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Analisi del Decameron di Boccaccio: Cornici, Temi e Personaggi - Prof. Nobili, Appunti di Letteratura Italiana

Un'analisi dettagliata del decameron di boccaccio, esplorando le tre tipologie di cornici narrative, i temi principali di ogni giornata e i personaggi chiave. Una panoramica completa del capolavoro di boccaccio, offrendo spunti di riflessione e approfondimento per la comprensione della letteratura italiana.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 31/03/2025

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BOCCACCIO
3 TIPI DI CORNICI
1)CORNICE SALVIFICA
2) CORNICE CHE INSEGNA
3) CORNICE ITINERE
PROEMIO
Boccaccio scrive il proemio: sembra che voglia dare una giustificazione al Decamerone ,
il quale spiega qual è la categoria e lo scopo del libro.
Libro dedicato alle sofferenze causate dall’amore e specialmente quella delle donne,per
dimenticare o alleviare il dolore della pena .
Boccaccio usa il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la condizione femminile
e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà
ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita
dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi
imponendosi sulla volontà della prima. Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà
soprattutto negli uomini della classe emergente (mercanti e nuovi borghesi) della quale
fa parte il Boccaccio. Questi "nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai
ceti nobili, quindi Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare questa classe alla quale
sente di appartenere. Proprio per aver riconosciuto la capacità dell'uomo di interagire
col proprio destino possiamo definire questo autore come un preumanista, infatti nel
trecento era ancora fortemente radicata l'idea che l'uomo fosse una "pedina" nelle mani
del destino che si divertiva a muoverlo secondo un disegno preciso e, soprattutto,
prestabilito.
Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in tutte le sue
forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale si ispira ai romanzi della
grande tradizione, a quelle più frivole (amori più "terreni") per i quali si ispira ai fabliaux
francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato scandaloso per
molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte
di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio introduce una "novità" nella letteratura
trecentesca: parla dell'amore visto con gli occhi di una donna.
Dal proemio possiamo, inoltre, cominciare ad intuire la struttura dell'opera in cui il
narratore si identifica con l'autore stesso, ma la narrazione delle varie novelle viene poi
delegata ai dieci giovani che, alcune volte, passano la parola ai personaggi delle novelle
che raccontano altri aneddoti.
I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio
in questo Premio e sono: novella, favola, parabola e testo breve.
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BOCCACCIO

3 TIPI DI CORNICI

1)CORNICE SALVIFICA

2) CORNICE CHE INSEGNA

3) CORNICE ITINERE

PROEMIO

Boccaccio scrive il proemio: sembra che voglia dare una giustificazione al Decamerone , il quale spiega qual è la categoria e lo scopo del libro. Libro dedicato alle sofferenze causate dall’amore e specialmente quella delle donne,per dimenticare o alleviare il dolore della pena. Boccaccio usa il termine di "peccato della Fortuna" per spiegare la condizione femminile e usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo e cioè la Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi imponendosi sulla volontà della prima. Questa capacità, chiamata "industria", si rivelerà soprattutto negli uomini della classe emergente (mercanti e nuovi borghesi) della quale fa parte il Boccaccio. Questi "nuovi ricchi" non erano, però, stati del tutto accettati dai ceti nobili, quindi Boccaccio, con questo libro, vuole nobilitare questa classe alla quale sente di appartenere. Proprio per aver riconosciuto la capacità dell'uomo di interagire col proprio destino possiamo definire questo autore come un preumanista, infatti nel trecento era ancora fortemente radicata l'idea che l'uomo fosse una "pedina" nelle mani del destino che si divertiva a muoverlo secondo un disegno preciso e, soprattutto, prestabilito. Il secondo tema dichiarato in questo proemio è la trattazione dell'amore in tutte le sue forme a partire da quelle più serie (amore cortese) per il quale si ispira ai romanzi della grande tradizione, a quelle più frivole (amori più "terreni") per i quali si ispira ai fabliaux francesi adottando un linguaggio piuttosto esplicito che fu considerato scandaloso per molto tempo. In qualsiasi forma egli parli d'amore, lo presenta sempre come una fonte di dolore per l'uomo, anche se Boccaccio introduce una "novità" nella letteratura trecentesca: parla dell'amore visto con gli occhi di una donna. Dal proemio possiamo, inoltre, cominciare ad intuire la struttura dell'opera in cui il narratore si identifica con l'autore stesso, ma la narrazione delle varie novelle viene poi delegata ai dieci giovani che, alcune volte, passano la parola ai personaggi delle novelle che raccontano altri aneddoti. I modelli narrativi usati in tutto il romanzo sono esplicitamente dichiarati dal Boccaccio in questo Premio e sono: novella, favola, parabola e testo breve.

TEMI DELLE GIORNATA

● 1° giornata: tema libero ● 2° giornata: novelle a lieto fine ● 3° giornata: discorsi sull'amore ● 4° giornata: si parla di amori infelici ● 5° giornata: si narra di amori felici ● 6° giornata: novelle riguardo le beffe ● 7° giornata:le beffe delle donne ● 8° giornata: beffe tra uomini e donne ● 9° giornata: tema libero ● 10° giornata: discorso sull'amore

PERSONAGGI DEL DECAMERON

10 Ragazzi → 7 ragazze e 3 ragazzi

NOMI DEI RAGAZZI

Pampinea

Neifile

Filomena

Fiammetta

Emilia

Lauretta

Elissa

Filostrato

Panfilo

Dioneo

Questi 10 ragazzi si rifugiano in una villa lontano da Firenze per sfuggire dalla peste

