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ottimo sunto per l'esame di letteratura italiana contemporanea... :))
Tipologia: Dispense
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■ Divaricazione tra il destino della poesia e quello della narrativa: mentre la prima è dotata di una propria tradizione che porta ad un confronto diretto o indiretto con grandi modelli (Dante, Petrarca, Leopardi), la seconda appare rinnovata e azzerata. ■ Rafforzamento della tendenza antinovecentesca o dello stile semplice che trova il suo punto di spicco nel canzoniere di Saba; negli anni 50 però spicca maggiormente la sperimentazione nella poesia sia per la riflessione, che per il linguaggio. ■ Influenza del cinema sulla narrativa scritta ■ Prevalere della poesia popolare da testo musicale ■ Prosa saggistica ■ Legame del teatro italiano con letterati che scrivono anche per il teatro
continuità di Myricae, dove è è come il diario ideale di una vacanza estiva. presente il tema della memoria succede una ricerca di musicalità con l’impiego e assume importanza il senso del di un linguaggio analogico che si basa sul gioco mistero, connesso al dolore della continuo di immagini vita e all’angoscia della morte. Nei canti di Castelvecchio ricorre con frequenza ossessiva il motivo della tragedia familiare e dei morti che si stringono intorno al poeta.
All’interno del futurismo va ricordato anche Palazzeschi con l’opera “ Lasciatemi divertire ”, dove il poeta appare come uno strambo individuo che dissacra con i suoi versi brevissimi l’idea canonica di lirica. Prevalgono forme libere, quasi filastrocche date da ripetizioni fonico-ritmiche che sembrano raccontare vicende grottesche di personaggi stravaganti.
natura (foglie, fiumi, pietre), l’uso di spazi bianchi come pause meditative e di silenzio con mancanza di segni d’interpunzione, ricerca di musicalità, impiego di analogia e frantumazione della sintassi a brevi nessi paratattici. “ Il sentimento del tempo ”, in questa raccolta di poesie, alla poetica dell’attimo si sostituisce una diversa percezione del tempo, visto come continuità e durata. Sul piano tecnico, la sua novità consiste nel recupero delle strutture sintattiche e delle forme metriche tradizionali. Il sentimento del tempo è diviso in tre momenti: nel primo provava a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica, nel secondo sente l’effimero, in relazione con l’eterno, l’ultima parte ha per titolo “l’amore” e in essa si accorge dell’invecchiamento. La raccolta si divide in 7 parti: prime, la fine di Crono, sogni e accordi, leggende, inni, la morte meditata, l’amore. Qui abbiamo il passaggio da un tempo storico a uno metafisico donde si parla della tematica del viaggio e della ricerca mitica dell’eden, la conquista del sentimento religioso. Avrebbe costituito il modello formale per il nascente ermetismo. Le sue ultime raccolte sono “ Il dolore ” dove si raccolgono liriche divise in 6 sezioni dedicate al figlio perduto. Qui si ha quasi la ricerca di un colloquio intimo con Dio. Lo stile è vivo, incentrato sulla parola guidata, abbandona le forme nominali; l’uso dei tempi è stravolto. E poi “ La terra promessa ” comprende i frammenti di un progetto che rimane solo un abbozzo. La vicenda avrebbe dovuto rappresentare lo sbarco di Enea, le sue imprese gloriose, l’amore di Didone e la sua morte.
forte carica pessimistica e da un sentimento di sfiducia intorno alla possibilità di instaurare una comunicazione con gli altri: le vicende del protagonista tradiscono la sua inettitudine a realizzare i propri obiettivi e a vivere in modo autentico e consapevole il rapporto d'amore. Al centro del romanzo è un'umanità umile e tormentata, la cui vita è regolata dalla legge ferrea della violenza e dell'inganno. La vicenda autobiografica è emblematica di un disagio esistenziale che è al centro della grande narrativa e in genere della cultura novecentesca. In un mondo ove la società industriale fa sempre più affievolire i valori spirituali, il disinteresse, l'amore, la lealtà alla natura, la fedeltà all'ideale, l'uomo, nel ritratto di Tozzi, si sente estraneo, assediato dall'incomprensione, escluso da un vero dialogo umano; la sua sete di affetto si trasforma in disperata solitudine; egli è costretto, per attutire le ferite della realtà ostile, a vivere "con gli occhi chiusi".
