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Bitcoin e implicazioni economiche, Guide, Progetti e Ricerche di Economia Internazionale

Bitcoin e implicazioni economiche

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

Caricato il 13/02/2020

rosyamb
rosyamb 🇮🇹

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I BITCOIN IN EUROPA
I Bitcoin rappresentano un fenomeno in enorme crescita. Una delle caratteristiche che ha reso
celebre il bitcoin è che non viene emessa da nessuna istituzione monetaria in regime di monopolio.
Non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari e di controllo. Il suo valore è determinato
dalle aspettative delle persone e dall’incrocio della domanda e dell’offerta.
PARERE DI ALCUNI STUDIOSI
STIGLITZ. Ha chiesto pubblicamente che la criptovaluta sia messa fuori legge, sostenendo che sia
usata principalmente per scopi illeciti come il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Il sistema
bancario può muoversi verso un uso maggiore di pagamenti digitali e lo sta già facendo, ha aggiunto Stiglitz,
“ma non c’è bisogno del Bitcoin per quello”.
“La mia sensazione è che se fosse regolamentato in modo che non si potesse usare a fini di
riciclaggio di denaro e tutte queste altre cose, non ci sarebbe alcuna domanda relativa al Bitcoin”.
ROBERT SHILLER, ha un parere negativo rispetto ai bitcoin. La mania bitcoin gli ricorda la mania
dei tulipani nel 17 ° secolo. A quel tempo, il prezzo dei bulbi di tulipano si gonfiava, raggiungeva il
picco e poi precipitava agli inizi del 1637. L'evento è considerato una delle prime bolle speculative
registrate dove una frenesia d'acquisto e aspettative elevate sostituiscono giustificazioni razionali
per il valore di un oggetto.
NOURIEL ROUBINI, ha creduto nella previsione dello schianto finanziario del 2008, ha definito il
bitcoin "la madre di tutte le bolle" e "molto peggio" della mania dei tulipani.
Sono dello stesso parere anche il presidente della Royal Bank of Scotland e di JP Morgan.
Tutti sono del parere che presto il valore dei bitcoin scenderà a picco.
VALORE DEL BITCOIN
Nel 2010, il valore del bitcoin era di circa 9 dollari negli USA, somma poco sufficiente a coprire le
spese che sostenevano i miner, spese necessarie alla loro formazione, pensiamo ad esempio ai
computer oppure all’energia elettrica. Nel 2013 ci fu un primo raddoppio, il bitcoin raggiunse nel
giro di pochi giorni i 200 dollari. Oggi invece, ne vale circa 8780, valore pari a 7250 euro.
IMPLICAZIONI ECONOMICHE
Le valute standard sono generalmente inflazionistiche, nel senso che il loro valore tende a ridursi
nel tempo in relazione alla quantità di moneta immessa sul mercato e al rapporto di questa quantità
con la ricchezza reale prodotta in termini di beni e servizi. Per scongiurare abusi nell'emissione di
moneta, si affida la coniazione ad autorità indipendenti che hanno il compito di regolarne la quantità
sul mercato in modo da evitare l'inflazione e mantenere la stabilità dei prezzi sulla base di politiche
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I BITCOIN IN EUROPA

I Bitcoin rappresentano un fenomeno in enorme crescita. Una delle caratteristiche che ha reso celebre il bitcoin è che non viene emessa da nessuna istituzione monetaria in regime di monopolio. Non fa uso di un ente centrale né di meccanismi finanziari e di controllo. Il suo valore è determinato dalle aspettative delle persone e dall’incrocio della domanda e dell’offerta. PARERE DI ALCUNI STUDIOSI STIGLITZ. Ha chiesto pubblicamente che la criptovaluta sia messa fuori legge, sostenendo che sia usata principalmente per scopi illeciti come il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Il sistema bancario può muoversi verso un uso maggiore di pagamenti digitali e lo sta già facendo, ha aggiunto Stiglitz, “ma non c’è bisogno del Bitcoin per quello”. “La mia sensazione è che se fosse regolamentato in modo che non si potesse usare a fini di riciclaggio di denaro e tutte queste altre cose, non ci sarebbe alcuna domanda relativa al Bitcoin”. ROBERT SHILLER, ha un parere negativo rispetto ai bitcoin. La mania bitcoin gli ricorda la mania dei tulipani nel 17 °^ secolo. A quel tempo, il prezzo dei bulbi di tulipano si gonfiava, raggiungeva il picco e poi precipitava agli inizi del 1637. L'evento è considerato una delle prime bolle speculative registrate dove una frenesia d'acquisto e aspettative elevate sostituiscono giustificazioni razionali per il valore di un oggetto. NOURIEL ROUBINI, ha creduto nella previsione dello schianto finanziario del 2008, ha definito il bitcoin "la madre di tutte le bolle" e "molto peggio" della mania dei tulipani. Sono dello stesso parere anche il presidente della Royal Bank of Scotland e di JP Morgan. Tutti sono del parere che presto il valore dei bitcoin scenderà a picco. VALORE DEL BITCOIN Nel 2010, il valore del bitcoin era di circa 9 dollari negli USA, somma poco sufficiente a coprire le spese che sostenevano i miner, spese necessarie alla loro formazione, pensiamo ad esempio ai computer oppure all’energia elettrica. Nel 2013 ci fu un primo raddoppio, il bitcoin raggiunse nel giro di pochi giorni i 200 dollari. Oggi invece, ne vale circa 8780, valore pari a 7250 euro. IMPLICAZIONI ECONOMICHE Le valute standard sono generalmente inflazionistiche, nel senso che il loro valore tende a ridursi nel tempo in relazione alla quantità di moneta immessa sul mercato e al rapporto di questa quantità con la ricchezza reale prodotta in termini di beni e servizi. Per scongiurare abusi nell'emissione di moneta, si affida la coniazione ad autorità indipendenti che hanno il compito di regolarne la quantità sul mercato in modo da evitare l'inflazione e mantenere la stabilità dei prezzi sulla base di politiche

