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CASADEI il 900, Dispense di Scienze dell'educazione

ottimo sunto per l'esame di letteratura italiana contemporanea... :))

Tipologia: Dispense

2014/2015

In vendita dal 11/12/2015

studentessa83
studentessa83 🇮🇹

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CASADEI
IL 900
CAPITOLO 1
PERCORSI DELLA LETTERATURA NOVECENTESCA
1. Prolo del secolo
Durante il ventennio fascista la libera circolazione delle idee fu
impedita e anche il dibattito letterario fu condizionato; ciò che rimase
vivo fu invece l’interesse per il confronto letterario con le novità
internazionali grazie ai gruppi riuniti intorno alle riviste orentine
come “Solaria” alla quale collaboravano autori come Montale e
Gadda. Un aspetto molto importante da ricordare è il rapporto fra la
letteratura italiana nel suo insieme e le tendenze internazionali. Con
la ne del 19° secolo, inizi 20°, la formazione dei nostri scrittori
avviene grazie ai contatti con movimenti e autori attivi esterni.
2. I caratteri fondamentali
Quali sono i caratteri del 900 letterario italiano?
Interazione fra lingua nazionale e i dialetti
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CASADEI

IL 900

CAPITOLO 1

PERCORSI DELLA LETTERATURA NOVECENTESCA

  1. Profilo del secolo Durante il ventennio fascista la libera circolazione delle idee fu impedita e anche il dibattito letterario fu condizionato; ciò che rimase vivo fu invece l’interesse per il confronto letterario con le novità internazionali grazie ai gruppi riuniti intorno alle riviste fiorentine come “Solaria” alla quale collaboravano autori come Montale e Gadda. Un aspetto molto importante da ricordare è il rapporto fra la letteratura italiana nel suo insieme e le tendenze internazionali. Con la fine del 19° secolo, inizi 20°, la formazione dei nostri scrittori avviene grazie ai contatti con movimenti e autori attivi esterni.
  2. I caratteri fondamentali Quali sono i caratteri del 900 letterario italiano? ■ Interazione fra lingua nazionale e i dialetti

■ Divaricazione tra il destino della poesia e quello della narrativa: mentre la prima è dotata di una propria tradizione che porta ad un confronto diretto o indiretto con grandi modelli (Dante, Petrarca, Leopardi), la seconda appare rinnovata e azzerata. ■ Rafforzamento della tendenza antinovecentesca o dello stile semplice che trova il suo punto di spicco nel canzoniere di Saba; negli anni 50 però spicca maggiormente la sperimentazione nella poesia sia per la riflessione, che per il linguaggio. ■ Influenza del cinema sulla narrativa scritta ■ Prevalere della poesia popolare da testo musicale ■ Prosa saggistica ■ Legame del teatro italiano con letterati che scrivono anche per il teatro

CAPITOLO 2

LE VARIE FORME DELL’AVANGUARDIA

  1. Introduzione al periodo Il 900 lo si fa iniziare da una data importante: il 1903, in cui si ricordano due opere, ovvero i Canti di Castelvecchio di Pascoli e Alcyone di D’Annunzio.

continuità di Myricae, dove è è come il diario ideale di una vacanza estiva. presente il tema della memoria succede una ricerca di musicalità con l’impiego e assume importanza il senso del di un linguaggio analogico che si basa sul gioco mistero, connesso al dolore della continuo di immagini vita e all’angoscia della morte. Nei canti di Castelvecchio ricorre con frequenza ossessiva il motivo della tragedia familiare e dei morti che si stringono intorno al poeta.

All’interno del futurismo va ricordato anche Palazzeschi con l’opera “ Lasciatemi divertire ”, dove il poeta appare come uno strambo individuo che dissacra con i suoi versi brevissimi l’idea canonica di lirica. Prevalgono forme libere, quasi filastrocche date da ripetizioni fonico-ritmiche che sembrano raccontare vicende grottesche di personaggi stravaganti.

