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Analisi delle Novelle di Boccaccio: Temi, Personaggi e Significati - Prof. Ferro, Appunti di Letteratura Italiana

Riassunto completo novelle Decameron di Boccaccio per l'esame di Letteratura Italiana della professoressa Ferro

Tipologia: Appunti

2018/2019

In vendita dal 17/01/2019

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francesca_bonomi 🇮🇹

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BOCCACCIO - Il Decameron
Ser Ciappelletto
Ciappelletto incarna tutti i vizi e i difetti umani. In quanto notaio, si vergogna
della propria onestà, anziché delle proprie truffe. Ovviamente, non ha alcuna fede
religiosa né frequenta la chiesa
Un giorno però, mentre si trova ospite di due fratelli usurai fiorentini in Borgogna,
Ciappelletto ha un malore, tanto da capire di essere vicino alla morte.
I!due mercanti, consci della pessima condotta morale del loro ospite, iniziano a
chiedersi come comportarsi: non possono seppellire il moribondo in terreno
consacrato senza prima farlo confessare e dargli l’estrema unzione, ma non possono
nemmeno pretendere che un prete, venuto a conoscenza della vita di Ciappelletto, gli
accordi il perdono.
Ciappelletto, dopo aver sentito il dialogo preoccupato e lamentoso tra i padroni di
casa, decide di toglierli dall’imbarazzo chiedendo egli stesso un confessore.
Da subito, si prefigura un tratto tipico dei personaggi boccacciani:!la virtù,
ambigua e paradossale, della "beffa", dell'ingannare gli altri e del
compiacimento nel farlo.
Così il nostro protagonista sceglie di dare al prete un riassunto assai edulcorato
della propria condotta di vita, tanto che il religioso, dopo la morte di
Ciappelletto, lo santifica con parole commosse ed accorate.
Le capacità di parola di Ciappelletto sono tali da ottenere non solo la!remissione
dei peccati ma addirittura!un culto post mortem.
Andreuccio da Perugia
Andreuccio, che non si è mai allontanato da Perugia, è un mercante di cavalli!assai
giovane ed ingenuo, che, giunto a Napoli per concludere qualche buon affare, fa
sfoggio della sua ricchezza sulla piazza del Mercato.
Andreuccio viene così notato da!una prostituta siciliana!, che cerca di derubarlo:
dopo aver visto il giovane salutare con trasporto un'anziana donna, anch'essa
siciliana, chiede a quest'ultima notizie sul giovane, per poi!fingersi sua sorella,
figlia di un’amante conosciuta dal padre durante un viaggio nell’isola.
Il ragazzo viene invitato dalla donna nella sua casa, in un quartiere malfamato di
Napoli. Il giovane è commosso dalla rivelazione della donna, al punto da fermarsi a
cena e poi, su insistenza della presunta sorella, a dormire lì.
Spogliatosi dei suoi vestiti e della bisaccia con i denari così ambiti, Andreuccio si
reca nel gabinetto!e vi scivola dentro, senza tuttavia subire danni fisici dalla caduta
nella fogna; mentre la donna s'impossessa dei denari, il giovane inizia così a gridare
e a richiamare l’attenzione del quartiere. Interviene!il ruffiano!della prostituta, che
invita il ragazzo ad andarsene per evitare problemi più gravi. Direttosi verso il
proprio albergo, Andreuccio incontra poi!due ladri, che lo scovano nonostante egli
si sia rifugiato in un casolare: i due gli spiegano che è stato fortunato ad essere
caduto fuori dalla casa della prostituta, perché se fosse rimasto là sarebbe stato
senza dubbio ucciso.
I due delinquenti raccontano poi al giovane che hanno intenzione di!derubare il
cadavere dell’arcivescovo, gran dignitario del Regno napoletano, che, morto da
poco, è stato seppellito con ornamenti e oggetti preziosi nel duomo.
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BOCCACCIO - Il Decameron

