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Appunti riassuntivi sul corso istituzionale di storia greca, passato con il massimo dei voti: dalle origini fino ad alessandro magno
Tipologia: Sintesi del corso
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La civiltà minoica nasce presso l’isola di Creta e si sviluppa improvvisamente attorno al 2000, dell’Età del Bronzo medio, quando si ruppe la koinè egea. La sua collocazione strategica le permise di rivestire il ruolo di ponte per le relazioni internazionali. Monumento fondamentale per questo popolo fu il palazzo di Cnosso, potere trainante dell’isola. Fiorisce tra il 2000 e il 1380 a.C. e si basa sulla storia dei palazzi: Periodo dei primi palazzi: a Festo e a Cnosso; intorno al 1700, l’archeologia mostra che essi subirono una prima distruzione II. Periodo dei secondi palazzi: Furono ricostruiti i centri già esistenti (Cnosso in questo periodo esercita l’egemonia su tutta l’isola) e furono edificati nuovi palazzi. Questa è la fase tradizionalmente considerata l’apice della civiltà minoica. Intorno al 1450 i palazzi subirono una seconda distruzione. III. Periodo neopalaziale: i palazzi vennero ricostruiti, ma ad opera dei conquistatori micenei, che esercitavano una forma di dominazione su Creta. Il palazzo ricopre diversi ruoli, in politica : sede del signore, che esercita il suo potere su di esso e sulle campagne circostanti, economica : centro che organizza la vita economica, che gestisce la produzione agricola e artigianale e la rete dei commerci. Si tratta, inoltre, di un’economia fortemente centralizzata, e di conseguenza estremamente fragile. In esso converge tutta la produzione per essere immagazzinata, catalogata e destinata ai diversi scopi. È proprio questa necessità di elaborare elenchi che dà il via alla nascita della scrittura. E religiosa : luogo di culto, nel quale il signore celebra e amministra i riti sacri per le divinità. I resti del palazzo di Cnosso sono stati scavati dall’archeologo inglese sir Arthur Evans a partire dal
L’ipotesi più accreditata riguarda lente e progressive infiltrazioni di genti parlati una lingua proto-greca che si sovrapposero ad un sostrato etnico e linguistico precedente: pelasgi. La civiltà micenea si sviluppa in diverse fasi cronologiche: I. XVIII secolo (1750-1700 ca.): origini della civiltà micenea a partire da Argolide e Messenia e formazione di diversi «regni» micenei (tra i quali spicca Micene), II. II. XV secolo (1500-1400): espansione micenea nell’Egeo, con progressiva sostituzione ai Cretesi a Cipro e in Egitto; presenza in Occidente (Basso Tirreno, Ionio) III. III. XIV secolo (1400-1300): apogeo della cultura micenea (massimo espansione dei manufatti micenei nel Mediterraneo) e conquista di Creta IV. IV. XIII secolo (1300-1200): prima distruzione dei palazzi. Il mondo miceneo, non politicamente unitario, è policentrico: ogni regno fa perno su un palazzo. Ognuno di questi, così come quelli minoici, controlla il territorio circostante. L’influenza micenea risulta essere territorialmente più vasta: primo esempio di politica di dominio a vasta raggio in Grecia (Tucidide 1, 9-11: ruolo di Agamennone, re miceneo, nell’epoca della guerra di Troia). La struttura politico-sociale fortemente gerarchizzata: • il signore del palazzo è il wanax • il lawagetas è un capo militare il cui nome deriva da laós (popolo in armi) e dal verbo ago (condurre) • il popolo (damos), costituito da cittadini liberi, si dedica ad attività produttive e militari • le mansioni più umili sono affidate ai servi (douloi), con ogni probabilità prigionieri di guerra, La gerarchizzazione della società può essere in parte spiegata anche con il fatto che, al contrario della pacifica cultura minoica, quella micenea fu una società guerriera, come è testimoniato dalla funzione militare dei palazzi e dai numerosi corredi di armi trovati nelle tombe. Intorno al 1450 inizia il dominio miceneo su Creta (periodo neopalaziale). Tra il XIII e il XII secolo iniziano a verificarsi le distruzioni dei palazzi micenei, che daranno il via al declino di questa civiltà (fine XII secolo). I Micenei erano comunque riusciti a unificare culturalmente, ma non politicamente, diverse aree della Grecia: la loro caduta comportò una frattura