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appunti sulla storia del documentario tratti dal libro " storia del cinema- un' introduzione" Thompson, Bordwell.
Tipologia: Appunti
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Vediamo che il sostantivo "documentario" viene di solito impiegato per riferirsi a un film nonfiction di durata variabile, realizzato con l'intento di avvicinare lo spettatore alla conoscienza di una determinata realtà secondo una prospettiva ragionevolmente condivisa: tuttavia, no esiste una ripresa di un qualsiasi evento che non sia il frutto di una mediazione linguistica nei confronti del fenomeno di cui si vuole offrire una testimonianza; il solo fatto di scegliere il luogo esatto in cui collocare la cinepresa o la videocamera a una qualunque distanza dal soggetto prescelto implica la presenza di una voltà ordinatrice lontana dalle caratteristiche associate al genere del documentario, cioè l'immediatezza e l'imparzialità. Infatti forse più che un genere il documentario è un territorio della storia del cinema costituito da un insieme di opere accomunabili in negativo, per via dell' assenza di certe peculiarità proprie dei film a soggetto. Spesso si pensa che il documentario sia privo di intreccio, di attori e di una sceneggiatura vera e propria, manifestando quindi una propensione verso i fatti ignota al cinema di finzione. Ma solo in parte è così: neppure le vedute realizzate dai fratelli Lumiere e dai loro operatori che nascono dall' intento di registrare su pellicola azioni quotidiane, possono fare a meno di abbozzare anche solo un embrione di racconto affidandosi al contempo a una messa in scena esile e accurata. Comunque vediamo che la nascita del documentario si situa verso la fine degli anni '10 quando lo stile descrittivo, tipico del cinema nonfiction delle origini almeno fino al 1917, viene soppiantato da una modalità interpretativa. La transizione decisiva fu quella da una banale descrizione del materiale naturale a una rielaborazione creativa di tale materiale, ovvero da una concezione del film come puro sguardo a quella del film come discorso, fedele ai princìpi di un cinema altro, estraneo rispetto a quello ufficiale delle fiction. Vi sono stati periodi in cui hanno prevalso filoni specifici, come la sinfonia urbana degli anni '20, ed epoche in cui il documentario è stato posto al servizio della propaganda dei regimi dittatoriali: in queste ultime circostanze, si è spesso rivelata fondamentale la cosiddetta voice of god, ovvero la voce over di uno speaker a cui è affidato il compito di imporre un significato alla successione delle immagini, relegandole in un ruolo subalterno al sonoro. Ma esistono anche filoni riconducibili a una comune tendenza come il documentario d'arte, quello educativo, politico, geografico, etnografico oppure il film-inchiesta. Negli ultimi anni, il documentario è andaato progressivamente soggettivizzando e ha acquisito le sembianze del film autobiografico, diaristico, lirico o autoriflessivo. La contaminazione di forme e tecniche tra duversi modelli lo rende forse il sottoinsieme del cinema più libero e aperto alle sperimentazioni. La crescente importanza del cinema documentario fino agli anni '20 i documentari di solito non superavano la misura del cortometraggio. fu allora che il documentario cominciò a essere identificato come una forma di cinema d'arte. Tre poi sono i principali filoni che puntavano su una registrazione diretta della realtà: i film esotici, le opere che puntavano su una registrazione diretta della realtà e i film di montaggio. I documentari esotici, in particolare, ebbero molta importanza soprattutto negli Stati Uniti, in particolar modo doo la distribuzione del film di Robert Flaherty, Nanuk l'eschimese, del 1922. Il regista riuscì a equilibrare l'autenticità delle riprese con la messa in scena ma
le major di Hollywood si rifiutarono di distribuire il film, che alla fine fu affidato all' indipendente Pathè. Ma il documentario fu particolarmente importante in Unione Sovietica, dove tutti e tre i filoni trovarono ampia espressione. In questa situazione, Dziga Vertov aveva iniziato la sua attività negli anni della rivoluzione realizzando cinegiornali e formulando la teoria del "cine-occhio", in cui sosteneva la superiore capacità di registrazione del reale da parte della macchina da presa rispetto all' occhio umano. Questo principio fu messo alla prova nel 1922, con la creazione di una nuova serie di cinegionrnali, i cinema-verità. Vertov realizzò anche lungometraggi di impianto documentaristico in cui le riprese del vero erano accostate a particolari effetti, ( sovrimpressione e split-screen), allo scopo di comunicare messaggi ideologici. Il documentario di guerra L'inizio della seconda guerra mondiale portò bruschi cambiamenti nel genere del documentario. In particolare, gli eserciti dei paesi in guerra chiamarono cineasti professionisti a filmare gli scontri e dunque furono in molti a dedicarsi al documentario, così il genere divenne molto popolare. In quegli anni, prima della nascita dei telegiornali, le famiglie che avevano i propri parenti sotto le armi o che erano minacciate direttamente potevano seguire gli eventi di guerra attraverso i cinegiornali e i documentari proiettati nelle sale cinematografiche del quartiere. Hollywood e la guerra il governo americano sollecitò Hollywood a sostenere lo sforzo bellico, quindi subito dopo Pearl Harbor e la dichiarazione di guerra della Germania agli Stati Uniti, il Pentagono chiese al regista Frank Capra di girare una serie di film di propaganda per spiegare ai soldati americani il motivo della guerra e soprattutto perchè fosse necessario combattere. Dal regista nacque quindi Perchè combattiamo, opera basata in gran parte su materiale strappato alla Germania e ad altre fonti nemiche. I soldati erano quindi obbligati a vedere la serie intera, tuttavia alcuni documentari furono proiettati anche per il pubblico. Di grande importanza fu anche l'opera di John Ford The battle of Midway, basato sull' attacco giapponese all' isola di Midway, dove Ford si fece trovare sul posto assieme ai suoi operatori per testimoniare l'evento e riuscendo anche a vincere l'Oscar per il miglior documentario. Invece John Huston in quel periodo realizzò due film: il primo La battaglia di San Pietro, si proponeva di spiegare perchè l'avanzata degli alleati in Italia fosse così lenta, utilizzando immagini girate in prima linea. Il secondo, Sia fatta luce, ebbe anch' esso problemi di censura poichè, incaricato di documentare la riabilitazione delle vittime di esplosioni, Huston ricorse alla presa diretta per filmare lunghe interviste con soldati traumatizzati sottoposti a terapia, infatti il film venne proibito dal governo e non fu proiettato fino a prima degli anni '60. Regno Unito Il documentario inglese diede il suo contributo al fronte contro il nemico nazista. Alcuni film furono realizzati da unità interne all' organizzazione militare, come esercito e Air Force che produssero Desert Victory, un lungometraggio dedicato alla campagna nordafricana e la sconfitta tedesca. Il risultato fu un resoconto chiaro e drammatico della battaglia, infatti il film divenne molto popolare anche all' estero e vinse negli Stati Uniti l'Oscar per il miglior documentario. Questo periodo comunque vide affacciarsi alla ribalta anche il documentarista Humphrey Jennings. Il suo