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Una comparazione tra due artisti del Novecento, Costantin Brancusi e Marc Chagall, analizzando le loro opere e le loro influenze. Si approfondiscono le ricerche formali di Brancusi e il suo allontanamento dalla mimesi, mentre Chagall elabora uno stile personale che unisce le sue origini contadine e la cultura ebraica alle provocazioni delle avanguardie. Vengono analizzate alcune opere significative di entrambi gli artisti, come 'Il bacio' di Brancusi e 'Io e il villaggio' di Chagall.
Tipologia: Appunti
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Scultore romeno naturalizzato francese, nasce ad Hobita in Romania. Le sue forme organiche si allontanano da tutto ciò che si conosceva fino a quel momento. Ricerca formale universale → fuori da ogni cornice spazio-temporale Problematiche: Come semplificare il linguaggio? L’arte primitiva lo ispira.
Abbandonare il principio della mìmesis per superare il legame tra Arte e Natura. Il bacio = primordiale essenzialità La luce, la lavorazione della materia diventano parte integrante del linguaggio dell’opera.
Forma sintetica, quasi astratta. Gli occhi sono appena segnati e paiono chiusi. Il naso invece è più evidente e in rilievo. Il viso appare come una maschera astratta. La superficie della scultura è lucida e riflette la luce creando un effetto smaterializzante in contrasto con la fessura della bocca e i capelli che risultano più scuri e suggeriscono un maggior peso del materiale. Il contrasto materico valorizza la lucentezza del viso.
Ricerca temi archetipici e cerca ispirazione anche tra la cultura tradizionale e popolare romena da cui prenderà l’idea della Maiastra (uccello mitologico di natura benevola).
L'evoluzione stilistica di Brâncuși porta lo scultore a semplificare ancor più le forme: → eliminazione di ogni elemento descrittivo → riproduzione della forma essenziale generatrice dell’opera Brâncuși scolpisce l’anima dell’oggetto che vuole rappresentare. È una scultura in potenza che racchiude ogni possibile sviluppo. Questa scultura suggerisce solamente il volo, le ali sono racchiuse sul corpo e la scultura è pronta a librarsi nello spazio. È l’osservatore che deve completare la narrazione.
Nato in un paesino sul confine tra la Polonia e l’impero Russo, nel 1910 si trasferirà a Parigi a Montparnasse in un edificio chiamato ‘ L’alveare ’ (La Ruche), spazio condiviso con diversi artisti tra cui Apollinaire, Max Jacob, Soutine, Léger e Delaunay. In questi anni Chagall elabora uno stile personalissimo:
Proiezione di un’immagine mentale. Fantasia pura dove la realtà è esclusa volutamente dal dipinto. L’immagine si sviluppa partendo dal piccolo albero (forse è un albero della vita) tenuto in mano dal protagonista verde del dipinto, penetra nel cerchio. E’ un atto di amore per il suo luogo natio, popolato da chiese ortodosse e sinagoghe. Nel piccolo paese agricolo uomini e animali vivono in interdipendenza. E’ la ragione per cui il contadino (dx) e la mucca (sx) hanno le bocche e gli occhi sulla stessa direttrice. Gli uomini e gli animali sono dunque parte della vita dell’universo. La testa dell’uomo è verde, come l’erba dei campi che lavora, mentre quella della mucca è bianca, come il latte che produce, e azzurra. Fra le due teste passano le immagini del villaggio e della pacifica e modesta vita che vi si svolge. Il dipinto rientra a pieno titolo nella tipologia cubista per la frammentazione e la successiva ricomposizione delle forme, che per Chagall sono soprattutto “rappresentazioni di pensiero”.