Melchisedech

narra che Saladino, sultano d'Egitto e di Siria, era molto ricco, potente e saggio ma ultimamente, stava affrontando una carenza economica. Siccome Saladino era una persona molto avara, cercò di rivolgersi all'ebreo Melchisedech con l'astuzia affinché riuscisse ad ottenere ciò che voleva con una parvenza di giustizia. Così fece venire Melchisedech che era un usuraio di Alessandria, e gli domandò quale tra la religione giudaica, quella saracena e la cristiana, secondo lui fosse quella vera. Melchisedech però, oltre ad essere un fedele dell'ebraismo, era anche molto astuto e capì subito che con una sua risposta poteva andare contro il sultano. A questo punto l'usuraio, siccome doveva per forza dare una risposta, gli raccontò una novelletta che esprimeva un paragone. Infatti questa novelletta raccontava che un uomo ricco possedeva una pietra preziosa e che alla sua morte la doveva dare in eredità a un figlio che doveva essere molto fedele e responsabile. Questa pietra preziosa fu tramandata per molte generazioni fino a quando, un discendente non sapeva a chi dei tre figli dare la pietra preziosa, poiché erano tutti e tre meritevoli dell'eredità. Così fece rifare due copie perfette della pietra autentica da un abile orefice. Alla sua morte, ognuno dei tre figli ricevette un anello e lo prese per vero, ma non si poté scoprire mai quali dei tre figli avesse ricevuto la pietra autentica. Tutta questa novella servì per far capire al sovrano che come l'eredità dell'uomo ricco era toccata a chissà chi fra i tre figli, ancora oggi non si poteva sapere quale, tra le tre religioni prevalenti, fosse quella autentica. Questa novella si conclude bene: Saladino ammirò l'intelligenza di Melchisedech e gli disse francamente la verità. L'ebreo prestò i soldi che servivano al sovrano. Saladino gli restituì poi l'intera somma, aggiunse grandissimi doni e lo fece diventare suo amico. QUARTA NOVELLA Un frate, colpito dalla bellezza di una giovane ragazza, decide di condurla nella sua cella dove i due, attratti l’uno dall’altra, si sollazzano. Il frate capisce di essere scoperto dall’abate, decide perciò di uscire lasciando la porta della sua cella aperta per far cadere anche l’abate nella colpa. Il superiore, inizialmente scandalizzato dal peccato, non appena vede la ragazza nella cella del frate, viene subito pervaso anche lui da desideri peccaminosi: cede alla tentazione e li soddisfa. Il frate lo coglie sul fatto e non può venire condannato da colui che ha commesso lo stesso peccato. Così la cosa rimase nascosta, e la fanciulla continuò a frequentare tutti e due. QUINTA NOVELLA PERSONAGGI Marchesa di Monteferrato La marchesa di Monferrato , partito il marito per la terza crociata, si trova ad affrontare

le attenzioni del re di Francia Filippo Augusto. Questo aveva sentito parlare della marchesa come una donna bellissima e, senza averla mai vista, se ne innamorò. Per questo si fece invitare da lei a pranzo. La donna accettò lietamente l’invito e ordinò che

venissero radunate e cucinate tutte le galline del luogo. Il re fu ricevuto con calore dalla

donna, ma si accorse che, benché le bevande fossero costituite da vini vari e pregiati, le

portate erano composte esclusivamente da galline. Il re allora chiese alla marchesa se in quel luogo venivano allevate solamente galline. La donna gli rispose di no e aggiunse che le donne, anche se sono differenti in onore e virtù, sono tutte uguali. Il re, compresa la metafora, capì che il suo amore era mal concepito ed era da spegnersi. E così, appena finito di pranzare, la ringraziò e si affrettò a ripartire dirigendosi a Genova. SESTA NOVELLA Un frate minore, benché fosse un inquisitore, era anche un raffinato buongustaio dedito ai banchetti. Un giorno, avendo sentito parlare di un uomo molto ricco, il quale da ubriaco aveva detto di avere un vino così buono che anche Cristo lo vorrebbe bere, andò da quest'uomo e lo accusò di aver definito Dio come un ubriacone e per penitenza gli disse che doveva desinare in convento e andare tutte le mattine a messa in chiesa. Lì, un giorno, l'uomo udì dire dal predicatore: ”Voi riceverete per ogni vostro dono cento volte tanto e possederete la vita eterna”. Parlando poi col frate, disse: "Da quando frequento questo convento, ho potuto constatare che donate molta minestra ai poveri e quindi nell’aldilà ne avrete talmente tanta da affogarci". Il frate allora per ira gli rispose che da quel momento in poi poteva fare ciò che più gli piaceva senza più presentarsi davanti al suo cospetto. SETTIMA NOVELLA Bergamino, novellatore, in seguito ad un ingaggio da parte del signore di Verona Cangrande della Scala, ricevette in dono solo tre vesti. E così Bergamino quando si trovò al cospetto di Can Grande, lo rimproverò della sua avarizia negandogli la storia di Primasso e dell’abate di Clignì. L'abate non volle ricevere Primasso, che essendosi portato con sé tre pani, se ne nutrì fino a che non fu ricevuto. Quando l’abate alla fine capì che il giovane era venuto solamente per onorare e osservare la sua magnificenza, si vergognò e, per scusarsi, gli donò denari, un cavallo da viaggio e vestiti. Can Grande, avendo udito ciò, pagò l’oste di Bergamino e diede al novellatore, come nella storia, denari, vestiti pregiati e un palafreno (cavallo da viaggio). OTTAVA NOVELLA Messer Ermino de Grimaldi era l’uomo più ricco tra tutti i signori di Genova, ma anche il più avaro. In quel tempo arriva in città un uomo di corte, Guiglielmo Corsiere, che, avendo sentito parlare dell’avarizia di Ermino, volle andare a trovarlo. Ermino accolse Guiglielmo amichevolmente e, mostrandogli la sua nuova abitazione, gli chiese: "Che cosa posso far dipingere di mai visto prima d’ora?". Guiglielmo allora gli rispose che poteva far dipingere la “Cortesia”. Avendo udito queste parole, messer Ermino si vergognò talmente tanto che divenne il più affabile e compiacente uomo di Genova. NONA NOVELLA Una donna della Guascogna andò in pellegrinaggio al sepolcro e al suo ritorno, giunta a Cipri, subì violenza da alcuni uomini. Ella pensò allora di rivolgersi al re per ottenere un’adeguata vendetta, pur avendo sentito dire che il re era molto indulgente. Giunta al suo cospetto, gli raccontò la vicenda e infine gli chiese come faceva a sopportare tutte le ingiurie che fino ad allora aveva subito. Il re a quel punto, come svegliato da un lungo sonno, si riscosse e stabilì che tutte le ingiurie, a cominciare da quella patita della donna, fossero severamente punite.