  1. La poesia IL CREPUSCOLARISMO : nasce e si sviluppa nei primi anni del Novecento (1905-1915) e trova l'origine del proprio nome in un articolo di Giuseppe Antonio Borgese sulla "Stampa" del settembre 1910, dove, commentando la recente produzione in versi, il critico parla di "mite, crepuscolo" dopo la grande stagione che riuniva Carducci, Pascoli, D'Annunzio. La lirica crepuscolare rifiuta la poetica dannunziana, preferendo cantare la stanca condizione umana o la chiusura nel proprio silenzio personale; la novità dei crepuscolari sta sul piano metrico-stilistico: il rifiuto dell’estetismo poetico si traduce così in un tono umile che, per rappresentare una realtà velata di tristezza malinconica, rinuncia a tutta la tradizione alta ed aulica e usano un lessico semplice, una sintassi piana, un verso libero. Fra i primi poeti a distinguersi nel filone crepuscolare ricordiamo Corazzini ; nelle sue opere prevale il sentimento doloroso dell’impossibilità di fare poesia e la rivendicazione di una sincerità che porta al rifiuto degli artifici retorici. Diversamente Guido Gozzano si distingue per l'ironia con cui caratterizza le tematiche tipiche del movimento. Nel descrivere il mondo circostante il poeta non rinuncia mai ad un tono colloquiale e prosaico che però si mescola con un riso leggero, soprattutto quando accosta oggetti comuni e quotidiani con gli emblemi della tradizione poetica. E infine va ricordato anche Moretti in cui prevale l’elencazione monotona di oggetti e situazioni e una sottolineatura del vuoto esistenziale. UNGARETTI: poeta italiano, tra i protagonisti europei del rinnovamento delle forme poetiche nella prima metà del Novecento. La sua raccolta principale è “ L’allegria ”, ovvero la raccolta di tanti stati d’animo comuni all’uomo e al poeta: coraggio di guardare in faccia la morte, rapporto drammatico col divino, il desiderio di sciogliersi nella favola della natura e dell’immenso. Nonostante la dialettica vita-amore lo spirito si pone nel coraggio dell’illusione e della speranza alle leggi dell’amore. Qui va data importanza al tema della “ poesia ”, vista come dono, mistero, come capacità di risalire a ritroso nel tempo. La raccolta viene pubblicata nel 1931 comprendendo le poesie di “ Allegria dei naufragi ” e “ Il porto sepolto ”. Quest’ultimo nome deriva da una leggenda diffusa ad Alessandria, relativa ad un antico porto sepolto dalla sabbia. Sono poesie scritte di getto al fronte sui taccuini, fogli di carta, pacchetti di cartone tra il 22/12/1915 e il 22/10/1916. Si tratta di una delle opere più importanti della poesia italiana del Novecento, anche per la novità delle soluzioni metriche e sintattiche, per l'invenzione in particolare di quei 'versicoli', proverbialmente brevi, che conducono alle conseguenze più radicali le ricerche del cosiddetto 'verso libero'. In questa prima raccolta vi è: l’introduzione dei correlativi tratti dalla

natura (foglie, fiumi, pietre), l’uso di spazi bianchi come pause meditative e di silenzio con mancanza di segni d’interpunzione, ricerca di musicalità, impiego di analogia e frantumazione della sintassi a brevi nessi paratattici. “ Il sentimento del tempo ”, in questa raccolta di poesie, alla poetica dell’attimo si sostituisce una diversa percezione del tempo, visto come continuità e durata. Sul piano tecnico, la sua novità consiste nel recupero delle strutture sintattiche e delle forme metriche tradizionali. Il sentimento del tempo è diviso in tre momenti: nel primo provava a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica, nel secondo sente l’effimero, in relazione con l’eterno, l’ultima parte ha per titolo “l’amore” e in essa si accorge dell’invecchiamento. La raccolta si divide in 7 parti: prime, la fine di Crono, sogni e accordi, leggende, inni, la morte meditata, l’amore. Qui abbiamo il passaggio da un tempo storico a uno metafisico donde si parla della tematica del viaggio e della ricerca mitica dell’eden, la conquista del sentimento religioso. Avrebbe costituito il modello formale per il nascente ermetismo. Le sue ultime raccolte sono “ Il dolore ” dove si raccolgono liriche divise in 6 sezioni dedicate al figlio perduto. Qui si ha quasi la ricerca di un colloquio intimo con Dio. Lo stile è vivo, incentrato sulla parola guidata, abbandona le forme nominali; l’uso dei tempi è stravolto. E poi “ La terra promessa ” comprende i frammenti di un progetto che rimane solo un abbozzo. La vicenda avrebbe dovuto rappresentare lo sbarco di Enea, le sue imprese gloriose, l’amore di Didone e la sua morte.

  1. La narrativa Rispetto alla poesia il quadro della narrativa appare più vario. Al suo interno va data importanza alla figura di PIRANDELLO; è uno dei pochi scrittori italiani del XX secolo che abbia saputo conquistarsi una fama internazionale: non tanto per il premio Nobel (1934), quanto grazie allo straordinario numero di compagnie che ne mettono in scena i drammi in molti paesi del mondo. Alla base della visione del mondo pirandelliano vi è una concezione della vita. La realtà è vita, movimento vitale, però tutto ciò che l’uomo è e vuol fare è puramente illusione. Le persone con cui l’uomo vive gli assegnano delle maschere, cosi l’uomo crede di essere uno, quando in realtà è tanti individui diversi a seconda di chi lo guarda. A questo punto l’individuo non conta più e perde la sua identità. In un primo momento i personaggi provano dolore e angoscia seguiti dalla solitudine, quando si accorgono di non essere nessuno, in secondo luogo soffrono per essere fissati dagli altri in modo diverso. Cosi viene dapprima criticata: la famiglia, poi il campo economico e infine la condizione sociale e il lavoro. L’unica via di uscita è il rifugio nell’irrazionale o nella follia. Nell’opera di Pirandello viene introdotto un nuovo personaggio “il forestiero della vita” che ha capito il gioco della vita e si isola rifiutando di assumere la sua parte ed osservando gli uomini con un atteggiamento umoristico.

forte carica pessimistica e da un sentimento di sfiducia intorno alla possibilità di instaurare una comunicazione con gli altri: le vicende del protagonista tradiscono la sua inettitudine a realizzare i propri obiettivi e a vivere in modo autentico e consapevole il rapporto d'amore. Al centro del romanzo è un'umanità umile e tormentata, la cui vita è regolata dalla legge ferrea della violenza e dell'inganno. La vicenda autobiografica è emblematica di un disagio esistenziale che è al centro della grande narrativa e in genere della cultura novecentesca. In un mondo ove la società industriale fa sempre più affievolire i valori spirituali, il disinteresse, l'amore, la lealtà alla natura, la fedeltà all'ideale, l'uomo, nel ritratto di Tozzi, si sente estraneo, assediato dall'incomprensione, escluso da un vero dialogo umano; la sua sete di affetto si trasforma in disperata solitudine; egli è costretto, per attutire le ferite della realtà ostile, a vivere "con gli occhi chiusi".

