle aristocrazie si manifesta l’esigenza di procedere ad una codificazione delle leggi. I primi interventi di carattere legislativo si hanno in area coloniale nel corso del VII secolo, perché in comunità nuove, più facilmente si verificarono le condizioni per la fissazione di norme condivise e più forte era sentita l’esigenza di garanzie egalitarie: esempio Caronda di Catania. Nel contesto delle tensioni sociali collegate con la crisi delle aristocrazie, alcuni intraprendenti individui, designati come mediatori, pacificatori (aisymnetai, diallaktaí), mantennero il potere acquisito e si fecero tiranni (signori). Tucidide I, 13, 1 e 17 afferma che si accellera la crisi dei regimi aristocratici e si va verso società in forme più isonomiche, Tucidide inserisce la tirannide tra i fattori di sviluppo della Grecia arcaica. La tirannide assunse caratteristiche parzialmente diverse nelle varie zone della Grecia:
  • Asia Minore: i tiranni delle città greche furono spesso sostenuti dalla Persia, in quanto garanti del regolare pagamento del tributo che il Re richiedeva a quanti risiedevano nel territorio del suo impero
  • Occidente: il fenomeno della tirannide non fu limitato all’età arcaica e fu strettamente collegato con: a. instabilità politica e sociale delle città coloniali (tensioni Ioni/Dori; pratica delle deportazioni; rapporto con gli indigeni; mercenariato) b. pericolo barbarico (Cartaginesi in Sicilia, indigeni italici in Italia meridionale). Tucidide I, 120, 1 Il concetto di egemonia originariamente implica solo il comando in guerra, volontariamente ceduto dagli alleati, ed è compatibile con il principio dell'autonomia delle poleis. L’egemone ricava prestigio dalla sua posizione, e per questo deve rapportarsi con gli alleati su un piano egalitario. La realtà era ben diversa, in quanto violavano queste posizioni ideali per raggiungere i propri interessi. Si può distinguere, quindi, due tipi di alleanza: • alleanza di tipo difensivo in cui l’autonomia dei singoli stati membri è rispettata • alleanza offensiva e difensiva: gli stati membri sono costretti a condividere integralmente la politica estera dell’egemone, il cui interesse viene a prevalere su quello comune > alleanze difensive, Lega del Peloponneso nata come difensiva, il suo obiettivo diventerà quello di garantire a Sparta il controllo di tale zona e Lega delio-attica istituita insieme agli Ioni d’Asia e ai Greci, convinti che gli Spartani non li avrebbero sostenuti nell’avversione per il re di

Erodoto V, 66 Dopo la cacciata di Ippia, figlio di Pisistrato, l’Alcmeonide Clistene riuscì ad affermarsi sulla scena politica ateniese nel 508/7, appoggiandosi a quel demos che era stato rafforzato come forza sociale proprio da Pisistrato. Clistene associa il demos alla sua eteria > società segrete aristocratiche legali. La sua riforma prevedeva una nuova ripartizione della popolazione su base territoriale, secondo una rigorosa impostazione decimale: • Vennero individuate dieci tribù che assunsero carattere territoriale e presero il nome da eroi locali • ogni tribù comprendeva tre trittie, circoscrizioni territoriali tratte, rispettivamente, una dalla zona costiera (paralia), una dalla zona interna (mesogaia) e una dalla città (asty)

