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Risposte ricavate da slides e dal libro "A. MORI, Le carte geografiche, La Goliardica" Anno 2018/2019
Tipologia: Prove d'esame
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Domande esame scritto Geografia Generale Cartografia
1. Le rappresentazioni del mondo nell’antichità Ciò che oggi chiamiamo carte geografiche non sono altro che rappresentazioni spaziali e territoriali. L’uomo ha sempre sentito la necessità di delimitare lo spazio e di rappresentare il proprio spazio vitale. I primi documenti di che attestano questa necessità sono le incisioni rupestri (es. in Anatolia/Turchia). In Mesopotamia, regione povera di materiali, veniva utilizzate le tavolette d’argilla per incidere ma anche per scrivere. In Egitto, una delle prime “carte geografiche” risalgono al regno di Ramsete IV (1150 a.C). Tuttavia, si tratta di rappresentazioni alquanto imprecise, poiché la forma dello spazio da rappresentare è approssimativa; e poiché le distanze sono misurate in maniera approssimativa, non si sapeva “fare il punto”, cioè definire le coordinate geografiche (longitudine e latitudine). 2. Parlare dei pinax dell’età greca I primi mappamondi (pinax) dei filosofi ionici (IV secolo a.C; Anassimandro, Ecateo) rappresentavano la Terra come un disco circondato dall’Oceano, diviso trasversalmente in due parti, Europa e Asia, dal Mediterraneo in cui sporgevano, grossolanamente delineate, le penisole che vi protendevano. 3. Le rappresentazioni del mondo in epoca greca e romana 4. Parlare delle rappresentazioni del mondo di Ecateo La prima opera geografica greca scritta in prosa fu la “Periegesi” di Ecateo di Mileto, uno dei più antichi logografi ionici. Quest’opera costituisce una sorta di guida alle regioni costiere del Mediterraneo, a illustrazione di una carta geografica divenuta famosa. È probabile che la carta di Ecateo si basasse su una riproduzione di quella di Anassimandro. Inoltre, le nozioni geografiche di Ecateo sono chiaramente primitive, in quanto il Caspio era un golfo che sfociava nell’Oceano circolare. Il secondo libro della “Periegesi” è dedicato alla Libia (Africa), naturalmente la costa del Nord Africa fino alle colonne di Ercole. 5. Parlare delle rappresentazioni del mondo di Dicearco da Messina Dicearco da Messina (IV sec. a.C) comprese che per fissare con precisione sulla carta le posizioni dei singoli punti, occorreva riferirle a linee determinate. Ha capito la necessità di “fare il punto”, disegnando un diafragma. Prevedendo un meridiano (una linea perpendicolare in corrispondenza di Rodi), avrebbe ideato il principio del reticolato geografico. 6. Cartografia antica: che cosa è il diafragma Il diafragma è un primo esempio di parallelo che aveva la funzione di “equatore” per le terre conosciute dell’epoca, ovvero dalle Colonne d’Ercole, attraverso lo Stretto di Messina, a Atene e fino a Rodi.