  1. Il teatro Il teatro italiano nei primissimi anni del 900 risulta ancora legato a schemi realisti-veristi; un tentativo di innovazione fu dato dai futuristi che proponevano testi in libertà, parodie, battute paradossali per scandalizzare il pubblico borghese. Pirandello iniziò a dedicarsi al teatro dal 1910 con Liolà, Il gioco delle parti, La giara, dove l’ambiente borghese lascia il posto a situazioni allucinanti e grottesche in cui non è possibile distinguere il vero dal falso, perché la verità stessa è relativa. Importante l’uso dei dialoghi e dei monologhi dati da un linguaggio enfatico e ripetitivo. La fase più importante del teatro pirandelliano si ha con “i sei personaggi in cerca d’autore”. Su un palcoscenico una compagnia di attori prova la commedia 'Il giuoco delle parti'. Irrompono sei individui, un Padre, una Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina, personaggi rifiutati dallo scrittore che li ha concepiti. Essi chiedono al Capocomico di dare loro vita artistica e di mettere in scena il loro dramma. Dopo molte resistenze la compagnia acconsente alla richiesta e i personaggi raccontano agli attori la loro storia perché possano rappresentarla. Il Padre si è separato dalla Madre, dopo aver avuto da lei un Figlio. La Madre, sollecitata dal Padre, si ricostruisce una famiglia con il segretario che lavorava in casa loro e ha da lui tre figli: la Figliastra, la Bambina e il Giovinetto. Morto il segretario la famiglia cade in miseria, tanto che la Figliastra è costretta a prostituirsi nell'atelier di Madama Pace, dove la Madre lavora come sarta. Qui si reca abitualmente il Padre. Padre e Figliastra non si riconoscono e l'incontro viene evitato appena in tempo dall'intervento della Madre. Tormentato dalla vergogna e dai rimorsi, il Padre accoglie in casa la Madre e i tre figli. Ciò provoca il risentimento del Figlio e la convivenza diventa insostenibile. Tra gli attori e i Personaggi si apre ben presto un contrasto insanabile. Gli attori, nonostante gli sforzi, non riescono a rappresentare il dramma reale dei Personaggi, i loro sentimenti fondamentali, il vero essere di ciascuno: il dolore della Madre, il rimorso del Padre, la vendetta della Figliastra, lo sdegno del Figlio. Sulla scena tutto appare falso. Questa incomunicabilità, che rende la vita autentica irrappresentabile,

culmina nella scena finale in cui la storia finisce in tragedia, senza avere la possibilità di comprendere se essa sia reale o no: la Bambina annega nella vasca del giardino e il Giovinetto si spara.

  1. La critica Fra i critici più accaniti ricordiamo Benedetto croce che sosteneva che l’arte doveva rimanere autonoma da qualsiasi finalità pratica, in particolare nella letteratura si doveva ricercare la liricità in modo da ritrovare la giusta sintesi tra intuizione ed espressione.

CAPITOLO 3

RILETTURE DELLA TRADIZIONE

  1. Introduzione al periodo Dopo la fine della prima guerra mondiale, la forza propulsiva delle avanguardie diminuì ma non terminò di colpo; i testi tendevano a ricostruire un rapporto con la tradizione sentita come un grande serbatoio da cui estrarre i materiali adatti per sostenere la frammentarietà del presente. SURREALISMO: iniziato a Parigi nel 1924 con la pubblicazione di un manifesto. Il surrealismo è quindi un automatismo psichico, ovvero quel processo in cui l'inconscio, quella parte di noi che emerge durante i sogni, emerge anche quando siamo svegli e ci permette di associare libere parole, pensieri e immagini senza freni inibitori e scopi preordinati. I surrealisti si avvalevano di diverse tecniche per far in modo di attivare il loro inconscio, una di queste è il cadavre exquis (cadavere squisito), tecnica basata sulla casualità e sulla coralità, che prevede la collaborazione di più artisti: uno di essi comincia l'operazione tracciando un disegno, una figura, che deve essere ignorata dagli altri, poi il foglio deve essere passato a tutti i partecipanti, uno per uno, i quali a loro volta faranno una figura, e così via. Questa tecnica era utilizzata dai surrealisti anche in ambito poetico, ovvero aggiungendo uno per uno una parola, ignorando lo scopo finale dei singoli. La caratteristica comune a tutte le manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell'inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà ( sur-realtà ) in cui veglia e sogno sono entrambe presenti e si conciliano in modo armonico e profondo. Il Surrealismo è certamente la più "onirica" delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile. ERMETISMO : Con questo termine non si intende una vera e propria corrente letteraria del Novecento, ma un atteggiamento assunto da un gruppo di poeti; si tratta di uno stile difficile e chiuso di quel