  • ogni trittia, a sua volta, comprendeva diversi demi, circoscrizioni territoriali e amministrative di base, preesistenti alla riforma. Nel sistema clistenico , ogni tribù doveva fornire: • un reggimento di opliti (taxis), guidato dal tassiarco, e uno stratego • cinquanta buleuti per la boulé dei Cinquecento. Il nuovo consiglio, costituito da cittadini di età superiore ai trent’anni designati per sorteggio, operava diviso in gruppi di cinquanta (i cosiddetti “pritani”) nelle dieci parti (“pritaníe”, cioè turni di circa 40 giorni) in cui era diviso l’anno amministrativo; era presieduto ogni giorno da un pritano diverso, con funzioni di presidente (epistates). La boulé aveva funzione probuleumatica (di consiglio preventivo): essa consisteva nel preparare e introdurre i lavori dell’assemblea o ekklesia, aperta a tutti i cittadini di età superiore ai vent’anni, che si svolgeva, in via ordinaria, una volta per pritanía. Questa possibilità del cittadino di discutere le proposte risulta essere una grande conquista, in quanto in altre poleis (come Sparta) si poteva esclusivamente esprimere consenso o meno. Aristotele, Costituzione degli Ateniesi 21, 2. L’obiettivo della riforma era di realizzare l’itegrazione della cittadinanza ateniese in un sistema del tutto nuovo rispetto a quello tradizionale, in grado di realizzare la “mescolanza” di vari elementi, spezzando i vincoli clientelari che costituivano la base del potere delle grandi famiglie aristocratiche. Clistene entra nella tradizione come colui che “istituì la democrazia” Secondo e che “consegnò la politeia al popolo” → Aristotele, Costituzione degli Ateniesi 20, 1 ) Difficoltà residue per la realizzazione di una democrazia reale:
    • permanenza del consiglio dell’Areopago, limitazione dell’accesso alle magistrature alle prime due classi di censo, mantenimento del loro carattere elettivo;
    • assenza di retribuzione delle cariche pubbliche: la partecipazione rappresentava un onere per il cittadino comune, che per poterla esercitare doveva abbandonare per un anno le sue normali attività. Erodoto (→ V, 78) collega la crescita della potenza ateniese, messa in evidenza da questi successi, con l’istituzione della democrazia: l’ isegoría è un bene prezioso, per difendere il quale l’uomo libero si mobilita con un entusiasmo ignoto a chi si trova in uno stato di servitù Su Sparta disponiamo di un’Informazione per lo più di parte non spartana: quindi, o ostile o pregiudizialmente favorevole su base ideologica. Il modello spartano, definito kosmos (l’ordine per eccellenza), era del tutto peculiare all’interno del modello oligarchico (nella riflessione costituzionale Spartana era considerata una costituzione mista): si consolida nel corso del VII secolo e militarizza Sparta, bloccandone lo sviluppo culturale. Licurgo: personalità storicamente non certa , datato fra l’XI e il VII secolo e di storicità incerta come sosteneva Plutarco, Vita di Licurgo. La rhetra gli sarebbe stata dettata dalla Pizia. Tucidide → I, 18, 1 ) afferma che in realtà fu l’esito di un processo che riteneva concluso, con il raggiungimento dell’ eunomía, circa quattrocento anni prima della fine della guerra del Peloponneso. Il testo della rhetra è conservato da → Plutarco, Vita di Licurgo VI, 1-6 ed afferma:
      • divisione della popolazione in tre tribù e in cinque suddivisioni territoriali dette obaí;
      • istituzione degli organismi fondamentali: re, gherousia, apella;
      • distribuzione della terra in lotti ( kleroi) di uguale estensione, in numero di novemila. La struttura costituzionale prevedeva due re : provenienti dalle famiglie degli Agiadi e degli Euripontidi, avevano poteri di carattere militare, religioso e giudiziario.
  • Gherousia : consiglio vitalizio di ventotto membri ultrasessantenni, scelti nell’ambito delle famiglie più importanti: avevano funzioni probuleumatiche e giudiziarie.
  • Apella : assemblea composta dagli Spartiati, i cittadini di pieno diritto: si riuniva una volta al mese e poteva solo approvare o respingere le proposte, ma non discuterle. Eleggeva i geronti e gli efori per acclamazione; non aveva competenze giudiziarie.
  • Cinque efori : istituiti per controllare i re, venivano eletti dall’ apella fra tutti i cittadini. La lista degli efori eponimi iniziava con l’anno 754: il presidente del collegio, l’eponimo, presiedeva l’ apella e la gherousía. L’ agoghé era un sistema educativo controllato dallo stato, la formazione era di carattere fisico, integrata da musica e canto corale: tendeva a privilegiare i valori collettivi su quelli individuali ( Plutarco, Vita di Licurgo, 4, 1 : «a nessuno era consentito di vivere come voleva»).
  • chi voleva emergere era ritenuto un pericolo;
  • tendenziale chiusura, per timore delle influenze esterne → Tucidide I, 95, 7 ; xenelasiai;
  • immobilismo, a causa di un equilibrio sociale estremamente precario;
  • grande cautela nell’intervenire fuori dal Peloponneso, con conseguenze negative sul ruolo egemonico di Sparta. Sparta era molto apprezzata dai Greci:
  • esempio ideale di costituzione mista e di stabilità (Aristot. Polit. 1265b; Polyb. VI, 48-50);
  • rapporto tra eunomía spartana e immunità dalle guerre civili e dalla tirannide ( Tucidide I, 18, 1 );
  • assoluta uguaglianza fra i cittadini di pieno diritto: Isocrate, Areopagitico, 61 , che giudica gli Spartani come i più democratici fra i Greci. Per quanto riguarda la Sicilia: I. Cleandro di Gela (505/4-498/7) II. II. Ippocrate di Gela, fratello di Cleandro (498/7-491/90) III. III. Gelone, figlio di Dinomene, tiranno di Gela nel 491/90, diviene poi tiranno di Siracusa (485/4-478/7), dove dà origine alla dinastia dei Dinomenidi: • impostazione autocratica • aggressività imperialistica • ampio uso di mercenari • inserimento nei conflitti etnici fra Greci di stirpe diversa e fra Greci e indigeni • disponibilità a superare la polis dando vita ad entità statali complesse. Le guerre persiane comprendono tre grandi avvenimenti: • la rivolta ionica (499-494) • la prima guerra persiana (490) • la seconda guerra persiana (480-478). il ciclo delle guerre persiane si chiude con la pace di Callia (449/8 a.C.) Eschilo, Persiani, 233 ss dimostra che erano viste dai contemporanei come uno “scontro di civiltà”, che contrappone una civiltà politica basata sulla libertà e sulla sovranità della legge a una basata sulla servitù. furono un importante fattore di sviluppo identitario (Erodoto VIII, 144): chi condivide i valori dell’ Hellenikòn non può medizein. La formazione dell’impero persiano si colloca a partire dalla metà del VI sec. a.C. Ciro il Grande (557-529) sconfisse Astiage, re dei Medi, e Creso, re dei Lidi; conquistò Sardi nel 546. Cambise (529-522), suo figlio, allargò i confini del regno conquistando l’Egitto. Dario I (522-486) consolidò il regno, che si estendeva ormai dall’Asia Minore al Caucaso, dall’India all’Egitto, fortemente centralizzato ma suddiviso in 20 “province” dette satrapie. Combatté contro i Greci la prima guerra persiana. Caratteristiche dell’impero persiano:
  • grande impero sovranazionale, organizzato da Dario in 20 satrapie; ognuna delle quali doveva assicurare un certo gettito fiscale e contingenti militari;
  • “tolleranza”: appoggio alle realtà locali. Erodoto parla della rivolta ionica, nel 499 Aristagora, tiranno di Mileto , si ribellò alla Persia, imitato dai tiranni di altre città greche; ottenne da Atene ed Eretria l’aiuto che Sparta gli negò. Erodoto gli è ostile → V, 49-51. Dopo un inizio favorevole, che portò alla presa e all’incendio di Sardi , i Greci dovettero soccombere. I Persiani si mostrarono concilianti. Erodoto definisce la rivolta ionica «causa di mali» ( archè kakôn) per Greci e Persiani. La flotta persiana era accompagnata da una forte cavalleria: la pianura di Maratona era un ottimo luogo di approdo, suggerito ai barbari da Ippia. La battaglia fu combattuta sulla piana di Maratona tra l’esercito persiano, guidato da Dati e Artaferne, e quello ateniese, guidato dallo stratego Milziade: quest’ultimo