culmina nella scena finale in cui la storia finisce in tragedia, senza avere la possibilità di comprendere se essa sia reale o no: la Bambina annega nella vasca del giardino e il Giovinetto si spara.
pubblicate su riviste. In esse Montale continua l'indagine esistenziale degli Ossi di seppia. Nel modificarsi e svanire di una realtà indecifrata e incupita, acquista forza il tema della memoria (anch'essa gracile), sollecitata da 'occasioni' di richiamo, e si delineano le figure salvifiche di alcune donne. Il linguaggio si fa meno penetrabile e i messaggi appaiono più nascosti; Montale però non muove verso l'irrazionale gorgo analogico degli ermetici, ma riafferma la sua tensione razionale e pudicamente sentimentale. Quindi ciò che lui rappresenta è il non vissuto, gli appuntamenti saltati, le apparizioni del visiting angel, l’attesa della salvezza… qui ritorna la dialettica assenza-presenza; da un lato la negatività del tempo e della storia, dall’altro la presenza metafisica di Clizia. Il volume si divide in 4 sezioni: ■ 1 sezione, scorre sul filo del paesaggio, del ricordo non escludendo figure femminili. ■ 2 sezione, comprende 20 componimenti brevi, detti “mottetti” espressi con tomi musicali a Clizia, alla sua assenza, al trascorrere del tempo. ■ 3 sezione, comprende il poemetto “tempo di bello sguardo” che si basa sull’efferatezza della storia. ■ 4 sezione, c’è il tema del paesaggio ligure, del rapporto tempo- memoria e Arletta-Annetta. Qui il male di vivere è espresso con un linguaggio più articolato, con il dramma dell’incomunicabilità ma anche desiderio di apertura. “La bufera e altro ”, accanto alla figura di Clizia si richiamano altri temi dell’opera precedente: l’evocazione angelicale di Arletta-Annetta e il tema della memoria. Qui la seconda guerra mondiale ha lasciato il segno e nelle pagine si addensano immagini dell’incubo e della violenza scatenata dagli uomini sulla terra.
Qui il poeta non è più distaccato, ma confronta la sua vicenda personale con quella degli altri. In queste tre opere il tema dell’esistenza è al centro della sua poesia, ma spinta dal dolore e dalla solitudine. L’uomo non può che andare alla ricerca di una verità che lo concili con se stesso. Per questo motivo il tema dell’esistenza è visto come tema della memoria, ma secondo il poeta, il ricordo per la trasformazione che subisce nel corso del tempo, non si può sostituire alla realtà e farlo rivivere… quindi esclude ogni possibile funzione consolatrice. E poi va ricordato il tema dell’amore. Nelle altre due opere “ Satura ” e “ Diario del 71 e 72 ” Montale non da molta importanza al tema dell’esistenza, ma alla storia. Accanto a queste 5 opere vanno poi ricordate due raccolte di articoli “ Farfalla di Dinard ”, dato da racconti brevi, ricordi dell’adolescenza e giovinezza, luoghi familiari e descrizione di persone; “ Auto da fè ” (atto della fede) sono articoli culturali, politici…
Di fronte a un amore contrastato fugge e sfidato a duello per un equivoco si uccide. La narrazione in questo romanzo viene condotta da una voce fuori campo che si riferisce alla terza persona. Il lettore vede le cose come Alfonso, le vede e ogni tanto si introduce nel narrato la voce del narratore che interviene per giudicare, per correggere e per smascherare l’eroe. “ Senilità ”, scritto nel 1898. E’ la storia di Emilio Brentoni, un uomo tormentato da paure, che vive con la sorella Amalia. Un giorno Angiolina, una ragazza di facili costumi che vuole vivere alla giornata proprio come l’amico di lui Stefano Belli. Emilio però si innamora perdutamente di Angiolina e le attribuisce qualità e sentimenti che lei non ha, infatti, è falsa e opportunista e ha i vari amanti, ma alla fine si innamora di Balli. Emilio si giura allora di non cercarla più e cade in depressione, mentre è geloso dell’amico. Intanto anche Amalia vive un’esperienza simile alla sua perché si innamora del Balli, ma anch’essa rifiutata cerca un conforto nella droga… il suo fisico però è debole e non supera un attacco di polmonite e muore. Emilio, rimasto