pubblicate su riviste. In esse Montale continua l'indagine esistenziale degli Ossi di seppia. Nel modificarsi e svanire di una realtà indecifrata e incupita, acquista forza il tema della memoria (anch'essa gracile), sollecitata da 'occasioni' di richiamo, e si delineano le figure salvifiche di alcune donne. Il linguaggio si fa meno penetrabile e i messaggi appaiono più nascosti; Montale però non muove verso l'irrazionale gorgo analogico degli ermetici, ma riafferma la sua tensione razionale e pudicamente sentimentale. Quindi ciò che lui rappresenta è il non vissuto, gli appuntamenti saltati, le apparizioni del visiting angel, l’attesa della salvezza… qui ritorna la dialettica assenza-presenza; da un lato la negatività del tempo e della storia, dall’altro la presenza metafisica di Clizia. Il volume si divide in 4 sezioni: ■ 1 sezione, scorre sul filo del paesaggio, del ricordo non escludendo figure femminili. ■ 2 sezione, comprende 20 componimenti brevi, detti “mottetti” espressi con tomi musicali a Clizia, alla sua assenza, al trascorrere del tempo. ■ 3 sezione, comprende il poemetto “tempo di bello sguardo” che si basa sull’efferatezza della storia. ■ 4 sezione, c’è il tema del paesaggio ligure, del rapporto tempo- memoria e Arletta-Annetta. Qui il male di vivere è espresso con un linguaggio più articolato, con il dramma dell’incomunicabilità ma anche desiderio di apertura. “La bufera e altro ”, accanto alla figura di Clizia si richiamano altri temi dell’opera precedente: l’evocazione angelicale di Arletta-Annetta e il tema della memoria. Qui la seconda guerra mondiale ha lasciato il segno e nelle pagine si addensano immagini dell’incubo e della violenza scatenata dagli uomini sulla terra.

Qui il poeta non è più distaccato, ma confronta la sua vicenda personale con quella degli altri. In queste tre opere il tema dell’esistenza è al centro della sua poesia, ma spinta dal dolore e dalla solitudine. L’uomo non può che andare alla ricerca di una verità che lo concili con se stesso. Per questo motivo il tema dell’esistenza è visto come tema della memoria, ma secondo il poeta, il ricordo per la trasformazione che subisce nel corso del tempo, non si può sostituire alla realtà e farlo rivivere… quindi esclude ogni possibile funzione consolatrice. E poi va ricordato il tema dell’amore. Nelle altre due opere “ Satura ” e “ Diario del 71 e 72 ” Montale non da molta importanza al tema dell’esistenza, ma alla storia. Accanto a queste 5 opere vanno poi ricordate due raccolte di articoli “ Farfalla di Dinard ”, dato da racconti brevi, ricordi dell’adolescenza e giovinezza, luoghi familiari e descrizione di persone; “ Auto da fè ” (atto della fede) sono articoli culturali, politici…

  1. La narrativa SVEVO : il suo vero nome era Ettore Schmitz. Scrive “ Una vita ” dove Alfonso Nitti non è fallito solo perché costretto ad un continuo lavoro di banca, ma perché vive nella convinzione di una sua improbabile superiorità intellettuale e perché si dimostra debole davanti a ogni situazione. Non sa scegliere…. Non sa vivere.

Di fronte a un amore contrastato fugge e sfidato a duello per un equivoco si uccide. La narrazione in questo romanzo viene condotta da una voce fuori campo che si riferisce alla terza persona. Il lettore vede le cose come Alfonso, le vede e ogni tanto si introduce nel narrato la voce del narratore che interviene per giudicare, per correggere e per smascherare l’eroe. “ Senilità ”, scritto nel 1898. E’ la storia di Emilio Brentoni, un uomo tormentato da paure, che vive con la sorella Amalia. Un giorno Angiolina, una ragazza di facili costumi che vuole vivere alla giornata proprio come l’amico di lui Stefano Belli. Emilio però si innamora perdutamente di Angiolina e le attribuisce qualità e sentimenti che lei non ha, infatti, è falsa e opportunista e ha i vari amanti, ma alla fine si innamora di Balli. Emilio si giura allora di non cercarla più e cade in depressione, mentre è geloso dell’amico. Intanto anche Amalia vive un’esperienza simile alla sua perché si innamora del Balli, ma anch’essa rifiutata cerca un conforto nella droga… il suo fisico però è debole e non supera un attacco di polmonite e muore. Emilio, rimasto solo, diventa noioso e malinconico. Significativa la conclusione dove il protagonista, dopo l’abbandono di Angiolina, dichiara di godere dell’amore per lei nel ricordo. “ La coscienza di Zeno ” scritta nel 1923, è il romanzo più maturo ed originale che abbandona la tradizione narrativa dell’800 e riprende la tematica di narrativa su se stesso, anch’egli inetto. differisce dai precedenti due romanzi per il quadro storico in cui matura l’opera che, infatti, risulta particolarmente mutato dal cataclisma della guerra mondiale la quale chiude effettivamente un’epoca aprendo le porte a nuove concezioni filosofiche che superano definitivamente il Positivismo sostituito dall’esplosione delle avanguardie e dall’affacciarsi della teoria della relatività. Appare evidente, dunque, che il romanzo di Svevo non potesse non risentire di questa diversa atmosfera, cambiando, per questo, prospettive e soluzioni narrative ed arricchendosi di nuovi temi e risonanze. L’autore abbandona il modulo ottocentesco di matrice naturalistica del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l’espediente del memoriale. Svevo, infatti, finge che il manoscritto prodotto da Zeno su invito del suo psicoanalista, venga pubblicato dallo stesso dottor S (iniziale che sta per Sigmund Freud o per Svevo? ) per vendicarsi del paziente che si è sottratto alla sua cura frodandolo del frutto dell’analisi. Il libro quindi è concepito come una confessione psicoanalitica, ispirata ai metodi di Sigmund Freud, il quale spiegava gli stati e le reazioni coscienti dell’individuo come un riflesso di complessi psichici stratificatisi nel subcosciente durante l’infanzia. Zeno Cosini è un uomo mancato, un abulico che, attraverso la confessione, tenta invano di comprendere se stesso e di liberarsi dal suo torpore e dalla sua inerzia spirituale. Questa confessione approda al riconoscimento dell’imprevedibilità di ogni esperienza umana e dell’impossibilità di dare una sistemazione logica compiuta al nostro oscuro e complesso modo di agire. Da qui lo scoraggiato e rassegnato guardarsi vivere del protagonista (tema già pirandelliano) e la sua sterile saggezza , che consiste in una lucida e spietata consapevolezza della propria malattia, accompagnata dalla totale