costringe la flotta persiana ad attendere l’esercito di terra e consente alla flotta greca di ripiegare a Salamina Battaglia di Salamina I Greci appaiono divisi su dove combattere e su a chi assegnare il comando. Alla fine, le scelte dell’ateniese Temistocle appaiono vincenti. Grazie a uno stratagemma architettato da Temistocle, i Persiani dovettero combattere battaglia in un luogo inadatto a manovrare le loro navi, più grandi e numerose: lo stretto braccio di mare tra Atene e la prospiciente isola di Salamina. La flotta greca riuscì così a infliggere una pesante sconfitta a quella persiana, composta da navi dalle immense dimensioni rispetto alle veloci triremi greche. Serse, sconfitto, rientrò in Persia con la flotta; l’esercito di terra, affidato al generale Mardonio, tolse l’occupazione da Atene e si accampò per l’inverno in Tessaglia. Terminava così il primo anno di guerra. Il secondo anno di guerra, il 479, fu risolutivo per le sorti della guerra. Due furono le battaglie principali: • Battaglia di Platea: l’esercito greco, guidato dallo spartano Pausania, e quello persiano, guidato da Mardonio, si scontrarono a Platea, in Beozia. Gli Spartani avevano esitato a inviare i loro soldati oltre l’Istmo: li aveva convinti il timore che gli Ateniesi accettassero l’alleanza persiana. I Persiani, sconfitti sul campo, si ritirarono definitivamente dalla Grecia • Battaglia di Capo Micale: la flotta persiana, che si era ritirata in Asia Minore, fu raggiunta da quella greca, guidata dal re spartano Leotichida e dall’ateniese Santippo, e sconfitta a Capo Micale (di fronte a Mileto). La seconda guerra persiana si considera conclusa nel 478, quando i Greci occuparono la piazzaforte di Sesto, nella zona degli stretti, ultima località in Europa occupata dai Persiani. L’Europa era stata definitivamente liberata dalla minaccia persiana e la vittoria apparteneva alla Grecia delle poleis: Sparta (per terra) e Atene (per mare). Fine seconda guerra persiana:

  • Fondamentale per Erodoto fu il ruolo di Atene → Erodoto VII, 138-
  • Problema del nuovo assetto della Grecia e dei Greci d’Asia: consiglio di Samo ( → Erodoto IX, 106 ).
  • Forte consolidamento dell’identità greca: Spertia e Buli ( → Erodoto VII, 135 ), Demarato ( Erodoto VII, 101 ss. ) nelle Storie di Erodoto viene definito il concetto di “grecità”: in un momento di contrapposizione contro un nemico esterno, i Greci comprendono che, sebbene divisi in diverse comunità politiche, condividono “sangue e lingua, santuari e culti comuni, usi e costumi simili” ( Erodoto VIII 144, 2 ). La tradizione considera Salamina e Imera come due momenti della medesima vicenda: il fallimento del tentativo da parte dei barbari d’Oriente e d’Occidente, Persiani e Cartaginesi, di sopraffare la civiltà greca. Certamente la tradizione ha carattere propagandistico e nacque per inserire Gelone tra i Greci che opposero resistenza alla minaccia dei barbari. Ma contatti tra Persiani e Cartaginesi sembrano trovare in effetti qualche riscontro nelle fonti. La battaglia di Imera costituisce un momento importante anche per l’affermazione dell’influenza di Siracusa sulla Sicilia e per il fatto che servì a sostenere la necessità della tirannide per evitare la barbarizzazione. La tirannide dei Dinomenidi si affermò a Siracusa con la vittoria di Imera: • Gelone (491/90-485/4 Gela - 478/7 Siracusa): sfruttò la vittoria per avviare la costruzione di un grande stato territoriale sotto la guida di Siracusa, unificato dalla figura del tiranno e caratterizzato da interventi di manipolazione dei corpi civici (trasferimenti di popolazioni, inserimento di mercenari naturalizzati) e dalla scelta di forme diverse di relazione con il governo centrale • Ierone (478/7-467/6), fratello di Gelone, svolse una intraprendente politica estera interessata all’Italia e al Tirreno, contro gli Etruschi, che sconfisse nella battaglia di Cuma (474/3) La caduta dei Dinomenidi (465) provocò in Sicilia profondi cambiamenti, che intendevano restaurare la situazione antecedente alla tirannide, soprattutto per quanto riguarda la composizione dei corpi civici. Dopo la liberazione di Sesto nel 478 si pone il problema di come tutelare i Greci d’Asia, continuare o no la guerra? Tucidide I, 89 e 94-95 : Pausania viene contestato e gli Ioni offrono l’egemonia agli Ateniesi; circolavano diverse versioni su chi ebbe l’iniziativa: Atene Erodoto IX, 106 e Aristotele, Costituzione degli Ateniesi 22, 3-5; gli alleati → Tucidide e Plutarco, Vita di Aristide 23-25.

Tucidide I, 96-97 presenta la lega delio attica come una alleanza militare difensiva, nata per continuare la guerra antipersiana a difesa dei Greci d’Asia, che però diviene presto uno strumento di egemonia ateniese. Nel corso della pentecontetia possiamo individuare tre fasi: I. 478/7 - 462/1: periodo caratterizzato dalla divisione delle sfere d’influenza e dalla convinzione che l’equilibrio della Grecia dipendesse dal bipolarismo Atene/Sparta II. II. 462/1 – 446: periodo di “guerra fredda”, caratterizzato da conflitti locali anche gravi, talora vicini alla degenerazione in conflitto globale III. III. 446 – 431: ripresa del bipolarismo; a partire dalla metà degli anni ‘30, tuttavia, la situazione precipita verso il conflitto globale. svolta del 462/1 prende le mosse dalla ribellione di Taso ad Atene, nel 465: l’isola chiede l’aiuto spartano. Sparta accetta, ma non può intervenire a causa del grande terremoto del 464. Esso provoca infatti una ribellione degli iloti e la terza guerra messenica. Cimone, contro il democratico Efialte ( Plutarco, Vita di Cimone, 16 ), convince gli Ateniesi a intervenire, ma gli Spartani rimandano il contigente ( Tucidide I, 102, 3 ). Cimone viene ostracizzato e ciò determina ad Atene una svolta in politica interna ed estera. Atene rompe l’alleanza del 481 e ne conclude un’altra con Argo e i Tessali: Atene rompe il bipolarismo. Ne deriva una grave crisi internazionale :