gravissima nell’unità culturale tipica del periodo minoico-miceneo. L’età oscura: La Dark Age e il periodo dell’alto arcaismo si estendono: • dalla fine del XII secolo (1100) • fino a metà del VIII secolo (750). I tre secoli e mezzo di decadenza vengono nominati anche Medioevo Ellenico. Le poche fonti pervenuteci sono resti archeologi, come quello dell’isola di Eubea. Alla fine del XII secolo (1100) i palazzi di Pilo, Micene, Tirinto, Tebe vengono distrutti e i diversi centri micenei subiscono un crollo generalizzato. L’archeologia testimonia che i palazzi non vennero ricostruiti. Crollati i centri propulsori della cultura micenea, venne meno anche tutto il mondo politico, economico e sociale ad essi collegato. Si andò così incontro alla frattura dell’unità culturale dell’epoca minoica e micenea: molti siti vennero abbandonati e vi fu una forte diminuzione della popolazione. L’Età oscura è appunto il periodo, malnoto e caratterizzato da un complessivo regresso culturale, che segue alla caduta dei palazzi micenei.• a livello architettonico, scompaiono i grandi palazzi micenei, sostituiti da insediamenti piccoli e privi di edifici in muratura di rilievo • a livello funerario, scompaiono le magnifiche tombe a tholos micenee e si afferma l’uso delle tombe isolate, a fossa, con la pratica dell’incinerazione • si perde l’uso della scrittura, che invece i Micenei impiegavano abitualmente • alle decorazioni naturalistiche tipiche del mondo minoico-cretese, si sostituisce il cosiddetto stile geometrico, con decorazioni costituite da linee e forme astratte • al bronzo, una lega creata con materiali d’importazione, viene sostituito il ferro, che si trovava anche sul suolo greco: diminuzione degli scambi, poiché reperibile sul suolo greco. Tucidide I, 12, 1-3) crollo della civiltà micenea era stata individuata nella discesa dal nord di popoli invasori, i Dori , gente di stirpe indoeuropea che si sarebbe stanziata nel Peloponneso. Tucidide I, 12, 4 : “migrazione ionica”. Essa si colloca alla fine dell’XI secolo, cioè intorno al 1000 «Gli Ateniesi colonizzarono la Ionia e la maggior parte delle isole». In questo contesto si situa la cosiddetta migrazione ionica (fine XI secolo, 1000): spostamento di popolazioni (Ioni, Dori, Eoli) dalla penisola di Eubea verso l’Asia Minore. Atene si servì di tale evento per legittimare la sua egemonia. Migrazione: si tratta del primo movimento di individui che partono dalla Grecia continentale per colonizzare le coste dell’Asia Minore e della Tracia.
religioso e giudiziario. II. Aristocratici: in consiglio, coadiuvano il re nelle decisioni politiche e giudiziarie e costituiscono dunque un’élite molto potente, in grado di condizionare il sovrano. Costoro traggono il proprio sostentamento dalle proprietà terriere e dall’allevamento. Questa struttura economico-sociale comporta: • la progressiva nascita di latifondi, cioè l’accentramento dei campi nelle mani una ristretta cerchia di aristocratici • il ricorso a uomini liberi salariati per occuparsi dei campi e degli animali degli aristocratici. III. Uomini liberi: possono riunirsi in assemblea, avendo tuttavia per lo più potere soltanto consultivo e non decisionale. La formazione della città dà alla Grecia classica il suo assetto caratteristico: • spiccata unità culturale (in senso etnico, linguistico, religioso, giuridico) • forte frazionamento politico. Testimoniata è la presenza di più di mille stati indipendenti, che si differenziavano per: • dimensioni geografiche e natura del territorio • caratteristiche socio-demografiche e insediative • assetto urbanistico e monumentale • modalità di definizione della costituzione (politeia). La nascita della polis fu favorita da alcuni presupposti, quali • stabilità delle comunità sul territorio • sviluppo dell’economia agricola • crescita demografica • miglioramento del livello di vita. Il termine polis compare per la prima volta in una iscrizione di Drero (Creta) della seconda metà del VII secolo (ML 2). Aristotele nella sua opera Politica definisce l’uomo come politikon zoon, cioè un animale che vive nella polis. Nonostante provenisse da uno stato federale, era convinto che la polis rappresentasse l’entità politica migliore. La polis come fenomeno urbanistico: • Articolazione