a subire la vita con una sofferenza rassegnata, lucidamente consapevoli della loro malattia e della loro sconfitta di fronte alla vita stessa e pur tuttavia incapaci di lottare, riflettono la crisi dell’uomo del primo Novecento che sotto esteriori certezze avverte il vuoto, causa principale dell’inquietudine e dell’angoscia esistenziale. Per questo l’opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Luigi Pirandello, di James Joyce, di Marcel Proust: essa testimonia il male dell’anima moderna. Emerge all’analisi di Svevo una condizione di alienazione dell’uomo che risulta lucidamente incapace di avviare un rapporto operoso con la realtà che lo circonda. Zeno ad esempio è un vinto consapevole ma senza grandezza, perché l’inettitudine esclude la lotta. I protagonisti dei suoi romanzi, sia Alfonso Nitti ( Una vita ), sia Emilio Brentani ( Senilità ), incapaci di affrontare la realtà si autoingannano, cercano cioè di camuffare la propria sconfitta con una serie di atteggiamenti psicologici che Svevo con puntigliosa precisione svela. Ma tutto è inutile: è la vita ambigua e imprevedibile contro la quale a nulla vale l’autoinganno ad avere partita vinta, ed alla fine essa stritola i protagonisti dei romanzi di Svevo, che in comune hanno la totale inettitudine a vivere. All’autore dunque interessa proprio il modo di atteggiarsi dell’uomo di fronte alla realtà; ma questa partita con la vita si risolve sempre in una sconfitta per l’uomo. I tre romanzi di Svevo costituiscono una sorta di trilogia narrativa, che progressivamente sviluppa una tematica spirituale a sfondo autobiografico la quale tende non tanto ad una narrazione oggettiva dei fatti quanto a cogliere, attraverso un’analisi spregiudicata, i recessi più segreti ed inconfessabili della coscienza. Per questo i protagonisti dei tre romanzi appaiono sostanzialmente affini. Essi sono vinti dalla vita, uomini incapaci di vivere se non interiormente, intenti a sottoporsi ad un continuo esame e a sondare i meandri più segreti del loro Io, incapaci, specie i primi due, di inserirsi e di intervenire attivamente nel mondo. La senilità diviene consapevolmente un momento non solo cronologico, ma ideale dell’esistenza umana e diviene il simbolo di una radicale assenza dalla realtà, icona dell’incapacità di dominarla e trasformarla. Per questo l’uomo sveviano può essere definito un antieroe , un uomo senza qualità che non sa vivere come gli altri e con gli altri e che però, a differenza degli altri, è pienamente consapevole del proprio fallimento. Dunque i protagonisti dei romanzi di Svevo sono dei vinti, vittime non tanto degli eventi, spesso i più comuni, che qualunque persona sana saprebbe affrontare a proprio vantaggio; bensì sono vittime del Caso o delle strutture sociali, quanto di una loro indefinibile malattia composta di immobilismo ed accidia, quella che l’autore chiamò appunto senilità.

GADDA : La constatazione dell'irrazionalità dei comportamenti individuali e sociali del mondo contemporaneo confuso e oltraggioso scatena in lui una polemica ossessivamente riproposta in forme beffarde e corrosive, indirizzata verso un approdo lontano di liberatoria confessione o di individuazione di un senso nell'ingarbugliato non-senso del mondo. Nelle sue opere utilizza un