Alessandro, se ne tornarono a Firenze. Intanto a causa di una guerra le proprietà inglesi non rendono più, perciò i tre fratelli riperdono tutto e per i debiti sono incarcerati; anche Alessandro, ormai povero, sta per tornare in Italia quando incontra un abate inglese che gli si affeziona particolarmente. Una sera l’abate fatto venire Alessandro nel suo letto, comincia ad accarezzarlo ma Alessandro non capisce come può un uomo toccare un altro uomo; ma l’abate in verità altri non e’ che la figlia del re d’Inghilterra. Dopo una notte di passione, il giorno seguente giunti a Roma furono sposati dal Papa e così Alessandro divenne duca di Cornovaglia e poté liberare i tre zii, essendo oramai ricchissimo. QUARTA NOVELLA A Ravello, una cittadina sul golfo d’Amalfi, vi era un ricchissimo mercante chiamato: Landolfo Rufolo.Questi partì, un giorno, con una nave piena di mercanzie per Cipro; ma commerciando perse tutto e così decise di fare il corsaro.Guadagnò molto di più così che con la precedente attività. Ma un giorno, trovato dai genovesi in un’insenatura, fu derubato e fatto prigioniero; durante il viaggio, l’equipaggio colto alla sprovvista da una tempesta fu scaraventato in mare assieme alle merci rubate.Landolfo riuscì a raggiungere terra aggrappato ad una cassa. Una giovane donna vedutolo sul bagnasciuga, lo portò in casa e lo ristorò per alcuni giorni. Il mercante, dopo aver scoperto che la cassa conteneva moltissime pietre preziose, lasciata la donna partì per Ravello dove, non esercitò più come mercante ma visse di rendita fino all’ultimo. QUINTA NOVELLA C’era a Perugia un noto mercante di cavalli, Andreuccio, che un giorno partì per Napoli con una borsa di fiorini d’oro. La stessa sera, arrivato nei pressi di Napoli, mentre cenava in un’osteria, trasse fuori la borsa con i soldi che furono subito notati da due scaltre donne. La sera dopo, la più giovane di queste due, invitò Andreuccio a casa sua e, piangendo, gli disse che lei era sua sorella. Dopo aver convinto Andreuccio, lo costrinse a rimanere la sera e la notte a casa sua. Il povero commerciante cadde in una botola, che si trovava nel bagno, e la donna poté così rubargli la borsa; uscito fuori della casa ed avendo cominciato a capire l’inganno, bussò, inferocito, più volte alla sua porta ma, ovviamente, nessuno rispondeva. Perse le speranze, s’incamminò verso l’osteria e sulla strada incontrò due contadini che, ascoltata la storia, sembrava volessero aiutarlo; così lo condussero ad un pozzo per farlo lavare dal fetore che aveva addosso. Ma, una volta calato Andreuccio nel pozzo, scapparono impauriti da alcune persone che stavano arrivando al pozzo; lo sfortunato ragazzo, dopo aver risalito il pozzo, saltò fuori terrorizzando tutti e, corse via. Ma incontrò nuovamente i due astuti contadini che lo obbligarono a rubare un rubino che si trovava al dito di un cardinale sepolto recentemente nella chiesa del paese.Andreuccio trovato l’anello se l’infilo’ in tasca e diede il resto delle pietre, sotterrate con il cadavere, ai due loschi individui, che lo chiusero nella cripta assieme al morto. Il giorno dopo, un prete, incuriosito dal tombino aperto, si calò nell’ipogeo e così, Andreuccio pote’scappare dopo aver spaventato a morte il prete, e ritornare a Perugia con il rubino. SESTA NOVELLA

re Manfredi fu costretto a partire per combattere Carlo, affidò il regno ad Arrighetto Capece, un nobile di Napoli, il quale, venuto a conoscenza della morte del re, non fidandosi della fedeltà dei Siciliani, decise di fuggire dall’isola con la moglie incinta Beritola Caracciola e il figlio Giuffredi, ma i Siciliani lo scoprirono e lo imprigionano insieme ad altri servitori del vecchio re. Tuttavia, la moglie riuscì a salvarsi a Lipari, dove partorì un altro maschio e lo chiamò Scacciato; da lì decisa a ritornare a Napoli dalla sua famiglia, la donna si imbarcò su una nave con i figli e una balia, ma sfortunatamente un forte vento li spinse a Ponza, dove decisero di rimanere finché non si fossero placate le acque. Sull’isola Madama Beritola passò il tempo a piangere il marito ma, non appena si allontanò dai suoi cari per questo, una galea di corsari genovesi rapì i suoi figli e la balia e rubò la loro barca. Mentre Madama Beritola continuava le ricerche dei suoi cari, trovò per caso una grotta in cui si erano riparati due caprioli e la madre e subito offrì loro il suo latte. Alcuni mesi più tardi, approdò sull’isola una nave pisana, sulla quale viaggiava Currado dei Malaspina. Durante una battuta di caccia, questo inseguì i due caprioli fino alla grotta dove trovò la donna che, gli raccontò ciò che le era accaduto. Allora Currado decise di imbarcarla con i caprioli sulla sua nave. I corsari intanto avevano portato i figli di Beritola e la balia a Genova, dove erano stati dati come bottino a Guasparin Doria. La balia, temendo per la vita dei bambini, gli ordinò di fingersi suoi figli e cambiò il nome del più grande in Giannotto da Procida affinché non fosse riconosciuto. Raggiunti i sedici anni, Giannotto iniziò ad imbarcarsi sulle galee del suo. Un giorno arrivò in Lunigiana e lì si mise al servizio di Currado Malaspina della cui figlia ben presto si innamorò; ma dopo lunghi mesi furono scoperti da Currado che, grazie alle preghiere di sua moglie, invece di ucciderli, li incarcerò. Mentre ciò accadeva, il re Pietro d’Aragona liberò la Siciliane, venutolo a sapere Giannotto, decise di rivelare la sua vera identità al carceriere, che subito raccontò tutto a Currado. Quest’ultimo, memore del racconto di Beritola, liberò il ragazzo e la figlia e permise loro di sposarsi. Dopo che Beritola ebbe riconosciuto il figlio, Currado mandò due ambasciatori a Genova e in Sicilia per aver notizie di Scacciato e di Arrighetto. Quando arrivò a Genova, l’ambasciatore rivelò la vera identità di Scacciato a Guasparin Doria, il quale, gli diede in moglie la figlia per scusarsi per averlo trattato come un servo. Riunitisi tutti da Currado per festeggiare i ritrovati parenti e le nozze dei due fratelli, arrivò durante il pasto, l’altro ambasciatore e raccontò che Arrighetto era vivo e che era stato liberato dai Siciliani una volta scacciato Carlo d’Angiò. Dopo i festeggiamenti, partirono tutti per Palermo dove, accolti da Arrighetto fecero una grande festa e vissero lì felici per anni. SETTIMA NOVELLA Il sultano di Babilonia Beminedab, per ringraziare il re del Garbo di averlo soccorso durante una battaglia, decise di dargli in sposa la sua bellissima figlia Alatiel. Per questo, la imbarcò insieme ad altre damigelle su una nave che partiva da Alessandria. Erano quasi giunte a termine del loro viaggio, quando dei forti venti spinsero la nave fuori rotta tanto da farla arenare vicino Maiorca. Alatiel, la mattina seguente fu fortunatamente aiutata da Pericon da Visalgo che, subito s’innamorò della bella fanciulla e la portò nel suo palazzo dove la fece ubriacare. E così trascorse con la giovine una felice nottata. Anche il fratello di Pericon, Marato, s’innamorò della ragazza. Essendo