  1. cosiddetta “I guerra del Peloponneso” per il controllo dei golfi corinzio e saronico: Megara passa con Atene, dando origine all’“odio” dei Corinzi ( → Tucidide I, 103, 4 );
  2. II guerra sacra (457-446): conflitto per il controllo di Delfi tra Atene, alleata dei Focesi, e Sparta:
  3. 446: attacco su tre fronti: • ribellione della Beozia • ribellione dell’Eubea e di Megara • invasione spartana dell’Attica
  4. 446/5 Pace dei Trent’anni, che ripropone la divisione delle sfere d’influenza. In politica interna, l’ostracismo di Cimone e l’ascesa di Efialte ebbero come conseguenza la riforma di Efialte ( Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, 25-26 ). Efialte presentava la sua riforma come un ritorno all’antico, all’Areopago delle Eumeni di Eschilo]. Essa consistette nella riduzione dei poteri dell’Areopago, che si erano estesi indebitamente e frenavano lo sviluppo democratico, e nella ridistribuzione dei medesimi agli organi democratici (boulé, assemblea e tribunale). Dopo il suo assassinio, gli subentra Pericle, nipote di Clistene e artefice della democrazia reale: • introduzione del misthós, la retribuzione delle cariche (possibilità a chiunque di partecipare alla vita politica grazie a indennità quotidiana corrispondente alla paga di un operaio > Pericle venne accusato successivamente di aver spinto il popolo verso il parassitismo) • l’estensione dell’arcontato agli zeugiti (457/6) • forse, l’istituzione del theorikón. Si prevede una riduzione dei poteri dell’Areopago , che si erano estesi indebitamente e nella ridistribuzione dei medesimi agli organi democratici ( boulé, assemblea e tribunale). Pericle estende la partecipazione: chi non partecipa è “inutile” (Tucidide II, 40, 2); contemporaneamente, la legge sulla cittadinanza (451/50) determina una chiusura dell’accesso ai diritti. Dibattito sulla democrazia:

l’Epitafio di Pericle ( Tucidide II, 37 ) la democrazia è opportunità uguale per tutti, l’accento viene posto sul clima sereno di convivenza democratica ad atene, spazio viene dato anche agli interessi privati ed alla qualità di vita del singolo e il discorso di Atenagora ( Tucidide VI, 39 ), presentano la democrazia come il governo di tutti o della maggioranza, ed esprimono l’idea che la qualifica a governare venga dal fatto stesso di essere cittadino. Altre, come Pseudo-Senofonte ( Costituzione degli Ateniesi I, 1-3 ), presentano la democrazia come la dittatura dei peggiori e mettono in evidenza il rapporto tra democrazia e imperialismo , determinato dai costi enormi del sistema. -L’opposizione a Pericle fu condotta da Tucidide di Melesia ( Plutarco, Vita di Pericle 11, 1-3 ), soprattutto a proposito dello sfruttamento degli alleati. Dopo il suo ostracismo, nel 443/2, Pericle godette di uno stabile consenso e fu rieletto 15 volte alla strategia.

In risposta alla strategia di Archidamo, Pericle decise di puntare sull’arrivo dei rifornimenti dal mare, contando sull’appoggio degli alleati della Lega Delio-attica. Perciò, Pericle radunò all’interno delle mura che circondavano la città di Atene e che la collegavano al Pireo tutta la popolazione che abitava sparsa per l’Attica, abbandonando così le campagne alle devastazioni spartane. Ciò suscitò malcontento, ma garantì la sopravvivenza agli abitanti dell’Attica. Contemporaneamente, Pericle iniziò una serie di spedizioni navali contro le coste del Peloponneso (in blu nella cartina a lato), per mettere in difficoltà gli Spartani. Lo scontro si avviava a diventare una guerra di logoramento, che a parere di Pericle, Atene aveva le risorse per vincere. Nel 430 Atene fu colpita da una pestilenza, giunta attraverso il porto del Pireo, che ne falcidiò gli abitanti. Il fatto che costoro fossero ammassati all’interno delle mura, in condizioni igieniche non sempre ottimali, favorì il contagio. Pericle, ritenuto responsabile della situazione a causa delle sue scelte strategiche, per la prima volta dopo 15 anni non fu rieletto alla carica di stratego; riuscì a riottenere il favore del popolo, ma si ammalò di peste e morì nel 429. La guerra perse così il suo stratega e convinto sostenitore, con conseguenze che Tucidide giudica nefaste (II, 65). Ad Atene, dopo l’uscita di scena di Pericle, emersero «nuovi politici» (Connor), che Tucidide qualifica spesso come demagoghi assetati unicamente di potere personale e di guadagno: per esempio lo spregiudicato Cleone, tipico esponente di un nuovo stile politico e comunicativo. Di orientamento conservatore era invece l’aristocratico Nicia. A Sparta, il re Archidamo continuò le spedizioni contro l’Attica. Dopo la sua morte, nel 427, iniziò a segnalarsi il valente generale Brasida, che portò importanti innovazioni nella strategia bellica spartana. Conquista e distruzione, da parte spartana, della città di Platea: gli abitanti trovarono rifugio in Atene Stasis di Corcira (Tucidide III, 82, 1-3): per lo storico, un esempio della crisi politica interna determinata in Grecia dalla guerra, «maestra violenta». Profonda divisione interna, lui insiste molto sulle discordie. «Prima spedizione» ateniese in Sicilia , in favore delle città calcidesi di Reggio e Leontini contro Siracusa. Si concluse con la pace di Gela (424), in cui il siracusano Ermocrate convinse i Sicelioti a far fronte comune contro le ingerenze esterne (→ Tucidide IV, 59-64). Ribellione di Mitilene. La riconquista dell’isola, che non ottenne da Sparta l’aiuto richiesto, determinò una discussione tra Cleone e Diodoto sulla punizione da infliggere ai ribelli: il dibattito, che discute l’alternativa forza/clemenza, è un’importante riflessione sull’imperialismo ateniese (→ Tucidide III, 36-49). Tucidide 105 dialogo dei meli: Atene fece una spedizione contro l’isola di Melo, che, essendo colonia spartana, intendeva mantenere la propria neutralità: Melo capitolò nel 415 e fu trattata con estrema durezza (gli uomini furono uccisi e le donne e i bambini venduti schiavi; nell’isola fu inviata una cleruchia di 500 uomini) > i meli ritenevano di essere dalla parte del giusto, applicazione del diritto del più forte. La fama di serietà degli spartani vale all’interno della loro società, all’esterno si guarda al loro interessamento. Teorizzazione del diritto del più forte. Tucidide 8,1 notizia fallimento spedizione in sicilia, l’assemblea non si riteneva responsabile, era colpa degli oratori che avevano convinto l’assemblea stessa, portandola in errore. Tucidide interviene per sottolineare l’irrazionalità di questo atteggiamento, pretesa dell’assemblea di non essere responsabile. L’assemblea fu convinta dalla propaganda. Tucidide poi passa a parlare della capacità di reazione degli ateniesi, importanza rapporti con l’eubea, arrivavano i rifornimenti granai, qui iniziano a farsi vedere problemi di politica interna, la democrazia costava molto, gli ateniesi iniziano a pensare che vanno fatte delle riduzioni, allude alla necessità di sospendere la retribuzione delle cariche, cosa non democratica ed eleggere una commissione di anziani, 10 probuli, magistrati che devono dare consigli preliminari, si ha una sfiducia nelle istituzioni democratiche, boulè ed assemblea hanno preso una decisione sbagliata, per tucidide si tratta di una organizzazione democratica ma per aristotele porta conseguenze pesanti, colpo di stato del 411. La fase deceleica o ionica (413-404) - il colpo di stato del 411 Ultima fase della guerra chiamata ionica perché la guerra si sposta nell’egeo, atene deve contrastare la caduta del suo impero. Atene dovette affrontare una grave crisi della democrazia, il colpo di stato del 411 (cfr. Tucidide II, 65, che considera le discordie interne una delle cause della sconfitta): Alcibiade fugge da Sparta presso il satrapo Tissaferne; qui promette agli oligarchici ateniesi della flotta di Samo l’aiuto persiano, in cambio del richiamo in Atene;