linguaggio molto personale dove mescola i dialetti, il linguaggio quotidiano, i vocaboli arcaici, latinismi, parole straniere… egli ama il procedimento dell’”accumulazione caotica”: lunghe elencazioni di realtà tra loro disparate. Si nota poi un gioco di metafore, paragoni, immagini impensate. Lui ha ancora il gusto di deformare le parole, caricandole di doppi sensi si scorge un rapporto difficile con la realtà. Tutto (cose, persone, natura e società) gli appare un caos informe. Nonostante questo però ha una grande aspirazione all’ordine tramite un lessico aulico, prezioso, poetico che assume la funzione di riscattare il reale dalla sua degradazione. La sua visione del mondo si riflette nei romanzi che si dividono in due filoni: ■ Da una parte ci sono le opere che risaltano l’io dello scrittore e si impegnano a scandagliare il suo male oscuro, le sue ossessioni, le sue angosce. ■ Dall’altro le opere che si concentrano sul mondo esterno. Del primo filone ricordiamo “ La cognizione del dolore ” opera al cui centro stanno i rapporti autobiografici madre-figlio e i traumi dell'infanzia, trasposti in un fantastico paesaggio sudamericano- brianzolo, e insieme opera che diventa itinerario di conoscenza di sé e della realtà quotidiana del dopoguerra, presentata attraverso una deformazione linguistica comico-tragica, in un 'linguaggio spastico', con cui tenta di dire l'indicibile di sé. Nel personaggio Don Gonzalo, Gadda proietta tutte le sue sofferenze e le sue ossessioni. Il protagonista prova rabbia contro la madre e ricorda il padre da cui ricava sensi di colpa. Anche la villa solitaria in cui vive, che vorrebbe conservare come rifugio intatto, dedicato alla memoria e al dolore, viene rovinata dagli abitanti del villaggio. Del secondo filone rientra il tema del pasticcio e qui va ricordato soprattutto Quer pasticciaccio brutto de via Merulana , pubblicato nel 1946-1947; è un giallo senza centro e senza soluzione, ritratto dell'Italia degli anni del fascismo, in cui la realtà appare un groviglio inestricabile, un 'pasticciaccio' appunto. La prima parte del romanzo è incentrata sulla scoperta dei delitti e sulle indagini tra gli esponenti della borghesia romana, mentre la seconda sulle indagini all'interno del proletariato della periferia della città. Il romanzo è privo di un vero e proprio protagonista, o di un punto di vista che rifletta quello dell'autore, se non a tratti il personaggio di Ingravallo, che cerca di porre ordine in una situazione caotica. La mescolanza tra le situazioni, i personaggi, e il loro linguaggio, dà luogo a un plurilinguismo e a un intreccio tra spaccato popolare e borghese. Rappresenta probabilmente, con La cognizione del dolore , la migliore opera dello scrittore. Dato assolutamente caratteristico dell'opera è il particolare linguaggio utilizzato, un virtuosismo linguistico e sintattico, un "barocchismo" basato sull'uso di più livelli di scrittura (dal dialetto popolare alla descrizione con echi manzoniani, dai termini arcaici fino alla pura invenzione di vocaboli), al fine di riflettere la complessità della realtà ed insieme la sua essenza fatta di "percezioni": l'affascinante "buccia delle cose". Detto "pasticciaccio", secondo l'occhio disilluso di Gadda, rappresenta l'insieme di linguaggi e comportamenti, orrori e stupidità, della società italiana.

Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale e la fine delle dittature nazifasciste, l’Italia rinacque e moltissimi scrittori avvertirono il bisogno di far sentire la loro voce. Si aprirono ampi spazi per un libero dibattito: nacquero riviste, giornali e la radio e le case editrici iniziarono a tradurre opere importanti della contemporaneità e a lanciare nuovi autori. La linea di tendenza più forte nella letteratura italiana del dopoguerra fu quella del realismo.

È un modo di scrivere del 19° secolo, quando la narrativa sentiva Il bisogno di rappresentare la realtà quotidiana cogliendone sia i Risvolti politici e sociali, sia inserendo i personaggi in un preciso Contesto storico e ambientale. Esso ha poi dato vita a 2 correnti: il naturalismo (in Francia) e il verismo (in Italia) con Verga e Capuana.

  1. La poesia MARIO LUZI : Esordì con la raccolta La barca (1935), nella quale sono presenti i temi che avrebbero caratterizzato tutta la sua opera poetica: il contrasto tra tempo ed eternità e tra apparenza ed essenza. In quell'epoca frequentò con assiduità l'ambiente ermetico fiorentino. Nel 1940 diede alle stampe la raccolta Avvento notturno , considerata una sorta di manifesto della poetica ermetica, nella quale la parola viene vista come unica realtà possibile. Superata la fase più propriamente ermetica, Luzi sviluppò la propria ricerca in direzione simbolista.. La raccolta Quaderno gotico segnò un momento di passaggio nella produzione del poeta: in essa si avverte la speranza che la solitudine del poeta possa essere superata dall'amore. Col passare del tempo Luzi prese sempre più in considerazione la poesia di Eugenio Montale, soprattutto in opere già mature come Onore del vero (1957), e Il giusto della vita (1960). Con Nel magma (1963), si accentuò la vena discorsiva dei suoi versi, alla ricerca di una più distesa comunicatività. La raccolta è la denuncia di una società vuota, senza valori, senza sicurezza e senza significato. Il senso della poesia come testimonianza di un vuoto assoluto permea anche le raccolte poetiche successive: Su fondamenti invisibili (1971), con Al fuoco della controversia (1978; premio Viareggio), Per il battesimo dei nostri frammenti (1985), Frasi e incisi di un canto salutare (1990) e Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (1994), raccolta nella quale il pellegrinaggio da Avignone a Siena del pittore protagonista è sapientemente narrato con intonazioni liriche. Il tema che domina nella poesia di Luzi è quello della celebrazione drammatica della autobiografia dove viene messo in risalto il drammatico conflitto tra un "Io" portato per le cose sublimi e le scene terrestri che gli vengono proposte. Del 1998 scrisse la Passione per la Via Crucis di quell'anno: si tratta di un testo che, all'interno della produzione poetica di Luzi, poeta cristiano e credente, riveste un significato particolare. Tra i saggi si ricordano L'inferno e il limbo (1949), Studio su Mallarmé (1952), Tutto in questione (1965), Vicissitudine e forma (1974), Spazio stelle voce (1992), Naturalezza del poeta (1995), Vero e verso (2002).