Nel frattempo Giacchetto, il figlio dei signori presso cui Giannetta lavorava, si innamorò perdutamente della fanciulla. Ma quando Giannetta raggiunse l’età giusta per sposarsi, la madre del ragazzo, non conoscendo i sentimenti del figlio, cominciò a darsi da fare per trovare un buon marito alla ragazza, al ché il figlio si ammalò. Nessun medico riusciva a capire ciò che causasse il malore del ragazzo, ma un giorno, mentre un medico tastava il polso del malato, Giannetta entrò nella stanza e subito i battiti del ragazzo aumentarono. Il medico intuì ciò di cui soffriva il ragazzo e lo raccontò alla madre, che acconsentì alle nozze dei due ragazzi. Il che avvenne dopo poco tempo. In Galles, invece, si abbatté una pestilenza e fortunatamente Perotto riuscì a salvarsi insieme con una contadina, ma il maresciallo e il resto della famiglia morì lasciando a lui tutti i possedimenti. Allora Perotto, innamoratosi della contadina, la sposò e ottenne dal re il titolo di maresciallo. Passati 18 anni da quando si era trasferito in Irlanda, il conte decise di andare a vedere come stavano i figli. Andò prima in Galles dove, senza farsi riconoscere, scoprì la felice situazione del figlio Luigi poi, si recò a Londra dalla figlia, anche lì non facendosi riconoscere,dove scoprì che Violante aveva avuto dei bei bambini. Un giorno elemosinando davanti alla loro casa fu accolto dentro per riscaldarsi e subito i figli di Giannetta lo abbracciarono e lo coccolarono pur non sapendo chi fosse veramente. Con la morte del vecchio re di Francia e l’ascesa del nuovo, la guerra tra le due potenze si inasprì a tal punto che il monarca francese dovette chiedere aiuto al re d’Inghilterra, il quale inviò in guerra i suoi marescialli. Dunque Perotto, Giacchetto e il conte che serviva il genero in qualità di scudiero furono costretti a partire. Mentre la guerra infuriava, la regina di Francia si ammalò e in punto di morte chiamò il vescovo per l’ultima confessione, al quale rivelò il crudele gesto che aveva compiuto contro il conte d’Anversa. Questa notizia giunse rapidamente al nuovo re che proclamò una grida nella quale si diceva che chiunque avesse riportato al cospetto del re il conte e i suoi figli, avrebbe avuto come ricompensa una grande somma di denaro. Saputo ciò il conte subito rivelò a Giannetto e Perotto la sua identità e disse a Giacchetto di portarlo dal re perché ricevesse la ricompensa come dote per la figlia. E così fu: Giacchetto ricevette il denaro e al conte furono restituite le proprie terre insieme ad altri doni.

NONA NOVELLA

A Parigi in una locanda vi erano molti mercanti italiani che discorrevano sui loro affari e sul fatto che, se avessero avuto l’occasione, non avrebbero esitato a tradire le proprie mogli con una “scappatella”, poiché essi ritenevano che anch’esse lo facessero. Soltanto uno, di nome Bernabò Lomellin da Genova non concorda su ciò: infatti, si fidava ciecamente ed era così innamorato di sua moglie Ginevra (Zinevra nel testo) che non l’avrebbe mai tradita e che lei avrebbe fatto altrettanto. Udendo questo, un altro mercante, Ambruogiuolo da Piacenza, volle dimostrare che, come tutte le donne, anche Ginevra era volubile, scommettendo con Bernabò che l’avrebbe sedotta in tre mesi e che gli avrebbe portato le prove di ciò che aveva fatto; la posta era 5000 fiorini d’oro se avrebbe vinto, altrimenti ne avrebbe dati 1000 a Bernabò. Fatto ciò, subito partì per Genova e trovò la casa della donna. Accordatosi con una domestica, si nascose in un baule e si fece portare nella stanza da letto di Ginevra. La notte, usciva dal baule,