acropoli (polis)/città bassa (asty) a. asty, centro cittadino b. chora, campagna coltivata c. eschatià, “periferia” destinata a pascolo. • Priorità del fattore religioso nella definizione “architettonica” dell’identità cittadina. Con il termine sinecismo si fa riferimento all’organizzazione della realtà cittadina intorno a un centro urbano. Tucidide I, 10, 1-2 ) parla della scarsa importanza definitoria dell’aspetto urbanistico. Sinecismo: la realtà cittadina si organizza intorno a un centro urbano. Il fatto che Micene era piccola, o che qualcuna delle città di quei tempi ora non sembra importante, non può essere preso come indicazione precisa per rifiutarsi di credere che la spedizione sia stata grande quanto afferma la tradizione. Se la città dei Lacedemoni venisse devastata e rimanessero i templi e le fondamenta degli edifici, i posteri avrebbero gravi dubbi sulla potenza dei Lacedemoni in rapporto alla loro fama. Eppure essi governano due quinti del Peloponneso e hanno l'egemonia sull'intera regione nonché su molti alleati esterni: ma, malgrado questo, poiché la città non è costruita in modo compatto, né ha templi e edifici sontuosi, ma è costruita da villaggi, secondo l'usanza antica della Grecia, la loro potenza apparirebbe inferiore. Se invece la stessa cosa succedesse agli Ateniesi, dall'aspetto visibile della città si dedurrebbe una potenza doppia di quella reale. La polis come fenomeno sociale, comunità di culti e di leggi:
illegittimi, i servi, l’abitazione, il tesoro familiare (in bronzo, metalli preziosi, beni di prestigio), le terre e il bestiame; • stile di vita basato sulla guerra (secondo il modello “omerico” del duello eroico e dell’uso del cavallo) e sulla politica, e su svaghi come la caccia, il simposio, le competizioni agonali. La prevalenza dell’aristocrazia determina, sul piano sociale: • la formazione di latifondi, • la decadenza della piccola proprietà • l’indebitamento dei piccoli contadini liberi e la loro riduzione allo stato di braccianti salariati o addirittura di schiavi. La crisi dell’aristocrazia è determinata: • sul piano socio-economico, da fenomeni come la diminuzione della produzione agricola e il conseguente impoverimento e indebitamento dei contadini; • sul piano militare, dall’avvento della riforma oplitica. Con questa riforma, la funzione guerriera cessò di essere un privilegio aristocratico. L’armamento dell’oplita (costituito da elmo, corazza, schinieri, scudo rotondo a doppia impugnatura o antilabé, lancia) era infatti accessibile anche ai membri della classe media, i piccoli proprietari contadini. Questi ultimi, in cambio del contributo dato alla difesa della comunità, richiesero e ottennero una corrispondente integrazione sociale e politica, come si legge in Aristotele, Politica 1297 b L’armamento dell’oplita era accessibile anche ai membri della classe media, i piccoli proprietari contadini. Questi ultimi, in cambio del contributo dato alla difesa della comunità, richiesero e ottennero una corrispondente integrazione sociale e politica. Tucidide I, 12, 4: La Grande colonizzazione conferma la grande importanza della mobilità umana e dell’interscambio culturale nel processo di formazione e di sviluppo della civiltà greca,. Le nuove fondazioni (apoikíai) di solito diventavano del tutto indipendenti dalla madrepatria, mantenendo relazioni solo sul piano linguistico, religioso e culturale. Le cause di tale migrazione sono molteplici:
Erodoto V, 66 Dopo la cacciata di Ippia, figlio di Pisistrato, l’Alcmeonide Clistene riuscì ad affermarsi sulla scena politica ateniese nel 508/7, appoggiandosi a quel demos che era stato rafforzato come forza sociale proprio da Pisistrato. Clistene associa il demos alla sua eteria > società segrete aristocratiche legali. La sua riforma prevedeva una nuova ripartizione della popolazione su base territoriale, secondo una rigorosa impostazione decimale: • Vennero individuate dieci tribù che assunsero carattere territoriale e presero il nome da eroi locali • ogni tribù comprendeva tre trittie, circoscrizioni territoriali tratte, rispettivamente, una dalla zona costiera (paralia), una dalla zona interna (mesogaia) e una dalla città (asty)