Fra le nuove propensioni ci fu quella al neorealismo. Non è facile dare una sua definizione, dal momento che non si tratta tanto di un movimento culturale o di una corrente letteraria dal manifesto poetico ben definito o dalle caratteristiche comuni, quanto di una tendenza e di un "clima" complessivo della cultura e della narrativa italiana degli anni ‘40-’50. il Neorealismo “non fu una scuola, ma un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, specialmente delle Italie fino allora più sconosciute dalla letteratura”. Si può quindi parlare di un orientamento di diversi autori verso un rinnovamento tematico, contenutistico e linguistico della letteratura e del "fare" letteratura. Questa esigenza di cambiamento coincide del resto con il mutamento della situazione politica italiana, con il passaggio dal fascismo alla repubblica, attraverso la drammatica esperienza del secondo conflitto mondiale e della guerra di Liberazione A fianco di quella neorealista, riprende vigore nel secondo dopoguerra la linea dello stile semplice con Penna. I temi più ricorrenti nella sua opera sono: il conflitto irrisolto tra il desiderio di luce e le tenebre, come impedimento di partecipazione, il desiderio di amare ed esser amato, figure giovanili di marinai, la fanciullezza, l’istante irripetibile. A tutto questo si aggiunge la presenza di ambienti chiusi e privi di luce (taverne, cinema…) e poi il vento, avvertito col senso di dolcezza e di profumo da forti sensazioni. Alla base dell’esperienza poetica di Penna c’è uno stupore per la strana gioia di vivere. La sua resta poesia d’amore, rivolta alla vita e alle immagini omosessuali che si basa sul “ripetuto”, sul già detto. Il linguaggio è un miscuglio di letterario e popolare, raffinato e quotidiano che risponde essenzialmente a tre elementi:

  • stretto rapporto con la tradizione
  • uso di un linguaggio chiaro, immediato, di facile comprensione
  • rappresentazione della realtà, attraverso una accentuata descrittività e narratività CAPRONI : Poeta, traduttore e pubblicista italiano; l'esordio poetico è del 1936, quando uscì la raccolta Come un'allegoria , seguita due anni dopo da Ballo a Fontanigorda, un paesino dell'entroterra genovese che ben rappresenta il mondo cantato dal poeta, fatto di animali, scenari di campagna, figure contadine. Opere mature possono essere considerate Stanze della funicolare (1952) e Il passaggio d'Enea (1956), raccolte tecnicamente assai elaborate in cui i temi privati e intimi caratteristici di Caproni assumono un valore ampio, di simbolo di una quotidianità non legata all'esperienza individuale ma a quella dell'uomo contemporaneo in generale. Con Il seme del piangere il poeta rievoca la figura materna e torna con la memoria alla Livorno della sua giovinezza, e anche i versi riprendono la misura breve e l'andamento tipico dei suoi primi testi. Nelle opere successive si ritrovano alcuni temi ormai caratteristici: il distacco da ciò che si ama, il senso di solitudine, il ricordo e il viaggio. BERTOLUCCI: Nasce da una famiglia di proprietari terrieri; fu insegnante di storia dell’arte a Parma e oltre a questa professione svolgeva anche l’attività di editore e giornalista. Scrisse la raccolta “ Sirio ” e “ Fuochi di novembre ”, ovvero liriche brevi che si risolvono

distacco dal mondo delle borgate e i giovani sono ora ripugnanti, mentre il paesaggio ha perso ogni solare felicità e animazione. L’attività artistica di Pasolini si allargò anche al cinema con: “ Accattone ”, “ Uccellacci e uccellini ”, “ La ricotta”,Mamma- Roma” …. Egli si scaglia contro i mezzi di comunicazione di massa e soprattutto con la tv, che ha cancellato la serenità delle famiglie e ha portato volgarità. Critica anche il 68, accusato di voler distruggere il passato parlando dei piccoli borghesi e non più dei proletari. È l’intellettuale della contraddizione perché parla di natura e storia, popolo e borghesia, innocenza e peccato.