7. Parlare delle rappresentazioni del mondo di Eratostene Il principio del reticolato geografico, ideato da Dicearco da Messina, venne successivamente adottato e sviluppato da Eratostene (III sec. a.C), che nel suo mappamondo disegnò altri 7 paralleli e 9 meridiani rettilinei, ma posti a distanze disuguali. La determinazione della posizione di un gran numero di luoghi fu, per Eratostene, lunga e difficile, poiché ai suoi tempi era stata effettuata con lo gnomone l’altezza di alcuni astri e senza alcun strumento per misurare la longitudine. La rappresentazione dell’ecumene, cioè della terra abitata, appare nella carta di Eratostene notevolmente progredita, con la tripartizione in Europa, Asia (grazie alle conquiste di Alessandro Magno) e Libia. 8. Che cosa è lo gnomone? Lo strumento di cui si serve Eratostene per misurare la Terra (230 a.C) è incredibilmente semplice: si tratta di un banale bastone piantato verticalmente in un terreno perfettamente pianeggiante: lo gnomone. Studiando l'ombra che si genera si possono seguire i movimenti del Sole. Durante il giorno, il momento in cui l'ombra è più corta corrisponde a mezzogiorno. Lo gnomone permette di seguire anche il cambio delle stagioni: il giorno in cui a mezzogiorno l'ombra è più corta è il solstizio d'estate; sei mesi dopo, l'ombra a mezzogiorno è la più lunga ed è il solstizio d'inverno. Infine si può stabilire in ogni momento l'altezza del Sole. 9. Parlare delle rappresentazioni del mondo di Ipparco da Nicea Ipparco da Nicea (II sec. a.C) perfeziona il metodo di Eratostene, riuscendo a risolvere il problema della determinazione del punto e delle coordinate. Basandosi su metodi astronomici, trova di ogni punto la latitudine con l’altezza degli astri, misurata con lo gnomone, e la longitudine valendosi delle differenze di ora, osservate in occasione di eclissi. Definisce il reticolato geografico della Terra a partire da linee disegnate ad eguale distanza fra di loro (principio tuttavia mai applicato da Ipparco, bensì da Marino di Tiro, I sec. a.C). Definisce i fondamenti dei sistemi moderni per il calcolo delle coordinate geografiche (ancora le stesse oggi). Definisce, o in ogni caso ne è stato il primo redattore, le tavole trigonometriche. 10. Parlare delle rappresentazioni del mondo di Tolomeo 11. Il mappamondo di Claudio Tolomeo (II sec. a.C) è il solo che è basato su un metodo matematico e geometrico per la rappresentazione della Terra, cioè su una lunga serie di dati di longitudine e di latitudine, riportati su una proiezione tronco-conica. La rappresentazione dell’ecumene ebbe così un miglioramento fondamentale. Sembra inoltre che Tolomeo abbia eseguito anche numerose carte regionali. 12. Parlare della Cartografia romana/ Cosa è una carta itineraria Al contrario della cartografia greca, che ebbe soprattutto carattere scientifico, la cartografia romana perseguì essenzialmente scopi pratici, dato che si occupò in gran parte della costruzione di carte itinerarie (antenate delle carte stradali), ad uso dei mercanti, dei
17. La cartografia del Rinascimento: la scuola italiana e la scuola olandese Al principio del XV secolo apparve in Italia la Geografia di Tolomeo, con la prima versione latina del 1409. Essa permise di conoscere i sistemi geometrici e matematici cui pervenuti i geografi dell’antichità. Sicché dal ‘400 in poi si tornarono a costruire le carte geografiche mediante la rete di meridiani e paralleli posti a uguale distanza. Grande impulso dette alla cartografia la scoperta della stampa e dell’incisione in legno e in rame che permise la riproduzione e la larga diffusione delle carte geografiche e prima di tutto di quelle della “Geografia di Tolomeo”, che vennero rimodernate e poi integrate con “Tabule novae” (tra cui quelle dell’Italia), via via più precise e numerose. Quando le tavole tolemaiche furono abbandonate del tutto, si affrontò il problema della rappresentazione di tutta la superficie sferica della Terra sul piano per mezzo di procedimenti geometrici e matematici che sono appunto le proiezioni geografiche. I paesi più attivi in campo cartografico furono, nel ‘500 e nel ‘600, l’Italia e l’Olanda. In Italia sono da ricordare il piemontese Giacomo Gastaldi (tecnica dell’acquaforte; considerato uno dei più grandi cartografi italiani), il padovano Giovanni Antonio Magini (per il suo atlante italiano) e il veneto Vincenzo Maria Coronelli (famoso per il suo Atlante Veneto e l’Isolario). In Olanda spiccò l’opera di grandi cartografi e prima di tutti di Abramo Ortelio, una raccolta sistematica di carte di vari autori, che si può considerare il primo atlante geografico dell’età moderna. Assai noti sono anche Gerardo Kremer detto Mercatore, che disegnò una serie di carte pubblicate nel 1595 con titolo di “Atlante”, parola da lui adoperata per la prima volta per indicare una raccolta ordinata di carte geografiche; nonché gli olandesi Blaeu che pubblicarono due altri atlanti. 18. Parlare di Gerardo Kremer, detto Mercatore Considerato uno dei più grandi cartografi dell’età moderna, pubblicò la prima raccolta sistematica di carte denominandola “Atlante” e inventò la proiezione cilindrica che porta il suo nome. La rappresentazione di Mercatore è uno sviluppo cilindrico diretto modificato da un procedimento misto geometrico-analitico che rende le carte isogoniche (angoli uguali nella rotta). Essa è diventata la proiezione cartografica più usata per le carte nautiche per la sua proprietà di rappresentare linee di costante angolo di rotta (linee lossodromiche) con segmenti rettilinei. 19. Parlare di Abramo Ortelio Insieme a Mercatore, è considerato il grande fondatore della cartografia fiamminga e pubblico una raccolta sistematica di carte, considerato il primo atlante della storia. 20. La cartografia moderna: la scuola francese Con la decadenza della scuola olandese e italiana, in Europa si affermò quella francese: - Il primo e più conosciuto fu Nicolas Sanson (nuove proiezioni, nuovi atlanti). Utilizzò perfezionandolo il metodo trigonometrico per la misura indiretta delle distanze e di ricerca delle posizioni: nascita del rilevamento geodetico topografico. •Picard: eseguì a fine ‘600 la prima misurazione esatta del grado di meridiano.