Ser Ciappelletto

Ciappelletto incarna tutti i vizi e i difetti umani. In quanto notaio, si vergogna della propria onestà, anziché delle proprie truffe. Ovviamente, non ha alcuna fede religiosa né frequenta la chiesa Un giorno però, mentre si trova ospite di due fratelli usurai fiorentini in Borgogna, Ciappelletto ha un malore, tanto da capire di essere vicino alla morte. I due mercanti , consci della pessima condotta morale del loro ospite, iniziano a chiedersi come comportarsi: non possono seppellire il moribondo in terreno consacrato senza prima farlo confessare e dargli l’estrema unzione, ma non possono nemmeno pretendere che un prete, venuto a conoscenza della vita di Ciappelletto, gli accordi il perdono. Ciappelletto, dopo aver sentito il dialogo preoccupato e lamentoso tra i padroni di casa, decide di toglierli dall’imbarazzo chiedendo egli stesso un confessore. Da subito, si prefigura un tratto tipico dei personaggi boccacciani: la virtù, ambigua e paradossale, della "beffa" , dell'ingannare gli altri e del compiacimento nel farlo. Così il nostro protagonista sceglie di dare al prete un riassunto assai edulcorato della propria condotta di vita , tanto che il religioso, dopo la morte di Ciappelletto, lo santifica con parole commosse ed accorate. Le capacità di parola di Ciappelletto sono tali da ottenere non solo la remissione dei peccati ma addirittura un culto post mortem.

Andreuccio da Perugia

Andreuccio, che non si è mai allontanato da Perugia, è un mercante di cavalli assai giovane ed ingenuo , che, giunto a Napoli per concludere qualche buon affare, fa sfoggio della sua ricchezza sulla piazza del Mercato. Andreuccio viene così notato da una prostituta siciliana , che cerca di derubarlo: dopo aver visto il giovane salutare con trasporto un'anziana donna, anch'essa siciliana, chiede a quest'ultima notizie sul giovane, per poi fingersi sua sorella , figlia di un’amante conosciuta dal padre durante un viaggio nell’isola. Il ragazzo viene invitato dalla donna nella sua casa, in un quartiere malfamato di Napoli. Il giovane è commosso dalla rivelazione della donna, al punto da fermarsi a cena e poi, su insistenza della presunta sorella, a dormire lì. Spogliatosi dei suoi vestiti e della bisaccia con i denari così ambiti, Andreuccio si reca nel gabinetto e vi scivola dentro, senza tuttavia subire danni fisici dalla caduta nella fogna; mentre la donna s'impossessa dei denari, il giovane inizia così a gridare e a richiamare l’attenzione del quartiere. Interviene il ruffiano della prostituta, che invita il ragazzo ad andarsene per evitare problemi più gravi. Direttosi verso il proprio albergo, Andreuccio incontra poi due ladri , che lo scovano nonostante egli si sia rifugiato in un casolare: i due gli spiegano che è stato fortunato ad essere caduto fuori dalla casa della prostituta, perché se fosse rimasto là sarebbe stato senza dubbio ucciso. I due delinquenti raccontano poi al giovane che hanno intenzione di derubare il cadavere dell’arcivescovo , gran dignitario del Regno napoletano, che, morto da poco, è stato seppellito con ornamenti e oggetti preziosi nel duomo.