costringe la flotta persiana ad attendere l’esercito di terra e consente alla flotta greca di ripiegare a Salamina Battaglia di Salamina I Greci appaiono divisi su dove combattere e su a chi assegnare il comando. Alla fine, le scelte dell’ateniese Temistocle appaiono vincenti. Grazie a uno stratagemma architettato da Temistocle, i Persiani dovettero combattere battaglia in un luogo inadatto a manovrare le loro navi, più grandi e numerose: lo stretto braccio di mare tra Atene e la prospiciente isola di Salamina. La flotta greca riuscì così a infliggere una pesante sconfitta a quella persiana, composta da navi dalle immense dimensioni rispetto alle veloci triremi greche. Serse, sconfitto, rientrò in Persia con la flotta; l’esercito di terra, affidato al generale Mardonio, tolse l’occupazione da Atene e si accampò per l’inverno in Tessaglia. Terminava così il primo anno di guerra. Il secondo anno di guerra, il 479, fu risolutivo per le sorti della guerra. Due furono le battaglie principali: • Battaglia di Platea: l’esercito greco, guidato dallo spartano Pausania, e quello persiano, guidato da Mardonio, si scontrarono a Platea, in Beozia. Gli Spartani avevano esitato a inviare i loro soldati oltre l’Istmo: li aveva convinti il timore che gli Ateniesi accettassero l’alleanza persiana. I Persiani, sconfitti sul campo, si ritirarono definitivamente dalla Grecia • Battaglia di Capo Micale: la flotta persiana, che si era ritirata in Asia Minore, fu raggiunta da quella greca, guidata dal re spartano Leotichida e dall’ateniese Santippo, e sconfitta a Capo Micale (di fronte a Mileto). La seconda guerra persiana si considera conclusa nel 478, quando i Greci occuparono la piazzaforte di Sesto, nella zona degli stretti, ultima località in Europa occupata dai Persiani. L’Europa era stata definitivamente liberata dalla minaccia persiana e la vittoria apparteneva alla Grecia delle poleis: Sparta (per terra) e Atene (per mare). Fine seconda guerra persiana:
Tucidide I, 96-97 presenta la lega delio attica come una alleanza militare difensiva, nata per continuare la guerra antipersiana a difesa dei Greci d’Asia, che però diviene presto uno strumento di egemonia ateniese. Nel corso della pentecontetia possiamo individuare tre fasi: I. 478/7 - 462/1: periodo caratterizzato dalla divisione delle sfere d’influenza e dalla convinzione che l’equilibrio della Grecia dipendesse dal bipolarismo Atene/Sparta II. II. 462/1 – 446: periodo di “guerra fredda”, caratterizzato da conflitti locali anche gravi, talora vicini alla degenerazione in conflitto globale III. III. 446 – 431: ripresa del bipolarismo; a partire dalla metà degli anni ‘30, tuttavia, la situazione precipita verso il conflitto globale. svolta del 462/1 prende le mosse dalla ribellione di Taso ad Atene, nel 465: l’isola chiede l’aiuto spartano. Sparta accetta, ma non può intervenire a causa del grande terremoto del 464. Esso provoca infatti una ribellione degli iloti e la terza guerra messenica. Cimone, contro il democratico Efialte ( Plutarco, Vita di Cimone, 16 ), convince gli Ateniesi a intervenire, ma gli Spartani rimandano il contigente ( Tucidide I, 102, 3 ). Cimone viene ostracizzato e ciò determina ad Atene una svolta in politica interna ed estera. Atene rompe l’alleanza del 481 e ne conclude un’altra con Argo e i Tessali: Atene rompe il bipolarismo. Ne deriva una grave crisi internazionale :
l’Epitafio di Pericle ( Tucidide II, 37 ) la democrazia è opportunità uguale per tutti, l’accento viene posto sul clima sereno di convivenza democratica ad atene, spazio viene dato anche agli interessi privati ed alla qualità di vita del singolo e il discorso di Atenagora ( Tucidide VI, 39 ), presentano la democrazia come il governo di tutti o della maggioranza, ed esprimono l’idea che la qualifica a governare venga dal fatto stesso di essere cittadino. Altre, come Pseudo-Senofonte ( Costituzione degli Ateniesi I, 1-3 ), presentano la democrazia come la dittatura dei peggiori e mettono in evidenza il rapporto tra democrazia e imperialismo , determinato dai costi enormi del sistema. -L’opposizione a Pericle fu condotta da Tucidide di Melesia ( Plutarco, Vita di Pericle 11, 1-3 ), soprattutto a proposito dello sfruttamento degli alleati. Dopo il suo ostracismo, nel 443/2, Pericle godette di uno stabile consenso e fu rieletto 15 volte alla strategia.