Pisandro , per conto di un gruppo di congiurati comprendente Antifonte, Frinico e Teramene , convince gli Ateniesi a cambiare la costituzione, con il pretesto dell’emergenza bellica: Antifonte era il principale anti democratico, il resto insoddisfatti dalla democrazia.  Tucidide 8 53, («democrazia diversa») > gennaio 411 pisandro mandato ad atene e si presenta all’assemblea per presentare l’ipotesi del cambiamento costituzionale che era stata ideata. Bisogna richiamare alcibiade per vincere la guerra, questo richiede un cambiamento del regime, ma nell’assemblea vi era una certa diffidenza, politicamente intollerabile richiamarlo. Essere democratici non nello stesso modo, pisandro dice che va mantenuta la democrazia ma in forma diversa. Inoltre vi è il tema della salvezza, si deve avere un governo più moderato, pisandro è molto vago.  Tucidide 8,65 (colpo di stato, nel giugno del 411) partendo in gennaio da atene, pisandro aveva lasciato l’incarico alle eterie, società segrete, di preparare il terreno per il colpo di stato. Il primo contenuto del piano anti democratico era togliere la retribuzione delle cariche, darlo solo ai soldati (come era stato detto precedentemente da tucidide, diminuire i costi della democrazia) qui viene proposta una costituzione oplitica, moderata anche se loro volevano controllare direttamente lo stato. La democrazia vige ancora ma in realtà tutto è manovrato dai congiurati, distruzione di un sistema attraverso i suoi stessi strumenti. Nell’epitaffio di Pericle viene detto che si vive liberamente nei rapporti quotidiani, qui invece si ha un clima di terrore, il popolo non sapeva più di chi fidarsi, disorientamento popolo.  Tucidide nel 8,89 confronto sulla situazione di atene alla morte di pericle, valutazione è la stessa. Siamo nel settembre del 411, il governo del 400 entra in crisi, volevano riappacificarsi con la flotta di samo con alcibiade in testa, aveva sempre rifiutato di trattare con loro. Ad atene vi sono due posizioni, oligarchi puri che vogliono mantenere il loro potere, poi c’è un gruppo più flessibile, che ritiene che convenga ricontattare la flotta, teramene e aristocrate, fanno una critica dall’interno. Loro richiedono di nominare l’elenco dei 5000 e di stabilire una costituzione più moderata. Tucidide prende le distanze da costoro, smaschera il loro obiettivo, loro volevano trovare il modo migliore per mantenere il potere, sono mossi da ambizioni personali > come dopo la morte di pericle. Dopo la caduta dell’oligarchia e la gravissima perdita dell’Eubea, nel 411, Atene ottenne diversi successi, grazie alla collaborazione di Alcibiade, Trasibulo e Teramene : a Cinossema (autunno 411); con questa battaglia si interrompe il racconto di Tucidide e iniziano le Elleniche di Senofonte ; ad Abido e a Cizico (primavera 410). La cronologia di senofonte non è sistematica, nel suo resoconto manca la segnalazione di un passaggio di anno. Nel 407 Alcibiade viene ufficialmente richiamato in Atene e nominato egemone autokrator delle forze militari. Tuttavia, grazie al navarco spartano Lisandro, la guerra ebbe una svolta a favore di Sparta: a Nozio (407/6) egli ottenne per Sparta una grande vittoria, che riportò Alcibiade in esilio, compensata l’anno successivo dalla vittoria ateniese alle isole Arginuse (406/5). Il processo contro gli strateghi vincitori alle Arginuse, orchestrato da Teramene (Senofonte, Elleniche I, 7), privò Atene dei suoi migliori generali. Processo per empietà, non seppellire i morti. Nell’ estate del 405 Lisandro sconfisse definitivamente la flotta ateniese a Egospotami. → Dopo una serie di trattative, prima presso Lisandro a Samo, poi a Sparta, condotte in modo proditorio da Teramene, Atene dovette arrendersi e accettare, nel 404, un trattato di pace durissimo, che prevedeva la distruzione delle mura e della flotta (tranne dodici navi), il richiamo degli esuli e che portò all’avvento del durissimo regime oligarchico dei Trenta Tiranni. → ( Tucidide VIII, 76 ): Il regime dei Quattrocento, viene abbattuto dalla controrivoluzione di Samo, guidata da Trasibulo i cittadini tolgono consenso al regime e viene sostituito dal regime dei Cinquemila, guidato da Teramene (settembre 411-febbraio 410). Tucidide ne parla molto positivamente, era un momento di grande crisi, il meglio che potesse esserci all’epoca.