Andreuccio (nuovamente ingannato da chi è più esperto di lui della vita ma soprattutto desideroso di recuperare la fortuna perduta ) decide di partecipare al furto. I due ladri, però, obbligano il giovane a lavarsi, data la puzza che emana. Viene calato così in un pozzo vicino alla chiesa, ma viene subito abbandonato dai due, a causa dell’arrivo di alcune guardie di giustizia. Queste, assetate, tirano su la corda a cui era appeso il giovane e alla sua vista, colti dal terrore, fuggono. Andreuccio incontra nuovamente i ladri, cui racconta il proprio rocambolesco "salvataggio" e con cui attua finalmente il furto. Scoperchiata la tomba in marmo dell’arcivescovo i due criminali obbligano il ragazzo a introdursi nel sepolcro e a consegnare loro gli oggetti preziosi. Andreuccio, capendo che i ladri vogliono nuovamente abbandonarlo, una volta ottenute tutte le reliquie, tiene per sé un anello. I due chiudono poi nella tomba il giovane, che sviene per il terrore della morte e il puzzo del cadavere. Mentre Andreuccio si tormenta sul proprio destino sciagurato, sopraggiungono altri due ladri che aprono l'arca. Un prete prova a calarsi all'interno, ma Andreuccio, cogliendo l'occasione favorevole, gli afferra la gamba, terrorizzando lui e i due malfattori, che fuggono immediatamente. Finalmente libero, il protagonista esce dalla cripta e torna a Perugia , con l’anello dell’arcivescovo.

Tancredi e Ghismonda

Tancredi, principe di Salerno , è un uomo di grande umanità e indole generosa, padre di una giovane, Ghismunda , che ama immensamente, tanto che dapprima ne ritarda il matrimonio e poi, quando ella è rimasta vedova , ne prolunga lo stato di solitudine, pur di averla vicina a sé. La ragazza, affezionata al padre ma infelice per l’isolamento, comincia a nutrire il desiderio di innamorarsi, disposta anche ad avere un amante. In tale disposizione d’animo, subisce il fascino di un valletto del padre , Guiscardo , di bell’aspetto e animo nobile, benché povero e di umili origini. A sua volta il giovane ha notato la bellezza e nobiltà di lei e la ama segretamente. Ghismunda a questo punto trova il modo di incontrare in modo discreto e privato il suo amato e lo avverte facendogli avere con l’astuzia un messaggio nascosto in una canna di bambù. La camera della giovane è collegata, mediante una scala segreta che tutti hanno dimenticato da tempo, ad una grotta scavata nel monte a ridosso del palazzo, in cui Guiscardo può calarsi con una corda per poi raggiungere le stanze dell’amata. I due giovani coronano così il loro amore e continuano a vedersi clandestinamente in diverse occasioni. Un giorno però Tancredi, secondo un’abitudine consolidata, va a trovare Ghismunda nelle sue stanze e, non trovandola, si siede ad aspettarla dietro un baldacchino, dove si addormenta. Nel frattempo Ghismunda, che non sospetta della presenza del padre, riceve in segreto Guiscardo. Tancredi si sveglia quando ormai il loro legame è evidente. Il principe, pur consapevole di quello che sta succedendo e profondamente addolorato, decide di restare nascosto per evitare lo scandalo e avere il tempo di decidere a mente fredda quali provvedimenti prendere.

Tornati a casa giustificano l’assenza del loro giovane aiutante dicendo a tutti che si trova altrove per motivi di affari, e convincono di ciò anche la povera Lisabetta. Quando l’assenza di Lorenzo diventa però sospetta, protraendosi per troppo tempo, la giovane donna innamorata comincia a disperarsi. Una notte il defunto compare ad animare i sogni di Lisabetta, rivelandole di essere stato ucciso dai fratelli, e mostrandole il luogo dove è stato sepolto da questi. La ragazza, presa da sconforto e disperazione, escogita un piano per recuperare il corpo di Lorenzo. Ottiene infatti il permesso dei fratelli di fare una gita in campagna con una fidata donna di servizio, Lisabetta si reca sul luogo indicatole in sogno dall'amato. Qui ne disseppellisce il cadavere, e, non potendogli dare più degna sepoltura, gli taglia la testa per poter conservare vicino a sé almeno un ricordo del suo innamorato. Tornata a casa, Lisabetta nasconde la testa di Lorenzo in un vaso ("un testo di bassilico", dice Boccaccio introducendoci alla narrazione) e la copre con una profumatissima pianta di basilico, che cresce in modo assai rigoglioso. Ogni giorno Lisabetta piange e si dispera sul vaso di basilico, trasferendo su questo l'amore e la passione insopprimibili per l'amato Lorenzo: Il comportamento di Lisabetta insospettisce i vicini, che segnalano l'anomalia ai fratelli; questi ultimi decidono quindi di requisirle la pianta e, dopo averci trovato all’interno la testa dell’amato, di far sparire il tutto. Timorosi che la vicenda e il delitto da loro compiuto diventino di dominio pubblico, abbandonano Messina e si trasferiscono a Napoli, portando con loro Lisabetta. La ragazza, già ammalatasi dopo la sottrazione della pianta, muore di lì a poco di dolore. Il suo amore disperato - ci dice Filomena, narratrice degli eventi - viene ancor oggi ricordato in una struggente canzone, che ricorda il furto della pianta.