solo, diventa noioso e malinconico. Significativa la conclusione dove il protagonista, dopo l’abbandono di Angiolina, dichiara di godere dell’amore per lei nel ricordo. “ La coscienza di Zeno ” scritta nel 1923, è il romanzo più maturo ed originale che abbandona la tradizione narrativa dell’800 e riprende la tematica di narrativa su se stesso, anch’egli inetto. differisce dai precedenti due romanzi per il quadro storico in cui matura l’opera che, infatti, risulta particolarmente mutato dal cataclisma della guerra mondiale la quale chiude effettivamente un’epoca aprendo le porte a nuove concezioni filosofiche che superano definitivamente il Positivismo sostituito dall’esplosione delle avanguardie e dall’affacciarsi della teoria della relatività. Appare evidente, dunque, che il romanzo di Svevo non potesse non risentire di questa diversa atmosfera, cambiando, per questo, prospettive e soluzioni narrative ed arricchendosi di nuovi temi e risonanze. L’autore abbandona il modulo ottocentesco di matrice naturalistica del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l’espediente del memoriale. Svevo, infatti, finge che il manoscritto prodotto da Zeno su invito del suo psicoanalista, venga pubblicato dallo stesso dottor S (iniziale che sta per Sigmund Freud o per Svevo? ) per vendicarsi del paziente che si è sottratto alla sua cura frodandolo del frutto dell’analisi. Il libro quindi è concepito come una confessione psicoanalitica, ispirata ai metodi di Sigmund Freud, il quale spiegava gli stati e le reazioni coscienti dell’individuo come un riflesso di complessi psichici stratificatisi nel subcosciente durante l’infanzia. Zeno Cosini è un uomo mancato, un abulico che, attraverso la confessione, tenta invano di comprendere se stesso e di liberarsi dal suo torpore e dalla sua inerzia spirituale. Questa confessione approda al riconoscimento dell’imprevedibilità di ogni esperienza umana e dell’impossibilità di dare una sistemazione logica compiuta al nostro oscuro e complesso modo di agire. Da qui lo scoraggiato e rassegnato guardarsi vivere del protagonista (tema già pirandelliano) e la sua sterile saggezza , che consiste in una lucida e spietata consapevolezza della propria malattia, accompagnata dalla totale
a subire la vita con una sofferenza rassegnata, lucidamente consapevoli della loro malattia e della loro sconfitta di fronte alla vita stessa e pur tuttavia incapaci di lottare, riflettono la crisi dell’uomo del primo Novecento che sotto esteriori certezze avverte il vuoto, causa principale dell’inquietudine e dell’angoscia esistenziale. Per questo l’opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Luigi Pirandello, di James Joyce, di Marcel Proust: essa testimonia il male dell’anima moderna. Emerge all’analisi di Svevo una condizione di alienazione dell’uomo che risulta lucidamente incapace di avviare un rapporto operoso con la realtà che lo circonda. Zeno ad esempio è un vinto consapevole ma senza grandezza, perché l’inettitudine esclude la lotta. I protagonisti dei suoi romanzi, sia Alfonso Nitti ( Una vita ), sia Emilio Brentani ( Senilità ), incapaci di affrontare la realtà si autoingannano, cercano cioè di camuffare la propria sconfitta con una serie di atteggiamenti psicologici che Svevo con puntigliosa precisione svela. Ma tutto è inutile: è la vita ambigua e imprevedibile contro la quale a nulla vale l’autoinganno ad avere partita vinta, ed alla fine essa stritola i protagonisti dei romanzi di Svevo, che in comune hanno la totale inettitudine a vivere. All’autore dunque interessa proprio il modo di atteggiarsi dell’uomo di fronte alla realtà; ma questa partita con la vita si risolve sempre in una sconfitta per l’uomo. I tre romanzi di Svevo costituiscono una sorta di trilogia narrativa, che progressivamente sviluppa una tematica spirituale a sfondo autobiografico la quale tende non tanto ad una narrazione oggettiva dei fatti quanto a cogliere, attraverso un’analisi spregiudicata, i recessi più segreti ed inconfessabili della coscienza. Per questo i