In risposta alla strategia di Archidamo, Pericle decise di puntare sull’arrivo dei rifornimenti dal mare, contando sull’appoggio degli alleati della Lega Delio-attica. Perciò, Pericle radunò all’interno delle mura che circondavano la città di Atene e che la collegavano al Pireo tutta la popolazione che abitava sparsa per l’Attica, abbandonando così le campagne alle devastazioni spartane. Ciò suscitò malcontento, ma garantì la sopravvivenza agli abitanti dell’Attica. Contemporaneamente, Pericle iniziò una serie di spedizioni navali contro le coste del Peloponneso (in blu nella cartina a lato), per mettere in difficoltà gli Spartani. Lo scontro si avviava a diventare una guerra di logoramento, che a parere di Pericle, Atene aveva le risorse per vincere. Nel 430 Atene fu colpita da una pestilenza, giunta attraverso il porto del Pireo, che ne falcidiò gli abitanti. Il fatto che costoro fossero ammassati all’interno delle mura, in condizioni igieniche non sempre ottimali, favorì il contagio. Pericle, ritenuto responsabile della situazione a causa delle sue scelte strategiche, per la prima volta dopo 15 anni non fu rieletto alla carica di stratego; riuscì a riottenere il favore del popolo, ma si ammalò di peste e morì nel 429. La guerra perse così il suo stratega e convinto sostenitore, con conseguenze che Tucidide giudica nefaste (II, 65). Ad Atene, dopo l’uscita di scena di Pericle, emersero «nuovi politici» (Connor), che Tucidide qualifica spesso come demagoghi assetati unicamente di potere personale e di guadagno: per esempio lo spregiudicato Cleone, tipico esponente di un nuovo stile politico e comunicativo. Di orientamento conservatore era invece l’aristocratico Nicia. A Sparta, il re Archidamo continuò le spedizioni contro l’Attica. Dopo la sua morte, nel 427, iniziò a segnalarsi il valente generale Brasida, che portò importanti innovazioni nella strategia bellica spartana. Conquista e distruzione, da parte spartana, della città di Platea: gli abitanti trovarono rifugio in Atene Stasis di Corcira (Tucidide III, 82, 1-3): per lo storico, un esempio della crisi politica interna determinata in Grecia dalla guerra, «maestra violenta». Profonda divisione interna, lui insiste molto sulle discordie. «Prima spedizione» ateniese in Sicilia , in favore delle città calcidesi di Reggio e Leontini contro Siracusa. Si concluse con la pace di Gela (424), in cui il siracusano Ermocrate convinse i Sicelioti a far fronte comune contro le ingerenze esterne (→ Tucidide IV, 59-64). Ribellione di Mitilene. La riconquista dell’isola, che non ottenne da Sparta l’aiuto richiesto, determinò una discussione tra Cleone e Diodoto sulla punizione da infliggere ai ribelli: il dibattito, che discute l’alternativa forza/clemenza, è un’importante riflessione sull’imperialismo ateniese (→ Tucidide III, 36-49). Tucidide 105 dialogo dei meli: Atene fece una spedizione contro l’isola di Melo, che, essendo colonia spartana, intendeva mantenere la propria neutralità: Melo capitolò nel 415 e fu trattata con estrema durezza (gli uomini furono uccisi e le donne e i bambini venduti schiavi; nell’isola fu inviata una cleruchia di 500 uomini) > i meli ritenevano di essere dalla parte del giusto, applicazione del diritto del più forte. La fama di serietà degli spartani vale all’interno della loro società, all’esterno si guarda al loro interessamento. Teorizzazione del diritto del più forte. Tucidide 8,1 notizia fallimento spedizione in sicilia, l’assemblea non si riteneva responsabile, era colpa degli oratori che avevano convinto l’assemblea stessa, portandola in errore. Tucidide interviene per sottolineare l’irrazionalità di questo atteggiamento, pretesa dell’assemblea di non essere responsabile. L’assemblea fu convinta dalla propaganda. Tucidide poi passa a parlare della