Nastagio degli Onesti

Lo sfondo della novella è una Ravenna duecentesca dove Nastagio, un nobile che ha ereditato ampie ricchezze, brucia d’amore per una giovane donna, più nobile e ricca di lui, che fa parte dell’importante famiglia Traversari. Per conquistare le sue grazie Nastagio si spende in feste continue, dilapidando il suo patrimonio e soffrendo profondamente per i continui rifiuti sdegnosi dell’amata , che resta del tutto indifferente al prodigarsi del giovane innamorato. Da subito, l'ostacolo alla realizzazione della passione amorosa è proprio nel carattere, crudo e sprezzante, della bellissima donna. La condizione di Nastagio peggiora sempre più e gli amici, vedendolo sofferente e preoccupandosi che faccia sfumare tutto il suo capitale, lo convincono a lasciare Ravenna per cercare di dimenticare la crudele donna amata. Nastagio ubbidisce e lascia la città trasferendosi in campagna. Qui un giorno assiste a una “caccia infernale” : una ragazza corre all’impazzata completamente nuda inseguita da un cavaliere nero che, una volta raggiunta, la fa a brandelli a coltellate. La scena si ripete più volte. Nastagio cerca di fermare lo scempio ma il cavaliere gli spiega cosa sta succedendo.

La visione "sdoppia" e replica la vicenda di Nastagio, e la quasi identità dei nomi tra protagonista e cavaliere è assai indicativa in merito. Vengono cioè messe in scena le ossessioni amorose di Nastagio e il rischio che lui e l'amata implicitamente corrono (lei perseverando nel rifiuto e lui suicidandosi per il dolore). La caccia infernale è la loro punizione , che si ripete ogni venerdì. Ascoltate le parole del cavaliere, Nastagio aguzza l’ingegno e indice in quel luogo un pranzo per il venerdì successivo, invitando la donna amata con amici e genitori. Puntualmente alla fine del banchetto la “caccia infernale” si ripete, e con essa anche la spiegazione del cavaliere di fronte ai nuovi ospiti. Dopo aver assistito alla cruenta scena e aver compreso la spiegazione del cavaliere, la donna amata da Nastagio si ravvede , cedendo all’amore del giovane. Insieme a lei tutte le donne ravennati diventano più caute nel rifiutare gli innamorati, timorose di fare la stessa fine della donna protagonista della “caccia infernale”.

