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Dispensa completa e ben strutturata di Analisi 2 dedicata alle funzioni di più variabili e al calcolo differenziale. Il documento include: • Funzioni di più variabili: dominio, grafici, curve e curve di livello • Limiti e continuità in R² e Rⁿ (anche con coordinate polari) • Derivate parziali, gradiente e derivate direzionali • Differenziabilità e piano tangente • Teorema del differenziale totale • Matrice Hessiana e studio di massimi e minimi • Ottimizzazione libera e vincolata (moltiplicatori di Lagrange) • Formula di Taylor per funzioni multivariate • Integrali doppi e cambi di variabile Appunti chiari, completi e spiegati anche dal punto di vista geometrico, con dimostrazioni dettagliate e passaggi svolti. Ideali per studenti di Ingegneria, Matematica, Fisica ed Economia che vogliono preparare al meglio l’esame di Analisi 2.
Tipologia: Appunti
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a
b
sopragrafico
grafico
sottografico x
y
Rappresentazione del grafico y = f (x) ∈ [a, b], diviso in sottografico e sopragrafico.
Per visualizzare o rappresentare il grafico di una funzione f : D ⊆ R^2 → R ”seziono” il grafico formando le tracce che intersecano il grafico graff ⊂ R^3 con piani nello spazio tridimensionale. Affettando in R^3 il grafico diminuisco la dimensione del mio problema da R^3 a R^2 tracciando delle sezioni del grafico.
Definizione 1.1.3 (Sezione di un grafico). Considerato il grafico di f definita in R^2 con le terne (x, y, z), le sezioni piani con x = k o y = k o z = k dove k ∈ R.
Le due tipologie pi`u importanti di sezioni sono:
Sezioni trasversali ottenute con piani paralleli ai piani coordinati (xz o yz);
Sezioni orizzontali ottentute con piani paralleli al piano xy (con piano di equazione z = k).
Le intersezioni con il grafico generalmente producono una curva nello spazio.
Definizione 1.1.4 (Insiemi o curve di livello). Gli insiemi di livello, o anche curve di livello, di una funzione f : D ⊆ R^2 → R sono sottoinsiemi del dominio D su cui la funzione z = f (x, y) assume un valore costante z = k.
Formalmente,
Ck = {(x, y) ∈ D : f (x, y) = k}
Le curve di livello non si intersecano mai (eccetto in punti singolari), perch´e la funzione non pu`o assumere due valori diversi nello stesso punto.
Definizione 1.1.5 (Curva). Una curva in Rn^ `e un’applicazione continua definita su un inter- vallo I = [a, b] ⊆ R γ : I ⊆ R → Rn
Essa e composta da γi componenti definite su I ⊆ R e continue con i = 1...n. Il sostegno o immagine di una curvae l’insieme dei punti geometrici toccati dalla curva nello spazio Rn Sostegno = {x ∈ Rn^ : ∃t ∈ I, x = γ(t)}
Definizione 1.1.6 (Curva Regolare). Sia una curva γ : I ⊆ R → Rn^ si dice regolare se γ ∈ C^1 (I), ossia le sue componenti sono derivabili e continue su I e la derivata γ′(t) ̸= 0.
Una curva regolare non presenta spigoli o cuspidi e in ogni punto `e ben definita la retta tangente; infatti con γ′(t) = 0 la particella si ferma e riparte probabilmente da un’altra direzione creando spigoli.
Definizione 1.1.7 (Curva Cartesiana). Una curva cartesiana e una curva che puo essere rappresentata come grafico di una funzione f : I ⊆ R → R, ossia γ(t) = (t, f (t)).
E’ il modo di trasformare il grafico di una funzione ordinaria f in una curva parametrica. Percorriamo il grafico come un cammino usando lo stesso x come parametro. La prima componente scorre sull’asse x e la seconda componente segue il valore della funzione. La curva cartesiana e un caso particolare di curva regolare, infatti se fe derivabile e f ′(t) ̸= 0 allora γ′(t) = (1, f ′(t)) ̸= 0.
Definizione 1.1.8 (Curva Chiusa). Sia una curva γ : I ⊆ R → Rn, si dice chiusa se il punto iniziale coincide con quello finale γ(a) = γ(b).
Teorema 1.1.1 (Teorema degli zeri per funzioni a piu variabili). Sia f : A ⊆ R^2 → R continua su A e supponiamo che esistano due punti P 1 = (x 1 , y 1 ) e P 2 = (x 2 , y 2 ) che appartengono ad un insieme connesso Ai ⊆ A tali che f (P 1 ) · f (P 2 ) < 0 , cioe f (P 1 ) e f (P 2 ) hanno segno opposto. Allora esiste almeno un punto P 0 = (x 0 , y 0 ) ∈ Ai tale che f (P 0 ) = 0.
Informalmente, se il grafico di f passa da valori positivi a negativi (o viceversa), deve per forza ”attraversare lo zero”, ossia intersecare il piano z = 0.