Dopo lo scontro tra Crizia e Teramene. un gruppo di esuli democratici, guidati da Trasibulo , inizia una guerra di resistenza con l’appoggio beotico. I beoti erano stati alleati fedeli di sparta, malcontento anche tra i fedelissimi. Grazie al conflitto tra Pausania II e Lisandro, i democratici riescono a prevalere nella guerra civile del 404/3 e a riconciliarsi con gli Ateniesi rimasti in città; rientrano in Atene nell’ottobre del 403:

  • Trasibulo fa un discorso nella prima assemblea dopo il ritorno dei democratici → Senofonte, Elleniche II, 4, 39-42 ; quelli del pireo rientrano, come prima cosa ringraziano atena sull’acropoli, la prima parte del discorso rivolta a quelli rimasti ad atene, trattati come nemici, trasibulo contesta la pretesa degli oligarchici di essere superiori ai democratici, in che cosa pensano di essere superiori? Qui, come nell’epitaffio di pericle si vede il dibattito sulla democrazia. Non sono superiori, non sono i più giusti con più intelligenza politica. Se hanno fatto un giuramento, devono rispettarlo. Non ricordare il male subito e quindi non vendicarsi, si deve rinunciare alla vendetta. Fu promulgata amnistia, scelta vincente che permise ad atene di recuperare il suo ruolo internazionale, con la riconquista della concordia interna. Fonti non democratiche riconoscono che il popolo restò fedele al giuramento → Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, 40. 2; Platone, Lettera Settima, 326 b. L’imperialismo spartano fa crescere il malcontento in Grecia: Tebe, Atene, Argo e Corinto si coalizzano contro Sparta, incoraggiate dai finanziamenti persiani, con i quali il Re intendeva allontanare Agesilao dall’Asia, Nel 395 Atene, a pochi anni di distanza dalla sconfitta, accede alla richiesta di alleanza dei Tebani: si stave ricostruendo lentamente, spese di Guerra da pagare → Senofonte, Elleniche III, 5, 5-16. Discorso ambasciatori tebani agli ateniesi, dal paragrafo 8, i tebani si giustificarono nominando l’oligarchia, l’ambasciatore provoca la brama egemonica di atene, se vogliono sostituirsi agli spartani devono aiutare chi opprimono, mancata condivisione della vittoria spartana con gli alleati. L’ambasciatore prospetta un’egemonia unica della grecia, dal quarto secolo si afferma che l’egemonia debba essere unica per terra e per mare. Discorso giocato sul solleticare il ruolo egemonico di Atene, Trasibulo afferma che metteranno in gioco loro stessi. Inizia la guerra di Corinto , 395-386 ha un andamento altalenante:
  • vittorie terrestri di Sparta ( Nemea e Coronea , 394), sotto la guida di Agesilao ;
  • grande vittoria navale di Atene a Cnido (394), sotto la guida di Conone : flotta persiana, atene ancora non aveva la sua flotta, si devono sostenere in grecia i nemici di sparta > finisce la talassocrazia spartana, dominio sul mare, Atene ricostruisce le mura e pone le basi per una nuova alleanza navale. Sparta, in difficoltà sul piano militare, avvia trattative con la Persia attraverso il plenipotenziario Antalcida : per il prestigio panellenico di Sparta è un grave colpo, che delegittima la sua egemonia. Nel 387/6 viene conclusa a Sardi la pace del re, pace comune, koinè eirene, che sanciva il principio dell’autonomia come criterio di convivenza internazionale. L’applicazione di questo principio era tutelata da un garante , il re di Persia, che si impegnava a intervenire con la forza contro i violatori. Importanza di questa pace, rinnovata con garanti diversi.  Senofonte → Elleniche V, 1, 31, Artaserse lascia ad Atene lemno, sciro e imbro, ponte navale verso gli stretti. Concessione fatta per ottenere l’adesione di Atene.  Gli Spartani, garanti de facto, utilizzarono la pace a proprio esclusivo vantaggio e non esitarono a violarla, occupando a tradimento, la Cadmea, la rocca di Tebe. > non era stata capace di vincere la guerra di corinto, ma vincitrice diplomatica con la pace comune, violando la pace vanificò i risultati del successo con un atteggiamento contraddittorio. Fondazione seconda lega navale ateniese: Atene voleva recuperare il suo ruolo internazionale, ripensamento sull’imperialismo, volle cominciare a ristabilire relazioni con la città dell’area ionica su basi paritarie, questa la portò a creare una seconda lega navale ateniese, che appare creata già nel 377, grazie al cosiddetto documento epigrafico detto «decreto di Aristotele», Senofonte non ne parla, grande omissione.