protagonisti dei tre romanzi appaiono sostanzialmente affini. Essi sono vinti dalla vita, uomini incapaci di vivere se non interiormente, intenti a sottoporsi ad un continuo esame e a sondare i meandri più segreti del loro Io, incapaci, specie i primi due, di inserirsi e di intervenire attivamente nel mondo. La senilità diviene consapevolmente un momento non solo cronologico, ma ideale dell’esistenza umana e diviene il simbolo di una radicale assenza dalla realtà, icona dell’incapacità di dominarla e trasformarla. Per questo l’uomo sveviano può essere definito un antieroe , un uomo senza qualità che non sa vivere come gli altri e con gli altri e che però, a differenza degli altri, è pienamente consapevole del proprio fallimento. Dunque i protagonisti dei romanzi di Svevo sono dei vinti, vittime non tanto degli eventi, spesso i più comuni, che qualunque persona sana saprebbe affrontare a proprio vantaggio; bensì sono vittime del Caso o delle strutture sociali, quanto di una loro indefinibile malattia composta di immobilismo ed accidia, quella che l’autore chiamò appunto senilità.
GADDA : La constatazione dell'irrazionalità dei comportamenti individuali e sociali del mondo contemporaneo confuso e oltraggioso scatena in lui una polemica ossessivamente riproposta in forme beffarde e corrosive, indirizzata verso un approdo lontano di liberatoria confessione o di individuazione di un senso nell'ingarbugliato non-senso del mondo. Nelle sue opere utilizza un
linguaggio molto personale dove mescola i dialetti, il linguaggio quotidiano, i vocaboli arcaici, latinismi, parole straniere… egli ama il procedimento dell’”accumulazione caotica”: lunghe elencazioni di realtà tra loro disparate. Si nota poi un gioco di metafore, paragoni, immagini impensate. Lui ha ancora il gusto di deformare le parole, caricandole di doppi sensi si scorge un rapporto difficile con la realtà. Tutto (cose, persone, natura e società) gli appare un caos informe. Nonostante questo però ha una grande aspirazione all’ordine tramite un lessico aulico, prezioso, poetico che assume la funzione di riscattare il reale dalla sua degradazione. La sua visione del mondo si riflette nei romanzi che si dividono in due filoni: ■ Da una parte ci sono le opere che risaltano l’io dello scrittore e si impegnano a scandagliare il suo male oscuro, le sue ossessioni, le sue angosce. ■ Dall’altro le opere che si concentrano sul mondo esterno. Del primo filone ricordiamo “ La cognizione del dolore ” opera al cui centro stanno i rapporti autobiografici madre-figlio e i traumi dell'infanzia, trasposti in un fantastico paesaggio sudamericano- brianzolo, e insieme opera che diventa itinerario di conoscenza di sé e della realtà quotidiana del dopoguerra, presentata attraverso una deformazione linguistica comico-tragica, in un 'linguaggio spastico', con cui tenta di dire l'indicibile di sé. Nel personaggio Don Gonzalo, Gadda proietta tutte le sue sofferenze e le sue ossessioni. Il protagonista prova rabbia contro la madre e ricorda il padre da cui ricava sensi di colpa. Anche la villa solitaria in cui vive, che vorrebbe conservare come rifugio intatto, dedicato alla memoria e al dolore, viene rovinata dagli abitanti del villaggio. Del secondo filone rientra il tema del pasticcio e qui va ricordato soprattutto Quer pasticciaccio brutto de via Merulana , pubblicato nel 1946-1947; è un giallo senza centro e senza soluzione, ritratto dell'Italia degli anni del fascismo, in cui la realtà appare un groviglio inestricabile, un 'pasticciaccio' appunto. La prima parte del romanzo è incentrata sulla scoperta dei delitti e sulle indagini tra gli esponenti della borghesia romana, mentre la seconda sulle indagini all'interno del proletariato della periferia della città. Il romanzo è privo di un vero e proprio protagonista, o di un punto di vista che rifletta quello dell'autore, se non a tratti il personaggio di Ingravallo, che cerca di porre ordine in una situazione caotica. La mescolanza tra le situazioni, i personaggi, e il loro linguaggio, dà luogo a