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CAIO GIULIO CESARE, Dispense di Latino

VITA E OPERE

Tipologia: Dispense

2015/2016

Caricato il 08/05/2016

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

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CESARE
Cesare fu uno dei più importanti uomini politici di roma ma fu anche un autore di grande rilevanza. Il suo
nome è legato a due opere di carattere storico : i commentarii de bello gallico e de bello civili che ci sono
giunte per intero. Egli nacque a Roma nel 100 a.C e dopo la morte di Silla era tornato a Roma dall’asia dove
aveva iniziato la sua carriera politica. Percorse le tappe del cursus honorum fino a diventare console nel 59.
L’anno seguente aveva ottenuto il consolato nell’illiria e nella gallia romana. Utilizzando come pretesto delle
provocazioni e sconfinamenti da parte di tribù migratorie nel territorio gallico posto sotto il suo potere egli
intraprese un’ opera di sottomissione dell’intero mondo celtico giustificandola come un’operazione difensiva
e preventiva. La conquista della Gallia durò 7 anni. Ostacolato dai suoi avversari che non volevano che
cesare passasse dal proconsolato al secondo consolato in gallia egli invase con le sue truppe l’italia e iniziò
una guerra civile 10 gennaio 49 che si svolse in Italia in grecia in africa e in spagna. Nel 48 a farsalo aveva
sconfitto l’esercito di pompeo (tessaglia). Nel 49 divenne il padrone assoluto di roma ricoprendo
contemporaneamente la carica di dittatore e console. Nel 44 poco dopo essere stato proclamato dittatore a
vita ( dictator perpetuus) venne ucciso da un gruppo di aristocratici di fede repubblicana preoccupati per le
tendenze autocratiche del governo di cesare.
LE OPERE
De bello gallico formato da 7 libri più un ottavo che viene considerato spuria poiché fu scritto da aulo irzio il
luogo tenente di cesare per completare la campagna gallica.
De bello civili formato da tre libri
Un epigramma in versi su terenzio
Di lui sono andate perdute diverse orazioni come l’elogio funebre della zia giulia dove si affermava la
discendenza della gens iulia da enea e venere. Il de analogia un trattato di lingua e stile, laudes erculei un
poema, dicta collectanea una raccolta di detti memorabili, l’oedipus una tragedia, l’iter un poema sulla
spedizione in Spagna nel 45, un pamphlet in 2 libri contro la memoria di catone l’uticenza l’anticato che
contrastava l’opera di cicerone che lodava catone laus catonis. Tra le spurie oltre al libro del de bello gallico
c’è anche il corpus cesarianum diviso in bellum africum, alexandrinum e hispaniense che erano resoconti
degli ultimi avvenimenti della guerra civile.
DE BELLO GALLICO
Il titolo originale era iulii cesaris commentarii rerum gestarum. Il sottotitolo attuale sarà stato aggiunto in
seguito per meglio distinguerlo dal de bello civili e dalle opere del corpus cesarianum. I libri coprono il
periodo che va dal 58 al 52 in cui cesare sottomise la gallia. Nel contenuto troviamo pesanti battute d’arresto
che cesare giustifica ma non nasconde dovute alla conquista che si svolse secondo fasi alterne. Riguardo i
tempi di composizione alcuni pensano che l’opera sia stata scritta di getto nell’inverno del 52-51, altri
preferiscono dire che sia una composizione avvenuta anno per anno durante gli inverni quando le operazioni
militari venivano sospese. Questa seconda ipotesi ha a favore il fatto che sono state trovate delle
contraddizioni interne che in parte sono state esagerate e non possono essere certamente frutto di una
redazione avvenuta in un breve periodo di tempo. Inoltre può spiegare l’evoluzione stilistica che si riscontra
nei commentari che sembra procedere dallo stile scarno e disadorno tipico del commentario allo stile tipico
della historia. Nella seconda parte dell’opera si fa più frequente uso del discorso diretto, e si ricorre a una
maggiore quantità di sinonimi mentre nella prima parte l’autore è indifferente a questo uso e ripete più volte
gli stessi termini anche a poca distanza (questo fenomeno viene spiegato con l’adesione di cesare alle teorie
analogiste che sostenevano che ogni cosa doveva essere designata con un solo termine). Ma non si può
eliminare completamente la teoria di aulo irzio nella prefazione dell’ottavo libro sulla brevità di tempo
impiegato perché è possibile che cesare per comodità compositiva abbia redatto in un primo momento una
forma più o meno abbozzata degli avvenimenti e li abbia riordinati in un secondo momento. La
testimonianza di irzio potrebbe riferirsi a questa seconda fase della redazione.
DE BELLO CIVILI
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CESARE