monetarie espansive o restrittive, a seconda delle necessità. Un vantaggio importante di Bitcoin è rappresentato dal fatto che il sistema è interamente decentralizzato e non esistono banche centrali, di conseguenza la valuta virtuale non è soggetta all’inflazione e neanche alle ingerenze di politiche monetarie nell’uno o nell’altro senso. Anzi, dato che il numero totale di Bitcoin è limitato ad un importo massimo di 21 milioni di unità senza possibilità di ulteriore espansione, almeno in base all’algoritmo correntemente in uso, Bitcoin è al contrario esposta a spinte deflazionistiche, ovvero ha la tendenza ad apprezzarsi nel tempo. Gli estrattori o miner forniscono la propria potenza computazionale per convalidare le transazioni della rete all’interno dei blocchi e per questo sono ricompensati con nuovi Bitcoin. Questo è l’unico modo in cui è possibile immettere nuovi Bitcoin in circolazione. Il punto è che l’attività di convalida delle transazioni diventa progressivamente più difficile quindi perché i miner siano incentivati a continuare a dedicarsi a tale attività pur trovandosi a dovervi investire risorse sempre più elevate, è necessario che Bitcoin continui ad apprezzarsi, anche perchè il compenso per ogni blocco risolto si riduce con il tempo. Da un lato, questo costituisce un vantaggio soprattutto per i possessori di Bitcoin, che, all’apprezzarsi della moneta, si troveranno ad aver accumulato maggiore ricchezza a parità di quantità posseduta. D'altra parte, proprio in attesa che si verifichi tale circostanza, gli utenti potrebbero essere portati ad accumulare Bitcoin come se si trattasse di una forma di investimento speculativo piuttosto che a spenderli come moneta, riducendone presenza, disponibilità e conseguentemente uso nei mercati di riferimento. EUROPA In Europa, diversi organismi sono intervenuti su questo tema. La BANCA CENTRALE EUROPEA, incaricata di dare attuazione alla politica monetaria, ha affermato che i bitcoin non sono una valuta bensì una risorsa speculativa, qualcosa su cui scommettere per ottenere un profitto ma che comporta anche il rischio di perdere tutto l’investimento. Le ragioni che hanno spinto la banca ad affermare ciò sono quattro:

  1. Nessuno lo sta appoggiando. Il Bitcoin non è emesso da nessuna autorità pubblica centrale per cui nessuno garantisce il diritto di usare il bitcoin come mezzo di pagamento e nessuno lavora per mantenere stabile il suo valore;
  2. Non è una forma di pagamento generalmente accettata, sono infatti pochi i porti dove possiamo pagare in bitcoin;
  3. Gli utenti non sono protetti, dal momento che c’è la possibilità che gli hacker rubino i bitcoin, senza alcuna possibilità di essere protetti;
  4. È troppo volatile, la valuta invece dovrebbe essere una riserva di valore affidabile.