un plurilinguismo e a un intreccio tra spaccato popolare e borghese. Rappresenta probabilmente, con La cognizione del dolore , la migliore opera dello scrittore. Dato assolutamente caratteristico dell'opera è il particolare linguaggio utilizzato, un virtuosismo linguistico e sintattico, un "barocchismo" basato sull'uso di più livelli di scrittura (dal dialetto popolare alla descrizione con echi manzoniani, dai termini arcaici fino alla pura invenzione di vocaboli), al fine di riflettere la complessità della realtà ed insieme la sua essenza fatta di "percezioni": l'affascinante "buccia delle cose". Detto "pasticciaccio", secondo l'occhio disilluso di Gadda, rappresenta l'insieme di linguaggi e comportamenti, orrori e stupidità, della società italiana.
Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale e la fine delle dittature nazifasciste, l’Italia rinacque e moltissimi scrittori avvertirono il bisogno di far sentire la loro voce. Si aprirono ampi spazi per un libero dibattito: nacquero riviste, giornali e la radio e le case editrici iniziarono a tradurre opere importanti della contemporaneità e a lanciare nuovi autori. La linea di tendenza più forte nella letteratura italiana del dopoguerra fu quella del realismo.
È un modo di scrivere del 19° secolo, quando la narrativa sentiva Il bisogno di rappresentare la realtà quotidiana cogliendone sia i Risvolti politici e sociali, sia inserendo i personaggi in un preciso Contesto storico e ambientale. Esso ha poi dato vita a 2 correnti: il naturalismo (in Francia) e il verismo (in Italia) con Verga e Capuana.
Fra le nuove propensioni ci fu quella al neorealismo. Non è facile dare una sua definizione, dal momento che non si tratta tanto di un movimento culturale o di una corrente letteraria dal manifesto poetico ben definito o dalle caratteristiche comuni, quanto di una tendenza e di un "clima" complessivo della cultura e della narrativa italiana degli anni ‘40-’50. il Neorealismo “non fu una scuola, ma un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, specialmente delle Italie fino allora più sconosciute dalla letteratura”. Si può quindi parlare di un orientamento di diversi autori verso un rinnovamento tematico, contenutistico e linguistico della letteratura e del "fare" letteratura. Questa esigenza di cambiamento coincide del resto con il mutamento della situazione politica italiana, con il passaggio dal fascismo alla repubblica, attraverso la drammatica esperienza del secondo conflitto mondiale e della guerra di Liberazione A fianco di quella neorealista, riprende vigore nel secondo dopoguerra la linea dello stile semplice con Penna. I temi più ricorrenti nella sua opera sono: il conflitto irrisolto tra il desiderio di luce e le tenebre, come impedimento di partecipazione, il desiderio di amare ed esser amato, figure giovanili di marinai, la fanciullezza, l’istante irripetibile. A tutto questo si aggiunge la presenza di ambienti chiusi e privi di luce (taverne, cinema…) e poi il vento, avvertito col senso di dolcezza e di profumo da forti sensazioni. Alla base dell’esperienza poetica di Penna c’è uno stupore per la strana gioia di vivere. La sua resta poesia d’amore, rivolta alla vita e alle immagini omosessuali che si basa sul “ripetuto”, sul già detto. Il linguaggio è un miscuglio di letterario e popolare, raffinato e quotidiano che risponde essenzialmente a tre elementi:
distacco dal mondo delle borgate e i giovani sono ora ripugnanti, mentre il paesaggio ha perso ogni solare felicità e animazione. L’attività artistica di Pasolini si allargò anche al cinema con: “ Accattone ”, “ Uccellacci e uccellini ”, “ La ricotta”, “ Mamma- Roma” …. Egli si scaglia contro i mezzi di comunicazione di massa e soprattutto con la tv, che ha cancellato la serenità delle famiglie e ha portato volgarità. Critica anche il 68, accusato di voler distruggere il passato parlando dei piccoli borghesi e non più dei proletari. È l’intellettuale della contraddizione perché parla di natura e storia, popolo e borghesia, innocenza e peccato.