•Famiglia Cassini, costituita da generazioni di matematici e topografi. Nel ‘600 rilevarono l’intera Francia e costruirono la Carta di Francia in 182 fogli: la prima carta topografica moderna. •Delisle eliminò ciò che restava della tradizione tolemaica, come l’eccessiva lunghezza del Mediterraneo. Scomparvero con lui allegorie e rappresentazioni figurate i contorni incerti e le aree inesplorate furono lasciate in bianco.
21. La cartografia in epoca moderna: dal metodo empirico a quello scientifico La riforma di Delisle, venne perfezionata da Bourguignon D’Anville. Ebbe così fine la cartografia empirica e si affermò la cartografia scientifica, la cui base è geodetica, cioè costituita dalla determinazione astronomica della posizione dei punti fondamentali e dalla triangolazione estesa a tutti i territori da rappresentare, e infine dalle proiezioni geografiche. 22. La carta topografica della famiglia Cassini La prima carta topografica scientifica, ovvero costruita con l’uso dei principi geometrici, è quella della famiglia Cassini, pubblicata nel 1746. La carta rappresenta il territorio francese in 18 fogli. 23. Perché una carta geografica è “ridotta”? La carta geografica può essere definita come la rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica della superficie terrestre. È ridotta perché non è né possibile né utile mantenere sulla carta le distanze e le superfici reali. È necessario allora che vengano ridotte mantenendo un rapporto stabilito fra le lunghezze sul disegno e quelle corrispondenti sul terreno. Questo rapporto prende il nome di scala geografica 24. Perché una carta geografica è “approssimata”? Perché non essendo possibile riportare la superficie della sfera sul piano, ogni rappresentazione della superficie sferica deve essere necessariamente più o meno deformata, anche se si usano particolari accorgimenti per limitarne le deformazioni: le proiezioni geografiche. 25. Perché una carta geografica è “simbolica”? Perché per rappresentare i diversi oggetti geografici bisogna usare opportuni simboli cartografici. 26. Il concetto di scala geografica/La scala grafica e quella numerica Essa è data dal rapporto fra una lunghezza misurata sulla carta e la lunghezza ad essa corrispondente sul terreno. •scala numerica: il rapporto fra le lunghezze sulla carta e quelle reali è dato da una FRAZIONE che ha per numeratore l’unità e per denominatore il numero delle volte di cui le distanze sono state rimpicciolite [EX: SCALA 1: 5.000 vuol dire che ad una lunghezza determinata sulla carta corrispondono 5.000 delle stesse unità sul terreno; cioè che a un centimetro preso sulla carta corrispondono 5.000 centimetri sul terreno]
considerati tangenti al globo terrestre e sul quale sono stati proiettati tutti i punti della zona che si vuole rappresentare.
