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Tipologia: Appunti
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La parola "capitalismo" è usata con molti significati differenti, a seconda degli autori, dei periodi storici. Si può forse affermare che per capitalismo si intenda, generalmente e genericamente, il "sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui"
Il sistema economico, e per estensione l'intera società, il cui funzionamento si basa sulla possibilità di accumulare e concentrare ricchezza in una forma trasformabile (in denaro) e re-investibile, in modo che tale concentrazione sia sfruttata come mezzo produttivo
Va anzitutto distinta la nozione di "capitalismo" come fenomeno (cioè, come sistema politico-economico e sociale) dalla nozione di "capitalismo" come ideologia (la posizione che difende la "naturalità" o la "superiorità" di tale sistema, basato sulle competizioni di detentori di capitali privati).Essendo un termine carico di significati diversi, esso presenta oppositori e critici del capitalismo.Alle diverse definizioni di "capitalismo” e "capitale" raramente gli autori hanno definito in modo esplicito l'uno o l'altro dei termini.
Per Karl Marx, la "società borghese" è quella organizzazione sociale divisa in classi che vede il predominio all'interno della società dedicata alla riproduzione della vita materiale , del “modo di produzione capitalistico". Esso consiste nell'appropriazione della borghesia del "plusvalore" ovvero dello "sfruttamento" della mano d'opera, cioè del "proletariato", quella classe che "non possiede altro che la propria prole" .Nella società capitalista il fine della produzione non è il consumo, ma l’accumulazione di denaro: il capitalista investe una quantità di denaro D, per ottenerne un’altra, D’=D+p, maggiore della prima. Per Marx un altro elemento distintivo della società borghese è la conversione di tutto in merce, (lavoro, danaro (capitale) stesso). La rivoluzione borghese distrugge l'ancien régime (la società feudale basata su classi e ceti, fondata sulla proprietà della terra e delle persone - la servitù, la servitù della gleba - come fattori di produzione, e che quindi vedeva come classi dominanti l'aristocrazia e il clero), libera i servi e li trasforma in proletari, che possono vendere l'unica cosa in loro possesso, la "forza-lavoro", sul mercato del lavoro. Inoltre essa realizza un cambiamento del significato del danaro, attraverso l'inversione del ciclo MDM (merce-denaro-merce) in DMD (denaro-merce-denaro). Il denaro assume così una duplice veste: da un lato è un mezzo di scambio (quale esso è sempre stato, anche nel ciclo MDM), ma dall'altro diviene merce esso stesso. Questo è appunto il profitto, che per Marx trae origine esclusivamente dal plusvalore.
Max Weber, in esplicita critica a Marx, conferisce al "capitalismo", o quanto meno alle condizioni del suo sviluppo, un carattere eminentemente culturale e sociale, legato al pensiero religioso protestante, per il quale è essenziale il risparmio e la rinuncia al consumo (attitudine indispensabile alla accumulazione). Successivamente il meccanismo capitalistico assicura la trasmissione dei meccanismi di riproduzione indipendentemente dalle volontà dei singoli, imponendo una forma di "ascesi”(elevazione spirituale),attraverso la competizione che la rende obbligatoria.
Per Schumpeter il capitalismo si basa su un processo basato sull'innovazione tecnologica, attraverso fasi in cui emergono strutture nuove e quelle obsolete vengono distrutte. "Questo processo di 'distruzione creatrice' costituisce il dato fondamentale del capitalismo: è in questo che consiste il capitalismo, ed ogni impresa capitalista deve, volente o nolente, adattarsi." La molla che spinge il fenomeno non è la concorrenza, ma la sete di guadagno degli imprenditori, i quali tentano continuamente di utilizzare l'innovazione allo scopo di ottenere una posizione monopolistica , sottraendosi alla concorrenza. Per Schumpeter, anche se è un
meccanismo puramente razionale, il capitalismo rappresenta però un'utopia perversa alla quale gli uomini non si adattano, ed è pertanto destinato ad essere soppresso.
Il problema di John Keynes è come impedire che il capitalismo si autodistrugga. Esso ha bisogno di una continua regolazione ("il mondo non è governato dall'alto in modo che l'interesse privato e l'interesse sociale coincidano sempre. Non è corretto dedurre dai principi dell'economia che l'interesse personale opera sempre nell'interesse pubblico"), e pertanto è un avversario del laissez-faire. Come ideologia, il capitalismo sarebbe per lui "... la credenza secondo la quale i peggiori uomini farebbero le peggiori cose per il gran bene di tutti". Il suo pensiero è alla base della scuola della "economia della regolazione", prevalente in Francia, dei quali un noto esponente è Jean-Paul Fitoussi.