memorizzava la stanza, rubava alcuni anelli e vestiti della donna. Una sera, uscito come suo solito dal baule, scoprì Ginevra e notò che sotto la mammella sinistra aveva un neo un po’ grande con dei peli biondi intorno; essendo questo sufficiente per vincere la scommessa, la mattina seguente uscì dal baule e ritornò di corsa a Parigi, dove, raccontato ciò che aveva visto e mostrato a Bernabò ciò che aveva rubato, non gli rimase che intascare la posta. A quel punto al povero Bernabò non rimase che ritornare a Genova e, gonfio d’ira, stando da alcuni suoi parenti incaricare un suo amico di uccidere Ginevra per punirla così dell’adulterio che non aveva commesso. Secondo gli ordini di Bernabò, quello condusse Ginevra in un luogo isolato e stava per ucciderla ma sotto le preghiere della donna, gli raccontò l’accaduto e non la uccise; si fece però dare i suoi vestiti per portarli a Bernabò in modo da fargli credere che l’aveva uccisa. Ginevra subito fuggì da Genova, si travestì da maschio tagliandosi i capelli e schiacciando il seno e si imbarcò sulla nave del catalano En Cararh come marinaio, facendosi chiamare Sicuran de Finale. Ben presto riuscì ad accattivarsi il capitano ed ad avere incarichi più importanti. Un giorno la sua nave approdò ad Alessandria per consegnare un suo carico al sultano, al quale, piacendogli molto le capacità di Silurano, convinse En Cararh a lasciarglielo ai suoi ordini. Dopo poco tempo, a Silurano fu affidato il compito di vigilare durante i mercati tra cristiani e arabi in Acri; mentre perlustrava i mercati, notò che un mercante (Ambruogiuolo da Piacenza) aveva dei vestiti che le appartenevano, subito gli chiese come faceva ad averli; Ambruogiuolo rise e gli raccontò ciò che aveva già raccontato a Bernabò. Allora Silurano, fingendo di apprezzare quella storia, portò Ambruogiuolo affinché la raccontasse al sultano e fece anche convocare Bernabò, anch’egli lì per affari. Allora smascherò l’inganno del mercante facendolo minacciare dal sultano e rivelando la sua vera identità al marito e agli altri. Il sultano allora obbligò Ambruogiuolo a risarcire Bernabò e inoltre regalò alla coppia ritrovata ori, gioielli e molti 10000 denari: la coppia poté così tornare a Genova. Ambruogiuolo fu invece cosparso di miele, legato ad un palo e lasciato nel deserto alla mercé degli insetti.

DECIMA NOVELLA Un giudice pisano di nome Ricciardo di Chinzica, era uomo fisicamente gracile. Piuttosto ricco di famiglia, volle sposare una donna molto giovane e bella di nome Bartolomea Gualandi. La festa nuziale fu fastosa, ma già dall'inizio questo marito mostrò scarsa propensione a frequentare la moglie. Il giudice, allora, sentendosi a disagio, cominciò a spiegare alla moglie come certi giorni del calendario vietassero le intimità coniugali; ad essi aggiungeva i giorni di digiuno, le vigilie di apostoli e altri santi; i venerdì, i sabati e la domenica, tutta quanta la quaresima e persino i giorni in cui la luna occupava determinate posizioni. Tutto questo rattrista la sposa, che era anche attentamente sorvegliata dal marito, il quale temeva che qualche altro uomo le insegnasse un calendario senza tutte quelle feste. Ora, un giorno estivo di grande calura, il giudice Ricciardo organizzò una bella gita di pesca; su una barca salirono Ricciardo e i pescatori, mentre sopra un'altra si sistemarono alcune donne assieme alla giovane Bartolomea. Nell'entusiasmo per la pesca si allontanarono un po' troppo dalla riva e furono sorpresi dalla nave corsara di Paganino da Mare che, blocca la barca dove erano

TERZA GIORNATA

REGINA →

PRIMA NOVELLA

In una città vi era un monastero con otto donne tutte giovanissime e in questo monastero prestava servizio come ortolano un signore che si licenzia perché scontento del salario; sentito l'accaduto un giovane di bell'aspetto di nome Masetto studiò come farsi assumere ma temeva di non essere accolto perché troppo giovane e appariscente, allora si finse muto. Così fu assunto e dopo pochi giorni alcune monache dicevano di aver sentito che il piacere che potesse procurare l'unione con un uomo era insuperabile, perciò decisero di sperimentare la cosa sul giovane ortolano e soddisfatte del rapporto lo ripeterono altre volte. Un giorno la badessa scoprì per caso il fatto e decise di non denunciare il fatto ma di divertirsi anche lei in questo modo ma egli non potendo soddisfare tutte le donne svelò di non essere muto e minacciò di fare uno scandalo se non lo avessero promosso castaldo e dopo molti anni tornò a casa ricco. Un palafreniere del re Agilulfo, umile di aspetto ma bello nella persona, si innamorò perdutamente di Teodolinda e avendo perso ogni speranza pensò di ricorrere all'astuzia. Spiò il re per molte notti e vide che andava dalla regina con un mantello nero e una torcia sempre alla stessa ora così una notte si vestì come il re, andò dalla regina un po’ prima del solito ed ebbe un rapporto con lei. Quando si presentò il re, la regina chiese perché era ritornato ed egli capì il tradimento, perciò pensò che al colpevole avrebbe dovuto battere ancora il cuore per l'emozione e recatosi nel dormitorio di tutti i servi, visto colui al quale batteva il cuore più forte tagliò una ciocca di capelli per riconoscerlo il giorno dopo però, una volta andato via, il servo tagliò i capelli a tutti i servi, allo stesso modo con cui il re li aveva tagliati a lui, e così non fu mai scoperto. SECONDA NOVELLA Un palafreniere del re Agilulfo, umile di condizione ma bello nella persona, si innamorò perdutamente di Teodolinda e non avendo speranza, per conquistarla pensò di ricorrere all'astuzia. Spiò il re per molte notti e vide che andava dalla regina con un mantello nero e una torcia sempre alla stessa ora, così una notte si vestì come il re, andò dalla regina un po’ prima del solito ed ebbe un rapporto con lei. Quando si presentò il re, la regina chiese perché fosse ritornato ed egli capì il tradimento, perciò pensò che al colpevole avrebbe dovuto battere ancora il cuore per l'emozione. Recatosi nel dormitorio di tutti i servi, individuato colui al quale batteva il cuore più forte, tagliò una ciocca di capelli per riconoscerlo il giorno dopo. Una volta andato via, il servo tagliò i capelli a tutti i suoi compagni, allo stesso modo con cui il re li aveva tagliati a lui, e così non fu mai scoperto. TERZA NOVELLA Una donna si era innamorata di un giovane che -aveva notato- era in buoni rapporti con un frate. Il giorno dopo questa andò dal frate a confessarsi e disse che questo suo amico la importunava anche se lei era sposata; quando il frate rivide l'uomo, lo redarguì per il gesto ma egli si meravigliò perché non aveva mai fatto una cosa di simile e così andò sotto casa della donna a chiedere spiegazioni e quella si scusò e mostrò a lui tutto il suo interesse e provò a sedurlo; una volta tornato a casa, la donna andò dal frate e le disse che quel suo amico le aveva fatto delle proposte indecenti. Questi chiamò il giovane e lo