31. La classificazione delle carte geografiche Le carte geografiche che rappresentano l’intera superficie terrestre nei suoi tratti generali sono i cosiddetti MAPPAMONDI (= carte del mondo) che si distinguono in: •planisferi: se la figura della Terra è contenuta in un solo disegno •planiglobi: se la figura della Terra è rappresentata in due emisferi separati Poiché col variare della scala variano anche le caratteristiche e la precisione delle carte, queste si possono classificare appunto in base ad essa. a- Le carte con grandissima scala (a scala inferiore a 1: 10.000), dette in genere planimetrie, si chiamano piante (per ambiti urbani), mappe (per ambiti rurali). b- Le carte con grande scala si dicono topografiche (da topos=luogo) e rappresentano con molta precisione piccoli tratti della superficie terrestre di cui si raffigurano rilievo, idrografia, centri abitati, strade, singole costruzioni, vegetazione, ecc. NB: La Carta d’Italia è una carta topografica. c- Scala media hanno le carte corografiche (da chora=regione), che servono a rappresentare con molti particolari una regione abbastanza ampia della superficie terrestre. d- Le carte con scale piccole (a scala superiore a 1: 1.000.000) sono carte generali in cui viene raffigurata una porzione più estesa del globo. [Le carte geografiche possono essere: •rilevate, se costruite e disegnate con misure ed osservazioni eseguite sul terreno come sono le piante, le mappe e le carte topografiche (a grande scala)
Dato il gran numero dei simboli che spesso si vengono ad accumulare in breve spazio sulla carta topografica, diviene necessario rappresentare le loro diverse categorie con colori diversi, occorre cioè un cromatismo: linee nere o azzurre indicano le coste e i corsi d’acqua; linee rosse per le ferrovie; linee a tratti o crocette i confini di Stato o di Provincia; circoletti di varia specie e grandezza le città, a seconda della loro popolazione ecc.
38. I simboli cartografici: l’altimetria La rappresentazione precisa del rilievo sulle carte si è iniziata solo nel secolo scorso, quando cioè si cominciarono a misurare esattamente i dislivelli. Ancora nel XVII secolo le montagne si indicavano con disegni di gobbe allineate (sistema a mucchi di talpa, che non dava neppure l’idea della loro distribuzione). Nel secolo seguente fu usato il sistema detto “a bruco” o “millepiedi” perché le catene montuose venivano indicate da due serie opposte e parallele di trattini a spina di pesce in modo da lasciare una striscia bianca centrale rappresentante la linea di cresta, cioè l’asse della catena. Con tale metodo, peraltro, si poteva dare un’idea solo della direzione delle catene montuose. Oggi, le catene montuose sono indicate con grosse linee (tratto forte) e alcune quote più significative. [Un primo importante perfezionamento venne introdotto a fine ‘700 con l’introduzione (da parte del maggiore Lehman) del sistema del TRATTEGGIO, cioè una serie di piccoli tratti allineati secondo le linee di massima inclinazione e tanto più fitti quanto è più ripida la pendenza. Con tale sistema si ha un’impressione di ombre, prodotte dal rilievo, che si può immagina o illuminato dall’alto (lumeggiamento zenitale) oppure da un lato (lumeggiamento obliquo). In quest’ultimo caso si suppone che la sorgente luminosa si trovi a nord-ovest e che le zone in ombre siano quelli localizzati a sud-est. La difficoltà di questo metodo è quella di graduare la direzione, la lunghezza e la forza del tratteggio. Si trova talvolta un lumeggiamento misto come nella Carta d’Italia al 100.000, che unisce lumeggiamento zenitale per i pendii e lumeggiamento obliquo per le creste. Questo metodo non permette però di ricavare l’altitudine dei singoli punti. Le stesse caratteristiche si trovano nel SISTEMA A SFUMO, che rappresenta le ombreggiature derivanti da una luce obliqua con sfumature più o meno intense di uno stesso colore.] 39. I simboli cartografici: l’altimetria e le isoipse Geometricamente preciso è il sistema delle curve di livello o curve altimetriche o isoipse (isos=eguale; ipsos=altezza), che servono per rappresentare i dislivelli presenti nella superficie terrestre. Le curve di livello sono linee chiuse che uniscono tutti i punti che si trovano ad una stessa altezza dal livello del mare. Il sistema delle curve di livello permette di visualizzare le forme del rilievo e la distanza tra le varie isoipse ci aiuta a comprendere la pendenza del luogo in esame: isoipse ravvicinate indicano che il pendio è ripido; una zona pianeggiante è caratterizzata, invece, da isoipse distanziate. REGOLA GENERALE: Le isoipse sono tanto più vicine tra loro quanto maggiore l’inclinazione del pendio. Inoltre le isoipse sono sempre perpendicolari alla linea di massima pendenza. Quando il rilievo ha pareti verticali (dirupi, precipizi, coste a ripa) non si può rappresentare con le isoipse perché queste si sovrapporrebbero. Si usano quindi il TRATTEGGIO o lo SFUMO.
