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Conduzione Cardiaca: Origine e Caratteristiche dei Ritmi Cardiaci, Appunti di Cardiologia

La conduzione elettrica del cuore, descrivendo i ritmi cardiaci e le loro origini. Vengono presentate le caratteristiche del qrs complesso stretto e largo, e il ruolo dell'onda p nell'analisi dell'ecg. Anche il concetto di circuito di rientro e la sua relazione con le aritmie.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 08/06/2021

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maria-grazia-porcaro 🇮🇹

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CONDUZIONE CARDIACA
L’impulso
Nel nodo seno atriale l’impulso si genera spontaneamente ad una frequenza comprese tra i 60-70 battiti
per minuto. Ogni zona del sistema di conduzione cardiaca ha una frequenza di scarica spontanea, e se una
zona non batte più si ha un ritmo più basso ad una frequenza più bassa. Tutte le cellule sono quindi in grado
di depolarizzarsi e di propagare l’impulso.
Un ritmo che parte dai ventricoli è un ritmo ventricolare basso, ed ha una frequenza che arriverà massimo a
30-40 battute per minuto, in questo caso il tratto Q-R-S si allarga sempre di più.
Un ritmo che parte dalla giunzione atrio ventricolare ha frequenza di 50 battiti per minuto ed ha un
complesso Q-R-S stretto.
Quindi il Q-R-S da una parte è stretto e dall’altra è largo, poiché da un lato l’impulso ha le stesse
caratteristiche e si muove ortodropicamente, cioè si muove secondo sistema di conduzione
anatomicamente dedicato a quello, mentre se l’impulso origina da una regione dove non dovrebbe
originare, per propagarsi a tutto il cuore fa dei giri non anatomicamente giusti, e tutto ciò crea ritardo nel
tempo impiegato.
Il Q-R-S largo è di origine ventricolare perché fa più giri, mentre il Q-R-S stretto è di origine sopra
ventricolare perché si muove ortodropicamente.
Un criterio elettrocardiografico per la distinzione dell’origine del battito è la larghezza o no del Q-R-S e la
presenza dell’attività atriale, quindi presenza dell’onda P. Di conseguenza, possiamo dire che due sono gli
elementi per decidere se un ritmo è sinusale o no, e se è a partenza ventricolare o no, e tali elementi sono:
la presenza dell’onda P e la larghezza del complesso Q-R-S.
Infatti l’analisi dell’ECG si basa sull’analisi delle onde, dei complessi e dei tratti:
- Onda P, è l’onda di depolarizzazione dell’atrio, ed ha lunghezza variabile
- Complesso Q-R-S, è la depolarizzazione del ventricolo e l’impulso elettrico attiva le cellule del
miocardio ventricolare. Corrisponde alla contrazione poiché tra la depolarizzazione e la contrazione
c’è un tempo minuscolo
- Onda T, è la ripolarizzazione del ventricolo, cioè quando il ventricolo riacquisisce il suo potenziale a
riposo pronto ad essere di nuovo depolarizzato
- Intervallo P-R, è il tempo che l’impulso a partenza dell’atrio dal nodo seno atriale impiega per
arrivare al nodo atrio ventricolare
- Intervallo Q-T, è tutta la durata della sistole, ed è importante per la valutazione, poiché alla fine
dell’onda T c’è la massima suscettibilità alle aritmie. Quindi se alla fine di un ciclo, di un complesso
Q-R-S-T compare una nuova onda di depolarizzazione, il rischio che si instauri un meccanismo
aritmico è molto elevato
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CONDUZIONE CARDIACA

L’impulso Nel nodo seno atriale l’impulso si genera spontaneamente ad una frequenza comprese tra i 60-70 battiti per minuto. Ogni zona del sistema di conduzione cardiaca ha una frequenza di scarica spontanea, e se una zona non batte più si ha un ritmo più basso ad una frequenza più bassa. Tutte le cellule sono quindi in grado di depolarizzarsi e di propagare l’impulso. Un ritmo che parte dai ventricoli è un ritmo ventricolare basso, ed ha una frequenza che arriverà massimo a 30-40 battute per minuto, in questo caso il tratto Q-R-S si allarga sempre di più. Un ritmo che parte dalla giunzione atrio ventricolare ha frequenza di 50 battiti per minuto ed ha un complesso Q-R-S stretto. Quindi il Q-R-S da una parte è stretto e dall’altra è largo, poiché da un lato l’impulso ha le stesse caratteristiche e si muove ortodropicamente, cioè si muove secondo sistema di conduzione anatomicamente dedicato a quello, mentre se l’impulso origina da una regione dove non dovrebbe originare, per propagarsi a tutto il cuore fa dei giri non anatomicamente giusti, e tutto ciò crea ritardo nel tempo impiegato. Il Q-R-S largo è di origine ventricolare perché fa più giri, mentre il Q-R-S stretto è di origine sopra ventricolare perché si muove ortodropicamente. Un criterio elettrocardiografico per la distinzione dell’origine del battito è la larghezza o no del Q-R-S e la presenza dell’attività atriale, quindi presenza dell’onda P. Di conseguenza, possiamo dire che due sono gli elementi per decidere se un ritmo è sinusale o no, e se è a partenza ventricolare o no, e tali elementi sono: la presenza dell’onda P e la larghezza del complesso Q-R-S. Infatti l’analisi dell’ECG si basa sull’analisi delle onde, dei complessi e dei tratti:

  • Onda P, è l’onda di depolarizzazione dell’atrio, ed ha lunghezza variabile
  • Complesso Q-R-S, è la depolarizzazione del ventricolo e l’impulso elettrico attiva le cellule del miocardio ventricolare. Corrisponde alla contrazione poiché tra la depolarizzazione e la contrazione c’è un tempo minuscolo
  • Onda T, è la ripolarizzazione del ventricolo, cioè quando il ventricolo riacquisisce il suo potenziale a riposo pronto ad essere di nuovo depolarizzato
  • Intervallo P-R, è il tempo che l’impulso a partenza dell’atrio dal nodo seno atriale impiega per arrivare al nodo atrio ventricolare
  • Intervallo Q-T, è tutta la durata della sistole, ed è importante per la valutazione, poiché alla fine dell’onda T c’è la massima suscettibilità alle aritmie. Quindi se alla fine di un ciclo, di un complesso Q-R-S-T compare una nuova onda di depolarizzazione, il rischio che si instauri un meccanismo aritmico è molto elevato

Ritmo sinusale È il ritmo che origina dal nodo del seno con frequenza compresa tra 60 e 100 battute al minuto con onda P inferiore a 200 millisecondi, un intervallo inferiore a 200 millisecondi, ed un Q-R-S inferiore a 100 millisecondi. Inoltre il ritmo sinusale ha conduzione atrio ventricolare, nonché intraventricolare. Il ritmo sinusale è in realtà il ritmo che definisce la nostra frequenza cardiaca, e questo stimolo poi attraverso il miocardio dell’atrio si propaga al nodo atrio ventricolare. Quest’ultimo accetta gli impulsi provenienti dall’alto e li propaga attraverso la zona della giunzione atrioventricolare nelle due branche, destra e sinistra, dove quest’ultima si divide in due fascicoli, anteriore e posteriore. Circuito di rientro E’ un circuito a base anatomica precisa, ed è l’alterazione elettrica che si verifica a carico di un distretto in cui esiste la possibilità che un impulso trovi due vie, ad impedenze diverse, cioè una percorribile con più facilità ed una con meno. Questo sistema farà in modo che ci sarà un punto con maggiore facilità ed uno con meno facilità, e quindi si creerà un percorso alternativo a quello normale dove l’impulso entra ed esce creando un meccanismo di rientro e di uscita costante. Questa è la base delle aritmie ipercinetiche, quando non originano dal seno atriale. I circuiti di rientro possono essere di 2 tipi:

  • Macro: sono attivi 1 al massimo 2, alla base di tachicardie, sia sopraventricolari che ventricolari parzialmente sincronizzate, poiché l’intervallo è sempre lo stesso.
  • Micro: sono tantissimi attivi simultaneamente, alla base aritmie tipo la fibrillazione atriale e ventricolare, e qui gli intervalli sono tanti e diversi Il meccanismo di rientro è alla base di tutti i meccanismi elettrogenetici nelle aritmie. I circuiti di rientro hanno dimensioni variabili, più ne sono, più si tende alla de sincronizzazione delle aritmie. Poi piccoli circuiti di rientro possono anche presentarsi in caso di normalità cardiaca, cioè la disfunzione che da origine al circuito di rientro è una disfunzione che origina dall’esterno e non primitivamente cardiaca. Quando si passa da un potenziale negativo di – 90 ad un + 20, si ha depolarizzazione, cioè la differenza di cariche elettriche presenti all’interno e all’esterno della cellula tende a pareggiarsi, quando la differenza tende ad annientarsi si depolarizza, quando si ripristina invece si ripolarizza, e quando si tende all’uguaglianza tra cariche elettriche esterne ed interne, si depolarizza. Meccanismo di rientro anatomico – fisiologico L’impulso giunge per via orto dinamica, cioè secondo regola, e incontra una biforcazione dove da un lato troviamo tessuto di conduzione che in maniera patologica è a bassa velocità ma a rapido recupero, e dall’altro lato il tessuto fisiologicamente funzionante, che è quello a rapida conduzione e a lento recupero. Parte dell’impulso a questo punto si incanala per la via orto dinamica, la restante parte dell’impulso, invece, comincia ad attivare il tessuto mal funzionante, e questo impulso percorre le due vie, e nel momento in cui sta percorrendo la orto dinamica, inizia la fase di ripolarizzazione, mentre nella via patologica la fase di ripolarizzazione è quasi continua, perché è veloce. L’impulso si propaga nelle zone normali, cioè dove la conduzione è veloce, fin quando non raggiunge la zona dove il recupero è veloce e la depolarizzazione è lenta. Il recupero veloce consente accesso all’impulso quasi continuamente poiché l’impulso avendo un tessuto che lo può accogliere, lo fa passare, quindi fa il giro tornando al bivio, in pratica dove c’è la possibilità di andare l’impulso va, nelle zone dove il recupero è lento, l’impulso elettrico non va, quindi fa il giro delle zone a recupero veloce per poi circondarsi nelle zone a lento recupero e a conduzione veloce.