sgridò di nuovo, allorchè egli capì subito che la donna si serviva del frate per invitarlo; andò quella notte stessa da lei che lo aspettava nella sua camera e si sollazzarono insieme con l'impegno di ritrovarsi altre volte senza più ricorrere al frate. QUARTA NOVELLA Un uomo chiamato Puccio di Rinieri era molto devoto al Signore e dal momento che non poteva avere figli volle farsi terziario dell’ordine francescano. Conobbe un monaco di nome Don Felice che iniziò a frequentare la casa di Puccio e si invaghì della moglie Isabetta. Allora disse a Puccio che poteva indicargli una penitenza che facevano anche il papa e i prelati per raggiungere il Paradiso più velocemente e cioè stare in preghiera tutta la notte in una stessa stanza della casa da dove si vedesse il cielo, sdraiato per terra e con le mani a guisa di crocifisso. Egli accettò e tutte le sere successive Don Felice lo invitò a eseguire la penitenza e nel frattempo in un’altra stanza egli poteva tranquillamente giacere con sua moglie per tutta la notte. QUINTA NOVELLA Francesco Vergellesi era un cavaliere ricco ma molto avaro e aveva bisogno di un cavallo per partire alla volta di Milano, così andò da un giovane ricco che ne possedeva uno e che era follemente innamorato di sua moglie. Quest’ultimo acconsentì a darglielo in cambio di una chiacchierata con la moglie, e il cavaliere stupito che non gli avesse chiesto soldi accetta senza battere ciglio. Il giovane manifestò alla donna tutto il suo amore per lei e le disse che comprendeva la sua situazione però se avesse voluto, in assenza del marito, avrebbe potuto stendere due asciugamani alla finestra e lui vedendoli sarebbe accorso subito. Così durante l’assenza del marito lei cadde in tentazione e facendogli il segno stabilito lo fece venire e si abbracciarono e baciarono tutta la notte. SESTA NOVELLA Un giovane ricco di nome Ricciardo a Napoli si innamorò di Catella che dicevano essere la più bella di Napoli, però essendo questa sposata non faceva caso al corteggiamento di quest’ultimo, il quale decise di ricorrere all’astuzia; sapendo che era molto gelosa, la chiamò e le disse che il marito se la intendeva con sua moglie e che avrebbero avuto appuntamento in un bagno il giorno dopo e disinteressatamente le consigliò di presentarsi lei al posto di sua moglie, che era già stata avvisata, così avrebbe potuto smascherarlo. Il giorno seguente Ricciardo andò lui nel bagno prestabilito ed essendo una camera oscurissima si mise a letto e quando venne Catella goderono molto insieme; dopo il rapporto Ricciardo spiegò che era tutta una messinscena e Catella comprendendo che aveva fatto tutto per amore suo, lo amò e si divertono altre notti insieme. SETTIMA NOVELLA C’era a Firenze un giovane di nome Tedaldo che amava Monna Ermellina, moglie di Aldobrandino Palermini, la quale ricambiava questo amore però un giorno non ne volle più sapere di lui. Tedaldo non capendo il perché, se ne rattrista molto e fuggì ad Ancona al servizio di un signore, però sentendo cantare una canzone che lui una volta aveva dedicato alla sua amata, gli tornarono in mente i bei ricordi e tornò a Firenze. Nel frattempo si era sparsa la voce della sua morte e lui capì che si trattava di Faziuolo al