  1. La narrativa Nel secondo dopoguerra la narrativa riceve un forte impulso; è però da notare che la prima risposta alla nuova esigenza di realismo venne non dai romanzi ma dal cinema (Rossellini, De Sica). Al modello cinematografico si ispirarono molti degli scrittori realisti o neorealisti di quel periodo per ottenere un taglio narrativo scorciato e un montaggio di scene più veloce rispetto ai grandi romanzi dell’800. Furono numerosi i testi scritti per offrire una testimonianza, incentrati sulla documentazione; la riacquisizione della libertà di stampa e il dibattito politico e culturale sulla rifondazione dello stato italiano dopo la fine del fascismo favorirono la nascita di un’editoria vivace e piena di intellettuali. Vicenda esemplare fu quella della casa editrice Einaudi che coinvolse filosofi, storici e letterati che consigliarono sia traduzioni di romanzi e saggi che la pubblicazione di nuovi scrittori. Negli stessi anni altri editori seguirono linee diverse: sono parecchi coloro che favorirono lo sviluppo di collane a larga diffusione. Comincia a farsi strada una narrativa che interpreta la realtà italiana attraverso personaggi semplici e comici, incarnazione dei vizi del cittadino medio oppure delle virtù del popolo delle campagne. Questi aspetti verranno poi ripresi nella commedia all’italiana cinematografica (Don Camillo e Peppone). Fra i primi a tener conto di questa situazione ci sarà Moravia che nacque a Roma col suo vero nome Alberto Pinchere. Colpito nell’infanzia dalla tubercolosi scrisse il suo primo romanzo “ Gli indifferenti ” (l’indifferenza è il sentimento dei personaggi di Moravia di fronte alle sorti individuali e sociali). A questo seguirono: “ Le ambizioni sbagliate ”, dove lo scrittore tentava la critica sociale della società; “ La mascherata ” e “ Agostino ”, è la storia sessuale e sociale di un adolescente di estrazione borghese che scopre durante una vacanza al mare sia il sesso che l’esistenza di classi sociali popolari. Fra attrazioni e repulsioni, fra la crudele scoperta che sua madre ha pure lei un corpo femminile, non riuscirà a superare positivamente queste esperienze traumatiche e regredirà nell’utopia di un esistente paese innocente dove tutte queste brutte cose non esistono. Questa non è solo la storia della scoperta del sesso, ma la storia di un inizio alla vita che appare dolorosa, la storia di un ragazzo che si sforza di vivere e sentire come un uomo. Durante gli anni del neorealismo scrisse i racconti romani, ovvero: “La romana”, è la storia di Adriana, una ragazza onesta che vorrebbe sposarsi e fare una vita semplice e modesta. Ma cede al suo ambiente che la porterà alla prostituzione e

sarà cosi circondata da persone che la sfrutteranno continuamente. Il romanzo sa cogliere nell’animo di questa prostituta la permanenza di un sogno irrealizzato di ricerca di un paese innocente, pur vivendo a contatto con una realtà squallida e misera. “ La ciociara ”, la cui vicenda si svolge sullo sfondo degli anni conclusivi della seconda guerra mondiale, narra la storia di Cesira, una contadina vedova nella campagna romana e di sua figlia Rosetta, costretta a sottostare alle violenze di un gruppo di soldati marocchini. Però mentre la madre subisce quell’allucinante esperienza con sdegno, la figlia ne esce attratta e da quel momento in poi si perderà nel mondo. Accanto alle due donne si pone il personaggio positivo di Michele, martire della resistenza, visto come uomo puro. “La noia ” è la storia del giovane ricco Dino che cerca nell’arte uno scopo per vivere a contatto con la vita, ma anche per sfuggire all’influenza negativa della madre. Non riuscendo a superare la noia che lo divora lacera una tela cui lavorava da tempo e si illude di trovare nel sesso un risarcimento compensatorio al proprio tedio esistenziale. Ma anche qui fallisce. La relazione con Cecilia, la giovane modella di un suo amico pittore, si rivela inutile. Dopo un tentato suicidio, capisce che i tentativi di esorcizzare il reale attraverso il sesso, il denaro sono destinati a restare vani. “ Io e lui ” è la storia di un regista borghese, lacerato da problemi sessuali che gli rendono conflittuale il rapporto col proprio sesso. Nel 1976 scrive “ I racconti di Boh ”, una raccolta di ritratti femminili e “ La vita interiore ”, complessa psicologia di una ragazza, Desideria, che si avvicina alla rivoluzione realizzando anche un omicidio. VITTORINI : tra le sue opere più importanti ricordiamo: “ Il garofano rosso ”, è la storia di due giovani il cui amore è contrassegnato dal garofano rosso che lei gli dona come pegno. Lo sfondo storico è quello dei primi anni del fascismo (intorno alla marcia di Roma) nonostante le difficili vicende, non mancano pagine, però di freschezza narrativa, che racconta l’innamoramento dei due. In questo romanzo nasce un dato molto importante per la narrativa: la tendenza a partire dal dato concreto e poi trasfigurarlo nel mito, nella favola. “Viaggio in Sardegna ”, lo scrittore guarda all’isola come un naufrago, sentendosi quasi Robinson Crusoe, pronta ad esplorarla con avventura e vuole vivere il presente alla luce delle memorie infantili. “ Conversazione in Sicilia ”, è la storia di un nostos, ovvero un ritorno dal presente al ricordo dell’infanzia trascorsa.. le lunghe conversazioni fra il protagonista e la madre rievocano una Sicilia reale, rivissuta nei luoghi, negli abitanti e nelle storie di miseria. Accanto al tempo e allo spazio reali si immischiano benissimo quelli della memoria, in termini strutturali il romanzo riprende alcune cose della fiaba di magia: l’allontanamento da casa, le prove da superare, il ritorno a casa. Qui il soggetto non è espresso alla terza persona, qui il protagonista si identifica con la voce che narra e si esprime con la prima persona. “ Erica e i suoi fratelli ”, è la storia di una bambina cresciuta in un ambiente povero e anche se è amante di ideali puri e freschi, dovrà lasciarsi andare al male del mondo, alla cattiveria degli uomini e prostitute. “ Uomini e no ” è ambientato nel clima della resistenza che si combatteva a Milano nel ‘44 e sulla vicenda storica di Enner, un