Le isoipse sono disegnate ad eguale distanza verticale: tra l’una e l’altra c’è una differenza di livello costante (10 m, 25 m, 50 m, ecc.). Tale differenza di livello costante viene detta Equidistanza. Essa varia col variare della scala ed è indicata nella legenda alla base della carta Nelle carte al 25.000 l’equidistanza è di 25 m (in generale), mentre in quelle al 50.000 e al 100.000 è di 50 m. NB Con equidistanza di 25 m le curve di livello si riferiscono alle altitudini di 25, 50, 75, 100, 125 m, ecc. NB Alcune isoipse, in generale di 5 in 5 (cioè di 100 m in 100 m nella carta al 25.000) sono più marcate delle altre e si chiamano DIRETTRICI. Tra le isoipse normali se ne possono talvolta inserire altre TRATTEGGIATE dette AUSILIARIE o DIMOSTRATIVE. Esse servono a mettere in evidenza alcuni particolari aspetti del terreno. [le curve di livello che rappresentano l'andamento dei fondali marini o lacustri sono delle isobate: esse uniscono punti che si trovano alla stessa profondità]
40. I simboli cartografici: le tecniche di restituzione del rilievo Le isoipse non fanno risaltare a colpo d’occhio le caratteristiche del rilievo. Insieme ad esse si usa, in molte carte topografiche e geografiche, il TRATTEGGIO o lo SFUMO. Nelle carte geografiche, per non confondere il disegno, si usano solo poche curve di livello. Per mettere in evidenza le differenze di livello e dare maggiore risalto alla rappresentazione si distinguono con colori o tratti diversi le varie ZONE ALTIMETRICHE. Per esempio la zona tra 0 e 200 m si può indicare con il verde, quella tra i 200 e i 500 con il giallo chiaro, quella tra 500 e 1000 m con l’avana e così via sino ad arrivare al marrone ed al rosso (o nero) per le zone più elevate. Le variazioni cromatiche variano a seconda degli autori e si possono sostituire con nero, grigio, tratteggi e punteggiati. Anche per la rappresentazione del fondo del mare e dei laghi si usano insieme alle isobate le tinte isometriche che sono in questo caso gradazioni di azzurro, tanto più intenso quanto maggiore è la profondità. 41. I simboli cartografici: le scritture Una volta riportati sulla carta i vari oggetti geografici, bisogna anche riportavi i nomi con cui questi oggetti vengono indicati. Le scritture sono un importante complemento della carta topografica e geografica in quanto per alcuni aspetti esse partecipano della qualità di simboli e in quanto soprattutto su di esse poggia la nomenclatura delle carte stesse. Le scritture hanno valore di simboli cartografici perché per le diverse categorie di fenomeni fisici, biologici ed umani si adoperano tipi differenti di caratteri (es. i nomi riguardanti l’idrografia si scrivono con caratteri inclinati a sinistra). Inoltre le scritture hanno un valore quantitativo, perché variano spesso di grandezza, in relazione con la diversa importanza degli oggetti geografici che rappresentano. Notevole complessità rappresentano soprattutto le scritte riguardanti fatti umani (città, edifici, antichità ecc.). Mentre fino al 1840 è estato usato per queste scritture un criterio non sistematico, per cui determinati fenomeni venivano designati con lo stesso carattere, indipendentemente dalla loro importanza (per esempio le città venivano indicate tutte con lo stesso carattere), successivamente è subentrato un criterio statistico, secondo cui si gradua il tipo e la grandezza del carattere in relazione con l’importanza dell’oggetto