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Informazioni sulla novella, un genere narrativo in prosa breve e semplice con una conclusa vicenda, presente in letterature orientali e europee. Viene trattata l'origine e la struttura di questa forma narrativa, non didascalica come la fiaba e la favola. Il documento illustra anche la presenza della novella in india, il suo sviluppo in europa durante il medioevo e la figura di giovanni boccaccio, autore di decameron. Viene descritta la vita e la carriera di boccaccio, dalla sua infanzia a napoli fino alla sua morte a certaldo.
Tipologia: Sintesi del corso
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La novella è un testo narrativo in prosa, breve e semplice dove c’è una vicenda in sé conclusa, che può essere realistica o fantastica. La struttura è formata da pochi ed essenziali elementi: pochi personaggi, che possiamo ritrovare facilmente nella vita reale, e una storia colta nei suoi momenti essenziali. Verso la fine dell’Ottocento questa tipologia narrativa viene chiamata novella, mentre viene il termine racconto è entrato in uso più recentemente. Novella, fiaba e favola condividono alcune caratteristiche formali ma, ma la novella si distingue da queste ultime perché non ha un fine didascalico. La novella è presente nelle letterature orientali soprattutto in quella indiana dove ci sono varie raccolte tra cui Panchatantra che risale al II-VI secolo d.C. In India nasce anche la struttura delle novelle precedute da una cornice narrativa, struttura che poi avrà diffusione anche in Occidente con il Decameron. La novella ebbe scarsa autonomia nella letterature greca e latina. Nel Medioevo la novella fa la sua comparsa in Europa come genere letterario legato ai nuovi cittadini ovvero mercanti e artigiani che nel 1300 iniziano a spostarsi dalle campagne alle città, dando vita a una nuova classe sociale: la borghesia. In questo periodo la narrazione che ha più successo (infatti) è la novella scritta non più in latino ma in volgare; poiché esalta i valori nei quali possono interamente rispecchiarsi i nuovi cittadini. Il più importante novellista fu Boccaccio il quale strutturò la sua opera più importante sopra l’argomento principale dell’epoca: la peste. Giovanni Boccaccio nasce il 16 Giugno 1313 a Certaldo, figlio illegittimo del mercante Boccaccino di Chellino. Nel 1327 questi lo porta con sé a Napoli per fargli fare pratica bancaria ma, il giovane Boccaccio abbandona presto l’attività e non conclude nemmeno gli studi giuridici; intrapresi per assecondare il padre. La sua natura lo spinge verso la letteratura e da autodidatta si immerge nella letteratura dei classici e degli autori dei suoi tempi. La giovinezza napoletana però non si esaurisce solo nel frequentare gli ambienti accademici e di corte; e le avventure dei mercanti che Boccaccio ascolta mentre presta servizio al banco commerciale saranno fondamentali per il grande affresco narrativo che prenderà vita con il Decameron. A causa dei problemi economici del padre nel 1340 è costretto a tornare a Firenze e nel 1348 è testimone dell’epidemia di peste che contagiò la stragrande maggioranza della popolazione causando la morte dei suoi amici, di suo padre e della sua matrigna.Durante questa terribile pestilenza Boccaccio elaborò l’opera che sarà alla base della novellistica occidentale cioè il Decameron. Il 1350 è un anno fondamentale per Boccaccio, poichè fa la conoscenza di Francesco Petrarca. L’incontro avvenuto in occasione del Giubileo del 1350 preceduto da contatti epistolari darà luogo ad un’amicizia intellettuale e ricca di corrispondenza fra i due. In questo periodo della sua vita Boccaccio si dedica allo studio dei classici e scrive prevalentemente in latino. Dal 1630 presi gli ordini monastici minori si ritira a Certaldo dove morì nel 1373. Boccaccio insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca fa parte delle cosiddette “Tre corone” della letteratura italiana. È inoltre
ricordato per essere uno dei precursori dell'umanesimo. Fu anche colui che diede inizio alla critica e filologia dantesca: Boccaccio si dedicò a ricopiare codici della Divina Commedia e fu anche un promotore dell'opera e della figura di Dante. Le novelle di Giovanni Boccaccio, scritte per dilettare ed indifferenti ad ogni pretesa morale sono tra le le più belle non solo di questo secolo ma, di tutta la letteratura italiana. Sono cento e sono tenute insieme da un racconto cornice che crea cioè un macroracconto ed è il seguente: nella peste del 1348 dieci giovani fiorentini, tre uomini e sette donne, per evitare il contagio si rifugiano in una campagna e qui, per evitare di annoiarsi, raccontano per dieci giorni una novella ciascuno, per questo il titolo dell'opera è Decameron, che, secondo l'etimologia greca, significa, dieci giornate. È considerata una delle opere più importanti della letteratura del Trecento europeo, durante il quale esercitò una vasta influenza sulle opere di altri autori, oltre che la capostipite della letteratura in prosa in volgare italiano. Boccaccio nel Decameron raffigura l'intera società del tempo, integrando l'ideale di vita aristocratico, basato sulla magnanimità, la liberalità, con i valori della mercatura: l'intelligenza, l'intraprendenza, l'astuzia.Queste cento novelle si caratterizzano per il realismo e la concretezza delle situazioni, la verosimiglianza, la varietà dei ceti sociali considerati. I temi delle novelle sono vari; la gaia vita cortese, l'esuberanza esplosiva dell'amore in tutti i suoi infiniti atteggiamenti, l'astuzia sottile che pone in ridicolo i creduloni. Inoltre da sottolineare è l'interesse boccacciano per il mondo femminile, al quale per l'appunto viene destinato il libro nell'intento di distrarle dai mali d'amore. Nessuno dei novellisti successivi saprà eguagliare il talento e lo stile di Boccaccio; tra tutti si ricordano comunque altri due autori trecenteschi: Franco Sacchetti e Giovanni Sercambi. La tragedia che si sta consumando sotto i nostri occhi ci costringe a riflettere e la maniera più empatica di praticare la riflessione è nel frequentare la letteratura. Due opere famose parlano di un’epidemia gravissima che colpi l’Italia settentrionale nel 1630, la peste nera. E’ citata nel Decameron di Boccaccio e nei Promessi Sposi di Manzoni. A differenza di Manzoni che studiò la peste nera dai documenti dell’epoca, Boccaccio la visse effettivamente. Un famoso passo del “Decameron” ci offre una dettagliata descrizione antropologica di alcune significative e vistose differenze tra i riti funebri: quelli del mondo culturalizzato, in uso prima dell’epidemia di peste e, quelli avvenuti a seguito della calamità inaspettata che spazzò via ogni traccia di umanità. E dal racconto di eventi accaduti più di seicentocinquanta anni fa promana un senso profondo di pietà che suscita commozione; come quella che proviamo oggi davanti al triste spettacolo delle bare in attesa di essere portate via dai mezzi militari. UN’altra cosa che accomuna le due epoche e le due epidemie è l’assoluta incapacità dell’uomo e di conseguenza dei capi di Stato, di affrontare simili emergenze. L’epidemia in uno Stato è come un terremoto, uno tsunami, contro cui l’essere umano non può nulla. Anche in questo periodo storico l’uomo è impotente ma con la scienza riesce a capire il fenomeno e contrastarlo, sperando di poterlo debellare in un prossimo