L’obiettivo dichiarato era difendere l’autonomia dei Greci da Sparta. Costituita sotto la guida degli strateghi Timoteo, Cabria e Callistrato, fanno a capo all’ambiente di Isocrate, la lega fu un serio tentativo di superare l’imperialismo di V secolo e durò fino alla sconfitta di Cheronea (338). Il decreto dell’assemblea ateniese proponeva ai Greci di aderire all’alleanza ateniese, di carattere strettamente difensivo, accettando il principio della pace comune e con l’espresso obiettivo di contrastare l’imperialismo spartano. Nelle iscrizioni di quarto secolo indicano numero pritania e arcontato, anno e mese indicato. I pritani sono i 50 bouleiti di turno in quell’anno amministrativo, presidente sorteggiato tutti i giorni, Aristotele ha fatto la proposta, la fondazione della lega si presenta subito come anti spartana, che aveva tradito lo spirito della pace comune. Esso si inseriva quindi negli schemi del re, clausola perché atene si impegna a mantenere la pace comune. Inoltre il decreto specificava cosa si dovesse intendere per “libertà e autonomia”, prima volta che viene fatto, richiesti solo contributi volontari, non più obbligo tributi e si esce da quell’ambiguità che aveva permesso a Sparta di usare l’autonomia come uno slogan dai contenuti incerti: l’alleanza agisce se un alleato viene attaccato, a scopo difensivo, il territorio della lega p unitaria, chi viola il contratto può essere condannato in qualsiasi territorio degli alleati, non avrebbero avuto sepoltura nell’attica. Dopo la pace del Re la guerra continuò, soprattutto fra Sparta e Tebe. Il re Agesilao, in contrasto con i Tebani, si ostinava a ritenere contraria all’autonomia la struttura federale in cui era organizzata la Beozia perché città federali delegano in parte il proprio potere, pretesto per entrare in lotta con i tebani, non perdonarono il tradimento della loro alleanza. Nel 375 la battaglia di Tegira , nascono le aspirazioni all’egemonia da parte tebana (→ Diodoro XV, 37, 1 ). Questa battaglia è quella che fa immaginare ai tebani di poter sconfiggere gli spartani, ambizione portata avanti da pochi esponenti di tebe, pelopida ed epaminonda. Nel 375/4 un tentativo di pace, che Senofonte considera un accordo bilaterale Atene/Sparta e Diodoro una pace comune, abortisce. Nel 373 Tebe attacca Platea e rompe anche con Atene, della cui lega faceva parte. Nel 371 si svolge a Sparta un congresso di paceSenofonte, Elleniche VI, 3, 7 riporta discorso ateniese

  • si ripropone il bipolarismo Atene/Sparta, senofonte desiderava questo;
  • si acuisce il contrasto Sparta/Tebe (Plutarco, Diodoro). Tebe resta esclusa dalla pace e abbandonano il congresso; Agesilao fa invadere la Beozia da Cleombroto, condizione di isolamento dei tebani; nella guerra che segue Sparta viene gravemente sconfitta a Leuttra. Fine egemonia spartana. Problemi politici, contraddizioni sull’autonomia e problemi interni, imperialisti vs corrente tradizionalista. Equilibrio precario, scontento iloti.

Dopo Leuttra, inizio dell’egemonia tebana. 371-

All’indomani della battaglia, gli Ateniesi convocarono ad Atene un congresso di pace ( 371 /70) e si proposero come garanti, proponendo come principio ispiratore l’idea precisa di autonomia fissata nel decreto di Aristotele: Ma Atene commise l’errore di concludere una tregua con Sparta; quando Mantinea, attaccata da Sparta, chiese di essere difesa, Atene rifiutò di intervenire e gli Arcadi si rivolsero a Tebe provocando invasione tebana nel peloponneso. Atene concluse poi addirittura un’alleanza con Sparta (369). Le decisioni delegittimarono la lega, che era nata con un obiettivo antispartano e Atene come garante della pace comune. Incapacità di prevedere le mosse L’egemonia tebana fu guidata da Epaminonda e Pelopida, avevano un progetto che gli altri membri non condividevano; le fonti sottolineano assenza di tradizioni: → Senofonte non ne parla, gli è ostile. Diodoro usa l’eforo di Cuma, plutarco fa riferimento a callistene di olinto. Due direttrici:

  • Epaminonda nel Peloponneso : sostegno ai popoli liberatisi dal giogo spartano ( es Messeni);
  • Pelopida in Tessaglia ; progetto di riprendere l’antico progetto, i quali avevano pensato ad un’egemonia panellenica attraverso il controllo per afizionie.
  • Atene , indebolita nel suo impero, stava affrontando una crisi della sua lega, mantennero le promesse del decreto di aristotele ma con l’interferenza tebana e con qualche preoccupazione, fu travolta dalla «guerra degli alleati» (357-355)
  • nel Peloponneso , si stava diffondendo un equilibrio anti spartano, dovuto allo sviluppo delle federazioni.
  • la Grecia settentrionale, con la Macedonia e la Tessaglia , era stata pienamente coinvolta nelle vicende greche e la macedonia con la tessaglia, si preparavano a diventare protagoniste. la macedonia di Filippo e Alessandro: I regni di Filippo II e di Alessandro di Macedonia si estendono per quasi un quarantennio nel corso del quarto secolo, dopo la fine dell’egemonia di Tebe decretata dalla sconfitta nella battaglia di Mantinea (362). La Macedonia era uno stato federale monarchico , guidato da un sovrano soprattutto, capo militare che di fatto, veniva scelto dall’esercito, gli eteri, aristocratici compagni del re per acclamazione anche se di fatto veniva scelto tramite linea dinastica. Un fattore di debolezza della Macedonia consiste nelle crisi dinastiche , dovute alla pratica della poligamia nella famiglia reale.
  • La realtà macedone era diversa da quella della Grecia più sviluppata: la polis era una struttura di minima rilevanza e le principali attività erano l’agricoltura e la pastorizia. La società era composta da: contadini liberi; nobili, che facevano parte dell’aristocrazia dei cosiddetti “ eteri ” (“compagni” del re). i Macedoni non erano stati in grado di sfruttare le risorse che avevano ed erano considerati dagli altri Greci quasi come “barbari” infatti i loro modelli di riferimento erano gli eroi di omero, omerismo sentito dagli altri greci come segno di arretratezza. Filippo II, salito al trono nel 360/59, come reggente, in rappresentanza del nipote, egli consolidò il regno: -sbarazzandosi dei rivali -tiene sotto controllo la pressione dei barbari ai confini; -ottiene la fedeltà dell’aristocrazia chiamando i loro figli a corte per essere educati, per questo sintonia tra alessandro e suoi compagni. -riorganizza l’esercito, rifondando la cosiddetta “falange oplitica macedone”. → Diodoro 16, 2-3. favorevole a filippo, probabilmente viene da eforo, non abbiamo più fonti contemporanee, si basa sull’oratoria ateniese e su diodoro. La formazione di Filippo era greca, fatta a tebe presso Epaminonda, non è casuale che egli abbia ripreso linee politiche tebane e abbia realizzato quello che Epaminonda desiderava, sfrutterà queste conoscenze quando diventò re. Nonostante la sua ricchezza la macedonia fatica a rendersi indipendente, filippo era un oratore capace, soprattutto con i soldati, filippo cambiò le armi da guerra, erano delle lunghe lance, che resero la falange macedone impenetrabile. All’epoca di diodoro, già cinque libri di teopompo erano perduti era un continuatore di tucidide, poi rendendosi conto dell’importanza di filippo, si mise a scrivere le filippiche, punto di riferimento di diodoro. Filippo si impegnò nella difesa dei confini settentrionali e delle coste:
  • sconfisse sul campo di battaglia i Peoni e gli Illiri e sposò, con intenti diplomatici, la principessa epirota Olimpiade;
  • con Atene firmò un trattato rassicurante, ma in seguito espelle gli ateniesi dalla costa macedone.
  • Conquistando anfipoli filippo si appropria delle sue miniere ed inizia a coniare moneta aulica, monetazione in oro non era consueta. Filippo si inserisce nella politica greca attraverso la terza guerra sacra, una nel settimo secolo ed una metà del quinto, una situazione che crea una frattura nell’anfizionia. Il conflitto fu provocato dai Focesi, che volevano mantenere il controllo del santuario di Delfi, appoggiati dagli Ateniesi e dagli Spartani, contro i Beoti e i Tessali; esso durò per 10 anni, dal 356 al 346.
  • Guerra sacra importante perché nel 354 le città tessaliche chiedono, contro Fere, l’intervento di Filippo, che occupa il porto di Pagase e due anni dopo viene nominato tago dei Tessali: è il capo di uno stato greco e controlla l’Anfizionia delfica e sconfisse i focesi nella battaglia di cronco