capacità di reazione degli ateniesi, importanza rapporti con l’eubea, arrivavano i rifornimenti granai, qui iniziano a farsi vedere problemi di politica interna, la democrazia costava molto, gli ateniesi iniziano a pensare che vanno fatte delle riduzioni, allude alla necessità di sospendere la retribuzione delle cariche, cosa non democratica ed eleggere una commissione di anziani, 10 probuli, magistrati che devono dare consigli preliminari, si ha una sfiducia nelle istituzioni democratiche, boulè ed assemblea hanno preso una decisione sbagliata, per tucidide si tratta di una organizzazione democratica ma per aristotele porta conseguenze pesanti, colpo di stato del 411. La fase deceleica o ionica (413-404) - il colpo di stato del 411 Ultima fase della guerra chiamata ionica perché la guerra si sposta nell’egeo, atene deve contrastare la caduta del suo impero. Atene dovette affrontare una grave crisi della democrazia, il colpo di stato del 411 (cfr. Tucidide II, 65, che considera le discordie interne una delle cause della sconfitta): Alcibiade fugge da Sparta presso il satrapo Tissaferne; qui promette agli oligarchici ateniesi della flotta di Samo l’aiuto persiano, in cambio del richiamo in Atene;
Pisandro , per conto di un gruppo di congiurati comprendente Antifonte, Frinico e Teramene , convince gli Ateniesi a cambiare la costituzione, con il pretesto dell’emergenza bellica: Antifonte era il principale anti democratico, il resto insoddisfatti dalla democrazia. Tucidide 8 53, («democrazia diversa») > gennaio 411 pisandro mandato ad atene e si presenta all’assemblea per presentare l’ipotesi del cambiamento costituzionale che era stata ideata. Bisogna richiamare alcibiade per vincere la guerra, questo richiede un cambiamento del regime, ma nell’assemblea vi era una certa diffidenza, politicamente intollerabile richiamarlo. Essere democratici non nello stesso modo, pisandro dice che va mantenuta la democrazia ma in forma diversa. Inoltre vi è il tema della salvezza, si deve avere un governo più moderato, pisandro è molto vago. Tucidide 8,65 (colpo di stato, nel giugno del 411) partendo in gennaio da atene, pisandro aveva lasciato l’incarico alle eterie, società segrete, di preparare il terreno per il colpo di stato. Il primo contenuto del piano anti democratico era togliere la retribuzione delle cariche, darlo solo ai soldati (come era stato detto precedentemente da tucidide, diminuire i costi della democrazia) qui viene proposta una costituzione oplitica, moderata anche se loro volevano controllare direttamente lo stato. La democrazia vige ancora ma in realtà tutto è manovrato dai congiurati, distruzione di un sistema attraverso i suoi stessi strumenti. Nell’epitaffio di Pericle viene detto che si vive liberamente nei rapporti quotidiani, qui invece si ha un clima di terrore, il popolo non sapeva più di chi fidarsi, disorientamento popolo. Tucidide nel 8,89 confronto sulla situazione di atene alla morte di pericle, valutazione è la stessa. Siamo nel settembre del 411, il governo del 400 entra in crisi, volevano riappacificarsi con la flotta di samo con alcibiade in testa, aveva sempre rifiutato di trattare con loro. Ad atene vi sono due posizioni, oligarchi puri che vogliono mantenere il loro potere, poi c’è un gruppo più flessibile, che ritiene che convenga ricontattare la flotta, teramene e aristocrate, fanno una critica dall’interno. Loro richiedono di nominare l’elenco dei 5000 e di stabilire una costituzione più moderata. Tucidide prende le distanze da costoro, smaschera il loro obiettivo, loro volevano trovare il modo migliore per mantenere il potere, sono mossi da ambizioni personali > come dopo la morte di pericle. Dopo la caduta dell’oligarchia e la gravissima perdita dell’Eubea, nel 411, Atene ottenne diversi successi, grazie