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glossario di bioetica
Tipologia: Dispense
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e ECCENTRICITÀ DELL’UOMO
All'interno del processo di procreazione assistita, l'uomo assume un ruolo sempre più marginale all'interno di una coppia che ha stabilito il proprio rapporto su un progetto che si presenta come irrealizzabile (figlio). La figura maschiele diventa sempre più marginale poichè la sua scomparsa dall'atto generativo non trova alcuna compensazione antropologica. l'immagine del figlio che si sta delineando risponde sempre più alla figura del bisogno, affettivo, emozionale,psicologico, da soddisfare a qualunque costo.
La parola eugenetica a rigore fa riferimento allo studio dei metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso selezioni artificiali operate tramite la promozione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi, o eugenici (eugenetica positiva), e la rimozione di quelli negativi, o disgenici (eugenetica negativa). Quindi l'eugenetica positiva corrisponde a quella attiva (nel senso che interviene selezionando i caratteri positivi), mentre l'Eugenetica negativa corrisponde a quella preventiva.
La "Vita vegetativa" (respirazione, circolazione sanguigna, termoregolazione) indica lo stao in cui il paziente continua a presentare i riflessi del tronco encefalico (deglutizione, tosse, risposta, definita mimica al dolore). A differenza della "morte cerebrale" lo "stato vegetativo" è descritto dalla morte solo di alcune parti del cervello (morte corticale).
Ci si riferisce all'insistenza nel ricorso a presidi medico-chirurgici che non solo non migliorano la condizione del malato, ma addirittura ne peggiorano la qualità di vita o ne prolungano, senza speranza di guarigione, l'esitenza penosa.
L'eutanasia è "buona morte" cioè l’azione volta a liberare da dolori intollerabili il morente provocandone la morte. L'eutanasia attiva: la morte di una persona è causata da un comportamento attivo; L'eutanasia passiva: la morte di un individuo è provocata da un comportamento passivo o omissivo, il quale può essere consentito dal paziente oppure essergli sconosciuto e deciso dai medici o dai parenti dello stesso.
Lasciar morire un paziente per negligenza. È il caso in cui la morte è provocata dall'omissione di sostentamenti ordinari (ad esempio idratazione e nutrizione). Le cure ordinarie e le cure palliative o sintomatiche sono obbligatorie. La loro omissione può configurarsi anche come caso di eutanasia.
Con il termine "living will" ci si riferisce ad una carta sottoscritta dal paziente in pieno possesso delle sue facoltà mentali, in cui egli dichiara la volontà di non essere sottoposto alle tecniche di mantenimento in vita o manovre di rianimazione qualora si trovasse in uno stato terminale o si tema che tale intervento lo porti ad uno stato vegetativo permanente. Si tratta di definire dove termina il diritto di autodeterminazione dell'individuo e dove inizia l'eutanasia. Se il "living will" ha lo scopo di impedire l'accanimento terapeutico, non si capisce perchè è una libera scelta e non un comportamento medico valido per tutti a prescindere. Rischia di essere un impedimento all'azione tempestiva del medico perchè egli, prima di intervenire, dovrebbe fermarsi e valutare le possibili conseguenze del suo intervento.
Alleanza in cui vengono rispettate la professionalità del medico e l'autonomia del paziente. Il rapporto si configura come un contratto in cui il cliente/paziente chiede al professionista/medico una determinata prestazione a prescindere dalla sua valenza terapeutica, ma in questo senso, la professione medica è sempre più parcellizzata e sempre meno incline a considerare il paziente nella sua totalità. Mentre non si può non considerare la situazione di sproporzione medico/paziente (Secondo Lamb il Paternalismo moderato (o alleanza terapeutica) è l'incontro tra due persone che si attua all'interno di uno scambio in cui la sproporzione tra le competenze del medico e la situazione di bisogno del paziente è equilibrata dal riconoscimento della pari dignità dei soggetti umani e dalla consapevolezza che che il bene complessivo, fisico, morale, psicologico, esistenziale del paziente non può essere subordinato all'unico criterio della sopravvivenza Si cura un uomo malato e non solo la sua malattia).
Il rapporto medico – paziente è stato caratterizzato fin dal giuramento di Ippocrate da un’etica medica paternalistica, vale a dire da una concezione etica che prescrive di agire, o di omettere di agire, per il bene di una persona senza che sia necessario chiedere il suo assenso, in quanto si ritiene che colui che esercita la condotta paternalistica (nel caso specifico il medico) abbia la competenza tecnica necessaria per decidere in favore e per conto del beneficiario (il paziente). Da questa prospettiva, il medico è impegnato a ripristinare una oggettiva condizione di salute (indipendente dalle preferenze del paziente) e la relazione è fortemente asimmetrica poiché il paziente viene considerato non solo privo della conoscenza tecnica ma anche incapace di decidere moralmente. I principi etici che sono alla base del paternalismo sono il principio di beneficenza – che prescrive l’obbligo di agire per il bene del paziente – ed il principio di non maleficenza - che esprime l’obbligo di non arrecare danno al paziente.