Nel 349 Filippo attacca Olinto , Atene si illude di poter trattare Filippo come i suoi deboli predecessori, pensava di poter condizionare la macedonia ma poi la città cade Non ignorano più filippo e le trattative portano alla pace di Filocrate , un accordo bilaterale Atene/Filippo (346) ma nello stesso anno viene stipulata la pace di Pella , pace comune che dà a Filippo il mandato di porre fine alla guerra sacra e nello stesso anno sconfigge i Focesi, obbligandoli al diecismo dividendo le comunità e sono espulsi dalla anfizionia. I due voti dei Focesi passano a Filippo a titolo personale all’interno dell’anfizionia. Ad Atene si discute sulla spedizione in Persia: Isocrate ( Filippo del 346 si presenta come lettera aperta) Suggerisce a Filippo di farsi promotore di una guerra dei Greci contro i Persiani, per:

  • incanalare in una guerra esterna le energie che provocano i disordini; impiegare nell’esercito gli apolidi che rendevano instabile la Grecia, brigantaggio e pirateria ed infine egli intendeva dare al suo potere dare una legittimazione definitiva. Demostene ritiene che il vero pericolo per la Grecia sia Filippo, il vero «barbaro» e che Atene debba trasformare il Re di Persia da nemico in alleato. Demostene crea nel 340 una Lega ellenica (comprendente l’Eubea, Megara, Corinto, Corcira ecc ed in seguito anche la Lega beotica) il nome della lega era un modo per dire che filippo non era un greco Nel 340/39 scoppia la quarta guerra sacra contro i Locresi di Anfissa, alleati di Tebe; i Tebani occupano Nicea filippo per reazione occupa Elatea, stanno vicino alle termopili, il passaggio fondamentsle tra due zone della grecia. Demostene ottiene l’alleanza di Tebe ( → Diodoro XVI, 84-85). La guerra sacra viene risolta da Filippo nel 338, dopo averli sconfitti cerca di dividere Atene e Tebe con la diplomazia, la coalizione rimane integra e si arriva alla battaglia di cheronea: durissima sconfitta greca, una forte perdita umana ( → Diodoro XVI, 86; invece la posizione filomacedone la ritroviamo in → Plutarco, Vita di Focione XVI, 1-5 ). Alla sconfitta segue la “ pace di Demade ” filo macedone, gruppo anti democratico. ( → Diodoro XVI, 87, 3; Pausania I, 25, 3). Diodoro ha una visione favorevole a filippo, non si comporta come vincitore ma tratta benevolmente con gli ateniesi, ma aveva i suoi interessi a comportarsi così, aveva bisogno dell’appoggio di atene. Pausania cerca sempre di recuperare delle tradizioni rare, non racconta quello che dicono tutti, smaschera la visione benevola di filippo, solo a parole fece questi patti, di fatto gli ateniesi vennero mortificati. Tebe viene trattata con molta durezza: deve pagare un riscatto per i prigionieri e per i morti, molti antimacedoni vengono condannati a morte e altri costretti all’esilio, il governo della città è affidato a 300 filomacedoni, posta sotto controllo. Atene viene trattata con clemenza: ottiene i prigionieri senza riscatto, può conservare Lemno, Imbro, Sciro, Delo e Samo, riceve Oropo, territorio da sempre conteso con tebe, Filippo si impegna a non invadere l’attica, atene poi dovette sciogliere la Seconda lega navale.

La Lega di Corinto: modo in cui filippo organizza la grecia

Nel 337 viene fondata la Lega di Corinto (→ testo fondazione Tod II, 177 ): giuramento generale, si giura un trattato con una doppia tutela, non si devono rompere gli accordi con filippo e poi viene chiesto loro di non attaccare gli alleati. Filippo si era preoccupato di dare alla grecia l’assetto che gli interessava, viene chiesto di non cambiare le costituzioni > clausola che vuole garantire la stabilità del mondo greco e anche per uno status di conservazione. Filippo si era fatto nominare egemone della grecia con una forma istituzionale comprensibile alla mentalità greca, lega militare difensiva con un egemone riconosciuto. Diodoro 16,89 la guerra contro i persiani è un modo per guadagnarsi la simpatia del mondo greco, valore di legittimazione del suo ruolo. Diodoro sottolinea la sua qualità, comportamento amichevole, le qualità del buon leader. Viene nominato stratego con pieni poteri, non ha bisogno di riferirsi continuamente al sinedrio di Corinto, i greci si mettono nelle mani di filippo. Filippo stava preparando la spedizione in asia, ripropone il tema della difesa dal barbaro persiano, si voleva colonizzare l’asia minore dando spazio agli apolidi.