Federigo degli Alberighi

La storia di Federigo degli Alberighi è innamorato di una nobildonna, Giovanna, che però è sposata, e quindi non può cedere alle proposte del protagonista. Per lei tuttavia Federigo sperpera tutto il suo patrimonio, organizzando tornei di spada tra gentiluomini, giochi, e ovviamente feste in cui dimostrare tutta la sua ricchezza e generosità; ma Giovanna non cede. Il nobile, ridottosi quasi in miseria per via di questa infruttuosa strategia, è così costretto a ritirarsi in un suo piccolo podere , dove si dedica all’agricoltura e alla caccia, con l’aiuto di un falcone, ultimo segno della sua antica nobiltà. Un giorno, Giovanna, rimasta nel frattempo vedova, si ritira per l’estate in un suo podere, vicino a quello di Federigo, sperando di migliorare le condizioni di salute del figlio, assai debole e gracile. Per caso il ragazzinoconosce il nobile Alberighi e, vedendo il suo falcone, lo desidera ardentemente, tanto da ammalarsi. Domanda quindi alla madre di chiedere a Federigo il falcone, come rimedio alla malattia che lo sta consumando. La richiesta, ovviamente, mette in grandi difficoltà Giovanna, che da un lato ha a cuore la salute del figlio e dall'altro non può chiedere un così grande favore proprio all'uomo che ha rifiutato, e di cui ha causato, pur indirettamente, la rovina economica La donna, tuttavia, decide di passare all'azione; finge quindi di passare per caso dalla casa di Federigo e gli chiede se può fermarsi a tavola; il protagonista, a causa delle gravi ristrettezze economiche in cui si trova, non è in grado di offrirle un pranzo degno di una nobildonna. Decide, quindi, per amore, di sacrificare proprio il falcone, e di servirlo arrostito. Quando, terminato il pranzo, la donna chiede di poter avere il falcone per curare suo figlio Federigo, tra le lacrime, confessa ciò che è avvenuto. Giovanna, pur rimproverando a Federigo il gesto, non può non comprenderne la grandezza e la (vera) nobiltà d'animo, che lo ha portato a sacrificare per lei l'unica sua residua ricchezza. La vicenda ha quindi un finale dolceamaro: il figlio di Giovanna muore dopo poco, sia per il suo desiderio rimasto inesaudito sia per il progredire della sua malattia, lasciando alla madre le grandi ricchezze ereditate dal padre. Giovanna, quando i fratelli fanno su di lei pressioni affinché si risposi, sceglie Federigo, nonostante la sua povertà

Guido Cavalcanti

La novella si apre con il ricordo dell’usanza delle classi fiorentine più agiate di riunirsi in gruppi secondo le contrade di appartenenza per tenere banchetti, divertirsi, celebrare insieme le festività cittadine o i successi militari, e per indire tornei di scherma e spada. Tra queste brigate, c’è quella di Brunelleschi, che vuole far entrare nel proprio gruppo Guido Cavalcanti, per il prestigio del suo nome e per le sue virtù nobili. Il poeta ci viene descritto con grandi onori e lodi, che ne sottolineano soprattutto la spiccata propensione alla filosofia e le doti di uomo di cultura. Cavalcanti viene fermato un giorno dalla brigata di Betto presso la porta di San Giovanni, dove si trovano le tombe dei primi abitanti di Firenze. Betto e i suoi uomini circondano Guido e, con intento scherzoso ma anche desiderando “dargli briga”, gli chiedono di giustificare sia il suo rifiuto di unirsi a loro sia il suo ateismo: Guido risponde con una arguta, ma enigmatica risposta, cui egli abbina un gesto atletico che gli permette di saltare oltre le tombe e gli archi di San Giovanni I membri della brigata rimangono attoniti, poiché non hanno compreso il motto del poeta-filosofo, che viene però compreso e spiegato da Betto: per Cavalcanti, filosofo e poeta coltissimo, gli uomini della brigata sono “idioti e non letterati” e quindi assomigliano in tutto e per tutto ai cadaveri contenuti nelle tombe di San Giovanni, dove quindi si trovano a casa.