alla collaborazione di Alcibiade, Trasibulo e Teramene : a Cinossema (autunno 411); con questa battaglia si interrompe il racconto di Tucidide e iniziano le Elleniche di Senofonte ; ad Abido e a Cizico (primavera 410). La cronologia di senofonte non è sistematica, nel suo resoconto manca la segnalazione di un passaggio di anno. Nel 407 Alcibiade viene ufficialmente richiamato in Atene e nominato egemone autokrator delle forze militari. Tuttavia, grazie al navarco spartano Lisandro, la guerra ebbe una svolta a favore di Sparta: a Nozio (407/6) egli ottenne per Sparta una grande vittoria, che riportò Alcibiade in esilio, compensata l’anno successivo dalla vittoria ateniese alle isole Arginuse (406/5). Il processo contro gli strateghi vincitori alle Arginuse, orchestrato da Teramene (Senofonte, Elleniche I, 7), privò Atene dei suoi migliori generali. Processo per empietà, non seppellire i morti. Nell’ estate del 405 Lisandro sconfisse definitivamente la flotta ateniese a Egospotami. → Dopo una serie di trattative, prima presso Lisandro a Samo, poi a Sparta, condotte in modo proditorio da Teramene, Atene dovette arrendersi e accettare, nel 404, un trattato di pace durissimo, che prevedeva la distruzione delle mura e della flotta (tranne dodici navi), il richiamo degli esuli e che portò all’avvento del durissimo regime oligarchico dei Trenta Tiranni. → ( Tucidide VIII, 76 ): Il regime dei Quattrocento, viene abbattuto dalla controrivoluzione di Samo, guidata da Trasibulo i cittadini tolgono consenso al regime e viene sostituito dal regime dei Cinquemila, guidato da Teramene (settembre 411-febbraio 410). Tucidide ne parla molto positivamente, era un momento di grande crisi, il meglio che potesse esserci all’epoca.
Dopo lo scontro tra Crizia e Teramene. un gruppo di esuli democratici, guidati da Trasibulo , inizia una guerra di resistenza con l’appoggio beotico. I beoti erano stati alleati fedeli di sparta, malcontento anche tra i fedelissimi. Grazie al conflitto tra Pausania II e Lisandro, i democratici riescono a prevalere nella guerra civile del 404/3 e a riconciliarsi con gli Ateniesi rimasti in città; rientrano in Atene nell’ottobre del 403:
L’obiettivo dichiarato era difendere l’autonomia dei Greci da Sparta. Costituita sotto la guida degli strateghi Timoteo, Cabria e Callistrato, fanno a capo all’ambiente di Isocrate, la lega fu un serio tentativo di superare l’imperialismo di V secolo e durò fino alla sconfitta di Cheronea (338). Il decreto dell’assemblea ateniese proponeva ai Greci di aderire all’alleanza ateniese, di carattere strettamente difensivo, accettando il principio della pace comune e con l’espresso obiettivo di contrastare l’imperialismo spartano. Nelle iscrizioni di quarto secolo indicano numero pritania e arcontato, anno e mese indicato. I pritani sono i 50 bouleiti di turno in quell’anno amministrativo, presidente sorteggiato tutti i giorni, Aristotele ha fatto la proposta, la fondazione della lega si presenta subito come anti spartana, che aveva tradito lo spirito della pace comune. Esso si inseriva quindi negli schemi del re, clausola perché atene si impegna a mantenere la pace comune. Inoltre il decreto specificava cosa si dovesse intendere per “libertà e autonomia”, prima volta che viene fatto, richiesti solo contributi volontari, non più obbligo tributi e si esce da quell’ambiguità che aveva permesso a Sparta di usare l’autonomia come uno slogan dai contenuti incerti: l’alleanza agisce se un alleato viene attaccato, a scopo difensivo, il territorio della lega p unitaria, chi viola il contratto può essere condannato in qualsiasi territorio degli alleati, non avrebbero avuto sepoltura nell’attica. Dopo la pace del Re la guerra continuò, soprattutto fra Sparta e Tebe. Il re Agesilao, in contrasto con i Tebani, si