Cesare fu uno dei più importanti uomini politici di roma ma fu anche un autore di grande rilevanza. Il suo nome è legato a due opere di carattere storico : i commentarii de bello gallico e de bello civili che ci sono giunte per intero. Egli nacque a Roma nel 100 a.C e dopo la morte di Silla era tornato a Roma dall’asia dove aveva iniziato la sua carriera politica. Percorse le tappe del cursus honorum fino a diventare console nel 59. L’anno seguente aveva ottenuto il consolato nell’illiria e nella gallia romana. Utilizzando come pretesto delle provocazioni e sconfinamenti da parte di tribù migratorie nel territorio gallico posto sotto il suo potere egli intraprese un’ opera di sottomissione dell’intero mondo celtico giustificandola come un’operazione difensiva e preventiva. La conquista della Gallia durò 7 anni. Ostacolato dai suoi avversari che non volevano che cesare passasse dal proconsolato al secondo consolato in gallia egli invase con le sue truppe l’italia e iniziò una guerra civile 10 gennaio 49 che si svolse in Italia in grecia in africa e in spagna. Nel 48 a farsalo aveva sconfitto l’esercito di pompeo (tessaglia). Nel 49 divenne il padrone assoluto di roma ricoprendo contemporaneamente la carica di dittatore e console. Nel 44 poco dopo essere stato proclamato dittatore a vita ( dictator perpetuus) venne ucciso da un gruppo di aristocratici di fede repubblicana preoccupati per le tendenze autocratiche del governo di cesare.

LE OPERE

De bello gallico formato da 7 libri più un ottavo che viene considerato spuria poiché fu scritto da aulo irzio il luogo tenente di cesare per completare la campagna gallica.

De bello civili formato da tre libri

Un epigramma in versi su terenzio

Di lui sono andate perdute diverse orazioni come l’elogio funebre della zia giulia dove si affermava la discendenza della gens iulia da enea e venere. Il de analogia un trattato di lingua e stile, laudes erculei un poema, dicta collectanea una raccolta di detti memorabili, l’oedipus una tragedia, l’iter un poema sulla spedizione in Spagna nel 45, un pamphlet in 2 libri contro la memoria di catone l’uticenza l’anticato che contrastava l’opera di cicerone che lodava catone laus catonis. Tra le spurie oltre al libro del de bello gallico c’è anche il corpus cesarianum diviso in bellum africum, alexandrinum e hispaniense che erano resoconti degli ultimi avvenimenti della guerra civile.

DE BELLO GALLICO

Il titolo originale era iulii cesaris commentarii rerum gestarum. Il sottotitolo attuale sarà stato aggiunto in seguito per meglio distinguerlo dal de bello civili e dalle opere del corpus cesarianum. I libri coprono il periodo che va dal 58 al 52 in cui cesare sottomise la gallia. Nel contenuto troviamo pesanti battute d’arresto che cesare giustifica ma non nasconde dovute alla conquista che si svolse secondo fasi alterne. Riguardo i tempi di composizione alcuni pensano che l’opera sia stata scritta di getto nell’inverno del 52-51, altri preferiscono dire che sia una composizione avvenuta anno per anno durante gli inverni quando le operazioni militari venivano sospese. Questa seconda ipotesi ha a favore il fatto che sono state trovate delle contraddizioni interne che in parte sono state esagerate e non possono essere certamente frutto di una redazione avvenuta in un breve periodo di tempo. Inoltre può spiegare l’evoluzione stilistica che si riscontra nei commentari che sembra procedere dallo stile scarno e disadorno tipico del commentario allo stile tipico della historia. Nella seconda parte dell’opera si fa più frequente uso del discorso diretto, e si ricorre a una maggiore quantità di sinonimi mentre nella prima parte l’autore è indifferente a questo uso e ripete più volte gli stessi termini anche a poca distanza (questo fenomeno viene spiegato con l’adesione di cesare alle teorie analogiste che sostenevano che ogni cosa doveva essere designata con un solo termine). Ma non si può eliminare completamente la teoria di aulo irzio nella prefazione dell’ottavo libro sulla brevità di tempo impiegato perché è possibile che cesare per comodità compositiva abbia redatto in un primo momento una forma più o meno abbozzata degli avvenimenti e li abbia riordinati in un secondo momento. La testimonianza di irzio potrebbe riferirsi a questa seconda fase della redazione.