Calandrino aspetta un figlio

Questa novella narra una delle avventure di un pittore molto ingenuo e superstizioso di nome Calandrino. Tre suoi amici, di nome Bruno Buffalmacco e Nello, erano soliti compiere delle burle alle spese del povero pittore fiorentino. Questa volta a Calandrino era morta una zia che gli aveva lasciato una piccola eredità. I tre amici avevano subito tentato di convincere il loro amico a utilizzare il denaro per andare a fare bisboccia. Calandrino, però, non voleva saperne, allora, Bruno, Buffalmacco e Nello decisero, con l’aiuto di mastro Simone, di giocare al povero ingenuo un bello scherzetto. Una mattina i tre si presentano a casa di Calandrino e incominciano a chiedergli se gli fosse successo qualcosa quella notte perché aveva una brutta cera. Calandrino, spaventatissimo, corre nel suo letto aspettando con ansia l’arrivo del dottore. Mastro Simone, dopo averlo visitato gli annuncia che non ha niente di grave… è semplicemente incinto! Per guarire dovrà sborsare tutta la sua eredità in medicine. In realtà Bruno, Buffalmacco, Nello e mastro Simone usano il denaro per andare a fare bisboccia e a Calandrino danno della semplice chiarea. Dopo tre giorni il dottore rivisita il poveretto e gli annuncia che è completamente guarito. Calandrino tutto contento si alza dal letto e ringrazia mastro Simone per averlo guarito in poco tempo senza nessun dolore

Griselda

Gualtieri, marchese di Saluzzo dedica tutta la sua esistenza alla caccia”; tuttavia, quando i sudditi dei suoi territori lo invitano a trovare una compagna, egli decide di scegliere da sé la donna giusta, tra le tante di cui potrebbe disporre data la sua posizione. Gualtieri decide così di sposare una modestissima guardiana di pecore , Griselda. Poco dopo le nozze la ragazza, che grazie al suo carattere dolce e accomodante e alla sua gentilezza d’animo si è subito conquistata l’amore della corte e di tutti i sudditi, vincendo i pregiudizi legati alla sua estrazione sociale, rimane incinta e dà alla luce una bambina. La notizia riempie di gioia tutti quanti, fino a che Gualtieri, decide di testare la fedeltà della moglie, e inizia a tormentarla senza alcuna pietà né rispetto. Dapprima le racconta che il popolo critica la sua provenienza popolare e il fatto che un nobile come lui abbia scelto proprio una semplice popolana come sposa, poi aggiunge che anche la bambina è mal vista in quanto figlia sua. La reazione della giovane, fedele e sottomessa alla figura del marito, stupisce moltissimo il marchese, che intravede in questo atteggiamento una grande saggezza e una notevole forza d'animo. Non pago tuttavia, Gualtieri manda un parente a strappare la bambina a Griselda, dicendole che sarà messa a morte. La madre, straziata dal dolore, ubbidisce tuttavia all’ordine del coniuge, e consegna la bambina. In realtà la piccola non viene uccisa, ma affidata alle cure e all’educazione di un parente di Bologna. Lo stesso meccanismo perverso si ripete tempo dopo, quando Griselda partorisce un maschietto , ovvero l’erede tanto desiderato da Gualtieri. Quest’ultimo replica la sua abietta condotta, sempre convinto di testare così la fedeltà della moglie, e anche il secondogenito viene dato per morto e spedito a Bologna. Il marchese non è ancora soddisfatto e, nonostante la moglie non si sia ribellata neanche alla presunta uccisione dei suoi stessi figli per rispetto e venerazione del marito, le annuncia di aver domandato la dispensa papale per potersi risposare con una donna socialmente degna di lui. Gualtieri ordina a Griselda di tornarsene da dove è venuta, restituendo la dote ed ogni altro bene materiale acquisito col matrimonio. L’unica richiesta di Griselda, dettata peraltro dall’attenzione per il ruolo sociale del marito, è quella di poter portare via una camicia con cui coprirsi, per non disonorare marchese e figli. Gualtieri richiama quindi la prole da Bologna, e spaccia la figlia, ora dodicenne, per la sua futura sposa. Inoltre ordina a Griselda di preparare tutto l’occorrente per le nozze e, mostrandole la ragazzina, le chiede cosa ne pensa, aspettandosi a questo punto un cedimento da parte della donna. Anche questa volta Griselda resta impassibile, e afferma che la futura sposa è bellissima. Gualtieri a questo punto, commosso dalla fedeltà della moglie, le rivela la verità : i figli non sono mai stati uccisi e sono lì davanti ai suoi occhi, lui la ama moltissimo e d’ora in poi vivranno tutti insieme felici e contenti