ostinava a ritenere contraria all’autonomia la struttura federale in cui era organizzata la Beozia perché città federali delegano in parte il proprio potere, pretesto per entrare in lotta con i tebani, non perdonarono il tradimento della loro alleanza. Nel 375 la battaglia di Tegira , nascono le aspirazioni all’egemonia da parte tebana (→ Diodoro XV, 37, 1 ). Questa battaglia è quella che fa immaginare ai tebani di poter sconfiggere gli spartani, ambizione portata avanti da pochi esponenti di tebe, pelopida ed epaminonda. Nel 375/4 un tentativo di pace, che Senofonte considera un accordo bilaterale Atene/Sparta e Diodoro una pace comune, abortisce. Nel 373 Tebe attacca Platea e rompe anche con Atene, della cui lega faceva parte. Nel 371 si svolge a Sparta un congresso di pace → Senofonte, Elleniche VI, 3, 7 riporta discorso ateniese
All’indomani della battaglia, gli Ateniesi convocarono ad Atene un congresso di pace ( 371 /70) e si proposero come garanti, proponendo come principio ispiratore l’idea precisa di autonomia fissata nel decreto di Aristotele: Ma Atene commise l’errore di concludere una tregua con Sparta; quando Mantinea, attaccata da Sparta, chiese di essere difesa, Atene rifiutò di intervenire e gli Arcadi si rivolsero a Tebe provocando invasione tebana nel peloponneso. Atene concluse poi addirittura un’alleanza con Sparta (369). Le decisioni delegittimarono la lega, che era nata con un obiettivo antispartano e Atene come garante della pace comune. Incapacità di prevedere le mosse L’egemonia tebana fu guidata da Epaminonda e Pelopida, avevano un progetto che gli altri membri non condividevano; le fonti sottolineano assenza di tradizioni: → Senofonte non ne parla, gli è ostile. Diodoro usa l’eforo di Cuma, plutarco fa riferimento a callistene di olinto. Due direttrici:
Nel 349 Filippo attacca Olinto , Atene si illude di poter trattare Filippo come i suoi deboli predecessori, pensava di poter condizionare la macedonia ma poi la città cade Non ignorano più filippo e le trattative portano alla pace di Filocrate , un accordo bilaterale Atene/Filippo (346) ma nello stesso anno viene stipulata la pace di Pella , pace comune che dà a Filippo il mandato di porre fine alla guerra sacra e nello stesso anno sconfigge i Focesi, obbligandoli al diecismo dividendo le comunità e sono espulsi dalla anfizionia. I due voti dei Focesi passano a Filippo a titolo personale all’interno dell’anfizionia. Ad Atene si discute sulla spedizione in Persia: Isocrate ( Filippo del 346 si presenta come lettera aperta) Suggerisce a Filippo di farsi promotore di una guerra dei Greci contro i Persiani, per:
Nel 337 viene fondata la Lega di Corinto (→ testo fondazione Tod II, 177 ): giuramento generale, si giura un trattato con una doppia tutela, non si devono rompere gli accordi con filippo e poi viene chiesto loro di non attaccare gli alleati. Filippo si era preoccupato di dare alla grecia l’assetto che gli interessava, viene chiesto di non cambiare le costituzioni > clausola che vuole garantire la stabilità del mondo greco e anche per uno status di conservazione. Filippo si era fatto nominare egemone della grecia con una forma istituzionale comprensibile alla mentalità greca, lega militare difensiva con un egemone riconosciuto. Diodoro 16,89 la guerra contro i persiani è un modo per guadagnarsi la simpatia del mondo greco, valore di legittimazione del suo ruolo. Diodoro sottolinea la sua qualità, comportamento amichevole, le qualità del buon leader. Viene nominato stratego con pieni poteri, non ha bisogno di riferirsi continuamente al sinedrio di Corinto, i greci si mettono nelle mani di filippo. Filippo stava preparando la spedizione in asia, ripropone il tema della difesa dal barbaro persiano, si voleva colonizzare l’asia minore dando spazio agli apolidi.