sarà cosi circondata da persone che la sfrutteranno continuamente. Il romanzo sa cogliere nell’animo di questa prostituta la permanenza di un sogno irrealizzato di ricerca di un paese innocente, pur vivendo a contatto con una realtà squallida e misera. “ La ciociara ”, la cui vicenda si svolge sullo sfondo degli anni conclusivi della seconda guerra mondiale, narra la storia di Cesira, una contadina vedova nella campagna romana e di sua figlia Rosetta, costretta a sottostare alle violenze di un gruppo di soldati marocchini. Però mentre la madre subisce quell’allucinante esperienza con sdegno, la figlia ne esce attratta e da quel momento in poi si perderà nel mondo. Accanto alle due donne si pone il personaggio positivo di Michele, martire della resistenza, visto come uomo puro. “La noia ” è la storia del giovane ricco Dino che cerca nell’arte uno scopo per vivere a contatto con la vita, ma anche per sfuggire all’influenza negativa della madre. Non riuscendo a superare la noia che lo divora lacera una tela cui lavorava da tempo e si illude di trovare nel sesso un risarcimento compensatorio al proprio tedio esistenziale. Ma anche qui fallisce. La relazione con Cecilia, la giovane modella di un suo amico pittore, si rivela inutile. Dopo un tentato suicidio, capisce che i tentativi di esorcizzare il reale attraverso il sesso, il denaro sono destinati a restare vani. “ Io e lui ” è la storia di un regista borghese, lacerato da problemi sessuali che gli rendono conflittuale il rapporto col proprio sesso. Nel 1976 scrive “ I racconti di Boh ”, una raccolta di ritratti femminili e “ La vita interiore ”, complessa psicologia di una ragazza, Desideria, che si avvicina alla rivoluzione realizzando anche un omicidio. VITTORINI : tra le sue opere più importanti ricordiamo: “ Il garofano rosso ”, è la storia di due giovani il cui amore è contrassegnato dal garofano rosso che lei gli dona come pegno. Lo sfondo storico è quello dei primi anni del fascismo (intorno alla marcia di Roma) nonostante le difficili vicende, non mancano pagine, però di freschezza narrativa, che racconta l’innamoramento dei due. In questo romanzo nasce un dato molto importante per la narrativa: la tendenza a partire dal dato concreto e poi trasfigurarlo nel mito, nella favola. “Viaggio in Sardegna ”, lo scrittore guarda all’isola come un naufrago, sentendosi quasi Robinson Crusoe, pronta ad esplorarla con avventura e vuole vivere il presente alla luce delle memorie infantili. “ Conversazione in Sicilia ”, è la storia di un nostos, ovvero un ritorno dal presente al ricordo dell’infanzia trascorsa.. le lunghe conversazioni fra il protagonista e la madre rievocano una Sicilia reale, rivissuta nei luoghi, negli abitanti e nelle storie di miseria. Accanto al tempo e allo spazio reali si immischiano benissimo quelli della memoria, in termini strutturali il romanzo riprende alcune cose della fiaba di magia: l’allontanamento da casa, le prove da superare, il ritorno a casa. Qui il soggetto non è espresso alla terza persona, qui il protagonista si identifica con la voce che narra e si esprime con la prima persona. “ Erica e i suoi fratelli ”, è la storia di una bambina cresciuta in un ambiente povero e anche se è amante di ideali puri e freschi, dovrà lasciarsi andare al male del mondo, alla cattiveria degli uomini e prostitute. “ Uomini e no ” è ambientato nel clima della resistenza che si combatteva a Milano nel ‘44 e sulla vicenda storica di Enner, un