Il principe di Salerno Tancredi aveva una figlia, Ghismunda in età da marito, ma suo padre non si impegnava per trovarle un marito né lei osava chiederlo. Un giorno si innamorò di uno dei tanti uomini della corte del padre, un giovane di umilissime origini di nome Guiscardo. I due iniziarono a frequentarsi. Tramite un passaggio in una grotta, i due giovani tutte le notti si incontravano nella camera della fanciulla. Tancredi però aveva l’abitudine di andare dopo mangiato nella camera della figlia per discorrere con lei. Un giorno vi entrò e non trovando la figlia, si addormentò sul suo letto sotto le lenzuola. Fu svegliato dall’incontro dei due amanti. Voleva reagire d’impulso, ma gli venne in mente una vendetta più raffinata. Il giorno seguente catturò il giovane e poi andò dalla figlia per dirle che aveva scoperto la sua tresca amorosa e che Guiscardo era suo prigioniero. La fanciulla disse che si sarebbe suicidata se il suo amato fosse morto. Guiscardo fu ucciso dopo il colloquio. Il padre le inviò in una coppa d’oro il cuore dell’amante che la fanciulla baciò più volte. La fanciulla bevendo una pozione velenosa si suicidò e fu sepolta dal padre nel sepolcro di Guiscardo. SECONDA NOVELLA Un certo Berto protagonista di cattive azioni, ad un certo punto, preso dal rimorso e divenuto cattolico si fece frate con il nome di Alberto. In principio era morigerato nei costumi ma pian piano ripristinò gli antichi vizi. Un giorno confessò una donna che vanagloria la sua bellezza. Il frate si accorse della stupidità della donna e le disse che non era così bella come diceva di essere. Qualche giorno dopo si presentò a casa della donna chiedendole perdono per le parole dette. Infatti durante la notte era stato picchiato dall’angelo Gabriele che gli aveva anche detto di essere innamorato della donna. La donna fu molto contenta e allora il frate le disse che la notte seguente si sarebbe presentato l’angelo sotto forma dell'aspetto di frate Alberto. I due passarono numerose notti insieme. Un giorno discorrendo con un’amica la donna le rivelò l’accaduto e presto tutti lo seppero e anche frate Alberto. Una sera quest’ultimo andò dalla donna per rimproverarmi ma i parenti della donna che si erano appostati per sorprenderlo lo videro ed egli, nudo si gettò dalla finestra che dava sul Canal Grande; nuotò e si rifugiò nella casa di un signore. Questi aveva capito che l’uomo era il misterioso angelo e lo portò ad una festa mascherata dove il signore rivelò l’identità di frate Alberto che fu imprigionato. TERZA NOVELLA La novella parla di tre sorelle di nome Ninetta,Magdalena e Bertella. Ninetta si innamorò di un giovane di umili origini; Magdalena e Bertella si innamorarono di due giovani di nome Folco e Ughetto che a causa della morte dei genitori erano molto ricchi. Restagnone dopo aver stretto amicizia con Folco e Ughetto chiese loro di prestargli qualche soldo e propose loro di partire insieme alle tre sorelle. Le tre coppie partirono verso Creta ove costruirono numerosi palazzi signorili. Restagnone non amava più Ninetta come prima e si innamorò di una giovane fanciulla di corte. Ninetta accortasi di ciò, accecata dalla gelosia avvelenò il suo compagno che morì. La giovane confessò il delitto al duca di Creta al quale si concesse Magdalena per far scampare la sorella dalla morte. Allora durante la notte quando Folco e Ughetto uscirono il duca rimandò a casa Ninetta e passò la notte con Magdalena. Folco ,la mattina seguente , non si spiegava

come Ninetta potesse essere in casa e allora iniziò a sospettare della relazione tra Magdalena e il duca. Quindi Folco la uccise scappò con Ninetta. Le guardie incolparono dell’omicidio Ughetto e Bertella che le corruppero e scapparono a Rodi ove vissero in miseria. QUARTA NOVELLA Questa novella parla dell’amore tra Gerbino e la figlia del re di Tunisi. Guglielmo II, re di Sicilia, ebbe due figli:Ruggero e Costanza. Ruggero ebbe un figlio di nome Gerbino, che cresciuto dal nonno divenne molto bello e famoso per la sua cortesia e bravura.questa fama giunse presso la figlia del re di Tunisi che si innamorò di lui. Anche Gerbino si innamorò della fanciulla che era molto bella. Ma il re di Tunisi aveva promesso in sposa sua figlia al figlio del re di Granata perciò Gerbino non poteva sposare la fanciulla. Guglielmo, senza sapere dell’amore di suo nipote, promise fedeltà e sicurezza al re di Tunisi e gli inviò un guanto segno di impegno assoluto. La nave su cui viaggiava la fanciulla per andare a Granata venne raggiunta e assaltata dalle due navi di Gerbino; ma la fanciulla fu uccisa e gettata in mare dai marinai della sua stessa nave. Ciò provocò l’ira di Gerbino che, salito sulla nave avversaria uccise molti uomini. Il re di Tunisi venuto a conoscenza dell’episodio,fece decapitare Gerbino in presenza di suo nonno Guglielmo come simbolo della fedeltà che egli gli aveva promesso. QUINTA NOVELLA (FILOMENA) Nella città di Messina vi abitavano tre fratelli, ricchi mercanti, con la sorella minore Elisabetta, fanciulla molto bella che loro non avevano ancora maritato. Questa si innamorò di un giovane di nome Lorenzo che lavorava presso il fondaco dei tre fratelli. Anche Lorenzo si innamorò di Elisabetta e i due cominciarono frequentarsi segretamente. Il fratello maggiore accortosi della relazione ne parlò agli altri due fratelli e tutti e tre , dopo aver portato Lorenzo in luogo solitario lo uccisero e lo seppellirono. Una notte comparve in sogno a Elisabetta Lorenzo che le diceva di essere stato ucciso dai suoi fratelli e le rivelò dove era seppellito. Le fanciulla vi si recò, scavò e taglio la testa dal corpo che dopo averla lasciata mise in un vaso e ricoprì di terra e vi piantò delle piante. Spesso la fanciulla versa lacrime sul vaso e i fratelli avvertiti dai vicini, le tolsero il vaso e scoperta la testa la sotterrarono. Dopo i tre fratelli partirono per Napoli affinché non si sapesse la storia e la sorella continuando a versare amare lacrime morì.

SESTA NOVELLA

Messer Negro da Pontecarraro aveva una figlia di nome Andreuola, giovane e molto bella, la quale era innamorata di Gabriotto, un uomo di bassa condizione. I due, scoprendosi innamorati, si sposarono segretamente. Una notte, Andreuola sognò la morte di Gabriotto. Così il giorno dopo, lei cercò di convincerlo a rinunciare al loro incontro segreto, ma lui non lo ascoltò. Una volta insieme, Andreuola gli disse del sogno, ma lui la conforta, dicendole che non doveva porre fede nei sogni e raccontò il suo anche lui, spiegando che se avesse dovuto credere ai sogni quella notte non avrebbero proprio dovuto incontrarsi. Andreuola, spaventata, lo abbracciò e lo baciò e lui improvvisamente morì tra le sue braccia. Disperata e piangendo, la ragazza chiamò la