Posso rendere f (x) grande quanto voglio semplicemente prendendo x abbastanza vicino a x 0. In poche parole, piu ti avvicini a x 0 piu il valore della funzione va verso ∞. Le propriet`a fondamentali del limite:
Unicita Se esiste,e unico. Informalmente, se due limiti della stessa funzione esistono finiti e danno lo stesso risultato vuol dire che il limite `e necesariamente unico. Se lim x 1 →x 0 f (x 1 ) = l 1 e lim x 2 →x 0 f (x 2 ) = l 2 , con l 1 = l 2
allora il limite esiste ed `e unico.
Composizione Il limite di somma o prodotti di funzioni sono uguali alla somma e prodotti dei limiti; vale anche per il quoziente, il limite del rapporto `e il rapporto dei limiti, con la condizione che siano ben definiti i limiti (con il denominatore diverso da 0)
Esistenza di un limite
Per esistere un limite deve essere indipendente dalla direzione di avvicinamento di (x, y) al punto di accumulazione =⇒ un limite non deve dipendere dal cammino o dalla direzione scelti con il quale (x, y) si avvvicina il punto di accumulazione. Se, scelti due cammini per raggiungere lo stesso punto di accumulazione, il valore dei limiti risulta diverso allora il limite per f (x, y) non esiste.
Definizione 1.2.4 (Limite ristretto ad un sottoinsieme). Sia f : A ⊂ R^2 → R e sia (x 0 , y 0 ) punto di accumulazione per A. Se
lim (x,y)→(x 0 ,y 0 )
f (x, y) = l
allora per ogni sottoinsieme C ⊆ A tale che (x 0 , y 0 ) sia punto di accumulazione anche per C, vale lim (x,y)→(x 0 ,y 0 ) (x,y)∈C
f (x, y) = l
Il limite di f per (x, y) → (x 0 , y 0 ) `e uguale al limite di f per (x, y) → (x 0 , y 0 ) con (x, y) appartenente a qualsiasi sottoinsieme C di A che abbia (x 0 , y 0 ) come punto di accumulazione.
Sia f : A ⊂ R^2 → R e sia (x 0 , y 0 ) punto di accumulazione per A. Se esistono due sottoinsiemi C 1 , C 2 ⊆ A tali che:
(x 0 , y 0 ) `e punto di accumulazione per entrambi;
esistono i limiti ristretti lim (x,y)→(x 0 ,y 0 ) (x,y)∈C 1
f (x, y) = l 1
lim (x,y)→(x 0 ,y 0 ) (x,y)∈C 2
f (x, y) = l 2
con l 1 ̸= l 2 ,
allora lim (x,y)→(x 0 ,y 0 )
f (x, y) non esiste
Se il limite totale esistesse ed fosse uguale a l, allora per ogni sottoinsieme C ⊆ A tale che (x 0 , y 0 ) sia punto di accumulazione per C, dovrebbe valere
lim (x,y)→(x 0 ,y 0 ) (x,y)∈C
f (x, y) = l
Questo contraddice l’ipotesi l 1 ̸= l 2. Il risultato segue dall’unicita del limite. Come condizione necessaria ma non sufficiente per l’esistenza del limite, si puo verificare che i limiti lungo diverse curve (ad esempio rette y = mx,oppure curve come y = x^2 ) che tendono a (x 0 , y 0 ) diano lo stesso valore. Se lungo due curve si ottengono due valori limite diversi, il limite della funzione non esiste.
Definizione 1.2.5 (Continuit`a in un punto). Sia f : A ⊂ R^2 → R. La funzione f si dice continua nel punto P 0 = (x 0 , y 0 ) ∈ A se
lim (x,y)→(x 0 ,y 0 )
f (x, y) = f (x 0 , y 0 )
Definizione 1.2.6 (Continuita su un dominio). La funzione f si dice continua in A see continua in ogni punto P 0 ∈ A.
Definizione 1.2.7 (ϵ − δ per la continuita). La funzione fe continua in P 0 = (x 0 , y 0 ) se
∀ε > 0 , ∃δ > 0 tale che
∥(x, y) − (x 0 , y 0 )∥ < δ ⇒ |f (x, y) − f (x 0 , y 0 )| < ε.
DIMOSTRAZIONE Sia P 0 = (x 0 , y 0 ). Osserviamo che |f (x, y) − f (x 0 , y 0 )| = |x − x 0 |.
Poich´e vale la disuguaglianza
|x − x 0 | ≤
p (x − x 0 )^2 + (y − y 0 )^2 = ∥(x, y) − (x 0 , y 0 )∥,
se scegliamo δ = ε, otteniamo:
∥(x, y) − (x 0 , y 0 )∥ < δ ⇒ |x − x 0 | < ε.
Quindi f e continua in P 0. Poich´e P 0e arbitrario, f `e continua in tutto R^2. □
Alcuni esempi:
f (x, y) = sin(x^2 + y^2 ) — continua su R^2 f (x, y) = exy^ — continua su R^2 f (x, y) = ln(x^2 + y^2 + 1) — continua su R^2 (argomento sempre positivo)
f (x, y) = x (^2) −y 2 x^2 +y^2 +1 — continua su^ R
2
f (x, y, z) =
p x^2 + y^2 + z^2 — continua su R^3 f (x, y) = arctan