Dal momento che la BCE ritiene di non dover regolamentare l’uso dei bitcoin, i paesi europei a livello nazionale, si stanno dotando di una regolamentazione di base, anche se nessuno stato ha accettato il bitcoin come moneta legale data la mancanza dei requisiti di:

  1. Unità di conto;
  2. Mezzo di pagamento;
  3. Riserva di valore. Dalla GERMANIA arriva l’assist: Joachim Wuermeling, membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank, ha affermato che le criptovalute dovrebbero essere regolamentate con norme globali. “Regole nazionali non sono sufficienti per gestire un fenomeno mondiale; una regolamentazione efficace delle valute digitali richiede una cooperazione internazionale”. Tuttavia, per la legge tedesca, le valute digitali sono strumenti finanziari, e più precisamente una forma di “denaro privato” che possono essere tassati come capitale. Ma determinati utilizzi richiedono licenze o permessi. Anche in SPAGNA aleggia la questione “tasse”. Le criptomonete sono tassabili come sistemi di pagamento elettronici in base a una legge che regola le scommesse, ma per quanto riguarda altre aree non è ancora chiaro come debbano essere gestite e regolamentate. La Banca Nazionale del BELGIO ha avvertito investitori e risparmiatori dei rischi connessi alle criptovalute e le ha dichiarate proprietà illegali, mentre il ministero della Giustizia ha annunciato l’intenzione di imporre un rigoroso regolamento sulle attività ad esse legate. Il “regno” europeo dei Bitcoin è invece la SVIZZERA, diventata uno dei principali hub europei per lo sviluppo della blockchain e delle criptovalute. Non a caso ha costituito la Crypto Valley Association, un ecosistema no profit sulla tecnologia della crittografia e della blockchain, che ha cominciato a sviluppare un codice di condotta sulle ICO. I regolatori finanziari elvetici hanno definito i requisiti per gli operatori in Bitcoin e stabilito che le piattaforme di valuta digitale sono soggette alle leggi anti-riciclaggio. A settembre 2017 l’autorità svizzera incaricata di vigilare sui mercati finanziari ha diffuso linee guida sull’aumento delle ICO nel Paese. Allo stesso tempo sta indagando su diverse ICO per verificare se chi le ha lanciate sta violando l’attuale regolamentazione. Saint Moritz, rinomato centro di turismo invernale, ha annunciato che comincerà ad accettare i Bitcoin come pagamento per gli sky-lift. Per quanto riguarda l’ITALIA, sul sito del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’economia e della finanza, il due febbraio 2018, è stato pubblicato un comunicato stampa contente lo schema di un decreto ministeriale. Lo schema di decreto disciplina le modalità con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze la loro operatività. Sono inclusi nell’obbligo di comunicazione anche gli operatori

commerciali che accettano le valute virtuali quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi o altre utilità. L’iniziativa mira a realizzare una prima rilevazione sistematica del fenomeno, a partire dalla consistenza numerica degli operatori del settore che, a regime, dovranno ad iscriversi in uno speciale registro tenuto dall’OAM, l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori, per poter esercitare la loro attività sul territorio nazionale. In Italia sono circa 686 le attività commerciali che accettano pagamento in bitcoin, di queste la maggior parte sono localizzate al Nord Italia. Sono inoltre presenti, seppur in numero di molto inferiore, degli ATM, ossia bancomat dai quali è possibile scambiare bitcoin con euro, e viceversa. In Italia, un esempio di citta che sta sperimentando il bitcoin come moneta è la città di Rovereto. Portavoce di questa iniziativa è Marco Amadori, fondatore, con altre 17 persone, di una strart up che si occupa di servizi legati ai bitcoin. Hanno sperimentato, con esito positivi, l’uso del bitcoin come moneta a tutti gli effetti, come mezzo di pagamento nella vita quotidiana. A spingere verso questa idea è stato, secondo Amadori, oltre alla sicurezza garantita dal sistema di Blockchain, sicuramente l’inesistenza di un intermediario finanziario al quale va pagato una commissione o una tariffa. REGIME FISCALE Uno dei principali nodi critici resta il REGIME FISCALE. Sia a livello sovranazionale che a livello nazionale, nello specifico cito il caso italiano, non esiste ancora una normativa uniforme relativa al tema. Un contributo importante è però dato dal parere della Corte di Giustizia dell’UE e dalla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate. L’art. 135, par.I, lett.e) della Direttiva IVA considera esenti dall’imposta “le operazioni, compresa la negoziazione, relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio”, senza far riferimento alle criptovalute. In assenza di uno specifico confronto normativo, in via interpretativa, si è cercato di far rientrare i pagamenti in BTC all’interno dell’esenzione. Alla CDG è stato posto un duplice quesito:

  1. se le operazioni indicate come cambio di valuta virtuale contro valuta tradizionale e viceversa, effettuate dietro pagamento di un corrispettivo, costituissero prestazione di servizi realizzata a titolo oneroso;
  2. in caso di risposta affermativa, si domandava se l’art.135, par.1, della Direttiva IVA dovesse essere interpretato nel senso che le operazioni di cambio valuta virtuale contro valuta legale sono esenti da imposizione. La corte ha dato parere positivo ad entrambi i quesiti.