raccontò la verità, così tutti capirono il motivo della morte dei due ragazzi e furono seppelliti insieme. NONA NOVELLA (FILOSTRATO) Messer Guiglielmo Rossiglione e messer Guiglielmo Guardastagno erano due nobili cavalieri di Provenza. A entrambi piacevano le armi e amavano molto sfidarsi in gare o tornei. Nonostante abitassero molto distanti l’uno dall’altro, Guardastagno si innamorò della moglie di Rossiglione e dopo diversi incontri fece in modo che questa se ne accorgesse. Lei, conoscendolo, cominciò ad innamorarsene, e quando il marito se ne accorse, pensò ad una maniera per vendicarsi e uccidere il rivale. L’occasione si presentò con un torneo in Francia. Rossiglione invitò Guardastagno ad andarci insieme. Mentre Guardastagno si stava avvicinando al castello, disarmato ma accompagnato da due servitori, l’altro cavaliere sbucò all’improvviso da un cespuglio, lo uccise e gli strappò il cuore. La sera, lo dette al cuoco affinché lo cucinasse e una volta pronto la moglie lo mangiò di gran gusto. A quel punto il marito confessò alla moglie che quello che aveva appena mangiato era il cuore del suo amato Guardastagno. La donna, in preda al disgusto e alla disperazione, si gettò dalla finestra e morì. Il giorno dopo la cosa si seppe per tutto il paese e i due furono seppelliti insieme nel castello di Rossiglione. DECIMA NOVELLA (DIONEO) Un chirurgo, Mazzeo della Montagna, che viveva a Salerno, aveva finalmente deciso di sposarsi. Si sposò con una affascinante ragazza. Essa però sentendosi trascurata dal marito, ebbe molti amanti finchè si innamorò di uno di loro, Ruggeri d’Aieroli, uomo mal visto in città. Un giorno fu affidato al medico un paziente al quale doveva essere operata la gamba e avendo deciso di operarlo la sera, preparò l’acqua con una soluzione che lo addormenta e la posò nella sua stanza. Poi partì per Amalfi. La donna, approfittando dell’assenza del marito, invitò Ruggeri a passare la notte con lei. Quella sera, la donna ebbe ospiti e così rinchiuse il suo amante nella sua stanza. Essendo assetato, l’uomo bevve l’acqua lasciata la sera prima dal marito, e cadde in un sonno talmente profondo che quando la donna rientrò, pensò che quello fosse morto e chiamando la sua fante, insieme decisero di portarlo in un arca di un legnaiuolo là vicino. Quando Ruggeri si svegliò, muovendosi rumorosamente fu scambiato per un ladro e portato dal rettore, dove decisero di impiccarlo. Finalmente il medico rientrò dal suo viaggio ma corse subito dalla moglie a lamentarsi che l’acqua per far addormentare il suo paziente non c’era più la donna capì tutto.Inoltre la fante le disse che aveva saputo che avrebbero impiccato Ruggeri. Così la donna mandò la fante a visitare il prigioniero, e arrivata là, fu dimostrata allo stradicò l’innocenza di Ruggeri. L’uomo così fu liberato.

5 GIORNATA

PRIMA NOVELLA (PANFILO)

Cimone, figlio molto bello ma purtroppo rozzo di Aristippo, ama Efigenia, promessa sposa a Pasimunda, giovane ricco di Rodi, e per lei diventa un uomo nuovo, ben vestito, abile lavoratore nonché filosofo. Così la rapisce ma naufraga a Rodi a causa di una terribile tempesta e immediatamente viene imprigionato da Lisimaco, somma magistratura di Rodi, e condannato assieme ai suoi compagni alla prigione perpetua. Anche Lisimaco è però follemente innamorato di una donna, la sorella di Efigenia, Cassandrea, promessa sposa a Ormisda; ed è proprio per questo motivo che decide di accordarsi con il prigioniero. Il piano è molto semplice: rapiscono insieme le due amate poco prima del loro matrimonio e fuggono a Creti, dove sono al sicuro grazie ad alcuni amici. La situazione dopo un periodo di tempo non precisato torna normale e così entrambe le coppie possono tornare ai loro paesi originari, Cimone e Efigenia a Cipri, mentre Lisimaco e Cassandrea a SECONDA NOVELLA Nell’isola di Lipari Martuccio Comito, giovane povero, s’innamora di Gostanza, donna molto bella e ricca. Lui, non potendola sposare a causa di un secco rifiuto da parte del padre di lei, si fa corsaro. Dopo un po’ di tempo, Martuccio viene rapito assieme ai suoi uomini dai Saraceni e viene imprigionato in Barberia. Lei, per farla finita dato che a Lipari era giunta la notizia della morte del suo amato, si butta in mare su un barca e si lascia trasportare dal vento; anch’essa però giunge in Barberia, precisamente a Susa, dove comincia a lavorare la lana in casa di un’anziana ma molto caritatevole signora, che la condurrà assieme a Carapresa, donna che aiutava i pescatori cristiani, dal suo innamorato. Martuccio, intanto, con uno stratagemma fa vincere la guerra al re di Tunisi, Meriabdela, il quale per riconoscenza lo libera e lo ricopre di ricchezze. Libero e ricco il giovane tornerà in Italia con Gostanza, dove si sposeranno e vivranno felicemente. TERZA NOVELLA Pietro Boccamazza, uomo nobile, ama Agnolella, che ricambia l'amore ma che purtroppo è povera. I due giovani, avendo i genitori di lui impedito il matrimonio, decidono di fuggire verso la cittadina di Anagni; Pietro non sa bene la strada, così si perdono e vengono assaliti da dodici fanti. Fortunatamente però riescono a sfuggire ai ladroni e successivamente lui si perde in una selva, all’interno della quale alcuni lupi gli mangeranno il cavallo. Lei intanto trova ricoverato da due vecchietti nel bosco, sfugge a una razzia di briganti e viene portata in un castello, che si scoprirà essere di alcuni suoi amici; i due si ritrovano e tornano a Roma dove si sposeranno. QUARTA NOVELLA Lizio da Valbona ebbe una sola figlia, Caterina, che ben presto ricambiò l’amore di un certo Ricciardo Manardi, frequentatore della casa del padre; l’unico problema era il luogo dove potersi incontrare e la soluzione venne in mente al giovane innamorato…. I due si videro per la prima volta sul balcone della casa di lei e, dopo molti baci, passarono la notte assieme. Sfortunatamente però si addormentarono nudi e, quando si fece giorno, Lizio li scoprì; questo, uomo molto costumato, non fece alcuna scenata, anzi acconsentì il loro amore purché si fossero sposati. E così avvenne.