Il consenso informato riguarda il consenso del paziente a sottoporsi o meno ad un certo trattamento, essendo stato accuratamente informato rispetto alle proprie condizioni cliniche e delle condizioni cliniche in cui potrebbe trovarsi successivamente. È un metodo di avvincinamento medico-paziente, in quanto si basa sulla fiducia reciproca.
le cure palliative sono atte a controllare e a lenire il dolore, che oggi occorre ripensare, come scrive Besson, non soltanto come un sintomo, ma come "una malattia che si può e perciò si deve trattare", ad esempio quando è cronico.
La morte cerebrale è il criterio che determina, secondo la commissione medica riunitasi ad Harvard nel 1968, la morte dell'individuo. Si equipara il coma depassé (assenza di attività cerebrale, assenza di movimento spontaeo o indotto, assenza di respirazione spontanea, assenza di riflessi del tronco cerebrale) alla morte. La morte si stabilisce rispetto a 2 criteri: anatomico (distruzione del corpo) e cardio-polmonare (cessazione del respiro e battito cardiaco); un terzo criterio (criterio neurologico) entra in gioco nel momento in cui il respiro e il battito cardiaco siano in funzione grazie a macchinari esterni.
Il coma depassé (assenza di attività cerebrale, assenza di movimento spontaeo o indotto, assenza di respirazione spontanea, assenza di riflessi del tronco cerebrale) alla morte.
Il testamento biologico, secondo Pessina, va a minare il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Se, infatti, l'obiettivo delle direttive anticipate fosse quello di escludere sia ogni forma di accanimento terapeutico, sia ogni forma di eutanasia, resterebbe da chiedersi per quale motivo ricorrere a questo strumento giuridico: basterebbe una seria formazione del medico, l'elaborazione di attente linee guida per i trattamenti in casi di emergenza, per ottenere il medesimo risultato. Non si comprende, infatti, perché un futuro paziente dovrebbe chiedere ciò che gli è dovuto, e cioè di non essere sottoposto a trattamenti giudicati obiettivamente in contrasto con la buona pratica clinica.
Ci si riferisce alle logiche utilitaristiche di quell'economia che permette lo sviluppo della medicina e della tecnologia, dimenticando completamente il significato umanistico che è alla base della medicina stessa. Ad esempio si ritrovano questo tipo di criteri nelle azioni di mantenimento in vita di bambini encefalitici, al solo scopo di conservarne gli organi per possibili donazioni.
Il Paradigma della plasticità del corpo, è una sorta di sfida alla nostra materialità e temporalità, simbolo del sogno dell'autodeterminazione; una sorta di riproposta dell’utopia migliorista della modernità che ricerca “il migliore dei corpi possibili” supportata, per altro, dalle tendenze della biomedicina, dalla chirurgia estetica, dal body building e le diete. Esito di queste tendenze è l’eclissi del corpo: esso non viene più inteso come dimensione essenziale del soggetto vivente, luogo della sua identità e condizione del suo stare al mondo.
Plessner ne "Il riso e il pianto. Una ricerca sui limiti del comportamento umano" teorizza l'eccentricità dell'uomo e la sua immediatezza mediata. Il principio «posizionale» per la definizione della realtà organica viene infatti istituito attraverso il concetto di «limite realizzato»: un limite è realizzato quando non rappresenti un puro momento disgiuntivo, il virtuale «in mezzo» della separazione tra corpi, ma appartenga realmente a un corpo, il quale perciò non è semplicemente definito nei propri confini, ma possiede il passaggio «oltre se stesso». Così concepito il limite è contemporaneamente momento di chiusura e di apertura; di confinamento e di sconfinamento; di conservazione e di perdita. Grazie a questo concetto, Plessner stabilisce per il vivente lo statuto dialettico di corpo «in sé e oltre sé» e il grado posizionale «eccentrico», quello umano, ne rappresenta la manifestazione più compiuta. L’uomo trova la dimensione della propria esistenza nella «immediatezza mediata» del rapporto con se stesso e con il mondo, e l’espressione ne è uno degli strumenti più indispensabili. Ciò che qui si sostiene è che, se il comportamento espressivo dell’uomo è sempre indice di questa forma mediata di relazione, il riso e il pianto, evidenziando la specifica «frattura esistenziale» dell’essere umano, ne rappresentano la «realizzazione del limite». Quando infatti non è in grado di reagire con un atteggiamento «adeguato» a una situazione che «lo mette in scacco», l’uomo capitola affidando la propria «mossa» alla fisicità, al corpo in quanto corpo, ridendo o piangendo. Benché diversa la dinamica dello scatenamento, sia nell’uno sia nell’altro caso si tratta di una «caduta», di una perdita di controllo, ma non tuttavia di una rinuncia: riso e pianto rappresentano una vera risposta a una situazione che sembrerebbe non lasciare spazio ad alcuna risposta. In quanto tali, riso e pianto sembrano allora configurarsi come le modalità espressive che, per eccellenza, «realizzano il limite»: il limite del mantenimento di un rapporto tra persona e corpo, e delle possibilità espressive dell’uomo. Ma anche il limite della libertà umana.
Pagine del libro
Bioetica Etica