DE BELLO CIVILI

È diviso in tre libri. I primi due narrano le vicende del 49 quindi la guerra civile e il terzo quelle del 48 ma solo in parte. I tempi di composizione anche qui sono incerti anzi si pensa che l’opera non venne pubblicata da cesare ma da qualcun altro dopo la sua morte. Questa tesi è avvalorata dal fatto che l’opera resta incompiuta lasciando in sospeso la guerra di alessandria. Tuttavia la maggior parte pensa che sia stato scritto tra il 47 e il 46 e pubblicato nello stesso 46. Qui emergono le tendenze politiche di cesare che cerca di attaccare l’antica classe dirigente come una classe corrotta. Utilizza una satira sobria che nel de bello gallico non era presente per svelare le basse ambizioni e gli intrighi dei suoi avversari. Il suo principale nemico era pompeo ma egli attacca anche il ceto senatorio romano dipingendone un quadro negativo. Uomini come catone, lentulo crure parlano di giustizia, libertà e onesta ma sono mossi da avidità di guadagno e rancori personali. Questa satira la si trova maggiormente nel campo pompeiano prima della battaglia di farsalo dove gli avversari sicuri della disfatta di cesare stabiliscono chi si aggiudica i beni conquistati e si contendono le cariche politiche. Nel de bello civili non sono presenti i punti principali di un programma di rinnovamento politico dello stato romano. Questo perché cesare vuole dissolvere dall’opinione pubblica l’immagine di lui che era stata data dalla propaganda aristocratica come un rivoluzionario e continuatore dei gracchi o di catilina. Egli vuole dimostrare di aver sempre mantenuto e difeso le leggi. Il destinatario della sua propaganda è lo strato medio e benpensante che vede nei pompeiani i difensore della costituzione repubblicana. Era una classe sulla quale la propaganda aristocratica aveva sempre avuto molta influenza. Lui tende a rassicurare i ceti possidenti di questioni importanti come i debiti che gravavano sulla plebe ma anche sui membri dell’aristocrazia dando ragione di alcuni suoi provvedimenti di emergenza ma spiega che da parte sua non ci si deve attendere tabulae novae cioè provvedimenti di cancellazione dei debiti come quelli proposti da catilina. Insiste anche sulla sua costante volontà di pace e lo scatenarsi della guerra si deve solo al rifiuto di trattative da parte dei pompeiani. Si dimostra anche clemente verso i vinti perché voleva evitare i bagni di sangue avvenuti precedentemente e in tal modo rassicura il popolo di voler spegnere quei focolai d’oro a cui solo i nemici potevano attingere. Infine in entrambe le opere cesare si sofferma sul valore dei suoi soldati e questo elogio non è staccato dalla promozione sociale poiché parla dell’importanza degli nomine novi di provenienza militare ma vuole anche tramandare i nomi di soldati distintisi in guerra ai posteri e lo fa per ricambiare l’affetto delle sue truppe.

Cesare nel contenuto delle sue opere rifiuta gli abbellimenti retorici tipici della historia vera e propria e la riduzione del linguaggio valutativo che contribuiscono al tono apparentemente oggettivo e impassibile della narrazione. La deformazione degli avvenimenti venne fatta sicuramente per propaganda politica e non si tratta di falsificazioni vistose ma di omissioni più o meno rilevanti di un certo modo di presentare i rapporti tra i fatti. Lui ricorre ad artifici abilissimi dissimulati quasi perfettamente. Attenua, insinua ricorre a anticipazioni e posticipazioni e dispone l argomentazioni in modo da giustificare i propri insuccessi.